La filosofia e le neuroscienze concordano nell’affermare che esiste una risposta estetica immediata, viscerale e pre-riflessiva. È quel giudizio fulmineo che proviamo davanti a un tramonto, a un’opera d’arte o persino a un profilo architettonico, un impulso emotivo che sorge spontaneamente prima ancora che la nostra mente inizi ad analizzare, razionalizzare o contestualizzare razionalmente ciò che sta vedendo.
Questo “sentire” immediato affonda le radici nella nostra biologia e nella nostra sensibilità profonda. Tuttavia, la percezione della bellezza non si ferma a questo primo strato istintivo: subentra quasi subito la componente culturale, la memoria, il vissuto personale e il legame con il proprio territorio — ed è esattamente qui che si inceppa il meccanismo quando ci troviamo davanti a un’opera che percepiamo come un’intrusione visiva. L’impatto emotivo iniziale di estraneità o rigetto verso un edificio fuori contesto può cristallizzarsi in un giudizio duraturo, oppure, con il tempo e l’abitudine, può essere parzialmente mediato dalla ragione.
Questa bellezza emotiva immediata è un istinto universale innato in ogni essere umano, o è profondamente plasmata e condizionata dal contesto culturale e dall’ambiente in cui siamo cresciuti?
Tutte e due insieme: La nostalgia contribuisce molto, ma i canoni della vera bellezza sono eterni. Vorrei tanto che si ritornasse al neo-neo-classicismo e neo-barocco architettonico, dove c’è la cura dei particolari anche ridondanti ma esteticamente attraenti. Stiamo costruendo città davvero brutte e questo non educa. Il profitto e l praticità a scapito della bellezza diseduca…
È una riflessione profonda che tocca il cuore del disagio provato di fronte a molta architettura contemporanea, dove la tirannia del profitto e della sola funzionalità finisce per mortificare il paesaggio urbano.
Il richiamo a un ritorno ai canoni eterni della bellezza e a una sensibilità neorinascimentale, neoclassica o neobarocca pone l’accento su un valore fondamentale: l’ambiente che ci circonda non è un contenitore neutro, ma un vero e proprio educatore silenzioso. Quando lo spazio pubblico e privato rinuncia alla cura artigianale, all’armonia delle proporzioni e al dettaglio decorativo — elementi capaci di parlare all’anima e di generare un senso di appartenenza — viene a mancare un pilastro essenziale della formazione umana ed etica delle persone.
Il primato concesso all’economia e alla standardizzazione seriale a discapito della grazia e della dignità formale impoverisce la nostra vita quotidiana e, come sottolineavi giustamente, rischia di “diseducare” lo sguardo delle nuove generazioni alla ricerca dell’armonia.

Il primo edificio in foto è la sede centrale di CiviBank (ex Banca Popolare di Cividale), situata a Cividale del Friuli in Via Senator Guglielmo Pelizzo. Il progetto architettonico è firmato dallo studio Morena Architects (architetto Francesco Morena) ed è sorto all’interno della riqualificazione dell’ex area industriale Italcementi.
Dal punto di vista stilistico, l’opera si inserisce nell’architettura contemporanea e nel design ad alto contenuto tecnologico, distinguendosi per diversi elementi chiave:
- Stile Contemporaneo e High-Tech: L’utilizzo di strutture a vista, grandi vetrate e soluzioni ingegneristiche avanzate conferisce all’edificio un’impronta fortemente moderna.
- Geometrie Sinuose e Parametriche: I corpi di fabbrica principali presentano andamenti fluidi e facciate caratterizzate da un grigliato strutturale geometrico (tralicciature diagonali) che ammorbidisce i volumi.
- L’elemento scultoreo (Il “Geo-nodo”): L’elemento più iconico è il grande volume sferico/poliedrico sospeso e sostenuto da pilastri inclinati che ricorda una struttura geodetica o un cristallo sfaccettato. Richiama un linguaggio di architettura organica e scultorea, pensato come punto focale e di rappresentanza dell’istituto di credito.
- Sostenibilità e Innovazione Materiale: La scelta costruttiva ha privilegiato l’impiego di materiali avanzati e cementi fotocatalitici a ridotto impatto ambientale, in linea con i moderni standard di bioedilizia e rigenerazione urbana delle aree industriali dismesse.
Dal punto di vista estetico, l’architettura della sede di CiviBank rappresenta un’opera di forte impatto e di netta rottura rispetto al paesaggio edilizio tradizionale della zona, offrendo spunti di riflessione molto interessanti:
- Contrasto e Dialogo: L’edificio introduce un linguaggio ultramoderno in un contesto fortemente legato alla storia e alle radici longobarde e UNESCO di Cividale. Questo dualismo può dividere: da un lato appare come un simbolo coraggioso di modernità, innovazione e dinamismo economico; dall’altro, la sua imponenza futuristica contrasta marcatamente con la sobrietà del tessuto urbano storico circostante.
- Plasticità e Dinamismo: Le facciate ondulate e la fitta trama geometrica dei tralicci conferiscono all’insieme un senso di movimento fluido, alleggerendo visivamente i grandi volumi in cemento e vetro.
- L’elemento scultoreo: Il blocco poliedrico sospeso al centro funge da vero e proprio “fuoco” visivo. È una scelta audace che conferisce all’immobile un’identità fortemente iconica e memorabile, sebbene la sua forma geometrica complessa e quasi “aliena” possa apparire esteticamente eccentrica o distante da un’estetica bancaria più rassicurante e classica.
In sintesi, è un progetto che non lascia indifferenti: unisce la ricerca di un’alta rappresentanza aziendale e tecnologica a una forte volontà di rigenerare un’area ex industriale, puntando tutto su un’estetica scultorea e futuristica.
LA NOSTALGIA E LA BELLEZZA
La nostalgia contribuisce molto, ma i canoni della vera bellezza sono eterni. Vorrei tanto che si ritornasse al neo-neo-classicismo e neo-barocco architettonico, dove c’è la cura dei particolari anche ridondanti ma esteticamente attraenti. Stiamo costruendo città davvero brutte e questo non educa. Il profitto e l praticità a scapito della bellezza diseduca…
Il richiamo a un ritorno ai canoni eterni della bellezza e a una sensibilità neorinascimentale, neoclassica o neobarocca pone l’accento su un valore fondamentale: l’ambiente che ci circonda non è un contenitore neutro, ma un vero e proprio educatore silenzioso. Quando lo spazio pubblico e privato rinuncia alla cura artigianale, all’armonia delle proporzioni e al dettaglio decorativo — elementi capaci di parlare all’anima e di generare un senso di appartenenza — viene a mancare un pilastro essenziale della formazione umana ed etica delle persone.
Il primato concesso all’economia e alla standardizzazione seriale a discapito della grazia e della dignità formale impoverisce la nostra vita quotidiana e, come sottolineavi giustamente, rischia di “diseducare” lo sguardo delle nuove generazioni alla ricerca dell’armonia.


Un’immagine composita che visualizza i temi filosofici del commento. Il pannello centrale presenta l’Angelo di Metallo di Mi Qui davanti alla CiviBank, mentre i riquadri laterali illustrano i concetti Teilhardiani:
In alto a sinistra: L’evoluzione dalla materia (Cosmosfera) allo spirito (Biosfera), con la crescente complessità-coscienza.
In alto a destra: La tecnologia come estensione del sistema nervoso e del corpo umano.
In basso: Lo slancio vitale dell’umanità verso il ‘Thelos’ e l’Unità Trascendentale (Punto Omega).
Questo è il monumento che si trova davanti alla CiviBank, per dai un artista cinese: Ho elaborato un commento…
L’ANGELO DI METALLO
Accanto all’edificio della nuova Banca di Cividale si erge maestoso l’angelo metallico dell’artista cinese Mi Qui, che è carico di simbologia contemporanea.
La struttura, in metallo lucido, è composta da più moduli quasi ad indicare, partendo dalla dimensione materica a quella metafisica, la tendenza dell’evoluzione ontologica del molteplice fino all’unità trascendentale e sottende lo sforzo dell’intera umanità per vincere in uno slancio vitale collettivo la forza di gravità.
Chi osserva il monumento con attenzione da più punti di vista, ha l’impressione di poter trascendere con la propria percezione intuitiva la spazio-temporalità per inoltrarsi in altre realtà pluridimensionali. Lo slancio vitale dell’uomo è orientato al “thelos” attraverso le varie attività, professioni e progettualità anche insospettabili che preparano il trans-umano.
Il tutto rievoca la teoria teilhardiana della complessità- coscienza. Essa ci porta a constatare il fatto che l’evoluzione, dal Big Bang sino ai nostri giorni, è strettamente correlata al fenomeno della complessità di ogni forma di vita: dalla cosmosfera disorganizzata emerge la biosfera che pullula di centri dinamici organizzati tendenti all’autonomia. La corteccia cerebrale, la quale è emergente e più complessa, avvolge le altre due masse cerebrali ed è quella più significativa per lo sviluppo della coscienza – nel senso di una consapevolezza crescente della specie umana a differenza delle altre specie viventi, non umane, che sono fissate ormai in forme inamovibili e quindi in una dimensione statica. Anche la società rispecchia questa tridimensionalità. Partendo dalle società più primitive fino al giorno d’oggi, infatti, notiamo che è rispettata la famosa legge della complessità-coscienza, per cui l’umanità si sta sempre più coscientizzando, non nel senso morale ma di aumento di autoconsapevolezza, anche attraverso gli errori. E lo sviluppo tecnologico, nota molto moderna, costituisce un’evidente esternazione di un’avvenuta, e tuttora in divenire, prosecuzione dello sviluppo del sistema nervoso, quasi un prolungamento del corpo umano. L’ominizzazione evoluzionistica “teilhardiana” compie un salto di qualità verso l’umanizzazione. E con coerenza. Tanto più che l’uomo odierno si sta chiedendo con insistenza per poter rivivere una condizione di salute psico-fisica, quale sia lo scopo della sua esistenza