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Noi percepiamo una parte infinitesimale della realtá che è in noi e di quella che ci circonda.
Ció che inquieta é che pochi se ne rendono conto. Troppi vivono come se esistesse solo il loro sistema sensoriale. Non si preoccupano nemmeno di indagare o mettere in dubbio la loro limitatissima visione del mondo. Bastano a se stessi e vivono nella pigrizia mentale.

Tutti siamo profondamente ignoranti, ma i piú pericolosi sono coloro che con arroganza impongono la loro ristretta visione della vita calpestando le altrui esistenze e procurando enormi danni a tutti coloro che hanno a che fare con loro: sterilizzano la creativitá, narcotizzano il prossimo con la loro monotonia, promuovono la superficialitá e appestano il mondo con la loro mediocritá rendendolo spesso violento.
É necessario reagire con determinazione attraverso la vera auto-consapevolezza..

 

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Pochissime volte siamo profondamente consapevoli della realtà che ci circonda e del nostro universo interiore.
Ciò che realmente vediamo è luce riflessa in migliaia di sfumature grazie ad onde fotoniche diverse in quantità e qualità.
Noi raccogliamo i suoi riflessi e li organizziamo nel nostro centro di appercezione mentale secondo la nostra natura e la nostra personale visione del mondo acquisita negli anni.
Nulla di ciò che vediamo è completo: anzi, noi percepiamo una parte piccolissima di ciò che miriamo, solo la superficie della superficie!
Se realmente potessimo conoscere e comprendere ogni cosa che la luce riflessa fa entrare nei nostri occhi, rimarremmo sbalorditi e scopriremmo un universo multi-dimensionale mai immaginato.
Se potessimo comprendere bene come funziona la nostra mente mentre percepisce il tutto, allora ci renderemmo consapevoli del principio divino che è nella nostra anima.
Siamo davvero figli di Dio, destinati alla progressiva divinizzazione…
(Pier Angelo Piai)
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Eppure é tutto nella nostra mente e nella nostra anima che si manifesta ogni dinamismo esistenziale: attraverso la percezione sensoriale, l’intuizione, il raziocinio, la visione del mondo che ci siamo costruiti, l’appetito della volontá, gli eventi personali e sociali ecc.

Ognuno di noi é l’unico individuo che attiva e plasma personalmente quel modo esclusivo di interpretare ogni aspetto della realtá.

Uno non puó essere l’altro e gli altri non possono essere me stesso, anche se in ognuno di noi si riflette l’intera umanitá in modo frammentario.

Abbiamo la grande ed enigmatica  responsabilitá di indagare chi realmente siamo e dove approderemo.

Ma con la luce dello Spirito, gradualmente, possiamo seguire la via della Veritá,  che ci condurrá alla meta finale, dove tutto sará cosí chiaro ed evidente che non avremo piú bisogno di porci ulteriori interrogativi…

 

 

 

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Nella mente degli anziani si attiva un dinamismo particolare.. Questo dinamismo è strettamente legato alla visione della vita ed alle attese di ognuno riguardo al futuro.

Gli anziani hanno davanti a loro la certezza che si avvicina sempre di più l’ora del trapasso. Per questo cercano di vivere più intensamente il presente.

Proviamo a pensare a come funziona la percezione del tempo nella nostra esperienza di vita. Abbiamo notato che quando riempiamo il tempo di cose piacevoli esso passa più in fretta?

Quando, invece, siamo nell’attesa di qualcosa il tempo appare più lungo. Questo perché si è concentrati sui minuti e sui secondi e ciò rende la meta più lontana.

Bergson ha denominato questo tempo interiore percepito “La durata”, diversa dal tempo cronologico.

L’anziano, inconsciamente, in genere allontana dall’orizzonte mentale il pensiero della morte per inabissarsi di più nel presente, senza contare tanto i giorni, le ore ed i minuti. Questo influenza la percezione del tempo che passa più velocemente

Inoltre, l’anziano ha molti ricordi, rispetto ad un giovane, ed anche essi contribuiscono a rinforzare la sensazione del tempo che passa più velocemente. Si guarda a ritroso e considera la quantità del tempo che è passato e si convince che il tempo passa sempre più in fretta.

Ci sono altre concause, comunque già queste due potrebbero essere significative.

 

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Ogni fenomeno naturale che osserviamo ci appare molto misterioso, se cominciamo ad esserne consapevoli in profondità.

Crediamo di capire molti fenomeni naturali perché conosciamo alcune cause prossime, ma è ancora molto oscuro ciò che realmente li muove nella loro realtà più intrinseca.

Dal microcosmo al macrocosmo tutto sfugge alla vera comprensione, se ci pensiamo bene.

Appare “normale” agire in un corpo formato da miliardi di cellule, le quali a loro volta contengono miliardi di molecole ed atomi?

È “normale” usare i cinque sensi e percepire i fenomeni esterni ed interni attraverso una struttura così complessa come la mente?

È normale immaginare o sognare infinite “realtà” con un organo così misterioso come il nostro cervello?

È normale spostare con la nostra mente i miliardi di atomi che formano un dito della nostra mano?

La vera autoconsapevolezza ci aiuta a comprendere quanto non capiamo davvero…

Ogni mistero proviene dal Mistero dei Misteri, il nostro Creatore.

 

 

 

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L’idea che si diamo fatti di noi stessi è importante per la nostra stessa esistenza perché una corretta autostima non è facile a raggiungere, in quanto siamo condizionati da molti fattori: genetici, ambientali, culturali ecc.

È quindi necessario individuare coraggiosamente cosa realmente pensiamo di noi stessi. Se riuscissimo a rettificare i molti pregiudizi che ottenebrano la nostra reale concezione del “sè”, riusciremmo a vivere in modo più autentico.

Molte maschere si dissolverebbero e scopriremmo una vita interiore ricca di spunti e di valori esistenziali.

Allora riusciremmo anche a smettere di giudicare noi stessi e gli altri e ad apprezzare l’esistenza con ottimismo realistico.

Sostanzialmente questa vita terrena, spesso piena di contraddizioni ed ostacoli, ci sta preparando a conoscere chi realmente siamo ed anche chi ci ha creati ed il fine per cui esistiamo…

 

 

 

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Tommaso crede dopo aver toccato il corpo risorto di Gesù: la sua fede si consolida nella corporeità pur avendo visto e ascoltato il maestro nella sua vita terrena.Anche in noi c’è spesso questo tipo di coscienza: vogliamo toccare per credere…
Ma cosa significa toccare? Perchè voler credere solo dopo aver toccato?
Toccare è percepire con i sensi carnali. La materia di cui è formata il nostro corpo tocca un altro elemento materiale, ne percepisce l’intensità, la temperatura e alcune qualità. La nostra mente, poi, afferma con sicurezza: “sì, ciò che ho toccato esiste in quanto percepito dai miei sensi e constatato dalla mia mente”.
Ma se riflettiamo più a lungo e in profondità, la percezione sensoriale comincia a diventare meno probante di quello che credevamo. Ogni elemento materiale non ci rivela assolutamente la sua essenza più intrinseca quando lo percepiamo. Tutt’al più constateremo qualche sua qualità che la nostra mente non fa altro che organizzare continuamente secondo alcune leggi innate.
Sappiamo che di ogni ente i sensi colgono solo l’apparenza ma il “noumeno” rimane sempre sconosciuto perchè impenetrabile.Cosa vede Tommaso nel Cristo risorto? Tocca un corpo materiale che conserva ancora le stimmate, segno della sua sofferenza terrena. Egli ha veduto e crede….La sua fede ha bisogno di materialità.Ma Tommaso ha solo iniziato a credere: il suo cammino è ancora molto lungo. I sensi materiali sono soddisfatti, ma rimangono quelli spirituali che sono assai superiori.Gesù non disdegna di agire sui sensi materiali perchè sa di che è”plasmato l’uomo”.
Accontenta Tommaso ma poi esclama: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno”.Il cammino della fede non deve arrestarsi. L’uomo spirituale domina quello materiale come Gesù domina nello Spirito il suo corpo. Gesù entra a porte chiuse e appare in più posti perchè non è più vincolato dai determinismi materiali. Lo Spirito agisce nel Regno della libertà che solo i sensi spirituali possono cogliere.
La fede è un anticipo dei sensi spirituali. È soprattutto con essi che l’uomo spirituale si muove. Ed è con essi che effettua la vera visione della realtà che non si ferma a ciò che è solo terreno, passeggero, transeunte, mutabile, corruttibile.
In Cristo la morte è stata ingoiata dalla vittoria della risurrezione, e così sarà dell’uomo spirituale.Aiutaci, o Signore, a raffinare in noi i sensi che captano la dimensione divina e saremo a contemplarti per l’eternità.
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Sapere chi davvero siamo implica un’auto-consapevolezza continua, perché, essendo noi stessi un mistero, non finiremo mai di comprenderci.

In effetti non dobbiamo dare per scontato di essere sicuri della nostra vera identità. Innanzittutto ci percepiamo come esseri pensanti in continuo mutamento fisico e mentale.

Dal punto di vista orizzontale vediamo davanti a noi la fine della nostra stessa esistenza terrena. Siamo un soffio. Si nasce, si vive e si muore. Ci muoviamo su questo ammasso a forma di sferoide un po’ oblato che è la terra. Giriamo tutti attorno ad una stella e ci muoviamo velocemente nell’immenso cosmo, ma non sappiamo fino a dove.

Nemmeno la nostra mente è ferma: i contenuti scorrono in gran quantità per formare immagini, concetti, idee, ragionamenti ecc. Ma noi siamo centri percepienti che non si identificano in alcun oggetto della percezione della dimensione spazio-temporale.

Sappiamo di “esserci”, ma non comprendiamo esattamente chi siamo.

Allora ci viene incontro la dimensione verticale: Gesù ci ha rivelato che siamo figli del Padre Celeste che ci ha ordinato di invocare, il quale ha ci ama ed ha un piano particolare per ognuno di noi.

Ci ha anche chiesto di fidarci di Lui, perché un giorno ci rivelerà tutto quello che siamo in relazione alla Trinità: allora non saremo più tormentati da interrogativi inquietanti, ma godremo per sempre del suo meraviglioso dinamismo…

 

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Ovunque tu vada troverai il centro dell’Universo, perché esso è già in te.

Ognuno di noi è unico ed irripetibile. Non possiamo vivere in un altro corpo e la nostra anima risiede solo nel nostro corpo. Per questo, in un certo senso, ognuno di noi è il centro di tutto ciò che percepiamo interiormente ed esteriormente.

È nella nostra mente che avvengono i dinamismi bio-chimici che consentono di compiere le scelte della nostra anima, centro trascendente ed immortale che accompagna la nostra esistenza.

Del resto siamo fatti ad “immagine e somiglianza di Dio” ed il Dio trinitario alberga in noi, se lo lasciamo operare.

Siccome Dio è il Centro assoluto da cui provengono tutte le cose esistenti, anche noi partecipiamo di questa centralità cosciente per la nostra progressiva divinizzazione.

 

(Una voce dal deserto)

 

Queste considerazioni, che appaiono a prima vista inutili, arrecano in nuce delle conseguenze abbastanza notevoli per molti approcci mentali pregiudizievoli, che potrebbero coinvolgere il pensiero filosofico, scientifico e persino teologico.

 

Lo “spazio” dal punto di vista filosofico è meno argomentato del tempo.

Spesso si pensa che il concetto sia talmente ovvio che non valga la pena prenderlo come oggetto di disquisizioni.

La fisica lo definisce come un’estensione tridimensionale senza limiti in cui gli oggetti e gli eventi hanno direzioni e posizioni relative tra di loro.

Allora dobbiamo chiederci: cos’è realmente lo spazio?

Lo spazio è reale od è solo una nostra immaginazione?

Quando pensiamo che sia reale ci appelliamo alla nostra esperienza: noi collochiamo gli oggetti in un determinato spazio il quale può essere misurabile con altri frammenti spaziali.

Quando invece lo interpretiamo collocandolo solo nella nostra immaginazione, facciamo appello alle nostre capacità percettive: una qualsiasi estensione (lineare o volumetrica) occupa frammenti spaziali che immaginiamo esistenti solo nella nostra mente e ciò appare incontestabile, per cui sembra impossibile argomentare l’esistenza di uno spazio reale oltre la nostra percezione, anche se ci rendiamo conto che la nostra esperienza ne considera l’oggettività.

(Qui rispunta l’antica diatriba tra oggettività e soggettività, tanto amata dai filosofi del passato.)

Premettiamo che ogni “dimensione” è una relazione collocata in un contesto spaziale.

Alla luce delle attuali conoscenze, stiamo mutando il concetto di “infinito” ereditato dal passato.

Lo stesso termine “infinito” sta oggi assumendo diverse accezioni.

Dal punto di vista filosofico ogni forma di spazio è in qualche modo infinito, se per esso si intende “ciò che non ha fine”. Per esempio, un segmento “A” può essere percepito come finito in relazione al punto di vista dell’osservatore che ha come riferimento un altro segmento diverso “b”. Ma se l’osservatore iniziasse ad assumere come punto di riferimento un segmento infinitesimale “x”, il segmento “A” dovrebbe contenere infiniti segmenti “x”, per cui il termine “infinito” perderebbe la sua connotazione iniziale. Possiamo allora dedurre che tutto ciò che riteniamo “finito” è anche contemporaneamente “infinito”. Ecco perché oggi vengono presi in considerazione i microcosmi di ogni tipo.

Riferiamoci, ad esempio, alle dimensioni in sè, le quali, come ho già premesso, sono relazioni collocate in un contesto spaziale. Noi diciamo “grande” e “piccolo” perché la nostra mente applica le categorie relazionali alle varie dimensioni che percepiamo. Allora, rimanendo sul piano del concetto di spazialità, possiamo constatare che tutto è grande e contemporaneamente piccolo e che nulla è grande e nulla è piccolo.

Osserviamo il fenomeno evolutivo della vita: da un piccolo seme si forma un grande albero. Ciò significa che tutto l’albero era già nel seme. È semplicemente mutata la relazione dimensionale, perché ogni elemento dell’albero cerca un suo spazio finalizzato a mantenere in vita in modo armonico il tutto nell’omeostasi biologica. La vita è movimento, crescita, variazione, reazione, generazione ecc. L’albero, comunque, immaginando un’altra dimensione esistenziale, avrebbe potuto espletare le sue funzioni vitali in uno spazio molto più ridotto.

Anche l’uomo nasce da un seme che conteneva tutte le informazioni necessarie al suo sviluppo successivo. Evolvendosi dall’embrione, tutte le sue parti hanno assunto una dimensione in relazione alla persona completa che è divenuta, tenendo conto dell’omeostasi. Lo sviluppo di ogni persona considera diverse varianti endogene ed ambientali. Ma ciò che meraviglia è il fattore “complessità-coscienza”: il suo cervello più che crescere in dimensione, preferisce costruire strutture complesse, le quali si attivano in spazi ridotti, internamente asimmetrici e non puntano sulla quantità dimensionale, ma sulla concentrazione di microsistemi contenenti memorie, dinamiche ecc.

Il genere umano tende poi a realizzare ciò che il cervello osservante stesso gli suggerisce: strutture più complesse in spazi sempre più ridotti e crescente dematerializzazione. L’umanità, come un mega-cervello, sembra pronta ad un’ importante mutazione trans-umana, coinvolgendo la stessa natura e l’ambiente che manipola. È in una fase molto critica: probabilmente sta intravedendo ciò che lo stesso Teilhard del Chardin chiamava “punto omega”, una trans-ominizzazione che non punta solo sul fattore dimensionale e quantitativo, ma su quello qualitativo.

Questo comporta, oltre ai correlati pericoli di sopravvivenza, una profonda revisione del concetto di spazio-tempo ed allora potrà raggiungere l’obiettivo per cui tutto esiste: conoscere liberamente la Verità nella Trascendenza…

Pier Angelo Piai

 

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron