Per un cristiano, adorare significa riconoscere Dio per quello che Egli è: il Creatore, il Signore assoluto, il Bene supremo, Colui dal quale tutto proviene e al quale tutto appartiene.

Ma c’è una distinzione importante: non sempre quando preghiamo adoriamo; non sempre quando siamo in chiesa adoriamo; non sempre quando compiamo un gesto religioso stiamo realmente adorando.

L’adorazione è qualcosa di più profondo.

1. Che cosa significa propriamente adorare?

La parola adorazione indica un atteggiamento di totale riconoscimento della grandezza e della santità di Dio, accompagnato da umiltà, amore, riverenza e disponibilità alla sua volontà.

Adorare significa, in sostanza:

  • Riconoscere che Dio è Dio e noi siamo creature.

  • Riconoscere che senza di Lui non avremmo neppure l’esistenza.

  • Accettare che la sua sapienza supera infinitamente la nostra.

  • Sottomettere liberamente la nostra volontà alla sua.

  • Amarlo non soltanto per quello che ci concede, ma per quello che Egli è.

Gesù stesso ci offre un’indicazione fondamentale:

«Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto» (Mt 4,10).

2. Quando adoriamo realmente?

Vorrei individuare alcune situazioni concrete.

Quando siamo davanti all’Eucaristia.

Quando ci inginocchiamo davanti al Santissimo Sacramento, riconoscendo la presenza reale di Gesù Cristo, compiamo un autentico atto di adorazione. Non stiamo semplicemente venerando un simbolo: secondo la fede cattolica, adoriamo Cristo realmente presente.

 

Quando accettiamo la volontà di Dio anche se non la comprendiamo.

Forse questa è una delle forme più impegnative di adorazione.

Dire sinceramente: «Signore, non capisco perché permetti questa sofferenza, ma riconosco la tua sapienza e mi affido a Te».

È un atteggiamento che richiama quello di Gesù nel Getsemani:

«Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42).

Quando riconosciamo che tutto è dono.

Anche contemplare il creato, la vita, il cielo stellato, la bellezza della natura può diventare adorazione, quando il nostro stupore si trasforma in riconoscimento e lode del Creatore.

Quando rinunciamo al nostro orgoglio.

Quando riconosciamo di non essere il centro dell’universo, quando chiediamo perdono, quando accettiamo di correggerci e di lasciarci guidare da Dio, stiamo esprimendo un atteggiamento di adorazione.

3. Si può adorare anche senza pronunciare preghiere?

Certamente.

Una persona può rimanere in silenzio davanti a Dio e adorarlo profondamente.

Può essere sufficiente un atteggiamento interiore come questo:

«Mio Dio, Tu sei il mio Creatore. Io sono una tua creatura. Tu conosci tutto, io conosco pochissimo. Tu sei amore, sapienza e santità. Mi affido a Te».

Viceversa, si possono recitare molte preghiere senza essere veramente raccolti, senza riconoscere interiormente la grandezza di Dio.

L’adorazione non dipende dalla quantità delle parole, ma dalla verità del nostro rapporto con Lui.

4. Adorare non significa soltanto stare in ginocchio

Il gesto esteriore è importante, soprattutto nella liturgia e nell’adorazione eucaristica, ma deve corrispondere a un atteggiamento interiore.

Si può stare in ginocchio ed essere interiormente distratti, oppure trovarsi al lavoro, in famiglia, durante una passeggiata e avere il cuore rivolto a Dio.

San Paolo scrive:

«Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1).

È un’affermazione straordinaria: tutta la nostra esistenza può diventare culto, se vissuta in comunione con Dio.

5. Una distinzione fondamentale nella fede cattolica

La Chiesa distingue:

  • Latria: adorazione riservata esclusivamente a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.

  • Dulia: venerazione tributata ai santi.

  • Iperdulia: venerazione speciale riservata alla Madonna, in quanto Madre di Dio.

Maria, per quanto sublime sia la sua dignità, non viene adorata: viene venerata.

Noi adoriamo realmente Dio quando smettiamo di pretendere che sia Lui a entrare nei nostri progetti e accettiamo di entrare noi nel suo progetto.

Lo adoriamo quando non lo cerchiamo soltanto per ottenere qualcosa, ma perché riconosciamo che Egli è il nostro principio e il nostro fine.

Lo adoriamo quando, anche senza comprenderne i disegni, continuiamo ad amarlo.

E forse l’adorazione più autentica si manifesta proprio quando possiamo dire, con sincerità:

«Signore, non so tutto, non posso tutto, non comprendo tutto. Ma Tu sei Dio e io mi fido di Te».

Mi sembra che questa frase racchiuda una delle disposizioni spirituali più profonde del cristiano: l’umile riconoscimento della sovranità di Dio e l’abbandono fiducioso nelle sue mani.