– NATALE  DEL  SIGNORE  2013 –

Is 8, 23b – 9,6a; Eb 1, 1-8a; Lc 2, 1-14

 

“Il
Signore sia con voi!”
A voi tutti, amici o sconosciuti fratelli di umanità, a tutti quelli
che amate e per i quali trepidate, da parte di Dio che ci dona suo Figlio Buon Natale.

 

Signore Gesù, che vieni come fiamma della vita, per le nostre relazioni senza calore, per i giorni
senza luce, per gli ideali spenti noi ti domandiamo perdono. Kyrie
eleison

Signore Gesù, che vieni come stella nel buio della notte, per i lati oscuri del cuore che ci minacciano e per
tutte le sconfitte noi ti domandiamo perdono. Kyrie eleison

Signore Gesù, che vieni come canto nella notte, per tutta la paura che rimane tra noi, per il rifiuto
del dialogo e i silenzi ostili, ti domandiamo perdono. Kyrie eleison

 

OMELIA

Cesare
Augusto ordinò il censimento di tutta la terra.

Il
potere imperiale si esalta, celebra se stesso, si dilata in un censimento
mondiale, il primo della storia, qualcosa che riduce l’uomo a numero e denaro.
Qualcosa di minaccioso presiede alla nascita di Gesù: la tua vita mi serve per
alimentare le casse di uno Stato, potente e brutale, per sapere su quanti
soldati posso contare per le mie guerre.

Il
censimento è l’atto di potere dell’uomo sull’uomo. Ed ecco che l’Onnipotente
viene ma come colui che serve, si umilia, si restringe, si concentra in un
bambino. Fascinans et tremendum dicevano di Dio. Ebbene Il Dio fascinans è un bimbo fasciato, il Dio tremendum è un corpo tremante di
bambino. Viene e cambia i criteri dominanti.

L’apparato enorme del potere diventa solo un dettaglio
del ben più grande piano di Dio, un Dio che sembra giocare con la storia degli
uomini! Ma è la sua misteriosa e mai revocata scelta: quella di fare storia con
chi è schiacciato dalla storia.

Mentre
a Roma si decidono le sorti del mondo e le legioni mantengono la pace con la
spada, in questo meccanismo perfettamente efficiente cade un granello di
sabbia: nasce un bambino, sufficiente a mutare la direzione della storia.

Maria diede alla luce il suo figlio, lo avvolse
in fasce e lo depose nella mangiatoia.  La mangiatoia, che solo
l’estremo bisogno può leggere come culla, luogo del nutrimento delle creature
minori contiene un bambino che sarà pane per la nostra fame di eterno.

La
stalla e la mangiatoia sono un ‘no’ ai modelli mondani, un ‘no’ alla fame di
potere, un ‘no’ al così vanno le cose…Se fosse nato in una villa pensate che
saremmo qui a ricordarlo ancora?

A
Natale non celebriamo un ricordo, ma una profezia. Natale non è una festa
sentimentale, ma il giudizio sul mondo e un nuovo ordinamento di tutte le cose.Natale non è una festa sentimentale: è la conversione della storia. La
chiave di un mondo che non esiste ancora.

Abbiamo sentito che una
nuvola di canto avvolge i pastori e la prima parola è: Non temete! Non abbiate paura. Dio non fa paura, è un bambino che
piange e tende le mani verso di te, verso tutti voi che avete
ancora paura di Dio e temete i suoi castighi. Non puoi temere un bambino, è la
più disarmata delle creature, vive soltanto perché qualcuno lo ama. Tu lo puoi
anche rifiutare, ma Lui non di rifiuterà mai.

I
pastori vanno dove l’angelo aveva detto, è così bello che Luca prenda nota di
questa unica visita: un gruppo di pastori odorosi di lana e di latte. Che non
andavano mai in sinagoga, che non avevano neppure il diritto di testimoniare in
tribunale. E’ bello per tutti i poveri, gli ultimi, gli invisibili, gli
irregolari. Voi siete i primi a vedere angeli, i primi a ricevere la pace, i
primi a sentirvi amati: pace in terra agli uomini che Dio ama!

Abbiamo
sentito stanotte: “Il Verbo si è fatto carne” e so di non capire, ma
guardo il Bambino di Betlemme, lo vedo che cerca il latte della Madre e dico: il
Verbo si è fatto fame.

Non
gli angeli ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di Lui: il Verbo si
è fatto bisogno.

Penso
agli abbracci che Gesù ha dato e ricevuto, da bambini e amici e donne con il
profumo e dico: il Verbo si è fatto carezza.

Penso
al pianto di Gesù davanti alla tomba dell’amico che amava e dico: il Verbo
si è fatto lacrime.

Ricordo
quel petalo di fango che Gesù mette sugli occhi del cieco e dico: il Verbo
si è fatto polvere, mano e saliva e occhi nuovi.

Poi
penso alla Croce: il Verbo si è fatto agnello, carne in cui grida il dolore.

E con me che piango anche Lui imparerà a
piangere, e se tu devi morire anche Lui conoscerà la morte.

Ed
ecco: Colui che ha camminato sui tappeti di galassie si fa piccolo e ricomincia
da Betlemme, da una mangiatoia.

Colui
che ha separato luce e tenebra, firmamento e terra, si fa inchiodare su una
Croce. Deve esserci o follia o verità, entrambe totali, in questo troppo
disarmato amore.

Dio
è là dove la ragione si scandalizza,

dove
la logica si arresta

comincia
l’impensabile di Dio.

E se
della storia di Gesù i due vertici sono la mangiatoia e la Croce, questa nostra
fede non può essere che da Dio. Non è un’invenzione di uomini assetati, a
Betlemme non c’è nessun inganno, nessun raggiro, nessuna menzogna. Lo
garantiscono la mangiatoia e la Croce. Che inganno ci può essere in un bambino
che si mette nelle tue mani, che inganno in uno che muore d’amore per te?

L’ho
capito leggendo la lettera di un carcerato che diceva nel linguaggio non delle
scuole teologiche ma della strada: in prigione ho incontrato Dio e ho capito
che è l’unico che non ti frega.

Non è facile credere. Tutto sembra contraddire
la profezia degli angeli: “Pace agli uomini!”. E se fosse tutta una
illusione generata dal bambino che vive in noi?

Se
fossimo rimandati a Dio, rimbalzati fino a Lui soltanto dalla paura e dai
disastri della storia? Dal fatto che da soli non ce la facciamo? Ma a Betlemme
è accaduto l’opposto. Non siamo noi rimbalzati verso Dio. E’ Dio che è venuto,
attratto nel gorgo degli uomini da una forza di gravità potente che ha nome
amore.

Io
non ho nessuna prova che dimostri che il Natale è vero, ma c’è un bambino in me
che a Natale sa ascoltare ancora voci di angeli, c’è un bambino in me che tu
gli parli di Dio e lui lo sente respirare, gli dici che è Natale e lui vede un
volo d’angeli che aprono il cielo.

C’è
in me però anche un uomo disincantato e deluso che ritiene il Natale una festa
ormai pagana, che ha visto il cielo svuotarsi di stelle. Gli dici: è accaduto,
è stato a Betlemme e lui contesta che dopo duemila anni Betlemme è sempre più
casa di violenza e di sopraffazione.

Ma
in me c’è anche un uomo che crede e prega così:

Mio
Dio, mio Dio bambino, povero come l’amore, piccolo come un piccolo d’uomo,
umile come la paglia dove sei nato, mio piccolo D
io che impari a vivere questa nostra stessa vita,
che domandi attenzione e protezione.

Mio
Dio incapace di aggredire e di fare del male, che vivi soltanto se sei amato,
insegnami che non c’è altro senso per noi, non c’è altro destino che diventare
come Te. Amen

 

 

Preghiera
alla Comunione

 

Abita
in mezzo a noi, Signore, con la tua presenza leggera.

Facci
tremare davanti al tuo sguardo chiaro.

 Tu hai portato poesia nel cuore
dell’universo,

hai
riaperto le porte, risvegliato la primavera.

Tu
il presente e l’avvenire, Tu la forza e l’amore,

il
Tuo tocco amoroso benedice ogni povertà.

Nato
come ogni uomo fremente di luce, ruvido di terra,

 mormorante d’acqua e di vento,

 nato per ricordarci che ci vuole vita
per amare la vita,

 nato in una notte di respiro su respiro,

 notte che si fece intima con il dono
della tua carne,

in
questo giorno aiuta il nostro sguardo a non allontanarsi da Te

 e un’ansia di luce morda gli uomini che
non sognano più.

 (Gigi Verdi)


p.Ermes Ronchi