
Il fuoco che brucia nei cuori
«Il fuoco dell’odio e delle guerre si diffonde nei cuori umani che non vogliono la pace ma i propri poveri interessi.»
Con queste parole la Regina della Pace non descrive soltanto ciò che avviene fuori di noi, sui fronti di guerra o nelle polemiche del mondo. Parla di un incendio più intimo e più pericoloso: quello che si accende dentro il cuore dell’uomo.
Non è un fuoco che viene da fuori. È un fuoco che nasce quando l’uomo smette di desiderare la pace vera e comincia a desiderare solo «i propri poveri interessi». La Madonna usa un aggettivo prezioso: poveri. Non dice «i propri interessi» in modo generico. Li chiama poveri, perché ogni interesse chiuso in se stesso, ogni ricerca del proprio vantaggio a scapito dell’altro, ogni pretesa di avere ragione a ogni costo, è in realtà una povertà. È un cuore che si impoverisce mentre crede di arricchirsi.
L’odio non è solo un sentimento violento. È anche la freddezza calcolata, la gelosia mascherata da giustizia, la rabbia silenziosa che serpeggia nelle famiglie, nelle comunità, nelle Nazioni. È il rifiuto di perdonare, il bisogno di avere l’ultima parola, la paura di perdere qualcosa. E da questo fuoco interiore nascono poi le guerre esteriori.
Di fronte a questo quadro, la Madre non si limita a denunciare. Indica la via:
«Perciò voi, figlioli, siate preghiera e le mie mani tese d’amore e di pace per tutti coloro che sono lontani dal mio cuore materno.»
Non dice: «pregate». Dice: «siate preghiera». C’è una differenza grande. La preghiera non è soltanto un’azione che facciamo. Deve diventare ciò che siamo. Un cuore che prega continuamente, anche nel silenzio, anche nel lavoro, anche nel dolore, diventa esso stesso un luogo dove l’odio non può più attecchire.
E di più: dobbiamo essere le sue «mani tese». La Madonna vuole allungarsi attraverso di noi verso coloro che sono lontani dal suo Cuore. Non ci chiede di giudicare chi è lontano, ma di tenderci verso di loro con amore e con pace. Le nostre mani, le nostre parole, i nostri gesti devono diventare prolungamento della sua tenerezza materna.
Poi arriva la parte forse più dolorosa e più vera del messaggio:
«Pregate più intensamente e di più per la pace che Dio desidera darvi e che voi non volete.»
Dio desidera darci la pace. Ma noi, spesso, non la vogliamo. Preferiamo i nostri «poveri interessi». Preferiamo avere ragione piuttosto che riconciliarci. Preferiamo conservare il rancore piuttosto che perdonare. Preferiamo difendere il nostro orgoglio piuttosto che umiliarci. E così la pace di Dio resta sospesa, offerta ma non accolta.
La Madonna non ci lascia però nella disperazione. Conclude con una certezza materna:
«Sono con voi e prego affinché la pace prevalga e regni in ogni cuore.»
Lei è con noi. Prega. Non si stanca. Non si arrende. Continua a intercedere perché il fuoco dell’odio venga spento dal fuoco più grande del suo amore e dell’amore di Cristo.
In questo tempo, mentre le notizie del mondo sembrano confermare ogni giorno le sue parole, la Regina della Pace ci richiama a una responsabilità precisa: non lasciamo che il fuoco dell’odio trovi spazio nel nostro cuore. Diventiamo preghiera. Diventiamo mani tese. Accogliamo finalmente la pace che Dio vuole darci.
Solo così potremo rispondere davvero alla sua chiamata.
Però obiettivamente ci sono anche organizzazioni criminali internazionali che prosperano sulle guerre che essi stessi causano. E sono molto potenti ed agguerrite
Non è un’osservazione ingenua o “spirituale” in senso astratto: esistono organizzazioni criminali internazionali, reti di potere opaco, traffici di armi, di droga, di esseri umani, di risorse naturali, che traggono profitto diretto dalle guerre e spesso le alimentano o le prolungano deliberatamente. Sono strutture potenti, organizzate, agguerrite, e operano su scala globale. Negarlo sarebbe chiudere gli occhi sulla realtà.
Il messaggio della Madonna, però, non nega questa realtà. La colloca a un livello più profondo.
Quando dice che «il fuoco dell’odio e delle guerre si diffonde nei cuori umani che non vogliono la pace ma i propri poveri interessi», non sta parlando solo del rancore del vicino di casa o della lite in famiglia. Sta descrivendo la radice interiore di ogni conflitto, anche di quelli più strutturati e criminali. Le organizzazioni di cui parli non sono entità astratte: sono composte da persone. Uomini e donne che, a vari livelli, hanno scelto (o sono stati trascinati in) un sistema in cui il proprio interesse — potere, denaro, controllo, sopravvivenza del clan — vale più della vita altrui e più della pace.
Il “povero interesse” di cui parla la Madonna può essere piccolo e banale, oppure enorme e sistemico. Ma la logica è la stessa: quando il cuore non vuole più la pace, ma solo il proprio vantaggio, diventa disponibile a tutto. E quando molti cuori così orientati si organizzano, nascono strutture criminali capaci di scatenare e mantenere guerre.
Questo non significa ridurre tutto a “problema interiore” e dimenticare la dimensione storica, politica ed economica. Significa riconoscere che nessuna struttura malvagia regge senza cuori che la alimentano. E che nessuna struttura, per quanto potente, è impermeabile alla preghiera, alla conversione e alla testimonianza di chi sceglie di essere “mani tese d’amore e di pace”.
La Madonna non invita a una spiritualità ingenua che ignora il male organizzato. Invita a non lasciarsi paralizzare da esso. Perché il rischio, di fronte a poteri così agguerriti, è quello di pensare: “Tanto non cambia nulla, sono troppo forti”. E allora anche i cuori buoni si chiudono, si induriscono, smettono di pregare e di tendere la mano.
Lei invece insiste: siate preghiera. Siate le mie mani. Pregate di più e più intensamente per la pace che Dio vuole dare e che molti non vogliono. Anche per quelli che oggi sembrano irraggiungibili.
La potenza di quelle organizzazioni è reale. Ma non è l’ultima parola. La Madonna continua a dire che lei è con noi e prega affinché la pace prevalga e regni in ogni cuore. Anche in quelli che oggi sembrano i più lontani e i più induriti.
Il messaggio non è una consolazione facile. È una chiamata a non arrendersi né all’odio interiore né alle strutture di potere che sull’odio prosperano.