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(dall’Imitazione di Cristo)

Quando è presente Gesù, tutto è per il bene, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non è presente, tutto è difficile.

Quando Gesù non parla nell’intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece, se Gesù dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse: “C’è qui il maestro, ti chiama?” (Gv 11,28).

Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d’altro, che non sia Gesù. Non è, questo, per te, un danno più grande che perdere il mondo intero? Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno; essere con Gesù è un dolce paradiso.

Non ci sarà nemico che possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il mondo.

Colui che vive senza Gesù è privo di tutto; colui che vive saldamente con lui è ricco di tutto.

 

“Vorrei che ciascun’anima comprendesse che l’aspetto. Che un amore immenso la aspetta al di là di questa vita, e che deve affrettarsi… purificarsi per andare incontro all’Amore e portare tutto a questo..”

(Gesù a suor Maria della Trinità – Colloquio interiore n.270 p.174)

 

 

 

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Dice il salmo che Dio fa piovere sui giusti e gli ingiusti. Dio ama tutti e va sempre alla ricerca della pecorella smarrita. Egli attende pazientemente la loro conversione perché il suo sguardo va “oltre”: nelle sue creature vede anche quello che possono diventare nella bontà che riescono ad acquisire. “Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt.9,9-12)”

Gesù Cristo, poi, ci ha esortato ad amare anche il nemico (e noi possiamo cominciare a farlo anche pregando). Sulla croce Gesù disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

E per noi cristiani perdonare il nemico è una delle cose più dure da attuare, ma è quello che ci rende più simili a Dio.

 

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Il Vangelo a cura di Padre Ermes Ronchi

VII Domenica Tempo ordinario – Anno C – 2019

Il Signore elimina il concetto di nemico

Vangelo – Luca 6, 27-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli «A voi che ascoltate, io dico amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro (…).

Gesù ha appena proiettato nel cielo della pianura umana il sogno e la rivolta del Vangelo. Ora pronuncia il primo dei suoi “amate”. Amate i vostri nemici . Lo farai subito, senza aspettare; non per rispondere ma per anticipare; non perché così vanno le cose, ma per cambiarle.

La sapienza umana però contesta Gesù: amare i nemici è impossibile.

E Gesù contesta la sapienza umana: amatevi altrimenti vi distruggerete. Perché la notte non si sconfigge con altra tenebra; l’odio non si batte con altro odio sulle bilance della storia. Gesù vuole eliminare il concetto stesso di nemico. Tutti attorno a noi, tutto dentro di noi dice: fuggi da Caino, allontanalo, rendilo innocuo. Poi viene Gesù e ci sorprende: avvicinatevi ai vostri nemici, e capovolge la paura in custodia amorosa, perché la paura non libera dal male.

E indica otto gradini dell’amore, attraverso l’incalzare di verbi concreti: quattro rivolti a tutti: amate, fate, benedite, pregate; e quattro indirizzati al singolo, a me: offri, non rifiutare, da’, non chiedere indietro.

Amore fattivo quello di Gesù, amore di mani, di tuniche, di prestiti, di verbi concreti, perché amore vero non c’è senza un fare.

Offri l’altra guancia, abbassa le difese, sii disarmato, non incutere paura, mostra che non hai nulla da difendere, neppure te stesso, e l’altro capirà l’assurdo di esserti nemico. Offri l’altra guancia altrimenti a vincere sarà sempre il più forte, il più armato, e violento, e crudele. Fallo, non per passività morbosa, ma prendendo tu l’iniziativa, riallacciando la relazione, facendo tu il primo passo, perdonando, ricominciando, creando fiducia.

«A chi ti strappa la veste non rifiutare neanche la tunica», incalza il maestro, rivolgendosi a chi, magari, non possiede altro che quello. Come a dire: da’ tutto quello che hai. La salvezza viene dal basso! Chi si fa povero salverà il mondo con Gesù (R. Virgili). Via altissima. Il maestro non convoca eroi nel suo Regno, né atleti chiamati a imprese impossibili. E infatti ecco il regalo di questo Vangelo: come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Ciò che desiderate per voi fatelo voi agli altri: prodigiosa contrazione della legge, ultima istanza del comandamento è il tuo desiderio. Il mondo che desideri, costruiscilo. «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» (Gandhi).

Ciò che desideri per te, ciò che ti tiene in vita e ti fa felice, questo tu darai al tuo compagno di strada, oltre l’eterna illusione del pareggio del dare e dell’avere. È il cammino buono della umana perfezione. Legge che allarga il cuore, misura pigiata, colma e traboccante, che versa gioia nel grembo della vita.

(Letture 1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23; Salmo 102; 1 Corinzi 15, 45-49; Luca 6, 27-38).

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-signoreeliminail-concettodi-nemico

Commento al vangelo domenica 24 febbraio – p.Ermes – Il Signore elimina il concetto di nemico

 

Noi non lo vogliamo ammettere, ma spesso non ci vogliamo bene, anzi siamo addirittura nemici di noi stessi. Difficilmente accettiamo quello che realmente siamo, sia fisicamente che mentalmente. Molti non vorrebbero essere così come sono fatti fisicamente, ed ecco perché fanno di tutto per apparire in modo diverso.

Moltissimi, quando prendono consapevolezza delle proprie paure e delle proprie fragilità, provano un senso di rifiuto e diventano acerrimi nemici di se stessi.

Questo fatto potrebbe avere delle conseguenze devastanti nel rapporto con gli altri, per cui intravedono in loro ciò che detestano in se stessi e per questo spesso li criticano aspramente.

È importante allora riconciliarsi, non solo con gli altri, ma anche con se stessi per accettarsi in profondità.

Non possiamo nasconderci agli occhi del Creatore, ma sappiamo che Egli ci ama perché ci ha voluti esistenti dall’eternità!

 

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DIARIO DI UN PELLEGRINO CARNICO https://www.edizionisegno.it/libro.as

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XVI DOMENICA

La zizzania  (Matteo 13,24-30)

 

di p. Ermes Ronchi

 

Questa per me è una parabola speciale, perché mi ha cambiato la vita e il volto di Dio. Era il 1965, a un corso di esercizi, guidato da p. Giovanni Vannucci.

Non avevo mai sentito parlare di Dio così. E da allora ho cercato di vedere tutte le cose come con gli occhi di Dio.

Vannucci diceva che la parabola, portata sul piano della persona, racconta che il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce. Che nella nostra zolla di terra crescono insieme grano e zizzania, ombre e luci, virtù e difetti e le loro radici sono spesso intrecciate.

Vuoi che andiamo a togliere la zizzania?” domandano i servi.

La risposta è perentoria: “No, perché rischiate di strappare il buon grano!”

Noi tutti abbiamo regolarmente una fretta violenta di fare giustizia, di mettere a posto le cose. In noi, ma soprattutto negli altri. Dio no! Attende il frutto buono.

La morale del Vangelo è quella delle mani piene di vita, la morale del frutto, della fecondità, di granai pieni, di spighe gonfie di vita.

L’uomo violento che è in me dice: strappa subito tutto ciò che è immaturo, sbagliato, cattivo, puerile. Il Signore dice: ‘Abbi pazienza, non agire con violenza, perché il tuo spirito è capace di grandi cose solo se ha grandi motivazioni positive, non se ha reazioni violente.

Non siamo sulla terra per essere perfetti, ma per essere incamminati! E non so di quanta esposizione al sole di Dio avrò bisogno per maturare

Come dobbiamo agire, allora, per adottare verso noi stessi lo stile di Dio? Mettiamoci sulla strada dove Dio agisce:

per vincere la notte, accende il suo mattino,

per far fiorire la steppa sterile, getta infiniti granelli di senape,

per far lievitare la massa immobile, mette un pizzico di lievito.

Questa è la attività solare, positiva, vitale che dobbiamo avere verso noi stessi.

Dobbiamo liberarci dai falsi esami di coscienza negativi, centrati sul male, a sfogliare la margherita: questo è peccato, questo è veniale, questo è più grave. La nostra coscienza chiara, illuminata e sincera deve scoprire prima di tutto ciò che di vitale, bello, buono, promettente, Dio ha seminato in noi. E farne memoria gioiosa e ringraziare e far sì che porti frutto.

La parabola racconta due modi di guardare.

I servi vedono soprattutto le erbacce; Il Padrone fissa il suo sguardo innanzitutto sul buon grano. Dobbiamo conquistare lo sguardo di Dio, verso noi stessi e verso gli altri.

Io guardo e cerco. Cerco, come fa Dio, spighe di buon grano. Le cerco in me e in ogni creatura. E nessuno ne è privo. Io non sono le mie debolezze ma le mie maturazioni.

Non sono creato a immagine del Nemico e della sua notte, ma a immagine del Creatore e del suo giorno. Nessuna persona coincide con la sua zizzania.

Allora il nostro lavoro religioso è portare a maturazione il buon seme, che Dio immette in noi con l’ostinazione fiduciosa del buon seminatore; il nostro lavoro religioso è aiutare gli altri a maturare spighe.

Portiamo avanti le forze positive e tutto il nostro essere maturerà nel sole, la zizzania scomparirà da sé, soffocata perché non troverà terreno.

Chi è il santo secondo il Vangelo? Il santo non è colui che non ha zizzania nel cuore, che non ha difetti, il perfetto, ma è colui che ricopre il male di bene, colui che mette in minoranza il male nel suo cuore. E’ colui che pecca sette volte al giorno, ma fa il bene settanta volte sette. E il male, che pure morde sulla carne viva di ciascuno, noi tutti possiamo ricoprirlo di bene, soffocarlo di bontà, di generosità, di coraggio, di canto, di luce.

Allora non preoccupiamoci prima di tutto delle erbacce, cioè delle fragilità, delle debolezze; ma preoccupiamoci delle erbe buone, dei talenti, di avere una venerazione profonda per le forze di bontà, di bellezza, di accoglienza, di tenerezza che Dio ci consegna.

Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro bellezza, in tutta la loro potenza, e vedremo le tenebre scomparire.

Dobbiamo amare il positivo che c’è nel mondo e in noi, amarlo con libero e forte cuore, e allora fiorirà la vita in tutte le sue forme.

E fare così perché così fa Dio.

Il centro delle nostre preoccupazioni spirituali e umane, perché reale e spirituale coincidono, sia allora non la mancanza, l’oscuro, l’erbaccia – di cui nessuno è completamente libero – ma sia il positivo, il luminoso, il buon grano.

Quando apri il vangelo che sapore senti? Un sapore di peccati, un’atmosfera di colpe, o non piuttosto di granai ricolmi e di pane che sazia?

Il Signore sogna in me una stagione di maturazioni; ha fiducia, perfino, nella canna incrinata, nello stoppino fumigante, nel campo del mio cuore dove attorcigliano le loro radici il bene e il male, qualche virtù e molti vizi. Dio avvia la primavera del cosmo, a noi spetta diventare l’estate profumata di messi.

E anche l’ultimo giudizio – perché la parabola non è una favola dove alla fine tutti vissero insieme felici e contenti per sempre, ma c’è una separazione, un giudizio – ebbene anche l’ultimo giudizio non sarà l’indagine sul male ma proprio sul bene compiuto,

sul buon grano giunto a maturazione dentro di te e attorno a te: “Avevo fame, freddo, sete, ero l’ultimo e tu mi hai consolato, hai asciugato una lacrima, mi hai dato un sorso di vita”.

Lo sguardo di Dio cercherà, anche nell’ultimo giorno, non il nostro punto debole ma i nostri punti forti. Il male non revoca il bene che tu fai, anzi, è il bene che revoca il male compiuto.

E questa deve essere anche la nostra gioiosa, positiva, solare attenzione quotidiana.

Davanti a Dio una spiga di buon grano conta più di tutta la zizzania del campo, il bene è più importante del male, la luce conta più del buio.

Conquistiamo lo sguardo di Dio, mettiamoci dalla sua parte: non ci è chiesto di giudicare la notte ma di accendere il mattino, o almeno, di essere testimoni della luce, testimoni che la luce sta sorgendo.

Questo è il messaggio: venera la vita che Dio ha posto in te, proteggila, e la zizzania avrà sempre meno terreno. Preoccupati del buon seme, ama i tuoi germi di vita, custodisci ogni germoglio, sii indulgente con tutte le creature. E sii indulgente anche con te stesso. Abbi fiducia nel bene e tutto il tuo essere fiorirà nella luce.

 

 

 

Preghiera

 

Ogni uomo è una zolla di terra

Capace di dare la vita ai tuoi germi divini, o Signore.

Ogni uomo è anche un pugno di terra

Pronto a ricevere il seme del Nemico e della notte.

E siamo così: campo dove crescono insieme buon grano e zizzania,

stesso spazio di bene e di male.

Non sono un santo, Signore,

ma tu vegli con infinita pazienza sui miei germogli

Tu indovini nei miei giorni sterili

un domani di bontà; tu vedi me oltre me ;

tu hai avviato la primavera e ora attendi la mia estate.

Tu sai che io non sono il mio peccato,

io non sono i miei giorni vuoti e sterili.

Io non sono le mie paure, ma le mie maturazioni.

Tu vedi, nel mio desiderio di vivere il Vangelo,

un seme incamminato, un albero nascente.

Dio della dolce speranza che il bene è più forte,

che il buon grano conta di più,

che l’uomo è più grande del suo peccato,

che la terra fiorirà di compiuta bellezza.

Dio della grande fiducia, Dio dell’infinita pazienza,

Mio Dio, impaziente solo di abbracciare questo pugno di terra

che io sono, perché possa dare vita ai tuoi germi divini!

Amen.

 

p. Ermes Ronchi

1 Giugno 2016

Messaggio della Madonna di Medjugorje

 

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I 10 SEGRETI DI MEDJUGORJE (di Padre Livio Fanzaga):

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VIDEO RELATIVI AI MESSAGGI DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

PLAYLIST RELATIVA A MEDJUGORJE (MESSAGGI E COMMENTI IN VIDEO)
https://www.youtube.com/playlist?list=PL_I8V9Z5YmOY_O1E9krjhlTo3O_k-L-6y

LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A PORZUS – Nuova versione

6 luglio 2005

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO

5 Gennaio 2010

REPORT SUL 21° SECOLO

Attraverso un
fantascientifico viaggio nel tempo, l’autore del libro, Pier Angelo
Piai, desidera sensibilizzare il lettore a prendere coscienza del
nostro comune modo di pensare ed agire, noi del 21° secolo che ci
vantiamo di essere progrediti. In che cosa consiste, allora, la vera
evoluzione della specie umana?
Quando l’uomo potrà diventare davvero integrale?
Report
cerca di dare alcune risposte ai moltissimi interrogativi che emergono
in queste pagine scritte attraverso riflessioni e  considerazioni
sociologiche, antropologiche e filosofiche.

6 Luglio 2005

6 luglio 2005 Il Catechismo della Chiesa Cattolica in mp3

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA IN AUDIO
Catechesi e omelie di padre Lino Pedron