(da:   http://www.interris.it/homepage )

Molti analisti, opinionisti, persone che cercano di interpretare i segni che ci trasmette l’attuale società globalizzata,
sono concordi nell’affermare che viviamo in un periodo di crisi
economica e instabilità sociale. Pochi però pongono l’accento sulla
crisi morale che attanaglia la nostra società, crisi che dall’uomo
contemporaneo si ripercuote sulla famiglia e di conseguenza sull’intera
società.

Il recente Sinodo dei Vescovi ha preso in considerazione le sfide che la famiglia oggi deve affrontare,
ma qui, più che commentare brevemente quanto è emerso dal dibattito
sinodale, vorrei andare indietro nel tempo e fare riferimento
all’enciclica Humanum Genus , scritta nel 1884 da Leone XIII. In essa,
il Papa della questione sociale evidenziava come vi fossero
organizzazioni che, collocando nella natura il principio e la norma
unica della giustizia, arrivavano a pubblicare su giornali e periodici,
contenuti senza pudore e disdicevoli, con lusinghe capaci di sedurre; ad
attrarre con scaltrezza le folle spingendole a nutrirsi di aspetti
licenziosi in modo da farle divenire docile strumento di disegni atti a
dominarle.

Il matrimonio poi doveva essere visto solo come un contratto
civile che poteva rescindersi a volontà dei contraenti, riducendo le
nozze a unioni mutabili e passeggere.
L’unione matrimoniale
doveva dissacrarsi, le donne dovevano perdere la loro dignità e i figli
ogni sicurezza. Così come l’educazione dei figli doveva appartenere al
“pubblico” e ad essi non doveva essere imposta alcuna religione, in
quanto l’avrebbero scelta liberamente cresciuti in età. Veniva inoltre
propugnato uno Stato che non desse preferenza ad alcuna religione ma le
considerasse tutte allo stesso livello. L’obiettivo era quello di
risuscitare i costumi e le istituzioni del paganesimo e rendere lecito
ciò che a ciascuno piaceva e spingere così il genere umano verso la
degradazione.

Questa enciclica, scritta 130 anni fa, illustra con lungimiranza profetica la situazione della società contemporanea.
Negare che al centro dello sviluppo della società umana vi sia la
famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sulla
complementarità di un’unione foriera della generazione di sempre nuova
vita umana, significa negare la possibilità di un futuro generazionale.
Oggi si parla tanto di sostenibilità, cioè di attenzione per la
sopravvivenza delle generazioni future, di soddisfacimento delle
esigenze presenti senza compromettere quelle di chi verrà dopo di noi.

Ebbene la sostenibilità verrà soddisfatta comprendendo che si può reggere solo su una corretta concezione della famiglia,
perché tutte le altre strutture sociali (politiche, educative,
economiche, ) esistono in quanto si reggono sulle basi su cui si regge
la famiglia fondata sulla legge naturale. Ma quest’ultima non può essere
l’essere umano a decidere qual è a colpi di maggioranza. La legge
naturale esiste indipendentemente dall’uomo o non c’è. Se non esiste
allora è l’essere umano a decidere cosa può essere lecito o non lecito e
prevarrà sempre la legge del più forte; ma se esiste, l’uomo deve
necessariamente cercarla e adeguarsi ad essa in quanto trascende la
propria volontà. Andando contro essa si andrà sempre più rapidamente
incontro all’estinzione della razza umana.

La famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna, cioè
sulla legge naturale scritta dal Creatore nel cuore della persona
umana, viene prima di una qualsiasi altra struttura sociale, anzi è lei
che genera tutte le altre.
Pertanto è auspicabile che numerose
famiglie, con un buon numero di figli, popolino la terra, che non ha
affatto carenza di risorse naturali, come vorrebbero far credere alcuni
catastrofisti che, paventando un domani non sostenibile e proponendo
soluzioni eugenetiche, non fanno altro che condurre l’umanità verso
un’estinzione precoce. Il futuro sarà luminoso se sapremo in anticipo
farci carico delle necessità delle generazioni future, se al posto della
volontà di potere e dominio e della brama del profitto metteremo il
desiderio di ricercare e adeguarci alla legge naturale e di operare con
giustizia nei confronti del prossimo e di noi stessi.

Giuseppe Ferrari
Segretario nazionale del Gris, Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa