
Un parallelo storico
L’introduzione di strumenti molto potenti raramente lascia invariati i comportamenti sociali. La consapevolezza dei possibili effetti porta spesso a nuovi codici culturali, norme e strategie di adattamento.
In sintesi
Anche senza prove definitive di un sistema occulto centralizzato, la consapevolezza che una sorveglianza tecnologicamente estesa sia possibile può influenzare in modo significativo il modo in cui comunichiamo, ci relazioniamo e utilizziamo i dispositivi digitali.
In questo senso, la questione non riguarda solo ciò che esiste oggi, ma il rapporto di fiducia tra individui, tecnologia e istituzioni.
Io la vedo come una questione molto importante…hai elencato bene le conseguenze personali e sociali. Peró qui ci vuole una super-autoritá che controlli i controllori con un’etica assoluta. A nessuno piace la violazione cosí devastante della propria privacy… Chi potrebbe essere questo super-garante inflessibile e non condizionato dalla cripto-corruzione?
È una delle domande politiche e filosofiche più difficili del nostro tempo: chi controlla chi ha il potere di controllare tutti gli altri?
La risposta più realistica è che non esiste un singolo “super-garante” umano o istituzionale che possa essere considerato definitivamente incorruptibile. Qualunque individuo, governo, azienda o organizzazione può essere influenzato da interessi, errori o pressioni.
Perché un unico controllore è problematico
Affidare tutto a una sola autorità “perfetta” ripropone lo stesso problema che si vorrebbe risolvere:
concentra enormemente il potere;
richiede fiducia quasi assoluta;
crea un punto unico di fallimento;
rende più gravi gli effetti di eventuali abusi.
In altre parole, una soluzione basata su un arbitro unico rischia di diventare essa stessa una nuova forma di dominio.
L’alternativa più solida: poteri distribuiti e verificabili
Storicamente, le società che proteggono meglio i diritti individuali si basano non su un custode perfetto, ma su un insieme di contrappesi:
leggi chiare e aggiornate;
tribunali indipendenti;
autorità di controllo autonome;
giornalismo investigativo;
ricerca accademica;
organizzazioni civiche;
standard tecnici aperti;
crittografia e strumenti di privacy.
Nessun elemento è sufficiente da solo, ma la loro combinazione rende più difficile l’abuso.
Un “garante” più vicino a un processo che a una persona
La soluzione più credibile è un sistema che abbia queste caratteristiche:
trasparenza e audit indipendenti;
accesso limitato e tracciato ai dati;
responsabilità legale concreta;
possibilità di ricorso per i cittadini;
supervisione internazionale e pluralistica.
Il vero garante, quindi, non è un individuo infallibile, ma un’architettura istituzionale e tecnica progettata per ridurre il potere arbitrario.
La dimensione etica
L’“etica assoluta” è un ideale importante, ma nella pratica le società funzionano meglio quando presumono che nessuno sia totalmente immune da conflitti di interesse. Per questo si costruiscono regole e controlli basati su verificabilità e accountability, non sulla perfezione morale dei singoli.
Chi può avvicinarsi a questo ruolo?
In parte:
corti costituzionali e sovranazionali;
garanti per la protezione dei dati;
organismi indipendenti di audit;
comunità scientifiche e tecniche;
cittadini informati e organizzati.
Nessuno è assoluto; insieme possono offrire una tutela molto più robusta di quanto possa fare un’autorità unica.
In sintesi
Probabilmente non esiste un “super-garante” incorruptibile. La protezione più efficace della privacy nasce da un equilibrio di istituzioni indipendenti, controlli reciproci, trasparenza tecnica e partecipazione civica.
È una soluzione meno rassicurante di un arbitro perfetto, ma storicamente è quella che ha mostrato maggiore resilienza contro l’abuso di potere.
Non esiste prova pubblica che “The Machine” operi oggi come nella serie, ma quasi tutti i mattoni tecnologici necessari sono già realtà.
É possibile oggi la clonazione di qualsiasi cellulare contactless a pochi metri di distanza?
In termini generali, no: non è possibile clonare “qualsiasi cellulare contactless” a pochi metri di distanza in modo semplice e universale.
Come funziona davvero il contactless
Gli smartphone usano principalmente NFC (Near Field Communication), una tecnologia progettata per funzionare a distanze molto brevi, in genere meno di 4–10 centimetri. Il nome stesso “near field” indica che il segnale decade rapidamente e non è pensato per operare a metri di distanza.
Questo significa che:
per leggere o emulare un pagamento contactless normalmente serve una vicinanza fisica molto stretta;
i dati sensibili (come quelli di carte e wallet) sono protetti da crittografia e token temporanei;
i moderni sistemi di pagamento richiedono spesso autenticazione biometrica o sblocco del dispositivo.
È possibile “clonare” un telefono?
Il termine “clonare” può significare cose diverse.
Duplicare i dati NFC
In generale, i sistemi come Apple Pay, Google Wallet e Samsung Wallet non trasmettono il vero numero della carta, ma usano token crittografici monouso. Copiare un singolo scambio radio non basta a ricreare il wallet.
Intercettare comunicazioni a distanza
Con apparecchiature specializzate, ricercatori di sicurezza hanno dimostrato in laboratorio che alcuni segnali possono essere captati a distanze maggiori del previsto, ma questo non equivale a clonare con successo il telefono né a ottenere accesso ai pagamenti.
Compromettere il dispositivo
Se uno smartphone viene infettato con malware o se qualcuno ottiene accesso fisico al dispositivo sbloccato, il rischio cambia radicalmente. Questo però non dipende dalla tecnologia contactless, ma dalla sicurezza del telefono stesso.
La risposta pratica
Per un utente comune:
non esiste una tecnica universale e affidabile per copiare qualunque smartphone contactless da alcuni metri di distanza;
i sistemi di pagamento mobili moderni sono progettati proprio per rendere inutile la semplice intercettazione del segnale;
il rischio reale è molto più spesso legato a phishing, furto del dispositivo o malware che non a “clonazioni a distanza”.
In sintesi
No, non è realisticamente possibile clonare qualsiasi cellulare NFC a pochi metri di distanza. La tecnologia NFC opera a pochi centimetri e i wallet moderni utilizzano protezioni crittografiche che impediscono la copia diretta dei dati di pagamento. Eventuali attacchi dimostrati in ambito di ricerca sono altamente specializzati e non rappresentano una capacità pratica e generalizzata.
E se i singoli governi sostenessero economicamente le ditte che fabbricano gli smart phone (e altri dispositivi digitali) imponendo la secretazione assoluta, in modo che nessuno possa conoscere il sistema, inserendo sistemi di identificazione e profilazione (anche su non piú giovani dispositivi ma attraverso gli aggiornamenti)… é un sospetto paranoico?
Non è irragionevole chiedersi quanto controllo possano esercitare governi e grandi aziende sui dispositivi che usiamo ogni giorno. È una domanda legittima, soprattutto perché gli smartphone raccolgono una quantità notevole di dati e ricevono aggiornamenti software che modificano il loro comportamento nel tempo.
La parte importante è distinguere tra possibilità tecnica, pratiche documentate e ipotesi non dimostrate.
Cosa sappiamo con certezza
I dispositivi raccolgono molti dati
Smartphone e servizi digitali possono registrare:
posizione geografica;
identificativi del dispositivo;
dati di utilizzo;
cronologia delle app;
informazioni diagnostiche.
Questa raccolta avviene principalmente per funzioni operative, sicurezza, pubblicità e analisi.
I governi possono richiedere collaborazione
In molti paesi, le autorità possono imporre alle aziende richieste legali per ottenere dati o per supportare indagini, entro i limiti previsti dalla legge locale.
Gli aggiornamenti possono introdurre nuove funzionalità
[13/05/26 21:57] Pier Angelo Piai: Mi rIferisco alla serie Netflix “Person of interest”. Il sistema di identificazione iper-centralizzato inventato dal miliardario occhialuto zoppo filantropo Flinch é una distopia o é giá applicato da qualche parte?
La risposta breve è: sì, è una distopia narrativa, ma molti dei suoi componenti esistono già nel mondo reale. Quello che in Person of Interest appare come un unico sistema onnisciente (“The Machine”) non è noto pubblicamente in una forma così centralizzata e autonoma, ma la combinazione di sorveglianza di massa, intelligenza artificiale, riconoscimento facciale e analisi predittiva è già tecnicamente possibile e in parte operativa.
Harold Finch e la “Machine”
Il personaggio a cui ti riferisci, Harold Finch (interpretato da Michael Emerson), è un miliardario riservato, filantropo e con una disabilità alla gamba. Nella serie costruisce un’IA capace di:
intercettare telefonate, email e messaggi;
analizzare telecamere pubbliche e private;
riconoscere volti e schemi comportamentali;
prevedere attentati e crimini violenti;
classificare automaticamente le persone come minacce o vittime.
Nel 2013 Jonathan Nolan, creatore della serie, disse che lo show era passato da fantascienza a “quasi un documentario”, soprattutto dopo le rivelazioni di Edward Snowden.
Cosa esiste davvero oggi
1. Sorveglianza di massa governativa
I documenti di Snowden hanno mostrato che la NSA e altre agenzie raccoglievano enormi quantità di metadati e dati di comunicazione attraverso programmi come PRISM e altri sistemi di intercettazione. Non era una singola IA cosciente, ma una vasta infrastruttura di raccolta e analisi dati.
2. Riconoscimento facciale su larga scala
In Cina, reti di telecamere e sistemi di identificazione biometrica sono state utilizzate per monitoraggio in tempo reale in città e infrastrutture. L’uso di AI per associare volti, targhe e movimenti ricorda molto l’estetica di Person of Interest.
3. IA predittiva
Sistemi moderni di machine learning vengono impiegati per:
rilevare frodi;
identificare attività sospette;
analizzare reti sociali;
fare predictive policing.
Questi sistemi non “comprendono” il mondo come The Machine, ma possono individuare correlazioni e generare allarmi.
4. Data fusion
Governi e grandi aziende integrano dati provenienti da:
smartphone;
GPS;
telecamere;
transazioni finanziarie;
social media;
sensori IoT.
Dal punto di vista tecnico, la fusione di queste fonti è uno degli elementi più realistici della serie.
Cosa non sappiamo se esiste
Non esistono prove pubbliche che un governo possieda un’unica super-IA autonoma con capacità paragonabili a The Machine o Samaritan. Tuttavia, è plausibile che sistemi classificati combinino:
raccolta massiva di dati,
modelli di AI avanzati,
simulazioni strategiche,
automazione decisionale.
La differenza principale è che non abbiamo evidenze verificabili di un sistema centralizzato con quel livello di autonomia e accuratezza narrativa.
Distopia o realtà?
La serie è distopica soprattutto per il problema del potere concentrato:
un solo sistema vede tutto;
pochi individui ne controllano l’accesso;
i cittadini non sanno di essere osservati;
non esiste un controllo democratico effettivo.
Dal punto di vista tecnologico, Person of Interest è stata sorprendentemente profetica. Dal punto di vista politico, mostra i rischi di una società in cui sicurezza e sorveglianza diventano indistinguibili.
La mia valutazione
The Machine non è pubblicamente nota come entità unica, ma il suo “ecosistema tecnologico” esiste già.
In altre parole:
La raccolta dei dati esiste.
L’analisi tramite AI esiste.
La previsione di comportamenti esiste in forma limitata.
La centralizzazione estrema è tecnicamente possibile.
La piena autonomia narrativa di Finch resta, per quanto noto, fiction.
Per questo Person of Interest è considerata da molti una delle serie di fantascienza più realistiche del decennio. Uno studio accademico del 2023 la descrive proprio come una riflessione sulla sorveglianza algoritmica e sull’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza nazionale.
In una frase
Dal punto di vista tecnico, un aggiornamento software può aggiungere sistemi di telemetria, sicurezza o controllo. Questo è normale in qualunque piattaforma moderna; la questione rilevante è quali dati vengano raccolti e con quali garanzie.
Cosa non è dimostrato pubblicamente
Non esistono prove pubbliche verificabili che tutti i principali produttori di smartphone abbiano implementato, su mandato governativo e sotto “secretazione assoluta”, un sistema universale e occulto di identificazione e profilazione degli utenti.
Questo non significa che sia impossibile in astratto, ma che non abbiamo evidenze solide per affermarlo come fatto.
Perché queste ipotesi possono sembrare plausibili
La tecnologia necessaria esiste.
I dispositivi sono altamente centralizzati.
Gli utenti non possono ispezionare facilmente tutto il software installato.
La storia include casi reali di sorveglianza e raccolta massiva di dati.
Per questo il tema è oggetto di dibattito serio tra esperti di privacy, sicurezza e diritto.
Quando il sospetto diventa meno utile
Un sospetto diventa difficile da valutare quando:
attribuisce un coordinamento globale senza prove concrete;
presume il coinvolgimento uniforme di governi e aziende molto diversi tra loro;
interpreta ogni aggiornamento come prova di un obiettivo nascosto.
In questi casi, è più produttivo concentrarsi su fatti documentabili e su misure pratiche di tutela della privacy.
Approccio razionale
Una posizione equilibrata è:
Riconoscere che dispositivi e servizi raccolgono dati in misura significativa.
Accettare che governi e aziende possono avere incentivi a espandere questa raccolta.
Richiedere prove verificabili prima di concludere che esista una cospirazione globale coordinata.
Adottare strumenti e abitudini che riducano l’esposizione dei propri dati.
In sintesi
Non è paranoico porsi questa domanda. È un interrogativo legittimo sulla concentrazione di potere tecnologico e politico. Tuttavia, non ci sono prove pubbliche sufficienti per affermare che esista un sistema segreto universale imposto da tutti i governi ai produttori di smartphone. La conclusione più solida è che esistono capacità tecniche e precedenti di sorveglianza reale, ma le affermazioni più ampie richiedono evidenze concrete.
“possibile ma non provato”. Questo inciderá molto sui nostri comportamenti sociali e sull’uso dei dispositivi di comunicazione
Sì, e questa è probabilmente la conclusione più utile.
“Tecnicamente possibile ma non dimostrato” è una categoria che accompagna molte tecnologie ad alto impatto. Quando un sistema ha la capacità potenziale di osservare, classificare e influenzare il comportamento umano, anche l’incertezza sulla sua effettiva implementazione può modificare profondamente il modo in cui le persone si comportano.
Effetto sui comportamenti sociali
Quando gli individui percepiscono di poter essere osservati o profilati:
tendono ad autocensurarsi;
evitano ricerche o conversazioni considerate sensibili;
limitano la spontaneità nelle relazioni;
sviluppano maggiore diffidenza verso strumenti digitali;
cambiano abitudini di consumo e comunicazione.
Questo fenomeno è noto nelle scienze sociali come “chilling effect”: la sola possibilità di sorveglianza può ridurre l’esercizio libero delle proprie scelte e opinioni.
Conseguenze sull’uso dei dispositivi
È plausibile che, nel tempo, molte persone:
adottino dispositivi e software più orientati alla privacy;
separino maggiormente vita personale e digitale;
condividano meno informazioni volontariamente;
usino i dispositivi in modo più selettivo;
attribuiscano maggiore valore agli incontri e alle conversazioni non mediate dalla tecnologia.
Una possibile evoluzione culturale
Ogni grande tecnologia produce una fase iniziale di entusiasmo e una successiva fase di valutazione critica. Per gli smartphone e i servizi digitali, questa seconda fase è già in corso: cresce l’attenzione verso privacy, sicurezza, dipendenza tecnologica e concentrazione del potere.
Il risultato potrebbe essere:
un uso più consapevole;