17 Maggio 2020

NICOLETTA SGARBI (biologa nutrizionista)

 

 

 

L’INSUFFICIENZA RESPIRATORIA

Sta emergendo che le morti per insufficienza respiratoria da Covid non dipendono da problemi nella funzione respiratoria ma da trombi nei vasi sanguigni. Per questo motivo le persone muoiono nonostante la terapia intensiva ed il respiratore. Cerchiamo di capire. Perché l’ossigeno possa entrare nell’organismo è necessario che a livello degli alveoli polmonari la molecola del gas passi nei globuli rossi e si leghi all’emoglobina in essi contenuta. Se gli alveoli sono danneggiati non può avvenire questo passaggio di ossigeno dai polmoni al sangue. Fino ad ora si è quindi pensato di concentrare le terapie su questo aspetto aumentando l’ossigeno con i respiratori. Ma l’ossigeno può non riuscire a raggiungere i globuli rossi anche se un coagulo di sangue nel vaso sanguigno blocca il flusso di sangue. Quindi, sembrerebbe che non serve lavorare sulla parte respiratoria aumentando l’ossigeno ma serve sciogliere i trombi per permettere ai globuli rossi di ossigenarsi. Si parla, quindi, di tromboembolia generalizzata con particolare localizzazione a livello respiratorio. Nulla di nuovo in realtà, dato che la trombosi è una delle conseguenze dei fenomeni infiammatori. Stanno provando a trattare i malati con eparina, un vecchio farmaco anticoagulante, ed i risultati sono molto promettenti.

Possiamo prevenire la trombosi con una dieta antinfiammatoria (più volte suggerita). Aggiungerei altri integratori a quelli segnalati precedente:

1 – gli omega 3 (EPA e DHA), gli oli di pesce con funzioni antinfiammatorie e anticoagulanti;

2 -fra i funghi vi segnalo il Reishi (o Ganoderma Lucidum) che ha funzioni immunomudulanti, antinfiammatorie e anticoagulanti;

3 -un altro aiuto in tal senso ci viene dal Gingko Biloba.

Riflettevo che questa notizia ha iniziato a circolare a Pasqua. Sciogliere i coaguli è il modo in cui molti malati possono “risorgere”. Ma tutti abbiamo bisogno di risorgere sciogliendo quei blocchi dentro di noi che ci impediscono di vivere una vita piena. Ecco allora quel “Pace a voi”, che Gesù Risorto dona ai suoi discepoli apparendo in mezzo a loro, riuniti nel cenacolo a porte chiuse per paura di fare la stessa fine del loro maestro.

 

 

3 CORONE contro 1 CORONAvirus

Cari fratelli e sorelle,

di seguito condivido alcune riflessioni e alcuni suggerimenti relativi a questa epidemia di Coronavirus.

Agli israeliti nel deserto in preda ai morsi di serpente Dio suggerì di guardare il serpente di rame innalzato. Per analogia anche noi possiamo guarire o prevenire il CORONAvirus attraverso ben 3 CORONE:

1 – la Corona di Spine di Gesù: contemplare innanzitutto la passione di Cristo (il serpente di rame innalzato ricorda Gesù   in croce) ed invocare costantemente il suo preziosissimo Sangue “immunizzante”; grazie speciali dona Gesù a chi medita la sua dolorosa Passione;

2 – la Corona del Rosario: magari possiamo meditare la passione proprio con l’aiuto e l’intercessione di nostra Madre Maria contemplando in modo particolare i misteri dolorosi del Santo Rosario.

3 -La Corona della PASSIFLORA INCARNATA: se come Gesù nel Getsemani, siamo in agonia per questo calice del coronavirus, possiamo aiutarci con la PASSIFLORA INCARNATA, la pianta simbolo della quaresima, originaria dell’America centro-meridionale. Ciò che rende “speciale” questa pianta è il fiore dalla forma davvero particolare: con la sua corona di filamenti può infatti ricordare la corona di spine sul capo di Gesù, i rami flessuosi della pianta, invece, possono ricordare le fruste con cui venne flagellato, i tre stami, i tre chiodi con i quali lo misero in croce. La passiflora fu portata dal Messico nel nostro Continente nel 1610, da un padre agostiniano, Emmanuel de Villegas che rimase colpito dal fiore della pianta, che le popolazioni locali chiamavano granadilla, in quanto lo associò alla passione e alla crocifissione di Gesù Cristo. Appena rientrato in patria, Emmanuel de Villegas mostrò la pianta al suo superiore, padre Giacomo Bosio, il quale ne rimase affascinato a tal punto da scrivere il “Trattato sulla Crocifissione di Nostro Signore”, dove descrisse, in maniera particolareggiata, le caratteristiche del fiore, dandogli così il nome di “flos passionis”, ovvero “fiore della passione”.

Gli Aztechi utilizzavano l’infuso di passiflora come rilassante;in tempi moderni, infatti, si è scoperto che l’estratto di passiflora ha proprietà sedative e tranquillanti per il sistema nervoso.

Nel linguaggio dei fiori, la passiflora è il simbolo della fede religiosa.

Le proprietà della pianta sono, essenzialmente sedative, e ansiolitiche, e ne fanno un rimedio particolarmente efficace in caso di stress, ansia e senso di angoscia, nelle forme di nevrosi isterica, fobica, ossessiva e post traumatica, e come prevenzione per gli attacchi di cuore.

Non dobbiamo mai dimenticare che siamo esseri tridimensionali: siamo fatti di corpo, anima e spirito (1 Ts 5,23) e per relazionarci con questo mondo Dio ci ha dato un corpo. Non dobbiamo pensare che aiutarsi anche con i rimedi naturali sia mancare di fede:   la natura l’ha creata Dio, così come la scienza che conferma le proprietà curative dei rimedi naturali.

Ricordo che nel Siracide, al capitolo 38, c’è scritto:

“Il Signore ha creato medicamenti dalla terra,

l’uomo assennato non li disprezza. […]

Dio ha dato agli uomini la scienza

perché potessero gloriarsi delle sue meraviglie.

Con esse il medico cura ed elimina il dolore

e il farmacista prepara le miscele.” Ciò che è sbagliato è invece pensare che Dio ci aiuti nel modo in cui noi immaginiamo nella nostra testa. Spesso siamo come i discepoli di Emmaus, incapaci di riconoscerlo nel suo camminarci accanto e non ci accorgiamo di quante mani ci tende.

Ricordo una storiella che sicuramente molti di voi conoscono:

“C’è una alluvione. Una donna anziana prega Dio, il quale la rassicura dicendo che la salverà. Nel frattempo l’acqua sale sempre più e la donna è costretta a rifugiarsi sul tetto. Mentre è li che attende che Dio la salvi, arriva una barca con dei soccorritori che la invitano e salire con loro. La donna rifiuta perché in attesa dell’aiuto di Dio e attende ancora sul tetto mentre l’acqua continua a salire. Arrivano altri soccorritori in barca ma lei rifiuta ancora di salire per aspettare che Dio la salvi. Per farla breve…Alla fine l’acqua raggiunge il tetto e la signora affoga e muore. Nel momento in cui appare davanti a Dio recrimina a Lui di non averla salvata. Lui risponde dicendole che aveva mandato un sacco di barche di soccorritori per salvarla.”

Non facciano come gli israeliti nel deserto non apprezzando la “manna” della provvidenza di Dio ma aspettandoci altri tipi di aiuti.

Un vecchio detto ci ricorda: aiutati che il ciel ti aiuta!

Preghiamo e confidiamo nella Misericordia e nella provvidenza di Dio, che manda gli aiuti giusti al momento giusto.

Stiamo combattendo contro un virus, un essere “materiale” per cui dobbiamo pensare che il Signore ci sproni a combattere anche materialmente, fidandoci di Lui anche nella “provvidenza naturale” che ci ha fornito nel creato.

Da qui l’aiuto della passiflora per coloro che sono molto   molto   preoccupati per il virus tanto da non dormire bene ed essere sempre agitati ed in ansia: tenete presente che lo stress fa diminuire le difese immunitarie per cui “calmarsi” può essere la prima difesa antivirus, soprattutto facendolo pregando e utilizzando una pianta che Dio stesso ci ha indicato essere adatta per combattere le agonie.

La assunzione di passiflora la consiglio sotto forma di estratto e non di tisana. In qualunque farmacia o erboristeria potrete trovare la formulazione più adatta a voi.

Consiglio inoltre di sostenere le proprie difese immunitarie con degli immunostimolanti naturali, che essendo sempre creature di Dio, sono molto potenti, se saputi scegliere e usare.

Contro il coronavirus in particolare io suggerisco i funghi medicinali. In modo particolare, suggerisco Cordyceps, detto “il fungo della giovinezza”, che può essere assunto da TUTTI (1 capsula da 500 mg a colazione e una a pranzo a stomaco pieno insieme a un integratore di vitamina C da 500 mg, sempre a colazione e cena; la vitamina C fa assorbire meglio il fungo ed inoltre è essa stessa un antivirale).

I funghi stimolano le difese immunitarie contro i virus ma anche contro i tumori e hanno tantissime altre proprietà curative.

Il Signore nel Vangelo ci sprona dicendo di essere astuti come serpenti e puri come colombe. Combattere il virus con tutte le armi a disposizione, spirituali e materiali, è da figli della Luce.

… E sia sempre fatta la sua volontà!

 

 

LA PASSIFLORA

 

Oggi vi ricordo una delle Signature (il linguaggio simbolico attraverso cui Dio ci suggerisce le proprietà delle “medicine naturali”)   più belle in assoluto: la PASSIFLORA INCARNATA, pianta simbolo della quaresima.

Ciò che la rende speciale”   è il fiore dalla forma davvero particolare: con la sua corona di filamenti può infatti ricordare la corona di spine sul capo di Gesù, i rami flessuosi, invece, ricordano le fruste con cui venne flagellato, i tre stigmi rappresentano i tre chiodi, I cinque stami che tengono le antere indicano le cinque ferite di nostro Signore, le antere stesse rappresentano la spugna usata per inumidire le labbra di Gesù, le antere insieme agli stami ricordano il martello usato per infiggere i chiodi, la colonna centrale che sostiene stigmi, antere e stami fa pensare   sia alla colonna della flagellazione sia al palo della croce al quale Cristo fu appeso.

La passiflora fu portata dal Messico nel 1610, da un padre agostiniano, Emmanuel de Villegas che rimase colpito dal fiore della pianta, in quanto lo associò alla passione e alla crocifissione di Gesù Cristo. Appena rientrato in patria, Emmanuel de Villegas mostrò la pianta al suo superiore, padre Giacomo Bosio, il quale ne rimase affascinato a tal punto da scrivere il “Trattato sulla Crocifissione di Nostro Signore”, dove descrisse, in maniera particolareggiata, le caratteristiche del fiore, dandogli così il nome di “flos passionis”, ovvero “fiore della passione”.

Gli Aztechi utilizzavano l’infuso di passiflora come rilassante;in tempi moderni, infatti, si è scoperto che l’estratto di passiflora ha proprietà sedative e tranquillanti per il sistema nervoso.

Nel linguaggio dei fiori, la passiflora è il simbolo della fede religiosa.

Le proprietà della pianta sono, essenzialmente sedative, e ansiolitiche, e ne fanno un rimedio particolarmente efficace in caso di stress, ansia e senso di angoscia, nelle forme di nevrosi isterica, fobica, ossessiva e post traumatica, e come prevenzione per gli attacchi di cuore.

Risolvere l’ansia è il primo modo per difendersi dal coronavirus perchè lo stress abbassa le difese immunitarie rendendoci più vulnerabili.

 

IL SANGUE DEL GRUPPO AB DI GESÙ CRISTO SINDONICO
Il plasma è ciò che rimane del sangue quando vengono allontanate le “cellule” (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine).
Contiene principalmente acqua, proteine, nutrienti, ormoni, prodotti del metabolismo, sali minerali. È quindi preziosissimo. Lo è ancora di più quello di coloro che hanno vinto la propria guerra personale contro il Covid perché fra le proteine del loro plasma ci sono gli anticorpi specifici contro il SARS-Cov 2, cioè “le manette” che hanno bloccato l’azione del virus e ne hanno permesso l’arresto e la successiva “condanna a morte”.
Il plasma di un malato guarito è una vera e propria grazia: un dono d’amore gratuito di chi ha lottato e ha vinto la morte… anche per gli altri. La cura con il plasma è nota in medicina da oltre 100 anni. In realtà però la si pratica senza saperlo da oltre 2000 anni, da quando un certo Gesù Cristo ha dato la sua vita in sacrificio per noi e ha offerto gratuitamente il suo sangue iperimmune per guarirci da tutte le malattie.
È interessante infatti che tutti gli studi scientifici svolti sui miracoli eucaristici (a Lanciano, in Abruzzo, ce ne è uno dei più famosi), e sul telo sindonico, confermino che il sangue rinvenuto è sempre di gruppo AB. È un dettaglio di non poca importanza. Il gruppo AB è, infatti, quello che viene detto accettore universale, cioè il sangue che può ricevere il sangue di tutti: come a confermarci anche biologicamente che Cristo si è preso su di se il sangue “infetto” di tutta l’umanità, e ha vinto la morte per tutti e ci dona il suo sangue iperimmune gratuitamente sotto forma di vino eucaristico per guarirci da ogni male, del corpo, dell’anima e dello spirito.
Ma in questo mondo dove il dio denaro la fa da padrone, tutti ciò che è gratis non è apprezzato.
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IL LINGUAGGIO ANALOGICO DELLA NATURA
“Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un’ANIMA VIVENTE.
Poi il Signore Dio piantò un GIARDINO in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.
Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’ALBERO della VITA in mezzo al giardino e l’albero della CONOSCENZA del BENE e del MALE.
Un FIUME usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi.
Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo COLTIVASSE e lo CUSTODISSE.”(Gn, 2,7-15)
Facciamo esame di coscienza: abbiamo custodito il giardino che Dio ci ha donato, sia il macrocosmo (l’ambiente intorno a noi nell’intero universo) che il microcosmo (noi: corpo, anima e spirito)?
L’uomo è diventato un’anima vivente grazie al “respiro” di Dio nelle sue narici… ora l’uomo, che si crede Dio, esala l’ultimo respiro a causa di un virus, un nanoscopico “essere non vivente” (i virus non sono esseri viventi, come invece lo sono i batteri e i funghi, ma sono degli aggregati molecolari che parassitano le cellule sfruttandone le risorse) …e il ciclo si chiude.
Riflettiamo …
dott.ssa Nicoletta Sgarbi, biologa nutrizionista
EPIGENETICA TRANSGENERAZIONALE

Oggi il Vangelo fa memoria della genealogia di Gesù: ci menziona una serie di nomi complicati e di numeri apparentemente privi di senso. I nomi non  appartengo a personaggi di una bella favola da raccontare ma a persone realmente vissute, con le loro storie, le loro gioie, i loro traumi ed i loro peccati. Verrebbe da dire: bella famiglia aveva Gesù! 🤣
Si, pensiamo ad esempio al re Davide, assassino ed adultero… ma innamorato di Dio a tal punto da non esitare a riconoscere il suo peccato e chiedere umilmente perdono.
Come accennato il Vangelo odierno ripete per ben 3 volte un numero, il 14, ad indicare le svariate generazioni da Abramo fino a Cristo. Non mi addentro negli aspetti teologici  di questo “apparentemente” noioso elenco ma come biologa cattolica non posso tacere lo stupore che mi pervade ogni volta che medito questa pagina del Vangelo.
Come accennato nel post “L’immacolata concezione”, vi è una nuova branca della scienza, l’Epigenetica, che si occupa di come ambiente ed esperienze lascino un’impronta genetica (una sorta di POST-IT attaccato alla doppia elica) che non altera il Dna, ma può attivare o silenziare la lettura dei geni. La cosa più sorprendente è che queste modifiche epigenetiche possono essere trasmesse per generazioni. Sapete per quante? Inizialmente si pensava fino a 3-4 generazioni ma ormai, grazie ad uno studio pubblicato su Science (la Bibbia della Scienza, insieme a Nature), si è scoperto che le modifiche epigenetiche possono essere trasmesse fino a 14 generazioni! Guarda un po’!!!
È interessante, a mio avviso, anche il fatto che gli studi di epigenetica transgenerazionale abbiamo una “origine ebraica” (come Cristo) in quanto nati proprio dall’osservazione dei disturbi post traumatici da stress nei figli e nei nipoti di  coloro che avevano fatto l’esperienza disumana dei campi di sterminio nazisti, figli e nipoti nati nel dopoguerra ed in tempo di pace, senza aver mai vissuto personalmente l’olocausto.
Dioincidenze???
SCLEROSI MULTIPLA
Siamo in tempo di avvento, ossia di attesa della venuta del Signore nei diversi modi in cui può manifestarsi nella vita di ognuno.
Il Vangelo, la Buona Novella, oggi afferma che “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. (Lc 7,22).
A tal proposito voglio condividere con voi la Buona Novella che ho ricevuto stamattina (per segnalazione dell’Ordine Nazionale dei Biologi), coerente con la Parola di Dio del giorno: *le cellule che producono mielina nella Sclerosi Multipla non sono difettose. È l’ambiente infiammatorio a condizionare l’efficienza. *
Si riferisce alla infiammazione cronica di basso grado di cui ho parlato nel post precedente. È una notizia fondamentale in quanto rappresenta un grande CAMBIO DI PROSPETTIVA (una cecità sanata) sulla genesi della Sclerosi multipla. Per la prima volta la ricerca indica che *le cellule* finora additate come danneggiate e quindi responsabili della malattia,  *sono* invece *sane*, *ma la loro attività è compromessa dall’infiammazione dell’ambiente in cui si trovano*. La scoperta è pubblicata sulla rivista Science Advances (rivista che, insieme a Nature, è la Bibbia della scienza).
La sclerosi multipla è sempre stata considerata una malattia della mielina (la guina che riveste il sistema nervoso fungendo da isolante elettrico), cioè una malattia che peggiora progressivamente proprio perché le cellule produttrici di mielina (gli oligodendrociti) non riescono più a produrne di funzionante. Inizialmente si pensava che potesse essere dovuta ad un difetto intrinseco di queste cellule. I nuovi risultati indicano invece  che gli oligodendreciti  dei malati di SM non sono difettosi in sé, anzi sono in grado di produrre mielina sana e funzionante. È l’ambiente infiammato in cui si trovano che ne condiziona l’efficienza rigenerativa”.
È proprio il caso di dirlo: “Convertitevi (cambiate stile di vita) e credete al Vangelo!”
INFIAMMAZIONE CRONICA (post che precede ed è collegato a quello sulla sclerosi multipla)
A tutti è capitato di avere una qualche infiammazione acuta (mal di gola, mal di testa, otite, ginocchio rosso, gonfio e dolorante etc) risolta assumendo un qualche farmaco idoneo. Fino a pochi anni fa l’infiammazione era un sintomo da “spegnere” con i giusti medicinali ma di cui non preoccuparsi più di tanto. Oggi la visione è CAMBIATA molto perché  la flogosi (il nome “tecnico” dell’infiammazione) si presenta più spesso come un braciere acceso,  nascosto, SUBDOLO piuttosto che come un fuoco divampante immediatamente percepibile. Si parla appunto di INFIAMMAZIONE CRONICA DI BASSO GRADO, al centro degli interessi di medici e ricercatori perché alla base di una serie interminabile e variegata di malattie, tipiche delle società industrializzate, stressate, intossicate, iperalimentate (in termini quantitativi) ma al contempo denutrite (in termini qualitativi), come la nostra: diabete, obesità (DIABESITA’), malattie cardiovascolari, allergie ed intolleranze, depressione, cancro e patologie degenerative in genere, malattie autoimmuni, fibromialgia, e chi più ne ha più ne metta.
Tutto questo c’entra anche con il Covid: l’azione del SARS-Cov 2 è alcool gettato su questa brace accesa. Il Covid sarà tanto più grave quanto più forte è l’infiammazione preesistente.  Inoltre questo tipo di flogosi aumenta con l’avanzare degli anni, per cui gli over 65 dovrebbero avere una cautela ancora maggiore.
Poiché l’infiammazione di basso grado è silente, cioè non da sintomi particolari ma piuttosto uno stato di malessere leggero aspecifico (ci si rende conto di non essere più come prima, ci si sente più stanchi, si recupera con più difficoltà dopo stress giornalieri e ritmi serrati, non ci si sente riposati nemmeno dopo aver dormito) la cosa migliore da fare rimane sempre e comunque PREVENIRE (o curare se già si è  infiammati ma non lo si sa) convertendosi ad uno stile di vita antinfiammatorio: cibi sani, movimento, ritmo sonno veglia corretto, sole, aria fresca, relax e i giusti rimedi naturali (per integrare ciò che il cibo di oggi non apporta a sufficienza e per ridurre l’infiammazione cronica). Di tutto questo però ne parlerò in un prossimo post:  Be connected!
POST SULLA EPIGENETICA TRANSGENERAZIONALE SCRITTO IN OCCASIONE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
Questo giorno non ci è donato per farci rilassare un po’ in una giornata “pre natalizia “ ma per festeggiare l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, cioè il mistero del suo concepimento senza l’eredità del peccato originale, in seguito all’intervento della grazia di Dio nell’unione d’amore fra i suoi santi genitori Gioacchino ed Anna.
Ma si può davvero ereditare un peccato? L’epigenetica transgenerazionale, una nuova area di ricerca, dice di sì. L’epigenetica (dal greco epi- επί- che vuol dire oltre, sopra, esterno) è lo studio dei fenomeni e delle relazioni ambientali (dieta, traumi fisici, traumi emotivi, carichi tossici così come meditazione o regolare esercizio) che agiscono sul DNA attivandone o disattivandone i geni, influenzando in modo  permanente (ma non irreversibile) l’espressione del genoma. La cosa straordinaria è però che questi cambiamenti possono essere TRASMESSI ed esprimersi nelle generazioni successive.
Se poi pensiamo al peccato secondo il suo significato biblico di  “fallire il bersaglio dell’arco” cioè non fare centro, non realizzare il progetto a cui si è chiamati, allora tutto acquista un senso ancora più profondo. Questo progetto da realizzare riguarda l’uomo nella sua integralità tridimensionale fatta di corpo, anima e spirito: un peccato, anche immateriale, può incarnarsi nel corpo ed agire per diverse generazioni. Il bello dell’epigenetica del peccato è però la sua reversibilità, ossia la possibilità di “staccare” gli errori “appiccicati” al DNA attraverso una conversione di stile di vita, attuata con dedizione, costanza, impegno e pazienza. Ciò richiama in causa il nostro libero arbitrio e la nostra responsabilità.
Da quanto brevemente trattato spero si possa comprendere quanto è fondamentale che una nuova vita sia concepita dall’unione d’amore fra un uomo ed una donna, preparati spiritualmente e fisicamente a divenire una carne sola, il figlio.  È altrettanto fondamentale che durante tutta la gestazione e nei primi anni di vita il bambino continui ad essere nutrito da un ambiente d’Amore: sarà come casa costruita sulla roccia e resisterà più facilmente alle inevitabili intemperie della vita stessa(cfr Mt 7, 24-25).