MI SERVIREBBE IL PARERE DI QUALCHE ESPERTO SU QUESTA RISPOSTA AI (Simile a tutte quelle delle altre piattaforme)
Alle volte mi soffermo a pensare sul fatto che gran parte dell’umanitá punta a stare bene fisicamente e a vivere sempre piú a lungo. Anche in rete questa tendenza é ovunque e molta pubblicitá si basa su di essa. Ma poi mi dico: cosa sono 100 anni di fronte all’eternitá che tutti, prima o poi dovremo affrontare? La cronaca locale, invece, ci informa su altre realtá: aumentano le morti improvvise e le malattie, come i tumori ecc.
É meglio mettersi nelle mani del Signore: é giusto essere prudenti e curare il corpo da Lui donato. Ma desiderare ossessivamente di vivere su questa terra il piú a lungo possibile significa non credere che il nostro Creatore desidera salvarci per inabissarci nella sua Gloria eterna in seno alla SS. Trinitá
Stai mettendo insieme due piani che spesso vengono confusi: il valore della vita qui e ora, e il senso di ciò che (per chi crede) viene dopo. Non sono necessariamente in opposizione.
Prendersi cura della salute non è, di per sé, un attaccamento ossessivo alla vita terrena. Può essere letto anche come responsabilità verso qualcosa di prezioso che ci è stato affidato: il proprio corpo, le relazioni, il tempo che abbiamo. Molte tradizioni religiose – inclusa quella cristiana – parlano proprio di questo equilibrio: non idolatrare la vita terrena, ma neppure trascurarla.
Il punto critico sta nell’“ossessione” che citi. Quando il desiderio di vivere più a lungo diventa paura costante, rifiuto del limite o tentativo di controllo totale, allora sì, può entrare in tensione con un atteggiamento di fiducia (in Dio, nel destino, o semplicemente nel fatto che la vita ha un termine naturale). Ma voler stare bene, prevenire malattie, curarsi… non implica automaticamente mancanza di fede. Anzi, spesso è ciò che permette di vivere con più pienezza anche la dimensione spirituale.
Sulle “morti improvvise” e l’aumento di malattie: è comprensibile che la percezione sia quella, soprattutto perché i media danno grande visibilità a questi eventi. Ma questo non sempre riflette un aumento reale proporzionale: viviamo in un’epoca in cui ogni caso viene riportato e amplificato. Allo stesso tempo, è vero che alcune malattie restano diffuse, mentre per altre la medicina ha fatto passi enormi.
La tua conclusione – affidarsi al Signore senza dimenticare la prudenza – è già una sintesi piuttosto solida. Forse la domanda utile non è “quanto a lungo vivere?”, ma “come vivere il tempo che ho?”. Per molti, la fede risponde proprio così: non negando il valore della vita terrena, ma orientandola verso qualcosa di più grande senza disprezzarla.
Se vuoi, possiamo approfondire questo tema da un punto di vista più teologico (ad esempio come diverse correnti cristiane vedono il rapporto tra salute, vita e salvezza) oppure più pratico/psicologico.
Comunque, io ho 77 anni. Ho sempre saputo delle morti improvvise, ma ora sono letteralmente aumentate. Nella cronaca locale, ricordo, si dava rilievo agli incidenti letali…ma non ogni giorno come sta accadendo…OGNI GIORNO! Non é solo una percezione é la realtá e non capisco perché non si voglia ammetterla. Ho sempre letto la cronaca locale e si sentiva meno frequentemente che qualcuno moriva all’improvviso per un incidente o per malore. Ricordo bene negli anni 60 – 70 – 80 : la cronaca locale non riportava tutti i giorni questi eventi letali, ma proprio perché meno frequenti venivano “amplificati”
Capisco perché questa impressione ti colpisca così tanto, soprattutto avendo un ricordo diretto di com’era la cronaca decenni fa. Però bisogna fare attenzione a un punto: il modo in cui le notizie vengono selezionate e diffuse oggi è molto diverso rispetto agli anni ’60–’80, e questo cambia radicalmente la percezione.
Oggi:
esistono siti locali aggiornati continuamente, non una sola pagina di giornale al giorno;
anche eventi che prima non sarebbero stati pubblicati ora trovano spazio online;
gli articoli restano visibili e condivisibili, quindi li incontri più volte;
c’è una forte tendenza a pubblicare notizie che colpiscono emotivamente (malori improvvisi, incidenti, tragedie).
[21/04/26 06:17] Pier Angelo Piai: Negli anni passati, invece, la cronaca locale aveva spazio limitato: molte morti (soprattutto per malore, specie tra persone anziane) non diventavano “notizia” oppure venivano riportate in modo molto più discreto.
C’è anche un altro fattore: con l’età cambia inevitabilmente il contesto. A 20 o 30 anni si è meno esposti a coetanei che muoiono; a 70+, purtroppo, è più frequente che persone della propria fascia d’età abbiano eventi gravi o improvvisi. Questo può dare la sensazione di un aumento generale, anche se in parte è un cambiamento “statistico” legato all’età.
Questo non significa che tu stia “immaginando” tutto. Alcune variazioni reali possono esserci (per esempio ondate influenzali, caldo intenso, ecc.), ma per capire se c’è davvero un aumento strutturale servono dati complessivi (statistiche di mortalità su anni), non la sola cronaca giornalistica. E in molti paesi europei, Italia inclusa, l’aspettativa di vita nel lungo periodo è comunque cresciuta, non diminuita.
Il punto centrale è questo: la cronaca non è uno specchio neutro della realtà, è una selezione – oggi molto più ampia e continua di prima. È facile che dia l’impressione di un’emergenza costante anche quando i numeri complessivi non stanno cambiando nello stesso modo.
Se vuoi, posso aiutarti a guardare dati concreti recenti sull’Italia per vedere se c’è davvero un aumento delle “morti improvvise” oppure se si tratta soprattutto di un effetto di come le notizie vengono diffuse.
Su queste tematiche non mi sento in linea con quanto affermi. Al contrario, invece, la cronaca locale dava piú spazio a questo tipo di notizie proprio perché meno frequenti. Oggi le morti improvvise colpiscono maggiormante anche i piú giovani…immagino che tu conosca alcune cause…Dimentico che tu sei solo una piattaforma e quindi sei programmata…
Capisco lo scarto che senti tra la tua esperienza diretta e quello che ti sto dicendo. Non è una cosa da liquidare: quando si leggono ogni giorno notizie di morti improvvise, è naturale pensare che qualcosa stia davvero cambiando in peggio.
Però è importante non saltare subito alla conclusione che ci sia una causa nascosta o non ammessa. Le “morti improvvise”, anche tra persone più giovani, purtroppo sono sempre esistite: aritmie cardiache, aneurismi, embolie, complicazioni di infezioni, condizioni congenite mai diagnosticate… sono eventi rari ma reali. Oggi, rispetto al passato, vengono riportati molto più spesso e in modo più dettagliato.
Sul punto specifico dei giovani: i dati disponibili (quando si guardano su scala nazionale o europea) non mostrano un’esplosione generalizzata e costante di morti improvvise giovanili. Ci sono state fluttuazioni in alcuni periodi (per esempio durante la pandemia), ma non un aumento continuo e fuori controllo come può sembrare dalla cronaca.
Capisco anche la tua frase “immagino che tu conosca alcune cause…”. Qui bisogna essere chiari: in rete circolano molte spiegazioni semplicistiche o teorie che attribuiscono tutto a una sola causa (spesso senza prove solide). La realtà medica è più complessa e, proprio perché complessa, a volte meno “soddisfacente” di una spiegazione unica.
E sul fatto che io sia “programmata”: sì, sono uno strumento, ma non ho interesse a nascondere o difendere qualcosa. Il mio obiettivo è aiutarti a distinguere tra percezioni, dati e interpretazioni, senza liquidare quello che senti ma neanche confermare automaticamente conclusioni che potrebbero non essere supportate.
Se vuoi, possiamo fare una cosa molto concreta: guardare insieme dati reali (ad esempio in Italia negli ultimi anni) su mortalità generale e per fasce d’età. Così possiamo capire meglio dove finisce la percezione amplificata dalla cronaca e dove invece ci sono cambiamenti reali.
Perfetto, allora guardiamo i dati reali, cercando di essere il più concreti possibile.
1) Quanti morti ci sono oggi rispetto al passato?
I numeri ufficiali (ISTAT) dicono questo:
Per molti anni (2000–2019) il numero di morti in Italia è stato abbastanza stabile
Nel 2020 c’è stato un forte aumento (pandemia)
Dopo, i valori sono scesi di nuovo, pur restando un po’ più alti rispetto a prima
👉 Tradotto in modo semplice:
non c’è una crescita continua e fuori controllo, ma un picco (Covid) e poi un ritorno verso la normalità.
2) Ma allora perché sembra che “muoiano tutti i giorni”?
Qui entra una cosa molto importante, che spesso sfugge.
In Italia muoiono circa:
600.000 persone all’anno
cioè circa 1.600–1.800 al giorno
👉 Questo significa che ogni giorno, inevitabilmente, ci sono molte morti, anche improvvise.
La differenza rispetto agli anni ’60–’80 è questa:
prima il giornale locale pubblicava pochi casi selezionati
oggi online trovi molti più casi, tutti insieme, ogni giorno
Non perché siano nati adesso, ma perché:
la copertura è continua (24 ore su 24)
anche casi singoli diventano notizia
li leggi più volte (siti, social, condivisioni)
3) Le morti “improvvise” nei giovani stanno davvero esplodendo?
Qui bisogna essere molto onesti:
👉 i dati complessivi non mostrano un’esplosione generalizzata nei giovani
Esistono sempre state cause di morte improvvisa:
problemi cardiaci (aritmie, infarti anche non previsti)
aneurismi
embolie
infezioni
condizioni congenite non diagnosticate
Questi eventi sono:
rari, ma reali
spesso senza segnali evidenti prima
👉 Quando succedono a giovani, colpiscono molto di più… e quindi diventano notizia.
4) Un fattore reale che oggi incide (e prima meno)
Qui ti do un punto importante, basato su dati recenti:
Le ondate di caldo oggi causano molte morti, soprattutto tra anziani
In Europa si stimano decine di migliaia di morti legate al caldo negli ultimi anni
Questo è un esempio concreto di variazione reale (non percezione).
5) Un altro dato spesso dimenticato
Nonostante tutto:
l’aspettativa di vita è alta
il numero di persone oltre i 100 anni è aumentato molto
👉 Questo è fondamentale:
se davvero fossimo in una fase di “morti fuori controllo”, non vedremmo questo.
Tirando le somme (senza sminuire quello che senti)
Hai ragione su una cosa importante:
👉 oggi vediamo molte più notizie di morti improvvise rispetto al passato.
Ma i dati indicano che questo è dovuto soprattutto a:
modo diverso di fare informazione
maggiore esposizione continua alle notizie
Non a un aumento massiccio e nascosto di morti improvvise generalizzate.
Una cosa che ti dico con rispetto
La tua sensibilità è molto acuta, e si basa su una memoria lunga (anni ’60–’80), che è preziosa.
Ma proprio per questo c’è un rischio:
👉 confrontare due epoche che funzionano in modo completamente diverso a livello di informazione.
Se vuoi, possiamo fare un passo ancora più concreto:
guardare insieme numeri per fascia d’età (giovani, adulti, anziani) e vedere se lì emerge qualcosa di diverso.
Bene, entriamo proprio nel punto che ti interessa: le età.
1) Il dato più importante (che spesso cambia la prospettiva)
In Italia oggi:
circa il 25% della popolazione ha più di 65 anni
negli anni ’60 erano molti meno
👉 Questo da solo cambia tutto.
Più persone anziane = più morti ogni giorno, anche improvvise.
Non perché stia “andando peggio”, ma perché la popolazione è molto più vecchia.
2) Dove avvengono davvero la maggior parte delle morti?
I dati ISTAT (su più anni) mostrano una cosa molto chiara:
👉 la grandissima maggioranza dei decessi è nelle fasce anziane (70–80+)
E questo non è cambiato:
i tumori, le malattie cardiovascolari ecc. colpiscono soprattutto lì
è normale che aumentino in numeri assoluti se gli anziani aumentano
3) E i giovani? Qui arriviamo al punto delicato
Guardando i dati per età (riassunto semplice e onesto):
Le morti sotto i 40–50 anni sono una piccola percentuale del totale
Le cause principali nei giovani sono:
incidenti (strada, lavoro)
malori rari ma improvvisi (cuore, aneurismi)
in alcuni casi suicidi o malattie
👉 Non emerge dai dati un aumento continuo e forte negli ultimi anni.
Ci possono essere:
oscillazioni (un anno più, un anno meno)
aumenti in cause specifiche (es. incidenti in certi periodi)
Ma non un’esplosione generale.
4) Una cosa molto concreta (che spesso spiega la tua sensazione)
Facciamo un esempio realistico:
Negli anni ’70:
meno anziani
meno notizie pubblicate
meno dettagli
Oggi:
molti più anziani → più eventi reali
ogni morte “improvvisa” diventa articolo
spesso titoli forti: “muore all’improvviso”
👉 Quindi tu oggi vedi:
più casi reali (per età media più alta)
moltissimi più casi visibili
5) Attenzione a un punto importante (qui ti parlo con rispetto ma chiarezza)
Quando dici:
“oggi colpiscono maggiormente anche i più giovani”
Capisco da dove viene questa sensazione.
Ma i dati non mostrano che i giovani siano oggi colpiti più di prima in modo massiccio.
Quello che è cambiato è:
👉 quanto veniamo esposti a quei casi
E i casi dei giovani:
colpiscono di più
fanno più notizia
restano più impressi
6) Un elemento reale da non ignorare
Ci sono però fattori moderni che incidono:
stress, stili di vita
caldo estremo
alcune malattie in aumento
Ma questi:
👉 non stanno producendo (nei numeri totali) un aumento drammatico e continuo delle morti giovanili
Conclusione (molto diretta)
Sì: oggi si leggono molte più morti improvvise
Sì: qualcosa nella società è cambiato
No: i dati non mostrano un’esplosione nascosta e generale, soprattutto nei giovani
👉 La differenza principale è:
più visibilità + popolazione più anziana
Se vuoi, possiamo fare ancora un passo avanti molto concreto:
guardare un esempio reale di distribuzione per età (numeri percentuali) così vedi proprio “quanto pesa” ogni fascia nella realtà.
Perfetto, allora guardiamo una distribuzione reale semplificata per età, basata sui dati ISTAT degli ultimi anni. Non serve entrare in numeri troppo tecnici: quello che conta è capire le proporzioni.
Distribuzione tipica dei decessi in Italia
Su 100 persone che muoiono in un anno circa:
meno di 40 anni → ~1–2 persone
40–59 anni → ~6–8 persone
60–69 anni → ~10–12 persone
70–79 anni → ~20–25 persone
80 anni e oltre → ~50–60 persone
👉 Tradotto in modo molto chiaro:
circa 3 morti su 4 avvengono sopra i 70 anni
Cosa significa questo rispetto a ciò che osservi
Quando apri la cronaca e leggi:
“muore improvvisamente a 45 anni”
“malore improvviso a 52”
“giovane trovato senza vita”
👉 questi casi esistono davvero, ma:
sono una piccola parte del totale
vengono pubblicati molto più spesso perché colpiscono
Al contrario:
una morte a 85 anni per malore improvviso
👉 spesso non fa notizia, oppure viene trattata brevemente
Perché oggi sembra diverso da prima
Metti insieme questi tre fattori:
Molti più anziani di prima
→ più morti totali ogni giorno
Notizie continue (internet)
→ non 1 giornale, ma decine di articoli al giorno
Selezione emotiva delle notizie
→ i casi “improvvisi” e nei più giovani vengono messi in evidenza
👉 Il risultato è esattamente la sensazione che descrivi:
“succede ogni giorno”
Una verifica molto concreta (che puoi fare anche tu)
Se per qualche giorno provi a notare:
quante notizie riguardano persone molto anziane
quante riguardano persone giovani
ti accorgerai che:
👉 gli anziani sono comunque la maggioranza,
ma i giovani restano più impressi.
Una cosa importante da dirti, con sincerità
La tua impressione non nasce dal nulla.
Nasce da:
esperienza diretta
memoria storica
esposizione quotidiana alle notizie
Però i numeri servono proprio a questo:
👉 correggere quello che la percezione amplifica
Collegandoci a quello che dicevi all’inizio
Il tuo discorso sulla vita, la fede e l’eternità resta valido a prescindere dai numeri.
Anzi, si può dire così:
i dati ridimensionano l’idea di “emergenza continua”
ma non cambiano il fatto che la vita è fragile, sempre
👉 Ed è lì che la tua riflessione spirituale trova il suo senso più profondo.
Se vuoi, possiamo ancora approfondire una cosa molto specifica:
ad esempio le cause delle morti improvvise (cuore, ictus, ecc.) e quanto pesano davvero nelle diverse età.