Gent.mo Dott., mi permetto di segnalarLe (qui accluso) un mio articolo, pubblicato nella mia pagina Facebook “Riflessioni su fede e morale cattoliche di Federico Pellettieri” dal titolo : “L’inizio dell’universo e la Sacra Sindone”, contenente alcune mie considerazioni – basate non su fantasiose ipotesi, ma su obbiettive risultanze di concrete situazioni di fatto difficilmente contestabili – sull’impossibilità che il prezioso telo abbia avvolto il corpo di Gesù Cristo dopo la Sua crocifissione, concludendo che l’immagine ivi raffigurata sia da attribuirsi esclusivamente ad un sovrannaturale miracolo, rendendo, così, inutili e, comunque, vani ed inconsistenti, tutti gli sforzi messi in atto al fine di scoprire scientificamente come e quando la stessa abbia avuto origine.
Cordialissimi saluti: Federico Pellettieri  http://www.fedepell.it

L’inizio dell’universo e la sacra Sindone
L’uomo , per sua natura, ha sempre desiderato conoscere, sapere tutto, rendersi conto della realtà che lo circonda, in altre parole è sempre stato alla ricerca della verità: con il progresso scientifico ed il conseguente accrescimento delle proprie conoscenze in tutti i campi, l’uomo ha sempre più ridotto i margini di ciò che gli era ignoto, pervenendo, a poco a poco, alla convinzione che, prima o dopo, riuscirà a scoprire tutto ciò che ancora non è oggetto di conoscenza.
In questo delirio di onnipotenza l’uomo continua, pertanto, a non accettare che taluni grandi enigmi resteranno sempre non risolti e che il massimo grado della loro conoscenza consiste nel rendersi conto di tale obbiettiva impossibilità: tra questi, a titolo esemplificativo, vanno annoverati quelli relativi all’origine dell’universo ed alla sacra Sindone di Torino.
Sull’origine dell’universo la scienza moderna, in massima parte, fa riferimento ad un primordiale big bang: che cosa lo formasse e che cosa abbia dato origine a quell’esplosione, essa non è, però, in grado di dirlo. Improvvisamente qualcosa sarebbe scaturito o avvenuto dal nulla? Gli scienziati continuano a scervellarsi al riguardo, ritenendo, ormai quasi all’unanimità, scientificamente provato che l’universo abbia avuto un’origine, collocabile nell’ordine di circa 14 miliardi di anni fa e, contestualmente, abbia avuto inizio lo scorrere del tempo che, come anche questo dimostrato, sussiste solo in presenza di qualcosa che si muova nello spazio, come sostenuto già da Sant’Agostino nel capitolo “il tempo” de “Le confessioni”, da considerarsi, sotto questo aspetto, precursore di Albert Einstein: ma, alla domanda di che cosa avesse causato questo evento o, meglio, che cosa ci fosse un momento prima, concordemente rispondono di non essere in grado di rispondere. Invero tale domanda risulta improponibile dato che dovrebbe necessariamente farsi riferimento ad un qualcosa di esistente prima che il tempo fosse. Le facoltà mentali dell’uomo, cioè di un soggetto che vive nel tempo, non possono, infatti, essere in grado di raffigurarsi e capire un soggetto esistente fuori del tempo: solo la fede può intervenire ad indicare un soggetto con tale qualità in un Dio creatore di tutte le cose.
Accettando per fede tale conclusione, sorge, però, un’altra domanda: essendo essenzialmente tre le religioni monoteiste che credono in un Dio creatore dell’universo, quale di queste è la vera religione?
Allontanando ogni tentativo di cercare quello che c’è in comune tra le tre religioni per addivenire ad un unico credo, tentativo oggi più che mai malauguratamente possibile, che inevitabilmente porterebbe, invece, alla loro estinzione, è sempre la fede a suggerire, a tale domanda, la giusta risposta, supportata da un’attenta coscienza individuale.
Potrebbero, a tal fine, essere utili anche le seguenti osservazioni sull’altro enigma preso qui in considerazione, quello cioè della sacra Sindone di Torino.
Venendo, quindi, a parlare dell’enigma relativo alla sacra Sindone di Torino, tralasciamo, in questa sede, ogni descrizione di tale misterioso oggetto (rimandando il lettore a quanto scritto ai nn. 17, 61, 68, 69 e 77 di questo mio sito) , limitandoci all’esame degli accesi contrasti esistenti sui risultati ottenuti da tutte le numerosissime ricerche iniziate e proliferate da quando l’avvocato Secondo Pia, effettuando una fotografia del prezioso telo, scoprì che il negativo della lastra ottenuta metteva in chiara evidenza il positivo di detta immagine.
Come è noto, sulla sacra Sindone, si contrappongono fin dall’inizio, due tesi: la prima che sostiene la sua falsità, opera di qualche valente falsario (attribuendola alcuni addirittura a Leonardo da Vinci) e, l’altra, secondo la quale il sacro telo sarebbe autentico ed avrebbe avvolto il corpo di Gesù Cristo, dopo la Sua crocifissione fino alla Sua Resurrezione.
Secondo la mia modestissima opinione, entrambe le ipotesi presentano incontestabili elementi che mettono fortemente in dubbio la loro validità.
Innanzitutto l’ipotesi della pretesa falsità non sembra avere alcun fondamento per la semplice constatazione, ormai quasi universalmente accettata, che il telo presenta numerosissimi e particolarissimi elementi assolutamente irriproducibili, anche con tutte le nuove tecniche oggi a disposizione, tanto da ritenere impossibile che un tale eventuale manufatto potesse essere prodotto da qualsiasi esperto falsario del 1300 (epoca della comparsa della Sindone).
Tra le numerose sperimentazioni effettuate sulla Sindone al fine di dimostrarne la falsità merita, comunque, particolare attenzione una ricerca, che venne anche diffusa dalla Rai, condotta dai Prof. Garlaschelli e Matteo Borrini dell’Università di Liverpool al fine di verificare la compatibilità tra le tracce ematiche presenti sulla Sindone e la posizione del corpo della persona ivi raffigurata, al momento della produzione delle ferite dalle quali ne era scaturito il sangue. Il risultato di tale indagine (che frettolosamente e senza valide motivazioni venne dichiarata inaffidabile in quanto ritenuta commissionata dalla Massoneria) metteva in evidenza l’anomalia del percorso dei rivoli di sangue riscontrata su metà delle macchie di sangue presenti sulla Sindone, inducendo, pertanto, i due suddetti ricercatori a concludere sulla sua falsità. Gli autori di questo esperimento ( non nuovi a tali iniziative) usando dei manichini avevano simulato la fuoriuscita di sangue da alcuni punti (corrispondenti alle ferite presenti nell’immagine sindonica) per osservare come si fossero formati i successivi rivoli di sangue, considerando due diverse posture dei manichini: una verticale, corrispondente alla postura di un uomo crocifisso e, l’altra, orizzontale corrispondente alla postura di un uomo morto ed adagiato nel sepolcro. Veniva, con molta enfasi, svelata la….sconvolgente scoperta! Mentre alcuni rivoli (circa la metà) risultavano, nella Sindone,  compatibili con la posizione di un uomo crocifisso, tutti gli altri avevano un percorso diverso, manifestando un andamento anomalo ed innaturale e “non trovavano giustificazione con nessuna posizione del corpo, né sulla croce, né nel sepolcro” (con riferimento, in particolare, alla macchia che forma una cintura nella regione lombare e ad altri rivoli con percorso dal dorso verso il collo, non compatibili con nessuna delle due posizioni considerate); pertanto, detti rivoli dovevano ritenersi, secondo i due ricercatori, opera di un falsario con la conclusione, inevitabile, della prova della falsità della Sindone. Tale conclusione risulta, però, assolutamente priva di qualsiasi fondamento: basti osservare – particolare che non mi sembra sia stato preso in considerazione da parte di chi ha cercato di contestare l’asserita falsità della Sindone – che le ferite subite dal corpo di Gesù (dalle quali è fuoriuscito sangue, quando era ancora in vita) non sono state solo quelle inferte per la sua crocifissione (oltre a quella della lancia nel costato) ma anche quelle, molto più numerose, relative alla sua flagellazione, subita in una postura ben diversa da quelle sopra ricordate: come è noto, per tale supplizio, il condannato veniva legato ad un ceppo molto basso, (ne è la prova nel ceppo presente nella chiesa di Santa Prassede di Roma, dell’altezza di circa 40 centimetri, ritenuto quello al quale venne legato Gesù per essere flagellato) sicché il suo corpo si presentava in posizione molto arcuata, con il capo all’ingiù, per mettere bene a nudo la schiena difronte ai flagellatori. In tale posizione (del tutto ignorata dai predetti sperimentatori), pertanto, le ferite inferte sulla schiena producevano sangue che risaliva verso il collo e, quindi, in direzione opposta a quella che sarebbe stata seguita qualora il condannato fosse stato in posizione eretta, mentre il sangue fuoriuscito dalle ferite inferte in una zona centrale e più in basso della schiena necessariamente seguiva percorsi laterali verso la parte anteriore del corpo e, quindi, in direzione innaturale a quella che sarebbe stata seguita qualora il sangue fosse scaturito da un corpo disteso in posizione supina (come erroneamente ipotizzato dai due citati sperimentatori). Ma c’è di più: infatti, l’osservazione secondo la quale le impronte di alcuni rivoli di sangue presenti nella Sindone presentano un andamento apparentemente anomalo, era già stata formulata alcuni decenni addietro! Padre Ildebrando Santangelo, infatti, nel suo libro “Certezze su Gesù”, ultima edizione del 2014 (la prima è del 1992) aveva riferito che tale anomalia era stata rilevata da un illustre ematologo ricavandone, invece, una delle tante prove dell’autenticità della Sindone (per le motivazioni sopra ricordate circa la particolare postura del flagellato), dato che nessun falsario avrebbe mai commesso un tale apparente errore. Conclusione: la sperimentazione sopra descritta che tanto clamore aveva infondatamente suscitato altro non era che un’inconcludente e clamorosa bufala, da annoverarsi tra i molti vani ed, a volte, come il caso in esame, grotteschi tentativi posti in essere al fine di sostenere la falsità della sacra Sindone.

Per quanto concerne, poi, la tesi secondo la quale il telo sindonico sarebbe autentico nel senso che, oltre a non essere opera di un falsario, avrebbe avvolto il corpo di Gesù, dopo la Sua morte in croce fino alla Sua Resurrezione, sussistono notevoli ed insuperabili incongruenze che la mettono in serio dubbio sulla base delle seguenti riflessioni.
Il 31 luglio 2023, nella Chiesa di San Domenico in Chioggia, è stata aperta al pubblico la mostra internazionale “The Mystery Man” , dedicata alla Sacra Sindone di Torino che comprende l’esposizione di una scultura, realizzata in lattice e silicone, che riproduce in grandezza naturale il corpo raffigurato nel suddetto sacro telo, sfruttando le sue qualità tridimensionali. Come è noto, infatti, da diversi anni venne scoperto che l’intensità della colorazione degli innumerevoli punti costituenti l’immagine sindonica era strettamente correlata alla distanza tra la tela e l’oggetto dell’immagine, sicché si rendeva possibile, sfruttando tale sorprendente particolarità, ricostruire fedelmente il corpo ivi raffigurato: si era già nel passato cercato di realizzare tale complessa operazione, ma il risultato raggiunto non era mai pervenuto ad un tale livello di perfezione come evidenziato dal manufatto come sopra oggi esposto al pubblico. La scultura rappresenta il corpo di un uomo straziato da innumerevoli ferite (tutte corrispondenti a quelle descritte nei Vangeli sulla passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo), con il capo leggermente sollevato, le mani piegate sul davanti ed una gamba flessa che indicano una persona non morta, ma viva che stia per alzarsi.
Partendo dalla considerazione, condivisa pressoché dalla totalità dei sostenitori dell’autenticità della Sindone, secondo cui la formazione dell’immagine si sarebbe formata per proiezione del corpo sul telo (anche se con modalità non ancora ben chiare), dovendo scartare ogni altra ipotesi, la ricostruzione così come sopra realizzata con la produzione di una statua esattamente corrispondente all’immagine sindonica mette in chiara evidenza quale fosse la posizione del corpo del soggetto raffigurato nel momento dell’avvenuta ipotetica proiezione.
Deve, pertanto, necessariamente convenirsi che, in presenza di una immagine sia del davanti che del retro del corpo, al momento della suddetta proiezione, il telo sindonico, al fine di evitare qualsiasi distorsione dell’immagine, dovesse trovarsi in posizione perfettamente distesa sia sotto che sopra il corpo e che quest’ ultimo non dovesse, inoltre, giacere sul telo stesso (dato che, in tale caso, avrebbe comportato un conseguente afflosciamento dei glutei, cosa esplicitamente non riscontrata dai vari esami effettuati): il corpo sarebbe stato, quindi (come del resto esplicitamente ipotizzato dagli studiosi) da ritenersi galleggiante all’interno del telo. Inoltre, in tale veramente surreale posizione del corpo, galleggiante tra le due parti del telo, al fine di realizzare una soddisfacente stesura dello stesso, doveva intercorrere una distanza sempre uniforme tra le suddette due parti del telo e per tutta la sua estensione, almeno leggermente superiore allo spessore del corpo onde evitare qualsiasi contatto con lo stesso (che, dalle indagini effettuate, risulta sempre escluso) e, pertanto, avendo anche presente che sia il capo che una gamba appaiono leggermente sollevati, non inferiore a 20-30 centimetri, cosa assolutamente impossibile a verificarsi. Infatti, essendo l’immagine realizzata su di un unico telo (testa contro testa), si rileva, tra le due immagini contrapposte del capo, l’esistenza di uno spazio privo di immagine di soli 2 o 3 centimetri, assolutamente insufficiente a realizzare il suddetto necessario minimo distacco, attribuibile alla presenza intorno al capo di un sudario che, arrotolato su se stesso, fungeva da mentoniera al fine di mantenere la bocca chiusa (sulle modalità della sepoltura, v. un mio precedente scritto al precedente n. 69 di questo sito dal titolo: “Cosa vide Giovanni nel sepolcro vuoto”).
Invero il corpo di Gesù, al di fuori della suddetta veramente “bizzarra” quanto necessaria ricostruzione al fine di sostenere l’ipotesi dell’impressione dell’immagine per proiezione, risultava giacere nel sepolcro, avvolto dal lenzuolo sindonico e dalle sovrastanti fasce che mantenevano ben stretto il suo corpo. Come raccontato dai Vangeli, lenzuolo e fasce vennero trovati da Pietro e Giovanni afflosciati su sé stessi, in quanto privi del corpo di Gesù che contenevano, nella stessa posizione nella quale si trovavano all’atto della sua sepoltura: inoltre, il telo sindonico, come solo successivamente accertato, non presenta la benché minima sbavatura delle macchie di sangue, circostanza che attesta come il corpo di Gesù si sia smaterializzato e, quindi, scomparso da detti bendaggi, senza che gli stessi siano stati minimamente rimossi da qualcuno (anche su tale argomento v. lo scritto su richiamato).
Quanto sopra sembra sufficiente ad escludere l’ipotesi che l’immagine sindonica si possa essere prodotta per proiezione per l’obbiettiva impossibilita del verificarsi di quelle necessarie ma irreali ed irrealizzabili condizioni sopra descritte (galleggiamento del corpo di Gesù tra le due parti dell’unico telo, sufficientemente distanti fra loro).
Ma c’è di più. Come risulta descritto dai Vangeli, il corpo di Gesù, dopo la Sua morte in croce, venne ravvolto da un “candido lenzuolo” (inequivocabilmente identificabile con il telo sindonico) e così trasportato dal Golgota al sepolcro, distante circa 50 metri: è facile presumere che in tale tragitto (anche se abbastanza breve) detto lenzuolo si sia inevitabilmente macchiato di sangue per le innumerevoli ferite e lacerazioni che ricoprivano tutto il suo corpo e così sia rimasto ed utilizzato per la sua sepoltura, avvenuta in fretta per le note esigenze imposte dalla religione ebraica in quel dato momento.
In tale incontestabile situazione, l’impressione dell’immagine sindonica, nell’ipotetica modalità sopra descritta si sarebbe prodotta su di un telo non più “candido”, bensì già ricoperto da macchie di sangue (con conseguenti sbavature determinate dall’inevitabile sfregamento del corpo in occasione del suddetto tragitto) rendendo, in tal modo, sicuramente indecifrabile l’immagine: l’accurato esame del telo sindonico effettuato per decenni da parte degli innumerevoli studiosi non ha mai constatato, comunque, l’eventuale suddetta sovrapposizione.
In tale situazione sembra che, nell’affannosa ricerca delle cause che hanno generato l’immagine sindonica, non resti altro che un’unica possibile ipotesi: quella del miracolo. Tale conclusione comporta, inevitabilmente, l’impossibilità di ritenere che il telo di Torino possa coincidere con quello che avvolse il corpo di Gesù, dopo la Sua crocifissione.
Sarebbe stato, pertanto, Gesù stesso, al fine di lasciare un segno tangibile della sua Passione, Morte e Resurrezione, ad imprimere sul lenzuolo sindonico (così come risulta sulla Sacra Sindone di Torino) la propria immagine, unitamente ad una lunga serie di ulteriori segni informativi su quanto era accaduto, molti dei quali non immediatamente percepibili e, forse, ancora da scoprire. D’altra parte, a chi gli chiedeva di “vedere un segno” di tutto quello che diceva, Gesù stesso rispose: “una generazione perversa ed adultera pretende un segno. Ma nessun segno sarà dato, se non il segno di Giona profeta” (Mt. 12: 38-4).
Aggiungo, inoltre, che quanto da me sostenuto circa l’impossibilità che la Sindone di Torino possa aver avvolto il corpo di Gesù dopo la Sua crocifissione e che l’immagine impressa debba avere un origine solo miracolosa è supportata da queste inconfutabili risultanze scientifiche:
1)nel 1978 un gruppo di qualificati scienziati (STURP), dopo aver esaminato attentamente la Sindone, escluse categoricamente che la stessa potesse essere opera di un falsario;
2)nel 1988, tre laboratori scientifici, sulla base dei risultati di un esame con la tecnica radiometrica del carbonio-14, identificò la data di origine della Sindone nel 1300 circa: tale risultato risulta ufficialmente accettato dalla Chiesa (dal Cardinale Ballestrero) e mai modificato, ma solo, da altri, contestato sulla base di semplici fantasiose ipotesi.
Va, infine, notato come, riconoscendo che quanto raffigurato su quel telo vada ascritto ad un intervento sovrannaturale, ciò non ne diminuisca affatto il suo incommensurabile valore dato che, invece, per l’esatta corrispondenza di quanto ivi rappresentato con la narrazione dei Vangeli, costituirebbe una straordinaria, unica, decisiva ed esclusiva testimonianza (che nessuna altra religione possiede) da custodire gelosamente che il Gesù reale, il Gesù storico in senso vero e proprio è proprio il Gesù dei Vangeli, quella Persona, cioè (unica al mondo in tutti i tempi) che di sé ha potuto dire: “io sono la Via, la Verità, la Vita”.

OSSERVAZIONI PERSONALI

Gentile Federico Pellettieri. Ho letto attentamente il suo scritto. Desidererei però che mi rispondesse gentilmente a queste domande:

1) In che anno potrebbe essere accaduto il presunto “miracolo” postumo se presuppone che in effetti quello che vediamo ora non è il telo prettamente originale dello spazio-tempo per alcuni motivi da lei elencati? (1300? – In base all’esame al carbonio?)

2) Se fosse avvenuto nel 1300 (esame al carbonio) come mai abbiamo diverse rappresentazioni precedenti del telo sindonico anche di alcuni secoli precedenti? (ad esempio la miniatura dipinta su un codice del tardo XII secolo – il Codice Pray, conservato a Budapest, datato tra il 1192 e il 1195) il quale raffigura Gesù nel sepolcro con alcune caratteristiche che ricalcherebbero puntualmente l’iconografia di immagini sacre come quella sindonica.) Oppure il Mandylion – icona del X secolo ecc (Wikipedia)

3) Se dovesse essere un miracolo tardivo, perché l’immagine risulta in negativo? È uno specifico messaggio per noi dopo la nascita della scienza moderna? E per tutti i fedeli precedenti alla nostra era che significato avrebbe potuto dare?

4) Non dimentichiamo che il corpo prima di essere avvolto dal lenzuolo era stato spalmato abbondantemente da molte libbre di unguento, come usavano i ricchi. Potrebbe questo fatto spiegare il “galleggiamento” cui lei accenna? Un particolare poco considerato per la dinamica del tutto e del metodo della ricerca.

5) Come possiamo sapere con certezza che il “candido lenzuolo” in cui fu avvolto Gesù durante il tragitto dalla Croce al sepolcro corrisponde alla Sindone? La sua osservazione sembrare pertinente perché il lenzuolo (eventualmente sindonico) avrebbe dovuto presentare moltissime tracce di sangue. Trasportando il corpo avrebbero dovuto metterlo al centro.. il che pone molti interrogativi..

La ringrazio per la sua segnalazione… per ora
Distinti saluti
Pier Angelo mondocrea.it

 

Gent.mo Angelo Piai, la ringrazio moltissimo del suo interessamento al mio scritto.
Cerco di rispondere alle sue domande:
1)Secondo me è difficile contestare le risultanze degli esami del carbonio 14: la stessa Chiesa (con il cardinale Ballestrero) accettò l’esito di tali indagini che, obbiettivamente, non risultano scientificamente smentite;
2)Le numerose rappresentazioni del lenzuolo che avvolse Gesù (fatto raccontato nei Vangeli) non mi sembra che siano tali da identificarle con la particolarità della Sindone di Torino;
3)Il fatto che si tratti di un negativo, accettando la tesi del miracolo, è un fatto sul quale è difficile anche porsi la stessa domanda; d’altra parte la Sindone presenta tali e tante particolarità che vengono a poco a poco scoperte da far intendere una sovrannaturale volontà di tenerle inizialmente nascoste;
4)Sinceramente non vedo alcun collegamento tra gli unguenti ed il “galleggiamento” del corpo di Gesù tra le due parti dell’unico telo, come sostenuto da molti, con molta fantasia, per giustificare una immagine di un corpo che non risulta a contatto con tale telo, per l’assenza della benché minima sbavatura delle macchie di sangue;
5)Non leggo nei Vangeli alcun cenno ad un eventuale secondo lenzuolo. Circa il “sudario”, la invito a leggere il mio scritto (presente nella stessa pagina Facebook “Riflessioni su fede e morale cattoliche di Federico Pellettieri”) dal titolo “Cosa vide Giovanni nel sepolcro vuoto”, nel quale richiamo l’attenzione sul fatto che tale sudario non era stato posto sul “viso” (come nel caso di Lazzaro), bensì intorno al “capo” (il testo greco del Vangelo di Giovanni è molto chiaro su questa differenza) a mò di mentoniera per mantenere la bocca chiusa.

Colgo l’occasione per aggiungere questa ulteriore considerazione che ho pubblicato nella mia pagina Facebook:
A sostegno di quanto affermato circa l’impossibilità che l’immagine sindonica possa essersi prodotta a seguito dell’intensissimo lampo al momento della Resurrezione di Gesù va ulteriormente osservato quanto segue.
Premesso che il suddetto lampo (di limitatissima durata, pari a qualche miliardesimo di secondo come scientificamente supposto) si sia prodotto all’atto della Resurrezione di Gesù deposto nella tomba per terra e, di conseguenza, l’immagine sindonica corrisponda a tale preciso momento, la raffigurazione, scientificamente ricostruita sfruttando le qualità tridimensionali del telo, mostra invece chiaramente (testa, gambe e braccia sollevate da terra che raffigurano il corpo di un uomo in atto di alzarsi) come tale immagine, riguardando un uomo vivo e non steso per terra come potrebbe far credere l’immagine sindonica, debba riferirsi ad un momento necessariamente successivo alla Resurrezione, cioè in un momento non coincidente con il detto lampo.
Nel ringraziarla nuovamente e nella speranza di sentirla ancora, la saluto molto cordialmente: Federico Pellettieri

 

http://www.fedepell.it

22 marzo 2024

Gent.mo Prof. Pier Angelo Piai, le chiedo scusa se torno nuovamente ad importunarla sull’argomento in oggetto, ma sento il bisogno del suo apprezzato parere su quanto sto per scriverle, sempre con riferimento al mio scritto “La nascita dell’universo e la Sacra Sindone” con l’aggiunta suggeritami dal noto sindonologo Barrie Schwortz.
In tale scritto, ho l’impressione di non essere stato sufficientemente chiaro, ovvero di non aver avuto il coraggio di esplicitare quella che ritenevo fosse una naturale conclusione della mia ipotesi, secondo la quale, l’origine dell’immagine sindonica fosse da attribuirsi ad un miracolo e non alla proiezione del corpo di Gesù Cristo sul telo, avvenuta a seguito del luminosissimo lampo di luce prodotto dalla Sua Resurrezione.

Con riferimento alla statua in lattice confezionata da due valenti scienziati ed esposta, in Italia, in una chiesa di Chioggia ed ottenuta sfruttando con estrema precisione tecnica la particolarissima qualità tridimensionale dell’immagine, si ha, infatti, l’evidente percezione (per la posizione della testa e della schiena sollevate da terra, del braccio e di una gamba), da tutti condivisa, che la persona raffigurata fosse una persona in vita, in procinto di alzarsi: ammettendo che quella persona fosse da indentificarsi con Gesù Cristo, è evidente che l’immagine originaria, dalla quale è stata ricavata la suddetta statua, fosse da riferirsi ad un Gesù già risorto (anche se pochi istanti prima), quando, cioè, il suo corpo mortale si era già smaterializzato e trasfigurato in una soprannaturale modalità, rendendo, di conseguenza, inconcepibile, su basi scientifiche, una sua possibile proiezione.

Come è noto, scartate tutte le altre ipotesi sull’origine dell’immagine sindonica, l’unica che veniva ritenuta sufficientemente valida rimaneva quella di attribuire detta origine alla proiezione del corpo di Gesù sul telo a seguito del lampo di luce prodotto dalla Sua Resurrezione, ritenuto, comunque, di estrema brevità (pari a solo qualche miliardesimo di secondo). Tutte le appassionate indagini svolte da valentissimi scienziati per tanti anni, con la produzione di ingenti relazioni di alto livello scientifico, hanno avuto, infatti, l’unico scopo di cercare (senza mai pervenire ad alcun convincente risultato) argomentazioni scientifiche per dimostrare che la smaterializzazione del corpo di Gesù potesse produrre quel lampo da determinare l’impressione dell’immagine esistente sul telo sindonico.

Tutti gli sforzi sin qui compiuti sono, pertanto, tutti partiti dal necessario presupposto di un Gesù ancora morto e disteso nella sua materialità corporea, nel momento della Sua Resurrezione: a tale preciso momento (a quello, cioè, della produzione del lampo) doveva, di conseguenza, riferirsi l’immagine sindonica.

Una volta stabilito, invece, sulla base di obbiettiva evidenza, che l’immagine impressa sul telo si riferisce, senza ombra di dubbio, ad un momento successivo alla Resurrezione (dovendosi escludere che la Resurrezione ed il simultaneo lampo, possano essersi verificati quando Gesù era già sollevato da terra ed in procinto di alzarsi), perdono qualsiasi validità tutti gli sforzi come sopra sin qui profusi.
Concludendo, non resta che credere al miracolo come unica possibile soluzione al problema sull’origine dell’immagine sindonica: mi rendo perfettamente conto degli effetti veramente devastanti, su di una massa notevole di scienziati e studiosi, dell’ipotesi del miracolo della quale, lo confesso, mi sono definitivamente convinto.
Concludendo, le sarò infinitamente grato se volesse esprimere il suo qualificato giudizio su quanto da me come sopra rappresentato.

Ringraziandola sentitamente, la saluto molto cordialmente:

Federico Pellettieri.

 

Gent.mo Prof. Pier Angelo Piai, riprendendo il discorso che tanto mi appassiona, la informo che, con riferimento alle macchie di sangue sulla Sindone, sono pervenuto ad un altra riflessione che ritengo davvero determinante a sostegno della tesi del miracolo come unica causa originaria dell’immagine sindonica. La trascrivo qui sotto e le allego il mio articolo, così come integrato e pubblicato (in sostituzione del precedente) al n. 90 del mio sito www.fedell.it pag. 3.
Saluti cordialissimi: Federico Pellettieri.
——
Esaminando la statua prodotta da due scienziati americani, sfruttando le qualità tridimensionali del telo, dando anche per scontato che tale ricostruzione si sia realizzata con la massima precisione e che, quindi, la posizione delle singole macchie riprodotte nella statua corrispondano effettivamente a quelle presenti nella Sindone, si rileva la presenza di molte macchie laterali sia sulle braccia che sulle gambe. Tutto ciò premesso, deve ritenersi che, al momento di tale contatto, il telo sindonico, avvolgendo il corpo di Gesù anche sulle suddette parti laterali, abbia lasciato su queste parti del telo le impronte del sangue.
E’ evidente che, stendendo il telo in questione (come oggi si presenta), tali macchie di sangue sarebbero risultate inevitabilmente distorte e fuori dei contorni dell’immagine del corpo, cosa che, invece, non si riscontra: ciò comporterebbe, come logica conseguenza, che dette immagini del sangue, non possano essere state prodotte per contatto, escludendo, così, l’unica ipotesi, di fatto, possibile come sopra indicato.
Sempre sull’esame delle macchie di sangue, e ribadendo che tutti gli esperti forensi e medici che hanno studiato la Sindone hanno affermato che le macchie di sangue sulla Sindone sono state provocate dal contatto diretto con il corpo, è lecito formulare un’ ulteriore riflessione.
Infatti, l’affermazione come sopra riportata, ormai da tutti condivisa, comporta un’inevitabile e, comunque, inaccettabile incongruenza: l’immagine sindonica sarebbe stata, infatti, impressa sul telo, con due diverse modalità: per la parte relativa alle macchie di sangue, per “contatto diretto con il corpo”, mentre la parte relativa all’immagine corporea, escludendo in modo unanime e categorico che possa essere stata prodotta per “contatto” per l’assenza di elementi che possano giustificare tale ipotesi, dovrebbe essere stata generata da una qualsiasi delle diverse ipotesi formulate dal mondo scientifico; tutto ciò avrebbe comportato la produzione di due diverse immagini (quella delle macchie e quella del corpo) tra di loro incompatibili e di impossibile sovrapposizione (con particolare riferimento alla notevole distorsione della collocazione delle immagini relative alle macchie di sangue, derivante dalla stesura del telo che avvolgeva, da tutti i lati, il corpo di Gesù rispetto all’immagine del corpo, realizzata, comunque, con una diversa prospettiva). Non resterebbe, quindi, che un’unica soluzione. Qualcuno (Gesù?) avrebbe impresso quelle macchie sul telo in modo del tutto apparentemente irrealistico e, quindi, soprannaturale, in maniera tale da poterne ricavare, in sede di una futura ricostruzione sfruttando le sue qualità tridimensionali, l’immagine corporea della sua passione, morte e resurrezione.

 

91) Un’ulteriore riflessione sulla formazione dell’immagine sindonica.
Facendo seguito a quanto fatto presente al precedente n. 90 sull’enigma della formazione dell’immagine impressa sulla sacra Sindone, ritengo che possa formularsi la seguente ulteriore riflessione.
Come è noto, nel 1988 tre rispettabilissimi Istituti (di Oxford, Tucson e Zurigo), scelti di comune accordo con le autorità ecclesiastiche al fine di individuare, con l’esame al carbonio 14, la data di origine del telo sindonico, pervennero alla concorde conclusione (a seguito di accertamenti separatamente eseguiti) che tale data era da identificarsi intorno al 1300 (con lo scarto di soli pochi anni tra loro). Tale risultato venne ufficialmente comunicato dal Cardinale Ballestrero che esplicitamente accettò le conclusioni dei tre istituti, affermando testualmente che la Chiesa non poteva fare altro che prendere atto di quello che la scienza aveva riscontrato. Tale conclusione non risulta, comunque, mai smentita dalla Chiesa, anche se, successivamente, abbia attribuito la qualifica di “reliquia” al sacro telo.
Dopo un primo inevitabile disorientamento provocato dalla divulgazione dei suddetti risultati che fecero riaffiorare e rinvigorire l’ipotesi di falso, nel senso che quel telo non poteva identificarsi con quello che aveva avvolto il corpo di Gesù Crocifisso, ci fu una violenta reazione da parte degli assertori della contraria ipotesi, basata su di una lunga serie di presunti errori commessi dai i tre suddetti istituti, con l’aggiunta, addirittura, dell’ipotesi di indimostrabili complotti.
Tale situazione ebbe il risultato di far lievitare tutti gli studi tendenti ad accrescere, sotto ogni aspetto, la conoscenza scientifica dell’immagine sindonica: obbiettivamente, si deve rilevare che nessun incontestabile risultato sia stato raggiunto, su basi scientifiche, sulla determinazione della data di origine del sacro telo, diversa da quella come sopra accertata. Unico dato positivo, di notevole importanza, di tutte le ricerche fin ora effettuate è stato quello di aver accertato, incontestabilmente ed ormai da quasi tutti accettato, che l’immagine impressa sulla Sindone non è un opera di un falsario del 1300, né può essere oggi realizzata anche avvalendosi delle attuali tecniche, né è stata mai trovata alcuna plausibile causa della sua origine; sicché, allo stato attuale, anche con riferimento ad alcune inspiegabili incongruenze rilevate, la scienza dovrebbe pervenire alla irrazionale conclusione che un simile oggetto non può esistere: ma, per fortuna, esiste ed è realmente presente a Torino. Allora, l’unica soluzione possibile, come già sostenuto, al precedente n. 90, è quella del miracolo.
In tale situazione, con riferimento all’accertamento effettuato con l’esame al carbonio 14, mi sembra di poter formulare una riflessione davvero apparentemente sconcertante.
Qualora, infatti, si ipotizzasse di accettare il risultato delle analisi ottenute nel 1988 dai tre istituti su indicati, nel senso di ritenere, cioè, che la data di origine del telo sindonico sia da identificarsi nel 1300 circa (cosa da non ritenersi aberrante, bensì del tutto possibile) tutto sarebbe risolto.
Le conseguenze di tale ipotesi sarebbero le seguenti:
-il telo sindonico presente a Torino non sarebbe identificabile con quello che ravvolse Gesù crocifisso, né, quindi, ritenersi effetto, secondo le naturali leggi fisiche, della sua Resurrezione: ciò comporterebbe l’irrilevanza di tutte le varie ipotesi (tanto strenuamente difese, senza alcun risultato, dai vari loro autori) circa la formazione dell’immagine sindonica;
-la constatazione che l’unica soluzione possibile sulla causa originaria dell’immagine debba, per quanto come sopra fatto presente, essere ricercata in un evento soprannaturale;
-dato che, come del resto quasi da tutti accettato, l’uomo raffigurato nel telo (flagellato, crocifisso, morto e risolto) sia da identificarsi con Gesù, a quest’ultimo debba farsi risalire l’evento miracoloso in questione, attribuendo, così, valore di Verità incontestabile di quanto ivi figurativamente decritto;
-sulla base di quanto come sopra fatto presente circa le Verità emergenti dal telo che corrispondono, nei minimi particolari a quanto narrato dai Vangeli, ne seguirebbe, quale logica e naturale conseguenza, la costatazione della veridicità dei vangeli stessi, costituendo (ribadendo le conclusioni già formulate nel precedente articolo) una decisiva testimonianza che il Gesù reale, il Gesù storico in senso vero e proprio è proprio il Gesù dei Vangeli.

 

15 aprile 2024

Un’ultima e definitiva conclusione. La resurrezione di Gesù, come da tutti convenuto, fu un evento ben diverso dalla resurrezione di Lazzaro: in quest’ultimo caso, infatti, Lazzaro risuscitò nel suo corpo mortale e, così, continuò a vivere fino alla sua morte naturale; Gesù, invece, nella sua resurrezione assunse un corpo glorioso, smaterializzandosi. Il suo corpo mortale, nello stesso attimo della sua resurrezione, svanì nel nulla e, pertanto, tale evento deve ritenersi sottratto a qualsiasi sensibile percezione, rendendo impossibile qualsiasi sua “ripresa”; di conseguenza, ogni immagine, comunque realizzata di tale evento, necessariamente deve ritenersi non corrispondente ad un fatto fisicamente percepibile, anche se realmente avvenuto. Ogni indagine e ricerca, tendente a dimostrare che l’immagine sindonica possa essersi formata – sulla base delle svariate ipotesi formulate – come effetto naturale, secondo le leggi della fisica, della resurrezione di Gesù deve, di conseguenza, essere ritenuta inconsistente in quanto, appunto, relativa ad un evento (sparizione del corpo di Gesù contestualmente alla sua resurrezione) assolutamente non percepibile.
Quanto sopra conferisce maggior credito, oserei dire determinante, all’ipotesi del miracolo: sarebbe stato, quindi, lo stesso Gesù ad imprimere, miracolosamente quell’immagine visibile sul telo esistente a Torino, con tutte quelle irripetibili particolarità e raffigurazioni (davvero inspiegabili ed, a volte, obbiettivamente scientificamente incongruenti), quali segni tangibili per una puntuale ricostruzione della sua passione, crocifissione, morte e resurrezione.

 

In riferimento alle sue argute osservazioni, sono d’accordo con lei che l’impronta sia stata un evento straordinariamente miracoloso.
Per questo personalmente suggerirei un personale approccio alla questione.
Forse potrebbe essere un po’ deviante il fatto che si debba partire dalle ricerche scientifiche per indagare la veridicità impressionante dell’impronta sindonica. Piuttosto dovrebbe essere il contrario: accettando l’esistenza di un evento così incredibilmente miracoloso, le indagini scientifiche dovrebbero avere l’intento di supportare il miracolo sindonico, puntando a convincere i più scettici che si tratta proprio di un evento straordinario strettamente legato alla Risurrezione di Cristo.
Se leggiamo i Vangeli in profondità, notiamo che Gesù appare a Tommaso perché, per poter credere, questi voleva prima vedere e toccare il corpo del Maestro Risorto…
Il Vangelo non dice, però, se Tommaso abbia poi davvero toccato il costato e le piaghe dopo l’invito del maestro (come emerge dalla tradizione relativa all’iconografia sacra ed artistica). Dice che l’apostolo esclamò subito: “Mio Signore e mio Dio” (probabilmente solo per averlo visto risorto).
La risposta di Gesù è valida per tutti noi: “Perché mi hai veduto hai creduto, ma beati coloro che crederanno senza avermi visto,” “Non essere incredulo, ma credente”

 

92) La Sacra Sindone: reliquia o miracolo?
Ritengo necessario, per quanto ovvio, premettere che le seguenti brevi considerazioni debbano ritenersi rivolte ai credenti nella resurrezione di Gesù ed a quanti, inoltre, siano convinti dell’autenticità del telo sindonico, nel senso che non sia frutto di un falsario.
Sempre a proposito del problema mai risolto circa la formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, va rilevato come, negli ultimi tempi la Chiesa (con riferimento a taluni interventi, a partire da papa Giovanni Paolo II fino a Papa Francesco) abbia qualificato il sacro telo quale “reliquia” cristiana.
E’ noto come con tale termine vengano identificati, in senso religioso, i resti corporali di personaggi di particolare importanza (santi, beati, martiri…), ovvero oggetti d’uso, come capi di vestiario e strumenti vari, che abbiano avuto un contatto diretto con detti personaggi e che vengono custoditi e venerati in luoghi sacri.
Il termine “miracolo” è, invece, riferito a fatti che si ritengono dovuti ad interventi soprannaturali, in quanto superano i limiti delle normali prevedibilità dell’accadere o vanno oltre le possibilità dell’azione umana.
E’, allora, evidente che attribuire la qualifica di “reliquia” alla Sindone significa ammettere che la stessa abbia avvolto il corpo di Gesù e che, quindi, debba essere coeva alla sua resurrezione, con ciò, implicitamente, annullando la datazione (del 1300) riscontrata con l’esame del Carbonio 14 del 1988.
Da quanto sopra emerge, però, un’evidente contraddizione nella posizione della Chiesa, dato che la stessa non ha mai contestato ufficialmente i risultati della predetta analisi (anzi, a suo tempo, li abbia addirittura accettati), limitandosi ad aderire alle numerose critiche, da più parti, avanzate.
Obbiettivamente bisogna riconoscere che a tutt’oggi non esistono prove fisiche unanimemente accettate dalla scienza e neppure ricostruzioni temporali condivise dalla maggioranza degli storici, che siano davvero in grado di far risalire la storia della sacra Sindone ad un’epoca antecedente al XII secolo d.C..
Per completezza espositiva, va aggiunto che, qualora dovesse, in ipotesi, ritenersi veritiera la datazione rilevata con l’esame del Carbonio 14, dovendosi escludere che l’immagine sindonica possa essere stata prodotta, secondo le normali leggi della fisica, in occasione della resurrezione di Gesù (secondo le varie ipotesi formulate dalla scienza e, comunque, sempre rimaste tali), ferma, anche, restando l’esclusione dell’opera di un falsario, per quanto concerne la formazione dell’immagine sindonica, non resterebbe che un’unica ipotesi: quella del miracolo, da tutti (ivi compresa la Chiesa) mai presa in considerazione.
Nell’ipotesi, invece, che la datazione della sindone debba coincidere con l’epoca della resurrezione di Gesù, resterebbe sempre valida la possibilità di individuare la sorgente dell’immagine in tale straordinario evento: a parte i deludenti risultati ottenuti dagli innumerevoli tentativi effettuati dalla scienza per addivenire alla soluzione di tale problema, troppe sono, comunque, le incongruenze e le incompatibilità, nelle circostanze obbiettive di fatto, riscontrate nelle particolarità di tale immagine che rendono difficile, se non impossibile, tale soluzione. A quest’ultimo riguardo, basti riferirsi, in questa sede, al fatto non contestabile che, per essere impresso da un’immagine priva di distorsioni, il telo sindonico dovesse necessariamente risultare ben steso in entrambi i lati, pulito e distanziato tra i suddetti due lati per una distanza almeno pari allo spessore del corpo, situazione non riscontrabile nel caso in esame: il telo, infatti, era in posizione di avvolgimento, a 360 gradi, del corpo di Gesù e, sicuramente, doveva ritenersi notevolmente macchiato di sangue (scaturito dalle oltre 200 ferite e, secondo le usanze ebree, raccolto nel lenzuolo) con notevoli sbavature (non riscontrate nell’immagine) procurate nel tragitto dalla croce al sepolcro e, così, sepolto senza essere stato lavato che avrebbero reso indecifrabile qualsiasi sovrapposizione di un ulteriore immagine; inoltre, trattandosi di un unico telo si rileva, nell’immagine, un distacco (testa contro testa) di soli 2 o 3 centimetri assolutamente insufficiente a realizzare quel minimo distacco come sopra previsto, per ottenere due immagini contrapposte, sempre nello stesso telo.
In tale obbiettiva situazione, mi sembra di poter riaffermare quanto già fatto presente in un mio precedente articolo, nel senso di ritenere l’ipotesi del miracolo l’unica vera origine della formazione dell’immagine sindonica.

Inoltre, dato che alcune volte alla Sindone è stata attribuita la qualifica di “icona” (anche da parte di Papi, come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco) va rilevato quanto inadeguata, se non addirittura inappropriata, risulti tale qualifica in considerazione del fatto che, come ormai definitivamente accertato, non si tratta di un falso, né di un dipinto, né di un oggetto attribuibile ad un umano intervento per la sua irriproducibilità ed inspiegabilità.
In conclusione, in considerazione, quindi, che l’evento miracoloso, come sopra dedotto, va riferito essenzialmente all’immagine presente sul telo sindonico e non al telo stesso, la cui datazione – comunque non supportata da prove inoppugnabili – è, pertanto, del tutto irrilevante, la Sacra Sindone, di rilevanza davvero straordinaria, potrebbe essere considerata una: “immagine miracolosa di data incerta”.

 

Inutilità di nuove ricerche sulla datazione della Sacra Sindone

Sul sempre attuale enigma, mai risolto, che avvolge la Sacra Sindone di Torino, da qualche tempo si va sempre più intensificando, da parte di numerosi ed anche qualificati scienziati e sindonologi, la riconosciuta necessità di procedere ad ulteriori ricerche al fine di poter pervenire ad una definitiva soluzione di tale problema.
Partendo dalla considerazione che ciò che più ostacola il progredire delle ricerche è costituito dal noto risultato delle analisi svolte nel 1988 da parte di tre laboratori scientifici che attribuirono alla Sacra Sindone la data della sua origine al 1300 circa e che tale risultato risulta ampiamente contestato, in assenza, comunque, di valide argomentazioni sostenute da prove scientifiche, si è ora sostenuta la necessità di ripetere quell’esame, avvalendosi di nuovi e più sofisticati mezzi di indagine, offerti dalle nuove tecnologie oggi a disposizione.
Su tale pretesa necessità è lecito, comunque, avanzare alcune fondate perplessità, dato che il vero enigma che avvolge la Sacra Sindone non è quello della sua datazione, bensì quello dell’origine dell’immagine e come quest’ultima si sia potuta imprimere su tale telo.
E’, infatti, fuori dubbio che, una volta accertato (come condiviso dalla quasi totalità degli studiosi) che l’immagine sindonica non è opera umana, sulla sua origine non restano che due sole soluzioni: o quella che la individui come effetto naturale della Resurrezione, oppure quella che l’attribuisca ad un intervento sovrannaturale.
E’, invero, di tutta evidenza che, di fronte all’impossibilità di soluzione del suddetto enigma, l’individuazione di una corretta datazione della Sindone non riveste alcun valore, dato che, mentre l’eventuale conferma di una datazione al 1300 escluderebbe definitivamente la correlazione dell’immagine alla Resurrezione di Gesù, nel caso, invece, in cui la datazione dovesse corrispondere all’epoca di Gesù, tale risultato potrebbe, al massimo, consentire l’attribuzione di reliquia al sacro telo, ma mai e poi mai sarebbe in alcun modo utile a risolvere (sia pure in minima parte) il problema della supposta origine dell’immagine, quale naturale effetto, secondo le leggi della fisica, dell’avvenuta suddetta Resurrezione.
Difronte a tale alternativa, appare necessario prendere atto (sulla base di quanto raccontato nei Vangeli) della situazione di fatto nella quale si trovava la Sacra Sindone al momento della resurrezione di Gesù: il Suo corpo giaceva nel sepolcro, avvolto (da entrambi i lati) dal lenzuolo funebre e tenuto ben stretto ed aderente al corpo dalle sovrastanti bende. Pietro e Giovanni, entrati nel sepolcro vuoto, videro distintamente Sindone e bende afflosciate su sé stesse, segno evidente che il corpo di Gesù era misteriosamente scomparso al loro interno.
Ritornando all’alternativa come sopra fatta presente, è lecito pervenire alla conclusione che debba scartarsi quella che identifica nella Resurrezione di Gesù la causa della produzione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone per le seguenti argomentazioni, fatte già presenti nei miei precedenti scritti e che qui, in breve sintesi, ripropongo:

1. Dopo una lunghissima ed estenuante ricerca, protrattasi per quasi un secolo, il mondo scientifico che si è occupato dell’argomento, è sempre pervenuto alla conclusione dell’impossibilità di spiegare quale fosse la causa originaria della produzione dell’immagine sindonica, tanto da far affermare, da parte di un illustre fisico (Paolo Di Lazzaro) di trovarsi difronte ad una “Immagine impossibile”, anche se realmente presente a Torino;

2. Inoltre la situazione di fatto, relativa alla posizione della Sindone al momento della Resurrezione di Gesù, come sopra richiamata, consente di pervenire alle seguenti ulteriori considerazioni:

a) Sulla base di quanto ritenuto dal mondo scientifico che individua, nel lampo scaturito dalla smaterializzazione del corpo di Gesù, la fonte dell’immagine sindonica, è facile osservare che, nello stesso attimo della sua resurrezione, il Suo corpo svanì nel nulla e, pertanto, tale evento deve ritenersi sottratto a qualsiasi sensibile percezione, rendendo impossibile qualsiasi sua “ripresa”; di conseguenza, ogni immagine, comunque realizzata di tale evento, necessariamente deve ritenersi non corrispondente ad un fatto fisicamente percepibile, anche se realmente avvenuto. Ogni indagine e ricerca, tendente a dimostrare che l’immagine sindonica possa essersi formata – sulla base delle svariate ipotesi formulate – come effetto naturale, secondo le leggi della fisica, della resurrezione di Gesù deve, di conseguenza, essere ritenuta inconsistente in quanto, appunto, relativa ad un evento (sparizione del corpo di Gesù contestualmente alla sua resurrezione) assolutamente non percepibile.
Quanto detto potrebbe bastare, ma c’è di più:

b) Sempre secondo quanto rilevato dagli scienziati, l’immagine sarebbe stata prodotta con due diverse modalità: la parte relativa alle macchie di sangue, per contatto, mentre, quella relativa alla figura del corpo di Gesù, per proiezione, dato che, in caso contrario, l’immagine sarebbe risultata distorta (cosa non riscontrabile nella Sindone). Deve, pertanto, necessariamente convenirsi che, in presenza di una immagine sia del davanti che del retro del corpo, al momento della suddetta proiezione, il telo sindonico, al fine di evitare qualsiasi distorsione dell’immagine, dovesse trovarsi in posizione perfettamente distesa sia sotto che sopra il corpo e che quest’ ultimo non dovesse, inoltre, giacere sul telo stesso (dato che, in tale caso, avrebbe comportato un conseguente afflosciamento dei glutei, cosa esplicitamente non riscontrata dai vari esami effettuati): il corpo sarebbe stato, quindi (come del resto esplicitamente ipotizzato dagli studiosi) da ritenersi galleggiante all’interno del telo. Inoltre, in tale veramente surreale posizione del corpo, galleggiante tra le due parti del telo, al fine di realizzare una soddisfacente stesura dello stesso, doveva intercorrere una distanza sempre uniforme tra le suddette due parti del telo e per tutta la sua estensione, almeno leggermente superiore allo spessore del corpo onde evitare qualsiasi contatto con lo stesso (che, dalle indagini effettuate, risulta sempre escluso) e, pertanto, avendo anche presente che sia il capo che una gamba appaiono leggermente sollevati, non inferiore a 20-30 centimetri, cosa assolutamente impossibile a verificarsi. Infatti, essendo l’immagine realizzata su di un unico telo (testa contro testa), si rileva, tra le due immagini contrapposte del capo, l’esistenza di uno spazio privo di immagine di soli 2 o 3 centimetri, assolutamente insufficiente a realizzare il suddetto necessario minimo distacco, attribuibile alla presenza intorno al capo di un sudario che, arrotolato su se stesso, fungeva da mentoniera al fine di mantenere la bocca chiusa (sulle modalità della sepoltura, v. un mio scritto al n. 69 del mio sito internet www.fedepell.it dal titolo: “Cosa vide Giovanni nel sepolcro vuoto”).

c) La produzione dell’immagine, avvenuta con due diverse modalità, (per contatto e per proiezione) esclude la possibilità di sovrapposizione delle due diverse immagini, dato che l’immagine è unica;

d) Le macchie di sangue impresse sulla Sindone riguardano anche quelle per le ferite subite sulle parti laterali del corpo di Gesù che risultano, invece, assenti nella raffigurazione solo frontale del Suo corpo;

e) l’immagine del corpo di Gesù dovrebbe essere stata impressa su di un lenzuolo ben pulito, mentre lo stesso, necessariamente, doveva risultare notevolmente macchiato di sangue con relative sbavature (assolutamente assenti sulla Sacra Sindone) a seguito del trasporto dal luogo della crocifissione al sepolcro, cosa che l’avrebbe reso inevitabilmente indecifrabile ;

f) Premesso che il lampo, ipotetica causa originaria dell’impressione dell’immagine (di limitatissima durata, pari a qualche miliardesimo di secondo come scientificamente supposto) si sia prodotto all’atto della Resurrezione di Gesù e, di conseguenza, l’immagine sindonica corrisponda a tale preciso momento, la raffigurazione, scientificamente ricostruita sfruttando le qualità tridimensionali del telo, mostra invece chiaramente (testa, gambe e braccia sollevate da terra che raffigurano il corpo di un uomo in atto di alzarsi) come tale immagine debba riferirsi ad un momento necessariamente successivo alla Resurrezione, cioè in un momento non coincidente con il detto lampo;

g) In ogni caso, resterebbe sempre da dimostrare in base a quale sconosciuto principio fisico-scientifico la pretesa avvenuta proiezione dell’immagine sul telo sindonico possa aver generato tutte quelle specifiche particolarità, riscontrate in detta immagine, con esplicito riferimento (a solo titolo esemplificativo) alla sua tridimensionalità: a quest’ultimo riferimento va notato che tale effetto tridimensionale risulta realizzato con una diversa intensità della colorazione, proporzionale alla distanza del telo dal corpo (che, invece, era da ritenersi aderente al corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione).

Tutto ciò premesso porta ad un’unica soluzione: sarebbe stato, cioè, Gesù stesso, al fine di lasciare un segno tangibile della sua Passione, Morte e Resurrezione, ad imprimere sul lenzuolo sindonico (così come risulta sulla Sacra Sindone di Torino), con un proprio stupefacente intervento, la propria immagine, unitamente ad una lunga serie di ulteriori segni informativi su quanto era accaduto, molti dei quali non immediatamente percepibili e, forse, ancora da scoprire.
Concludendo va notato come, riconoscendo la natura miracolosa dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, la ricerca del momento preciso di tale intervento divino è del tutto irrilevante: nulla, infatti, cambia se tale intervento fosse avvenuto sullo stesso telo che raccolse il corpo di Gesù (dopo, in questo caso, essere, sempre miracolosamente, divenuto “candido”) ovvero su di un altro telo del 1300.

Volevo solo aggiungere altre due considerazioni sulla proprietà tridimensionale dell’immagine: non lo faccio pubblicamente dato che non ne ho titolo non essendo uno scienziato.
E’ da tener sempre presente che, di norma, un’immagine si propaga a 360 gradi e non, come, invece, dovrebbe essere accaduto, in senso unidirezionale, cioè verso il telo sindonico,
Essendo l’effetto tridimensionale prodotto dalla diversità di intensità di colorazione dei miliardi di punti costituenti l’immagine, proporzionale alla distanza tra il corpo ed il telo (che, comunque, nella specie non sussiste dato che il telo era aderente al corpo) è evidente che detta distanza debba necessariamente essere stata calcolata al punto di arrivo di detta immagine (cioè sul telo): ciò presupporrebbe la necessità dell’esistenza sul telo stesso di miliardi di cellule fotoelettriche per la misurazione delle singole distanze di tutti i punti costituenti l’immagine. Siamo nella pura fantascienza

Un racconto fantastico: la Sacra Sindone non esiste.
Il persistere, da parte di diversi scienziati e sindonologi, nell’affannosa ricerca di una soluzione dell’enigma sulla formazione dell’immagine presente sulla Sacra Sindone che, a mio modestissimo avviso, non porterà mai, sul piano strettamente scientifico, ad alcun risultato positivo, ha provocato la mia fantasia a scrivere il seguente molto fantasioso racconto.
Sulla base di una secolare tradizione che si tramandava da generazione in generazione, circolava un dettagliato racconto sul lenzuolo che aveva avvolto il corpo di Gesù, dopo la Sua morte in croce, quindi deposto nel sepolcro fino alla Sua Resurrezione. Secondo tale narrazione, il lenzuolo sarebbe misteriosamente comparso, solo qualche secolo successivo alla Resurrezione e, successivamente, dopo altri secoli sarebbe, scomparso in circostanze mai precisate. Su tale lenzuolo, nonostante la sua sparizione, persistevano, comunque, dettagliati e minuziosi riferimenti su quanto era ivi raffigurato sulla Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione di Gesù, tanto da alimentare, da parte dei fedeli, un vero e proprio culto di detta immagine impressa su di un lenzuolo che, per altro, risultava misteriosamente sparito. Ciò non poteva essere ignorato dalla stessa Chiesa, anche in presenza di alcune critiche, secondo le quali taluni particolari presenti nella narrazione si presentavano tra loro contraddittori: al fine di dirimere ogni dubbio, si decise, pertanto, di dare incarico ad un qualificato gruppo di esperti in vari campi (fisici, medici e studiosi di antiche reliquie sacre) al fine di verificare l’attendibilità e l’ipotetica veridicità di quanto, da molti, in buona fede creduto.
Dopo un approfondito esame delle svariate particolarità attribuite al telo in questione dalla credenza popolare, il gruppo di esperti, all’unanimità, in una dettagliata relazione, nella quale aveva fatto emergere una lunga serie di incongruenze e contraddizioni rilevate sul dettagliato racconto delle particolarità presenti sul telo che si presumeva avesse ravvolto il corpo di Gesù, espresse il suo definitivo e convinto parere nel senso che il lenzuolo in questione non potesse contenere tutte le informazioni così come riferite nel noto racconto: in altri termini, affermò che, senza alcun dubbio, l’ipotetico telo in questione non poteva mai essere esistito.
Tale decisione dapprima suscitò molto disappunto tra quanti avevano creduto.
Passarono diversi anni e del lenzuolo che, secondo una tradizione popolare, aveva avvolto il corpo di Gesù era rimasto solo un vago ricordo.
Senonché, una mattina di una calda estate un pastore si presentò al parroco del paese portando con sé un piccolo scrigno di legno; il pastore raccontò che, a causa del gran caldo si era riparato in una grotta inesplorata; inoltrandosi in cerca di maggior refrigerio si era imbattuto in uno scrigno deposto per terra ed avendo visto il segno di una croce sul suo coperchio, ritenendo che contenesse qualcosa di sacro, si era recato dal suo parroco. Il sacerdote, sollevato il coperchio si accorse, con sua grande meraviglia, che nello scrigno era contenuto un lenzuolo sul quale era impressa una figura umana: allora, subito si ricordò del lenzuolo oggetto per tanto tempo della venerazione dei fedeli.
Il giorno dopo, inevitabilmente, tutti gli organi di informazione parlarono del prodigioso ritrovamento: la Chiesa ritenne subito necessaria un’accurata indagine sul telo in questione, affidando, anche questa volta, ad un qualificato gruppo di esperti di analizzarlo e studiarlo con la massima attenzione.
Il risultato di tale indagine fu sorprendente: tutti presero atto che quel telo che avevano sotto i loro occhi presentava tutte quelle particolarità che il precedente gruppo di scienziati aveva giudicato più che sufficiente a ritenere che l’ipotetico telo non fosse mai esistito……….Fine del racconto

20 giugno 2024

La verità nascosta nella tridimensionalità dell’immagine impressa sulla Sacra
Sindone

Come è noto, alcuni ricercatori avevano già da tempo scoperto che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone presentava una particolarissima qualità: quella della sua tridimensionalità.
La suddetta scoperta particolarità consisteva nel fatto che ogni punto costituente l’immagine aveva una diversa intensità di colorazione che corrispondeva alla distanza intercorrente tra il telo sindonico ed il corpo ivi raffigurato, nel senso che l’intensità della colorazione aumentava con la riduzione della distanza tra il telo ed il corpo fino a raggiungere il valore massimo nei punti di aderenza (e, quindi, di assenza di distanza) tra il telo ed il corpo.
Usufruendo di tale particolarità, dopo anni di paziente studio e minuziosa ricostruzione, sulla base delle diverse intensità di colorazione dei singoli punti costituenti l’immagine, è stato possibile produrre un calco e, quindi, una statua che corrispondesse, con indiscutibile attendibilità, al corpo raffigurato nell’immagine sindonica.
Va premesso che tutti gli scienziati che hanno studiato la suddetta particolarità, pur non riuscendo a capire come un tale effetto si fosse verificato (nessuna fotografia tra le centinaia eseguite ha mai messo in evidenza un simile inspiegabile risultato), in presenza, comunque, di un fatto non contestabile non potevano fare altro che prendere atto della particolarità in questione astenendosi da ogni pur necessaria indagine sulle modalità della sua formazione che, tuttora, resta inspiegabile.
Va, inoltre, aggiunto che, concordemente, tutti i suddetti scienziati hanno, comunque, ipotizzato che il telo sindonico sul quale venne poggiato nel sepolcro il corpo di Gesù fosse stato solo adagiato, nella parte frontale, sul suo corpo, in posizione abbastanza distesa: ciò contraddice, però, con quanto risulta dai Vangeli, secondo i quali, il lenzuolo sindonico “avvolse” il suo corpo che venne ricoperto dalle “fasce” che, di conseguenza, lo tenevano ben stretto con notevole presumibile aderenza al suo corpo, ivi comprese le sue parti laterali che, invece, risultano assenti nell’immagine impressa sul sacro telo.
Una simile ricostruzione appare, però, davvero incongruente per le seguenti ulteriori argomentazioni, avendo presente sotto gli occhi, per una loro migliore comprensione, il profilo emergente dalla statua in lattice raffigurante, appunto, il risultato della suddetta ricostruzione, esposta, pochi mesi fa in una chiesa di Chioggia facilmente reperibile in internet e qui sotto riproposta.
Come precedentemente esposto, il massimo della colorazione dell’immagine, come correttamente ipotizzato, si sarebbe realizzato nei punti di contatto tra telo ed il corpo: ipotizzando di individuare un tale punto nella fronte di Gesù, è il caso di osservare la distanza intercorrente tra tale punto e la base di appoggio del suo corpo. E’ di tutta evidenza che tale distanza, per quanto sopra detto, avrebbe dovuto essere necessariamente identica per tutti i punti di contatto del telo con il corpo di Gesù.
Basta osservare gli altri punti di indiscutibile contatto tra telo e corpo di Gesù (punta del piede destro, ginocchio sinistro, mani, petto e naso) per rendersi immediatamente conto che la loro distanza dalla base di appoggio è, invece, macroscopicamente diversa di quella intercorrente tra la fronte di Gesù e la sua base di appoggio; tutto ciò in aperta ed evidente contraddizione con il supposto principio secondo cui la diversa intensità della colorazione dell’immagine costituisca la fonte per determinare la sua tridimensionalità. Ciò, infatti, non può corrispondere al vero se, come nel caso in esame, venga presa in considerazione la distanza tra il corpo e la sindone che segua l’andamento fortemente ondulatorio del profilo del corpo: è evidente che, in tal caso, detta distanza a nulla serve al fine di individuare la diversa distanza di ogni singolo punto dell’immagine rispetto alla base di appoggio, diversità di distanza che costituisce il necessario presupposto per far emergere il riscontrato effetto tridimensionale. In altri termini, la distanza intercorrente tra il corpo ed il telo che seguisse l’andamento ondulatorio del profilo del corpo di Gesù (come messo in evidenza dalla raffigurazione sottostante) per essere abbastanza aderente allo stesso, a nulla rileva al fine di determinare la diversità della distanza di ogni singolo punto dell’immagine rispetto alla base di appoggio.

Risorto o Scomparso ?

Come è noto, l’ipotesi più accredita, da parte del mondo scientifico, sull’enigma della formazione dell’immagine sulla Sacra Sindone, è quella secondo la quale detta immagine si sia formata a seguito di un forte lampo di luce prodottosi all’atto della Resurrezione di Gesù: tale ipotesi, sia pure ostacolata da innumerevoli incongruenze e contraddizioni, si fa sempre più strada ed, alla fine, rischia di risultare l’unica ritenuta possibile, tanto che alcuni noti sindonologi si sono spinti ad affermare, irresponsabilmente perché in mancanza di valide prove, che ormai appare certa la correlazione (di causa ad effetto) tra il suddetto lampo e l’immagine sindonica.
Va aggiunto, sul punto, che tutti gli scienziati che accettano tale ipotesi hanno, concordemente, affermato che, nelle loro indagini effettuate su basi esclusivamente scientifiche, hanno sempre escluso l’esame di ogni possibile interferenza con eventi sovrannaturali, d’altra parte esclusi anche dalla stessa Chiesa che, inspiegabilmente, non ha mai considerato l’ipotesi che detta immagine possa essere stata formata da un evento miracoloso e sovrannaturale.
Devo ammettere che la suddetta precisazione, da parte degli scienziati che si sono occupati di tale enigma, mi ha sempre lasciato molto perplesso, rilevando, in essa, un’evidente contraddizione: come, infatti, illustri scienziati possono dichiararsi di non prendere in alcun modo in esame eventi miracolosi, quando le loro ricerche sono state sempre rivolte alla verifica se l’immagine fosse stata prodotta da un lampo, prodotto appunto da un evento miracoloso, come quello della Resurrezione di Gesù?
L’attenta lettura di un articolo del Prof. Giuseppe Baldacchini, del 29 marzo del 2018, dal titolo “La Sindone ed un lampo di luce” mi ha, però, chiarito che mi sbagliavo nel pormi quella domanda, riflettendo su di un aspetto, chiaramente esposto in tale articolo che era sfuggito a me, come, devo presumere, anche a tanti illustri sindonologi ed alla stessa Chiesa cattolica.
In tale articolo, il Prof. Baldacchini ha, infatti, chiarito che, per evitare l’esame di un “punto”, considerato addirittura “indesiderato”, costituito da un “fenomeno fantascientifico” come il miracolo della Resurrezione di Gesù, aveva proposto un’altra ipotesi (da tutti accettata) che “si basa sulle leggi della fisica che si conoscono oggi”, che (sono sue parole): “prevede l’Annichilazione di Materia e Antimateria (AMA), che è l’unico processo fisico a nostra conoscenza che permette alla materia di scomparire, e quindi al corpo Gesù Cristo di poter attraversare la Sindone senza lasciare tracce. L’ipotesi AMA prevede la sparizione del corpo tramite un processo di annichilazione con antimateria virtuale poiché l’antimateria come tale non esiste nel nostro universo, e questa virtualità evita che si produca un’esplosione nucleare di proporzioni apocalittiche. Ma alla fine l’evento sindonico è simile al Big Bang, solamente molto più piccolo, e come nel Big Bang venne creata la materia dell’Universo, miliardi di volte meno della energia iniziale equivalente, nella Resurrezione avvenne una esplosione di energia che ha generato un Lampo di Luce, che a sua volta ha impresso nella Sindone l’immagine che ancora oggi si può osservare”.
Tutto (Resurrezione e formazione dell’immagine sindonica) sarebbe, pertanto, avvenuto nel pieno rispetto delle naturali leggi fisiche, al di fuori di ogni intervento “fantascientifico”.
In altri termini, l’ipotesi come sopra suggerita dal mondo scientifico, che il lampo avrebbe prodotto l’immagine sindonica, si basa sul presupposto che la Resurrezione di Gesù venga intesa come semplice Sua sparizione, con tutte le davvero devastanti logiche conseguenze, come descritte da Mikos Starsis, in un suo libro, dal titolo “Risorto o Scomparso ?”: la tesi sostenuta dall’ENEA (e condivisa da illustri sindonologi) secondo la quale l’immagine sindonica sarebbe stata prodotta per l’intervenuto lampo verificatosi al momento della Resurrezione di Gesù, si basa, quindi, sull’inaccettabile presupposto, come testualmente affermato dal Prof. Baldacchini (massimo esponente dell’ENEA) , che detta immagine si fosse impressa sul telo sindonico a seguito dei meccanismi relativi al processo di annichilazione (secondo le naturali leggi della fisica) della massa corporea di Gesù. In altri termini, secondo l’ENEA, Gesù non sarebbe risorto ma solo “sparito” nel nulla, come risultato del suddetto processo di annichilazione della materia che avrebbe solo provocato “un’esplosione di luce, calore e suono”.
Inoltre, a sostegno della sua tesi sull’ipotetico annichilazione del corpo di Gesù (che costituisce, per l’ENEA, l’indispensabile presupposto della formazione dell’immagine sindonica), il Prof. Baldacchini, sempre nell’articolo su citato, aggiunge quanto segue: “Questa ipotesi AMA non si limita a spiegare solamente le proprietà della Sindone che sono state descritte sopra, ma risolve anche l’annosa questione della datazione medievale, circa 1300, del Carbonio-14 diversa da quelle ottenute con altri metodi che riconducono a 2000 anni fa. Infatti l’ipotesi AMA si fonda su processi nucleari che possono aumentare la quantità di carbonio-14 sul telo di lino, ringiovanendo così il tessuto”.
Ciò che davvero lascia perplessi è che, successivamente, il Prof. Baldacchini, evidentemente accorgendosi dell’insostenibilità dell’ affermazione contenuta nel suddetto articolo (sparizione del corpo di Gesù a seguito dell’avvenuta sua annichilazione), in un suo successivo articolo dell’8 maggio del 2022, dal titolo “Il Big Bang della Risurrezione – Mistero della luce”, riproponendo integralmente quanto precedentemente pubblicato, nella frase nella quale parlava della sparizione del corpo annichilito di Gesù avvolto nel lenzuolo, abbia aggiunto questa precisazione: “per poi ricomporsi fuori del lenzuolo”, senza alcuna doverosa spiegazione di tale, sempre ipotetico, stupefacente evento. Quest’ultima precisazione appare, comunque, davvero fantascientifica e assolutamente incomprensibile: non si capisce, infatti, in virtù di quale ignota legge della fisica, un procedimento avviato e concluso naturalmente, “secondo le leggi della fisica che oggi conosciamo” (come quello dell’ipotetica avvenuta annichilazione del corpo cadaverico di Gesù, “avvolto nel lenzuolo”) si possa essere improvvisamente annullato per, poi, “ricomporsi fuori del lenzuolo”, nella precedente situazione (cioè, quella di corpo cadaverico). Ogni commento al riguardo appare, davvero, superfluo.
A tal riguardo, va osservato che, nel libro su citato “Risorto o Scomparso ?” di Mikos Starsis, l’autore, pur condividendo l’ipotesi dell’ENEA, secondo la quale il corpo di Gesù si sarebbe annichilito (tramutandosi in energia) , afferma, senza ombra di dubbio, che il processo di annichilazione debba intendersi come processo irreversibile, nel senso che, una volta realizzata l’annichilazione della materia, non sia possibile un successivo percorso inverso, che, cioè, l’energia si possa “ricomporsi” nella materia che, precedentemente, avesse generato quell’energia, come, invece, supposto dal Prof. Baldacchini, nell’articolo su riferito del 2022.
Concludendo, a parte la considerazione che l’ipotesi dell’avvenuta annichilazione del corpo di Gesù (in sostituzione della Sua Resurrezione) – ancorché ammissibile, in presenza, comunque, di particolarissime condizioni, “secondo le leggi della fisica oggi conosciute” – è assolutamente priva di alcuna valida prova e, pertanto, debba essere considerata davvero “fantascientifica”, detta ipotesi, in quanto, in evidente contrasto con la Verità evangelica, deve necessariamente essere ritenuta decisamente eretica e, quindi, inaccettabile da parte della Chiesa cattolica: da ciò ne consegue l’improponibilità di ogni studio e ricerca che partano da tale imprescindibile presupposto, come le ipotesi formulate dall’ENEA, oggetto di approfonditi esami e sperimentazioni, anche se, inconsapevolmente, sostenuti da illustri sindonologi di dichiarata fede cattolica.

 

Gent.mo Prof. Pier Angerlo Piai, le trascrivo qui sotto la risposta del prof. Baldacchini e la mia pronta replica. Mi sembra che si sia davvero toccato il fondo………………………….. Cordialmente: Federico Pellettieri.

A me però sembra che il signor Federico Pellettieri abbia fatto un poco di confusione.
I miei studi possono esser divisi in due parti. Nella prima, lampo di luce, ho (anzi abbiamo) dimostrato che l’immagine sindonica può essere prodotta da un fascio di luce UV molto breve e potente, e questo è un risultato scientifico che può essere controllato anche in altri laboratori. La seconda, ipotesi AMA, è un tentativo di spiegare nel modo più razionale e scientifico possibile cosa possa essere accaduto in una tomba di Gerusalemme circa 2000 anni fa. Infatti non c’è stato solo un lampo di luce proveniente dal corpo avvolto nel lenzuolo funebre, Sindone, ma anche altro. Quindi FP, deve prendere la prima parte come un risultato scientifico, mentre la seconda parte è solo una proposta tutta da verificare, anche se si basa sulle attuali conoscenze scientifiche e arriva ad alcune conseguenze che sono state verificate. Lasciamo stare i miracoli fuori da questa discussione.
Cari saluti, Giuseppe

La risposta del Prof. Baldacchini mi lascia davvero perplesso.
Non riesco, infatti, a capire in quale “confusione” io sia caduto, dato che il prof. Baldacchini non ha assolutamente risposto alla mia semplicissima domanda: come, cioè, possa ritenersi possibile (in occasione del lampo scaturito dalla Resurrezione, avvenuto, sulla base delle sue testuali parole, come effetto e, comunque, alla fine del complicato ipotetico processo nucleare) l’impressione dell’ immagine di un corpo che, in quel momento, non era più visibile, in quanto totalmente annichilito.
Prendo inoltre atto che, finalmente, il prof. Baldacchini afferma che la sua ipotesi (AMA, consistente nell’annichilazione-smaterializzazione del corpo di Gesù) sia da considerarsi (sempre, quindi, nell’ambito di una mera ipotesi) “solo una proposta tutta da verificare”, nel “tentativo di spiegare nel modo più razionale e scientifico possibile cosa possa essere accaduto in una tomba di Gerusalemme circa 2000 anni fa”, ridimensionando, così , se non annullando del tutto, quanto precedentemente affermato nell’articolo dell’aprile 2022 dal roboante e clamoroso titolo: “E io, fisico vi dico: così il corpo di Gesù si è smaterializzato”.

L’evoluzione della pretesa annichilazione del corpo di Gesù, secondo l’ipotesi del Prof. Giuseppe Baldacchini
Facendo seguito al mio articolo “Risorto o Scomparso”, pubblicato nella mia pagina Facebook “Riflessioni su fede e morale cattoliche di Federico Pellettieri”, ho di recente posto al Prof. Giuseppe Baldacchini, tramite il sito “La lampadina”, la seguente domanda:
“Se è vero che – nel processo di annichilimento del Corpo di Gesù che, sono sue parole, “permette alla materia di scomparire” e, quindi, rende non più visibile il Corpo di Gesù – “all’inizio c’è la Materia del Corpo di Gesù, mentre alla fine c’è una esplosione di Luce” che ha consentito la formazione dell’immagine sindonica, come è stata possibile l’impressione dell’immagine di un Corpo che, in quel momento, era “scomparso”?
A tale domanda, il Prof. Baldacchini, tramite la “Redazione controluce” del suddetto sito, mi ha così risposto:
“A me però sembra che il signor Federico Pellettieri abbia fatto un poco di confusione.
I miei studi possono esser divisi in due parti. Nella prima, lampo di luce, ho (anzi abbiamo) dimostrato che l’immagine sindonica può essere prodotta da un fascio di luce UV molto breve e potente, e questo è un risultato scientifico che può essere controllato anche in altri laboratori. La seconda, ipotesi AMA, è un tentativo di spiegare nel modo più razionale e scientifico possibile cosa possa essere accaduto in una tomba di Gerusalemme circa 2000 anni fa. Infatti non c’è stato solo un lampo di luce proveniente dal corpo avvolto nel lenzuolo funebre, Sindone, ma anche altro. Quindi FP, deve prendere la prima parte come un risultato scientifico, mentre la seconda parte è solo una proposta tutta da verificare, anche se si basa sulle attuali conoscenze scientifiche e arriva ad alcune conseguenze che sono state verificate. Lasciamo stare i miracoli fuori da questa discussione.
Cari saluti, Giuseppe”.
Immediata è stata la mia replica:
“La risposta del Prof. Baldacchini mi lascia davvero perplesso.
Non riesco, infatti, a capire in quale “confusione” io sia caduto, dato che il prof. Baldacchini non ha assolutamente risposto alla mia semplicissima domanda: come, cioè, possa ritenersi possibile (in occasione del lampo scaturito dalla Resurrezione, avvenuto, sulla base delle sue testuali parole, come effetto e, comunque, alla fine del complicato ipotetico processo nucleare) l’impressione dell’ immagine di un corpo che, in quel momento, non era più visibile, in quanto totalmente annichilito.
Prendo inoltre atto che, finalmente, il prof. Baldacchini afferma che la sua ipotesi (AMA, consistente nell’annichilazione-smaterializzazione del corpo di Gesù) sia da considerarsi (sempre, quindi, nell’ambito di una mera ipotesi) “solo una proposta tutta da verificare”, nel “tentativo di spiegare nel modo più razionale e scientifico possibile cosa possa essere accaduto in una tomba di Gerusalemme circa 2000 anni fa”, ridimensionando, così , se non annullando del tutto, quanto precedentemente affermato nell’articolo dell’aprile 2022 dal roboante e clamoroso titolo: “E io, fisico vi dico: così il corpo di Gesù si è smaterializzato”.
Per necessaria chiarezza, ritengo opportuno sintetizzare in che cosa consista, per il Prof. Baldacchini, la sua ipotesi di annichilimento del corpo di Gesù avvolto nella Sindone che ha prodotto il lampo di luce che ha consentito l’impressione dell’immagine di Gesù sulla Sindone.
Il pensiero del Prof. Baldacchini emerge sostanzialmente dai suoi seguenti scritti che dovrebbero essere letti attentamente:
marzo 2012: “Religioni, Cristianesimo e Sindone”, in www.sindone.info/BALDAK.PDF,
marzo 2018: “La Sindone ed un lampo di luce”, in www.controluce.it/la-sindone-e-un-lampo-di-luce/,
aprile 2022: “Ed io fisico vi dico come il corpo di Gesù si è smaterializzato”, in ne-e-io-fisico-vi-dico-cosi-il-corpo-di-gesu-si-e-smaterializzato/ , www.aldomariavalli.it/2022/04/13/nuove-ipotesi-scientifiche-sulla-sindo
maggio 2022: “Il big bang della Risurrezione”, in www.controluce.it/il-big-bang-della-risurrezione/ .
In brevissima sintesi, secondo il Prof. Baldacchini – “lasciando stare i miracoli fuori da questa discussine” e, quindi, credendo fermamente che qualsiasi evento, anche se apparentemente straordinario, possa e debba trovare la sua soluzione solo con esclusivo riferimento alle normali leggi fisiche oggi conosciute – l’immagine sindonica sarebbe stata prodotta dal forte lampo scaturito dalla reazione nucleare che sarebbe avvenuta nel sepolcro di Gesù per l’incontro della materia (corpo di Gesù) con antimateria che avrebbe provocato l’annichilazione del Suo corpo con l’esplosione di energia, tramutatasi “in luce, calore e suono”: nulla viene precisato su come detta antimateria ( che in natura non esiste ed attualmente può essere generata solo in laboratorio) si sarebbe trovata nel sepolcro di Gesù. In via generale, comunque, il Prof. Baldacchini si è esplicitamente riservato di chiarire ogni residuo dubbio “a tempo debito”. La suddetta energia, sempre secondo il prof. Baldacchini, si sarebbe poi ricomposta, fuori della Sindone ed in un altro luogo non meglio precisato per ritornare nella precedente situazione (quella, cioè, di corpo cadaverico?).
In considerazione del fatto che la suddetta reazione avrebbe comportato un’esplosione di energia di apocalittiche dimensioni, tali da distruggere l’intera città di Gerusalemme, il Prof. Baldacchini, rettificando il suo pensiero, chiarisce che l’incontro della materia (sempre il corpo di Gesù) non è avvenuto con antimateria, ma con antimateria “virtuale”, che è un tipo di antimateria, così chiamata, per l’estrema brevità della sua sopravvivenza, tanto da non essere fisicamente percepibile, producendo esplosioni di ridottissime dimensioni, rendendo, così, ancora più difficile comprendere la sua presenza nel sepolcro di Gesù. Evidentemente, non soddisfacendo dette pur ridottissime dimensioni dell’esplosione, il prof. Baldacchini, ulteriormente correggendosi, al fine di ridurre al massimo gli effetti di detta esplosione, fa ricorso ad un’altra ipotesi: l’annichilazione ipotizzata sarebbe “consistita nella trasformazione di una piccolissima frazione della Materia del corpo di Gesù” (v. articolo dell’aprile 2022).
A prescindere dalle ulteriori considerazioni, è appena il caso di rilevare come l’ipotesi, nei termini come sopra descritti, costituisca un vero e proprio irriverente scempio di quello straordinario e sovrannaturale evento della Resurrezione di Gesù che, escludendo ogni annichilazione/distruzione del Suo corpo, costituisce un imprescindibile fondamento della nostra fede sulla realtà della Sua trasfigurazione in un Corpo Glorioso, resosi invisibile a tutti, fatta eccezione a quanti Lui stesso avesse voluto apparire e che attraversava i muri e le porte senza aprirle, e si faceva fisicamente toccare dai suoi discepoli con i quali aveva anche mangiato.
Il prof. Baldacchini, comunque, evidentemente ritenendosi, come fisico, persona in grado di spiegare ogni cosa, ha continuato sempre ad insistere nell’affermare che la sua tesi dell’annichilazione è fondata sulle attuali conoscenze scientifiche, affermando, inoltre, con una frase che genera solo confusione, che “nella notte tra il sabato 8 e la domenica 9 aprile del 33 (o 30) d.C. in una tomba di Gerusalemme è avvenuto un fatto singolare che da allora è stato sempre ricordato nel variegato mondo del Cristianesimo con il nome di Resurrezione”. Sempre secondo il Prof. Baldacchini, le sue tesi arrivano anche “ad alcune conseguenze che sono state verificate” ed, a quest’ultimo riguardo, fa riferimento a quanto lui stesso ha potuto verificare nell’esame degli effetti che il processo nucleare da lui ipotizzato avrebbe prodotto sul ringiovanimento del telo sindonico.
Secondo la sua ipotesi, infatti, detto processo nucleare intervenuto sul corpo di Gesù, sulla base di una lunga serie di formule (per i più assolutamente incomprensibili) avrebbe comportato , sul telo sindonico che aderiva al corpo di Gesù, “un flusso isotropo di neutroni che ha ringiovanito il tessuto di circa 1300 anni, che, quindi, a una datazione con il Carbonio 14, fornisce una datazione medievale”.
La verifica di tale calcolo e, quindi, della sua validità la fornisce, sempre secondo il prof. Baldacchini, la seguente constatazione.
L’esame con il Carbonio 14 effettuato sul sudario che era nel sepolcro di Gesù ha dato, infatti, un risultato diverso rispetto a quello della Sindone, con un ringiovanimento di molto inferiore (700 anni circa): ciò sarebbe stato determinato dal fatto che detto sudario, “in accordo con il vangelo di Giovanni”, non era in aderenza con il corpo di Gesù ma era posto non per terra, in un luogo a parte, ad una distanza, calcolata sorprendentemente “con un semplice calcolo fisico e matematico” (sono sempre parole del Prof. Baldacchini) in 15 centimetri.
Tutta la costruzione logica come sopra fornita dal prof. Baldacchini è, però, inaccettabile perché errata.
Quanto raccontato nel vangelo di Giovanni (20, 6- 7) con riferimento a ciò che videro Pietro e lo stesso Giovanni (“giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”) è infatti frutto di un macroscopico errore di traduzione da parte di chi (San Girolamo) aveva, a suo tempo, provveduto alla traduzione dell’originario testo greco in latino.
Infatti, valenti esperti grecisti, concordemente hanno riscontrato (v. il mio articolo, di oltre 10 anni fa, dal titolo “Cosa vide Giovanni nel Sepolcro vuoto”, al n. 69 del mio sito www.fedepell.it, nel quale questo argomento è diffusamente trattato, riprendendo ricerche effettuate da numerosi cultori della lingua greca antica) che quanto riferito sul sudario, indicato come :“piegato in luogo a parte” risulta frutto di un’autentica invenzione da parte del traduttore, il quale, forse non riuscendo a capire bene il senso della frase, aveva scelto la strada di un’interpretazione “a senso” che, in definitiva, ha falsato il contenuto delle parole usate che, invece, andavano lette diversamente, con una traduzione letterale. In particolare il termine “piegato” andava, quindi, correttamente tradotto con “ravvolto” su sé stesso, mentre l’indicazione: “in luogo a parte” andava invece tradotta: “lì dove era” prima. Il sudario, cioè, che era stato posto intorno al “capo” (e non sul viso, come quello utilizzato per la sepoltura di Lazzaro) a scopo di mentoniera per mantenere la bocca chiusa si veniva, quindi, a trovare, al momento dell’entrata nel sepolcro di Pietro e Giovanni, nell’identica posizione nella quale si trovava al momento della deposizione del corpo di Gesù, cioè dentro e non fuori della Sindone, in stretto contatto con il corpo di Gesù. La sindone, quindi, si doveva presentare agli occhi di Pietro e Giovanni con un rigonfiamento all’altezza del viso di Gesù che stava a dimostrare che il suo corpo non poteva essere stato trafugato, dato che, in tal caso, il sudario (che avvolgeva il capo di Gesù) sarebbe uscito fuori dalla sindone.
La considerazione – secondo la quale, invece, il sudario si trovasse al di fuori della Sindone e, pertanto, non a contatto del corpo di Gesù – ipotesi, quest’ultima che, secondo il prof. Baldacchini avrebbe costituito una decisiva prova della fondatezza e validità dei suoi calcoli ed ipotesi, costituisce, allora, una volta accertato il macroscopico errore come sopra evidenziato, un vero e proprio cavallo di Troia, demolitore, pertanto, di una mastodontica impalcatura messa in atto per dimostrare l’indimostrabile che, cioè, l’immagine sindonica possa essere stata prodotta da un lampo di luce generata dall’annichilazione del corpo di Gesù.
Devo, inoltre, precisare che in quest’ultimo mio articolo, avevo esplicitamente affermato di condividere alcune ipotesi formulate dal Prof. Baldacchini, non conoscendo, a quel tempo, le ulteriori e più dettagliate puntualizzazioni emergenti dagli articoli successivamente pubblicati dal Prof. Baldacchini, con particolare riferimento a quelli dell’aprile e del maggio 2022, quest’ultimo avente il titolo molto ambiguo di: “Il big bang della Risurrezione”.
Per concludere, è sorprendente e, comunque, apre le porte ad un auspicabile suo ripensamento rispetto all’iniziale affermazione (“Lasciamo stare i miracoli fuori da questa discussione”), quanto ha scritto il prof. Giuseppe Baldacchini e che qui trascrivo, a conclusione di uno degli ultimi suoi articoli.
“In ogni caso, qualunque potrà essere l’esito finale di questi studi, rimarrà sempre un aspetto inspiegabile del processo della Resurrezione. Infatti, l’ipotesi AMA è in grado di descrivere come si sia formata l’IC e come il corpo sia diventato trasparente alla Sindone, ma non come un corpo morto possa essere riportato in vita. E’ chiaro però che se Cristo era il figlio di Dio, come molte circostanze tendono a indicare, allora questa difficoltà umana trova la semplicissima spiegazione dell’intervento divino, cioè un miracolo. Infatti, cosa impedisce a Dio di fare in 10 miliardesimi di secondo, la RESURREZIONE, quello che aveva già fatto in 10 miliardi di anni, la VITA?”.

 

La Sacra Sindone: una “immagine impossibile”
        Con riferimento a tutte le problematiche connesse all’enigma della formazione dell’immagine impressa sulla sacra Sindone di Torino ed alle osservazioni formulate nei precedenti miei scritti, mi sembra che possa pervenirsi ad una definitiva conclusione, sinteticamente raggruppando tutte le argomentazioni, sin qui svolte, a sostegno dell’impossibilità che detta immagine sia da considerarsi come naturale effetto della Resurrezione del corpo di Gesù, avvenuta nel sepolcro ove era stato deposto.
        Essendo numerose le ipotesi, da più parti avanzate, al fine di indicare una soluzione più soddisfacente a risolvere tale enigma, sulla base di indagini svolte esclusivamente su base scientifica, ritengo di soffermarmi su quella che più di ogni altra, per l’indiscussa alta professionalità degli autori, per le più sofisticate apparecchiature oggi esistenti che hanno avute a loro disposizione e per l’impegno notevolmente profuso per tanti anni su tale ricerca, individuandola nel Centro ENEA di Frascati e nei suoi valentissimi fisici.
        L’ipotesi suggerita dal suddetto Centro che, come sopra detto, esclude ogni intervento sovrannaturale, prevede la possibilità che l’immagine presente sul sacro telo possa essere stata prodotta solo con l’ausilio di raggi ultravioletti prodotti a seguito dell’annichilimento del corpo di Gesù che sarebbe stato totalmente distrutto, nel sepolcro, nell’incontro con particelle di antimateria. Dato che tale processo nucleare avrebbe comportato una forte esplosione con conseguenze devastanti su tutta la città di Gerusalemme, venne precisato che tale incontro sarebbe avvenuto con particelle di antimateria “virtuale” che è un tipo di antimateria, così chiamata, per l’estrema brevità della sua sopravvivenza, tanto da non essere fisicamente percepibile, producendo esplosioni di ridottissime dimensioni; successivamente, il prof. Baldacchini (fisico dell’ENEA), ulteriormente correggendosi, al fine di ridurre al massimo gli effetti di detta esplosione, aveva fatto ricorso ad un’altra ipotesi secondo la quale l’annichilimento ipotizzato sarebbe  “consistito nella trasformazione di una piccolissima frazione della Materia del corpo di Gesù”. Detta ipotesi è stata, poi, sottoposta, sempre dai fisici dell’ENEA, alle necessarie verifiche sperimentali: dopo svariati tentativi alla ricerca di trovare i giusti parametri occorrenti per ottenere dei risultati soddisfacenti, l’esito finale può così sintetizzarsi.
        Utilizzando un laser, alla massima potenza, e convogliando, con una lente, i sui raggi ultravioletti su di un pezzetto di tessuto di lino (simile a quello della Sindone) delle dimensioni di un solo centimetro quadrato, si è ottenuta una colorazione (e non, quindi, una immagine) “simil sindonica”; per ottenere tale modestissimo risultato, come precisato dal Prof. Paolo Di Lazzaro (altro fisico dell’ENEA), la durata del lampo prodotto dal laser venne progressivamente ridotta fino ad arrivare a quella massima consentita, per evitare che la stoffa si bruciasse, di appena 50 miliardesimi si secondo. In tale occasione, il suddetto Prof. Di Lazzaro dichiarò che, per ottenere lo stesso risultato (veramente irrisorio, dato che si trattava solo di un effetto sulla colorazione del tessuto e non del trasferimento di una immagine) su di una superficie pari a quella della Sindone sarebbero stati necessari 14.000 laser, corrispondenti alla superficie di un prospetto di un immobile di circa 10 piani.
         Da quanto premesso, è lo stesso Prof. Di Lazzaro a trarne le inevitabili conclusioni, dichiarando esplicitamente con indiscutibile professionalità che, nonostante anni di ricerca, l’enigma della formazione dell’immagine sindonica rimaneva irrisolto, tanto da arrivare a qualificare detta immagine come “immagine impossibile”, trovandosi di fronte a qualcosa assolutamente incomprensibile da non poterla ritenere esistente, sul piano scientifico.
         Se i risultati conseguiti, dopo anni di lavoro da parte di professionisti altamente qualificati, sono quelli come sopra illustrati, partendo, inoltre da premesse difficilmente accettabili (come quella dell’annichilimento di una “piccolissima frazione della materia del corpo di Gesù”, fatto ritenuto, dai fisici dell’ENEA, indispensabile per la produzione di un raggio laser ultravioletto) e subordinati a particolarissime condizioni (tipo la durata del lampo non superiore a 50 miliardesimi di secondo, realizzabile solo in un attrezzatissimo laboratorio) è facile pervenire alla conclusione che non sussista un ancor minimo elemento che possa avvalorare la tesi che la formazione dell’immagine sia avvenuta a seguito del lampo prodottosi in occasione della resurrezione di Gesù, nel sepolcro ove era stato deposto.
         A quanto sopra, devono, inoltre, aggiungersi, sempre al fine di dimostrare l’impossibilità che l’immagine si fosse naturalmente formata da un lampo ultravioletto, le seguenti argomentazioni su obbiettive situazioni di fatto relativamente alla particolare posizione di luogo e temporale della Sindone, al momento del suddetto lampo ultravioletto, mai da nessuno prese in considerazione: 1.il lampo è intervenuto a seguito della Resurrezione o annichilimento del corpo di Gesù, determinando la sua invisibilità: come, allora, è possibile la proiezione di un immagine di un corpo che non c’è più ?; 2.il telo che avvolgeva il corpo di Gesù nel sepolcro era, necessariamente, già abbondantemente macchiato di sangue, con inevitabili sbavature, a seguito del suo trasporto dal Golgota al sepolcro, rendendo impossibile l’impressione di una qualsiasi immagine che sarebbe risultata indecifrabile; 3.l’immagine risulta formata, per quanto riguarda le macchie di sangue, per contatto, mentre per quanto riguarda il corpo, per proiezione: come è mai possibile che le due immagini possano esattamente sovrapporsi, in presenza di una inevitabile diversa loro distorsione?; 4.l’immagine per proiezione presuppone la mancanza di contatto tra il corpo ed il telo (cosa, del resto, esplicitamente ammessa da tutti), ciò comporta che il corpo fosse galleggiante tra le due parti del telo: a parte l’insostenibilità di tale tesi, tale posizione risulterebbe irrealizzabile dato che, essendo l’immagine presente su di un unico telo (testa contro testa, con un distacco di soli due o tre centimetri tra le due teste) mancherebbe, tra le due opposte facce del telo, quel necessario distacco, almeno corrispondente allo spessore del corpo di Gesù; 5.l’immagine del corpo, come ricostruita sfruttando la sua tridimensionalità, raffigura un soggetto che sta per alzarsi, ciò identifica il momento dello scatto in un tempo (sia pure brevissimo) successivo a quello della Resurrezione, quando, cioè, il corpo era ormai scomparso; 6.sempre con riferimento alla tridimensionalità dell’immagine sindonica, realizzata con la diversità dell’intensità del colore in proporzione della distanza tra il corpo ed il telo, è assolutamente inconcepibile come tale particolarità possa essere stata trasmessa, naturalmente, in sede di impressione dell’immagine, avendo anche presente che i due valenti tecnici che hanno effettuato la decodificazione di tale particolarità (veramente unica ed irripetibile), al fine di produrre una statua in lattice riproducendo il corpo di Gesù, hanno impiegato quasi 10 anni di lavoro, ecc….ecc….
         Sulla base di quanto come sopra rappresentato sulle particolarità ed incongruenze dell’immagine impressa sulla sindone, è evidente la sensazione di trovarci difronte a qualcosa di inspiegabile, tanto da domandarci se un simile oggetto possa realmente esistere. Ma l’immagine sindonica è lì di fronte agli occhi di tutti, realmente esistente con tutte le sue inspiegabili particolarità ed incongruenze, come precedentemente messe in luce. Non resta, allora, che una sola soluzione: quella del miracolo.
           D’altra parte, è lo stesso Prof. Baldacchini, di fronte alle numerose difficoltà di pervenire ad una soluzione accettabile sul piano scientifico, ad ammettere, alla conclusione delle sue indagini, che “ è chiaro però che se Cristo era il figlio di Dio, come molte circostanze tendono a indicare, allora questa difficoltà umana trova la semplicissima spiegazione dell’intervento divino, cioè un miracolo”.
         Sarebbe stato, pertanto, Gesù stesso, al fine di lasciare un segno tangibile della sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, ad imprimere mirabilmente sul lenzuolo sindonico (così come risulta sulla Sacra Sindone di Torino) la propria immagine, unitamente ad una lunga serie di ulteriori segni informativi su quanto era accaduto, molti dei quali non immediatamente percepibili e, forse, ancora da scoprire. D’altra parte, a chi gli chiedeva di “vedere un segno” di tutto quello che diceva, Gesù stesso rispose: “una generazione perversa ed adultera pretende un segno. Ma nessun segno sarà dato, se non il segno di Giona profeta” (Mt. 12, 38-39).
         Se, concludendo, l’immagine sindonica fosse realmente frutto di un intervento soprannaturale, come qui sostenuto, permanendo l’incertezza sulla sua datazione, non avrebbe alcun senso indagare sul quando e su quale telo tale evento miracoloso si fosse realizzato: se, cioè, sulla sacra Sindone di Torino (ed, in questo caso, previo un altro miracolo, quello, cioè, di averla preventivamente resa candida in quanto già macchiata di sangue nel trasporto tra il Golgota ed il sepolcro), ovvero su di un telo del 1300, rimanendo inalterato, se non accresciuto, in entrami i casi,  il suo  immenso valore di straordinario  segno voluto e realizzato da nostro Signore Gesù Cristo.
            Resta da chiarire un ultimo aspetto: in presenza di tali obbiettive risultanze, difficilmente contestabili, appare difficile da capire come mai la Chiesa Cattolica si dimostri, di fatto, così poco incline ad accettare l’ipotesi del miracolo, lasciando le porte aperte a chi, senza alcun ben minimo fondamento, continua a sostenere che, ormai, è prossima la soluzione dell’enigma “Sindone”, avendo il mondo scientifico raggiunto, in merito, soddisfacenti risultati (invero, assolutamente inesistenti), creando, così, solo confusione ed infondate aspettative destinate a rimanere in piedi a tempo indeterminato.
            E’ evidente che, riconoscendo, eventualmente, la natura sovrannaturale dell’immagine sindonica, attribuendola alla volontà ed opera di Nostro Signore Gesù Cristo, la Chiesa accrescerebbe la differenza, se non la supremazia, nei confronti di tutte le altre religioni che non dispongono di un simile stupefacente “segno”, tutto ciò in contrasto con il, non celato, obbiettivo, che sempre più serpeggia nella Chiesa Cattolica, di realizzare una sempre più stretta relazione con tutte le altre religioni, cercando “ciò che ci unisce” e scartando “ciò che ci divide”.
           Se le cose stanno così, la mia appassionata battaglia, una delle poche voci, se non addirittura l’unica, che invano cerca di far emergere la verità sulla natura miracolosa dell’immagine sindonica, è, purtroppo, destinata ad un inevitabile naufragio.

Sacra Sindone: l’eresia di un raggio ultravioletto

Sull’enigma della formazione dell’immagine presente sulla Sacra Sindone ed a prescindere dal fatto di aver la presunzione di aver sufficientemente dimostrato nel mio blog,https://lenigmadellasacrasindone.it , l’impossibilità che detta impressione possa essere avvenuta, al di fuori di qualsiasi intervento soprannaturale, secondo leleggi fisiche oggi conosciute, mi sembra lecito formulare le seguenti considerazione dato che parecchi sindonologi, anche di fama internazionale, continuano a ritenere che l’immagine sindonica possa essere stata prodotta da un raggio ultravioletto, scaturito dal corpo di Gesù, al momento della sua Resurrezione.

Il ricorso ad un raggio ultravioletto è giustificato dalla considerazione che solo un raggio di questo tipo possiede quelle particolari caratteristiche ritenute necessarie per poter avanzare, almeno in via di ipotesi, la possibilità di detta impressione di immagine: sta, di fatto, però che tale raggio è producibile solo artificialmente, facendo ricorso a specifiche apparecchiature la cui presenza, nel sepolcro di Gesù, deve necessariamente escludersi.

Il superamento della suddetta difficoltà venne proposto qualche anno addietro dal Prof. Giuseppe Baldacchini, noto e molto stimato fisico del centro ENEA di Frascati che, già da diversi anni, aveva cercato di risolvere, con massimo impegno, l’enigma della formazione dell’immagine sindonica.

Il Prof. Baldacchini partendo, infatti, dalla considerazione che raggi ultravioletti vengono prodotti naturalmente anche in un solo caso, quello di un esplosione nucleare, determinata dall’incontro della materia con l’antimateria, proponeva la seguente sua ipotesi, precisando, comunque, che si trattava solo di un suo studio da sottoporre, comunque, a tutte le verifiche del caso.

 

Così scrive Federico Pellettieri:

In un articolo dell’aprile 2022 dal titolo: “Ed io fisico vi dico come il corpo di Gesù si è smaterializzato”, il Prof. Baldacchini – “lasciando stare i miracoli fuori da questa discussine” e, quindi, credendo fermamente che qualsiasi evento, anche se apparentemente straordinario, possa e debba trovare la sua soluzione solo con esclusivo riferimento alle normali leggi fisiche oggi conosciute –spiegava come l’immagine sindonica sarebbe stata prodotta dal forte lampo scaturito dalla reazione nucleare che sarebbe avvenuta nel sepolcro di Gesù per l’incontro della materia (corpo di Gesù) con antimateria che avrebbe provocato l’annichilazione del Suo corpo con l’esplosione di energia, tramutatasi “in luce, calore e suono”: nulla veniva, comunque, precisato su come detta antimateria ( che in natura non esiste ed attualmente può essere generata solo in laboratorio) si sarebbe, casualmente, trovata nel sepolcro di Gesù.

Va, al riguardo, rilevato come la previsione, nell’ipotesi formulata dal Prof. Baldacchini, dell’annichilazione del corpo di Gesù con la conseguente sua smaterializzazione e sparizione, in quanto trasformatosiin energia, dalla quale sarebbe scaturito il lampo ultravioletto che avrebbe consentito l’impressione dell’immagine sindonica, costituisce una chiara ed inequivocabile negazione della Sua Resurrezione, in evidente contrasto con quanto, da sempre, insegnatoci dalla teologia dogmatica della chiesa cattolica.

Va, comunque, aggiunto che, a seguito delle conseguenti sperimentazioni eseguite presso i laboratori dell’ENEA, il Prof. Baldacchini non ha potuto fare altro che prendere atto degli assai deludenti risultati ottenuti (ampiamente decritti nel su citato mio blog), tanto che il suo noto collega, Prof. Paolo Di Lazzaro, esplicitamente dichiarò che l’enigma della formazione dell’immagine sindonica rimaneva irrisolto, aggiungerei, in via definitiva.

Purtroppo assistiamo, ancora oggi, alla caparbietà, da parte di alcuni sindonologi, nel ribadire il loro convincimento, ormai privo di qualsiasi valido supporto, nel ritenere l’immagine sindonica quale effetto di un raggio ultravioletto, con ciò assumendo, di fatto e per quanto sopra detto sull’esclusiva origine di detto raggio, un comportamento chiaramente eretico.

17.2024
Risposta ad alcune critiche all’articolo: “L’eresia di un raggio ultravioletto, come fonte dell’immagine della Sacra Sindone”
          Con riferimento all’articolo indicato nel titolo, che ha fatto seguito a tutti quelli precedenti pubblicati fino al 30 agosto 2024, nel quale sostengo che è da ritenersi eretico chi sostiene che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone abbia avuto origine da un raggio ultravioletto, dato che –  sulla base di quanto affermato da valenti fisici, come il Prof. Giuseppe Baldacchini, che esplicitamente hanno sempre negato l’ipotesi di qualsiasi intervento sovrannaturale – detto raggio, sulla base delle leggi fisiche oggi conosciute, era da ritenersi prodotto esclusivamente, nell’incontro tra materia ed antimateria, dall’annichilamento del corpo di Gesù, seguito dalla sua trasformazione in energia, mi è stato da alcuni fatto notare che il riferimento a tale raggio non necessariamente dovesse significare adesione alla suddetta ipotesi di annichilimento: poteva, benissimo, infatti, essere stato lo stesso Gesù, all’atto della Sua Resurrezione (così come insegnata dalla teologia dogmatica cattolica) ad aver prodotto quel noto “lampo di luce” con le particolari caratteristiche di un raggio ultravioletto, al di fuori dell’ipotesi dell’ incontro della materia con l’antimateria, previsto dalle naturali leggi fisiche.
          A tale osservazione è facile replicare come la stessa presupponga necessariamente – escludendo, appunto, la naturale produzione di un raggio ultravioletto a seguito del suddetto incontro tra materia ed antimateria – un intervento sovrannaturale nella formazione dell’immagine sindonica che è proprio ciò che non si vuole ammettere.
            Tale ipotesi risulta, però, davvero inaccettabile: non si capirebbe, infatti, come la divina onnipotenza di Gesù Cristo – al fine di lasciare un segno tangibile della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, impresso sul telo sindonico – dovesse ritenersi limitata, nel perseguimento di tale diretto risultato, in quanto condizionata a predisporre preventivamente un idoneo mezzo (lampo luminoso con caratteristiche ultraviolette)  che, comunque, sperimentalmente, si è rivelato inadeguato, come ampiamente dimostrato. E’ evidente, quindi, come una simile ipotesi sia tanto irragionevole e priva di senso da rendere superfluo ogni ulteriore commento.
            Quanto sopra dimostra, ancora una volta, l’inadeguatezza di un vero e proprio delirio di onnipotenza che spinge quanti si trovino a cercare soluzioni a situazioni obbiettivamente irrisolvibili a convincersi che tutto possa e debba, prima o poi, trovare una spiegazione sulla base delle conoscenze scientifiche, per, poi, vedersi costretti (come accaduto anche al suddetto Prof. Baldacchini) ad ammettere la necessità del ricorso ad un intervento miracoloso.
          Mi sembra lecito, allora, pervenire alla seguente conclusione sull’enigma della formazione dell’immagine sindonica.
          Avendo, ormai, acquisito la certezza che non si tratta di un falso e che detta immagine non sia, comunque,  in alcun modo, riproducibile, il mondo scientifico, per circa un secolo, si è impegnato, con tutti i mezzi a sua disposizione, a trovare una soluzione al suddetto enigma soprattutto ipotizzando che l’immagine si fosse impressa sul sacro telo, come effetto naturale secondo le leggi della fisica, a seguito del lampo avvenuto al momento della Resurrezione  (ovvero annichilimento, nell’ipotesi  avanzata dal Prof. Baldacchini) di Gesù, senza pervenire ad alcun risultato, dichiarando esplicitamente che tale enigma rimaneva irrisolto.
         Va, inoltre, rilevato che, con  l’espandersi sempre di più il campo delle ricerche, sono addirittura aumentate le difficoltà di pervenire al suddetto risultato. Solo a titolo esemplificativo mi riferisco alla scoperta della tridimensionalità dell’immagine sindonica, cosa ritenuta da tutti assolutamente inspiegabile e che nessuno mai si sia fatto carico di avanzarne una benché minima giustificazione: risulta che siano state effettuate centinaia di fotografie, usando tutte le possibili modalità offerte dalle migliori apparecchiature oggi esistenti,  senza ottenere alcuna fotografia che contenesse quella suddetta particolarità.
          Per concludere, tante sono, inoltre, le obbiettive situazioni di fatto  assolutamente incompatibili con la suddetta ipotesi, come quella che, al momento del lampo di luce che avrebbe illuminato il corpo di Gesù per rifletterne la sua immagine sul telo sindonico, quel corpo non era più visibile (v. il mio precedente articolo: “La Sacra Sindone: una immagine impossibile”) mai prese in seria considerazione. Inoltre numerose sono le incongruenze ed incompatibilità riscontrate nell’immagine sindonica, come quella, sempre a titolo esemplificativo, dell’impossibilità di sovrapposizione dell’immagine del corpo di Gesù (unanimemente riconosciuta realizzata per proiezione verticale) con quella delle macchie di sangue realizzata, invece, per contatto, comprendendo le macchie laterali del corpo che non risultano presenti sul telo sindonico, che aveva “avvolto”  il corpo di Gesù, mentre sarebbero necessariamente finite, una volta disteso, al di fuori del contorno del corpo stesso, quasi da sembrare che fossero state volutamente, da Qualcuno, predisposte al fine di confondere le menti dei ricercatori  per determinarli ad escludere che detta immagine potesse considerarsi effetto naturale di quello straordinario evento della Resurrezione di Gesù,  mettendo, così, invece, in evidenza  l’unica possibile alternativa rimasta : quella dell’intervento sovrannaturale  di Gesù.
          Appare, infine, davvero incomprensibile come l’ipotesi che l’immagine sindonica possa essere stata l’effetto di un intervento soprannaturale non sia mai stata presa in seria considerazione, nemmeno dalla Chiesa cattolica dopo che il mondo scientifico aveva più volte dichiarato, dopo un secolo di studi, che l’enigma della formazione dell’immagine sindonica rimaneva irrisolto, trattandosi di qualcosa la cui stessa esistenza, per la scienza, sarebbe stata addirittura da ritenersi “impossibile”, come se non fosse stato Gesù ad annunciare esplicitamente che avrebbe, Lui stesso, lasciato un “segno” tangibile della Sua Passione, Crocifissione, Morte e  Resurrezione (Lc. 11, 29).
21 ottobre 2024

Inaffidabilità di un nuovo tipo di ricerca sulla datazione dellaSacra Sindone

A proposito della datazione della Sacra Sindone è di questi giorni una notizia apparentemente davvero clamorosa: il Prof. Liberato De Caro dell’Istituto di Cristallografia di Bari avrebbe dimostrato che la datazione del suddetto sacro telo è di circa 2000 anni fa: come viene, infatti, riferito da numerosi organi di informazione: “ sulla base dei risultati ottenuti, i ricercatori hanno stabilito che la Sindone sarebbe stata conservata a circa 23 gradi e con un’umidità relativa del 55% per 13 secoli prima di giungere in Europa”.

La suddetta notizia, nei termini come sopra riferiti, è ben diversa dalla obbiettiva verità: già in data 22 aprile 2022 il Prof. De Caro, a conclusione delle sue indagini, aveva testualmente dichiarato che era, comunque, da “sottolineare che la nostra analisi ha dimostrato che, affinché il tessuto TS avesse circa 20 secoli, avrebbe dovuto essere necessariamente mantenuto a una temperatura secolare media il XIV secolo” di circa 22,5 e un’umidità relativa media del 55 % per 13 secoli precedenti”.

Va, al riguardo, precisato, come del resto fatto correttamente presente dallo stesso Prof. De Caro, che il metodo usato (denominato Waxs) per determinare l’età di un determinatopezzo di tessuto si basa sulla misura del “degrado strutturale per invecchiamento naturale della cellulosa che compone le fibre dei fili di lino: in tal modo, è possibile datare con l’analisi a raggi X gli antichi tessuti da cui i campioni sono stati prelevati”. E’, inoltre, da tener presente (sono sempre precisazioni fornite dalProf. De Caro) che la suddetta degradazione della cellulosa è notevolmente influenzata dalla temperatura ed umidità riscontrate in tutto il tempo di conservazione del pezzo analizzato, sicché, per meglio chiarire tale concetto, una temperatura di conservazione più elevata determina un’accelerazione della sua degradazione. E’ evidente, quindi, che due pezzi di stoffa (pur avendo la stessa origine sia di luogo che di tempo) debbano presentare una diversa degradazione se conservati, per tutto il tempo considerato, a temperature diverse.

Nel nostro caso, l’attribuzione di una datazione risalente a 2000 anni fa alla Sacra Sidone risulta effettuata sulla base di un raffronto della degradazione di un campione di stoffa della Sindonecon un campione rinvenuto in una roccia di una località del Mar Morto (Masada) avente una data di origine validamente accertata (primo secolo dopo Cristo): avendo riscontrato che entrambi presentavano le stesse caratteristiche di degradazione, i ricercatori sono pervenuti alla conclusione di attribuirne la stessa datazione di origine.

Tale accostamento non sembra accettabile, sulla base delle precedenti osservazioni: infatti, l’attribuzione (come risulta presa in considerazione dai ricercatori di Bari) di una temperatura di 23 gradi per 13 secoli precedenti l’apparizione della Sindone, corrispondente a quella riscontrata sul pezzo di stoffa rinvenuto a Masada (una delle località più calde di tutto il pianeta) appare assolutamente inaccettabile dato che, mentre il pezzo di stoffa di Masada è stato permanentemente fermo in detta località in tutto il lunghissimo tempo trascorso, lo stesso non può assolutamente ipotizzarsi per la Sacra Sindone che, sicuramente, è stata spostata in diversi paesi, mai identificati con certezza, e con temperature medie comunque diverse da quelle, iniziali, di 23 gradi.

Le stesse osservazioni valgono, comunque, anche per i 700 anni successivi: per tale periodo risulta, infatti, attribuita (sempre in via del tutto presuntiva) una temperatura media di circa 8-9 gradi, anche questa inaccettabile. Basti considerare che la temperatura media della città di Torino è di circa 11 gradi, comunque riferita all’esterno e non ad un luogo chiuso e che, comunque, da vari decenni, nella teca che custodisce il sacro telo viene costantemente mantenuta (con l’ausilio di due condizionatori istallati a cura del Cardinale Giovanni Saldarini) a circa 20 gradi.

Sulla base di quest’ultima considerazione, appare davvero molto strano quanto ha affermato il Prof. Liberato De Caro sostenendo che “è stata una fortuna che la TS sia stata portata in Europa sette secoli fa. In effetti, la nostra analisi ha dimostrato che, dal XIV secolo fino a oggi, l’invecchiamento naturale della cellulosa del lino della TS è stato molto basso, a causa delle basse temperature medie secolari europee, (come sopra erroneamente supposte in 8-9 gradi ) impedendo così all’immagine corporea della TS di scomparire completamente, cosa che sarebbe accaduta a una temperatura media secolare di 22,5 °C. (con un intervallo consentito di 20-22,50 °C)………. Pertanto, per caso, solo la storia recente della TS in Europa ha impedito che il lino della TS ingiallisse completamente e che l’immagine della TS scomparisse completamente”; pertanto,essendo, attualmente, la Sacra Sindone conservata alla temperatura di circa 20 °C, la stessa sarebbe destinata (secondo il Prof. De Caro), anche se non nel breve periodo, a “scomparire completamente”.

Concludendo, sussistono valide ragioni per nutrire seri dubbi sull’affidabilità del sistema ideato dal Prof. De Caro, in mancanza di una valida indicazione dell’effettiva temperatura alla quale il Sacro telo è stato custodito per un così lungo periodo.

 

12 novembre 2024

 La Resurrezione di Gesù e l’autenticità della miracolosa immagine sindonica.

      Ritengo opportuno premettere alcune ulteriori argomentazioni a sostegno dell’inaffidabilità del metodo del Prof. Liberato De Caro, al fine di determinare la datazione di origine della Sacra Sindone ritenuta, a torto dai più, indispensabile per poter affermare l’autenticità dell’immagine sindonica. 

       Partendo dal presupposto, generalmente accettato, che il risultato di qualsiasi ricerca scientifica debba essere considerato inaffidabile qualora, in assenza della conoscenza di uno o più elementi necessari per il suo svolgimento, il ricercatore fosse costretto a ricorrere a semplici supposizioni, appare consentito formulare le seguenti argomentazioni.

        Come dichiarato dal Prof. De Caro, in assenza della conoscenza della temperatura alla quale fosse stato custodito il telo sindonico che, unitamente al degrado osservato, avrebbe consentito di determinare il periodo di tempo di detta custodia, “è interessante sottolineare che la nostra analisi ha dimostrato che, affinché il tessuto TS avesse circa 20 secoli, avrebbe dovuto essere necessariamente mantenuto a una temperatura secolare media di circa 22,5 ± 0,5 °C e un’umidità relativa media del 55 ± 5% per 13 secoli precedenti il ​​XIV secolo”, per un periodo, cioè, solo supposto e  che costituisce oggetto della ricerca.

        Tutto ciò, nei termini sopra esposti, non dimostra nulla, dato che l’esistenza della Sindone per 13 secoli prima della sua apparizione, proprio perché  è oggetto della ricerca, non può logicamente essere presupposto, al fine di stabilire quale sarebbe stato il livello medio di temperatura, per tale ipotetico periodo, per ottenere l’invecchiamento osservato: se, infatti, si presupponesse, sempre per mera ipotesi,  una esistenza, prima dell’apparizione nel 1300, di soli 10 secoli otterremmo, col metodo De Caro, l’indicazione di quale sarebbe stato il diverso livello medio di temperatura per tale, sempre ipotetico, periodo per ottenere l’invecchiamento osservato, ma mai l’indicazione dell’effettivo periodo di tempo dell’esistenza della Sindone, prima della sua apparizione. E’ evidente che tutto ciò non dimostra nulla, proprio perché non si conosce se ed in quale misura sia intercorso l’eventuale periodo di tempo di conservazione del telo sindonico precedente il XIV secolo, né, conseguentemente, l’effettivo livello di temperatura alla quale sia stato tenuto il telo sindonico in detto, sempre ipotetico, periodo; solo conoscendo tale temperatura, infatti, si potrebbe pervenire, sulla base del sistema ideato dal Prof. De Caro, alla determinazione del tempo occorrente per ottenere l’invecchiamento osservato: appare, infatti, molto discutibile pretendere di ottenere l’indicazione della temperatura media di conservazione (che, unitamente al degrado osservato, serva per la determinazione del periodo di tempo dell’eventuale presenza della Sindone prima della sua apparizione) ipotizzando in 13 secoli l’esistenza della Sindone prima della sua apparizione,  una condizione, cioè, che costituisce, invece, come già detto, l’oggetto della ricerca, per poi utilizzare l’indicazione della temperatura, così ottenuta, al fine di ottenere la conferma dell’ipotesi dell’esistenza della Sindone sin da 13 secoli prima della sua apparizione. Il Prof. De Caro, comunque, non ha mai indicato espressamente il livello medio di temperatura ed umidità  necessari per determinare l’ammontare complessivo di degrado riscontrato sul telo sindonico, ipotizzando il periodo di esistenza della Sacra Sindone limitato al solo periodo intercorrente dal XIV secolo ai nostri giorni.

        D’altra parte, per lo stesso motivo, inaccettabile appare anche ipotizzare detta temperatura sulla base delle temperature delle varie località nelle quali, sempre presumibilmente, avrebbe sostato la Sindone nel suo peregrinare per 13 secoli. 

        Inoltre, il Prof. De Caro, sempre nella sua relazione su richiamata, testualmente afferma che la sua “analisi ha dimostrato che, dal XIV secolo fino a oggi, l’invecchiamento naturale della cellulosa del lino della TS è stato molto basso, a causa delle basse temperature medie secolari europee, impedendo così all’immagine corporea della TS di scomparire completamente, cosa che sarebbe accaduta a una temperatura media secolare di 22,5 °C.”  E’ facile replicare che tutto ciò sarebbe vero se la temperatura di conservazione della Sindone, durante i sette secoli di permanenza in Europa, fosse stata riscontrata effettivamente pari alle “basse temperature secolari europee” (8-9 gradi), cosa, invero, inaccettabile, dato che le suddette “basse temperature europee” si riferiscono a temperature all’aperto e non all’interno di una teca conservata in un luogo chiuso; nello stesso tempo dimostra, sempre secondo il fisico De Caro, che, se fosse stata di 22,5 gradi (cosa più che possibile, ovvero, anche diversa e, comunque, pari al doppio di quella come sopra ipotizzata), l’immagine sarebbe scomparsa, sommando la degradazione realizzata per 700 anni alla degradazione per il periodo precedente di 13 secoli, con ciò, implicitamente, mettendo in seri dubbi, in tale ipotesi, la sussistenza stessa di un ulteriore degrado conseguente al, mai dimostrato, precedente periodo di esistenza della Sindone, oltre i noti sette secoli.

          Concludendo, sembrerebbe che il Prof. De Caro, con il suo nuovo metodo per la misurazione dell’età della Sindone, al fine di dimostrare la sua esistenza per i 13 secoli precedenti la sua apparizione, involontariamente, cadendo in un evidente corto circuito, sia pervenuto alla dimostrazione di un risultato  opposto.

         Non può, comunque, sottacersi che, obbiettivamente, non sussistono validi elementi di prova a sostegno che la Sacra Sindone di Torino abbia 20 secoli di vita, né,  pertanto, che abbia effettivamente avvolto il corpo di Gesù morto e risorto.

         Per completezza di esposizione va, invece, aggiunto che sussistono valide ed inconfutabili argomentazioni, esplicitamente qui richiamando  quanto già esposto nei miei precedenti articoli, che escludono che l’immagine sindonica possa essere stata impressa sul sacro telo, sia con riferimento alla posizione del corpo di Gesù in stato cadaverico, sia a quella di Gesù risorto: basti qui ricordare che l’immagine del corpo di Gesù in stato cadaverico (avvolto dalla Sindone e tenuto ben stretto dalle sovrastanti fasce) risulta incompatibile con un’immagine prodotta (come unanimemente accertato ed accettato) per proiezione e non per contatto e che l’immagine di Gesù risorto risulta inaccettabile per le seguenti argomentazioni: riflettendo, infatti, sulla differenza tra la resurrezione di Lazzaro e quella di Gesù e quanto riferito nei Vangeli sull’apparizione di Gesù Risorto solo nei confronti di quanti Lui stesso avesse voluto apparire, mi sembra consentito formulare la seguente considerazione.

          Mentre, nella resurrezione di Lazzaro, il suo corpo, pur sempre mortale, miracolosamente tornò in vita rimanendo sottoposto alle leggi naturali, nella Resurrezione di Gesù, invece, il Suo Corpo Glorioso assunse una Sua nuova veste assolutamente al di fuori delle leggi naturali,  rendendolo invisibile e, pertanto, deve escludersi qualsiasi effetto che fosse stato prodotto, secondo le naturali leggi della fisica, da tale Corpo: di ciò ne è la riprova il fatto che, dopo la Sua Resurrezione, il Suo Corpo divenne visibile solo a quanti avesse Lui stesso consentito di essere visibile. Se, pertanto, i discepoli ai quali Gesù era apparso avessero potuto disporre di un apparecchio fotografico per fotografarlo, non avrebbero potuto fotografare un bel niente, se non con un esplicito Suo consenso.

           Non va, inoltre, sottaciuto che tutti gli affannosi e, purtroppo, vani tentativi messi in atto dai vari ricercatori al fine di pervenire ad un risultato che non verrà mai conseguito, quello cioè di dimostrare che il telo sindonico di Torino abbia 20 secoli di vita e che abbia avvolto il corpo di Gesù, trovano una loro giustificazione nell’errata considerazione che queste ultime condizioni costituiscano un presupposto indispensabile per definire autentica l’immagine sindonica.

           In tale prospettiva, sempre al fine di dimostrare l’autenticità dell’immagine sindonica, si è assistito ad un notevole proliferarsi di scienziati e sindonologi che si sono profusi, con la produzione di un ingente mole di pubblicazioni, a proporre una lunga serie di ricerche e studi, puntualmente finiti nel dimenticatoio, in quanto inconcludenti ovvero ampiamente contestati, provocando, così, solo confusione e disorientamento con   la conseguenza di   rinvigorire la voce di una  consistente schiera di malevoli denigratori, sempre pronti a metter in evidenza l’inconsistenza di detti tentativi ed alimentare, conseguentemente, la tesi del falso medioevale.

          A tutto ciò va, inoltre, aggiunto, che risulta ormai accertato, come già in precedenza messo in evidenza, che l’immagine del Corpo di Gesù impressa sulla sacra Sindone, oltre a non poter essere considerata come un falso medioevale, non può essere stata prodotta per contatto con il Suo corpo in stato cadaverico, né per proiezione, come effetto, secondo le normali leggi della fisica, della Sua Resurrezione, come del resto concordemente affermato dal mondo scientifico che l’ha definita assolutamente inspiegabile per l’ulteriore emergenza di una lunga serie di incongruenze ed incompatibilità nei confronti delle naturali leggi fisiche, fino a pervenire, da parte degli stessi ricercatori, alla conclusione che detta immagine, da un punto di vista scientifico, non possa esistere, tanto da definirla davvero “impossibile”.  

          E’ evidente, pertanto,  l’inconsistenza dell’ostinazione di ancora molti scienziati e sindonologi nel ritenere necessari più approfonditi studi e nuove ricerche che trovano la loro giustificazione solo nell’infondato convincimento che tutto ciò che accade debba necessariamente essere ricondotto nell’ambito delle naturali leggi fisiche, ivi compreso anche ciò che, invece, è sacro e sovrannaturale: quanto, poi, alle numerose incongruenze ed incompatibilità con le leggi fisiche difficilmente superabili che sono emerse nell’approfondito esame dell’immagine sindonica, sembrerebbe che le stesse fossero intervenute non a caso, bensì predisposte ad  indirizzare i suddetti scienziati e sindonologi,  al fine di risolvere l’annoso enigma della formazione dell’immagine sindonica, alla ricerca del suo vero Autore, identificandolo in quell’unica Persona sottratta, appunto,  alle suddette leggi fisiche.

          Tutto ciò premesso, dato che la Sacra Sindone, la cui autenticità va, pertanto, correttamente riferita all’immagine e non al telo sul quale detta immagine risulta impressa, non è un oggetto immaginario ma è realmente  presente a Torino, e, necessariamente, un  autore dell’immagine ivi impressa debba pur esserci, escludendo che si possa essere formata accidentalmente ovvero per altre cause la cui ricerca non abbia, comunque, conseguito alcun effetto, l’autenticità di detta immagine va correttamente ricercata non nella pretesa ed indimostrabile prova della coincidenza della sua data di origine con quella della Resurrezione di Gesù (che, comunque, nulla proverebbe senza aver risolto il problema principale, quello, cioè, della formazione dell’immagine), ma per quello che realmente è, pervenendo, così, ad un’ unica possibile conclusione: che, cioè, si tratta di una immagine, di incerta datazione, miracolosamente attuata da nostro Signore Gesù Cristo per Sua esplicita volontà, come del resto già dallo stesso preannunciato, di lasciare un segno tangibile che mirabilmente e contestualmente parlasse, con modalità e tempi da Lui  scelti, della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, nulla rilevando, al riguardo, se attuato in un momento immediatamente successivo alla Sua Resurrezione e, pertanto, sul telo che lo aveva avvolto, ovvero, eventualmente, in un momento ulteriormente successivo, fino alla sua apparizione in Europa e, quindi, su di un telo di epoca diversa.         

            E’, comunque, fuori dubbio che la soluzione come sopra proposta dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica è, allo stato, solo un auspicio, in quanto resta pur sempre condizionato ad un ufficiale riconoscimento, da parte della  Chiesa,  della natura miracolosa di detta immagine, dopo un lunghissimo secolo di cauta e doverosa attesa, determinata dalla caparbietà dei suddetti noti scienziati e sindonologi nell’alimentare infondate aspettative di poter risolvere l’enigma in questione con una soluzione scientificamente valida, che, col proseguire delle ricerche, sono andate sempre più affievolendosi, fino a ritenere che oggi non abbiano più alcun fondamento.

 

29.11.24

 La Sacra Sindone alla luce della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor

       Nei Vangeli di Marco (9,2 – 18), Matteo (17,1 – 13) e Luca (9,28 – 36) è così raccontato l’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor,

in termini pressoché  identici: “sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche…..” 

     In tale episodio i tre discepoli beneficiano di un particolare privilegio a loro concesso di constatare con i loro occhi la stupefacente trasformazione del Corpo di Gesù, difficilmente descrivibile dagli evangelisti: la Trasfigurazione  è un bagliore, una  rivelazione del volto di Gesù come fonte di luce, sorgente di vita divina, diffusa anche sulle  vesti che lo ricoprivano, divenute candide come la luce, che dà loro la forza di discendere a valle e proseguire il percorso fino alla Pasqua, nella quale sperimenteranno in pieno quella Resurrezione anticipata per un’istante.

     Se quanto avvenuto sul monte Tabor è da intendersi, come unanimemente ritenuto, preannuncio e prefigurazione di quello che sarebbe realmente avvenuto alla Resurrezione di Gesù, deve necessariamente ammettersi che anche il telo sindonico che lo ricopriva, a contatto con il Suo Corpo, abbia subito lo stesso effetto di essere inondato da quella folgorante luce dallo Stesso emanata,  divenendo così bianco come “nessun lavandaio sulla terra avrebbe potuto” farlo. Tale ipotesi è comunque, avvalorata dalla considerazione che, per l’impressione dell’immagine sindonica, si sarebbe resa, in ogni caso, necessaria la presenza di un telo assolutamente bianco, mentre, invece, è fuori dubbio che il telo sindonico che avvolgeva il Corpo di Gesù fosse, al momento della Sua Resurrezione, notevolmente macchiato di sangue (nel tragitto, ancorché breve, tra il Golgota ed il sepolcro) da rendere assolutamente indecifrabile qualsiasi immagine che si fosse  ivi sovrapposta.

      Tutto ciò, inoltre, comporta l’impossibilità (per evidente logica incompatibilità) che quella “sfolgorante luce” diffusa dal corpo di Gesù fosse sostituita, da parte di alcuni scienziati e sindonologhi,  dalla fantasiosa ipotesi di raggi ultravioletti sprigionati, come effetto delle naturali leggi fisiche, da un preteso annichilimento del Suo Corpo (in sostituzione della Sua Resurrezione)  che avessero potuto produrre l’immagine impressa sul Sacro Telo, con tutte le sue riscontrate particolarità ed incongruenze,  ampiamente precedentemente dimostrate e concordemente accertate, difficilmente superabili e tali da far definire la Sacra Sindone un oggetto scientificamente “impossibile”.

      Definitivamente scartata, quindi, l’ipotesi che detta immagine possa essere stata impressa sul telo sindonico per effetto naturale del lampo di luce generato dalla Resurrezione di Gesù, deve, pertanto, convenirsi che l’unica ipotesi possibile, sull’origine della suddetta immagine sindonica, sia da ricercarsi unicamente in un intervento sovrannaturale voluto ed attuato, con insindacabili modalità e tempi, da nostro Signore Gesù, come segno tangibile (come da Lui stesso preannunciato) della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione. 

       Con riferimento, poi, alla obbiettiva difficoltà di stabilire con certezza la data di origine del telo sindonico, va osservato, come del resto già precedentemente messo in evidenza,  che  a nulla rileva, comunque, che la data del suddetto  stupefacente evento miracoloso, sia  coincidente in un momento immediatamente successivo alla  Resurrezione di Gesù (cosa che mi “sento” di credere sia realmente accaduto, anche se obbiettivamente priva di alcuna valida prova) ed, in tal caso, l’immagine sindonica si sia impressa sul telo che abbia realmente avvolto il Suo Corpo, sia se riferibile ad un qualsiasi momento successivo, fino alla data dell’apparizione della Sacra Sindone in Europa, ed, in questo caso, avvenuto su di un telo del XIV secolo e, quindi, necessariamente diverso da quello che avvolse il Corpo di Gesù nel sepolcro.

       Possa, infine, la miracolosa e tangibile immagine, impressa sulla Sacra Sindone di Torino, di Chi, vero Dio e vero Uomo dei dolori e della sofferenza, è sceso dal cielo per scendere sulla terra per  indicare agli uomini la via della loro salvezza, costituire un valido sostegno per accettare di percorrere una via, a nessuno esclusa, ma a volte tortuosa e dolorosa, nella fondata speranza di aggiudicarsi un posto nel Suo Regno, come da Lui promesso, per condividerne gioiosamente l’infinita ed eterna bellezza di beatitudine e di pace della gloria celeste.

16. Cosa trattiene la Chiesa Cattolica dal dichiarare “miracolosa” l’origine dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone ?

          Sin dalla prima apparizione, in Europa nel XIV secolo, della Sacra Sindone, sono subito sorti seri dubbi sulla sua autenticità; deve, comunque, ritenersi che solo nell’ultimo secolo sono stati effettuati seri studi e ricerche scientifiche, avvalendosi delle nuove tecnologie messe a disposizione del mondo scientifico. 

           Allo stato  attuale, pur riconoscendo, ormai dalla quasi unanimità dei ricercatori, che l’immagine impressa sulla Sindone raffiguri le sembianze di Gesù Cristo, morto in croce e deposto nel sepolcro, permangono ancora seri dubbi sulla sua autenticità, sostenendo, alcuni, l’ipotesi che possa trattarsi di un falso medioevale, ed altri che ritengono che detta immagine possa essere stata prodotta, come effetto naturale della Resurrezione di Gesù:  non risultano, inoltre, mai risolti i problemi relativi alla datazione del telo sindonico.

           Per quanto concerne la datazione del telo sindonico, i dubbi permangono dato che le note analisi fatte con il metodo C 14 sono state ampiamente contestate con motivazioni varie che, obbiettivamente, non possono essere ignorate; d’altra parte, non risultano affidabili alternative al suddetto metodo C 14 per determinare con esattezza la sua data di origine.

           Non può, comunque, sottacersi che, l’indagine sulla datazione del telo sindonico non porta ad alcun utile risultato al fine di risolvere l’enigma sull’autenticità della Sacra Sindone, dato che, quandanche risultasse accertata la sua data corrispondente alla data della Crocifissione di Gesù, non risulterebbe risolto il  vero problema circa le modalità di formazione dell’immagine ivi impressa: è, infatti, evidente che l’indagine sulla datazione del telo sindonico avrebbe senso solo nel caso che risultasse provato che la suddetta impressione sia effetto diretto della Resurrezione di Gesù. Quest’ultima condizione, come esclusiva causa della suddetta impressione, deve, quindi, essere considerata come logico ed indispensabile presupposto per un utile ricerca sulla data di origine del telo sindonico.

          Il fondamentale enigma da risolvere, sempre con riferimento all’ipotesi che la formazione dell’immagine fosse coeva alla Resurrezione di Gesù, è, quindi, identificabile nella ricerca delle modalità di formazione dell’immagine: tale ricerca è, fin ora, fallita perché ritenuta “impossibile”, non essendo il mondo scientifico riuscito a trovare alcuna soluzione valida, sotto l’aspetto scientifico, che risulti compatibile con l’obbiettiva situazione di fatto in cui si trovava il corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione.

           La suddetta “impossibilità” (esplicitamente affermata da valenti scienziati e ricercatori) va, infatti, riferita non alla mancata attuale conoscenza di particolari tecniche che, in un possibile futuro anche non prossimo, possano essere eventualmente essere scoperte che giustificherebbero ulteriori ricerche e tentativi allo scopo di individuare nuovi mezzi utili a spiegare come quell’immagine si fosse prodotta, bensì a numerose  incongruenze presenti nell’immagine, con riferimento a situazioni di mero fatto con esse incompatibili e, pertanto, non suscettibili di essere  spiegate, anche in un futuro molto lontano.

Non può, infatti, dimenticarsi, in quale posizione si trovasse il Corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione: il Suo Corpo, giaceva nel sepolcro, avvolto dalla Sindone abbondantemente già macchiata di sangue e tenuto, a questa, ben aderente dalle fasce che la sovrastavano.

La descrizione, come sopra sinteticamente descritta, corrisponde esattamente alla narrazione evangelica che, del resto, risulta aderente alle prescrizioni ebraiche previste per la sepoltura dei cadaveri, con particolare riguardo a quelli relativi a morte violenta: in questo caso, al fine di evitare la vietata dispersione del sangue proveniente dalle ferite inferte al condannato (come, appunto, il caso di Gesù) , veniva prescritto che il cadavere venisse avvolto in un lenzuolo, a sua volta tenuto ben stretto da bende che lo circondavano, per essere trasportato dal luogo ove era morto al sepolcro. Tale usanza risulta ancora oggi praticata, come emerge da vari filmati televisivi relativi al trasporto dei morti nel conflitto palestinese.

A tal riguardo non può sottacersi come quanti (sia scienziati che sindonologi ) che cercano di provare che la formazione dell’immagine sindonica sia da attribuirsi ad un naturale effetto della Resurrezione di Gesù si sono visti costretti ad una fantasiosa, quanto indebita, ricostruzione della scena su indicata vistosamente modificandola del tutto: secondo loro, infatti, il corpo di Gesù deposto dalla croce sarebbe stato adagiato, solo nel sepolcro, sulla parte posteriore del lenzuolo steso per terra e, quindi, ricoperto dall’altra parte dello stesso, solo adagiato sulla parte anteriore del Suo corpo, dimenticandosi completamente del suo utilizzo nel trasporto dal Golgota al sepolcro e delle bende che lo sovrastavano e lo tenevano ben stretto al corpo di Gesù, cosa che, ovviamente, avrebbe logicamente escluso in modo incontestabile qualsiasi proiezione di immagine.

            Nel mio precedente articolo, dal titolo “La Sacra Sindone: una immagine impossibile” ho, comunque,  elencato una  lunga serie di ulteriori incongruenze che le rendono definitivamente incompatibili con la situazione di fatto sopra descritta.

A solo titolo esemplificativo, mi limito a ricordare che, come concordemente accertato dal mondo scientifico, l’immagine impressa sulla Sacra Sindone risulta realizzata, per quanto concerne le macchie di sangue, dal contatto del telo con il corpo di Gesù, mentre, per l’immagine del corpo, per proiezione, senza alcun riscontrato contatto tra telo e corpo di Gesù. E’ evidente, pertanto, che, essendo unica l’immagine, l’immagine del corpo  ottenuta per proiezione non  possa essere sovrapposta a quella ottenuta per contatto, per le inevitabili distorsioni di quest’ultima, anche con riferimento alle macchie di sangue presenti sui due lati del corpo e non presenti sull’immagine ottenuta per proiezione verticale che sarebbero, invece, finite al difuori del perimetro dell’immagine prodotta per proiezione ; inoltre, per quanto concerne l’immagine del corpo realizzata per proiezione, è evidente che tale modalità avrebbe comportato il distacco del telo dal corpo, per entrambi i lati,  che le suddette due parti fossero ben stese e “candide” (situazioni, entrambe, davvero “impossibili” e, comunque, per quanto sopra detto sulla posizione del corpo di Gesù, al momento della Sua resurrezione, non corrispondenti alla realtà) e che, inoltre, tra le due parti del telo sussistesse un adeguato distacco, anch’esso “impossibile”, dato che tra le immagini delle due teste contrapposte il distacco esistente è di una decina di centimetri, assolutamente insufficiente a realizzare la suddetta doppia proiezione. In altri termini, per realizzare la doppia immagine  così come raffigurata sul sacro telo, il corpo di Gesù si sarebbe dovuto trovare nell’assurda quanto inverosimile posizione di galleggiamento tra le due parti contrapposte del suddetto telo sindonico. 

Quanto, come sopra descritto, unitamente a tutte le altre analoghe situazioni di fatto, descritte nel precedente mio articolo, difficilmente contestabili e non suscettibili di essere modificate in futuro, rende obbiettivamente “impossibile”  che l’impressione dell’immagine  possa essersi realizzata per effetto naturale della Resurrezione di Gesù (di ciò ne è ulteriore conferma quanto fatto presente nel precedente articolo, dal titolo “La Sacra Sindone alla luce della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor”)  e, conseguentemente, si rileva inutile ogni ulteriore ricerca sulla datazione del telo sindonico.

Sulla base di quanto come sopra fatto presente, entrambe  le due ipotetiche tesi contrapposte sull’autenticità della sacra Sindone  sono da ritenersi inaccettabili; dopo oltre un secolo di approfondite ed affannose indagini e sperimentazioni per arrivare alla spiegazione dell’enigma della sacra Sindone, può, infatti, pervenirsi alla seguente conclusione: se è vero che l’ipotesi di un falso medievale è da scartarsi in quanto sono obbiettivamente falliti tutti i tentativi di riproduzione dell’immagine sindonica, in tutti i suoi particolarissimi aspetti, pur avvalendosi delle acquisite conoscenze scientifiche (in campo chimico, fisico e medico) dopo oltre sette secoli dall’eventuale confezione del falso, è altrettanto vero, sulla base di quanto come sopra fatto presente, che sono falliti anche tutti i tentativi di dimostrare che detta immagine fosse da ritenersi naturale effetto della Resurrezione di Gesù e, quindi, che la sua formazione fosse coeva a tale miracoloso evento, in presenza di irrisolvibili incongruenze ed incompatibili situazioni di fatto; d’altra parte, i risultati ottenuti dalle sperimentazioni effettuate dai ricercatori di entrambi i contrapposti schieramenti, al fine di dimostrare la validità delle rispettive ipotesi, nonostante i numerosi tentativi ed aggiustamenti fatti nel corso di vari anni di lavoro, si sono dimostrati molto deludenti tanto da poter obbiettivamente definirli, entrambi, fallimentari (alludo ai lavori svolti da noti esponenti del mondo scientifico come il Chimico, Prof. Garlaschelli, da un lato ed i Fisici, proff. Baldacchini e Di Lazzaro, dall’altro).

Non può, inoltre sottacersi che l’impossibilità di ritenere l’immagine sindonica come conseguenza naturale e diretta rispetto alla Resurrezione di Gesù, unitamente all’impossibilità di pervenire ad un valido ed incontestabile risultato sulla datazione della Sindone, porta, inevitabilmente, all’obbiettiva conclusione di non poter sostenere con certezza che il telo sindonico presente a Torino sia identificabile in quello che abbia realmente avvolto il corpo di Gesù, morto e deposto nel sepolcro.

Purtroppo, fino a quando ci saranno scienziati e sindonologi che, nonostante i ripetuti fallimenti, e sempre al fine di dimostrare l’autenticità della sacra Sindone,  continueranno testardamente ad insistere, sulla base di proposte inaffidabili, nella richiesta di ulteriori ricerche al fine di provare che la datazione della Sindone corrisponda a quella della Morte e Resurrezione di Gesù,  e che l’immagine impressa su detta Sindone si sia formata a seguito della Resurrezione di Gesù, in contrasto con obbiettive situazioni di fatto che escludono tale possibilità, non si perverrà mai ad alcun utile risultato per l’obbiettiva  “impossibilità” dell’avveramento di tali condizioni che, invece, vengono, a torto, ritenute dai suddetti scienziati e sindonologi,  necessarie per dimostrare l’autenticità della Sacra Sindone: l’attuale situazione  di stallo appare, pertanto, destinata a permanere a tempo indeterminato, alimentando sempre più la contrapposta tesi del falso medievale. 

            Dovendo, in ogni caso, ritenere inaccettabili, perché prive di validi e probanti elementi di prova, entrambe le contrapposte tesi, quella, cioè, del falso medioevale e l’altra che individua l’immagine ivi impressa come conseguenza naturale e diretta della Resurrezione di Gesù e dovendosi, comunque,  individuare la causa di origine  dell’immagine ivi impressa, l’autenticità di quest’ultima deve, quindi,  necessariamente riferirsi a quello che realmente è, vale a dire all’unica possibile ipotesi rimasta, a quella, cioè, di una immagine miracolosa prodotta per un intervento sovrannaturale, al di sopra delle naturali leggi fisiche e, comunque, intervenuto in un momento diverso da quello della Resurrezione di Gesù (anche se non meglio precisabile, compreso tra un momento immediatamente successivo a tale evento miracoloso fino all’apparizione in Europa del sacro telo), identificando il suo Autore nella Persona ivi raffigurata che tale “segno” aveva già preannunciato di lasciare, tralasciando ogni indagine (comunque rivelatasi “impossibile”) sulla datazione del sacro telo presente a Torino e, conseguentemente, se lo stesso abbia, o meno, avvolto il corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione.

             E’ di tutta evidenza, infatti, come l’incommensurabile valore del Sacro Telo e la sua autenticità vadano ricercati con esclusivo riferimento alla stupefacente modalità della formazione dell’immagine ivi impressa, con tutte le sue particolarità ed incongruenze che appaiono, come già in precedenza sostenuto, davvero inspiegabili, prescindendo, quindi, da ogni indagine relativa alla datazione del suddetto telo sindonico e alla ipotetica (quanto “impossibile”) naturale formazione dell’immagine sindonica connessa alla Resurrezione di Gesù, che nulla rilevano nei confronti della natura miracolosa di tale immagine presente sulla sacra Sindone di Torino la cui data di origine  potrebbe, pertanto, eventualmente ed indifferentemente, essere di 2000 anni fa, oppure del XIV secolo.

             Tutto ciò premesso, non è dato conoscere in base a quali argomentazioni, pur sempre imperscrutabili ed insindacabili, la Chiesa Cattolica, che per tanto tempo ha mantenuto un prudente atteggiamento di prudenza, nel quale alla Sacra Sindone è stata alternativamente ed impropriamente attribuita la qualifica di “reliquia” o “icona” (v. un mio precedente articolo dal titolo “Sacra Sindone, reliquia o icona ?”), persista ancora – una volta accertata la sussistenza, nell’immagine sindonica, di una serie di incongruenze irrisolvibili in quanto riferibili ad immodificabili situazioni di fatto che escludono che la stessa possa essere stata prodotta, come effetto naturale della Resurrezione di Gesù –  nel non riconoscere la natura miracolosa di detta immagine, rinunziando, così, di avvalersi di un potente strumento di evangelizzazione, che nessuna altra religione ha a disposizione; comportamento che potrebbe, a mio modestissimo avviso, pur consapevole di non aver titolo per formulare alcuna ipotesi, forse  spiegarsi – avendo la Chiesa Cattolica sempre cura, nell’incontro con le altre fedi religiose, a far riferimento a ciò che ci unisce e non a ciò che ci divide – con un suo timore di provocare eventuali risentimenti, qualora tale riconoscimento venisse, anche se erroneamente, interpretato come  finalizzato a  far emergere, nei loro confronti, il suo indiscutibile primato.

 

L’enigma della Sacra Sindone: l’avvilente storia infinita di un delirio di umana onnipotenza.
       L’uomo, per sua natura, ha sempre desiderato conoscere, sapere tutto, rendersi conto della realtà che lo circonda, in altre parole è sempre stato alla ricerca della verità: con il progresso scientifico ed il conseguente accrescimento delle proprie conoscenze in tutti i campi, l’uomo ha sempre più ridotto i margini di ciò che gli era ignoto, pervenendo, a poco a poco, alla convinzione che, prima o dopo, riuscirà a scoprire tutto ciò che ancora non è oggetto di conoscenza: a volte, anche quando si viene a trovare difronte al mistero e, con la ragione cerca di raggiungere la verità senza riuscire a raggiungerla, non si rende conto di tale obbiettiva impossibilità, e testardamente continua ad insistere, in questo delirio di onnipotenza,  nella sua affannosa ed inconcludente ricerca, fino ad arrivare ad escludere l’esistenza di ciò che è sottratto all’umana comprensione.
       In tale obbiettiva situazione, Giovanni Paolo II, nella sua monumentale enciclica “Fides et ratio”, avvertiva che  “la ragione deve rispettare alcune regole di fondo per poter esprimere al meglio la propria natura. Una prima regola consiste nel tener conto del fatto che la conoscenza dell’uomo è un cammino che non ha sosta; la seconda nasce dalla consapevolezza che su tale strada non ci si può porre con l’orgoglio di chi pensa che tutto sia frutto di personale conquista; una terza si fonda nel  ‘timore di Dio’, del quale la ragione deve riconoscere la sovrana trascendenza ed insieme il provvido amore nel governo del mondo. Quando s’allontana da queste regole, l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello  stolto”.
       Quanto come sopra descritto si addice pienamente a quanto accaduto nell’affannosa ricerca della soluzione dell’enigma della Sacra Sindone, con particolare riferimento al problema relativo alla formazione dell’immagine sindonica; infatti, scartata l’ipotesi di un falso medievale, dopo che risulta accettata, quasi universalmente, l’impossibilità di una sua riproduzione, anche sfruttando tutte le possibilità offerte dalle attuali tecniche, i ricercatori (scienziati e sindonologi) si sono impegnati, per oltre un secolo, a cercare di provare che l’immagine sindonica si fosse prodotta sul sacro telo, al momento della resurrezione di Gesù, come effetto naturale di tale evento, producendosi in una mole enorme di sofisticatissime formule matematiche ed una valanga di pubblicazioni che, obbiettivamente, nessuno può dubitare sulla loro dimostrata e, molte volte apertamente riconosciuta, assoluta inconsistenza, senza, mai, neanche lontanamente, ipotizzare che l’impressione di quell’immagine potesse essere stata opera sovrannaturale voluta ed attuata da Nostro Signore Gesù Cristo, come, per altro, dallo stesso preannunciato.
       E’, inoltre, da osservare che la ricerca affannosa della soluzione dell’enigma della formazione dell’immagine ha comportato l’emergere di numerose altre particolarità (il prof. Paolo Di Lazzaro ne ha elencate una cinquantina circa), tutte assolutamente irriproducibili che hanno, di fatto, solo accresciuto le difficoltà nella ricerca di una soluzione all’enigma in oggetto: a solo titolo esemplificativo, mi riferisco alla riscontrata tridimensionalità dell’immagine sindonica, impossibile a trasmettersi per “proiezione”, come dimostrato da centinaia di fotografie fatte, usando apparecchiature fotografiche di alta precisione, nessuna delle quali ha prodotto risultati che possano paragonarsi all’effetto riscontrato nell’immagine sindonica.
           Non è qui il caso di ripetere come, da parte di noti personaggi, che la Chiesa Cattolica davvero inspiegabilmente continua anche ad osannare pubblicamente per il loro impegno, sempre al fine di dimostrare l’indimostrabile (cioè, il nesso causale tra la produzione dell’immagine e la Resurrezione di Gesù), non si è esitato anche a travisare i sacri testi evangelici: mi riferisco alle modalità della sepoltura di Gesù, laddove, per superare l’ostacolo rappresentato dal fatto che il corpo di Gesù fosse abbondantemente già macchiato sangue che avrebbe impedito qualsiasi sovrapposizione di un ulteriore immagine, si è sostenuto che Gesù fosse stato trasportato, completamente nudo, dal Golgota al sepolcro e qui, dopo essere stato lavato, fosse  stato ricoperto dalla Sindone, solo “adagiata” sul suo corpo.
         Sempre con riferimento alle modalità della sepoltura di Gesù (v. n. 1 del mio  blog: https://lenigmadellasacrasindone.it  ,“Cosa vide Giovanni nel sepolcro vuoto”), va tenuto ben presente che la stessa era avvenuta, come specificamente riportato dai Vangeli, nel dichiarato rispetto della normativa giudaica, (“com’è usanza seppellire per i Giudei” , v. Gv. 19, 40), per i cadaveri di morti per cause violente e che, come quello di Gesù, presentavano ferite sanguinanti, per i quali era previsto che fossero avvolti da un lenzuolo con sovrastanti bende che lo tenevano ben aderente al corpo per evitare dispersione di sangue. Orbene, avendo rilevato, in una delle tante relazioni del centro Enea di Frascati, che l’immagine sindonica, relativa al corpo di Gesù, non potesse essersi formata per contatto, in assenza delle inevitabili distorsioni di immagine che si sarebbero prodotte, in caso di contatto, sul telo una volta steso ed in assenza anche di immagini delle due parti laterali del corpo di Gesù, i ricercatori (tralascio i nomi degli illustri fisici autori del documento, risalente al 2015), anziché prendere atto della suddetta incompatibilità tra l’immagine impressa sul telo sindonico e l’obbiettiva situazione di fatto, come sopra descritta, hanno ritenuto – con una argomentazione, obbiettivamente contraria ad ogni elementare logica, che non esito ad affermare assolutamente insostenibile e, comunque, offensiva dell’intelligenza di chi l’avesse letta – di poter sostenere che detta incompatibilità costituiva, invece, la prova che il telo sindonico non fosse in posizione di “avvolgimento” del corpo di Gesù, bensì solo “adagiato” su detto corpo, dimenticandosi, inoltre, delle bende afflosciate “per terra” (dato che non avvolgevano più il corpo di Gesù, al di sopra della Sindone), travisando, così, come già fatto presente nel caso precedente, la contraria situazione di fatto, assolutamente immodificabile, dettagliatamente decritta nei suddetti Vangeli.
         Inoltre, si è anche sostenuto, sempre a solo titolo esemplificativo, che l’episodio della Trasfigurazione costituisca prova del richiamato e presunto nesso di casualità, quando, invece, appare evidente che detto episodio affermi esattamente il contrario (“le Sue vesti divennero bianche che nessun lavandaio sulla terra sarebbe riuscito a farle”) senza, poi, tenere nel debito conto che, al momento della Resurrezione di Gesù, il noto “lampo” avvenne contemporaneamente alla sparizione di Gesù, diventato a tutti invisibile, tranne a chi avesse voluto apparire, cosa che, inevitabilmente, avrebbe reso impossibile la riproduzione dell’immagine di un corpo che era, appunto, divenuto invisibile.
      Che dire, poi, delle ricerche effettuate dal Prof. Giuseppe Baldacchini (v.  n. 9 del mio blog, su citato ) sulla posizione del sudario, nel sepolcro di Gesù,  che sarebbe stato lasciato, al di fuori della Sindone  ad una distanza, calcolata sorprendentemente “con un semplice calcolo fisico e matematico” (sono parole del Prof. Baldacchini) in 15 centimetri, laddove, invece, sulla base dell’originale testo in lingua greca del Vangelo di Giovanni (v. articolo n. 1 sopra richiamato del mio blog), chiaramente risulta che detto sudario, posto intorno al “capo di Gesù”, con funzione di mentoniera, era a stretta aderenza con il corpo di Gesù e, comunque, addirittura all’interno della Sindone.
      Analogamente appare incomprensibile la richiesta di nuove indagini per dimostrare il preteso errore nella datazione del telo sindonico con il metodo C 14, dato che (quandanche fosse provata, cosa, invero, assai difficile, una sua datazione risalente a 2000 anni fa) a nulla servirebbe detto risultato, dato che è di tutta evidenza come la suddetta datazione in nulla rileverebbe al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine.
        Quanto come sopra sinteticamente ricordato induce ad una attenta riflessione sul comportamento molto discutibile degli scienziati e sindonologi che, caparbiamente, dichiarano di essere ancora fiduciosi su di un esito favorevole delle loro ricerche.
        Invero,  con riferimento agli assai incontestabili deludenti risultati ottenuti in un oltre un secolo di ricerche, sembrerebbe sia ormai giunto il momento, per tutti i ricercatori (scienziati e sindonologi), di prendere atto dell’assoluta impossibilità, sia ora che per sempre, di pervenire ad una qualsiasi soluzione dell’enigma in questione basata su basi scientifiche, accettando, con la necessaria umiltà, che tale soluzione debba essere ricercata solo ricorrendo a strade diverse.
        Tale avvilente storia, come sopra sinteticamente descritta, si sta, invece, protraendo a tempo indeterminato,  sotto i malevoli occhi dei detrattori della Sacra Sindone che, non a torto, possono tranquillamente deridere, per i continui loro insuccessi, quanti inutilmente insistono nella ricerca, su basi scientifiche, della soluzione dell’enigma in questione, ostinatamente seguendo una strada sbagliata che, per ripetere le parole di Giovanni Paolo II sopra richiamate, li espone solo al rischio di fallimento e di essere ritenuti “stolti”, alimentando, inoltre, anche tra i credenti, il discredito del Sacro Telo che, purtroppo, sembra condannato, così, ad essere, per sempre, considerato oggetto misterioso con impressa una tenue immagine, di ignoto autore, destinata a svanire con il trascorrere del tempo.
         Non può sottacersi, per concludere, che risulta difficilmente comprensibile il persistente silenzio della Chiesa Cattolica nei confronti dell’insostenibile ed ostinata posizione di scienziati e sindonologi che  potrebbe, di fatto, apparire come un inammissibile disconoscimento di uno stupefacente dono che Gesù ha voluto concederci con l’immagine sindonica, mirabilmente impressa sul Sacro Telo presente a Torino, raffigurante la Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione.

Sempre sul tema dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica e sulla indubbia confusione generata dall’ipotesi di un “raggio ultravioletto”, emanato dal corpo di Gesù Risorto, che avrebbe consentito la proiezione della Sua immagine sulla Sindone che l’avvolgeva, ritengo opportuno formulare alcune ulteriori precisazioni.

Come è noto, la suddetta ipotesi è stata formulata dal fisico dell’ENEA di Frascati, Prof. Giuseppe Baldacchini come risultato di un ipotetico incontro (identificato con la sigla AMA) tra materia (corpo di Gesù) ed antimateria, avvenuto nel sepolcro ove il Suo corpo era stato deposto.

In particolare da detto incontro ne sarebbe scaturita un’esplosione nucleare che avrebbe prodotto, con l’annichilamento del corpo di Gesù, “energia, luce e suono” ed il conseguente “raggio ultravioletto”: su questo punto il Prof. Baldacchini è davvero categorico nell’affermare che “l’unico modo di spiegare la Sindone nella sua interezza è che l’uomo descritto dai Vangeli come Gesù Cristo abbia subito un processo  di annichilazione quando era cadavere e avvolto nella Sindone” (v. pag. 21 del suo saggio del marzo 2012, dal titolo “Religioni, Cristianesimo e Sindone”). Tale processo di annichilamento, dettagliatamente descritto nel saggio richiamato e corredato da una lunga serie di formule matematiche, dai più, difficilmente comprensibili, risulta sempre coerentemente ribadito  in tutti i successivi scritti del Prof. Baldacchini.

Sempre in detta occasione, il Prof. Baldacchini ipotizza, inoltre, la produzione di un “flusso isotropo di neutroni” che avrebbe prodotto un ringiovanimento del telo sindonico di circa tredici secoli: di ciò ne farebbe prova la diversa datazione riscontrata nel sudario posto (sono testuali parole del Prof. Baldacchini) “ad una distanza di 15 centimetri dalla Sindone”, incorrendo, però, in un madornale errore (come riferito in un mio precedente articolo), dato che, per un evidente errore di traduzione, dal testo greco in latino, tale sudario era da considerarsi posto non all’esterno del sudario, bensì nel suo interno con funzione di mentoniera e, quindi, a perfetto contatto con il corpo di Gesù.

E’ fin troppo evidente, comunque,  come l’ipotesi di un annichilamento del corpo di Gesù che comporta la sua totale distruzione sia in netto ed irriducibile contrasto con la descrizione della Resurrezione di Gesù, così come testimoniata nei Vangeli ed insegnata nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

Invero, il Prof. Baldacchini, non potendo contestare le suddette evidenze, perfeziona la  suddetta sua  ipotesi, sempre riconfermando  l’avvenuto annichilamento del corpo di Gesù, aggiungendo che  l’energia come sopra prodotta si fosse “ricomposta al di fuori del lenzuolo” in virtù di quale magia fantascientifica non è dato conoscere; il Prof. Baldacchini, infatti, a differenza di quanto spiegato sull’annichilamento del corpo di Gesù, non fornisce alcuna spiegazione al riguardo: in ogni caso, anche ammessa tale fantasiosa ricomposizione, il risultato sarebbe stato quello della ricostruzione dell’originaria situazione del corpo di Gesù, cioè, in stato cadaverico.

E’, però, lo stesso Prof. Baldacchini a non convincersi di tale sua ipotesi affermando che  “l’ipotesi AMA è in grado di descrivere come si sia formata l’IC e come il corpo sia diventato trasparente alla Sindone, ma non come un corpo morto possa essere riportato in vita………..allora questa difficoltà umana trova la semplicissima spiegazione dell’intervento divino, cioè un miracolo”.

Sulla base di quanto come sopra fatto presente, risulta, comunque, fuori dubbio che il persistere, aderendo all’ipotesi del prof. Baldacchini, nel convincimento che sia stato un “raggio ultravioletto” (unico a possedere le caratteristiche di direzionalità) la causa dell’impressione dell’immagine sindonica significa, implicitamente e necessariamente, accettare anche l’imprescindibile presupposto dell’avvenuta annichilazione del corpo di Gesù.

In tale situazione è davvero difficile comprendere come, da parte di diversi sindonologi di dichiarata fede cattolica, possa, aderendo all’ipotesi formulata dal Prof. Baldacchini, sostenersi la tesi di un “raggio ultravioletto” come causa della formazione dell’immagine sindonica, dato che tale tesi (peraltro, sperimentalmente, rivelatasi fallimentare) si basa, come sopra riaffermato, sull’imprescindibile presupposto dell’annichilamento del corpo di Gesù. Ancora più incomprensibile appare, inoltre, il comportamento della Chiesa Cattolica che non solo si astiene da alcun commento al riguardo, ma addirittura accoglie nei propri luoghi di culto, per conferenze ed altri incontri su temi riguardanti la Sacra Sindone di Torino, chi  nei confronti  della suddetta tesi, pur consapevole del suo necessario presupposto, manifesta un dichiarato consenso, continuando a riaffermare il proprio convincimento “a ritenere che l’origine dell’immagine sia una luce ultravioletta”, come “confermato dal mondo scientifico”, alimentando, così, il disorientamento di molti credenti che quasi potrebbero sentirsi legittimati a porsi una imbarazzante domanda: ma Gesù Cristo è veramente Risorto nel Suo corpo trasfigurato in Corpo Glorioso, resosi invisibile a tutti, tranne a chi avesse voluto Lui stesso apparire, passando attraverso muri e porte senza aprirle, facendosi toccare dai suoi discepoli con i quali addirittura ha anche mangiato, oppure il suo corpo si è annichilito, tramutandosi in energia, svanendo nel nulla?

La Sacra Sindone di Torino ha realmente avvolto il corpo di Gesù ?

Dopo oltre un secolo di infruttuose ricerche, a tale domanda nessuno scienziato o sindonologo ha mai saputo dare una convincente risposta.

Dato che, ancora oggi, sono in molti a ritenere che nuove e più approfondite ricerche scientifiche possano servire a fornire un’adeguata risposta a tale domanda, ritengo opportuno mettere in evidenza che sussistono obbiettive situazioni di mero fatto, non suscettibili, quindi, di alcuna possibile futura modifica, che, comunque, costituiscono un ostacolo insormontabile a fornire quella auspicata risposta.

Nei limiti, come sopra indicati, esporrò, qui di seguito, solo argomentazioni basate su presupposti di fatto che non si prestano a possibili contestazioni e, preliminarmente, riguardanti il soggetto rappresentato nell’immagine sindonica e le modalità di sepoltura seguite per la deposizione del corpo di Gesù nel sepolcro.

Sulla domanda su chi sia il soggetto “rappresentato” sul telo sindonico, mi sembra che non sussistano dubbi: sulla base di innumerevoli indizi che, qui, non è il caso di elencare, e che, comunque, risultano pressoché unanimemente accolti, il soggetto ivi “rappresentato” deve ritenersi identificabile nella persona di Gesù. Ciò, ovviamente, non costituisce affatto prova che il soggetto “rappresentato” sia identificabile con il soggetto cherealmente sia stato avvolto nel telo sindonico, essendo, tale eventualità, necessariamente subordinata all’accertamento delle modalità di formazione dell’immagine sindonica.

Per quanto concerne le modalità di sepoltura del corpo di Gesù, è necessario riferirsi esclusivamente a quanto, sul punto, raccontato nei Vangeli: al riguardo, pertanto, è da tener presente che: la sepoltura di Gesù era avvenuta “com’è usanza seppellire per i Giudei”: secondo le dettagliatissime norme ebraiche per la sepoltura dei morti, i corpi dei morti per morte violenta che presentassero ferite sanguinanti, come il casodi Gesù, al fine di non disperdere il sangue, ritenuto parte del corpo del defunto, nel tragitto tra il luogo della morte ed il sepolcro dove dovevano essere deposti, dovevano essere avvolti in un lenzuolo sovrastato da bende che gli giravano intorno al corpo, tenendolo ben stretto ed aderente al lenzuolo; i corpi dei defunti per morte naturaleerano, invece, avvolti solo dalle bende, sempre ben strette (come nel caso di Lazzaro, tanto da far dire da Gesù: “scioglietelo”). Per quanto riguarda il sudario, posto sul “viso” di Lazzaro, a differenza di quello posto intorno al “capo” di Gesù, v. il mio articolo n. 1 di questo mio blog.Il corpo di Gesù, inoltre, come concordemente accettato, non era stato lavato, sicché, necessariamente, il telo doveva presentarsi notevolmente macchiato di sangue con inevitabili sbavature pr le ferite ancora sanguinanti, determinate dal trasporto dal Golgota al sepolcro.

In tale obbiettiva ed incontestabile situazione di fatto,i sostenitori (scienziati e sindonologi) della tesi che l’immagine sindonica fosse stata impressa al momento e come effetto della Resurrezione di Gesù, concordemente affermano che detta immagine risulta dalla sovrapposizione di due distinte immagini: quella, cioè, delle macchie di sangue che sarebbe stata prodotta per contatto tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico e, l’altra, relativa all’immagine corporea, prodotta, invece, per proiezione. Entrambe tali supposizioni, a prescindere dall’obiettiva difficoltà, se non dall’impossibilità, di sovrapposizione di due immagini di cui una prodotta per contatto e, l’altra, per proiezione, ad un approfondito esame, risultano, però, incompatibili, sia pure parzialmente, con obbiettive situazioni di fatto.

Va, preliminarmente, osservato che nessuno si è mai fatto carico di prendere in considerazione l’impossibilità che su di un telo già abbondantemente imbrattato di sangue potesse imprimersi un’immagine così tenue e, comunque, perfettamente delineata come quella già a stento visibile. Vero è, comunque, che alcuni hanno sostenuto l’esistenza di due sindoni, l’una, servita solo per il trasporto dal luogo della Crocifissione al sepolcro ed un’altra usata per la deposizione nel sepolcro, e che altri, invece, hanno sostenuto che Gesù fosse stato trasportato, completamente nudo, al sepolcro: tali ipotesi, però, sono davvero talmente illogiche ed inaccettabili da non meritare alcun commento. Resta, comunque, ferma l’osservazione come sopra fatta presente, sul fatto che il lenzuolo dovesse essere notevolmente già macchiato di sangue,che costituisce una insormontabile pregiudiziale ad ogni superflua ulteriore argomentazione sull’impossibilità che l’immagine sindonica, ove fosse stata sovrapposta,potesse, in alcun modo, risultare decifrabile.

Anche superando la suddetta pregiudiziale, per quanto concerne le macchie di sangue presenti sulla Sindone che sarebbero state prodotte “per contatto” tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico va osservato che vanno distinte quelle che, al momento della deposizione dalla croce, erano ancora sanguinanti dalle altre (oltre 200), relative alla flagellazione: dall’analisi effettuata da Gilbert Lavoie, Bonnie B., Rev. Vincent J Donovan e Johns Ballads, il cui risultato venne pubblicato nel settembre 1983, dal titolo “Sangue sulla sindone di Torino (l’importanza del tempo nel trasferimento dei coaguli di sangue al Telo come immagini distintive del coagulo”. https://unaminoranzacreativa.wordpress.com/2020/11/12/sangue-sulla-sindone-di-torino-parte-ii-limportanza-del-tempo-nel-trasferimento-dei-coaguli-di-sangue-al-telo-come-immagini-distintive-del-coagulo/#:~:text=Tre%20pozze%20di%20sangue%20arrotondate,accelerato%20l’essiccazione%20del%20siero), venne esplicitamente puntualizzato che le macchie di sangue prese in considerazione nel suddetto lavoro riguardavano solo i “flussi sanguigni ….. che tutti avevano una cosa in comune: tutti scorrevano attivamente vicino al momento della morte”. Con tale precisazione veniva ulteriormente chiarito che “altre macchie di sangue, come i segni di flagello e i rivoli di sangue sull’immagine dorsale, rientrano in una categoria diversa per quanto riguarda la loro formazione e il contenuto di umidità: pertanto, dovrebbero essere valutati separatamente”.

Nell’esame suddetto, e ribadendo quanto già fatto presente in un mio precedente articolo, viene precisato che queste ultime macchie si riferiscono a coaguli secchi, relative a fuoriuscita di sangue per ferite avvenute molte ore prima del contatto tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico, e, considerato che “affinchéun coagulo trasferisca la sua immagine speculare su un panno per contatto, un panno dovrebbe essere posto su un coagulo umido non più tardi di 2 ore e mezzo dopo l’interruzione del sanguinamento e che, dopo che i coaguli si sono asciugati, non vi è alcuna prova di trasferimento, dovendosi, pertanto, escludereche i coaguli secchi possano essere riattivati dall’umidità ambientale e quindi lasciare un’impronta sul panno”.

Sull’impossibilità che coaguli secchi si possano essere trasferiti “per contatto”, ed escludendo che gli stessi si “possano essere riattivati dall’umidità ambientale”, come riscontrato nell’analisi sopra ricordata, va, per completezza, ricordato che, in un successivo studio (v. “Caratteristiche delle macchie di sangue da considerare in una ricostruzione in laboratorio della Sindone di Torino”,  in IV Symposium Scientifique International du CIELT Paris, 25-26 Avril 2002; Carlo Brillante, Giulio Fanti, Emanuela Marinelli) si è cercato di superare tale ostacolo sostenendo l’ipotesi di un loro “ridiscioglimento” a seguito di un ipotetico processo fibrinolitico, il cui riferimento appare, invero, inappropriato dato che detto procedimento, di norma, viene attivato solo a seguito della somministrazione di particolari farmaci per via endovenosa.

A tal riguardo, deve, comunque, farsi presente, come già detto nel mio precedente articolo sopra richiamato, che le suddette macchie sono presenti sulla Sindone, con contorni ben precisi e netti tanto da apparire come se si fossero formate direttamente sul telo, che escludono un qualsiasi loro trasferimento; d’altra parte se si fossero formate per un preteso “ridiscioglimento” di precedenti coaguli, il sangue, rimasto compresso per oltre 20 ore tra il corpo di Gesù ed il telo, avrebbe necessariamente prodotto inevitabili sbavature che sono, invece, del tutto assenti.

Da quanto come sopra osservato, sembrerebbe che le macchie di sangue così come presenti sulla Sindone (con riferimento, almeno, a quelle, numerosissime, causate dalle ferite della flagellazione) non possano essere state prodotte dal contatto del corpo di Gesù con il telo sindonico e, quindi, ciò comporterebbe l’inevitabile ulteriore conclusione dell’esclusione che la Sindone presente a Torinopossa aver avvolto il corpo di Gesù, rimanendo, quindi, la presenza di dette macchie senza alcuna giustificazione sulla loro origine, se non quella di un intervento miracoloso riguardante l’intera immagine.

Per quanto riguarda, poi, l’immagine del corpo di Gesù, scienziati e sindonologi hanno sempre concordemente sostenuto, sulla base dell’esame di tale immagine, che la stessa dovesse essere stata prodotta (a seguito del noto “lampo”) per “proiezione”, escludendo categoricamente, in assenza di qualsiasi indizio contrario, ogni contatto diretto tra il telo ed il corpo di Gesù per tutta la sua estensione, in occasione della suddetta “impressione”.

A parte l’insormontabile pregiudiziale dell’impossibilità che il corpo di Gesù potesse essere “ripreso” al momento della Sua Resurrezione, cioè, nell’attimo iniziale del bagliore prodotto dal suddetto “lampo” (di durata infinitesimale, calcolata dagli scienziati, non superiore a 50 miliardesimi di secondo), in un momento, quindi, nel quale detto corpo era, contestualmente, scomparso alla vista di chiunque, va, comunque, considerato quanto appresso.

Dato che la suddetta ipotetica proiezione risultava in evidente contrasto con l’obbiettiva situazione di fatto, come concordemente raccontata nei vangeli e sopra riportata, scienziati e sindonologi, anziché prendere atto di tale incongruenza che portava ad escludere la formazione dell’immagine “per proiezione”, hanno ritenuto di poter seguire una via diversa, assolutamente inaccettabile, anche da un punto di vista di elementare logica, contestando esplicitamente la verità del racconto evangelico che così veniva arbitrariamente modificato e corretto.Le “bende” che fasciavano il corpo di Gesù, al di sopra della Sindone e che la tenevano ben aderente al fine di evitare dispersioni di sangue, infatti, erano completamente dimenticate: la loro pretesa assenza, sempre sulla base di un ragionamento fuori di ogni logica, giustificava, inoltre, l’assenza delle macchie di sangue relative alle ferite alle parti laterali del corpo di Gesù (senza considerare che, in assenza delle bende, il sangue si sarebbe inevitabilmente disperso, almeno nel tragitto tra il Golgota ed il sepolcro, necessariamente macchiando il lenzuolo); inoltre, il telo sindonico non avvolgeva il corpo di Gesù (contrariamente a quanto inequivocabilmente risulta dal racconto evangelico) ma era, sullo stesso, solo “posato”: è evidente, comunque, che tale fantasiosa ipotesi, quand’anche fosse vera, non possa escludere un contatto, anche se parziale, della sindone con il corpo di Gesù, sia sul suo lato anteriore (in quanto, appunto, “poggiata” sullo stesso), sia e soprattutto sul lato posteriore sul quale tutto il corpo di Gesù era disteso, fatta salva l’ipotesi, davvero surreale, del corpo di Gesù galleggiante tra le due parti del telo.

Va, inoltre, osservato che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone ha la particolarità di essere tridimensionale e che detta tridimensionalità risulta ottenuta, con un procedimento davvero unico ed irriproducibile, dalla diversa intensità di colorazione di ogni punto dell’immagine, proporzionale alla distanza tra il telo ed il corpo. Ciò, come già fatto presente (v. il precedente mio articolo n. 7: “La verità nascosta nella tridimensionalità dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone”), richiede necessariamente che le due parti del telo sindonico (anteriore e posteriore) fossero, entrambe, ben distese orizzontalmente per tutta la loro estensione e uniformemente distanti tra loro per uno spazio adeguato che consentisse di identificare detta distanza (tra il corpo ed il telo) e, pertanto, almeno non inferiore allo spessore del corpo. Tale necessaria situazione di fatto risulta, però, in totale netta ed incontestabile contraddizione con la situazione di fatto così come raccontata dai Vangeli: ciò comporta la conseguente inequivocabile conseguenza dell’impossibilità che la Sacra Sindone presente a Torino – laddove si ritenesse, come ipotizzato dagli scienziati e sindonologi, che l’impressione dell’immagine fosse avvenuta, secondo le naturali leggi della fisica, in occasione e per effetto della Resurrezione di Gesù -possa corrispondereal lenzuolo che effettivamente teneva avvolto, in tale momento, il Suo corpo.

Quanto sopra osservato, unitamente alla considerazione che il telo sindonico è unico e che, tra testa contro testa, intercorre uno spazio di soli pochi centimetri assolutamente insufficienti a realizzare quel minimo distacco, tra il corpo ed il telo, che consentisse la suddetta “proiezione”, dovrebbe concludersi per l’impossibilità dell’ipotesi che l’immagine del corpo di Gesù si sia formata per “proiezione”, almeno per quell’ampia parte del corpo di Gesù che, necessariamente, deve ritenersi sia stata in contatto con detto telo, al momento della Sua Resurrezione, confermando, inoltre, di conseguenza, come sopra affermato, che la Sindone presente a Torino non possa aver avvolto il corpo di Gesù.

Tutto ciò premesso – che, sulla base di obbiettive situazioni di mero fatto nonsuscettibili di alcuna modifica successiva, portano ad escludere che l’immagine sindonica,si sia formata, sia pure parzialmente, per quanto riguarda le macchie di sangue, per “contatto” e, per quanto riguardal’immagine del corpo di Gesù, “per proiezione” – dovrebbe far pervenire all’inevitabile conclusione della sussistenza di seri dubbi che la Sacra Sindone esistente a Torino possa davvero aver avvolto il corpo di Gesù.

In tale situazione, in presenza dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone a Torino che, con tutte le sue incongruenze ed incompatibilità riscontrate, una causa di origine di detta immagine debba pur avere ed in considerazione, anche, che, come ormai risulta concordemente accettato, debba escludersi l’ipotesi di un falso medioevale, non resta che una sola soluzione: quella di un intervento soprannaturale di Chi, sottratto a qualsiasi condizionamento delle naturali leggi della fisica, abbia voluto, come del resto dallo stesso promesso, lasciarci un stupefacente segno miracoloso della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione: particolarissimo segno che non trova alcun analogo riscontro in nessuna altra religione al mondo.

Non può, comunque, scartarsi, l’ipotesi – oggetto di un mio intimo e fermo convincimento, anche da molti esplicitamente condiviso – che la suddetta Sindone abbia realmente avvolto il corpo di Gesù: ciò potrebbe essersi verificatonel caso, da non escludersi, anche se in assenza di impossibili e tangibili prove, che detto intervento soprannaturale fosse intervenuto in occasione della Resurrezione di Gesù, e, quindi, sul telo che avvolse il suo corpo, dopo che detta Sindone avesse subito, sempre in tale occasione e per soprannaturale intervento, un suo ringiovanimentoed uno sbiancamento come quello avvenuto nell’episodio della Trasfigurazione.

D’altra parte, resta sempre da ricordare che a nulla rileverebbe, comunque, ai fini dell’autenticità della Sacra Sindone e della veridicità di unintervento soprannaturale nella formazione dell’immagine sindonica, in quale momento tale intervento si fosse verificato, se, cioè al momento della Resurrezione, ovvero in un qualsiasi momento successivo, fino alla comparsa in Europa della Sindone e, quindi, anche su di un altro telo medioevale, diverso da quello che avvolse il corpo di Gesù.

Difronte, poi, al persistente atteggiamento di non pochi scienziati e sindonologi che, ancora, non desistono dal richiedere inutili ulteriori ricerche al fine di provare il nesso causale, al di fuori di ogni intervento soprannaturale per preconcetta esclusione, tra la formazione dell’immagine sindonica e la Resurrezione di Gesù, ritengo opportuno ricordare quanto affermato da Papa Giovanni Paolo II, nella sua enciclica “Fides et ratio”, a proposito dell’utilizzo della ragione umana nella ricerca della verità.

In tale enciclica, Giovanni Paolo II, pur riconoscendo“che la conoscenza dell’uomo è un cammino che non ha sosta” avvertiva, però, di non cadere nell’errore dell’orgoglio “che tutto sia frutto di personale conquista”, disconoscendo l’esistenza di eventi ascrivibili alla “sovrana trascendenza” e, pertanto, sottratti all’umana conoscenza: in tal caso, infatti, “l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello stolto”.

Con riferimento alle suddette parole di Papa Giovanni Paolo II, come sopra riportate, ritengo, in conclusione, di mettere in evidenza la saggezza dimostrata da un notissimo fisico, il Prof. Giuseppe Baldacchini,il quale, nell’esporre la sua ipotesi sulla formazione dell’immagine sindonica (che anche chi scrive questo articolo aveva inizialmente accolto) aveva esplicitamente premesso che, in qualità di scienziato, non avrebbe fatto riferimento ad eventuali interventi di natura soprannaturale, basando la sua ipotesi su di un ipotetico annichilimento del corpo di Gesù: successivamente, però, prendendo atto dell’obbiettiva impossibilità, partendo dalla suddetta ipotesi, di trovare una soluzione, sul piano scientifico, al problema da risolvere (non determinata da propria od altrui incapacità, ovvero per mancanza di adeguati mezzi), testualmente concludeva che: “se Cristo era il figlio di Dio, come molte circostanze tendono a indicare, alloraquesta difficoltà umana trova la semplicissima spiegazione dell’intervento divino, cioè un miracolo”, così implicitamente rispondendo alla domanda di Gesù,attuale soprattutto oggi, come di recente fatto presente da Papa Leone XIV :“chi dite che io sia?”. Tale affermazione, infatti, costituisce un chiaro riconoscimento e ringraziamento per l’intervento miracoloso di Nostro Signore Gesù Cristo per averci lasciato un tangibile e stupefacente segno della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, offerto in dono all’umanità tutta, per la Sua Infinita Onnipotenza ed Amore.

Concludo questo mio scritto con un caldo appello a seguire l’esempio del Prof. Baldacchini, a quanti, scienziati e sindonologi, ritengono, senza alcun fondamento in quantoin contrasto con obbiettive e non modificabili situazioni di fatto, di poter dimostrare, anche se in un prossimo lontano futuro (che, comunque, non potrà mai avvenire), che l’immagine sindonica si sia formata naturalmente, sulla base delle leggi della fisica,a seguito e per l’effetto della Resurrezione di Gesù, dato che, con il loro discutibile orgoglioso atteggiamento, sia pure inconsapevolmente, costituiscono un evidente intralcio al riconoscimento dell’intervento miracoloso, da parte della Chiesa Cattolica, essendo detto riconoscimento in parte condizionato, anche se non determinato, dall’accertamento da parte del mondo scientifico dell’impossibilità di pervenire ad una soluzione, sul piano scientifico, dell’enigma della Sacra Sindone.

 

LA SINDONE NON È SOPRANNATURALE

La Sindone non è soprannaturale

Con questo titolo, “CremonaSera” del 1.6. 2025 riporta una intervista rilasciata dal noto restauratore di libri antichi, Luciano Sassi al giornalista Stefano Lorenzetto(https://www.stefanolorenzetto.it/articoli/Sassi_Oggi.pdf ) , nel settembre 2022, nella quale l’intervistato ritiene di dimostrare che l’immagine sindonica non sia da attribuirsi ad un intervento soprannaturale, bensì ad “un fenomeno di ossidazione prodotto da un corpo umano”, aggiungendo che la sua tesi è avallata dai proff.ri Dominga Rogolino e Mauro Carcello, docenti all’Università di Parma.

Senza voler entrare nel merito di tale tesi, mi limito a considerare i necessari presupposti di fatto messi a base delle conclusioni cui perviene il suddetto Luciano Sassi.

E’ doveroso soffermarci preliminarmente sulle modalità di sepoltura del corpo di Gesù, riferendoci esclusivamente a quanto, sul punto, raccontato nei Vangeli: al riguardo, pertanto, è da tener presente che: la sepoltura di Gesù era avvenuta “com’è usanza seppellire per i Giudei”. Secondo le dettagliatissime norme ebraiche per la sepoltura dei morti, i corpi dei morti per morte violenta che presentassero ferite sanguinanti, come il caso  di Gesù, al fine di non disperdere il sangue, ritenuto parte del corpo del defunto, nel tragitto tra il luogo della morte ed il sepolcro dove dovevano essere deposti, dovevano essere avvolti in un lenzuolo sovrastato da bende che gli giravano intorno al corpo, tenendolo ben stretto ed aderente al lenzuolo; i corpi dei defunti per morte naturale  erano, invece, avvolti solo dalle bende, sempre ben strette (come nel caso di Lazzaro, tanto da far dire da Gesù: “scioglietelo”). Dell’utilizzo del lenzuolo e delle bende, sin dalla deposizione del corpo di Gesù dalla croce, fino alla sepoltura nel sepolcro, vi è esplicito cenno in tutti e quattro i Vangeli sicché tali eventi sono difficilmente contestabili.

Ben diversa e, pertanto, arbitrariamente raccontata è la versione esposta dal Sassi: di bende non si parla affatto e, per quanto riguarda il lenzuolo, quest’ultimo risulta utilizzato solo nel sepolcro con ciò ipotizzando, tra l’altro, che il corpo martoriato e sanguinante di Gesù fosse stato, completamente nudo, trasportato a mani di qualche suo discepolo: il lenzuolo sarebbe stato, poi, “steso nel sepolcro” sul quale venne “adagiato sopra il cadaveree la parte di pezza rimanente che sporgeva dal capo, fu ripiegata sul morto fino a coprirgli i piedi”, precisando, sempre in detta intervista, che “la Sindone restò sospesa sulle parti anatomiche declivi”.

La suddetta precisazione che, comunque, non corrisponde alla realtà dei fatti era necessaria dato che una situazione di avvolgimento della Sindone intorno al corpo di Gesù, con sovrastanti bende che la tenessero ben stretta era da considerarsi incompatibile con l’ipotesi come sopra formulata.

Di tale necessità è lo stesso Luciano Sassi a fornirne, involontariamente, la prova, con un clamoroso autogol; infatti, alla domanda dell’intervistatore sul perché un tale fenomeno non fosse “accaduto alle mummie”, la risposta è stata facilissima e davvero illuminante: “perché le mummie sono bendate con strisce di tessuto che aderiscono totalmente al corpo”, perché, cioè, si trovavano in una situazione esattamente identica a quella realmente verificatasi per il corpo di Gesù………

Morale della “favola” (invero, realmente accaduta): ecco cosa succede quando ci si innamora troppo di una tesi improponibile.

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Un amico, assiduo lettore dei miei scritti, mi ha fatto notare che la ricostruzione statuaria, realizzata sfruttando la qualità tridimensionale dell’immagine sindonica ed esposta qualche mese fa in una chiesa di Chioggia, non risulta compatibile, a causa delle ginocchia flesse e del capo e parte della schiena leggermente sollevate dal suolo, con il corpo di Gesù come doveva presentarsi al momento della Sua Resurrezione, cioè ancora avvolto nella Sindone, sovrastata dalle fasce.

La risposta a tale osservazione risiede, invero, nell’esclusione che detta immagine sia da intendersi effetto diretto della proiezione “fotografica” dell’evento della suddetta Resurrezione sul telo sindonico, bensì quale rappresentazione miracolosa voluta e disposta da Gesù stesso della Sua Morte e Resurrezione, in un momento, da Lui scelto, comunque non contemporaneo alla Sua Resurrezione, fino all’apparizione della Sindone in Europa (v., sul punto, il mio precedente art. n. 25). L’immagine presente sulla Sindone mostra, infatti, per le particolarità come sopra rilevate, la figura di Chi – ritornato in vita, assumendo un nuovo Corpo Trasfigurato e divenuto invisibile, tranne a chi avesse voluto apparire, che attraversava muri e porte senza aprirle e mangiava con i suoi discepoli, abbandonando lenzuolo, bende e sudario lì dov’erano in avvolgimento del Suo Corpo – appare come se sistesse alzando da terra; d’altra parte quest’ultima raffigurazione corrisponde anche a quanto rilevato da numerosi medici (per maggiori dettagli, v. il mio precedente articolo n. 21: “La Sacra Sindone: ecco la prova dell’intervento miracoloso nella formazione dell’immagine sindonica”).

 

 

La risposta della Sindone agli scienziati sulla formazione dell’immagine ivi impressa

In un recentissimo articolo dal titolo: “Nella Sindone tutto parla di Gesù di Nazaret” del 19.4.2025 ( https://lanuovabq.it/it/nella-sindone-tutto-parla-di-gesu-di-nazaret ) la Prof.ssa Emanuela Marinelli si è posta questa domanda: “La Sindone può essere una prova della Resurrezione ? ”. A questa domanda, “considerando tutti i risultati degli esami scientifici che hanno dato moltissime risposte si nostri quesiti”, la Prof.ssa Marinelli è stata ineccepibile: “la risposta è nella mente di chi si è documentato e conosce le risposte che la Sindone ha dato agli scienziati”.

Invero, “considerando tutti i risultati degli esamiscientifici”, non può che prendersi atto che tutti gli scienziati che si sono impegnati nella ricerca della soluzione del vero enigma della Sacra Sindone, consistente nell’individuare l’origine dell’immagine ivi impressa, sono tutti (nessuno escluso) concordemente pervenuti ad ammettere di trovarsi di fronte ad un oggetto davvero “impossibile”, per le innumerevoli ed insuperabili incongruenze e contraddizioni rilevate nelle specifiche ed uniche ed irripetibili sue particolarità che hanno reso assolutamente impossibile la individuazione di una qualsiasi ipotesi scientificamente accettabile sul piano scientifico per la soluzione di detto problema: tutte le soluzioni proposte sono, infatti, state, di volta in volta, sottoposte a fondatissime ed incotestabili critiche che, puntualmente ed obbiettivamente, hanno relegato tali soluzioni nel dimenticatoio, ivi compresa, ovviamente, anche l’ipotesi che, con tanta passione, la suddetta Prof. Marinelli aveva ritenuto, invece, e senza alcun fondamento, di poter sostenere, quella, cioè del “raggio ultravioletto”, ritenuto fonte dell’immagine sindonica, ipotesi sconfessata addirittura dal suo stesso autore, e, comunque, inaccettabile in quanto eretica perché basata su di un ipotetico annichilimento del corpo cadaverico di Gesù, in sostituzione della Sua Resurrezione.

Quanto sopra risulta, incontestabilmente, dalle esplicite conclusioni alle quali sono pervenuti illustri scienziati, tra i quali mi limito a citarne solo tre che, per la loro indubbia capacità ed onestà professionale, riconosciuta anche in ambito internazionale, e soprattutto per l’impegno disinteressatamente profuso in tale ricerca per tanti anni, costituiscono un validissimo punto di riferimento, difficilmente contestabile.

Mi riferisco a:

-il Prof. Paolo Di Lazzaro, (fisico dell’ENEA di Frascati) che, come da me già riferito, alla conclusione delle sue indagini, di fronte a situazioni, riscontate nell’esame del sacro telo, alle quali la scienza non è stata in grado di dare alcuna risposta, ha così concluso: “di fronte a queste domande la Scienza si ferma. E gli scienziati pure”;

-il Prof. Giuseppe Baldacchini (anche lui fisico dell’ENEA e del quale ho già precedentemente riferito) che, di fronte a tali difficoltà, ha testualmente dichiarato: “è’ chiaro però che se Cristo era il figlio di Dio, come molte circostanze tendono a indicare, allora questa difficoltà umana trova la semplicissima spiegazione dell’intervento divino, cioè un miracolo”;

-il Prof. Giulio Fanti,  Professore associato di Misure Meccaniche e Termiche dell’Università di Padova, ritenuto uno dei più grandi studiosi al mondo della Sacra Sindone, che così si è espresso (v. “Disputa scientifica sull’autenticità della Sindone”,20 settembre 2018, in https://ilbolive.unipd.it/it/news/scienza-ricerca/disputa-scientifica-sullautenticita-sindone ): “se la scienza tradizionale non comprende lo studio dei miracoli, perché questi non sono fenomeni ripetibili e riproducibili a richiesta dello sperimentatore, la stessa scienza deve ammettere la propria impotenza di fronte a miracoli certificati da opportune commissioni di studiosi o di fronte allo studio di un’immagine corporea così complessa.  Se la scienza è impotente, non possono essere escluse dall’analisi tutte le altre alternative ipotizzabili, miracoli compresi, per spiegare qualcosa di quel Lenzuolo di lino che tutti noi possiamo toccare e misurare con le più moderne attrezzature scientifiche, ma non possiamo spiegare”. Decisiva è, inoltre, una sua affermazione, a conclusione di una intervista dal titolo inequivocabile: “La Sacra Sindone un’opera di Dio” del 27.2.2023 in https://www.vdj.it/intervista-il-prof-giulio-fanti-la-sacra-sindone-unopera-di-dio/ : ”La Sacra Sindone non si confronta. E’ un’opera di Dio”.

Sulla base di quanto come sopra riportato e di tutte le numerose argomentazioni formulate nei miei precedenti articoli, mai, da nessuno, contestate, è facile concludere che la soluzione dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica risieda unicamente nell’ufficiale riconoscimento, da parte delle competenti autorità ecclesiastiche, della sua natura soprannaturale, come sorprendentemente indicata addirittura dagli stessi scienziati.

 

 

29. Falsità, eresie e preclusioni nell’ipotizzata formazione dell’immagine sindonica al momento della  Resurrezione di Gesù.

             Come più volte già fatto presente, sull’enigma della formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, dopo oltre un secolo di ricerche, nessuno è mai riuscito a fornire spiegazioni convincenti sulla sua origine. Va, preliminarmente, osservato che la figura umana ivi rappresentata può, senza ombra di dubbio, identificarsi in Gesù Cristo, tante ed innumerevoli sono le specifiche particolarità, davvero uniche, che corrispondono con estrema precisione alla descrizione della Sua Passione, Crocifissione, Morte, Sepoltura e Resurrezione, come dettagliatamente descritte nei Vangeli; ciò, comunque, ovviamente non costituisce la benché minima prova che la Sacra Sindone, presente a Torino abbia realmente avvolto il Suo corpo.            

           In estrema sintesi, lo stato attuale delle  suddette ricerche può così descriversi, raggruppandole con riferimento agli ipotetici e diversi risultati che i vari ricercatori si erano prefissi di conseguire. Al riguardo, va subito rilevato che l’ipotesi di un origine soprannaturale di detta immagine, incomprensibilmente, non è mai stata presa in alcuna considerazione, ivi compresa la Chiesa Cattolica.

             1. Per quanto concerne gli sforzi messi in atto da quanti, ancora oggi, cercano invano di dimostrare che l’immagine sindonica possa essere il risultato di un abile falsario medioevale, sembra ormai acquisita da parte di quasi tutti i ricercatori la convinzione di escludere detta ipotesi, dato che, sulla base di approfonditi esami che qui non è il caso di riportare, l’immagine è da ritenersi “acheropita” (non fatta da mano umana).

             2.  Sugli studi rivolti a dimostrare, sul piano scientifico, il nesso di causalità intercorrente tra la formazione dell’immagine sindonica e la Resurrezione di Gesù, il mondo scientifico, nella maggioranza, se non nella quasi totalità dei suoi massimi esponenti, dopo decine di anni di approfonditi studi e sperimentazioni, è pervenuto alla conclusione che detta immagine è da considerarsi “impossibile”, tali e tante sono le incongruenze ed incompatibilità, davvero insuperabili anche in futuro, delle particolarità riscontrate in tale immagine con l’ipotesi come sopra prevista, che la rendono un oggetto assolutamente non spiegabile sul piano scientifico, fino ad ammettere che l’unica soluzione dell’enigma da risolvere possa ricercarsi solo per altra via, cioè quella di un intervento soprannaturale (mi riferisco esplicitamente ai Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro),

             3. Invero, esclusa l’ipotesi di un falso medioevale, esclusa anche quella della connessione, per cause naturali secondo le leggi della fisica,  della formazione dell’immagine con la Resurrezione di Gesù, altra soluzione non restava se non quella di constatare un intervento soprannaturale nella suddetta formazione, ma tale ipotesi, come sopra osservato, non è mai stata presa in alcuna considerazione, nemmeno dalla Chiesa Cattolica. E’, inoltre, evidente, come del resto già fatto presente (in altro precedente articolo) che, nell’ipotesi di un intervento soprannaturale, sia del tutto irrilevante il momento di tale straordinario intervento, potendo benissimo essere intervenuto in un momento subito successivo alla Resurrezione di Gesù (ed, in questo caso, dopo un ipotetico  sbiancamento del telo sindonico e suo ringiovanimento sempre per intervento soprannaturale) ovvero, successivamente, fino alla sua comparsa in Europa ed, in questo altro caso, su di un altro telo di epoca medioevale.

             4. E’, purtroppo, da aggiungersi che, nonostante quanto come sopra fatto presente, persiste una parte, davvero esigua, di scienziati e di sindonologi (che, comunque, godono, immeritatamente, di alto ed indiscusso prestigio) i quali, ancora oggi caparbiamente insistono nel ritenere che l’immagine sindonica sia stata prodotta per la “luce” sprigionatasi dal corpo di Gesù Risorto e quindi, di conseguenza che la formazione di tale immagine sia necessariamente avvenuta contestualmente alla Resurrezione di Gesù, fino a sostenere che detta immagine costituisca addirittura la prova della Sua stessa Resurrezione.

            Tale ipotesi, però, è del tutto inaccettabile, in quanto priva di alcun valido fondamento, dato che la sua sostenibilità si basa su presupposti non corrispondenti alla realtà dei fatti; ho cercato, in tutti i miei precedenti articoli, di illustrare numerose argomentazioni al fine di sostenere l’infondatezza di detta presunta contestualità (presupposto indispensabile al fine di sostenere la dipendenza della formazione dell’immagine rispetto alla Resurrezione di Gesù). Mi limito, in questa sede, ad indicarne, a solo titolo esemplificativo ed in estrema sintesi,  alcune che ritengo più significative in quanto riferite a situazioni, emergenti dalla ricostruzione dei fatti, così come descritte dai ricercatori, che ritengo incompatibili con detta pretesa contestualità.

            a). Falsità. 

              Premesso che, come da tutti condiviso, l’immagine del corpo di Gesù risulta impressa sulla Sindone per “proiezione”, detta proiezione comportava, necessariamente, la presenza di un telo, sul quale impressionare l’immagine,  assolutamente candido e ben steso sia sotto che sopra il corpo. 

           Come esplicitamente riferito nel Vangelo di Giovanni, la sepoltura di Gesù era avvenuta secondo le norme giudaiche allora in vigore che prevedevano, per i morti per cause violente, l’avvolgimento del corpo del defunto con un lenzuolo, sormontato da fasce che lo tenessero ben stretto al fine di non disperderne il sangue: tale modalità era, comunque, confermata dal racconto evangelico di tutti e quattro gli Evangelisti.

           E’ fin troppo evidente che la suddetta modalità (telo necessariamente già macchiato abbondantemente di sangue nel trasporto dalla croce al sepolcro e notevolmente spiegazzato nell’avvolgimento) rendeva assolutamente incompatibile una qualsiasi proiezione di immagine, sicché si era reso necessario ricorrere, sempre da parte  dei ricercatori, all’indebita falsificazione del testo evangelico (il telo non era stato usato per il trasporto del corpo di Gesù, né era in posizione di avvolgimento dello stesso, ma solo “adagiato” sul Suo corpo) per renderlo compatibile con l’ipotesi proposta.

           b). Eresie. 

           Come è noto, l’impressione dell’immagine sulla Sindone, per i sostenitori del rapporto di causa ad effetto tra la formazione dell’immagine e la Resurrezione di Gesù, sarebbe avvenuta per mezzo di un raggio ultravioletto emanato dal corpo di Gesù Risorto. La necessità di ricorrere ad un raggio ultravioletto derivava dalla considerazione che solo in tale raggio poteva riscontrarsi la qualità unidirezionale necessaria per detta proiezione, in assenza di apparecchiature fotografiche (come noto, infatti, normalmente la luce si propaga a 360 gradi); dato che tale raggio non esiste in natura ma è producibile solo in presenza di un processo nucleare (incontro materia-antimateria) nel quale la materia (nel nostro caso: il corpo di Gesù) si annichilisce e si trasforma in energia, (prescindendo, comunque, dalla considerazione che, secondo lo stesso suo autore, il Prof. Baldacchini, tale ipotesi veniva abbandonata perché riconosciuta inadeguata a risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica) tale ipotesi non sarebbe stata mai accettata dalla Chiesa Cattolica, in quanto eretica, prevedendo l’annullamento del corpo di Gesù, in luogo della Sua Resurrezione. 

          Senonché, il prof. Paolo Di Lazzaro (collega del suddetto prof. Baldacchini), prendendo atto che la tesi suddetta (con riferimento all’ipotetico annichilimento del corpo di Gesù) non sarebbe stata mai accolta dalla Chiesa Cattolica, in un suo articolo del 2010, aveva, però, ipotizzato che sarebbe stato lo stesso Gesù a generare “un intenso e brevissimo lampo di luce ultravioletta direzionale”: con tale ipotesi, implicitamente accolta dalla Prof. Emanuela Marinelli e dai suoi ancora numerosi seguaci (sacerdoti e sindonologi), la difficoltà di cui sopra sarebbe stata superata, dato che l’impressione dell’immagine  sarebbe intervenuta, come effetto naturale, sempre di un raggio ultravioletto, prodotto, però, non dall’annichilimento del corpo di Gesù ma da Lui stesso (comunque, sempre al di fuori delle leggi naturali della fisica). In altri termini, Gesù, secondo il Prof. Di Lazzaro, avrebbe provveduto,  con intervento soprannaturale, a fornirsi preventivamene di un mezzo (raggio ultravioletto) cui attribuire, per effetto naturale secondo le leggi della fisica, l’evento in questione, senza, inoltre, considerare che si tratta di qualcosa che, dopo un millennio, venne scoperto e prodotto artificialmente dall’uomo.

          Una siffatta e, sempre ipotetica, soluzione (sulla quale mi ero già intrattenuto, in un mio precedente articolo: v. n. 12 del mio blog ) è talmente contorta e davvero teologicamente aberrante che, con tutto il rispetto dovuto al Prof. Di Lazzaro,  non è da ritenersi meritevole di alcuna considerazione; concludendo, mi sembra, pertanto, che debba respingersi con decisione qualsiasi riferimento ad un “raggio ultravioletto” come causa dell’impressione dell’immagine sindonica.

           c). Preclusioni derivanti dall’assenza delle necessarie naturali spiegazioni di particolari qualità dell’immagine. 

           Solo da pochi anni è stata scoperta una nuova particolarità dell’immagine sindonica, quella della sua tridimensionalità, che risulta realizzata con modalità del tutto uniche ed irripetibili: si è scoperto, infatti, che l’intensità della colorazione di ogni punto dell’immagine risulta proporzionale alla distanza tra il corpo di Gesù e la Sindone, rendendo, così, possibile la produzione di un calco dal quale ricavare una statua, come quella esposta, l’anno scorso, in una Chiesa di Chioggia. Tutti gli sforzi, prodotti da numerosi specialisti, disponendo, inoltre, di apparecchiature altamente sofisticate al fine di riprodurre, fotograficamente, detto risultato sono risultare vane, dato che nessuno è riuscito a capire  sulla base di quali  sconosciuti naturali strumenti e da chi fosse stato possibile, al momento della formazione dell’immagine, determinare la singola distanza di ogni punto ( di numero davvero incalcolabile) di tale immagine dal corpo di Gesù, necessaria per stabilire la corrispondente percentuale d’intensità da attribuire alla colorazione dell’immagine stessa, senza, inoltre, considerare che ciò sarebbe risultato, comunque, impossibile dato che, nel  momento stesso della Resurrezione di Gesù, con una “luce” la cui durata, come ipotizzato dagli scienziati, non poteva superare i 50 miliardesimi di secondo, il Suo corpo era stato sottratto alla vista di chiunque, tranne a chi avesse Lui stesso voluto apparire e, quindi, detta distanza sarebbe stata comunque, solo “virtualmente” calcolata.  Pertanto, l’assenza di una benché minima possibilità di fornire una qualsivoglia spiegazione su di un particolare non indifferente dell’immagine sindonica, ed escludendo, quindi, che la riscontrata tridimensionalità, nei termini sopra descritti, possa, comunque, essere stata causata dalla Resurrezione di Gesù, comporta necessariamente l’inevitabile preclusione a ritenere che tale immagine possa essersi prodotta contestualmente alla predetta Resurrezione.

            Concludendo, con riferimento alla falsa rappresentazione della realtà dei fatti  come evidenziato sub a), all’impossibilità di far riferimento ad un fantomatico “raggio ultravioletto” come fonte dell’immagine sindonica ed all’assenza delle necessarie giustificazioni sulla natura della tridimensionalità dell’immagine sindonica connessa con la Resurrezione di Gesù  che resta, pertanto, un inspiegabile mistero, sembra inevitabile che l’unica possibilità di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica sia da ricercarsi in un intervento soprannaturale.

            In tale situazione, resta davvero incomprensibile, anche alla luce di tutte le altre argomentazioni svolte nel presente blog, l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nel persistere a tenere aperte le porte dei propri luoghi di culto a personaggi che continuano, ancora oggi, a respingere la natura soprannaturale dell’immagine sindonica, propagandando tesi che l’attribuiscono ad un effetto naturale e, quindi, prova, secondo le leggi della fisica, della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, basate su presupposti falsi, eretici e preclusivi, come sopra ampiamente dimostrato, creando, in tal modo,  un inevitabile disorientamento nel popolo dei credenti.

 

 Sacra Sindone:  messaggio misterioso sul valore salvifico della sofferenza vicaria di Gesù.

        Con riferimento alla gravissima situazione mondiale caratterizzata da un alto livello di conflittualità che determina drammatiche conseguenze umanitarie, causando fame, violazione dei diritti umani, perdite di vite umane, coinvolgendo, in disumane sofferenze, soprattutto i più deboli ed indifesi che spinge, ora più che mai, a porsi la quasi inevitabile domanda sul perché di tanta sofferenza e soprattutto  sul perché dell’assenza di Dio che permette tale scempio senza intervenire, mi permetto di segnalare un mio articolo dal titolo “Il bene ed il male: la sofferenza e l’incontro con il Signore”, pubblicato al n. 14 del mio sito internet  www.fedepell.it “Riflessioni su fede e morale cattoliche”.

       In tale articolo, mettevo in evidenza i due aspetti del male: il male della colpa ( il peccato) ed il male della pena (la sofferenza), ed il misterioso loro rapporto di correlazione ed interdipendenza, dato che quasi mai il male della pena ricade sull’autore del male della colpa; ciò comporta che  ognuno sia, più o meno, disposto ad accettare la sofferenza (compresa, innanzi tutto, la morte) che colpisce il soggetto in maniera del tutto naturale e quella, anche se non ricadente in modalità oggettivamente naturali, che riguardi una persona ritenuta “meritevole” di un certo tipo di punizione, mentre ciò che resta oltremodo difficile da accettare è ogni tipo di sofferenza che ricada sul soggetto inerme, debole, soprattutto se in tenera età, in maniera oggettivamente al di fuori di qualsiasi plausibile giustificazione: in parole povere, la sofferenza del “giusto”. Le domande, allora, che si pongono circa il senso della sofferenza sono sempre le stesse: come può il Dio in cui crediamo – unico vero ed assoluto Bene – consentire che avvengano tutti gli orrori (siano essi causati da eventi naturali o attribuibili alla malvagità umana) ai quali siamo costretti ad assistere da passivi spettatori ?;  perché Dio resta insensibile senza intervenire?  

       Invero il problema della sofferenza è stato sempre considerato  un fatto misterioso, soprattutto quando a soffrire sono i “giusti”, tanto che lo stesso libro di Giobbe appare che non dia una giustificazione accettabile. Dio, in un colloquio con Satana – che mi sembra unico nel suo genere – accetta che quest’ultimo tenti il “giusto” Giobbe con ogni specie di sventure sempre più dure ed inspiegabili: alla fine Giobbe accusa un cedimento nella sua proverbiale pazienza e chiede a Dio spiegazioni di tutto quello che gli capita. Queste le risposte di Dio: “Eri tu con me quando ho creato il mondo?….quando ho diviso le acque dalla terra ferma?….quando ho creato gli animali?…….”.  Giobbe capisce ed accetta tale risposta che, apparentemente, tale non è: i suoi mali non vengono da Dio, ma non gli è consentito di indagare oltre; l’argomento, infatti, resta coperto dal mistero, secondo gli imperscrutabili disegni divini. Ma se da Dio, sommo Bene, non proviene la sofferenza, né la impedisce, che senso ha affermare che : “se da Dio  accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?”. 

       Forse potrebbe essere utile per la risposta a queste domande, il ricordo di un antichissimo racconto ebraico, ambientato alla corte del Re Salomone, riportato nel mio articolo su riferito e che qui trascrivo, nel quale, forse per la prima volta, si fa un implicito cenno al valore salvifico della sofferenza, da parte del “giusto”,  a favore di altri che tale sofferenza non hanno subito.

      Una povera vedova ha nella dispensa della sua modesta abitazione solo tre pani. Alla sua porta bussano tre mendicanti ai quali, l’uno dopo l’altro, consegna tutto il pane che ha, confidando nell’aiuto del Signore.

Si reca così a mendicare alla bottega di un ricco fornaio, il quale, rifiutando ogni aiuto, concede alla vedova di raccogliere i cicchi di grano dispersi per terra: la vedova accetta e ringrazia e, dopo un lungo e faticoso lavoro di ricerca, riesce a mettere insieme una discreta quantità di grano, tanto da riempire un sacchetto. Piena di gioia, ringraziando e lodando il Signore, la vedova intraprende la strada del ritorno a casa con il suo prezioso bottino. Senonché per strada viene colta da una grande bufera di vento: un soffio particolarmente impetuoso la sbatte per terra; nel rialzarsi si accorge di aver perso il suo sacchetto, portato via dal vento.

Comincia allora ad imprecare contro il vento che con quell’azione aveva dimostrato di non obbedire al Signore e contro lo stesso Signore che aveva consentito quanto accaduto. Sconsolata, si reca da Salomone per chiedere aiuto, dopo aver raccontato la sua sventura. Salomone la fa aspettare in una sala, dato che, in quella attigua deve ricevere alcuni mercanti che gli hanno chiesto udienza: costoro consegnano a Salomone la metà del ricavato della vendita della loro merce, trasportata in quella città con la loro nave, facendo presente di corrispondere, in tal modo, ad un loro voto al Signore per uno straordinario miracolo a loro stessi capitato. Infatti, mentre navigavano, erano stati colpiti da una violenta bufera che aveva prodotto una falla nella fiancata della loro nave che stava, perciò, affondando: in quella disperata situazione rivolgono un’accorata preghiera al Signore e sono, così, misteriosamente salvati. Successivamente, entrati in porto, avevano avuto modo di rendersi conto delle modalità dell’intervento divino, una volta portata la nave in secco ed aver notato che la falla risultava sorprendentemente tappata da un sacchetto di grano che, a riprova dell’accaduto, consegnavano a Salomone. Salomone, dopo aver mostrato il sacchetto alla vedova ed aver avuto conferma che era proprio quello da lei perduto, le offre la metà delle monete consegnate dai mercanti; la vedova rifiuta l’offerta, riprendendosi il sacchetto e ringraziando il Signore per averle fatto capire che anche il vento, nonostante le contrarie apparenze, aveva obbedito ai disegni divini.

      Ma come può la sofferenza propria costituire sorgente di bene, oltre che per sé stessi, anche per gli altri? La sofferenza è un mistero, come del resto mistero è la stessa vita dell’uomo: è un libro sigillato che non è dato ad alcuno di aprire e leggere, se non all’Agnello immolato.

      Che senso ha, allora, indagare alla ricerca di una giustificazione del perché Dio consente tanta sofferenza, anche dei “giusti”, apparentemente abbandonandoli al loro destino, se lo stesso Suo Figlio, agonizzante sulla Croce, ha posto al Padre quell’identica angosciosa domanda? 

      E’ solo, infatti, meditando sulla sofferenza di Cristo crocifisso, così drammaticamente raffigurata sulla Sacra Sindone di Torino e da Lui offerta per la nostra salvezza in forma “vicaria”, così come magistralmente qualificata  da Papa Benedetto XVI,  che l’uomo può, se non comprendere, almeno accettare il valore salvifico della sofferenza, se vissuta per amore e con amore nella partecipazione, accettando a seguire il Suo esempio, per dono di Dio e libera scelta personale, nel cooperare alla Sua opera redentrice.

      Quel giorno su quel monte le croci erano tre: tre uomini morivano apparentemente con la stessa morte e subendo le stesse pene; ma quale differenza tra loro!

      La prima era la sofferenza di chi la rifiutava e continuava ad imprecare contro il Signore ed  a nulla serviva; la seconda era la sofferenza accettata e giustificata per i propri peccati e, perciò, risultava a vantaggio della propria salvezza; la terza, infine, era quella del vero Giusto che volontariamente si offriva per la redenzione degli altri. A quest’ultima, comunque, non può attribuirsi un valore meramente soddisfattorio, tale da giustificarla su di un piano apparentemente giuridico, sulla base di criteri di giustizia umana che, d’altra parte, farebbe apparire la figura del Padre come un Dio, quasi vendicatore, che resta in attesa dell’espiazione della pena, per rimediare, così, all’offesa ricevuta; il suo valore salvifico va ricercato nell’adesione libera e volontaria alla stessa, alla quale deve ritenersi misteriosamente associata la compassione del Padre, per la  passione del suo unico Figlio. 

      Considerando che Dio salva gli uomini non per esclusiva Sua benevolenza, ma, anche, attraverso la loro cooperazione personale e vicendevole (“amatevi gli uni gli altri come io  ho amato voi”), ecco che il Signore ci chiama, quindi, ad essere suoi collaboratori al fine di completare “quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del Suo corpo che è la Chiesa” (Col. 11, 24).

      Ma che cosa manca alla passione di Cristo ? Da un punto di vista oggettivo non manca senz’altro niente. La passione  di Cristo è stata più che sufficiente per la redenzione dell’uomo.

      Quando San Paolo fa questa affermazione non vuole dire che la passione di Cristo sia stata imperfetta o incompleta o che ad essa si debba aggiungere qualcosa. Egli considera la Chiesa come un solo corpo (un corpo mistico) con il Signore. Di questo corpo Gesù è il capo e noi le sue membra.
Che cosa manca dunque? Manca questo: che la passione, che si è compiuta nel corpo fisico di Gesù, si propaghi anche nelle sue membra. E questa partecipazione alla passione di Cristo è meritoria non solo per il soggetto che soffre o fa penitenza, ma anche per le altre membra del corpo mistico.

       Su questo mistero, Pio XII così si esprimeva nella Mystici Corporis: “Mistero certamente tremendo né mai sufficientemente meditato, come cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni a questo scopo intraprese dalle membra del mistico corpo di Gesù Cristo” (MC, 42).

       E’ evidente che l’invito di Gesù a seguire il Suo esempio e cooperare con Lui nell’offrire le proprie sofferenze anche a vantaggio degli altri costituisce un messaggio che può apparire assai duro, come Lui stesso ha potuto sperimentare, all’apice delle Sue sofferenze sulla Croce, gridando al Padre : “perché mi hai abbandonato ?”.  D’altra parte, di recente Papa Leone XIV, difronte ad un milione di giovani a Tor Vergata di Roma, li ha esortati ad aspirare a “cose grandi”, indicando la santità come il fine massimo da aspirare e raggiungere, sicché, a ben vedere, il messaggio che scaturisce dalla contemplazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone dell’Uomo dei dolori – nella speranza che possa accrescersi la fede in Gesù Risorto con il riconoscimento del Suo intervento  soprannaturale su quanto ivi raffigurato – è splendente come il sole, ammantato di grazia, disponibilità d’animo a non opporsi  e di mitezza e bellezza infinite e che invita a cantare con gioia, in una promessa radicata nel più profondo del cuore: “ovunque Tu andrai, Gesù, Ti seguirò”.

 

“Impossibile” l’immagine impressa sulla Sacra Sindone se non attribuibile ad un intervento sovrannaturale.

        Nel mio precedente articolo, avevo sostenuto l’impossibilità che un “raggio ultravioletto” potesse essere considerato come  fonte dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, sulla base di  argomentazioni suggeritemi dalla riscontrata particolare tridimensionalità di detta immagine.

        Dato che, con riferimento alle domande che mi sono state rivolte su tale argomento ritengo, che, evidentemente, non sono stato sufficientemente chiaro, mi sembra opportuno ritornare su tale argomento che, obbiettivamente, può considerarsi davvero determinante per la soluzione dell’enigma sulla formazione dell’immagine sindonica, augurandomi di chiarire meglio il mio pensiero. 

        Con riferimento alla statua in lattice che due valenti ricercatori aveva prodotto e che era stata esibita in una Chiesa di Chioggia alcuni mesi fa, avvalendosi delle misurazioni che la particolare tridimensionalità dell’immagine aveva loro offerto, veniva evidenziata una esatta raffigurazione del corpo di Gesù, al momento della formazione di detta immagine. Il ginocchio destro appariva leggermente flesso in avanti e la testa e parte del dorso leggermente alzate da terra, indicando, così, come confermato da illustri clinici, la posizione di chi stesse per alzarsi e, comunque, fosse in vita: tutto ciò indicava, incontestabilmente, che  Gesù, come sopra raffigurato, fosse già Risorto, anche se solo qualche attimo prima; da tali evidenze traevo la conclusione che il preteso “raggio ultravioletto” non potesse essere considerato come fonte dell’immagine impressa sulla Sindone.

       Che l’immagine sindonica rappresentasse il corpo di un uomo in vita, è avvalorato dalla dettagliatissima relazione medica del  dottor Bernardo Hontanilla Calatayud, dell’Università di Navarra, in Spagna,  pubblicata, nel 2020 sulla rivista Scientia et Fides, in https://www.pannunziomagazine.it/sacra-sindone-non-e-limmagine-di-un-defunto-ma-di-un-vivo-che-si-alza-di-aleteia/, dal titolo: “Sacra Sindone : non è l’immagine di un defunto, ma di un vivo che si alza”, di Aleteia. D’altra parte, qualora, invece, dovesse ritenersi che l’immagine sindonica corrispondesse al corpo di un uomo ancora in stato cadaverico, ciò, comunque, per altra via, escluderebbe la sua formazione per opera del noto “raggio ultravioletto”, intervenuto al momento della Resurrezione di Gesù, in quanto, cioè, necessariamente assente precedentemente a tale evento.

       Stando a quanto emerge dai Vangeli, al momento della Resurrezione di Gesù, il Suo corpo si trasfigurò in Corpo Glorioso, divenendo invisibile a tutti, tranne a quanti avesse Lui stesso deciso di apparire, come di fatto avvenuto nell’evento della Sua Trasfigurazione sul monte Tabor, da intendersi   come un preannuncio della Sua Gloria che avrebbe raggiunto con la Sua Resurrezione. In effetti, con la Sua Resurrezione, Gesù è scomparso dalla visibilità di chiunque, apparendo e scomparendo solo a pochi eletti da Lui prescelti: in altre parole, dal momento della Sua Resurrezione, Gesù Risorto non è stato più visto da nessuno (tranne la suddetta eccezione), rendendo obbiettivamente impossibile la proiezione della Sua immagine, a prescindere da qualsiasi mezzo usato, sicché, quandanche a tale evento avesse assistito un testimone, quest’ultimo, anche se, in via di assurda ipotesi, in possesso di validissima apparecchiatura fotografica, non avrebbe potuto fermare alcuna immagine né vedere alcunché, assistendo solo alla Sua sparizione. Va, inoltre, considerato che il notissimo “lampo” emesso dal Suo Corpo e di dimensioni estremamente ridotte (non oltre 50 miliardesimi di secondo, come indicato unanimemente dagli scienziati), deve ritenersi prodotto, come, comunque, da tutti ammesso,  contestualmente alla Sua Resurrezione.

       Quanto sopra riferito non mi sembra che possa essere minimamente contestato, nel senso, lo ripeto, di ritenere assolutamente impossibile qualsiasi ripresa e successiva proiezione del Corpo di Gesù a partire dall’evento della Sua Resurrezione.

       Infatti, dato che dall’immagine esistente sulla Sacra Sindone emerge, inequivocabilmente, il preciso momento della sua impressione, il fatto che ivi venga evidenziata la figura di un Gesù vivo che sta per alzarsi deve necessariamente significare che detto momento d’impressione debba riferirsi ad un Gesù già Risorto, anche se solo pochissimi attimi prima: tutto ciò porta all’inevitabile conseguenza di una insuperabile incompatibilità tra il momento della produzione di detta immagine ed il momento della Resurrezione di Gesù, per l’impossibilità di una loro coincidenza. Deve, infatti, convenirsi che l’immagine esistente sulla Sindone (di un Gesù già Risorto) è assolutamente inconciliabile col fatto che tale immagine si fosse prodotta nello stesso momento della Sua Resurrezione per due validissime ed incontestabili motivazioni: se il lampo che avrebbe consentito l’impressione dell’immagine dovesse ritenersi avvenuto (nel limitatissimo tempo di non oltre 50 miliardesimi di secondo) contestualmente alla Resurrezione di Gesù, come, del resto, universalmente accettato, non può assolutamente essere ritenuto più presente al momento della sollevazione da terra del corpo di Gesù (come emergente dalla suddetta ricostruzione), avvenuta, sia pure dopo brevi attimi, comunque successivamente alla Sua Resurrezione, in quanto vivo; inoltre, circostanza questa davvero determinante, il Corpo di Gesù, in quanto già Risorto come emergente, sempre, dall’immagine come sopra riprodotta, era da ritenersi incontestabilmente sottratto, a partire da quell’evento, alla visibilità di tutti e, quindi, assolutamente non più percepibile da chiunque, comprese, ovviamente, qualsiasi sofisticata apparecchiatura, comunque, assolutamente impensabile a quella data. In altri termini, sono troppo convinto che nessuno sia in grado di sostenere  che l’immagine di Gesù Risorto possa, in tale Suo nuovo stato, essere stata ripresa e proiettata su di un telo.

        La riscontrata simultaneità  del lampo di luce con la Resurrezione di Gesù, mai da nessuno posta in discussione, comporta, quindi, l’impossibilità che l’immagine sindonica presente sul sacro telo possa ritenersi naturalmente formata, sia nel caso che in tale immagine fosse raffigurato Gesù Risorto, per la considerazione, come sopra fatta presente, della Sua acquisita invisibilità da tale momento, sia, anche, nel caso che in detta immagine sia raffigurato il Corpo di Gesù in situazione cadaverica e, quindi, prima della Sua Resurrezione, per l’assenza del necessario lampo di luce (contestuale alla Sua Resurrezione), necessario per la proiezione dell’ immagine in questione.

       Dimostrata, quindi, oserei dire con quasi matematica certezza, l’impossibilità che l’immagine sindonica, corrispondente a quella così come rielaborata e riprodotta in forma statuaria, da tutti concordemente accettata, possa essere stata prodotta nell’attimo fuggente della Resurrezione di Gesù, evento sottratto alla visibilità di chiunque, è definitivamente da escludersi, conseguentemente, che un fantomatico “raggio ultravioletto” (prodotto in tale attimo) possa ritenersi causa dell’origine di detta immagine.

        Tutto ciò comporta, in conclusione, che l’unica ipotesi possibile, per la soluzione dell’enigma sulla formazione di detta immagine, sia da ricercarsi in un intervento sovrannaturale del suo Divino Autore che, così, ha voluto lasciarci un “segno” della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione: quanto, poi, alla datazione di tale intervento (peraltro irrilevante per la dimostrazione dell’effettiva sua realizzazione) non può che prendersi atto della sua indeterminatezza. Tale evento, comunque, può benissimo, indifferentemente, essere eventualmente avvenuto sullo stesso telo che ha avvolto il Corpo di Gesù, sempre, comunque, in un momento successivo alla Sua Resurrezione (ed, in questo caso, dopo un suo sbiancamento e ringiovanimento miracolosamente intervenuti), ovvero, più semplicemente,  su un diverso telo di origine medioevale. 

 

Il dogma della Resurrezione cancellato,  ritenendo l’immagine sindonica “prova” della Resurrezione di Gesù. 

       Come già altre volte da me ripetuto in tutti i miei scritti, sempre rivolti con appassionato impegno alla ricerca della verità sulla formazione dell’immagine sindonica, ho  cercato di mettere in evidenza l’errore di fondo di tutte le ricerche, svolte inutilmente per oltre un secolo da illustri scienziati e sindonologi, nel ritenere, una volta scartata l’ipotesi di un falso medioevale e quella, senza alcuna valida motivazione, di un intervento sovrannaturale, la contestualità della formazione dell’immagine sindonica con la Resurrezione di Gesù, senza la benché minima prova che potesse avallare tale supposizione.

       Tutte le ricerche sin qui svolte hanno, obbiettivamente, messo in evidenza l’impossibilità di detta contestualità e/o correlazione tra i due suddetti eventi, tali e tante sono risultate le insuperabili incongruenze ed incompatibilità riscontrate nelle numerosissime particolarità riscontrate in tale immagine; nonostante tutto, ancora oggi, però, non mancano taluni scienziati e sindonologi che, pur prendendo atto dell’attuale suddetta impossibilità, non ritengono di poter escludere, in futuro, di addivenire ad una soluzione scientificamente accettabile dell’enigma in questione, anche ricorrendo ad ulteriori indagini, consentite dalle nuove tecnologie delle quali oggi dispone il mondo scientifico. Al riguardo, è da tener presente che, come messo  in evidenza in un recente studio del Prof. Paolo Di Lazzaro ( v. “La fisica indaga la Sindone”, dell’aprile 2025 ) l’unica possibilità rimasta per risolvere l’enigma in questione, in via del tutto teorica, risulta quella di far ricorso agli “impulsi di luce UV” emanati dal corpo di Gesù Risorto che, in sede di sperimentazione,  “hanno generato una colorazione del tessuto di lino che riproduce buona parte delle caratteristiche sia fisiche, sia chimiche dell’impronta sindonica. Tuttavia, questi risultati non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV.…… al tempo stesso,  permettono di affermare che non possiamo escludere che la luce UV abbia giocato un ruolo nella formazione dell’impronta sindonica”: si tratta, comunque, di mera ipotesi, che, in quanto detti “impulsi di luce” siano da considerarsi conseguenti “effetto” della Resurrezione di Gesù, sono da tener ben presenti, per la loro rilevanza, con riferimento a quanto segue.

         Nel mio precedente scritto, ho suggerito di far ricorso  ad una diversa argomentazione, sul piano strettamente teologico, sempre al fine di pervenire al riconoscimento che la formazione dell’immagine sindonica non debba riconoscersi connessa con la Resurrezione di Gesù, che ritengo difficilmente confutabile.

       Riprendendo, pertanto, quanto sopra solo precedentemente accennato, valgano le due seguenti preliminari osservazioni.

       Va innanzi tutto premesso un principio, universalmente riconosciuto nel campo dello studio  della conoscenza, secondo cui, laddove un evento risulti incontestabilmente connesso con un altro evento precedente da risultare suo “effetto” naturale ed insostituibile, detto evento, necessariamente, costituisce “prova” dell’esistenza dell’evento precedente che ne è  “causa”. In altri termini: l’espressione “l’effetto come prova della causa” si riferisce al principio secondo cui l’esistenza di un effetto  dimostra che la causa che lo ha prodotto sia effettivamente esistita. Tale principio, inoltre, resta valido anche in caso di connessione indiretta, nel caso, cioè, si tratti del susseguirsi di diversi eventi tra loro concatenati (come, per esempio: Resurrezione-raggio ultravioletto-immagine). Tutto ciò comporta, nel campo che qui interessa, che, laddove venisse provato che l’immagine sindonica si fosse formata, come esclusivo “effetto” naturale (per qualsivoglia motivazione, fisica, chimica, medica od altra motivazione) dell’avvenuta Resurrezione, anche se mediata da un raggio ultravioletto, detta immagine costituirebbe, inevitabilmente, “prova” dell’avveramento della suddetta Resurrezione, sua “causa” di origine, con la  inevitabile ulteriore conseguenza, assolutamente inaccettabile, di annullare il dogma della Resurrezione in quanto, appunto, avente per oggetto un fatto già “provato”.

       Va, inoltre, presa in debita considerazione la seguente ulteriore osservazione.

       Nella teologia cristiana, la Resurrezione di Gesù costituisce il “mistero fondamentale della fede”, una realtà accettabile e comprensibile solo nella fede, dato che si tratta di un fatto non indagabile e verificabile con i mezzi dello storico o dello scienziato, in mancanza di qualsiasi elemento di prova. Al riguardo, è necessario notare che la mancanza di validi elementi di prova di tale stupefacente evento non sia, poi, attribuibile ad un fatto del tutto casuale ma corrisponde, molto chiaramente, ad un preciso disegno divino di non lasciare alcuna “prova” che potesse costituire imposizione di una verità a chi non avesse voluto accettarla; tutto ciò, perché, Nostro Signore è rispettoso delle libere scelte di ognuno, come dimostrato dal fatto che, dopo la Sua Resurrezione è apparso solo a chi avesse Lui stesso voluto apparire, al fine di rafforzare lo loro fede, cioè a quanti sinceramente credevano in Lui e, quindi, non certo agli scettici al fine di convincerli, come per esempio, ai membri del Sinedrio o a Pilato. 

       Che tale fosse, in maniera incontrovertibile, la volontà di Gesù è, pertanto, un fatto da non mettersi in discussione tanto da poter ritenere  che quelle innumerevoli e stupefacenti particolarità dell’immagine sindonica tra di loro correlate, a volte, in modo assai incongruente, risultino, così, obbiettivamente presenti sul sacro telo proprio al fine di rendere impossibile qualsiasi soluzione che avrebbe comportato l’effetto di fornire la prova della Resurrezione di Gesù, da quest’ultimo non voluta. 

          Ed è proprio per questo motivo che ho ritenuto davvero incomprensibile l’affermazione della Prof.ssa Emanuela Marinelli, laddove quest’ultima ha dichiarato di essere “molto perplessa” nei confronti di quanti, respingendo l’ipotesi che l’immagine sindonica possa costituire prova della Resurrezione di Gesù, manifestano “fastidio” ed addirittura “ossessione” per tale ipotesi, appunto perché costituirebbe un “danno per la fede”, in quanto “annientata da una verità impositiva”.

          Va, comunque, osservato che l’affermazione che l’immagine sindonica costituisca “prova” della Resurrezione di Gesù, sempre secondo la Prof.ssa Marinelli, è assolutamente priva di alcun fondamento, dato che, per quanto attiene al necessario nesso di causalità tra immagine e Resurrezione, la stessa non ha mai fornito alcuna prova, limitandosi solo a far erroneamente riferimento ai risultati raggiunti dai due fisici dell’ENEA (che lo hanno, invece, al momento, esplicitamente escluso, sulla base delle sperimentazioni da loro effettuate); d’altra parte l’insussistenza di tale nesso (che, in caso contrario, avrebbe potuto costituire “prova” della Resurrezione) è da escludersi, dato che, come sopra fatto presente, lo stesso Gesù ha sempre riservato massima attenzione a non lasciare prove della Sua Resurrezione, sicché l’accostamento dell’immagine sindonica ad un “selfie” è da considerarsi un’autentica sciocchezza.

          Da quanto sopra esposto, è da escludersi definitivamente che l’immagine sindonica possa essersi formata per “effetto” della Resurrezione di Gesù, sia per l’accertata sua impossibilità, sulla base di un secolo di inutili tentativi messi in atto dal mondo scientifico, ampiamente presi in esame, tutti miseramente falliti, sia, soprattutto, per la constatazione che la stessa fine appare inevitabile per qualsiasi altro futuro tentativo (riguardo all’unica possibilità, come sopra fatto presente, che una schiera sempre più ridotta di scienziati ritiene ancora perseguibile, con riferimento all’imprescindibile nesso causale tra immagine e Resurrezione) in quanto in insanabile opposizione con la divina volontà, facendo apparire davvero “stolti”, secondo la definizione data da Papa Giovanni Paolo II (nell’enciclica “Fede e Ragione”) quanti, con inutile caparbietà, insistono nella ricerca d’impossibili soluzioni, credendo di poter risolvere con le loro menti anche quanto è a tutti precluso dalla divina Sapienza  perché destinato, nei Suoi imperscrutabili disegni,  a rimanere Mistero della Fede.

          Quanto come sopra esposto non corrisponde a mere ipotesi, bensì ad obbiettive osservazioni formulate sulla realtà dei fatti,  che possono, così, sintetizzarsi:

  • premessa l’esclusione del falso medioevale nella formazione dell’immagine sindonica,
  • va considerato che, in linea teorica, l’unica possibilità rimasta per individuare la “causa” di origine  dell’immagine sindonica, da parte del mondo scientifico, rimane pur sempre quella di dimostrare che detta immagine, di fatto,  (sia pure con diverse modalità) costituisca “effetto” dell’evento della Resurrezione di Gesù, diventandone, così, sua “prova”, con la inevitabile conseguenza,  con l’accertamento del suo avveramento (anche se non ricercato), di annullare il dogma della Resurrezione, 
  • deve, inoltre, prendersi atto che il dogma della Resurrezione di Gesù costituisce il mistero fondamentale della fede cattolica che non potrà mai essere, in alcun modo, cancellato o superato, in quanto la sua necessaria essenza come “mistero” corrisponde ad un chiaro ed inequivocabile disegno divino.

           In tale obbiettiva situazione, difficilmente contestabile, appaiono, quindi, inutili tutti i tentativi (quelli già fatti e quelli, eventualmente, da porre in essere da parte del mondo scientifico) al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, che siano pur sempre sostanzialmente condizionati da un imprescindibile rapporto di “causa-effetto” tra Resurrezione di Gesù e formazione dell’immagine sindonica, in quanto destinati ad un sicuro fallimento, perché (almeno per i credenti) andrebbero sempre ad infrangersi contro invalicabili ostacoli, già accertati e presenti nell’immagine sindonica  secondo un superiore disegno della  Divina Volontà, che è quello di mantenere, per sempre, ben saldo il “mistero” sulla  Resurrezione di Gesù al di fuori di ogni possibile “prova” sulla sua sussistenza, anche se involontariamente conseguita.

           Concludendo: tutto ciò, come sopra fatto presente, conduce ad un’unica possibilità rimasta al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, quella, cioè, di individuare in un intervento soprannaturale la fonte di detta immagine, che, pertanto, non costituirebbe mai la “prova” della Resurrezione (in quanto, appunto, intervento miracoloso da accettarsi per fede) ma solo un mirabile “segno”, voluto e realizzato da Nostro Signore Gesù Cristo, in memoria della Sua Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione, a nulla rilevando l’indicazione del momento preciso del suo avveramento, comunque, compreso tra un momento successivo alla Resurrezione di Gesù, fino all’apparizione della Sindone nel 1300, come fatto presente in un mio precedente articolo, n. 25 dal titolo: “La Sacra Sindone di Torino ha realmente avvolto il corpo di Gesù ?”.

 

L’ipotesi di raggi ultravioletti, come “causa” dell’immagine sindonica, definitivamente annullata.

        Nel mio precedente articolo “Il dogma della Resurrezione cancellato, ritenendo l’immagine sindonica “prova” della Resurrezione di Gesù” mi sono soffermato sull’impossibilità che l’immagine sindonica possa costituire “prova” della Resurrezione di Gesù, sia per l’insussistenza del necessario presupposto che detta immagine fosse stata impressa sul telo dai raggi UV emanati dal corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione, sia e soprattutto per una nuova argomentazione teologica.

        Ritornando sull’argomento, con riferimento ai supposti raggi UV che sarebbero stati emanati dal corpo di Gesù, è opportuno formulare le seguenti precisazioni.

        L’ipotesi dei raggi ultravioletti, come possibile “causa” dell’immagine sindonica, venne avanzata inizialmente dai fisici dell’ENEA di Frascati, in particolare dal Prof. Giuseppe Baldacchini, precisando che detti raggi venivano indicati come originati, secondo un naturale processo nucleare, dall’annichilimento del corpo cadaverico  di Gesù,  escludendo, da fisico, qualsiasi intervento sovrannaturale. Correttamente, il Prof. Baldacchini precisava che si trattava solo di una ipotesi da verificare sperimentalmente per stabilirne la sua fattibilità ed adeguatezza rispetto ai risultati che si volevano raggiungere, sulla base delle loro ricerche  al fine di trovare la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si fosse formata tramite luce UV.

         Tale ipotesi venne accolta con grande favore, in quanto risultava obbiettivamente idonea, qualora fosse stata verificata accettabile sul piano scientifico, alla soluzione dell’annoso enigma sulla formazione dell’immagine sindonica.

         Senonché, dopo una decina di anni di sperimentazioni della suddetta ipotesi con risultati assai deludenti –  sia per quanto attiene la sua fattibilità (venne, infatti, realizzato  l’ingiallimento simil-sindonico di un solo centimetro quadrato di stoffa, per cui se tale effetto, davvero limitato, dato che, comunque, riguardava solo l’ingiallimento e non l’impressione dell’immagine, avesse dovuto riferirsi a tutta la superficie della Sindone, avrebbe richiesto un’apparecchiatura laser delle dimensioni di un edificio di 10 piani), sia con riferimento alla sua inidoneità al raggiungimento dei risultati sperati, in quanto escludeva la possibilità di realizzare una immagine in tutto simile a quella sindonica (basti riferirsi alla sua particolarissima tridimensionalità, realizzata con modalità assolutamente uniche ed irripetibili) – i fisici dell’ENEA pervenivano alla conclusione che  i risultati delle loro ricerche  “non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”. Tale chiarissima ed inequivocabile affermazione,  recentemente ribadita in uno studio del prof. Di Lazzaro, in una pubblicazione dell’aprile 2025 (Editrice Baima-Ronchetti) dal titolo “Intorno alla Sindone”,  (pagg. 96-109),  determina definitivamente la fine dell’ipotesi di raggi UV come fonte dell’immagine sindonica.

         Va, inoltre, tenuto presente che a nulla rileva l’eventuale diversa ipotesi, che  sembra sostenuta dalla Prof.ssa Marinelli,  secondo la quale la provenienza di detti raggi fosse da identificarsi non nell’annichilimento del corpo di Gesù ma in un Suo intervento miracoloso in tale “produzione”, dato che la riscontrata inidoneità riguarda il “mezzo” (raggi UV)  oggettivamente preso in considerazione, a prescindere dalla sua origine; d’altra parte, l’ipotesi di un intervento sovrannaturale di Gesù in tal senso è da scartarsi, sia  sul piano teologico, dato che risulterebbe inaccettabile l’ipotesi di un ricorso, da parte di Gesù, ad un Suo intervento miracoloso al fine di procurarsi un “mezzo” per conseguire un risultato (impressione dell’immagine sindonica) direttamente miracolosamente realizzabile, sia e, soprattutto, perché dovrebbe a Lui attribuirsi l’errore di aver fatto riferimento ad un mezzo non idoneo al fine da perseguire.

           E’, pertanto, di tutta evidenza che, sulla base delle chiarissime e categoriche conclusioni alle quali sono pervenuti i fisici dell’ENEA,  la tesi formulata dalla Prof.ssa Marinelli che continua  a propagandare, nei suoi scritti, conferenze e “lezioni”, secondo la quale la formazione dell’immagine sindonica sia da attribuirsi a  raggi UV prodotti da Gesù, come ”effetto” della Sua Resurrezione, con la  conseguenziale logica conseguenza, che detta immagine costituisca la “prova” della stessa Resurrezione di Gesù, crolla rovinosamente disperdendosi nel nulla, in quanto clamorosamente smentita dai suddetti fisici, che, sulla base  dei risultati delle  ricerche effettuate per la necessaria verifica della loro iniziale ipotesi, sono pervenuti alla conclusione che detti risultati “non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”: di ciò, la Prof.ssa Marinelli avrebbe dovuto  trarne le necessarie conseguenze, provvedendo ad una pubblica ritrattazione della sua tesi, anziché continuare caparbiamente ad insistere su di una ipotesi ormai inesistente e, comuque, scartata dagli stessi suoi autori originari, riaffermando, contraddittoriamente, di essersi sempre allineata ai risultati ottenuti dalle ricerche effettuate “dai fisici dell’ENEA”, con un atteggiamento che non può non suscitare notevoli perplessità. Tutto ciò, senza considerare, come già in altra precedente occasione rilevato, che l’ipotesi suddetta era, comunque, da ritenersi impossibile, dato che, al momento della Sua Resurrezione, il Corpo di Gesù Risorto era diventato invisibile a tutti (tranne a chi avesse Lui stesso voluto apparire), rendendo impossibile qualsiasi Sua “ripresa”. 

          E’, inoltre, assolutamente incontestabile che di tutte le ipotesi possibili fin ora formulate al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, nessuna ha superato la necessaria verifica, da poter diventare una teoria scientificamente accettabile.

          Concludendo: eliminata definitivamente anche l’ipotesi di raggi UV nella formazione dell’immagine sindonica ed in assenza, anche, di formulazioni di altre ipotesi da sottoporre a verifica, continuare, oggi in tale obbiettiva situazione come sopra sinteticamente esposta, a sostenere che la Sindone costituisca “prova” della Resurrezione di Gesù, sulla base del necessario presupposto che l’immagine ivi rappresentata sia il naturale “effetto” dell’emanazione di raggi UV dal corpo di Gesù Risorto, “effetto” definitivamente e categoricamente escluso dal mondo scientifico  e, quindi, assolutamente inesistente, costituisce, senza ombra di dubbio,  un’affermazione davvero irragionevole.

        Non resta, pertanto, che accogliere l’unica ipotesi rimasta che è quella, già più volte sostenuta, di considerare l’immagine sindonica formata per un sovrannaturale intervento divino da accogliersi solo per fede, dato che essendo, appunto, di natura miracolosa resta, per definizione, non suscettibile di verifica sul piano scientifico, ritenendo qui riportate le conclusioni formulate nel mio precedente articolo: “Il dogma della Resurrezione annullato, ritenendo l’immagine sindonica prova della Resurrezione di Gesù”: stupisce, inoltre, il fatto che, tra tutte le varie ipotesi formulate sulla formazione dell’immagine sindonica, quella di un intervento sovrannaturale non sia mai stata presa in considerazione, nemmeno dalla stessa Chiesa Cattolica. 

         Colgo l’occasione per segnalare che il mio blog (iniziato a fine settembre 2024), unica voce su internet a sostegno della tesi di un intervento sovrannaturale nella formazione dell’immagine sindonica, ha raggiunto un milione di visualizzazioni (circa 500.000 negli ultimi due mesi) e la mia pagina Facebook (con oltre 7.300 follower) che raccoglie tutti i miei scritti sulla Sindone ha superato 3 milioni di visualizzazioni complessive, con decine di migliaia di consensi e commenti. Rilevo, inoltre, che il numero di chi ritiene che la Sindone sia un falso medioevale, anche se in assenza di valide motivazioni, indiscutibile essendo la sua qualifica di oggetto non prodotto da uomo, è, comunque, in continuo aumento: ciò può trovare una sua giustificazione nel fatto che, da oltre un secolo, tutti i vani  tentativi, rivolti (sbagliando) a dimostrare una connessione logico-temporale tra il momento della  Resurrezione di Gesù e quello della formazione dell’immagine sindonica, a preteso supporto della sua autenticità, sono, di volta in volta, tutti miseramente falliti. 

 

 

Una necessaria precisazione sull’annullamento dell’ipotesi della formazione dell’immagine sindonica causata da raggi UV.

         Alcuni commenti e domande a me rivolte sull’annullamento dell’ipotesi della formazione dell’immagine sindonica causata da raggi UV, forse determinati da una mia poco chiara esposizione, mi inducono ad una necessaria precisazione.

         La suddetta ipotesi venne, come è noto, avanzata dai Fisici dell’ENEA di Frascati: il riferimento a raggi UV venne giustificato dalla considerazione che, espandendosi, di norma, la luce  a 360 gradi, affinché un’immagine potesse proiettarsi su di un telo, in assenza di apparecchiature fotografiche, si rendeva necessariamente fare ricorso solo a raggi che possedessero la qualità di essere unidirezionali, come i raggi UV che, escludendo ogni intervento soprannaturale, potevano riferirsi prodotti a seguito di un supposto annichilimento del corpo cadaverico di Gesù, per un sempre ipotizzato processo nucleare, intervenuto nel sepolcro ove Gesù era stato deposto. 

          Dopo un decennio di studi e sperimentazioni, i suddetti studiosi sono pervenuti, però, ad escludere tale ipotesi, rilevando, oltre a varie insuperabili incongruenze, essenzialmente l’inadeguatezza di tale mezzo a trasferire sul telo sindonico tutte le particolarità ivi presenti, con particolare riferimento alla sua tridimensionalità realizzata con modalità uniche ed irripetibili.

          La tesi suddetta, prescindendo, comunque, da qualsiasi riferimento alla sua fonte (annichilimento del corpo di Gesù) risulta, pertanto, definitivamente annullata. Senonché, alcuni (in particolare la Prof.ssa Emanuela Marinelli) hanno ritenuto di poterla riprendere, con una variante,  proposta addirittura dal Prof. Paolo Di Lazzaro, dirigente dell’ENEA (v. “L’immagine sindonica e la luce ultravioletta: alcune note riassuntive”, 2011, ove si legge esplicitamente che, solo “in linea teorica la fede potrebbe intervenire e suggerire che la Resurrezione di Gesù può aver generato un intenso e brevissimo lampo di luce ultravioletta direzionale sprigionato dal corpo dematerializzato”): i raggi UV in questione non sarebbero stati emessi a seguito dell’annichilimento del corpo di Gesù, (ipotesi che, in ogni caso, non sarebbe mai stata accolta dalla Chiesa Cattolica, comunque, come sopra, ritenuta non adeguata, dai suddetti fisici, a risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica) bensì “prodotti” dallo stesso Gesù, al di fuori delle leggi naturali della fisica in modo sovrannaturale e, quindi, assolutamente diversi da quelli, ben noti, precedentemente esclusi, e forniti di ulteriori e diverse qualità, del tutto sconosciute e, pertanto, non suscettibili di essere sottoposte a verifica sperimentale  sulla loro idoneità  al trasferimento sulla Sindone dell’immagine ivi presente con tutte le sue irriproducibili particolarità. 

         A nulla, comunque, vale detta “variante”. Infatti, a parte la considerazione che un tale preteso intervento di Gesù è da ritenersi teologicamente inaccettabile per tutte le motivazioni fatte presenti  nel mio precedente articolo : “Il dogma della Resurrezione cancellato, ritenendo l’immagine sindonica “prova” della Resurrezione di Gesù”, sta di fatto che tale particolare intervento soprannaturale (ipoteticamente intervenuto, in sostituzione dei precedenti raggi UV e, sui quali, erano stati effettuate tutte le deludenti sperimentazioni), ove si fosse molto difficilmente avverato, avrebbe necessariamente determinato l’attribuzione di tale qualifica alla stessa immagine sindonica (in quanto “effetto”, appunto, di un evento sovrannaturale assolutamente sconosciuto e, pertanto, non suscettibile di alcuna verifica), con la conseguenza di doverla accettare, solo per “fede”, escludendo, inoltre, che la stessa potesse costituire “prova” della Resurrezione di Gesù, pervenendo, cioè, alla conclusione da me sempre indicata, di ritenerla, cioè, “immagine miracolosa”.

          Infatti, con riferimento all’ipotesi suggerita, solo “in linea teorica”, dal Prof. Di Lazzaro (ed accolta dalla Prof.ssa Marinelli), ritengo opportuno rilevare come tale ipotesi non possa mai diventare “teoria scientifica”, in relazione ai risultati che si volessero conseguire (immagine sindonica, prodotta da raggi UV, di natura sovrannaturale, costituenti “prova” della Resurrezione di Gesù); l’impressione dell’immagine sindonica, infatti, sarebbe avvenuta, ipoteticamente, sempre solo “in linea teorica” (e, quindi, al di fuori di ogni effettiva realizzazione),  come “effetto” di ignoti raggi UV prodotti per un intervento sovrannaturale di Gesù  e non di raggi, naturalmente derivanti dall’ipotetico annichilimento del corpo di Gesù, come già sopra fatto presente: ciò  non potrebbe mai comportare l’applicazione del noto principio, secondo il quale, un evento che si realizzi come “effetto” di un evento precedente costituisce “prova” della reale esistenza dell’evento precedente, per il semplice fatto che detto evento precedente (raggi UV) si sarebbe, sempre in via di ipotesi (pur sempre avanzata “in linea teorica”), già  verificato come “sovrannaturale” e, quindi, non suscettibile di essere considerato, successivamente, vero e reale. Tutto ciò necessariamente comporta le  conseguenze come indicate nel mio precedente articolo.

         Colgo l’occasione, per completezza espositiva, per dedicare alcuni brevi cenni ad altre due ipotesi formulate al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica.

         La prima, sostenuta dal noto Barrie Schwortz, denominata “vaporografica”, secondo la quale l’immagine sindonica sarebbe il risultato di reazioni chimiche  tra il tessuto, gli aromi  (mirra e aloe)  di cui la Sindone doveva essere impregnata, e i vapori di ammoniaca prodotti  dal cadavere   avvolto nel lenzuolo. Tale ipotesi venne scartata  per l’impossibilità della formazione di un’immagine così netta e dettagliata   come quella sindonica, dal momento che il vapore si diffonde in tutte le direzioni, oltre al fatto che tale vapore avrebbe prodotto un’immagine  in tutto il telo aderente al corpo, generando un’immagine deformata  e non una proiezione verticale come quella della Sindone.

        La seconda, “effetto corona”,  è un tipo di scarica elettrica caratterizzato dalla ionizzazione dell’aria, con produzione di plasma, un gas costituito da un insieme di  elettroni e ioni.

        Anche tale ipotesi venne scartata, dato che non venne capito come avrebbe potuto prodursi il campo elettrico necessario a generare la scarica. Venne suggerito che un terremoto (come quello che, secondo i Vangeli , avvenne alla morte di Gesù) avrebbe potuto generare un campo elettrico, se nel sottosuolo fossero stati presenti strati di rocce piezoelettriche, come il quarzo che, però, non venne trovato nel sottosuolo di Gerusalemme.

           Su altre ipotesi minori, in quanto prive di alcun fondamento, non è il caso di prenderle in considerazione.

            Allo stato attuale, dopo oltre un secolo di inutili tentativi ed in assenza di ulteriori formulazioni di valide ipotesi per addivenire alla soluzione dell’enigma sulla formazione dell’immagine sindonica da poter sottoporre a scientifiche verifiche, valgano, pertanto, le mie  conclusioni, già formulate nei miei precedenti scritti.

             Per risolvere l’enigma in questione, resta pur sempre praticabile, almeno per i credenti, una strada molto più semplice, come accennato in un mio precedente scritto. Posto, infatti, per indiscutibilmente accettato, che rientra nei disegni imperscrutabili di Nostro Signore la Sua indiscussa volontà di non fornire obbiettive “prove” scientifiche della Sua Resurrezione, destinata a rimanere per sempre uno dei massimi Misteri della fede cattolica, tutti i tentativi, da parte del mondo scientifico, di risolvere il problema della formazione dell’immagine sindonica che risultassero comunque inevitabilmente connessi all’evento della Resurrezione di Gesù, e, quindi, necessariamente, di fatto, finalizzati a fornirne la “prova” della Sua Resurrezione, anche se non volontariamente ricercata (come quelli propagandati dalla Prof.ssa Marinelli che li ritiene, a torto, già addirittura diventati “teoria scientifica”), sarebbero destinati ad un sicuro ed inevitabile naufragio, inducendo tutti ad una onorevole desistenza, evitando, così,  di apparire davvero “stolti”, secondo la definizione data da Papa Giovanni Paolo II (nell’enciclica “Fede e Ragione”) attribuita a quanti, con inutile caparbietà, insistono nella ricerca d’impossibili soluzioni, credendo di poter risolvere con le loro menti anche quanto è a tutti precluso dalla divina Sapienza  perché destinato, nei Suoi imperscrutabili disegni,  a rimanere Mistero della Fede.

             Concludendo, mi sia consentito di esprimere una mia sconsolata considerazione. L’enigma della formazione dell’immagine sindonica è, purtroppo, destinato a non essere mai risolto, fino a che, da un lato, al fine di sostenere la sua autenticità, continuerà a ritenersi, come la più accreditata, l’ipotesi che la formazione di detta immagine sia frutto di raggi ultravioletti UV emanati dal corpo di Gesù Risorto, con l’ulteriore “effetto” di considerare tale immagine “prova” della Resurrezione di Gesù, ipotesi propagandata in luoghi di cultura cattolica da chi  riceve consensi incondizionati anche da diversi sacerdoti, mentre, dall’altro lato, tale inaccettabile ipotesi continuerà ad essere bilanciata, anche se in senso diametralmente opposto, da chi persiste ancora oggi a ritenere detta immagine frutto dell’opera di un valente falsario medioevale, con motivazioni parimenti inaccettabili.

           Non posso, comunque, dimenticarmi come l’ipotesi da me strenuamente sostenuta e, della quale sono fermamente convinto, sulla natura miracolosa dell’immagine sindonica, ha ottenuto un’accoglienza superiore ad ogni aspettativa: il mio blog, infatti, con inizio ad ottobre 2024, ha ottenuto ad oggi ben 1.041.250 visitatori, mentre la mia pagina Facebook: “Riflessioni su fede e morale cattoliche” che raccoglie tutti i miei scritti sulla Sacra Sindone, con 7.500 Follower, ha superato, complessivamente, 3 milioni di visitatori, con diverse decine di migliaia di condivisioni ed adesioni, che, evidentemente, non contano nulla, dato che l’ipotesi miracolosa  dell’immagine sindonica risulta, inspiegabilmente, del tutto dimenticata.               

 

 

Effetti dei raggi UV sulla Sindone: impressione  di  una “immagine corporea” o solo “ingiallimento” del telo ?

          Nel mio articolo precedente, sconsolato concludevo che, “l’enigma della formazione dell’immagine sindonica è, purtroppo, destinato a non essere mai risolto, fino a che, al fine di sostenere la sua autenticità, continuerà a ritenersi, come la più accreditata, l’ipotesi che la formazione di detta immagine sia frutto di raggi ultravioletti UV emanati dal corpo di Gesù Risorto, con l’ulteriore “effetto” di considerare tale immagine “prova” della Resurrezione di Gesù”. A tale conclusione pervenivo, dato che la suddetta ipotesi, propagandata dalla Prof.ssa Emanuela Marinelli, risultava, specie negli ultimi interventi di quest’ultima, presentata come  avvalorata, sulla base delle sperimentazioni effettuate dal centro ENEA di Frascati, dalle “risposte che la Sindone aveva date agli scienziati” di tale centro, i quali erano pervenuti ad “ammettere che dai loro risultati si può pensare alla formazione dell’immagine con una luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione”: queste le testuali e inequivocabili parole usate dalla Prof.ssa Marinelli che, però, costituiscono un evidente e clamoroso fraintendimento delle conclusioni alle quali, invece, sono realmente pervenuti i suddetti scienziati.

          Infatti, al fine di chiarire, in nodo incontrovertibile, lo stato attuale dei risultati delle ricerche svolte per oltre un secolo, con particolare riferimento a quelle svolte negli ultimi anni dal centro ENEA di Frascati, è necessario fare riferimento ad una recentissima pubblicazione: “Intorno alla Sindone”, Editrice Baima-Ronchetti & C. Aprile 2025, che riporta, alle pagg. 96-109, l’articolo del Prof. Paolo Di Lazzaro, dal titolo “La Fisica indaga la Sindone”. In tale articolo, l’Autore esplicitamente dichiara che lo scopo del suo veramente provvidenziale e chiarificatore intervento è stato quello di “presentare in stile divulgativo  una sintesi dei principali risultati degli studi scientifici sulla Sindone così come sono, in modo che ognuno possa farsi un’idea propria”.

         Dalla lettura del testo in questione, emerge senza ombra di dubbio che, sulla base dei risultati emersi in sede di sperimentazioni effettuate in laboratorio al fine di ottenere una riproduzione dell’immagine sindonica, con utilizzo di raggi UV  (previsti dai fisici dell’ENEA come effetto naturale dell’ipotetica annichilazione del corpo di Gesù), l’unico risultato ottenuto è stato quello di realizzare, non una riproduzione di un’immagine corporea, bensì solo quello di ottenere un “ingiallimento”, peraltro limitato ad una superficie di pochi centimetri quadrati della Sindone e, comunque,  “senza riuscire a riprodurre una colorazione in tutto e per tutto identica a quella sindonica”: resta, pertanto, definitivamente acquisita la constatazione, ivi messa in chiara evidenza che “dal punto di vista scientifico, la Sindone è un oggetto complesso e sfuggente. Gli esperimenti e le analisi hanno ottenuto risultati parziali, a volte contestati, e nessuno ha ancora capito come si sia formata l’immagine”, con l’inevitabile conseguenza di escludere categoricamente, come esplicitamente affermato, che “l’immagine corporea” presente sulla Sindone si possa essere “formata tramite luce UV”. 

         Va, pertanto, ribadito che nessuna impressione dell’immagine corporea presente sulla Sindone, anche se parzialmente od in minima parte, risulta mai realizzata in laboratorio con l’utilizzo di raggi UV, ma solo un “ingiallimento” simil-sindonico del telo; d’altra parte, come precisato sempre dal Prof. Di Lazzaro,  “nessuno è stato in grado di riprodurre una immagine avente tutte le sue caratteristiche fisico-chimiche, cioè nessuno è riuscito a falsificare l’immagine sindonica realizzando una copia identica all’originale. Molti ricercatori hanno riprodotto immagini macroscopicamente (ad occhio nudo) simili a quella sindonica, ma nessuna di queste, quando analizzate al microscopio, ha retto al confronto con l’originale”. 

         Di fronte a tale situazione, puntualmente descritta (invito tutti a leggere integralmente l’articolo “La Fisica indaga la Sindone” del Prof. Paolo Di Lazzaro, come sopra riferito) la conclusione resta una sola (sono sempre testuali parole del Prof. Paolo Di Lazzaro): “la scienza si ferma. E gli scienziati pure”.

         E’, inoltre, opportuno, con il dovuto rispetto all’indiscussa professionalità dimostrata da uno scienziato cattolico come il prof. Di Lazzaro (condivisa anche dal Prof. Giuseppe Baldacchini, anche lui cattolico), segnalare, qui di seguito trascritto, quanto lo stesso ha ritenuto di poter indicare, come soluzione alternativa, comunque non scientificamente accettabile, per la soluzione dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica: “potrebbe in linea teorica intervenire la Fede e suggerire che la resurrezione del Gesù Nazzareno può aver generato un intenso e brevissimo lampo di luce ultravioletta direzionale sprigionato dal corpo dematerializzato. Questo lampo potrebbe aver lasciato sul lino una impronta del corpo stesso. E ricordare che nei Vangeli si narra della cosiddetta Trasfigurazione o Metamorfosi riprodotta in molte icone bizantine. Si tratta di eventi chiaramente miracolosi, (dato che l’ipotizzato “lampo di luce ultravioletta” come sopra richiamato è cosa ben diversa dai raggi UV naturalmente prodotti dall’annichilimento del corpo di Gesù) mentre noi scienziati ci occupiamo solo di eventi scientificamente riproducibili, in senso galileiano”. 

        E’ evidente, come del resto esplicitamente ricordato dal Prof. Di Lazzaro,  che si tratta di una ipotesi di natura “miracolosa” dell’immagine sindonica da sempre avanzata dal sottoscritto, con l’unica variante di non ritenere teologicamente accettabile l’ipotesi che Gesù abbia avuto bisogno di un intervento soprannaturale, da usare come “mezzo” per operare il miracolo dell’impressione dell’immagine sindonica, laddove avrebbe potuto operare direttamente il suddetto miracolo, come, ritengo, sia in effetti avvenuto. Deve aggiungersi che tale soluzione, sempre avanzata “in linea teorica”, appunto in quanto “sovrannaturale” e, quindi, ben diversa da quella iniziale con riferimento a raggi UV emanati dal corpo annichilito di Gesù secondo le naturali leggi della fisica, andrebbe, comunque, accolta solo per “fede”, al di fuori di ogni sperimentazione, escludendo, pertanto, che possa ritenersi “prova” della Resurrezione di Gesù.

        La tesi propagandata oggi dalla Prof.ssa Marinelli indebitamente distorce  i risultati ai quali sono pervenuti i fisici dell’ENEA e, necessariamente (per l’inammissibilità teologica di fare riferimento a raggi UV scaturiti dal corpo annichilito di Gesù), ma  contraddittoriamente, aderisce, di fatto, all’alternativa dell’origine (miracolosa) dell’immagine sindonica come sopra proposta dal Prof. Di Lazzaro.

        L’immagine sindonica, infatti, non si sarebbe, sempre secondo quanto con insistenza sempre sostenuto dalla Prof.ssa Marinelli, impressionata sul telo per un intervento sovrannaturale che avrebbe impedito l’attribuzione di valenza scientifica alla formazione dell’immagine e di poterla indicare come “prova” della Resurrezione di Gesù. E’ di tutta evidenza come tale tesi appare così – oltre che logicamente inaccettabile, non potendosi accogliere (sempre da parte della suddetta Prof.ssa Marinelli), come causa della formazione dell’immagine, sia il riferimento a raggi UV connessi all’annichilimento del corpo di Gesù, sia il riferimento al “lampo di luce ultravioletta” al momento della Sua Resurrezione, appunto perché di natura sovrannaturale – assolutamente priva di qualsiasi necessario supporto sperimentale, tassativamente escluso dai suddetti fisici, e, pertanto, da considerarsi inevitabilmente definitivamente accantonata.

        Riportandomi, quindi, alle conclusioni più volte già esposte nei miei precedenti articoli, ritengo di riproporre, così come riportata, alla fine del suo studio, dal Prof. Di Lazzaro, una frase del noto divulgatore Barrie Schwortz : “La Sindone non è lì per rispondere alle nostre domande, ma per porci delle domande. Spesso la gente mi chiede se la Sindone è la prova della Resurrezione, ma  la risposta a una domanda di fede non si trova sulla Sindone, piuttosto negli occhi e nel cuore di coloro che la guardano”, identificandola come chiaro segno, mirabilmente voluto ed attuato da Nostro Signore Gesù Cristo, a noi lasciato in memoria del Suo Amore infinito, invitandoci ad amarci tra noi come Lui ci ha amato, fino ad offrire in sacrificio la Sua Vita per la nostra salvezza, dalle nostre mani così crudelmente strappata,  per riprendersela, poi, nella Sua Gloriosa Resurrezione.

         “Forse è questo il più profondo messaggio della Sindone”.

 

Soltanto un intervento soprannaturale può risolvere l’enigma della Sacra Sindone.

         Nel precedente articolo concludevo prendendo atto del definitivo accantonamento dell’inammissibile tesi della Prof.ssa Emanuela Marinelli, (secondo la quale l’immagine sindonica si possa essere formata, naturalmente secondo le leggi della fisica, per i raggi UV emanati dal corpo di Gesù Risorto),  sulla base dei deludenti risultati ottenuti dai fisici del centro ENEA di Frascati, come ampiamente  chiarito  in una precedente pregevolissima analisi del Prof. Paolo Di Lazzaro di tutte le sperimentazioni ivi effettuate in un decennio di appassionato lavoro (e ripresa, recentemente, in una successiva pubblicazione dell’aprile 2025:  “La fisica indaga la Sindone”, in: “Intorno alla Sindone”, Editrice Baima Ronchetti , pagg. 96-109, Aprile 2025),  ove, in via conclusiva, testualmente ed inequivocabilmente si legge che:  “questi risultati non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”.

        Incredibilmente, dalla suddetta Prof.ssa Marinelli, ancora oggi e, paradossalmente, contestualmente alle suddette conclusioni dei fisici dell’ENEA, erroneamente  vengono attribuite a detti fisici conclusioni assolutamente opposte: secondo lei, infatti, i fisici dell’ENEA avrebbero testualmente detto di:  “ammettere che dai loro risultati si può pensare alla formazione dell’immagine con una luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione”, dopo aver ribadito che: “ Il telo ha ricevuto una radiazione ortogonale che si può spiegare – come dimostrato dagli esperimenti condotti con il laser presso l’ENEA di Frascati – con una potente emissione di luce”. (frasi testualmente riprese dall’articolo: “Nella Sindone tutto parla di Gesù di Nazaret” di Emanuela Marinelli, 19 aprile 2025).

        Su quanto come sopra fedelmente riportato, lo scrivente ritiene opportuno astenersi da ogni facile commento.

        Sulla base della lunga serie di argomentazioni fin qui svolte a sostegno della tesi della natura soprannaturale di detta immagine, ritengo di poter, ora, pervenire ad una veramente decisiva conclusione sulla inevitabile necessità di far ricorso a tale intervento soprannaturale, per risolvere l’enigma della sua formazione.

        A tal fine, valgano le seguenti sintetiche osservazioni, anche se, in massima parte, già precedentemente svolte.

  1. E’ preliminarmente doveroso accettarsi che, nel campo della ricerca scientifica, la formulazione di una “ipotesi”  debba, innanzi tutto, essere formulata in modo tale da poter essere sottoposta ad esperimenti e osservazioni che possano confermarla o smentirla; diventa “teoria scientifica” dopo essere stata ripetutamente supportata da prove empiriche e aver superato rigorosi test in un necessario processo di validazione che prevede la ripetibilità di quanto oggetto di ipotesi: in assenza di tali verifiche, l’ipotesi in questione resta tale senza assumere  alcuna validità scientifica. Pertanto, una ipotesi avente per oggetto un evento di natura sovrannaturale, appunto perché accettabile solo per fede, al di fuori di qualsiasi verifica, non potrà mai costituire “teoria scientifica”, con l’ulteriore inevitabile conseguenza di non poter mai costituire “prova” di un eventuale ulteriore evento connesso a detto evento sovrannaturale.
  2. Va, in ogni caso, tenuto ben presente che il necessario e vero problema da risolvere relativo all’enigma della Sacra Sindone riguarda essenzialmente quello relativo alle modalità della formazione dell’immagine ivi impressa: a nulla, rileva,  al fine della soluzione di detto problema, la soluzione dell’altro problema relativo alla datazione del telo sindonico che, obbiettivamente, comunque, non potrà mai essere risolto definitivamente. Innanzi tutto, quandanche, venisse accertata una datazione corrispondente alla Resurrezione di Gesù, ciò potrebbe, al massimo, consentire solo la possibilità  (ma non la prova)   che detto telo abbia avvolto il corpo di Gesù, particolarità ritenuta da molti, a torto, necessaria ai fini dell’autenticità della Sindone, lasciando irrisolto il vero problema relativo alla formazione dell’immagine. E’, comunque, da tener presente che difficilmente i risultati ottenuti dalle analisi effettuate nel 1988 potrebbero mai essere messi nel nulla dalle numerose critiche pur validamente avanzate circa eventuali possibili contaminazioni delle quali non si sia tenuto conto, per l’assenza di un concorde riconoscimento della loro determinante consistenza; d’altra parte, non può sottacersi che nessuno mai  potrà venire a conoscenza degli effetti prodotti dal noto “lampo” soprannaturale (correttamente ignorato nella suddetta analisi scientifica del 1988) sull’eventuale accrescimento del C 14 che, con molta probabilità, possa aver determinato un significativo “ringiovanimento” del telo sindonico. Dovendo escludersi che, anche in futuro, tale problema possa risolversi e che, in considerazione della circostanza che ciò che conta non è il telo, bensì l’immagine ivi impressa, assume modesta rilevanza (al solo fine di ritenere “reliquia” il sacro telo) che detto evento si fosse verificato su di un telo che effettivamente avesse avvolto il corpo di Gesù, ovvero su di un telo del 1300, senza considerare, poi, che su detto “avvolgimento” il mondo scientifico è molto perplesso, dato che, concordemente, ha ritenuto che l’immagine corporea raffigurata sulla Sindone, a differenza delle macchie di sangue, si fosse formata per “proiezione” e non per “contatto”, escludendo, pertanto, il suddetto “avvolgimento”.
  3. Deve, nel nostro caso, inoltre,  escludersi, come quasi ormai universalmente accettato, che l’immagine impressa sulla Sindone possa considerarsi frutto di un abile falsario medioevale, con riferimento ad una lunga serie di particolarità, ivi presenti, assolutamente irripetibili.
  4. Non trattandosi di falso e, quindi, di opera confezionata da mani umane, la sua origine va ricercata tra due sole alternative: o con riferimento ad un processo naturale, secondo le leggi della fisica, ovvero per un intervento sovrannaturale.
  5. Deve, inoltre, ritenersi, almeno per i credenti, che per risolvere l’enigma in questione, resta pur sempre praticabile, una strada molto più semplice, come già accennato in un mio precedente scritto. Posto, infatti, per indiscutibilmente accettato, che rientra nei disegni imperscrutabili di Nostro Signore la Sua indiscussa volontà di non fornire obbiettive “prove” scientifiche della Sua Resurrezione, destinata a rimanere per sempre uno dei massimi Misteri della fede cattolica, tutti i tentativi, da parte del mondo scientifico, di risolvere il problema della formazione dell’immagine sindonica su basi scientifiche che risultassero comunque inevitabilmente connessi all’evento della Resurrezione di Gesù, e, quindi, necessariamente, di fatto, finalizzati a fornirne la “prova” della Sua Resurrezione, anche se non volontariamente ricercata, sarebbero destinati ad un sicuro ed inevitabile naufragio, inducendo tutti ad una onorevole desistenza, evitando, così,  di apparire davvero “stolti”, secondo la definizione data da Papa Giovanni Paolo II (nell’enciclica “Fede e Ragione”) attribuita a quanti, con inutile caparbietà, insistono nella ricerca d’impossibili soluzioni, credendo di poter risolvere con le loro menti anche quanto è a tutti precluso dalla divina Sapienza  perché destinato, nei Suoi imperscrutabili disegni,  a rimanere Mistero della Fede.
  6. Per quanto concerne, invece, quelle poche ipotesi non connesse alla Resurrezione di Gesù (come quella c.d. “vaporografica” ovvero “effetto corona” ), risultano, come in altro mio articolo già osservato, concordemente accantonate per la loro riscontrata inconsistenza.
  7. E’, inoltre, da tener presente che, al di fuori di quelle poche e, comunque, inconsistenti ipotesi di formazione dell’immagine sindonica per cause naturali non connesse alla Resurrezione di Gesù e, comunque, come al precedente n. 4, accantonate, tutte le altre presuppongono la necessità di un “lampo di luce”, in assenza del quale nessuna proiezione di immagine sarebbe stata possibile: perché detto “lampo” possa essere preso in considerazione, al fine di sostenere che l’immagine sindonica si fosse formata per cause naturali, sulla base delle leggi della fisica, deve necessariamente provenire, anch’esso, da una sorgente naturale. Orbene, i raggi ultravioletti presi in considerazione dai fisici dell’ENEA sono stati quelli conosciuti dal mondo scientifico (esistenti nella luce solare e quelli prodotti artificialmente dall’uomo solo qualche secolo fa) in quanto sono i soli a possedere la necessaria qualità unidirezionale, necessario presupposto per formulare l’ipotesi in questione e comparsi, secondo le leggi fisiche, ipotizzando l’annichilimento (per un supposto casuale processo nucleare materia-antimateria intervenuto nel sepolcro) del corpo di Gesù. Tali raggi, comunque, sulla base delle notevoli sperimentazioni svolte per oltre dieci anni, sono stati, dagli stessi iniziali autori di tale ipotesi, ritenuti inequivocabilmente non idonei a trasferire una immagine simile a quella sindonica, tanto da costringerli ad ammettere che detto “lampo” dovesse provenire da una fonte sconosciuta e, pertanto, di non essere in grado di risolvere, su basi scientifiche, l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, che solo per Fede avrebbe potuto trovare una soluzione, identificandola nella produzione di raggi UV, idonei all’impressione di una immagine, intervenuta per un intervento sovrannaturale. Ritengo doveroso, al riguardo, dare atto dell’indiscussa alta professionalità dimostrata dai due valentissimi fisici dell’ENEA, Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro, per aver avuto, oserei dire il coraggio – non è affatto facile per uno scienziato ammettere di non essere in grado di risolvere un problema, soprattutto dopo un lunghissimo periodo di ricerche – di individuare l’unica alternativa valida, per la soluzione del problema in questione, in quella del Miracolo. Non va, comunque, sottaciuto che sull’ipotesi di raggi UV provenienti da una fonte sovrannaturale, come sopra ipotizzata dal Prof. Di Lazzaro, possono avanzarsi alcune riserve basate sulla considerazione, già formulata nel precedente mio articolo, dell’inammissibilità, sul piano teologico, dell’utilizzo, da parte di Gesù, di un mezzo (lampo) preventivamente predisposto per operare l’impressione dell’immagine, potendo, benissimo, provvedere direttamente miracolosamente alla suddetta impressione: in ogni caso, un eventuale intervento di natura soprannaturale nella predisposizione di raggi UV,  idonei alla proiezione dell’immagine corporea sulla Sindone, necessariamente si ripercuoterebbe sulla stessa immagine che, pertanto, resterebbe anch’essa di natura soprannaturale.  
  8. Allo stato attuale delle ricerche, è fuori ogni dubbio osservare che tutte le ipotesi sin ora formulate, al fine di dimostrare che l’immagine sindonica si fosse formata per cause naturali, in oltre un secolo di appassionati ed infruttuosi studi sono tutte miseramente fallite ed accantonate definitivamente o per i risultati negativi conseguiti dalle verifiche sperimentali effettuate, ovvero per l’assenza di tale disponibilità offerta dai suoi autori, né, attualmente sono presenti altre valide ipotesi che abbiano quel minimo di attendibilità necessaria ad essere prese in seria considerazione. Inoltre, il mondo scientifico, oltre a dichiarare, senza ombra di dubbio, che l’immagine sindonica non è di fattura umana e che la sua origine – nonostante tutti i tentativi svolti, anche ricorrendo ad inammissibili e rocambolesche distorsioni dei testi evangelici (v., per esempio, quanto si è osato sostenere con riferimento alla deposizione e sepoltura del corpo di Gesù) – non è riconducibile ad alcun fenomeno fisico naturale, è pervenuto, con riferimento ad una lunga serie di incongruenze ed  irrisolvibili incompatibilità , riscontrate tra le varie particolarità ivi presenti, a ritenere, addirittura, “impossibile” sotto l’aspetto scientifico la sua stessa esistenza, contro l’obbiettiva verità. 
  9. Prima di concludere, mi sia consentita un’ultima riflessione. Se può essere consentito a chiunque di pensarla come ognuno crede sulla formazione dell’immagine sindonica, ferma, comunque, la condanna per eventuali indebite distorsioni della verità evangelica, non può essere, certamente, accettata una tesi basata su falsità (come l’attribuzione ai fisici dell’ENEA di affermazioni mai da questi sostenute, anzi esplicitamente, come sopra, escluse), ed eresie (come la possibilità di provare la Resurrezione di Gesù).  E’ evidente il rischio prodotto da una simile tesi, indubbiamente falsa ed  eretica, in assenza di una chiara ed esplicita condanna da parte della Chiesa Cattolica e che viene anche  propagandata in luoghi di culto cattolici, spesso in presenza di sacerdoti che invitano all’approvazione ed applauso di chi la espone. E’ indubitabile, infatti, che persiste sempre una notevole schiera di credenti increduli della Resurrezione di Gesù, disposti a credere solo in presenza di prove concrete che l’accertino. Costoro, senza una necessaria e specifica conoscenza dei risultati realmente conseguiti dal mondo scientifico nella ricerca delle modalità della formazione dell’immagine sindonica, sono ben disposti ad accogliere con entusiastici applausi chi, dichiarando di rifarsi alle suddette ricerche scientifiche, presentando l’immagine sindonica come effetto naturale, secondo le leggi della fisica, della Resurrezione di Gesù, la indica come vera e propria prova di tale stupefacente evento, superando, la necessità di doverlo accogliere solo per fede, sostituendo, di fatto, il dogma della Resurrezione con la prova “fotografica”, così, loro offerta, di un Gesù Risorto. E’ facile prevedere gli effetti disastrosi sulla fede di tali soggetti, quando, prima o poi, ma con certezza quasi matematica, qualcuno, con l’autorità che  manca al sottoscritto, riuscirà ad aprire le loro orecchie ed i loro occhi per convincerli che la suddetta tesi era solo  frutto di una indebita supposizione del suo autore: non resta altro che auspicare un decisivo intervento chiarificatore che escluda tale deprecabile ipotesi.
  10.   In tale obbiettiva situazione che appare ampiamente soddisfare quanto    previsto dalle nuove norme, emanate di recente, per procedere nel discernimento di fenomeni soprannaturali, sembra , pertanto, che possa concludersi che solo il riferimento ad un  intervento sovrannaturale  sia in grado risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, identificando il tempo dell’avveramento di tale stupefacente miracolo o in un momento immediatamente successivo alla Resurrezione di Gesù ed, in questo caso, a seguito dello sbiancamento del telo, avvenuto sempre miracolosamente, unitamente all’eventuale suo “ringiovanimento”, se si ritenessero validi i risultati dell’analisi C 14, a suo tempo effettuata nel 1988, ovvero, in un qualsiasi momento successivo fino al momento della sua apparizione nel 1300 e, quindi, su di un telo diverso rispetto a quello che realmente ha avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro.

 

Accantonata definitivamente l’ipotesi di raggi UV come fonte dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone. 

          La Prof.ssa Emanuela Marinelli insiste, ancora oggi, sulla formazione dell’immagine sindonica ad opera di raggi UV emanati dal corpo di Gesù al momento della Sua Resurrezione, basata esclusivamente sulla pretesa ”ammissione” di tale evento, da parte dei fisici dell’ENEA, emergente dai risultati raggiunti dagli “esami scientifici” da loro “condotti” per un decennio presso l’ENEA. Da tale tesi ne discenderebbe, poi, sempre secondo la prof.ssa Marinelli che l’immagine sindonica costituisce la prova fotografica della Resurrezione di Gesù.

         A parte il macroscopico arbitrario capovolgimento dei suddetti risultati, come, ampiamente dimostrato nei miei precedenti scritti,  sta di fatto che la Prof.ssa Marinelli dimentica del tutto che i suddetti “raggi UV” presi in considerazione dai fisici non si riferiscono affatto alla Resurrezione di Gesù (evento miracoloso esplicitamente da loro disconosciuto, in quanto, appunto, scienziati), bensì a raggi UV, ipoteticamente, naturalmente prodottisi nel sepolcro, con riferimento ad un  processo nucleare materia-antimateria (denominato AMA) che avrebbe comportato l’annichilimento del corpo di Gesù, trasformandolo in energia. 

          Basterebbe questa constatazione per rendere assolutamente inaccettabile, in quanto eretica, la suddetta tesi che, in ogni caso, risulta, sulla base dell’assoluta inadeguatezza riscontrata per la soluzione dell’enigma in questione, definitivamente accantonata dagli stessi suoi iniziali autori.

          Non può, inoltre, sottacersi che, ringraziando pubblicamente, e per varie volte, il Cardinale Roberto Repole per un Suo intervento, erroneamente interpretato, la Prof.ssa Marinelli ha implicitamente fatto credere ai numerosi suoi lettori che anche la suddetta Eminenza Reverendissima fosse d’accordo con lei, nel condividere l’evidente eresia  che l’immagine sindonica costituisse la prova della Resurrezione di Gesù.

          Da quanto dettagliatamente illustrato in numerosi scritti dei due fisici dell’ENEA (Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro) emerge in maniera difficilmente contestabile che, allo stato attuale delle ricerche per risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, nessun risultato è stato mai raggiunto che faccia comprendere come detta immagine si possa essere formata: tutte le ipotesi, sottoposte alle necessarie verifiche, sono state tutte accantonate, ivi compresa quella relativa ai “raggi UV”, sulla quale si sono svolte le sperimentazioni più dettagliate con la conclusione di dichiarare esplicitamente e categoricamente che “i risultati degli esperimenti eseguiti dall’ENEA non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”, con ciò ammettendo incontestabilmente l’impossibilità che l’immagine sindonica si possa essere formata per l’intervento di raggi UV.

       Va ribadito che la suddetta conclusione, condivisa da entrambi i fisici dell’ENEA, va riferita ai raggi UV, con riferimento all’ipotesi AMA, presa in considerazione da detti fisici, che è quella dell’annichilimento del corpo di Gesù, al di fuori di qualsiasi intervento soprannaturale, da loro esplicitamente escluso. 

        Va, inoltre, tenuto ben presente che, come esplicitamente indicato dai suddetti fisici, se è vero che la scienza è impotente a trovare una soluzione scientificamente accettabile, è pur vero che resterebbe sempre percorribile, per la Chiesa Cattolica, una diversa strada, facendo  ricorso ad “un lampo di luce UV” di origine soprannaturale che avrebbe potuto miracolosamente emettere Gesù Risorto,  soluzione, comunque,  al di fuori della competenza degli scienziati.

        Resta, pertanto, fuori dubbio che la tesi caparbiamente difesa dalla Prof.ssa Marinelli dei raggi UV come causa dell’immagine sindonica è, ormai, priva di qualsiasi fondamento: d’altra parte, appare poco chiaro a quali raggi UV detta Prof.ssa si riferisca, se, cioè, a quelli indicati dai fisici dell’ENEA, con riferimento all’ipotesi AMA, ovvero ai raggi UV, indicati, sempre dagli stessi fisici, di ipotetica origine soprannaturale, ai quali eventualmente, come sopra già detto, la Chiesa Cattolica avesse voluto fare riferimento, ipotesi, dagli stessi, comunque, mai presa in considerazione. E’ evidente che se il ricorso a raggi UV fosse stato effettuato con riferimento ai secondi, ciò significherebbe piena adesione, da parte della Marinelli, all’ipotesi soprannaturale, dalla stessa, sempre, ostinatamente respinta. Allo stato attuale, pertanto, la tesi della Marinelli,  assolutamente priva di qualsiasi benché minimo sostegno, resta solo una semplice ipotesi di nessun valore.

        In ogni caso, scartando necessariamente l’ipotesi che la Marinelli avesse voluto fare riferimento a raggi UIV connessi all’annichilimento del corpo di Gesù (AMA), per la riscontrata inidoneità degli stessi da parte dei fisici dell’ENEA che l’hanno definitivamente accantonata, è di tutta evidenza, con riferimento alla seconda ipotesi di natura soprannaturale, come suggerito, in via del tutto “teorica”, dai suddetti fisici dell’ENEA, l’incontestabile irragionevolezza di sostenere che un evento (formazione dell’immagine sindonica),  considerato effetto – solo per ipotesi, in assenza della benché minima prova sull’intercorrente necessario nesso di causalità –  di un altro  precedente miracoloso ed indimostrabile evento (Resurrezione di Gesù),   possa costituire “prova” di quest’ultimo. 

       Spero di aver ampiamente dimostrato l’infondatezza della tesi della Marinelli che, oltre ad essere falsa ed eretica, sembra il frutto di un evidente “pasticcio” nel quale sarebbe incorsa, non so fino a che punto inconsapevolmente, confondendo (sempre parlando di “raggi UV”) quanto sostenuto inizialmente dai fisici dell’ENEA, prescindendo, come scienziati, da ogni intervento soprannaturale, con quanto, invece, dagli stessi suggerito alla Chiesa Cattolica per una possibile  soluzione dell’enigma in questione, ricorrendo all’ipotesi di un ”lampo ultravioletto” prodotto miracolosamente da Gesù, soluzione soprannaturale sempre respinta dalla suddetta Prof.ssa Marinelli.

       Permane, comunque, la mia incomprensione, pur ribadendo di prendere atto dell’indebita mia interferenza, sulla posizione della Chiesa Cattolica che, di fatto, con il suo silenzio, implicitamente avalla tesi che, per la confusione inevitabilmente prodotta tra i credenti, spinti a credere nella “prova” fotografica della Resurrezione di Gesù in sostituzione del relativo dogma che, purtroppo, qualche dubbio ancora suscita, andrebbero, invece, drasticamente disconosciute, confidando, comunque, in un  esplicito ed, ormai, fin troppo evidente inevitabile ravvedimento della loro sostenitrice. 

       Seguendo l’esempio del Prof. Paolo Di Lazzaro, piace anche a me concludere trascrivendo quanto egregiamente scritto da Barrie Schwortz, uno dei più grandi , se non il più grande ed appassionato conoscitore della Sacra Sindone che identifica così il profondo messaggio a noi lasciato dal sacro telo: “La Sindone non è lì per rispondere alle nostre domande, ma per porci delle domande. Spesso la gente mi chiede se la Sindone è la prova della Resurrezione, ma la risposta a una domanda di fede non si trova sulla Sindone, piuttosto negli occhi e nel cuore di coloro che la guardano”. 

        Purtroppo, la Prof.ssa Emanuela Marinelli, dopo aver trascritto integralmente le frasi  come sopra riportate, in un suo recente articolo del 19 aprile 2025, ha ritenuto di poterle maldestramente criticare con il seguente malevolo ed irragionevole commento: “Chi dice questo non considera tutti i risultati degli esami scientifici, che – come già detto – hanno dato moltissime risposte ai nostri quesiti. I fisici che hanno condotto gli esperimenti con il laser presso l’ENEA hanno ammesso che dai loro risultati si può pensare alla formazione dell’immagine con una luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione. La risposta dunque non può essere negli occhi e nel cuore di chi guarda semplicemente la Sindone senza sapere nulla e può trarre conclusioni sbagliate, ma nella mente di chi si è documentato e conosce le risposte che la Sindone ha dato agli scienziati” (cioè, il nulla eterno).

 

La causa originaria dell’impossibilità di risolvere, su basi scientifiche, l’enigma della formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone.

         Dopo essere pervenuti alla constatazione dell’impossibilità di risolvere, su basi scientifiche, l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, non resta, per concludere il discorso, che individuare la causa originaria di tale impossibilità.

         Va, preliminarmente, sinteticamente premesso:

– che quanto ivi raffigurato, come ormai concordemente accertato,  corrisponde alla narrazione evangelica relativa alla Passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, escludendo, comunque, che quanto raffigurato possa ritenersi “prova” di quanto realmente avvenuto;

  che quanto ivi raffigurato non è frutto dell’opera di un falsario medioevale;

– che l’evento, obbiettivamente, da tutti riconosciuto in necessaria connessione con l’immagine raffigurata sulla Sindone è da identificarsi nella misteriosa sparizione  del corpo di Gesù dal sepolcro;

– che tale “sparizione”, per i credenti, è stata determinata da quanto avvenuto con la  Resurrezione di Gesù, trasfigurato in corpo glorioso, con modalità che supera le possibilità della nostra immaginazione, secondo quanto chiarito nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nei termini ivi indicati che costituiscono un pilastro irrinunziabile di uno dei fondamentali Misteri della fede cattolica;

– che è da tener presente, invece, che tutti gli scienziati che hanno cercato di trovare una scientifica giustificazione a tale “sparizione”, hanno sempre esplicitamente escluso ogni possibile riferimento all’evento “miracoloso” della Resurrezione, cercando di individuare la causa di detta “sparizione” in procedimenti naturali, secondo le leggi della fisica, al di fuori di interventi sovrannaturali.

        In tutto ciò, come sopra sinteticamente riportato, con particolare riferimento a quanto, da ultimo affermato, nel senso che il mondo scientifico ha sempre ribadito di respingere ogni ipotesi di interventi soprannaturali, quali causa della “sparizione” del corpo di Gesù, può individuarsi il motivo dell’impossibilità di risolvere, su basi scientifiche, l’enigma della formazione dell’immagine sindonica.

        Come di recente ho già fatto presente in un mio precedente articolo, a proposito della delega concessa, da parte della Chiesa Cattolica, al mondo scientifico di ricercare le modalità di formazione dell’immagine sindonica, ribadisco che tale “delega” assume, di fatto, solo valore di vera e propria provocazione: come, infatti, non rendersi conto che  ricercare, da parte del mondo scientifico, con inaccettabile insistenza, la prova di ciò che Nostro Signore ha dimostrato, per rispettare la nostra libertà  di scelta, di voler sottrarre alla conoscenza dell’uomo, avvolgendolo nel Mistero, esponga il ricercatore ad un sicuro fallimento, da essere ritenuto uno “stolto” (come esplicitamente affermato dallo stesso Papa Giovanni Paolo II che tale delega aveva attribuita agli scienziati nel 1998 ) ?

         In altri termini: visto il nesso inscindibile tra l’impressione dell’immagine del corpo di Gesù e la sua “scomparsa”, come mai  potrebbe accettarsi, da parte della Chiesa Cattolica, sempre in linea teorica, un qualsiasi risultato scientifico che parta dal rifiuto di riconoscere, come esplicitamente sempre premesso da tutti gli scienziati, che detta “sparizione” sia stata determinata dall’evento miracoloso della Resurrezione di Gesù, così come descritta (e creduta per fede) dal Catechismo della Chiesa Cattolica, sostituita da un qualsiasi altro evento naturale, secondo le leggi della fisica (v., per esempio, l’originaria ipotesi AMA, formulata dai fisici dell’ENEA di Frascati, sul preteso annichilimento del corpo di Gesù, con la contestuale emanazione, dal suo corpo, di un “lampo di luce” UV che avrebbe consentito la proiezione della Sua immagine sul telo sindonico) ?.

         Del resto, la prova evidente di tale ulteriore definitiva riflessione, la offre uno dei più noti, apprezzati ed appassionati scienziati, studiosi della Sacra Sindone, il Prof. Giuseppe Baldacchini.

         Il Prof. Giuseppe Baldacchini, infatti, inizialmente riaffermando, come scienziato, di tenere al di fuori delle sue ricerche ogni ipotesi di natura sovrannaturale, aveva avanzato la veramente suggestiva ipotesi AMA (incontro, nel sepolcro di Gesù, di materia-antimateria che avrebbe comportato una reazione nucleare, con la smaterializzazione del corpo di Gesù e conseguente esplosione di luce UV che avrebbe consentito la proiezione dell’immagine sindonica). Successivamente, non potendo ignorare il fatto che Gesù, attraversando  muri e porte chiuse,   fosse apparso a tanti testimoni oculari, addirittura mangiando con i propri discepoli, il Prof. Baldacchini aveva ipotizzato una possibile ricomposizione del corpo di Gesù, al di fuori del sepolcro, ritornando al suo stato precedente, quello, cioè, cadaverico. Di fronte a tale ipotetica situazione, non potendo trovare una soluzione scientificamente valida che potesse ridare vita ad un corpo esanime, con l’indubbia onestà professionale che gli va, comunque, riconosciuta, finiva per ammettere che tale attribuzione poteva essere concessa solo con un intervento sovrannaturale (miracolo), decretando, così, la fine delle sue ricerche. Analoga soluzione veniva, inoltre, condivisa anche dal Prof. Di Lazzaro che, esplicitamente, suggeriva alla Chiesa Cattolica, il ricorso ad un intervento sovrannaturale per la soluzione  di un enigma davvero “impossibile”.

          Le suddette due esemplificazioni, riferite alle ricerche e relative sperimentazioni  condotte, da due noti e stimatissimi fisici, per oltre un decennio presso il centro ENEA di Frascati, mettono in chiara evidenza l’impossibilità, da parte del mondo scientifico che volesse dedicarsi alla ricerca delle modalità nella formazione dell’immagine sindonica, di ignorare l’evento della “sparizione” dal sepolcro del corpo di Gesù e delle sue cause che l’hanno determinata, per l’evidente imprescindibile connessione di tali due eventi, soprattutto con riferimento all’evento “lampo di luce” che, concordemente,  si assume prodotto,  in detta “sparizione”, necessario per la realizzazione dell’ipotizzata proiezione dell’immagine corporea sul telo sindonico.

          Appare, allora, indiscutibilmente chiara ed inevitabile questa conclusione: ferme restando tutte le innumerevoli ed insormontabili incongruenze ed incompatibilità fin qui messe in evidenza sulla suddetta ipotizzata “proiezione”, sta di fatto che, in relazione alla preconcetta ed intransigente preclusione, da parte del mondo scientifico, di fare riferimento al “miracoloso” evento della Resurrezione di Gesù come causa della suddetta “sparizione”, resta inevitabilmente da escludere che la Chiesa Cattolica e tutti i credenti possano accettare una qualsiasi soluzione che comporti il disconoscimento di un fondamentale e basilare elemento del Mistero della Fede, come quello della Resurrezione di Gesù. Deve, pertanto, convenirsi, sull’assoluta impossibilità, con riferimento alle predette considerazioni, di pervenire ad una qualsiasi soluzione che venga indicata dal mondo scientifico sulla base della predetta esclusione, al fine di individuare preventivamente, su basi scientifiche secondo le normali leggi della fisica,  la causa della predetta “sparizione” al di fuori di ogni possibile intervento sovrannaturale,  anche se, di fatto, impossibile, almeno per la Chiesa Cattolica e tutti i credenti, in quanto, inoltre, in evidente contrasto con la volontà, esplicitamente manifestata da Nostro Signore Gesù Cristo, di non lasciare “prove” della Sua Resurrezione.

          In conclusione, con riferimento alle argomentazioni come sopra svolte  sulla accertata impossibilità di pervenire alla soluzione, anche con l’ausilio delle ricerche effettuate da valenti scienziati, dell’enigma sulla formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone, sulla base delle naturali leggi della fisica, non resta altro che riferirsi, necessariamente, ad un sovrannaturale divino intervento, come ora addirittura suggerito dallo stesso mondo scientifico, riportandomi a quanto, sull’argomento, già più volte fatto presente.

 

Definitivamente scomparsa la tesi del raggio UV come fonte dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone.

         Facendo seguito a quanto già fatto presente nei miei precedenti articoli, sulle false ed eretiche affermazioni ripetutamente pubblicate sul  resoconto dell’esito delle ricerche effettuate, al fine di stabilire l’origine dell’immagine  impressa sulla Sacra Sindone di Torino, da parte dei Fisici dell’ENEA di Frascati, ai quali, grossolanamente distorcendo l’obbiettiva verità, continua ad essere attribuita la conclusione, secondo la quale, detta immagine sarebbe stata prodotta, al di fuori di ogni intervento sovrannaturale, da raggi ultravioletti, emanati sulla base di un naturale processo nucleare, in occasione della dematerializzazione del corpo di Gesù, ritengo opportuno, in questa sede, limitarmi a riportare fedelmente quanto, dagli stessi testualmente, invece, dichiarato (indicando le relative fonti documentali), lasciando, in massima parte, al lettore l’individuazione delle inevitabili conclusioni.

        Il fondamentale documento cui fare riferimento è, quindi, identificabile con l’approfondito studio sottoscritto dal Prof. Paolo Di Lazzaro (Fisico dell’ENEA), che ha partecipato attivamente alle decennali ricerche sul Sacro Telo, nell’aprile 2025 e qui pubblicato: 

https://www.academia.edu/128968071/La_Fisica_indaga_la_Sindone  

        Come esplicitamente ivi indicato, scopo di tale studio era proprio quello  di “presentare in stile divulgativo una sintesi dei principali risultati degli studi scientifici sulla Sindone così come sono, in modo che ognuno possa farsi un’idea propria”, riproponendo, in massima parte, quanto lo stesso Prof. Di Lazzaro aveva precedentemente scritto in un altro suo precedente studio dal titolo:   L’immagine sindonica e la luce ultravioletta: alcune note riassuntive”, pubblicato  nel volume Quattro percorsi accanto alla Sindone, a cura di Domenico Repice (Edizioni Radicequadrata, 2011) pp. 41 – 48. ISBN 9788896862049.

        Dopo aver premesso che la Sindone  è “uno dei più enigmatici oggetti archeologici al mondo, anche perché nessuno ha ancora capito come sia stata realizzata l’impronta o è riuscito a riprodurla perfettamente, nemmeno usando le tecnologie più avanzate, nessuno, inoltre, è”( sempre come precisato nel testo richiamato),  “riuscito a realizzare una colorazione di lino che abbia tutte le 

caratteristiche microscopiche dell’impronta………  Il tentativo con impulsi di luce 

ultravioletta è l’unico che ha ottenuto una concordanza sia rispetto alle principali caratteristiche fisiche sia rispetto a quelle chimiche dell’impronta sindonica. Tuttavia, ottenere un’impronta simil- sindonica fronte-retro in scala 1:1 tramite laser UV è aldilà della tecnologia attuale….  va, inoltre, chiarito che non siamo ancora riusciti a riprodurre una colorazione in tutto e per tutto identica a quella sindonica. Ci siamo vicini, ma ancora manca qualche dettaglio. 

Ammesso (e non concesso) che in futuro riusciremo a riprodurre una colorazione uguale a quella sindonica, quali sarebbero le conseguenze? 

Otterremmo una risposta alla domanda “come si può riprodurre l’immagine sindonica”. Ma questa risposta genera un’altra domanda: come è stato possibile nel medioevo ovvero nel primo secolo irraggiare un telo di lino con un Laser eccimero (inventato nel 1975)? Di fronte a questa domanda la Scienza si ferma. E gli scienziati pure.  E’ evidente che la scienza debba riconoscere i propri limiti……In definitiva, cosa può rispondere la scienza alla “domanda delle domande”: L’impronta sulla Sindone è l’immagine del Gesù storico? 

Da un punto di vista scientifico, non potremo mai avere la certezza che l’uomo raffigurato nella Sindone sia Gesù. ……. anche se tutti i risultati convergessero verso un telo databile al primo secolo, scientificamente potremmo solo dire ‘non possiamo escludere che l’uomo della Sindone sia Gesù’ “.

          Dalla lettura del testo in questione, emerge senza ombra di dubbio che, sulla base dei risultati emersi in sede di sperimentazioni effettuate in laboratorio al fine di ottenere una riproduzione dell’immagine sindonica, con utilizzo di raggi UV  (previsti dai fisici dell’ENEA come effetto naturale dell’ipotetica annichilazione del corpo di Gesù), l’unico risultato ottenuto è stato quello di realizzare, non una riproduzione di un’immagine corporea, bensì solo quello di ottenere un “ingiallimento”, peraltro limitato ad una superficie di pochi centimetri quadrati della Sindone e, comunque,  “senza riuscire a riprodurre una colorazione in tutto e per tutto identica a quella sindonica”, senza considerare (come ivi fatto presente) che per ottenere detta colorazione per tutta l’estensione della Sindone sarebbero stati necessarie diverse migliaia di apparecchiature laser, “corrispondenti ad un edificio di 10 piani”, apparecchiatura oggi inesistente in tutto il mondo: resta, pertanto, definitivamente acquisita la constatazione, ivi messa in chiara evidenza che “dal punto di vista scientifico, la Sindone è un oggetto complesso e sfuggente. Gli esperimenti e le analisi hanno ottenuto risultati parziali, a volte contestati, e nessuno ha ancora capito come si sia formata l’immagine”, pervenendo,  all’inevitabile  conclusione, esplicitamente così testualmente messa in evidenza, che “questi risultati non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”. L’ipotesi di un raggio ultravioletto come fonte dell’immagine sindonica, veniva, così, definitivamente accantonata, per la riscontrata sua inadeguatezza.

          Pertanto, eliminata definitivamente, sulla base delle accurate sperimentazioni effettuate presso l’ENEA di Frascati, l’ipotesi che il lampo di luce emanato dal corpo di Gesù possa essere considerato “fonte dell’immagine sindonica”, unitamente a tutte le altre man mano esaminate ed accantonate in oltre un secolo d’infruttuose ricerche, non restava altro, in assenza di ulteriori valide ipotesi, che prendere atto dell’intervenuta ed incontestabile conclusione cui è pervenuto il mondo scientifico, nel senso di considerare davvero “impossibile”, così come esplicitamente affermato, una soluzione dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica su basi scientifiche, escludendo qualsiasi intervento sovrannaturale. In sostanza, tali e tante sono risultate le uniche ed irripetibili particolarità, rivelatesi tra loro incompatibili, come ampiamente dettagliatamente illustrato nei precedenti articoli, che, se la Sacra di Torino non esistesse realmente, la sua esistenza sarebbe da ritenersi, scientificamente, davvero “impossibile”.

           Va aggiunto, inoltre, per completezza espositiva, che il Prof. Di Lazzaro,  in assenza di risultati scientificamente validi (e, quindi, al di fuori di qualsiasi intervento sovrannaturale) delle ricerche effettuate presso l’ENEA di Frascati e ritenendo, quindi,  possibile solo il ricorso ad un intervento sovrannaturale per la soluzione dell’enigma in questione, aveva suggerito esplicitamente alla Chiesa Cattolica quanto segue, come testualmente riportato nel documento su indicato: “Potrebbe in linea teorica intervenire la Fede e suggerire che la Resurrezione del Gesù Nazzareno può aver generato un intenso e brevissimo lampo di luce ultravioletta direzionale sprigionato dal corpo dematerializzato. Questo lampo potrebbe aver lasciato sul lino una impronta del corpo stesso. E ricordare che nei Vangeli si narra della cosiddetta Trasfigurazione o Metamorfosi riprodotta in molte icone bizantine. Si tratta di eventi chiaramente miracolosi, mentre noi scienziati ci occupiamo solo di eventi scientificamente riproducibili, in senso galileiano” : si trattava, quindi, in maniera fin troppo evidente, in assenza di soluzioni scientificamente accettabili, solo di un suggerimento alla Chiesa Cattolica, comunque, da scienziato, in ogni caso, esplicitamente escluso e che, quindi, mai e poi mai avrebbe potuto considerarsi “prova” dell’evento considerato, in quanto  sarebbe stato, eventualmente, da accettarsi solo per fede, appunto perché di origine miracolosa.

          Al fine di eliminare ogni possibile confusione, va, comunque, ribadito che la conclusione alla quale sono pervenuti i Fisici dell’ENEA nel senso di escludere che “l’impronta corporea della Sindone si possa essere formata tramite luce UV”, era chiaramente riferita a raggi ultravioletti emanati, al di fuori di ogni intervento sovrannaturale, e, quindi, sulla base di un naturale processo nucleare che avrebbe consentito di considerare l’effetto realizzato come vera “prova” scientifica, ferma restando, in alternativa, la possibilità, come “suggerito” dal Prof. Di Lazzaro alla Chiesa Cattolica, di far ricorso all’ipotesi di un intervento sovrannaturale, da parte di Gesù, tramite, eventualmente, l’ausilio di un raggio UV, miracolosamente  idoneo all’impressione dell’immagine in questione: naturalmente, in tale ipotesi, comunque mai presa in considerazione, sia dai Fisici dell’ENEA che dalla stessa Prof.ssa Marinelli, l’effetto conseguito non avrebbe mai potuto assurgere a valore di “prova scientifica”, appunto perché frutto di un miracolo da accettarsi solo per fede. Ad ogni modo, va osservato che il ricorso ad un raggio UV, come sopra suggerito dal Prof. Di Lazzaro, sarebbe, comunque, risultato, teologicamente, inaccettabile: non avrebbe avuto, infatti, alcun senso il ricorso, da parte di Gesù, ad un raggio UV, con un intervento sovrannaturale,  da utilizzare per realizzare qualcosa (l’impressione dell’immagine sindonica) che avrebbe potuto ottenere provvedendovi direttamente.

         Soggiungo, inoltre, che il suddetto suggerimento (il ricorso, cioè, ad un intervento sovrannaturale come causa dell’impressione dell’immagine sindonica) era stato esplicitamente condiviso anche dal Prof. Giuseppe Baldacchini, Fisico del centro ENEA di Frascati. (v. : Giuseppe Baldacchini, “Nuove ipotesi scientifiche sulla Sindone: E io, fisico, vi dico: così il corpo di Gesù si è smaterializzato”, in https://www.aldomariavalli.it/2022/04/13/nuove-ipotesi-scientifiche-sulla-sindone-e-io-fisico-vi-dico-cosi-il-corpo-di-gesu-si-e-smaterializzato/ ).

          Tali essendo le chiare ed inequivocabili conclusioni, così come succintamente sopra riportate, alle quali sono pervenuti i fisici dell’ENEA, riporto, qui di seguito, come le stesse, siano state  esposte, maldestramente falsificandole, in svariati e reiterati scritti della Prof.ssa Emanuela Marinelli (in particolare, v. :“La Sindone mi ha guardato e non posso più tacere”, del 4 ottobre 2021, in   

https://www.avvenire.it/agora/cultura/la-sindone-mi-ha-guardata-e-non-ho-potuto-piu-tacere_55331 ;   “Nella Sindone tutto parla di Gesù di Nazaret”, in

https://lanuovabq.it/it/nella-sindone-tutto-parla-di-gesu-di-nazaret del 19 aprile 2025 ). Va, al riguardo ribadito che l’ipotesi in questione, così come riesumata dalla Marinelli, secondo la quale l’immagine sindonica si sarebbe impressa sul sacro telo per effetto fotografico prodottosi a seguito di raggi UV emanati dal corpo di Gesù, sparito dal sepolcro, al di fuori di qualsiasi intervento sovrannaturale, inizialmente proposta dai Fisici dell’ENEA, per la suddetta Prof.ssa Marinelli, costituiva l’esclusivo supporto per la sua suddetta ipotesi che, comunque era stata sempre correttamente subordinata, sin dalla sua iniziale proposizione dei suoi autori, alle necessarie successive verifiche che, dopo dieci anni di studi, hanno comportato il suo definitivo accantonamento, come sopra evidenziato. 

         Ritornando su quanto scritto dalla Prof.ssa Marinelli, nel suo articolo dell’aprile 2025, la stessa ha, invece, testualmente affermato che: “ I fisici che hanno condotto gli esperimenti con il laser presso l’ENEA hanno ammesso che dai loro risultati si può pensare alla formazione dell’immagine con una luce come quella che Gesù sprigionò dura te la Trasfigurazione. La risposta dunque non può essere negli occhi e nel cuore di chi guarda semplicemente la Sindone senza sapere nulla e può trarre conclusioni sbagliate, ma nella mente di chi si è documentato e conosce le risposte che la Sindone ha dato agli scienziati”. Non può sottacersi, inoltre, che la suddetta falsa affermazione risulta pubblicata nell’aprile 2025, cioè contestualmente (non certo casualmente) alla pubblicazione del Prof. Di Lazzaro, nella quale, si ripete, era esplicitamente fatto presente che “ i risultati ottenuti dall’ENEA  non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”, pervenendo, cioè, ad una conclusione esattamente opposta a quanto, allo stesso Prof. Di Lazzaro, veniva  incredibilmente attribuito, nella stessa data, dalla prof.ssa Marinelli, come qualsiasi lettore può facilmente rendersi conto.

         Nel precedente articolo, la Prof.ssa Marinelli aveva, inoltre, affermato che “tutto ci dice che la Sindone è l’immagine fotografica del Gesù storico, svelata al mondo agli albori del ’900, all’inizio dell’era dell’immagine, fissata sul telo da un’istantanea e potentissima emissione di luce come confermano le ultime ricerche dell’Enea di Frascati……..

   Una sorta di autoscatto, un selfie  in cui si mostra così come era 2000 anni fa……….  Ecco, io penso che abbiamo la stessa fortuna dei discepoli che potevano guardarlo in viso……. e credo  che chi vede Lui,  veda il Padre”.

          Di recente (gennaio 2026), con il titolo “La Passione di Gesù fotografata su quel telo”, viene riproposta una precedente pubblicazione dal titolo “Luce dal Sepolcro. Indagine sull’autenticità della Sindone e dei Vangeli”, al fine di riconfermare il valore fotografico attribuito dalla Marinelli all’immagine sindonica, mettendo in evidenza come “i Vangeli ricevano un’insperata conferma dalla reliquia conservata a Torino. Sembra proprio che il nucleo genetico della fede cristiana, la morte e la risurrezione di Gesù di Nazaret, sia stato fotografato in un’istantanea che riassume tutti i momenti più importanti del racconto, apportando un rilevante sostegno alla fede”.  Sostiene, infatti, la Marinelli che ” il mondo contemporaneo non sia più disposto ad accettare affermazioni prive di un adeguato supporto critico-razionale. La proclamazione dei testi sacri non è più sufficiente.”  Sulla base di questa convinzione, la Marinelli sviluppa il suo discorso, offrendo al lettore ogni informazione sugli esiti delle indagini a cui il telo sindonico è stato sottoposto, sulla base delle sue personali valutazioni………

          Quanto sopra fedelmente trascritto mette in chiara evidenza come i risultati delle analisi scientifiche effettuate presso il centro ENEA di  Frascati dai due suddetti valentissimi fisici, così come da loro esposti nei vari  scritti su richiamati, risultino in totale ed incontestabile  contraddizione con quanto a loro attribuito, al riguardo, dalla Prof.ssa Marinelli. 

          Tale evidente incompatibilità potrebbe, forse, derivare da una macroscopica svista (anche se difficilmente ipotizzabile per la chiarezza del Prof. Di Lazzaro nell’esposizione del suo “suggerimento”) nella quale sarebbe incorsa la suddetta Prof.ssa Marinelli, la quale, nel far riferimento alle conclusioni dei due Fisici, tralasciando lo “studio” pubblicato nel 2025 dal Prof. Di Lazzaro, avrebbe, invece, fatto riferimento a  quanto lo stesso aveva in precedenza (v. articolo: “L’immagine sindonica e la luce ultravioletta”, 2011, su citato) previsto, nel suo suddetto “suggerimento” alla Chiesa Cattolica, al fine di trovare una soluzione all’enigma della formazione dell’immagine sindonica, di far ricorso all’ipotesi di un intervento sovrannaturale (ipotizzando anche l’ausilio di un eventuale raggio UV di origine, questa volta, non naturale, bensì miracolosa), sempre, però, riaffermando di respingere, da scienziato, tale ipotesi, come del resto sostenuto anche dalla  stessa Prof.ssa Marinelli. In altri termini, ciò che il Prof. Di Lazzaro aveva esposto,  nell’ambito di un semplice “suggerimento” alla Chiesa Cattolica (e che, come già fatto presente, era stato esplicitamente respinto), era stato, dalla Marinelli, riportato, invece, erroneamente, come risultato delle ricerche dell’ENEA. L’esistenza di tale svista (non è dato sapere fino a che punto involontaria) è, comunque, avvalorata da un’altra incontestabile considerazione, dalla quale emerge che quanto attribuito dalla Prof.ssa Marinelli al Prof. Di Lazzaro trova esatta corrispondenza nei termini usati da quest’ultimo nel suddetto “suggerimento” : 

nel riferire le ipotetiche (false) affermazioni attribuite al Prof. Di Lazzaro sulla formazione dell’immagine sindonica a seguito di un raggio UV (comunque miracoloso), la Prof.ssa Marinelli faceva, infatti, riferimento, come fonte di quest’ultimo, all’evento miracoloso della Trasfigurazione, cioè, allo stesso evento esplicitamente richiamato, nel suddetto “suggerimento” del Prof. Di Lazzaro, così, identificandone, involontariamente, la fonte. 

          E’ opportuno, al riguardo, far, inoltre, notare che l’azzardata affermazione di ritenere l’immagine sindonica  una “istantanea fotografica” di Gesù Risorto risulti  inaccettabile, in quanto chiaramente eretica e, comunque, impossibile. Come credenti, infatti, sappiamo, dai Sacri Testi, che, dall’istante della Sua Resurrezione, Gesù si sottrasse alla visibilità di chiunque, fatta solo eccezione nei confronti di quanti Lui stesso avesse voluto apparire: ciò comporta, inevitabilmente, la necessità che la Prof.ssa Marinelli avesse preliminarmente spiegato come sarebbe stato possibile (peraltro 2000 anni fa) fotografare una immagine corporea di un soggetto, divenuto, da quel momento, invisibile.

          Quanto sopra conferma definitivamente l’impossibilità, nella ricerca della fonte della formazione dell’immagine sindonica,  di qualsiasi riferimento ad un raggio ultravioletto, restando, quindi, una sola soluzione: quella di un intervento sovrannaturale.    

          In un tale contesto, mi sembra davvero imbarazzante prendere atto con quale irresponsabile superficialità vengano divulgate, soprattutto in ambienti aperti al culto della Chiesa Cattolica, e con l’avallo di numerosi sacerdoti, distorte affermazioni, (sia pure volendo ammettere un’ipotetica, quanto molto difficile, svista sull’episodio su riferito) attribuite a valenti fisici  (come i Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro) da parte di chi è indicato come il massimo esponente tra i sindonologi di tutto il mondo,  al solo fine di riscuotere immeritati consensi, caparbiamente sostenendo una ipotesi priva, ormai, di alcun valore, in quanto disconosciuta dagli stessi suoi autori per essere stata ritenuta, sulla base di attente verifiche, non idonea a conseguire l’effetto sperato, fino a spingersi a parificare l’immagine sindonica ad un servizio fotografico sul “nucleo genetico della fede cristiana, Morte e Resurrezione di Gesù di Nazaret” ed a stupefacenti rivelazioni, come quella di poter credere di “vedere” nell’immagine sindonica il Volto di Dio Padre,  determinando, così,  solo grande confusione ed errate convinzioni tra i credenti che, per la loro assoluta infondatezza, non possono ottenere, certamente, il risultato di farne accrescere la loro fede.

 

L’origine miracolosa della Sacra Sindone, confermata dalla Prof.ssa Emanuela Marinelli.

          MI rendo perfettamente conto che chiunque, dopo aver letto il titolo del presente articolo, necessariamente avrà tratto la seguente conclusione: tale titolo è  stato scritto, evidentemente,  a solo titolo provocatorio, ovvero, il suo autore è incorso in un grosso abbaglio. E’, infatti, fin troppo evidente e notorio con quanta determinazione e consapevolezza la Prof.ssa Emanuela Marinelli abbia sempre sostenuto che la formazione dell’immagine sindonica fosse avvenuta al di fuori di interventi sovrannaturali, ma solo come effetto naturale, secondo le leggi della fisica, di un raggio UV emanato dal Corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione.          

          Ritengo, comunque, che, sulla base delle seguenti argomentazioni, si possa addivenire alla suddetta  conclusione indicata nel titolo.

          Va innanzi tutto premesso un principio, universalmente riconosciuto nel campo dello studio  della conoscenza, secondo cui, laddove un evento risulti incontestabilmente connesso con un altro evento precedente da risultare suo “effetto” naturale ed insostituibile, detto evento, necessariamente, costituisce “prova” dell’esistenza dell’evento precedente che ne è  “causa”, sempre che  il suddetto “effetto” risulti assistito da concrete prove sperimentali e/o da argomentazioni suscettibili di verifica. In altri termini: l’espressione “l’effetto come prova della causa” si riferisce al principio secondo cui l’esistenza di un effetto  dimostra che la causa che lo ha prodotto sia effettivamente esistita. Tale principio, inoltre, resta valido anche in caso di connessione indiretta, nel caso, cioè, si tratti del susseguirsi di diversi eventi tra loro concatenati (come, per esempio: Resurrezione-raggio ultravioletto-immagine).          

            Nel caso che qui interessa, sta di fatto,  che i fisici del centro ENEA di Frascati (Proff.ri Giuseppe Baldacchini e Paolo Di Lazzaro), autori dell’iniziale ipotesi di formazione dell’immagine sindonica, come naturale effetto, secondo le naturali leggi della fisica, di un raggio UV, connesso alla Resurrezione di Gesù (anche se, per loro, considerata trasformazione del corpo di Gesù in energia, per un ipotetico incontro nucleare materia-antimateria avvenuto nel sepolcro ove Gesù era sepolto), dopo oltre dieci anni di sperimentazioni effettuate per verificare la fondatezza di tale ipotesi, erano pervenuti alla conclusione di dover escludere che tale raggio UV potesse essere considerato origine di detta immagine. 

          Il raggio UV, come sopra connesso (in rapporto: causa-effetto) alla formazione dell’immagine sindonica su basi scientifiche ed al di fuori di interventi sovrannaturali, veniva, pertanto, definitivamente escluso tra le possibili cause di origine di detta immagine. 

          Il prof. Paolo Di Lazzaro, che aveva redatto uno studio nell’aprile 2025, (già più volte citato) conclusivo di tutti i lavori effettuati presso il centro di Frascati nella ricerca in questione, ribadendo categoricamente il suddetto esito negativo, aveva, in precedenza, fatto presente, a solo titolo di suggerimento alla Chiesa Cattolica, di far ricorso, nella ricerca della fonte di origine dell’immagine sindonica, ad un divino intervento sovrannaturale (miracolo), che si sarebbe avvalso di un raggio UV simile al “lampo di luce” di cui è cenno, nei Vangeli, nell’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor, anch’esso di origine sovrannaturale, sottratto, quindi, ai vincoli delle leggi naturali,  per l’impressione sul telo sindonico dell’immagine del Corpo di Gesù; precisava, comunque, esplicitamente che i fisici dell’ENEA  non potevano interessarsi a tale ipotesi, in quanto al di fuori delle loro competenze, appunto perché basata su di  eventi sovrannaturali, al di fuori del campo  delle conoscenze scientifiche e, pertanto, non suscettibili di essere sottoposti a verifica, ma solo accolti per fede. (v.: Prof. Paolo Di Lazzaro:   L’immagine sindonica e la luce ultravioletta: alcune note riassuntive”, pubblicato  nel volume Quattro percorsi accanto alla Sindone, a cura di Domenico Repice (Edizioni Radicequadrata, 2011) pp. 41 – 48. 

          Risulta, pertanto, chiara la netta contrapposizione tra le due suddette ipotesi: 

a) la prima, fondava la sua validità su fatti ed elementi concreti,  idonei a dimostrare il nesso di causalità tra “raggio UV” ed “immagine”, sempre verificabile sul piano della ricerca scientifica, nel senso, cioè, che la formazione dell’immagine sul telo sindonico, fosse stata causata da un raggio UV: successivamente, sulla base delle sperimentazioni di verifica, i risultati emersi avevano, però, dato un esito assolutamente negativo, escludendo categoricamente che detta immagine potesse essere stata prodotta da una “luce UV”;

b)  la seconda, in totale assenza di qualsiasi elemento scientificamente valido a risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, era da qualificarsi, come del resto esplicitamente dichiarato, solo un “suggerimento alla Chiesa Cattolica”, fondata, invece, su di un ipotetico, misterioso e sovrannaturale intervento divino (come il “lampo di luce” dell’episodio della Trasfigurazione) al quale, almeno per i credenti, solo la Chiesa Cattolica, dopo le opportune verifiche e valutazioni, avesse  ritenuto di poter attribuire la soluzione dell’enigma in questione, al di fuori di ogni possibile verifica  in quanto, appunto, miracoloso e, quindi, sottratto ed al di sopra dei vincoli imposti dalle leggi della fisica.      

         In tale obbiettiva situzione, la Prof.ssa Marinelli ha continuato a propagandare la tesi secondo la quale l’immagine sindonica sarebbe stata prodotta da un raggio UV, sulla base di risultati che la stessa ha continuato sempre ad attribuire ai Fisici dell’ENEA, riferendosi, ora, esplicitamente   ad un  “lampo di luce” simile a quello in occasione dell’episodio della Trasfigurazione di Gesù, come sopra citato dal Prof. Di Lazzaro, (ben diverso dal “raggio UV” emanato dal Corpo di Gesù, al momento della Sua Resurrezione) sostenendo addirittura che detta immagine fosse da equipararsi ad una fotografia di Gesù Risorto.

          Premesso che la tesi sostenuta dalla Prof.ssa Marinelli, non essendo lei stessa l’autrice, ha trovato sempre il suo esclusivo fondamento, come del resto in ogni suo scritto o conferenza  esplicitamente dichiarato, nelle ipotesi e nei risultati conseguiti dai Fisici dell’ENEA di Frascati, è lecito chiedersi a quale  delle due ipotesi sopra descritte (“raggio UV”, emesso  al momento della Resurrezione di Gesù e la cui validità fosse stata confermata dalle necessarie verifiche, ovvero “lampo di luce”, diverso dal precedente, simile a quello emesso dal Corpo di Gesù nell’episodio della Sua Trasfigurazione, non suscettibile, in tale ipotesi, di alcuna verifica) la stessa si riferisca:  facile ed incontestabile appare la sua identificazione.

        Per quanto concerne, infatti, il riferimento  all’ipotesi sub a), a parte il macroscopico arbitrario capovolgimento dei risultati delle verifiche effettuate dai fisici dell’ENEA,  come, ampiamente dimostrato nei miei precedenti scritti,  sta di fatto che la Prof.ssa Marinelli dimenticherebbe del tutto che i suddetti “raggi UV”, ivi presi in considerazione dai fisici, non si riferiscono affatto alla Resurrezione di Gesù, così come descritta nei Vangeli (evento miracoloso esplicitamente da loro disconosciuto, in quanto, appunto, scienziati), bensì a raggi UV, ipoteticamente, naturalmente prodottisi nel sepolcro, con riferimento ad un  processo nucleare materia-antimateria (denominato AMA) che avrebbe comportato l’annichilimento del corpo di Gesù, trasformandolo in energia. Basterebbe questa constatazione per rendere assolutamente improponibile, in quanto eretica, questa tesi che, in ogni caso, risulta, sulla base dell’assoluta inadeguatezza riscontrata per la soluzione dell’enigma in questione, definitivamente accantonata dagli stessi suoi iniziali autori che testualmente hanno dichiarato che “i risultati degli esperimenti eseguiti dall’ENEA non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”, con ciò ammettendo incontestabilmente l’impossibilità che l’immagine sindonica si possa essere formata, su basi scientifiche debitamente accertate, per l’intervento di raggi UV emanati dal Corpo di Gesù Risorto; resta, pertanto, fuori dubbio che tale tesi, inizialmente, caparbiamente difesa dalla Prof.ssa Marinelli  come causa dell’immagine sindonica è, ormai, priva di qualsiasi fondamento e, pertanto, improponibile. E’ da escludersi, pertanto, che a tale ipotesi potesse, ora, riferirsi la Prof.ssa Marinelli. 

          E’ evidente, pertanto, che la Prof.ssa Marinelli dovesse necessariamente riferirsi alla seconda ipotesi, quella sub b), cioè, quella che, sempre nell’ambito di un “suggerimento” del Prof. Di Lazzaro alla Chiesa Cattolica, fa riferimento   ad un “lampo di luce”,  “come quello che Gesù sprigionò durante l’episodio della Sua Trasfigurazione”.

          Senonché, Il suddetto “lampo di luce”, richiamato nell’ipotesi come sopra formulata dal Prof. Di Lazzaro, era stato da quest’ultimo inequivocabilmente indicato di origine  ipoteticamente “miracolosa”, di natura, cioè,  assolutamente  misteriosa ed indimostrabile, sempre nell’ambito di un “suggerimento” alla Chiesa Cattolica di ricorrere ad un intervento sovrannaturale per la soluzione dell’enigma in questione, ben diversa da quella indicata nell’ipotesi sub a) che, invece, era chiaramente identificabile in un sempre ipotetico processo nucleare materia-antimateria, nella trasformazione del Corpo di Gesù in energia, e, come tale, oggetto delle successive verifiche scientifiche effettuate dai fisici dell’ENEA, concluse, come sopra riferito, con esito del tutto negativo.

         Comunque, il Prof. Di Lazzaro aveva ben chiarito che la suddetta ipotesi era da considerarsi solo un suo “suggerimento” proposto alla Chiesa Cattolica, in considerazione di non poter addivenire, da parte del mondo scientifico, ad una soluzione valida e, pertanto, l’unica soluzione possibile era quella del ricorso ad un intervento sovrannaturale; appunto perché di natura soprannaturale, tale ipotesi non poteva, quindi, interessare i fisici dell’ENEA, in quanto accettabile solo per fede.  

         Comunque, escluso categoricamente che la Prof.ssa Marinelli potesse riferirsi, nell’identificare la fonte dell’immagine sindonica in un raggio UV, all’ipotesi sub a), ormai definitivamente accantonata, deve necessariamente convenirsi che la stessa, di fatto, si riferisca, ora, all’ipotesi sub b), anche con riferimento all’esplicito richiamo, a sostegno della sua tesi, effettuato dalla suddetta Prof.ssa Marinelli “al lampo di luce relativo all’episodio della Trasfigurazione”,  citato dal Prof. Di Lazzaro in quest’ultima ipotesi.

       Sta di fatto però che, inequivocabilmente, quanto fatto presente nell’ipotesi sub b) si riferisca esclusivamente solo ad un’ ipotetico ricorso ad un intervento sovrannaturale “suggerito alla Chiesa Cattolica”, al fine di risolvere l’enigma della formazione dell’immagine sindonica che  risulterebbe accettabile solo per fede; pertanto, l’adesione operata dalla Prof.ssa Marinelli all’ipotesi sub b), sia pure solo implicitamente, inevitabilmente significa sua piena adesione all’ipotesi di un intervento sovrannaturale nella formazione dell’immagine sindonica, da lei sempre, ed ancora oggi, decisamente respinta (confermando, così, quanto affermato nel titolo di questo articolo).

          Emerge, pertanto, una evidente insanabile contraddizione nell’atteggiamento seguito dalla Prof.ssa Marinelli, che trova la sua spiegazione solo nell’errore nel quale quest’ultima è  incorsa (se  inconsapevolmente non è dato sapere) nel confondere, contro ogni obbiettiva verità dei fatti, ciò che era, nell’esplicita intenzione del Prof. Di Lazzaro, solo un “suggerimento” alla Chiesa Cattolica (di ricorrere ad un intervento sovrannaturale nella formazione dell’immagine sindonica, con l’utilizzo, da parte del suo Autore, di un “lampo di luce” simile a quello scaturito dal Corpo di Gesù, nell’episodio della Sua Trasfigurazione) con un evento che fosse stato, invece, già realmente accertato e sperimentalmente verificato, da parte dei Fisici dell’ENEA, come, invece, la suddetta prof.ssa Marinelli ha sempre cercato di far intendere ai suoi lettori e/o ascoltatori, riuscendosi pienamente.

        D’altra parte, ove non si volesse ammettere che la Prof.ssa Marinelli, di fatto, avesse accettato l’ipotesi di un intervento soprannaturale, escludendo detta natura nell’ipotesi su b), come, invece, chiaramente evidenziato nel “suggerimento” del Prof. Di Lazzaro e, così,  esplicitamente da quest’ultimo dichiarato, con riferimento al “lampo di luce” emesso dal Corpo di Gesù nell’episodio della Sua Trasfigurazione, obbiettivamente ben diverso dal “raggio UV” dell’ipotesi sub a), almeno per quanto riguarda la sua origine, la Prof. Marinelli  avrebbe dovuto precisare tale assunto, in quanto in evidente contrasto con quanto esplicitamente specificato nel suddetto “suggerimento” da lei richiamato, fornendo  prove concrete   per dimostrare l’indimostrabile, cioè la natura non sovrannaturale di detto “lampo di luce”, ovvero, almeno,   esaurienti  argomentazioni a sostegno di tale sua tesi, suscettibili delle necessarie verifiche per attestarne la validità: in mancanza di tali indispensabili elementi, l’affermazione della stessa Marinelli, che si è, invece, limitata ad indicare genericamente, come effettiva fonte dell’immagine sindonica, al di fuori di ogni intervento sovrannaturale,  “una luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione, come ammesso dai  fisici che hanno condotto gli esperimenti con il laser presso l’ENEA” (affermazione, quest’ultima, peraltro, assolutamente falsa) non consente una qualsiasi sua valutazione e, quindi, sul piano scientifico, non può essere presa in alcuna considerazione, appunto perché, solo da lei sostenuta, (almeno per quanto riguarda  l’assenza di interventi sovrannaturali), ed in totale assenza, come sopra fatto presente, dei necessari elementi giustificativi, sia pure a solo titolo indicativo. 

          Per completezza espositiva, per   quanto concerne, poi, la previsione, nell’ipotesi suggerita dal prof. Di Lazzaro, dell’utilizzo di un “lampo di luce UV” per l’impressione dell’immagine corporea di Gesù sul telo sindonico, possono avanzarsi fondate perplessità: non mi sembra, infatti, sul piano teologico, accettabile  l’ipotesi, secondo la quale, in un intervento sovrannaturale, il suo Autore debba servirsi di un mezzo (sempre miracolosamente da Lui stesso  predisposto) per l’attuazione di detto intervento, potendovi provvedere direttamente: pertanto, la stessa presenza  di un “lampo di luce” nella “suggerita” ipotesi di intervento sovrannaturale appare inappropriata, dato che non sembrerebbe  consentito a chiunque qualsiasi  interferenza sulle sue modalità attuative, anche a titolo di semplice ipotesi. Per altro, il richiamo all’episodio della Trasfigurazione non mi sembra molto pertinente, dato che l’effetto del “lampo di luce” di cui al detto episodio  raccontato dai Vangeli (“le Sue vesti divennero candide come la luce”) non è paragonabile a quello, molto più complesso, dell’ipotesi in questione (formazione dell’immagine corporea di Gesù e sua impressione sul telo sindonico), che  presuppone anche un necessario effetto sul telo per renderlo, simile ad una lastra fotografica, idoneo ad essere “impressionato” dell’immagine corporea di Gesù: d’altra parte, in oltre dieci anni di sperimentazioni, i Fisici dell’ENEA sono riusciti a realizzare solo una “colorazione simil-sindonica” su di un telo di lino e mai e poi mai un trasferimento d’immagine; a nulla vale, al riguardo, la considerazione, corretta per la mentalità di uno scienziato, che nulla può, con sicurezza escludersi, anche se la realizzazione dell’effetto su indicato appare davvero molto improbabile.

          In ogni caso, in tale incontestabile situazione, come sopra evidenziata, inevitabile è la conclusione di prendere atto che la tesi della Prof.ssa Marinelli, secondo la quale l’immagine presente sulla Sacra Sindone sia stata impressa, al di fuori di ogni intervento di natura sovrannaturale, a seguito di un “lampo di luce UV” simile a quello emanato dal Corpo di Gesù  nell’episodio della Sua Trasfigurazione, risulti definitivamente rovinosamente crollata nel nulla, in quanto, obbiettivamente destituita di ogni fondamento, in totale assenza di un benché minimo sostegno e/o di riferimenti a sue eventuali argomentazioni  suscettibili di  verifica: conseguentemente non hanno più alcun valore tutte le altre sue supposizioni, con particolare riferimento alla pretesa equiparazione dell’immagine impressa sulla Sindone ad una prova fotografica della Resurrezione di Gesù che avrebbe comportato, tra l’altro, l’annullamento del dogma della Resurrezione.

          In assenza di altre ipotesi che abbiano i necessari requisiti per essere prese in seria considerazione, dopo oltre un secolo di infruttuose ricerche nell’affannosa ricerca di una soluzione scientificamente accettabile dell’enigma della formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone di Torino, sembrerebbe giunto il momento di addivenire al riconoscimento di un intervento sovrannaturale per la soluzione dell’enigma in questione, come, del resto, auspicato anche da eminenti esponenti del mondo scientifico, da parte delle competenti autorità ecclesiastiche, sulla base della vigente normativa, rivista, di recente, da Papa Francesco.

          Per quanto concerne, infine, l’individuazione del momento nel quale   collocare l’attuazione di tale intervento sovrannaturale, esclusa la sua coincidenza con quello della Resurrezione di Gesù, per l’esclusione, accertata dai Fisici dell’ENEA, di identificare, nel raggio di luce emanato dal Corpo di Gesù,

  la fonte della formazione dell’immagine sindonica, qualsiasi momento successivo può essere ritenuto valido, fino alla  comparsa in Europa del sacro telo, fino, cioè, al 1300: essendo, come universalmente riconosciuto, la straordinaria importanza della Sacra Sindone riferibile all’immagine impressa e non al telo che la contiene, nulla toglie, che  possa essere indicata nel suddetto 1300 la data di origine di detto telo, pur dovendo ammettere, in tal caso, che non avrebbe avvolto il Corpo di Gesù. 

 

 

Sulla falsità dell’ipotesi attribuita ai Fisici dell’ENEA di un raggio UV, simile a quello nell’episodio della Trasfigurazione, come fonte dell’immagine sindonica.

           Come semplice credente ed appassionato studioso dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone (della cui divina origine sono convinto sostenitore), non riesco a capire come mai la Chiesa Cattolica ritenga di non intervenire, come, altre volte, giustamente ha fatto, sottolineando la necessità di un’attenzione critica e di un esame più approfondito dei lavori presentati e a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato, sostenendo che spesso tali tesi non reggono a un’analisi scientifica rigorosa,  nei confronti di   chi (addirittura con l’avallo e la pubblica approvazione da parte di sempre più numerosi Suoi sacerdoti) continua a divulgare, con scritti e conferenze in luoghi aperti al culto cattolico, notizie false ed eretiche riguardanti l’enigma della formazione dell’immagine corporale impressa sul suddetto sacro telo.

          Mi riferisco, innanzi tutto,  all’affermazione, contenuta in un articolo dell’aprile 2025, a firma della prof.ssa Emanuela Marinelli, nel quale viene affermato, con riferimento agli esperimenti effettuati, per oltre 10 anni, dai Fisici dell’ENEA di Frascati, che detti fisici erano pervenuti ad “ammettere” che l’origine dell’immagine sindonica era da ritenersi effetto di un raggio UV emanato dal Corpo di Gesù Risorto, laddove, invece, in uno studio del Prof. Paolo Di Lazzaro (uno dei due fisici dell’ENEA) che illustrava l’esito finale di tali ricerche, pubblicato addirittura nello stesso mese di aprile 2025, era testualmente affermato che “i risultati degli esperimenti eseguiti dall’ENEA non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”, con ciò sostenendo esattamente l’opposto di quanto falsamente veniva  a loro attribuito dalla Marinelli. La suddetta Marinelli, inoltre, specificava meglio il suo pensiero, precisando, ora, che il riferimento al raggio UV andava individuato, non più in quello della Resurrezione di Gesù (che, evidentemente, non sarebbe mai stato accolto dalla Chiesa Cattolica, in quanto relativo al preteso annichilimento del Corpo di Gesù e non alla Sua Resurrezione, secondo l’iniziale ipotesi dei fisici suddetti), bensì in un diverso raggio UV, sempre secondo lei non di origine sovrannaturale, simile a quello emanato dal Corpo di Gesù, nell’episodio della Sua Trasfigurazione. Anche in questo caso, la Marinelli precisava (ribadendo tale concetto in vari interventi successivi)  che tale ulteriore diversa  ipotesi (rispetto all’iniziale riferimento ad un raggio UV emanato dal Corpo di Gesù al momento della Sua Resurrezione) era da attribuirsi sempre ai suddetti fisici dell’ENEA, con ciò commettendo un altro  davvero inqualificabile e macroscopico falso: infatti, sempre il Prof. Di Lazzaro, in un precedente suo articolo, con riferimento all’impossibilità, da parte del mondo scientifico, di trovare una soluzione scientificamente valida dell’enigma della formazione dell’immagine sindonica, aveva “suggerito” alla Chiesa Cattolica di far ricorso ad un intervento sovrannaturale, facendo riferimento ad un diverso raggio UV; il Prof. Di Lazzaro, aveva, infatti, esplicitamente chiarito che il suo intervento era da intendersi solo un “suggerimento” alla Chiesa Cattolica, di far ricorso ad un intervento di natura sovrannaturale, quindi, non suscettibile di verifiche per accertarne la sua veridicità e da accogliersi solo per fede  che, comunque, lui stesso, come scienziato, decisamente dichiarava di rifiutare esplicitamente, proprio perché privo di ogni scientifica validità e, quindi, da non prendere in nessuna considerazione sotto tale aspetto.

          Tale “suggerimento” del Prof. Di Lazzaro (il fare, cioè, ricorso ad un raggio UV di origine sovrannaturale, simile a quello dell’episodio della Trasfigurazione) veniva, invece, divulgato dalla Prof.ssa Marinelli, testualmente affermando (v. suo articolo dell’aprile 2025) che:  “ I fisici che hanno condotto gli esperimenti con il laser presso l’ENEA hanno ammesso che dai loro risultati si può pensare alla formazione dell’immagine con una luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione. La risposta dunque non può essere negli occhi e nel cuore di chi guarda semplicemente la Sindone senza sapere nulla e può trarre conclusioni sbagliate, ma nella mente di chi si è documentato e conosce le risposte che la Sindone ha dato agli scienziati”. Con tale affermazione, già più volte ribadita, è del tutto evidente che la Marinelli intendesse divulgare la notizia  della pretesa nuova ipotesi formulata dai fisici dell’ENEA, sulla base delle “risposte che la Sindone ha dato agli scienziati”,  sulla “luce” emanata dal Corpo di Gesù nell’episodio della Sua Trasfigurazione, presentandola come una nuova ipotesi sostenuta “dai risultati degli esperimenti condotti con il laser presso l’ENEA”, come fonte , scientificamente verificata, dell’immagine sindonica, per l’esplicito riferimento alle loro “sperimentazioni”,  manifestamente distorcendo quanto affermato, in senso  diametralmente opposto, dal Prof. Di Lazzaro che, come già detto, aveva, con estrema chiarezza, esplicitamente affermato che il suo “suggerimento” non era da prendersi in considerazione come nuova ipotesi di formazione dell’immagine sindonica, appunto, perché di “dichiarata origine sovrannaturale”, e, quindi, non suscettibile di verificarne la validità e da accogliere, come tale, solo per fede.

        A tutto ciò va aggiunto un ulteriore inaccettabile argomentazione, già più volte sostenuta ripetutamente dalla Marinelli: quella, decisamente eretica, secondo la quale, l’immagine sindonica debba paragonarsi ad una immagine fotografica di Gesù Risorto e, quindi, ad una vera e propria “prova” della Sua Resurrezione, annullando, così, il relativo Dogma.

         Con riferimento a quanto sopra, l’indebita manipolazione operata dalla Marinelli sul suddetto “suggerimento” ha comportato, anche, un’altra incongruenza, nella sua fantasiosa ricostruzione. Infatti, la sostituzione, come fonte dell’immagine sindonica, del raggio UV della Resurrezione di Gesù, come inizialmente previsto nell’ipotesi (di “annichilimento” del Corpo di Gesù, a seguito di un procedimento nucleare che si sarebbe verificato nel sepolcro ove Gesù era sepolto e, quindi, di natura “non sovrannaturale”) formulata dal Prof. Baldacchini (ed, ora, incredibilmente riproposta) con un altro, relativo alla Sua Trasfigurazione (comunque, dichiaratamente da parte del Prof. Di Lazzaro, di natura “sovrannaturale”), ha inevitabilmente spostato, quest’ultimo, ad un momento diverso (non meglio precisato) rispetto a quello, inamovibile, della Resurrezione, rendendo, pertanto, impossibile paragonare l’immagine sindonica,  raffigurata nel telo sindonico come di un corpo di una persona, stesa per terra, che stesse per rialzarsi, ad una  prova fotografica di Gesù Risorto, a meno che si volesse ipotizzare la contemporanea presenza di due distinti “lampi”, cosa, purtroppo, sempre possibile per l’incontrollabile fantasia profusa nel descrivere le innumerevoli ipotesi  proposte da pseudo-scienziati e sindonologi vari. 

         Va, inoltre, considerato che, come, comunque, già fatto presente nei miei precedenti articoli, la Chiesa Cattolica, (in persona anche di Papa Giovanni Paolo II) si è fin ora astenuta dal prendere alcuna decisione sull’enigma della formazione dell’immagine sindonica, demandando al mondo scientifico la ricerca di una soluzione che fosse scientificamente valida per la soluzione dell’enigma in questione, ferma rimanendo la possibilità di ricorrere ad un intervento sovrannaturale, nel caso di accertata impossibilità, da parte di detto mondo scientifico, di pervenire al alcuna soddisfacente soluzione. Ciò comportava, inevitabilmente, la preclusione di qualsiasi intervento, nel senso suddetto, da parte della Chiesa Cattolica, qualora fossero ancora in atto  concrete ricerche su  ipotesi scientificamente valide da sottoporre a necessaria verifica: l’indebita manipolazione, come sopra operata dalla Prof.ssa Marinelli, di quanto affermato dal Prof. Di Lazzaro circa il “lampo di luce” emanato dal Corpo di Gesù, nell’episodio della Sua Trasfigurazione, comportava, pertanto, la suddetta preclusione, appunto perché faceva esplicito riferimento ai “risultati”  ottenuti dagli “esperimenti effettuati con il laser presso l’ENEA” con una “luce come quella che Gesù sprigionò durante la Trasfigurazione” (esperimenti, invero, mai effettuati per l’esplicita dichiarata loro esclusione da parte dello stesso Prof. Di Lazzaro che aveva testualmente dichiarato di non interessarsi a detta eventuale ipotesi, in quanto “evento chiaramente miracoloso, mentre noi scienziati ci occupiamo solo di eventi scientificamente riproducibili, in senso galileiano”).

         E’, purtroppo, fuori dubbio, comunque, che le suddette falsità ed eresie, di fatto avallate, con il proprio silenzio ed anche con esplicite affermazioni di consenso, dalla Chiesa Cattolica e sostenute da chi sempre ribadisce di essere insignita di medaglia d’oro per la cultura cattolica, riscuotono un largo consenso da parte di quanti, per ignoranza o pigrizia mentale, sono disponibili ad accogliere, come verità, soluzioni apparentemente più facili da accettare e, comunque, sostenute dall’autorevolezza attribuita al soggetto che le divulga e che, pertanto, rende superfluo ogni eventuale ulteriore approfondimento.   

          In tale situazione, pur prendendo atto che, come semplice credente, non ho alcun titolo per farlo, mi permetto di indicare la necessità di un necessario intervento chiarificatore che definitivamente escluda l’ipotesi – dopo l’esplicita affermazione  che “i risultati degli esperimenti eseguiti dall’ENEA non costituiscono la prova scientifica che l’impronta corporea della Sindone si è formata tramite luce UV”, con riferimento all’iniziale ipotesi di natura “non sovrannaturale”  – di altri raggi UV di origine non definita e, quindi, in assenza di qualsiasi necessaria verifica per accertarne la veridicità, come fonte dell’immagine sindonica. Tutto ciò,  anche con riferimento ad altre motivazioni d’ordine teologico delle quali è cenno in miei precedenti articoli, conferma, a mio modestissimo avviso la necessità di un deciso intervento da parte di Chi abbia l’autorevolezza ed il compito istituzionalmente affidato di preservare il sacro telo da tesi che non reggono ad una analisi scientifica rigorosa, ovvero,  risultino, addirittura, in evidente contrasto con l’obbiettiva ed incontestabile verità dei fatti, senza “entrare nel merito delle ipotesi formulate”, ma, comunque, sempre al fine di evitare che inconsistenti ipotesi, formulate da parte di chi scienziato non è, vengano falsamente attribuite a qualche esponente del mondo scientifico che, nei confronti di tali ipotesi, non solo non le ha mai sostenute ma le ha decisamente, come purtroppo avvenuto nel caso qui in esame con inequivocabile chiarezza,  esplicitamente respinte.

Grumi di sangue sulla Sacra Sindone: la loro presenza è scientificamente “impossibile”.

          Tra le varie prove da me indicate a sostegno della tesi sull’impossibilità che l’immagine impressa sulla Sacra Sindone possa essere stata impressa per cause naturali, secondo le leggi della fisica, avevo già fatto cenno alle modalità della presenza dei grumi di sangue ivi presenti (v. i precedenti nn. 23 e 25): ritengo opportuno ritornare sull’argomento, riprendendo le argomentazioni svolte che, mi sembra, siano meritevoli di un più approfondito  esame.

           Va, preliminarmente, ribadito che  le macchie di sangue presenti sulla Sindone, come  ritenuto dalla maggioranza dei ricercatori e studiosi,  risulterebbero  prodotte “per contatto” tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico  (a differenza dell’immagine corporea che, invece,  risulta prodotta per “proiezione”) e che vanno distinte tra quelle che, al momento della deposizione dalla croce, erano ancora sanguinanti, dalle altre (oltre 200), relative alla flagellazione che si presentavano come coaguli secchi, con contorni ben precisi e netti tanto da apparire come se si fossero formate direttamente sul telo. 

            Nell’analisi effettuata   da Gilbert Lavoie, Bonnie B., Rev. Vincent J Donovan e Johns Ballads, il cui risultato venne pubblicato nel settembre 1983, dal titolo: “Sangue sulla Sindone di Torino: parte II* (L’importanza del tempo nel trasferimento dei coaguli di sangue al Telo come immagini distintive del coagulo)”, venne esplicitamente puntualizzato che le macchie di sangue prese in considerazione nel suddetto lavoro riguardavano  solo i “flussi sanguigni ….. che tutti avevano una cosa in comune: tutti scorrevano attivamente vicino al momento della morte”. Con tale precisazione veniva ulteriormente chiarito che “altre macchie di sangue, come i segni di flagello e i rivoli di sangue sull’immagine dorsale, rientrano in una categoria diversa per quanto riguarda la loro formazione e il contenuto di umidità, pertanto, dovrebbero essere valutati separatamente”: queste ultime macchie si riferivano a coaguli secchi, relativi a fuoriuscita di sangue per ferite avvenute molte ore prima del contatto tra il corpo di Gesù ed il telo sindonico, e, “pertanto (così concludeva l’articolo), non si dovrebbe presumere che i coaguli secchi possano essere riattivati dall’umidità ambientale e quindi lasciare un’impronta sul panno”, escludendo, così, la possibilità che detti coaguli potessero essere trasferiti dal corpo di Gesù sulla Sindone.

          Sull’impossibilità che coaguli secchi si possano essere trasferiti, come tali, “per contatto”, ed escludendo che gli stessi si “possano essere riattivati dall’umidità ambientale”, come riscontrato nell’analisi sopra ricordata, intervenne, successivamente, un successivo studio (v. “Caratteristiche delle macchie di sangue da considerare in una ricostruzione in laboratorio della Sindone di Torino”,  in IV Symposium Scientifique International du CIELT Paris, 25-26 Avril 2002; Carlo Brillante, Giulio Fanti, Emanuela Marinelli) con il quale si è cercato di superare il suddetto ostacolo, sostenendo l’ipotesi di un loro “ridiscioglimento” a seguito di un ipotetico processo fibrinolitico.

          Secondo gli autori del suddetto studio (tutti estranei al settore medico), i coaguli di sangue si sarebbero sciolti in sangue liquido, con un procedimento fibrinolitico   (alquanto problematico e, comunque, unico nella storia) per l’umidità presente nel sepolcro  e, così, trasferiti sulla Sindone; successivamente, al termine di tale procedimento (dopo circa diverse ore), il sangue si sarebbe  nuovamente rappreso, riformando i precedenti coaguli. Peccato, però, che i suddetti autori non hanno tenuto nella benché minima considerazione il fatto che secondo le leggi della fisica, della chimica e della medicina legale,  è scientificamente impossibile che un coagulo sciolto si ricomponga nella sua forma originale senza essere assorbito dal tessuto della tela sovrastante. Il lino, infatti, è una fibra altamente assorbente: se il coagulo si scioglie in sangue liquido (fibrinolisi), la componente liquida (siero e globuli rossi sciolti) viene immediatamente “succhiata” dalle fibre del panno per capillarità, creando una macchia espansa e piatta, non un coagulo strutturato. Se, cioè, un corpo coperto da un lenzuolo presenta dei coaguli, che si sciogliessero e poi si ricomponessero, la trama del tessuto verrebbe inglobata nel nuovo coagulo, lasciando segni evidenti di assorbimento profondo. Va, inoltre tenuto presente che il mondo della scienza medica è concorde nel ritenere la  irreversibilità della fibrinolisi: Il coagulo è tenuto insieme da una rete di fibrina. Una volta che questa rete viene spezzata dai processi enzimatici post-mortem, non può “ricucirsi” spontaneamente per ricreare la forma solida precedente, dato che si tratta di un processo a senso unico.

            Altri qualificati ricercatori (come: Mons. Giulio Ricci ed il noto medico legale Baima Bollone, recentemente scomparso) hanno, invano, tentato altre diverse strade per risolvere il problema della trasposizione dei coaguli di sangue dal corpo al telo, mantenendo detti coaguli perfettamente nitidi ed integri, come presenti sulla Sindone, senza, cioè, provocare inevitabili sbavature, ma tale effetto si è rivelato irrisolvibile.

            Si è, anche, fatto ricorso, da parte di altri ricercatori, ad un altro diverso sistema, come l’ipotesi della “proiezione radiante”: secondo questa ipotesi, l’immagine non sarebbe stata causata da un contatto fisico prolungato (che avrebbe prodotto macchie informi per capillarità), ma da una scarica di energia (radiazione) proveniente dal corpo stesso. Questa improvvisa fonte di energia avrebbe causato il distacco istantaneo dei coaguli dalla pelle e la loro “proiezione” sul lino, agendo a distanza millimetrica. Anche questa ipotesi non ha avuto alcun seguito, per motivazioni, prevalentemente, d’ordine fisico: un cadavere non emette radiazioni o lampi di luce; i critici, infatti, hanno sostenuto che la teoria radiante non sia propriamente “scientifica” perché richiede un evento unico e non replicabile (un miracolo o un fenomeno energetico ignoto), spostando il problema dal campo della biologia a quello della metafisica. D’altra parte, le sperimentazioni effettuate presso l’ENEA di Frascati per oltre 10 anni, relative alla possibilità di trasferimento solo dell’immagine corporea, con l’uso di un raggio UV e non certo, comunque, di un corpo solido (come un grumo di sangue), non hanno dato alcun risultato utile, avendo potuto realizzare solo una colorazione simil-sindonica del telo di lino che avvolgeva il corpo di Gesù.

            La presenza dei coaguli di sangue sulla Sindone è stata oggetto di attenta ricerca da parte di valenti studiosi: Mons. Giulio Ricci, Prof. Baima Bollone, Prof. Giulio Fanti, la stessa Prof.ssa Emanuela Marinelli; inoltre,   uno studio effettuato nei laboratori IC-CNR della sede di Bari, in collaborazione con il prof. G. Fanti dell’università di Padova, ha rilevato che “in corrispondenza di numerosi rivoli di sangue si possono osservare le fasi di formazione del coagulo con la successiva comparsa della crosta e dell’essudato sieroso”( v.  https://www.radioroma.it/2023/11/30/i-misteri-della-sacra-sindone/ ): su tali interessanti informazioni, relative ad una originaria formazione dei coaguli  sul telo sindonico, riscontrate  sulle macchie di sangue della Sindone e non contestate, nessuno mai ha ritenuto necessario insistere ad indagare sulla loro misteriosa origine.  Tutti, comunque, sono  stati sempre concordi sul fatto che  i coaguli di sangue sulla Sindone sono intatti, con bordi netti, ed integri come se fossero stati “decalcati” dal corpo al tessuto, avendo presente che in medicina legale, se un corpo viene staccato da un lenzuolo dopo che il sangue si è seccato, le croste si rompono o restano attaccate alla pelle, lasciando sul panno solo frammenti. Sulla Sindone, invece, l’intero coagulo è passato sulla fibra di lino mantenendo la sua forma tridimensionale.

            In sintesi: La scienza ha confermato che il sangue è umano (AB) e che i coaguli sono reali e intatti, ma non è stata trovata una spiegazione riproducibile in laboratorio che spieghi come quei coaguli siano passati dal corpo al telo senza rompersi. È l’unico caso documentato di “decalco ematico” perfetto della storia.

La scienza non sa spiegare come un coagulo possa essersi trasferito dal corpo al lino mantenendo la sua tridimensionalità e precisione millimetrica senza che il movimento del panno lo rompesse.  Per la scienza è un paradosso: se il coagulo si è sciolto, doveva espandersi nel tessuto; se è rimasto solido, doveva rompersi al momento del distacco del corpo. Il fatto che sia rimasto intatto e non assorbito in modo caotico è considerato un fenomeno fuori dalle normali dinamiche biofisiche.

            Resta, pertanto, indiscutibile l’impossibilità di un trasferimento dal telo alla Sindone dei suddetti coaguli, senza alcun benché minimo effetto sulla loro struttura e, soprattutto, risulta concorde la convinzione del mondo medico-scientifico di escludere che un coagulo, comunque disciolto ovvero anche solo ammorbidito e che, quindi, abbia subito una inevitabile seppur minima distorsione della sua struttura nel distacco dal telo, possa ricomporsi nell’originario coagulo, per l’accertata irreversibilità di detta trasformazione.   Il problema della trasposizione dei coaguli di sangue è, quindi, considerato scientificamente irrisolto secondo le leggi della fisica classica, poiché non esiste un meccanismo naturale noto che permetta il trasferimento di un coagulo secco o semisecco da una superficie (la pelle) a un’altra (il lino) mantenendo bordi perfettamente nitidi e integri; la presenza, sulla Sacra Sindone, dei coaguli di sangue, come sopra descritti, deve, quindi, ritenersi, sul piano scientifico, assolutamente “impossibile”.

           In conclusione: la scienza ha sempre cercato di dimostrare che i coaguli presenti sulla Sindone possano essere il risultato di un processo naturale, senza mai riuscirsi. In assenza, pertanto,  di una qualsivoglia spiegazione su come i coaguli di sangue si possano essere traferiti dal Corpo di Gesù sulla Sindone, ed avuto anche presente che, allo stato, sono del tutto assenti eventuali nuovi studi su tale problema che è da considerarsi, ormai, definitivamente irrisolvibile, deve necessariamente ammettersi che tale effetto (che ha, tra l’altro, un indiscutibile peso, dato che riguarda oltre 200 coaguli) sia stato determinato solo da un misterioso evento sovrannaturale.

            Tale obbiettiva ed incontestabile situazione determina, inoltre, un’altra incontestabile considerazione sulla formazione dell’immagine sindonica.

            Dato che, come concordemente da tutti accettato,  l’ipotesi che detta formazione dell’immagine possa essere  validamente ritenuta ascrivibile ad un fatto naturale, secondo le leggi della fisica ed al di fuori di qualsiasi intervento sovrannaturale, sia, comunque, sempre condizionata all’assenza di singole particolarità di detta immagine che non siano state risolte e, pertanto, che basti che anche una sola resti irrisolvibile per determinare l’impossibilità della validità di tale ipotesi, deve, conseguentemente, ammettersi che quanto come sopra rappresentato costituisca un insormontabile ostacolo a detto riconoscimento. Non va sottaciuto, comunque, che all’”impossibilità”, qui presa in considerazione, vanno aggiunte numerose altre “impossibilità”, incongruenze ed incompatibilità, mai risolte, fatte presenti in tutti i miei precedenti articoli, sicché deve concludersi, con assoluta certezza, che la possibilità che la formazione dell’immagine sindonica sia stata determinata da un evento   naturale, al di fuori di qualsiasi intervento sovrannaturale, sia da ritenersi, ormai, priva di qualsiasi fondamento: di tale “impossibilità”, sarebbe, pertanto, opportuno prenderne atto ufficialmente. 

             La caparbietà nell’affannosa ricerca di trovare una soluzione, su di un piano scientifico e secondo le naturali leggi della fisica, sulle modalità di formazione di quanto stupefacentemente raffigurato sulla Sacra Sindone, respingendo immotivatamente  il sovrannaturale dono di Nostro Signore Gesù Cristo, che ha voluto, così, lasciarci, un prezioso segno della Sua Passione, Crocifissine, Morte e Resurrezione, è, pertanto, ascrivibile solo ad un delirio di onnipotenza che, a volte, coinvolge il ricercatore che,  cercando ostinatamente  conferma di una “sua” preconcetta ed inconsistente ipotesi, si convince, per insano orgoglio, di poter tutto comprendere. Costui, senza considerare i propri naturali limiti posti al suo sapere difronte al sovrannaturale diverso disegno divino, diventa, così, disponibile  al falso ed, anche, ad una inammissibile manipolazione dei Sacri Testi, fino ad arrivare all’irragionevole affermazione di ritenere l’immagine sindonica come una prova fotografica di Gesù Risorto – che, come è noto, almeno per i credenti, dal momento della Sua Resurrezione, si era reso a tutti invisibile, tranne a chi avesse voluto apparire – dimenticandosi, come scrisse Papa Giovanni Paolo II, nella sua enciclica “Fides et ratio”, del “timore di Dio, del quale la ragione umana deve riconoscere la sovrana trascendenza ed insieme il provvido amore nel governo del mondo. Quando s’allontana da questa regola, l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello stolto”.

 

 

Sacra Sindone: imperscrutabile creazione istantanea di Dio e “segno di Giona”. 

        All’inizio di questo mio blog (con l’articolo n. 2: “L’inizio dell’universo e la Sacra Sindone”) avevo osservato che  l’uomo , per sua natura, ha sempre desiderato conoscere, sapere tutto, rendersi conto della realtà che lo circonda, in altre parole è sempre stato alla ricerca della verità: con il progresso scientifico ed il conseguente accrescimento delle proprie conoscenze in tutti i campi, l’uomo ha sempre più ridotto i margini di ciò che gli era ignoto, pervenendo, a poco a poco, alla convinzione che, prima o dopo, riuscirà a scoprire tutto ciò che ancora non è oggetto di conoscenza.

         In questo delirio di onnipotenza l’uomo continua, però, a non accettare che taluni grandi enigmi resteranno sempre non risolti e che  il massimo grado della loro conoscenza  consiste nel rendersi conto di tale obbiettiva impossibilità: tra questi, a titolo esemplificativo, indicavo l’enigma relativo all’origine dell’universo, e quello relativo alla formazione dell’immagine impressa sulla Sacra Sindone di Torino, ravvisandone diversi elementi di possibile confronto.

          Per quanto concerne l’immagine sindonica, alla luce di quanto fin ora qui esposto a sostegno dell’impossibilità di ritenere che detta impressione sia da ascriversi, dopo aver scartato l’ipotesi di un falso medioevale, ad un evento naturale, secondo le normali leggi della fisica, ed al di fuori di ogni intervento sovrannaturale, ritengo opportuno ritornare sull’argomento, approfondendo, per quanto mi possa essere consentito, non essendo né un teologo, né un filosofo, la correlazione intercorrente tra atto creativo di Dio ed un Suo intervento sovrannaturale nel compimento di un miracolo.

           Il concetto di “creazione istantanea” di Dio si riferisce alla dottrina teologica secondo cui l’universo è stato originato da un atto immediato e sovrannaturale del Creatore, distinguendosi dai processi evolutivi lenti e graduali.

 La creazione avviene tramite la parola di Dio (“Dio disse”), che ha un’efficacia immediata nel dare vita a una realtà distinta da Sé.

          Dio, esistendo fuori dal tempo, dà origine simultaneamente allo spazio, alla materia e al tempo stesso, in un unico atto creativo. Questo istante è spesso associato simbolicamente al “fiat lux” della Genesi: una volta “creato”, l’universo non è statico ma dinamico.  Dio avrebbe, infatti, infuso nell’ordine creato la capacità di evolversi nel tempo, secondo leggi naturali; la visione teologica moderna (come l’evoluzionismo teista) vede tali leggi naturali (gravità, evoluzione biologica) come gli strumenti scelti dal Creatore per permettere all’universo di “farsi da sé” ; in questa prospettiva, l’atto creativo è sempre istantaneo, nel senso che Dio non ha creato “una volta”, ma crea l’intero arco del tempo in un unico atto che noi, limitati dal tempo, percepiamo come una successione di eventi.

            L’idea che l’atto creativo di Dio sia necessariamente “fuori” dalle leggi fisiche dipende  dalla prospettiva  teologica, dato che, intendendosi di natura trascendente la creazione dal nulla, unitamente alle leggi che lo governano, questa è per definizione un atto metafisico; le leggi fisiche (come la gravità o la termodinamica) esistono dentro l’universo; pertanto, l’atto che dà origine all’universo stesso non può essere sottomesso a regole che non esistono ancora.

            La “creazione istantanea”, quindi,  è  il concetto teologico  secondo cui Dio ha tratto l’universo dal nulla (creatio ex nihilo) in un unico momento indivisibile, senza passaggi intermedi o processi temporali; in questa prospettiva, l’atto creativo non è un “fare” che richiede tempo (come un artigiano che costruisce un oggetto), ma un volere che coincide immediatamente con l’esistere della cosa voluta.

           Nella creazione istantanea, non c’è un “prima” e un “dopo” all’interno dell’atto stesso. Per teologi come Tommaso d’Aquino, poiché Dio è fuori dal tempo, il suo atto creativo non occupa una durata: nel momento in cui Dio parla (il fiat), la realtà è. Se ci appare come un processo (ad esempio i sei giorni della Genesi), è per la nostra limitata capacità di comprendere l’ordine delle cose, non perché Dio abbia avuto bisogno di tempo: è, quindi, un concetto difficile da apprendere, dato che, mentre Dio  è fuori dal tempo (che Lui stesso ha creato), l’uomo che, invece, è nel tempo non può riuscire a raffigurarsi in un modo d’essere diverso da quello che, per lui, è naturale.

            La creazione istantanea, quindi, è l’affermazione della potenza assoluta di Dio: un atto che non dipende da leggi fisiche, materiali preesistenti o intervalli di tempo. Inoltre, secondo la visione teologica classica (in particolare quella tomista), Dio può compiere atti di creazione “ex nihilo” (dal nulla) in qualsiasi momento, distinguendo  tra la “creazione originaria” (l’inizio dell’universo) e la conservatio, ovvero l’atto con cui Dio mantiene in esistenza le cose ogni istante; senza questo atto “istantaneo” e continuo, tutto tornerebbe nel nulla.

             Un singolo atto creativo  può riguardare, ad esempio, la creazione  dell’anima umana, nella quale l’uomo è considerato co-creatore perché non genera la vita in modo puramente biologico o accidentale, ma partecipa a un atto che trascende la natura;  Dio è visto come la sorgente della vita, ma sceglie di non agire da solo. Affida all’uomo e alla donna il potere di chiamare all’esistenza un nuovo essere, rendendoli “ministri” del suo disegno creativo.

             La Genesi non vuole spiegare la fisica o la geologia, ma rivelare che l’universo è ordinato, buono e ha l’uomo come custode morale. Nell’evoluzionismo teista, l’uomo ha un ruolo attivo nel completamento del creato:  vi attribuisce valore, bellezza e moralità.  Se l’evoluzione è un processo in divenire, l’uomo ha il compito di orientare lo sviluppo (tecnologico e biologico) verso il bene, agendo come “amministratore” e non come padrone assoluto.

              Così come sopra succintamente definita la “creazione istantanea”, cosa la distingue dal miracolo?

             Nel termine “creazione istantanea” dal nulla , come evento straordinario al di sopra delle leggi naturali, operato direttamente da Dio,  segno della potenza infinita di Dio, Dio non utilizza elementi preesistenti, dato che l’effetto della creazione è una “nuova porzione di essere” che prima non c’era affatto, mentre nel miracolo  Dio agisce sulla materia che già esiste, modificando processi naturali che  avvengono in modo istantaneo e soprannaturale.

           Il concetto di miracolo e l’atto creatore risultano, così, intimamente legati, poiché entrambi manifestano l’onnipotenza di Dio sulla natura; mentre la creazione, però, è l’origine stessa dell’essere, il miracolo è un intervento che supera le leggi stabilite in quella creazione per rivelare una nuova e diversa verità. 

           In tale contesto, la Sacra Sindone, superata, ormai, qualsiasi possibilità di ritenerla un falso medioevale ed in assenza (rectius: impossibilità) di un qualsiasi risultato utile a fronte di una infruttuosa ricerca di oltre un secolo al fine di verificare la validità di tutte le ipotesi di ritenere l’immagine sindonica come un risultato di un procedimento naturale, secondo le regole della fisica, risulta, necessariamente, da ritenersi “segno” di origine sovrannaturale, “specchio del Vangelo” che rimanda alla potenza creatrice di Dio. Tutto ciò è avvalorato, da tutte le molteplici argomentazioni svolte, sin qui, a sostegno di tale tesi, con particolare riguardo alle  seguenti considerazioni.

         La prima, relativa all’accertata ed ormai universalmente condivisa constatazione che quasi tutte le particolarità della Sindone, molte volte tra loro incompatibili, risultano in evidente ed insanabile contrasto con le note leggi della fisica, della chimica e  della medicina, tali da qualificare il sacro telo come un oggetto, sul piano scientifico, davvero “impossibile”, presupposto quasi “obbligato” per qualificare un evento come atto creativo di origine sovrannaturale. 

           Inoltre – avuto presente il noto principio, secondo il quale se un evento risulta necessario effetto di un altro evento, il primo debba considerarsi prova dell’esistenza dell’altro – l’esclusione che l’immagine sindonica possa essere il risultato di un procedimento naturale, comunque necessariamente connesso alla Resurrezione di Gesù e, quindi, costituire una prova certa di detta Resurrezione, deriva dalla incontestabile circostanza che detta “prova” risulterebbe in contrasto con la chiara contraria volontà dello stesso Gesù, che, rispettoso della libera scelta degli uomini, ha evitato di lasciare una “prova” incontrovertibile della Sua Resurrezione, non apparendo mai, nel Suo nuovo stato di Risorto a quanti non l’avessero già accolto. Ciò comporta l’inevitabile conseguenza di ritenere pura follia, almeno per il credente, cercare di provare, comunque, il suddetto rapporto di causa ad effetto tra Resurrezione di Gesù ed impressione dell’immagine sindonica,  miracolosa e stupefacente raffigurazione della passione, Crocifissione, Morte e Resurrezione di Gesù

            A tali argomentazioni va aggiunto che tale “segno” sovrannaturale appare anche esplicitamente preannunciato dal suo stesso Autore.

           Gesù, infatti, (in Matteo 12: 39), alla domanda di scribi e farisei di far “vedere un segno”, con implicito riferimento a qualcosa di concreto a tutti visibile, rispose che l’unico “segno” che  sarebbe stato  dato sarebbe stato il “segno di Giona il profeta”.

           L’identificazione di tale “segno”, come sopra preannunciato da Gesù, viene, quasi universalmente, riferita alla Sua Morte e Resurrezione: mi permetto, al riguardo, di formulare le seguenti osservazioni.

           Nel Vangelo di Matteo, quando l’Evangelista ha voluto fare riferimento ad un evento straordinario di Gesù, ha sempre usato il termine greco “dynameis” (atto di potenza, di miracolo di Gesù), mentre il termine usato nel brano evangelico su riferito è quello di “semeia” che, nel vero significato, attribuito da qualificati grecisti, non si identifica con  il fatto reale in sé stesso, bensì con qualcosa che a quel fatto si riferisce e rimanda (come, per esempio, la differenza che intercorre tra il contenuto del termine: “potenza” e quello del: “segno di potenza”, ove il secondo indica, infatti, non la “potenza” in sé, ma qualcosa che rimanda  alla potenza). Sulla base di quest’ultima considerazione  Gesù non avrebbe fatto riferimento diretto al “segno della Sua  Resurrezione” (comunque, sottratta alla visione di tutti e, quindi, diversa da quanto esplicitamente richiestogli), ma a qualcosa che a quell’evento rimandava: il “segno”, infatti, è qualcosa che indica la realtà, ma non è mai da confondere con la realtà. Dio i segni li dà abbondantemente; tutto quello che c’è è segno: la terra è segno suo, tutto quello che c’è di bello e di buono al mondo è segno Suo. Pertanto non appare affatto azzardato sostenere che Gesù, promettendo un “segno”, abbia fatto riferimento alla Sacra Sindone,  “segno” di ciò che ivi è rappresentato.

          E’, inoltre, da tener ben presente, come rilevato dal biblista statunitense Craig Keneer, che i Niniviti non hanno assistito di persona né a Giona, ingoiato dal pesce, né alla sua risurrezione, né ci sono prove che egli l’abbia nemmeno raccontata loro.  I Niniviti, quindi, si sono pentiti senza aver assistito al “segno divino” di tali eventi che non hanno mai riconosciuto; essi, infatti, come Matteo esplicitamente chiarisce, “si convertirono alla predicazione di Giona” (Mt.12: 41) e non per il fatto di Giona ingoiato dal pesce e vomitato, da quest’ultimo, sulla spiaggia, dopo tre giorni. Il parallelismo tra la Sacra Sindone ed il segno degli eventi relativi a Giona è, allora, evidente: anche per la Sacra Sindone, pur avendo chiunque, fosse stato presente, assistito alla Morte di Gesù, nessuno  l’ha mai visto risorgere.  

           Per una migliore opportuna precisazione, il parallelismo, come sopra ipotizzato, tra il “segno di Giona” e la Sacra Sindone potrebbe emergere, ulteriormente, dalla seguente osservazione.

            Nell’episodio di Giona, il fatto di essere stato inghiottito dal pesce e rimasto per tre giorni nel suo ventre, prima di riemergere vomitato sulla spiaggia (episodio, forse, solo fantasiosamente avvenuto) non sortì alcun effetto sulla conversione di “quelli di Ninive”, dato che “si convertirono alla predicazione di Giona”; nell’episodio, invece, narrato nel Vangelo di Matteo, Gesù, alla richiesta di “alcuni scribi e farisei”, rispose: “una generazione perversa e adultera pretende un segno”, aggiungendo che “quelli di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona”. E’ evidente, allora, che il forte richiamo di Gesù a “questa generazione perversa” è motivato dal fatto che, mentre quelli di Ninive non avevano attribuito alcun valore determinante per la loro conversione ad un evento straordinario  (non richiesto) e da loro non riconosciuto, bensì solo “alla predicazione di Giona”, “questa generazione” pretendeva, invece, qualche visibile “segno” straordinario per credere in Lui, che, comunque, aveva mantenuto la Sua promessa, dando il segno promesso, con la Sindone, anche se priva, per quanto sopra fatto presente, di ogni possibilità di  fornire alcuna prova.  In altri termini, la dura risposta di Gesù, con tono altamente provocatorio e quasi indignato, è inequivocabilmente motivato dal Suo richiamo  che, per essere autentici suoi seguaci, quella “generazione perversa” non avrebbe dovuto chiedere eclatanti e straordinari eventi che provassero la Sua divina provenienza (“beati quelli che crederanno senza aver visto”), ma invece avrebbe dovuto ritenere molto più efficace ed esaustiva la Sua Parola, nell’annuncio del Suo comandamento  nuovo dell’Amore (“amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”), comportandosi, quindi, diversamente da “quelli di Ninive”, che si erano convertiti alla sola “predicazione di Giona il profeta”, meritando, così, la  condanna di questi ultimi.

          Pertanto, va ribadito che Gesù, con la Sua promessa (mantenuta) di lasciare un “segno”, non avrebbe mai potuto riferirsi alla Sua Resurrezione, rimasta a chiunque invisibile, ma a qualcosa a tutti visibile, come l’immagine impressa sulla Sindone, che a quell’Evento rimandava.

           Nel contesto come sopra descritto e difficilmente contestabile risulta, invero, davvero incomprensibile come possano trovare seguito alcune davvero inaccettabili affermazione come la seguente, dato che, se è vero che l’uomo è la vetta dell’evoluzione che ha il compito di guidare il mondo, è pur vero che debba riconoscere i propri limiti nel campo della conoscenza.

           Molte volte, infatti, l’uomo si illude di poter sostituire anche il Creatore nell’errata convinzione di poter tutto comprendere e  si intestardisce nel cercare una soluzione anche a problematiche sottratte alla sua conoscenza, secondo un imperscrutabile divino disegno, nell’errata convinzione, come avvenuto per l’enigma della formazione dell’immagine sindonica, laddove qualcuno si è addirittura avventurato a sostenere che l’attuale livello ora raggiunto nelle conoscenze scientifiche, abbia messo in evidenza la difficoltà di accettare le verità dogmatiche della Fede Cattolica, come la stessa Resurrezione di Gesù, e, quindi,

 l’opportunità di avvalersi di risultati scientifici  per una loro migliore ed efficace divulgazione. 

           Così, si è ritenuto che la Sacra Sindone potesse essere considerata come naturale effetto, su basi scientifiche, della Resurrezione di Gesù, e, quindi, valido mezzo da considerare  come prova di tale Evento, anche ricorrendo, con stupefacente leggerezza, a false conclusioni (come ampiamente dimostrato nei miei precedenti articoli) alle quali, invece,  il mondo scientifico non era mai pervenuto; il tutto con la davvero folle conseguenza di pervenire all’implicita sostituzione (anche se non esplicitamente espressa) del dogma della Resurrezione con la suddetta “prova” scientifica di tale Evento.

           Tutti i tentativi sin ora svolti da scienziati e sindonologi,  tesi a dimostrare l’autenticità della Sacra Sindone, identificandola nell’aver effettivamente avvolto il Corpo di Gesù e che l’immagine ivi impressa fosse stato effetto naturale, secondo le leggi della fisica, della Sua Resurrezione e, quindi, conseguentemente, comunque, detto effetto avrebbe costituito prova di tale evento, non hanno mai dato, come più volte fatto presente, risultati positivi. 

           Dato che, come già più volte ribadito, risulta, almeno per i credenti, incontestabilmente chiara la superiore divina determinazione dello stesso Gesù, sempre rispettoso della libertà di scelta dell’uomo,  di non lasciare evidenti prove della Sua Resurrezione, i suddetti tentativi sono sicuramente destinati anche in futuro ad un inevitabile fallimento. In altri termini, tali tentativi, rivolti alla ricerca di prove scientifiche per dimostrare la connessione, di causa ad effetto, tra Resurrezione di Gesù e formazione dell’immagine sindonica che, conseguentemente, condurrebbe alla prova di detta Resurrezione, di fatto, si risolvono in una inammissibile tentativo di prevaricazione dell’esplicita contraria volontà espressa da Nostro Signore Gesù Cristo.

           Inevitabile conclusione: risulta davvero  incomprensibile, come già più volte fatto presente, la caparbietà di chi, a parte tutte le argomentazioni svolte a sostegno dell’insostenibilità di una connessione scientificamente avvalorata tra l’immagine sindonica e la Resurrezione di Gesù, persiste, ancora oggi, a divulgare  una  tesi che è in aperto ed insanabile contrasto con la suddetta imperscrutabile divina determinazione e, comunque, priva di alcun fondamento, esponendo, inoltre, il suo autore, come indicato, in casi analoghi, da Papa Giovanni Paolo II (Enc.” Fede e ragione”), a “finire di trovarsi nella condizione dello stolto”.