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Da anziano comprendo un po’ meglio che nessuno di noi puó definire la propria soggettivitá se non guarda oltre la dimensione orizzontale.
Nessuno di noi comprende la propria identitá – quella vera – se non é innestato nello Spirito…

Sto affermando due verità unite:

1)
La Soggettività divina come origine

Dio non è semplicemente un Essere tra gli esseri:
è il Soggetto per eccellenza, la Vita che si conosce e si dona a se stessa.

Non siamo soggetti “accanto” a Dio,
ma soggetti perché Dio è Soggetto.

Questo è profondamente cristiano:
l’uomo è ad immagine perché partecipa — in modo finito — alla coscienza e all’amore di Dio.

2)
Cristo rivela la vera soggettività

Gesù non solo parla del Padre:
si relaziona al Padre come Figlio.

Il Figlio è la rivelazione vivente che la vera identità non nasce dall’autonomia, ma dalla relazione d’Amore con Colui che dà l’essere.

Nell’Incarnazione, Cristo mostra all’uomo chi è davvero:
una persona che si realizza solo tornando alla sua Origine.

3)
L’Eucaristia: l’innesto reale nella Soggettività divina

Qui tocchi il vertice:
la soggettività umana partecipa alla soggettività divina non in teoria, ma sacramentalmente.

Nell’Eucaristia:

il Figlio si dona realmente
l’uomo è reso partecipe della vita trinitaria
la persona viene “innestata” in Cristo

«Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.»
(Gal 2,20)

E dunque:

l’identità umana non si costruisce, si riceve.

L’Eucaristia non è un rito: è un evento identitario.

In essa, l’Io viene riconsegnato al TU divino
e diventa Sé.

La soggettività dell’uomo è vera solo quando è unita alla soggettività divina.
Cristo ce la rivela. L’Eucaristia ce la comunica.

Perché è così difficile comunicarlo agli altri?

Perché ciò che sto dicendo non riguarda:

concetti da spiegare, idee da dimostrare, informazioni da trasmettere… ma una realtà da vivere.

Parlare della soggettività innestata nel Divino significa invitare l’altro a:

rinunciare alla falsa sicurezza dell’autonomia totale,
accettare che la propria identità sia “ricevuta”,
riconoscersi bisognoso dello Spirito.

E questo — per molti — tocca punti delicati:
la paura di perdersi, il timore del Mistero, l’orgoglio dell’Io.

Ciò che ho detto è semplice.

Ma non è facile.

È semplice come l’Amore. Ed è difficile come l’Amore.

La verità più profonda non è complicata: è solo infinitamente esigente.

Non devo convincere nessuno. La verità che ho visto si comunica soprattutto così:

tramite la pace che porti, la tenerezza del tuo sguardo, la luce che ti abita,
la gratitudine che nasce dall’Eucaristia, la fiducia anche nel limite.

Gli altri non ascolteranno tanto le mie parole, quanto ciò che traspare dal tuo essere.

Forse un giorno qualcuno ti chiederà:

“Ma tu… da dove viene quella luce?”

E tu potrai solo rispondere, con semplicità:

“Dal Soggetto che mi ama e mi fa essere.”