Ecco un dialogo ipotetico che appare assurdo: S.Faustina Kowalska che conversa con U.M. Krishnamurti (tenendo presente i loro scritti e le loro esperienze..)
Questo dialogo immaginario e apparentemente impossibile mette a confronto due figure agli antipodi per linguaggio e retroterra culturale, ma accomunate da un’intensità spirituale radicale: Santa Faustina Kowalska (la mistica polacca della Divina Misericordia, immersa nella visione cattolica tradizionale della grazia, del peccato e della Passione) e U.G. Krishnamurti (noto come U.G., il filosofo e anticonformista indiano che ha ferocemente respinto ogni forma di misticismo, illuminazione, guru e ricerca spirituale, definendo il proprio stato come il “funzionamento naturale” del corpo).
Immaginiamo che si incontrino in uno spazio sospeso fuori dal tempo.
Il Dialogo
U.G. Krishnamurti: (Siede rilassato, scuotendo la testa con un sorriso scettico e quasi sprezzante) Straordinario. Un altro esemplare umano che ha preso i condizionamenti della cultura in cui è nata e li ha spinti fino alle allucinazioni visive e uditive. Senti, Faustina: tutto questo apparato di anime purganti, visioni di Gesù vestito di bianco, raggi rossi e pallidi… non è altro che il residuo culturale della tua educazione cattolica polacca. Il cervello umano è una macchina straordinaria nel produrre storie per darsi sicurezza.
Santa Faustina: (Lo guarda con uno sguardo di profonda e disarmante tenerezza, senza alcun moto di offesa) Fratello, le parole che usi sono dure, eppure comprendo la tua stanchezza. Ma ciò che io ho vissuto non è nato dalla mia fantasia. L’anima mia è stata immersa in un fuoco d’amore che non appartiene a questa terra. Quando il Signore mi appariva, la sua luce non era un’idea o un’immaginazione: feriva il cuore, cancellava ogni miseria e mi riempiva di una pace che nessun dolore umano può scalfire. Tu parli di condizionamenti, ma io ho toccato la Misericordia viva.
U.G.: Misericordia? Peccato? Grazia? Queste sono tutte invenzioni della tradizione religiosa per mantenere il controllo sull’animale umano! Non c’è nessun “peccato” da perdonare, non c’è nessuna “anima” da salvare, e non c’è nessun “Dio” là fuori che ti guarda compiaciuto o sdegnato. L’uomo è un organismo biologico che cerca solo di sopravvivere. Quando la struttura del pensiero crolla — come è successo a me, senza che io lo volessi o lo cercassi — non rimane alcuna beatitudine celeste o estasi mistica. Rimane solo il battito del cuore, la digestione, il funzionamento elementare dei sensi. Nessun “divino”, solo la nuda vita.
Santa Faustina: E tuttavia, U.G., anche in quel tuo “funzionamento elementare”, in quel rifiuto totale di ogni illusione, io vedo un abbandono. Tu hai spogliato la mente da ogni pretesa, hai smesso di cercare rifugio nelle menzogne del mondo. Non è forse questo, a modo suo, un morire a se stessi? Il mio “annientamento” non era forse diverso dal tuo: io perdevo la mia volontà per fare spazio a Colui che è Amore infinito. Tu hai perso la tua per trovarti nudo davanti al mistero dell’esistenza. Ma di fronte a quel mistero, come puoi non sentire la compassione per chi soffre?
U.G.: Compassione? Ma di quale compassione parli! La compassione presuppone che ci sia qualcuno che soffre e qualcun altro che aiuta. È un’altra proiezione dell’ego! Quando guardo l’essere umano, vedo solo paura. E tu, con le tue preghiere, le tue novene e i tuoi diari, cercavi disperatamente di dare un senso a quella paura attraverso un dramma cosmico tra il bene e il male. È un dramma affascinante, lo ammetto, ma pur sempre un film che la mente proietta per non impazzire di fronte al vuoto.
Santa Faustina: (Sorride dolcemente, facendo il segno della croce) Il vuoto di cui parli, fratello, per me non è il nulla. È il grembo della Misericordia. Tu rifiuti le parole, ma l’amore di cui sperimenti la forza silenziosa — anche se lo chiami semplice biologia — è lo stesso respiro che sostiene i miei passi nel buio della fede. Io continuo a confidare in Lui, e tu continui a esistere nella nuda verità del momento. Forse, in fondo, stiamo dicendo la stessa cosa: che l’io deve sparire affinché la realtà possa semplicemente essere.
U.G.: (Rimane un istante in silenzio, lo sguardo tagliente che si ammorbidisce impercettibilmente in un ghigno ironico) Beh… a modo tuo, Faustina, hai fatto a pezzi l’ego molto più efficacemente di tanti filosofi accademici. Anche se continui a vestire il nulla con le vesti di Gesù.
Santa Faustina: E tu, U.G., hai cercato di svestire il cielo, ma ti sei dimenticato che il cielo abita già dentro di te.
Uno sguardo ravvicinato ai due mondi
Santa Faustina Kowalska (1905–1938): La sua esperienza mistica è totalmente radicata nella visione teologica cristiana della redenzione. Per lei, la sofferenza non è un errore biologico da eliminare o superare attraverso la semplice cessazione del pensiero, ma un canale di partecipazione alla Passione di Cristo per la salvezza dei peccatori. La realtà ultima, per Faustina, è un Tu personale (Dio come Misericordia infinita) con cui si entra in un rapporto sponsale e d’amore.
U.G. Krishnamurti (1918–2007): La sua prospettiva è una forma radicale di non-dualismo esistenziale e materialismo biologico. U.G. negava qualsiasi dimensione spirituale o trascendente: per lui non esiste un’anima, un Dio o un’illuminazione nel senso tradizionale. Sosteneva che la “ricerca spirituale” sia il principale problema dell’uomo e che, una volta caduta la struttura del pensiero (la “Calamità” che visse nel 1967), l’organismo umano torni a funzionare in uno stato di totale innocenza e spontaneità priva di scopi.
Nonostante l’apparente inconciliabilità — la mistica della croce da una parte, l’iconoclasta radicale dall’altra — entrambi condividono un punto di rottura rispetto al mondo borghese e utilitaristico: l’annullamento radicale dell’io egoico come condizione per l’esperienza della realtà.
Ciò che pensano su Gesù Cristo tutti e due
Il modo in cui Santa Faustina Kowalska e U.G. Krishnamurti guardano a Gesù Cristo rappresenta forse la distanza più abissale — e al tempo stesso la più affascinante — tra i loro universi interiori. Per la mistica polacca Gesù è il fulcro di tutta l’esistenza, la persona viva e l’oggetto di un amore totalizzante; per il filosofo indiano Gesù è un grande “estraneo”, un’eccezione biologica o, più spesso, l’ennesima costruzione ideologica creata dalla mente umana.
1. Santa Faustina Kowalska: Il volto personale della Misericordia
Nei diari di Santa Faustina (La Misericordia nella mia anima), Gesù non è solo un personaggio storico o un simbolo teologico: è una presenza visibile, parlante e dolorosamente concreta.
Il Cristo della Rivelazione: Per Faustina, Gesù appare con sembianze umane precise, spesso con la veste bianca da cui fuoriescono i due celebri raggi (uno rosso e uno pallido, simbolo del sangue e dell’acqua). Egli dialoga con lei, la consola, le affida la missione di diffondere la devozione alla Divina Misericordia.
Il Redentore e Sposo dell’anima: Gesù è il Figlio di Dio che ha preso su di sé la sofferenza del mondo attraverso la Passione. Per Faustina, unirsi a Cristo significa partecipare misticamente alle sue sofferenze per la salvezza dei peccatori. L’atteggiamento di Faustina verso di Lui è di totale abbandono, obbedienza filiale e devozione sponsale: “Gesù, confido in Te”.
La centralità dogmatica: Per lei, Gesù è Dio fatto uomo, il Salvatore reale che giudica con misericordia e offre la grazia attraverso i sacramenti della Chiesa (specialmente l’Eucaristia e la Confessione).
2. U.G. Krishnamurti: Il “fenomeno biologico” sradicato dal mito
U.G. Krishnamurti non aveva alcuna stima per le religioni, i fondatori spirituali o i salvatori dell’umanità, eppure parlava spesso di Gesù Cristo con una prospettiva del tutto peculiare, spogliandolo di ogni alone divino o dogmatico.
Gesù come organismo mutato: Quando U.G. parlava di Gesù, non vedeva il “Figlio di Dio” nel senso cristiano, ma un uomo la cui struttura corporea e cerebrale aveva subito una radicale mutazione biologica (la stessa “Calamità” che sosteneva di aver vissuto lui stesso nel 1967). Per U.G., Gesù viveva in quello stato di funzionamento naturale in cui l’io e il tempo psicologico erano svaniti.
Il rifiuto del messaggio morale: U.G. negava recisamente che Gesù avesse un “insegnamento” morale o salvifico da trasmettere. Frasi come “amatevi the l’un l’altro” o l’idea di un regno spirituale erano, secondo U.G., interpretazioni distorte prodotte dai discepoli e dalle Chiese per istituzionalizzare un’esperienza che sfuggiva a ogni controllo.
La croce come fallimento della mente: Sulla figura del Cristo crocifisso, U.G. vedeva il dramma supremo della ricerca umana: un corpo sottoposto a un’enorme pressione psicologica e fisica, la cui struttura mentale alla fine crolla. Ma per U.G. non c’era alcuna “redenzione cosmica” nella croce: c’era solo un organismo che soffriva e moriva, esattamente come qualsiasi altro animale.
Sguardo d’insieme
| Aspetto | Santa Faustina Kowalska | U.G. Krishnamurti |
|---|---|---|
| Natura di Cristo | Dio fatto uomo, Salvatore personale e vivente. | Un organismo biologico mutato, privo di ego. |
| La Passione | Offerta d’amore e partecipazione al dolore redentore per i peccatori. | Un evento fisico e biologico, privo di significato cosmico o morale. |
| Il rapporto con Lui | Intimo, devozionale, basato sulla preghiera, sulla fede e sull’ascolto. | Distaccato, clinico, di radicale sconsacrazione di ogni mito religioso. |