Il Vangelo stabilisce con assoluta chiarezza due pilastri centrali della fede cristiana:

1. Il Mandato Missionario: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28,19).

2. L’Esclusività di Cristo come Salvatore: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni 14,6) e «Senza di me non potete far nulla» (Giovanni 15,5).
Di fronte a queste parole categoriche di Gesù, sorge una domanda fondamentale: come concilia la Chiesa di oggi l’obbligo di annunciare Cristo come unica Verità con il dialogo nei confronti delle altre religioni, come l’Islam?

Per la teologia cattolica attuale non c’è una rinuncia alla verità, ma un preciso modo di intenderla e annunciarla.

1. Gesù è l’unica Via, ma la Sua grazia supera i confini visibili della Chiesa
La Chiesa non ha mai smentito che la salvezza arrivi soltanto attraverso Gesù Cristo. Tuttavia, il Magistero (in particolare la dichiarazione Dominus Iesus del 2000, redatta dall’allora Cardinale Ratzinger) chiarisce due punti:
Unicità di Cristo: Gesù non è “una via tra le tante”, ma l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini. Nessuna altra religione offre una via di salvezza autonoma o indipendente da Cristo.
L’azione dello Spirito Santo: Dio desidera che tutti gli uomini siano salvi. Se una persona, senza sua colpa (per contesto storico, culturale o familiare), non ha conosciuto il Vangelo ma cerca Dio con cuore sincero e segue la propria coscienza, viene salvata sempre e solo da Cristo, attraverso vie misteriose che solo Dio conosce.

2. Dialogare non significa dire che “tutte le religioni sono uguali”
I vertici della Chiesa distinguono nettamente tra dialogo e relativismo:
Il relativismo (respinto dalla Chiesa): Sarebbe affermare che una religione vale l’altra o che l’Islam e il Cristianesimo siano due strade ugualmente vere. Questo tradirebbe il comando di Gesù.
Il dialogo (promosso dalla Chiesa): È l’incontro tra persone di fedi diverse per conoscersi, evitare guerre, difendere la pace e cooperare per il bene comune, senza nascondere la propria identità. Anzi, un dialogo autentico richiede che il cristiano testimoni con chiarezza la propria fede in Gesù Figlio di Dio.

3. Come si adempie oggi il “Andate e battezzate”?

Il modo in cui la Chiesa intende la missione si basa sull’esempio stesso del Vangelo:

1. Proposta, mai imposizione: La Verità, essendo una Persona (Gesù), non si impone con la forza o con la coercizione politica, ma si propone con la testimonianza della vita e con la parola. Il Papa San Paolo VI scriveva che “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri”.

2. La presenza dei “semi del Verbo”: La teologia cattolica insegna che nelle altre religioni o culture possono esserci “scintille di verità” o valori morali positivi (la preghiera, l’elemosina, il senso del sacro). Il cristiano non disprezza questi elementi, ma desidera portarli alla loro pienezza, che si trova solo in Cristo.
In sintesi
Per la Chiesa cattolica, il comando di Gesù di battezzare tutte le genti rimane pienamente valido e urgente.
Riconoscere ciò che di buono c’è in altre culture o cercare una convivenza pacifica con i musulmani non annulla la convinzione profonda che Gesù sia l’unica Via, Verità e Vita. Il dialogo non è un’alternativa all’evangelizzazione, ma il terreno umano su cui la testimonianza di Cristo viene offerta nella libertà e nella carità.