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(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio interiore n.92)

“I miei nemici sono: la menzogna, specialmente quella mancanza di sincerità che paralizza tante anime perché non vogliono confessare a se stesa le loro intenzioni più recondite;
l’incuria e l’ignoranza per pigrizia;
l’agitazione, il disordine:
il chiasso che gli uomini inventano per distrarsi e dimenticarmi.
Amici miei sono:
La verità;
La sincerità;
il silenzio;
l’ordine, e quel rispetto che mi scopre in tutte le creature.”

(Gesù a suor Maria della Trinità, Colloquio interiore n.92)

 

 

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Tutti dovremmo essere sinceri, ma anche prudenti. Dipende dalle circostanze o dal contesto in cui operiamo.

Ci sono certe circostanze che richiedono un saggio silenzio per non ferire l’interlocutore.

Alle volte c’è anche una sincerità violenta, la quale non tiene conto della persona a cui ci si rivolge. Sentiamo di dire cose vere, ma con l’intenzione di ferire, per questo ho tirato in ballo la prudenza.

Ecco perché è necessario essere innanzitutto sinceri con se stessi. Chiediamoci spesso chi siamo realmente noi, prima di emettere sentenze.

La persona equilibrata è sincera in modo naturale perché non ha bisogno di fingere. Se in lei c’è davvero Amore, sa parlare al momento opportuno e sa tacere per rispetto verso l’evoluzione degli altri. Non si erge come giudice perché è consapevole delle sue luci ma anche delle sue ombre.

La sincerità più genuina ed equilibrata potrebbe anche urtare i nemici “ipocriti”, ma avvicina anche le persone semplici e sincere.

Non è la causa diretta della solitudine perché è “amorevole”…

 

 

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Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Gesù apprezza la fatica, ma rimprovera l’ipocrisia

XXXI Dom. T. O. – Anno A

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. (…) Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato».

 

Il Vangelo di questa domenica brucia le labbra di tutti coloro “che dicono e non fanno”, magari credenti, ma non credibili. Esame duro quello della Parola di Dio, e che coinvolge tutti: infatti nessuno può dirsi esente dall’incoerenza tra il dire e il fare.
Che il Vangelo sia un progetto troppo esigente, perfino inarrivabile? Che si tratti di un’utopia, di inviti “impossibil”, come ad esempio: «Siate perfetti come il Padre» (Mt 5,48)?

 

Ma Gesù conosce bene quanto sono radicalmente deboli i suoi fratelli, sa la nostra fatica. E nel Vangelo vediamo che si è sempre mostrato premuroso verso la debolezza, come fa il vasaio che, se il vaso non è riuscito bene, non butta via l’argilla, ma la rimette sul tornio e la riplasma e la lavora di nuovo. Sempre premuroso come il pastore che si carica sulle spalle la pecora che si era perduta, per alleggerire la sua fatica e il ritorno sia facile. Sempre attento alle fragilità, come al pozzo di Sicar quando offre acqua viva alla samaritana dai molti amori e dalla grande sete.

 

Gesù non si scaglia mai contro la debolezza dei piccoli, ma contro l’ipocrisia dei pii e dei potenti, quelli che redigono leggi sempre più severe per gli altri, mentre loro non le toccano neppure con un dito. Anzi, più sono inflessibili e rigidi con gli altri, più si sentono fedeli e giusti: «Diffida dell’uomo rigido, è un traditore» (W. Shakespeare).

 

Gesù non rimprovera la fatica di chi non riesce a vivere in pienezza il sogno evangelico, ma l’ipocrisia di chi neppure si avvia verso l’ideale, di chi neppure comincia un cammino, e tuttavia vuole apparire giusto. Non siamo al mondo per essere immacolati, ma per essere incamminati; non per essere perfetti ma per iniziare percorsi.

 

Se l’ipocrisia è il primo peccato, il secondo è la vanità: «tutto fanno per essere ammirati dalla gente», vivono per l’immagine, recitano.

E il terzo errore è l’amore del potere. A questo oppone la sua rivoluzione: «non chiamate nessuno “maestro” o “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre, quello del cielo, e voi siete tutti fratelli».

Ed è già un primo scossone inferto alle nostre relazioni asimmetriche. Ma la rivoluzione di Gesù non si ferma qui, a un modello di uguaglianza sociale, prosegue con un secondo capovolgimento: il più grande tra voi sia vostro servo.

Servo è la più sorprendente definizione che Gesù ha dato di se stesso: Io sono in mezzo a voi come colui che serve. Servire vuol dire vivere «a partire da me, ma non per me», secondo la bella espressione di Martin Buber.

Ci sono nella vita tre verbi mortiferi, maledetti: avere, salire, comandare. Ad essi Gesù oppone tre verbi benedetti: dare, scendere, servire. Se fai così sei felice.

(Letture: Malachia 1,14b-2,2b.8-10; Salmo 130; 1 Tessalonicési 7b-9.13; Matteo 23,1-12)

Matteo 23,1-12

Gesù non rimprovera la fatica
di chi non riesce a vivere in pienezza
il sogno evangelico,
ma l’ipocrisia di chi neppure si avvia verso l’ideale,
di chi neppure comincia un cammino,
e tuttavia vuole apparire giusto.

Se l’ipocrisia è il primo peccato,
il secondo è la vanità:
«tutto fanno per essere ammirati dalla gente»,
vivono per l’immagine, recitano.

E il terzo errore è l’amore del potere.
A questo oppone la sua rivoluzione:
«non chiamate nessuno “maestro” o “padre” sulla terra,
perché uno solo è il Padre, quello del cielo,
e voi siete tutti fratelli».

Ma la rivoluzione di Gesù non si ferma qui, a un modello di uguaglianza sociale,
prosegue con un secondo capovolgimento: il più grande tra voi sia vostro servo.
Servo è la più sorprendente definizione che Gesù ha dato di se stesso

Ermes Ronchi

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/gesu-apprezza-la-fatica-ma-rimprovera-l-ipocrisia

 

 

 

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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segretimedjugorje.MP3

VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron