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Non dobbiamo pensare di non essere ascoltati dal Signore: ció non é a Lui gradito. Se non riceviamo subito le grazie richieste é per un valido motivo che solo Lui conosce. Noi dobbiamo vivere alla sua presenza nella consapevolezza di essere sempre amati da Lui, cosí come siamo.

Anzi, Lui ci ha “scelti” donandoci l’esistenza dal nulla, quindi ai suoi occhi ognuno di noi é speciale.Infatti nessuno ha le stesse nostre caratteristiche, perché siamo unici ed irripetibili.

Egli ci osserva amorevolmente con la tenerezza del Padre Celeste, ci salva con l’amore di suo Figlio e ci accompagna nella nostra crescita spirituale col calore dello Spirito Santo.

Se crediamo davvero in questo, viviamo interiormente sereni e la gioia unita allo stupore di esistere prevarrá nei nostri cuori.

Il nostro Paradiso é Lui…

(una voce dal deserto)

 

 

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Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole.


Più comodità ma meno tempo;


più lauree ma meno buon senso;


più conoscenza ma meno giudizio;


più esperti ma più problemi;
più medicine ma meno salute.

Abbiamo fatto tutta la strada fino alla luna e indietro, ma abbiamo problemi ad attraversare la strada per incontrare il nuovo vicino.

Costruiamo più computer per contenere più informazioni e produrre più copie che mai, ma abbiamo meno comunicazione.

Siamo migliorati sulla quantità, ma peggiorati sulla qualità.

Questi sono i tempi dei fast-food e della digestione lenta;
dei grandi uomini, ma dei piccoli caratteri.


Profitti veloci, ma relazioni di poco valore.

E’ un tempo in cui c’è molto fuori dalla finestra, ma poco nella stanza…

(Dalai Lama)

 

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XXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – “Anno C”

Is 66, 18-21 – Eb 12, 5-7. 11-13 – Lc 13,22-30

 

Benediciamo la vita e tutto ciò che in essa c’è: il sole, l’aria, la foresta e tutte le creature.

Benediciamo chi dà la vita e chi la custodisce.

Benediciamo quindi l’Amazzonia, polmone di tutti, che brucia per l’avidità di pochi.

 

Omelia

Tutto parte da una domanda sbagliata: Sono pochi quelli che si salvano? Gesù non entra in questi discorsi fatti sulla pelle degli altri, sulla salvezza degli altri. E non risponde sul numero, su quanti, ma su chi si salva.

E nasce un primo enigma. Cosa vuol dire “salvezza”? Nessuno parla di salvezza, oggi. Non fa parte dei nostri discorsi: non se ne parla né al bar né in chiesa. Chi ne sente davvero il bisogno? E’ parola usata da chi sta affogando; bisogna stare per annegare, per affondare, per capire e dire: sono salvato.

Per capire salvezza, dobbiamo essere prima mendicanti, questuanti, cercatori, aver fame e sete. Senza contare che in realtà noi anneghiamo così volentieri nei nostri laghetti personali.

Bisogno di salvezza, no, forse di un salvatore, di uno che risolva i problemi al posto nostro, un politico, un papa, un medico… Salvatori sì, salvezza no.

Una volta salvezza voleva dire salvarsi l’anima, andare in paradiso, dopo questa vita.

Non è così semplice, non così limitato: vuol dire entrare in una vita indistruttibile, vivere una vita di una qualità tale che sarà eterna e non sarà distrutta, vivere cose che meritano di non morire.

Il seguito del vangelo di oggi dirà quali sono.

Sforzatevi di entrare per la porta stretta.

Ed ecco un secondo enigma da risolvere: che cos’è la porta stretta, in che senso è stretta?

Nel senso che ti devi graffiare contro gli stipiti perché non passi? Che provoca un restringimento per la salvezza, un blocco?

No: è stretta nel senso che è controcorrente, come lo era la vita di Gesù, contromano come lo sono le beatitudini.

E Gesù qui fa chiarezza, è molto chiaro su chi passa la porta, una chiarezza trascurata lungo i secoli. Infatti a chi dirà: non vi conosco? Non so di dove siete? A quelli che si vanteranno: abbiamo mangiato e bevuto con te, ti abbiamo ascoltato nelle nostre piazze.

Ma come? Abbiamo frequentato la chiesa, partecipato alla messa, organizzato catechismi e mega raduni…

Non serve, non basta, la misura è nella vita.

Non basta mangiare Gesù che è il pane, occorre farsi pane.

Quelli che bussano alla por­ta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nes­suna azione per i fratelli. A loro è detto:

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia: non vi conosco. Allora la porta è la giustizia!

Il riconoscimento sta nella giustizia.

Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli religiosi, o per citazioni “io e la mia madonnina”, ma per­ché hai mani e gesti di giustizia.

Voi non entrate, voi avete false credenziali.

Non c’è salvezza neanche con tante confessioni e messe, non garantiscono niente.

Infatti quelli alla porta si vantano di cose di poco conto: ab­biamo mangiato con te, eravamo in piazza ad ascoltarti… ma questo può essere solo un alibi furbo, non si­gnifica che stanno vivendo il suoi Vangelo.

In realtà noi sappiamo di Gesù solo ciò che viviamo di Gesù. Ciò che ho fatto mio. “È da come uno mi parla delle cose della terra e non di quelle del cielo che io capisco se uno ha soggiornato in Dio (S. Weil).

Ch Bobin: la verità è ciò che arde. La mia verità di cristiano è ciò che arde. La verità sono persone, mani e gesti che ardono! Arde qualcosa di Cristo in me? Arde un po’ di vangelo?

 

Il vangelo inizia con due immagini potenti: una porta stretta e una folla che si accalca e preme per entrare.

Poi, con un improvviso cambio di prospettiva, siamo oltre quella soglia stretta, in un’atmosfera di festa, in una calca multicolore e multietnica: verranno da oriente e da occidente, da nord e da sud e siederanno a mensa.

Quella porta è il passaggio, chiaro, netto, nitido verso la vita buona, bella e felice, come lo era quella di Gesù. La porta è Cristo, il punto di passaggio, soglia che si apre su un mondo altro. Allora cercherò di essere anch’io come lui piccola porta per cui passa gente e vita. Anch’io piccola porta aperta e non chiusa. Amo le porte aperte.

 

E infatti, la storia dell’umanità, e forse anche la mia storia personale, è piena di altre porte, di archi trionfali o presunti tali, di percorsi larghi, che però hanno prodotto illusioni e sangue, che hanno creato molto dolore sulla faccia della terra.

E la storia è bianca delle ossa dei popoli che hanno attraversato altre porte, adottato altre logiche e non quella del Vangelo come codice di futuro.

E la voce di Dio mi dirà: “ti conosco” soltanto se nella mia vita ho vissuto qualcosa della vita di Gesù, magari solo un bicchiere d’acqua fresca; mi dirà “ti conosco” soltanto se Gesù scopre qualcosa di se stesso in me:

– il Dio della giustizia cercherà in me gesti di giustizia;

– il Dio della accoglienza cercherà in me semi e tracce di accoglienza;

– il Dio di comunione cercherà dentro di me comunione, almeno per frammenti, e non chiusure.

E trovandoli mi riconoscerà e spalancherà la porta.

Lo dico con san Giovanni della Croce: Alla fine del giorno saremo interrogati sull’amore. E’ questa la porta stretta

La porta è stretta, ma è bella.

Infatti riverbera rumori di festa, una sala colma, una mensa imbandita e un turbinare di arrivi, un colorato confondersi di punti cardinali, un mondo finalmente altro dove gli uomini sono diventati fratelli.

La porta è stretta ma sufficiente.

Infatti la grande sala è piena, vengono i lontani e sono folla, entrano, forse non sono migliori di noi che siamo i vicini, ma hanno operato giustizia, magari senza saperlo. Sono i sorpresi: come quelli del giudizio universale: quando mai Signore ti abbiamo visto povero, malato, affamato, forestiero e ti abbiamo aiutato? La rivelazione: ogni volta che avete fatto questo a un piccolo l’avete fatto a me. Vi ho conosciuto allora.

Il sogno di Dio è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi.

Per la porta larga vuole passare chi crede di avere addosso l’odo­re di Dio, preso tra incensi, riti e preghiere, e di questo si vanta. Per la porta stretta entra “chi ha addosso l’o­dore delle pecore” (papa Francesco), l’operaio di Dio, con le mani segnate dal lavoro e il cuore buono.

Preghiera

 

Amo le porte aperte

che fanno entrare notti e tempeste

polline e spighe,

Libere porte che rischiano l’errore e l’amore.

Amo le porte aperte

di chi ci invita a varcare la soglia

e fa entrare pellegrini e vagabondi

naufraghi e marinai.

Amo le porte aperte di uomini e donne

capaci di povertà e di coraggio davanti a luci spente.

Amo le porte aperte:

Buchi nella rete, brecce nei muri,

lucciole nella notte

profezia di una umanità

rivolta per diritto di tenerezza e di giustizia.

Amo le porte aperte

dei pericolosi visionari

dei testardi amanti

Di chi ha fatto voto di vastità:

Braccia aperte per tutti noi!

Amo le porte aperte di Dio.

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron