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Signore, non so bene perché io mi trovi in questa situazione, ma sono consapevole che nulla accade senza il tuo permesso e che tutto concorre al bene di coloro che ti amano.

Diceva l’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine, “Nulla è impossibile a Dio”.

Eccomi Signore davanti a te fiducioso, per chiederti la grazia della guarigione, se questa è conforme alla tua volontà.

Per ora ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e psichiche in espiazione dei miei peccati e per tutti coloro che non vogliono credere in te e nella tua infinita Misericordia.

Per la dolorosa passione di Gesù Cristo, per i meriti di Maria Santissima e di tutti i Santi, aiutami a superare questi momenti così delicati.

Ti prometto di essere sempre più unito a te.

Vergine Santa, ausilio dei cristiani, intercedi anche per me e per tutti coloro che soffrono per questa malattia.

 

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Signore, non so bene perché io mi trovi in questa situazione, ma sono consapevole che nulla accade senza il tuo permesso e che tutto concorre al bene di coloro che ti amano.

Diceva l’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine, “Nulla è impossibile a Dio”. Eccomi Signore davanti a te fiducioso, per chiederti la grazia della guarigione, se questa è conforme alla tua volontà.

Per ora ti offro tutte le mie sofferenze fisiche e psichiche in espiazione dei miei peccati e per tutti coloro che non vogliono credere in te e nella tua infinita Misericordia.

Per la dolorosa passione di Gesù Cristo, per i meriti di Maria Santissima e di tutti i Santi, aiutami a superare questi momenti così delicati.

Ti prometto di essere sempre più unito a te. Guariscimi, ti prego.

Vergine Santa, ausilio dei cristiani, intercedi anche per me e per tutti coloro che soffrono per questa malattia.

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Dio ci offre non solo guarigione, ma salvezza

XXVIII Dom.T. O. – Anno C – 2019

Vangelo (Luca 17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. […]

Dieci lebbrosi che la sofferenza ha riunito insieme, che si appoggiano l’uno all’altro. Appena Gesù li vide… Notiamo il dettaglio: appena li vide, subito, spinto dalla fretta di chi vuole bene, disse loro: andate dai sacerdoti e mostrate loro che siete guariti!

I dieci si mettono in cammino e sono ancora malati; la pelle ancora germoglia piaghe, eppure partono dietro a un atto di fede, per un anticipo di fiducia concesso a Dio e al proprio domani, senza prove: «La Provvidenza conosce solo uomini in cammino» (san Giovanni Calabria), navi che alzano le vele per nuovi mari.

I dieci lebbrosi credono nella salute prima di vederla, hanno la fede dei profeti che amano la parola di Dio più ancora della sua attuazione, che credono nella parola di Dio prima e più che alla sua realizzazione. E mentre andavano furono guariti. Lungo il cammino, un passo dopo l’altro la salute si fa strada in loro.

Accade sempre così: il futuro entra in noi con il primo passo, inizia molto prima che accada, come un seme, come una profezia, come una notte con la prima stella, come un fiume con la prima goccia d’acqua.

E furono guariti. Il Vangelo è pieno di guariti, sono il corteo gioioso che accompagna l’annuncio di Gesù: Dio è qui, è con noi, coinvolto nelle piaghe dei dieci lebbrosi e nello stupore dell’unico che ritorna cantando. E al quale Gesù dice: la tua fede ti ha salvato!.

Anche gli altri nove che non tornano hanno avuto fede nelle parole di Gesù. Dove sta la differenza? Il samaritano salvato ha qualcosa in più dei nove guariti. Non si accontenta del dono, lui cerca il Donatore, ha intuito che il segreto della vita non sta nella guarigione, ma nel Guaritore, nell’incontro con lo stupore di un Dio che ha i piedi nel fango delle nostre strade, e gli occhi sulle nostre piaghe.

Nessuno si è trovato che tornasse a rendere gloria a Dio? Ebbene «gloria di Dio è l’uomo vivente» (sant’Ireneo). E chi è più vivente di questo piccolo uomo di Samaria? Lui, il doppiamente escluso, che torna guarito, gridando di gioia, danzando nella polvere della strada, libero come il vento? Non gli basta tornare dai suoi, alla sua famiglia, travolto da questa inattesa piena di vita, vuole tornare alla fonte da cui è sgorgata.

Altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella guarigione si chiudono le piaghe, ma nella salvezza si apre la sorgente, entri in Dio e Dio entra in te, come pienezza. I nove guariti trovano la salute; l’unico salvato trova il Dio che dona pelle di primavera ai lebbrosi, che fa fiorire la vita in tutte le sue forme, e la cui gloria è l’uomo vivente, «l’uomo finalmente promosso a uomo» (P. Mazzolari).

(Letture: 2 Re 5,14-17; Salmo 97; 2 Timoteo 2,8-13; Luca 17,11-19)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/dio-ci-offre-non-solo-guarigione-ma-salvezza

 

 

 

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 2 LUGLIO 2019

 

 

“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna.

Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.

Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita.

Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza.

La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta.

Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo.

Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio.

Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostre preghiere siano sempre con loro.

 

Vi ringrazio!”. Se volete essere aggiornati sui nuovi video che realizzo (più di 2800) iscrivetevi al mio canale youtube “UNIVERSO INTERIORE piaipier”: http://www.youtube.com/user/piaipier

 

 

 

Il Vangelo a cura di Padre Ermes Ronchi

XXX Domenica
Tempo ordinario – Anno B – 2018
Siamo anche noi ciechi e mendicanti, come Bartimeo
Vangelo – Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Commento di Padre Ermes

Un mendicante cieco: l’ultimo della fila, un naufrago della vita, relitto abbandonato al buio nella polvere di una strada di Palestina.

Poi improvvisamente tutto si mette in moto: passa Gesù ed è come un piccolo turbine, si riaccende il motore della vita, soffia un vento di futuro.

Bartimeo comincia a gridare: Gesù, abbi pietà. È, tra tutte, la preghiera più cristiana ed evangelica, la più umana. Rimasta nelle nostre liturgie, nel suono antico di “Kyrie eleison” o di “Signore, pietà”, confinata purtroppo nell’ambito riduttivo dell’atto penitenziale. Non di perdono si tratta. Quando preghiamo così, come ciechi, donne o lebbrosi del vangelo, dobbiamo liberare in volo tutto lo splendido immaginario che preme sotto questa formula, e che indica grembo di madre, vita generata e partorita di nuovo. La misericordia di Dio comprende tutto ciò che serve alla vita dell’uomo.

Bartimeo non domanda pietà per i suoi peccati, ma per i suoi occhi spenti. Invoca il Donatore di ‘vita in abbondanza’: mostrati padre, sentiti madre di questo figlio che ha fatto naufragio, ridammi alla luce!

La folla fa muro al suo grido: taci! Disturbi! Terribile pensare che davanti a Dio la sofferenza sia fuori luogo, che il dolore possa disturbare. Ma è così ancora, abbiamo ritualizzato la religione e un grido fuori programma disturba. Ma la vita è un fuori programma continuo: la vita non è un rito. C’è nell’uomo un gemito, di cui abbiamo perso l’alfabeto; un grido, su cui non riusciamo a sintonizzarci.

Invece il rabbi ascolta e risponde. E si libera tutta l’energia della vita. Lo notiamo dai gesti, quasi eccessivi: Bartimeo non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta; non si alza da terra, ma balza in piedi.

La fede porta con sé un balzo in avanti, porte che si spalancano, sentieri nel sole, un di più illogico e bello. Credere è acquisire bellezza del vivere.

Bartimeo guarisce come uomo, prima che come cieco. Guarisce in quella voce che lo accarezza: qualcuno si è accorto di lui, qualcuno lo tocca, anche solo con una voce amica, e lui esce dal suo naufragio umano: l’ultimo comincia a riscoprirsi uno come gli altri.

È chiamato con amore e allora la sua vita si riaccende, si rialza in piedi, si precipita, anche senza vedere, verso una voce, orientato da una parola buona che ancora vibra nell’aria. Sentire che qualcuno ci ama rende fortissimi.

Anche noi ci orientiamo nella vita come il mendicante cieco di Gerico, forse senza vedere chiaro, ma sull’eco della Parola di Dio, ascoltata nel vangelo, nella voce intima che indica la via, negli eventi della storia, nel gemito e nel giubilo del creato. E che continua a seminare occhi nuovi e luce nuova sulla terra.

(Letture: Geremia 31,7-9; Salmo 125; Ebrei 5,1-6; Marco 10,46-52)

http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/26793/commento-al-vangelo-28-ottobre-p-ermes-credere-e-acquisire-bellezza-del-vivere-2/

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/siamo-anche-noi-ciechi-e-mendicanti-come-bartimeo

 

 

 

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Lo scandalo di vedere Dio come uno di noi

XIV Domenica – Tempo ordinario – Anno B – 2018

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. (Marco 6,1-6)

Commento a cura di Ermes Ronchi

Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono.
Missione che sembra un fallimento e invece si trasforma in una felice disseminazione: «percorreva i villaggi insegnando».

A Nazaret non è creduto e, annota il Vangelo, «non vi poté operare nessun prodigio»; ma subito si corregge: «solo impose le mani a pochi malati e li guarì». Il rifiutato non si arrende, si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo. L’amante respinto non si deprime, continua ad amare, anche pochi, anche uno solo. L’amore non è stanco: è solo stupito («e si meravigliava della loro incredulità»). Così è il nostro Dio: non nutre mai rancori, lui profuma di vita.

Dapprima la gente rimaneva ad ascoltare Gesù stupita. Come mai lo stupore si muta così rapidamente in scandalo? Probabilmente perché l’insegnamento di Gesù è totalmente nuovo. Gesù è l’inedito di Dio, l’inedito dell’uomo; è venuto a portare un «insegnamento nuovo» (Mc 1,27), a mettere la persona prima della legge, a capovolgere la logica del sacrificio, sacrificando se stesso. E chi è omologato alla vecchia religione non si riconosce nel profeta perché non si riconosce in quel Dio che viene annunciato, un Dio che fa grazia ad ogni figlio, sparge misericordia senza condizioni, fa nuove tutte le cose. La gente di casa, del villaggio, della patria (v.4) fanno proprio come noi, che amiamo andare in cerca di conferme a ciò che già pensiamo, ci nutriamo di ripetizioni e ridondanze, incapaci di pensare in altra luce.

E poi Gesù non parla come uno dei maestri d’Israele, con il loro linguaggio alto, “religioso”, ma adopera parole di casa, di terra, di orto, di lago, quelle di tutti i giorni. Racconta parabole laiche, che tutti possono capire, dove un germoglio, un grano di senape, un fico a primavera diventano personaggi di una rivelazione.

E allora dove è il sublime? Dove la grandezza e la gloria dell’Altissimo? Scandalizza l’umanità di Dio, la sua prossimità. Eppure è proprio questa la buona notizia del Vangelo: che Dio si incarna, entra dentro l’ordinarietà di ogni vita, abbraccia l’imperfezione del mondo, che per noi non è sempre comprensibile, ma per Dio sempre abbracciabile.

Nessun profeta è bene accolto nella sua casa. Perché non è facile accettare che un falegname qualunque, un operaio senza studi e senza cultura, pretenda di parlare da profeta, con una profezia laica, quotidiana, che si muove per botteghe e villaggi, fuori dal magistero ufficiale, che circola attraverso canali nuovi e impropri. Ma è proprio questa l’incarnazione perenne di uno Spirito che, come un vento carico di pollini di primavera, non sai da dove viene e dove va, ma riempie le vecchie forme e passa oltre.

(Letture: Ezechiele 2,2-5; Salmo 122; 2 Corinzi 12,7-10; Marco 6,1-6)

 

 

Domenica XIV Marco 6,1-6

 

Dio prende da parte il suo profeta Ezechiele e gli parla duro: tu vai, lo so che sono un popolo dal cuore duro, ma tu profetizza, ascoltino o non ascoltino…

Introduzione forte e diretta al vangelo del ritorno di Gesù a Nazaret, un villaggio di 3/400 abitanti, dove si conoscono tutti, per nome e per parentela, dove tutti sanno tutto di tutti. O almeno credono!

E i suoi paesani prima stupiti, poi spazientiti: ma che cos’è sta sapienza? E questi prodigi, in quelle mani da carpentiere?

Poche pagine prima questi stessi fratelli, Joses, Giuda, Simone, Giacomo erano scesi a Cafarnao per prenderselo questo cugino strano, e riportarlo a casa perché dicevano: è andato, è fuori di testa. Dà scandalo, dobbiamo proteggerlo anche da se stesso.

E adesso tutta la sua patria si scandalizzava di lui. E gli dicono chiaramente: ma chi credi di essere? Tu – sei – il – falegname. Punto.

 

Gesù è il falegname, è vero, ma è più che questo.

cresce nella bottega di un artigiano, le sue mani diventano forti a forza di stringere manici, il suo naso fiuta le colle, la resina, il sudore di chi lavora, sa riconoscere dall’odore il tipo di legno. Ma è più che questo.

Cos’ha di meglio di noi quest’uomo, che se n’è andato dal paese, che vive per le strade, come un senza fissa dimora?

E i suoi discepoli, questi ragazzi di fuori, pratici solo di barche, cos’hanno di più di Joses, Giacomo, Giuda e Simone? Non erano meglio i giovani del paese?

Non è il falegname? Sì, ma non solo.

E vale per tutti, per tutti noi. Ogni uomo e ogni donna è più che la sua attività. Se non sono di più di quello che faccio c’è qualcosa che non quadra.

Che siamo di più, che ognuno è oltre, lo capisci semplicemente se guardi di una persona com’è il suo rapporto con le cose e con la gente: se dà vita o se ne toglie, se aggiunge gioia oppure no, se vive un rapporto luminoso, rasserenante, libero.

E vale per tutti: siamo tutti di più, c’è in tutti noi qualcosa di più grande: da dove gli viene questa sapienza? siamo tutti sapienti di una sapienza del vivere di cui non facciamo uso, che non facciamo circolare.

Siamo tutti principi, cui è affidata una porzione di mondo e di umanità da custodire, proteggere, far fiorire. In virtù del battesimo.

Siamo tutti sacerdoti, un ponte per Dio, scovatori del sacro che è dappertutto, che è in tutte le cose.

Nessun profeta è accolto in casa sua. Ma siamo tutti profeti, abbiamo una sillaba della parola di Dio, del progetto di Dio, della logica di Dio dentro di noi. Un cromosoma almeno della sua coscienza alta.

 

Loro scandalizzati, Gesù meravigliato.

Scandalizzati perché rifiutano che Gesù sia di più di ciò che pensano.

Gesù meravigliato del fatto che non sappiano, che noi non ci rendiamo conto che siamo molto più che falegnami, o casalinghe, o impiegati, o preti; che siamo una sorpresa, a noi stessi prima di tutti.

Si meraviglia che non viviamo da principi, da sacerdoti, che la nostra vita non sia piena di luce, che non viviamo della sua vita che è venuto a portare… Che siamo così bravi a banalizzare tutto.

 

Gesù è l’inedito di Dio; è l’inedito dell’uomo. e noi ci nutriamo di ripetitività

E chi è omologato alla vecchia religione non si riconosce in GESù perché non si riconosce in quel Dio che viene annunciato, un Dio che fa grazia ad ogni figlio, sparge misericordia senza condizioni, fa nuove tutte le cose, che mette la persona prima della legge, capovolge la logica del sacrificio, sacrificando se stesso.

Perché preferiamo nutrici delle solite cose, ci nutriamo tutti di ripetitività e di ridondanze. Andiamo in cerca solo di persone, di letture e discorsi che ci confermino nelle nostre opinioni. Incapaci di pensare in altra luce.

 

Come si fa a non essere come quelli di Nazaret, ad essere aperti al nuovo? Un amico mi diceva con una battuta: Gesù va a predicare nella sua città, tra la sua gente. È come se oggi fosse andato a predicare ai preti. Non lo avrebbero ascoltato. Sono impermeabili al nuovo.

Difficilissimo convertire i buoni (A. Maggi), quelli che si credono a posto. La sottomissione – acritica – all’insegnamento ricevuto rende davvero refrattari al nuovo. Difficile anche accettare che la profezia circoli nel mondo, nella chiesa attraverso canali impropri. Fuori dall’istituzione.

Che un profeta sia un uomo consacrato, carismatico, ce lo aspettiamo.

Ma che la profezia sia nel quotidiano, nella bottega del falegname, in uno che non ha cultura e titoli, con i calli alle mani, questo ci pare impossibile. E poi Gesù non parla come uno dei maestri d’Israele, con il loro linguaggio alto, ‘religioso’, ma adopera parole di casa, di terra, di orto, di lago, quelle di tutti i giorni.

Racconta parabole laiche, che tutti possono capire, dove un germoglio, un grano di senape, un fico a primavera diventano personaggi di una rivelazione.

E allora dove è il sublime? Dove la Grandezza e la Gloria dell’Altissimo? Scandalizza l’umanità di Dio, la sua vicinanza. Eppure è proprio questa la buona notizia del vangelo: che Dio si incarna, entra dentro l’ordinarietà di ogni vita, abbraccia l’imperfezione del mondo, che per noi non è sempre comprensibile, ma per Dio sempre abbracciabile.

 

La risposta di Gesù al rifiuto dei compaesani non è recriminazione né condanna, nessun successo lo esalta e nessuna sconfitta lo deprime: Andiamo per altri villaggi, il mondo è pieno di cuori aperti.

La sua risposta appare alla fine del brano quando Marco dice: “Non vi poté operare nessun prodigio”

Ma subito si corregge: “Solo impose le mani a pochi malati e li guarì”. Ecco la risposta. Il Dio rifiutato si fa ancora guarigione, anche di pochi, anche di uno solo.

L’innamorato respinto continua ad amare anche pochi, anche uno solo. L’amore non è stanco: è solo meravigliato. Stupore doloroso. Il nostro Dio non nutre rancori, continuerà sempre a inviare segnali di vita.

Per lui non sempre siamo comprensibili, ma sempre abbracciabili.

 

Nessun profeta è bene accolto nella sua casa. Perché non è facile accettare che un falegname qualunque, un operaio senza studi e senza cultura, pretenda di parlare da profeta, con una profezia laica, quotidiana, che si muove per botteghe e villaggi, fuori dal magistero ufficiale, che circola attraverso canali nuovi e impropri. Ma è proprio questa l’incarnazione perenne di uno Spirito che, come un Vento carico di pollini di primavera, non sai da dove viene e dove va, ma riempie le vecchie forme e passa oltre.

 

Alla comunione. Parole che hanno girato sui social e che sento profetiche

 

Se fosse tuo figlio

Riempiresti il mare di navi

Di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme a milioni

Facessero ponte per farlo passare.

Premuroso

non lo lasceresti mai da solo.

Faresti ombra

per non far bruciare i suoi occhi.

Lo copriresti per non farlo bagnare

Dagli schizzi d’acqua salata.

 

Se fosse tuo figlio

ti getteresti in mare,

urleresti per chiedere aiuto

busseresti alle porte dei governi

per rivendicarne la vita.

 

Se fosse tuo figlio

oggi saresti a lutto

Odieresti il mondo odieresti i porti

Pieni di navi attraccate

Odieresti chi le tiene ferme e lontane…

 

Se fosse tuo figlio

li chiameresti disumani e vigliacchi.

Dovrebbero fermarti

Tenerti bloccarti legarti

Vorresti spaccargli il muso…

 

Ma stai tranquillo

Non è tuo figlio,

non è tuo figlio.

Puoi dormire tranquillo

E sicuro. Nella tua casa tiepida.

Non è tuo figlio.

È solo un figlio

dell’umanità perduta

Dell’umanità sporca

che non fa rumore.

 

Non è tuo figlio.

Dormi tranquillo, certamente non è il tuo.

È un figlio di Dio.

(Sergio Guttilla)

 

 

 

 

O san Pietro, tu che hai avuto la missione da Gesù stesso di “pescatore di uomini”, intercedi presso il nostro vero Maestro affinché ognuno di noi porti a termine fruttuosamente e con gioia la missione che Egli ci ha affidato in questa vita terrena.

O san Pietro, tu che dopo aver rinnegato il Maestro per tre volte hai pianto amaramente, intercedi presso lo Spirito Santo affinché ognuno di noi prenda coscienza delle proprie infedeltà e si converta sperando sempre nell’infinita misericordia del Padre.

O san Pietro, tu che insieme a san Giovanni, hai invocato l’aiuto di Gesù risorto per la guarigione dello storpio, intercedi affinché possiamo anche noi camminare spiritualmente nella via indicata dal Maestro.

O san Pietro, tu che sei stato liberato dal carcere da un angelo del Signore, intercedi per noi affinché veniamo liberati dai peccati e dai vizi che ci imprigionano spiritualmente.

O san Pietro, tu che hai predicato instancabilmente l’avvento del Regno di Dio, intercedi per ognuno di noi presso il Padre affinché non ci stanchiamo mai di seguire Gesù per portarlo anche ai nostri fratelli.

 

ALCUNI LIBRI DI PIER ANGELO PIAI

GUARIRE LA MENTE PER GUARIRE IL CORPO: http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA SPIRALE DELLA VITA (riedizione) :    http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

L’ANIMA ESISTE ED È IMMORTALE ed. Segno http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

“LA FORZA DELLA FRAGILITÀ” ed.Segno (In questo mio libro troverete preghiere per molti stati d’animo e situazioni personali) http://www.edizionisegno.it/libro.asp….

VERSO L’ETERNITÀ (commenti su 4 anni di messaggi della Regina della Pace) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

LA STIMMATIZZATA DI UDINE (Storia autentica di Raffaella Lionetti, dotata di speciali carismi) http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

CONCETTA BERTOLI – La donna che vide la terza guerra mondiale http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

IL RESPIRO DELL’ANIMA INNAMORATA http://www.edizionisegno.it/libro.asp…

MARCELLO TOMADINI  il pittore fotografo dei lager   https://www.edizionisegno.it/libro.as…

DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

GESÙ CHIEDE TOTALE FIDUCIA IN LUI (nel “Colloquio interiore” di suor Maria della Trinità) https://www.edizionisegno.it/libro.as…

 

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1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron