L’ESSERE UMANO È BELLO         Verona  21.10.2023

 

La realtà più profonda dell’essere umano è essenzialmente positiva. 

È un’affermazione che va controcorrente, perché nella nostra cultura occidentale pochi credono nella loro bellezza interiore. La maggioranza della gente nemmeno sa di averla.   La religione cristiana ha contribuito a creare questa concezione negativa dell’essere umano, pur sapendo per rivelazione che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il protestantesimo, e soprattutto Giansenio, sosteneva che  l’essere umano nasce essenzialmente corrotto e, quindi, inevitabilmente destinato a commettere il male. Queste teorie protestanti furono dichiarate eretiche dalla Chiesa cattolica. Ma nonostante questa condanna, anche nella Chiesa cattolica si è continuato a sottolineare, in modo eccessivo, la colpa e a considerare le persone soprattutto come peccatori. E nella teologia cristiana si è sottolineato molto il fatto che Gesù è venuto a redimere e a liberare l’umanità dal peccato, dal male. E questo ha fatto sì che le persone hanno introiettato una immagine negativa di sé: “Siamo peccatori”. Se invece si fosse partiti da una teologia positiva della creazione, come suggerirebbe il teologo statunitense Matthew Fox, che mostra tutta la riconoscenza a Dio per tutte le opere buone di cui ci ha fatto dono e tra queste di avere creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, avremmo avuto uno sguardo più positivo sulla persona umana. La religione ha impregnato la nostra civiltà del concetto che l’uomo è fondamentalmente peccatore. Ma c’è da dire anche che nella natura umana stessa c’è una pulsione istintiva che tende a vedere più il negativo che il positivo. Questa mentalità giansenista è ancora presente nella nostra società e nei media, che tendono a diffondere quasi solo notizie negative, avvelenando l’atmosfera culturale che respiriamo.

Anche la psicologia è stata contaminata da questa tendenza negativa. Freud e i suoi successori, hanno dimostrato, con argomenti convincenti, che la natura fondamentale e incosciente dell’uomo è costituita primariamente dagli istinti che, se fossero liberi di esprimersi, porterebbero all’incesto, all’omicidio e ad altri crimini. La psicologia, che è nata per aiutare le persone a guarire dalle loro malattie psichiche, parte quindi da una concezione dell’uomo come soggetto malato, che deve essere aiutato a guarire. L’attenzione prima, quindi, è posta sulla malattia. Vede nell’altro prima di tutto un paziente che ha bisogno di cura.

È stato lo psicologo statunitense Abraham Maslow che ha voluto vedere l’altra metà positiva dell’uomo. Afferma: “Neppure lontanamente la natura umana è cattiva, come si è ritenuto. In realtà si può dire che le possibilità della natura umana sono state abitualmente troppo poco valutate… È come se Freud ci offrisse la metà ammalata della psicologia e a noi toccasse ora di completarla con la metà sana” (In Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio, Roma 1971, p.106). Maslow critica la psicologia per la sua “concezione pessimistica, negativa e limitata” dell’uomo. Lui ha voluto dare un ritratto più completo della realtà dell’uomo. La psicologia si è soffermata di più sulle debolezze e miserie della persona umana e non sulle sue forze, ha esplorato di più i suoi peccati e non le sue virtù. La psicologia deve tener conto anche della gioia, dell’esuberanza, dell’amore, del benessere, delle potenzialità di bene presente in tutte le persone. 

E nel suo libro Motivazione e personalità, scrive: 

“Permettetemi di presentarvi l’essenza dell’uomo psichiatricamente sano. 

1° – Prima di tutto e più importante di tutto, è il ritenere che l’uomo abbia una natura essenziale a lui propria,… che egli possieda capacità, tendenze e bisogni fondati su base genetica. Questi bisogni sono d’aspetto buono o neutro, piuttosto che cattivo. 

2° – In secondo luogo, è implicito il concetto che uno sviluppo interamente sano, normale e desiderabile consiste nel realizzare questa natura e queste potenzialità, maturando secondo le linee volute da questa natura nascosta, oscuramente intravista, crescendo per moto interno piuttosto che essendo plasmato dal di fuori. 3° – In terzo luogo, si vede ora chiaramente che la psicopatologia è causata, di solito, dalla negazione, dalla frustrazione o dal traviamento della natura essenziale dell’uomo. 

E a conferma di questo cito un allievo di Freud, lo psicologo Rudolf Allers  che afferma che “la psicosi è il risultato diretto della situazione puramente umana conseguita alla Caduta originale”, è un riflesso della frattura all’interno della natura stessa… La nevrosi risulta da una risposta sbagliata  alle domande fondamentali della propria esistenza, le quali possono essere assunte nella domanda: “Chi sono io?”. L’azione del nevrotico è un’azione anormale, nel senso che cerca un fine contrario all’ordine oggettivo dei valori.

E Maslow afferma che è buono per l’uomo tutto ciò che lo porta ad attualizzare la sua natura intima. Ed è cosa nociva tutto ciò che blocca o nega la sua natura essenziale. 

E la psicoterapia  consiste nel riportare la persona sul cammino dell’auto-attualizzazione e dello sviluppo secondo le linee che suggerisce la sua natura intima”  (Motivazione e personalità, 1954a, pp. 340 sg).

E se anche la natura intima della persona è debole, delicata e molto facilmente sommersa da abitudini, da pressioni culturali e da atteggiamenti errati verso di essa,  benché debole, essa non scompare mai nella persona normale, forse neppure nella persona malata. Essa persiste, nel sottofondo, anche se negata” (Motivazione e personalità, 1954b).                             

(Testo di riferimento: Hall e Lindzey, Teorie della personalità, p.312 s.).

Io paragono il fondo dell’essere umano, la sua natura più intima, la sua identità più profonda ad uno schermo bianco. Lo schermo è sempre bianco, anche se vi proietto sopra delle immagini immorali o oscene. Il male, lo sporco non arriva ad imbrattare o a eliminare in modo definitivo la bellezza intrinseca dell’essere umano. 

Anche Viktor Frankl insiste sulla positività dell’essere umano. Afferma che anche quando un uomo soccombe a una psicosi, egli soccombe alla malattia tutto intero, corpo e anima, ma il suo spirito non soccombe. Lo spirituale nell’uomo non può ammalarsi. La mia pratica medica non cessa di confermare ciò che ho chiamato un giorno il mio credo psichiatrico: la fede incrollabile nella personalità spirituale del malato, anche se psicotico” (Alla ricerca di un significato della vita, pp. 102-103, 19906). Frankl dice che anche la teologia afferma che lo spirito resta presente anche nell’errore. E anche se l’uomo vive nell’alienazione più completa, la sua personalità come dato ontologico, persiste sempre immutata. La possibilità della decisione morale interiore per il bene, non ha niente a che vedere in sé con una intelligenza particolarmente viva , né con una forza di volontà particolarmente grande” (Alla ricerca di un significato della vita, pp. 102-103, 19906). 

Negli anni 50 Karl Rogers dalla sua esperienza clinica ha fatto una scoperta rivoluzionaria. Ha scoperto che la base più profonda della natura umana, gli strati più interiori della sua personalità, il fondo della sua natura umana è naturalmente positivo, è fondamentalmente socializzato, diretto verso l’avanti, razionale e realista. “Questo punto di vista, afferma Rogers, è così estraneo alla nostra civiltà attuale che non mi aspetto che sia accettato, perché di fatto è così rivoluzionario nelle sue implicazioni che non dovrebbe essere accolto senza un’inchiesta approfondita. Ma anche se sostiene la prova, sarà difficile da ammettere (C. Rogers, Le développement de la personne, pp. 74-75, chez Dunod). 

Il dottore Nacht è psicanalista di obbedienza freudiana. La sua attenta osservazione dell’essere umano l’ha condotto a collegarsi, non senza resistenza, alle affermazioni di altri tre freudiani: Hartmann, Kris e Loewenstein che hanno constatato l’esistenza nell’uomo di una zona non-conflittuale e di un io autonomo. Ecco quanto afferma nel suo libro Guérir avec Freud (Ed. Payot 1971) :  

  « Freud, come a controvoglia e di sfuggita, ha ammesso l’esistenza di “rudimenti innati” dell’Io. Innati, dunque che non devono niente all’ambiente che circonda e fa vivere il bambino. Sono questi “rudimenti innati” che sarebbero, secondo Hartmann, Kris e Loewenstein, all’origine dell’Io autonomo…. Ciò che mi ha forse interessato di più di tutto il resto nella teoria dell’ “Io autonomo” è il fatto che i suoi autori lo situano in una zona non-conflittuale dello psichismo. Si sa che la psicanalisi si è interessata fin dai suoi inizi della zona dello psichismo dove si sviluppano i conflitti a livello delle pulsioni istintive. Concentrando tutte le luci dell’analisi su questa zona conflittuale, si rischia di avere una falsa nozione dell’uomo visto come un campo di battaglia dove si affrontano questi conflitti”. La psicanalisi concentrandosi sulla zona conflittuale delle pulsioni istintive ha fatto sì che il “paziente medio” si identifica talmente con i suoi conflitti che alla fine vede solo quelli.

Perché l’Io autonomo abbia questa influenza positiva sul trattamento del paziente, bisognerebbe che la psicanalisi si impegnasse ad aprire l’accesso di questo Io autonomo al paziente, a dargli la possibilità di stabilire un contatto con questa parte di se stesso che sfugge al tumulto delle pulsioni. Fin tanto che il paziente non imparerà a diventare cosciente di questa parte non conflittuale del suo psichismo, temo che questa zona non sarà che di un modesto aiuto per la risoluzione dei suoi conflitti … (p. 218). 

La mia convinzione è che questa parte non conflittuale esiste in ogni uomo, che essa è innata, e di conseguenza, non deve niente all’ambiente né alle circostanze... 

Se l’uomo prendesse coscienza di questo Io autonomo, questo lo aiuterebbe a oltrepassare i suoi conflitti, per entrare in questa zona essenzialmente tranquilla e attraccarsi (agganciarsi) al solo punto sempre stabile di se stesso » (p. 221).

Queste citazioni di diversi psicologi e psicanalisti ci sembrano utili per far vedere la convergenza verso una lettura unica e positiva dell’essere umano. 

Il PRH e il Co.To.Co. 

E a queste stesse conclusioni è arrivata anche la ricerca del Movimento psicopedagogico PRH (acronimo di Personalità Relazioni Umane) nato in Francia nel 1966 ad opera del sacerdote André Rochais, che si è ispirato alla psicologia di Karl Rogers.  Questo movimento psicologico sviluppa una psicologia positiva dell’Essere in crescita, in controtendenza rispetto alle psicologie. PRH concentra la sua ricerca sulle forze e potenzialità positive dell’essere umano. 

Afferma che la sua ricerca su migliaia di persone lo ha portato ad affermare che la realtà più profonda dell’essere umano è essenzialmente positiva.

Il P.R.H. non ha come obiettivo primario quello di guarire, ma quello di far esistere e di far crescere la persona, aiutandola a mettersi in contatto con la sua realtà più profonda, il suo Essere, il suo Io autonomo. il suo Sé. La guarigione arriva come frutto dell’emersione e della crescita dell’Essere e dell’impegno dell’Io. Guarire vuol dire ritrovare la capacità di esistere in accordo con l’Essere e con la Coscienza Profonda. 

Nella psicopedagogia PRH l’apertura e la relazione con una Trascendenza a livello dell’Essere è considerata molto importante per la crescita della persona Un’analisi rigorosa del vissuto umano permette di affermare il ruolo capitale dell’apertura a una Trascendenza nel cammino di crescita della persona (PRH, La persona e la sua crescita p. 62), ma una Trascendenza sperimentata come la Fonte della vita. 

E il PRH arriva a dire “nella relazione di aiuto agli altri questa realtà dell’Assoluto è della più grande importanza, qualunque sia il nome che gli dona l’interessato (Giustizia, Amore, Tenerezza, Solidarietà, Servizio). Di conseguenza mettere da parte questa dimensione dell’essere e non interessarsi che alla dimensione così detta psicologica ci sembrerebbe un errore scientifico che priva                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              l’interessato di un asse di costruzione del suo essere” (Scheda PRH 1974). 

E un sacerdote cappuccino francese, Bellarmin Fontaine, che in Francia era animatore PRH, come missionario nella Repubblica Centrafricana ha creato un percorso psicopedagogico adattando, in modo geniale, il PRH al contesto centrafricano per la formazione degli africani. L’ha nominato Co.To.Co. che è l’acronimo di Connais Ton Cœur, Conosci il Tuo Cuore, Conosci te stesso. L’istanza fondamentale della persona umana, che PRH ha chiamato l’Essere, Jung il Sé, e Nacht l’Io autonomo, noi l’abbiamo chiamata Cuore Profondo e Coscienza Profonda,  che è il luogo di Dio in noi. Il Co.To.Co. ha fatto sua  questa visione della persona.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

  Il Cuore Profondo o Essere è il centro della personalità. È il luogo delle energie positive che ci permettono di vivere in pienezza la vita. 

È presente in tutti, anche se non ne hanno coscienza. 

Ha in sé un’aspirazione fortissima a esistere e una spinta profonda che mobilita tutta la crescita. Quando la persona agisce in ascolto del suo Cuore Profondo conduce una vita più armoniosa e più bella. Il Cuore Profondo ci spinge a conoscere e ad amare noi stessi, gli altri, Dio e tutto ciò che ci circonda. Inoltre ci spinge all’azione e a fare il bene, invitandoci ad ascoltare la Coscienza Profonda. 

È un’energia innata in tutti, che preme verso l’alto, verso il meglio, verso la pienezza e la bellezza della persona. È una forza tranquilla, una forza positiva di bene, molto piacevole, un dinamismo felice, pacifico, potente. 

Se lo si lascia agire, cresce e agisce per  forza propria. Ha in sé l’esigenza di vivere sempre più e sempre meglio. Il Cuore profondo non vuole il male, non ha la minima affinità con esso, lo rigetta con forza. Ti può succedere di pensare che, poiché hai agito male, sei cattivo, condannato e giudicato in modo definitivo. Ma non è vero. Certo, di fronte ad un’azione cattiva il Cuore Profondo la condanna, la sente come qualcosa che blocca la crescita. Ma nello stesso tempo prendi coscienza che non sei definitivamente sepolto nel male commesso. Nel tuo interno si risveglia un movimento che ti invita alla riparazione, all’accettazione, a rialzarti, in risorgere e riprendere il cammino. 

Questo dinamismo di bene è qualcosa che è al di là del giudizio che fai su te stesso ed è presente in ogni essere umano. 

      Se è vero che il tuo Cuore Profondo rigetta il male,                              però non rigetta te,     non ti condanna in modo definitivo.                    
Ognuno porta dentro di sé una forza di recupero
.
«Sei obbligato a prendere coscienza che se, per un certo aspetto, disperi per il male compiuto, nello stesso tempo una vita, una forza t’invita a risorgere. Questo è un po’ un mistero. Ma non possiamo negare la presenza di questa realtà in noi. È qualcosa che sa creare delle novità proprio là, nel cuore stesso della morte. (Brigitte Fontaine). Significa che in ogni uomo, per quanto perverso, resta sempre una zona di bene, che bisogna imparare a ricuperare proprio con l’aiuto di questo sentimento di bene che esiste al fondo di ognuno di noi.

Allora, il tuo Cuore Profondo costituisce,               sia per il suo dinamismo positivo     sia per la sua reazione di opposizione al male,                     una forza di rigetto di ciò                     che tenta d’impedirti di vivere e di crescere.

C’è in te questo Cuore Profondo che ti spinge verso la vita, la crescita, la costruzione di te stesso.

L’essere è fondamentalmente ordinato al bene;           le forze di bene, però,         non provengono da te, ma da un «Al-di-là» di te.

La persona umana è animata da un dinamismo fondamentale che la spinge a diventare chi è in profondità.
«Ognuno possiede un suo io genuino, che è la sua essenza, la sua entità spirituale. Chi permette al proprio Io spirituale, come lo chiama Viktor Frankl, di guidare le proprie azioni, fa della sua anima una cittadella sicura, dove Dio vive e dove la libertà regna.
Questa sfera interiore è invulnerabile, intoccabile, immacolata. Una persona non può mai essere privata della sua dignità intrinseca» (Stanislaw Glaz ). 

  Lo scopo della vita consiste nel vivere questa realtà profonda e nel riscoprire la

bellezza di vivere il nostro io personale, nel mostrare il nostro vero volto. 

Questo luogo del Cuore Profondo, in cui si è resi partecipi della natura stessa di Dio, è infinitamente importante. 

Questa è tutta la grandezza e la bellezza dell’uomo.

La grandezza dell’uomo è molto più grande della coscienza che egli ne ha. 

Senza questo contatto con il Cuore Profondo è difficile vivere.

Concludo. 

Un ricamo lo possiamo guardare dalla parte superiore. Ed è bello da vedersi. Vediamo i colori, l’armonia dell’insieme, le sfumature del disegno. Ma dal rovescio vediamo tutta una confusione di fili, di nodi. Un vero caos, brutto da vedersi. Ebbene finora noi ci si siamo il più delle volte guardati dalla parte rovescia: ci siamo guardati in negativo. Dobbiamo girare il ricamo e guardarci dalla parte bella. E i nodi e il caos di fili dall’altra parte sono stati necessari per comporre il disegno.