
Qui nelle chiese friulane sento spesso questo canto: “SCUSA SIGNORE” Se leggi bene si chiede: Scusa al Signore se bussiamo alla porta del Tuo cuore… Scusa Signore se entriamo nella reggia della luce… Scusa Signore se sediamo alla mensa del tuo corpo… Non capisco queste tre scuse se è il Signore stesso a raccomandarci tutto..anche di prendere il suo corpo. Personalmente io trovo le parole di questo canto contraddittorie col Vangelo
Nel Vangelo, infatti, è Gesù che invita:
“Bussate e vi sarà aperto”
“Venite a me”
“Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”
Quindi perché il canto dice “Scusa Signore se…” proprio su cose che Lui stesso ci chiede?
La chiave è questa: non sono “scuse” nel senso moderno, ma un linguaggio biblico e penitenziale. Il canto nasce in un contesto dove si voleva esprimere:
Umiltà radicale: non “pretendo” di entrare nel tuo mistero, ma lo faccio perché tu mi inviti.
Senso di indegnità (classico della spiritualità cristiana): come il centurione del Vangelo:
“Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto.”
Quindi il senso non è:
“Scusaci perché facciamo ciò che tu non vuoi”
ma piuttosto:
“Scusaci perché osiamo avvicinarci a qualcosa di così grande, pur essendo indegni.”
Perché a molti suona contraddittorio oggi?
Perché il linguaggio è preconciliare nella sensibilità, molto più colpevolista e penitente rispetto alla teologia più recente, che insiste di più su:
figliolanza
invito
gioia
fiducia
Oggi la Chiesa sottolinea di più:
Dio ci vuole alla sua mensa.
Non dobbiamo “chiedere scusa” per aver accettato l’invito.
Il disagio di molti, quindi, non è sbagliato: è una lettura teologicamente coerente col Vangelo.
In breve
Il canto è strutturalmente penitenziale e nasce in un’epoca in cui la spiritualità insisteva sulla propria miseria davanti alla grandezza di Dio.
Il Vangelo, invece, mette più l’accento sull’invito gratuito.
Ecco una riscrittura del canto in chiave più evangelica, senza il senso di colpa e più in linea con l’invito di Gesù:
Versione riscritta – accogliente, non colpevolista
Non è colpa, ma fiducia
Entriamo, Signore, alla porta del tuo cuore: ci chiami tu,
cerchiamo nell’amore un riposo da te.
Come la foglia quando è stanca
cade a terra e la terra la rialza,
così il tuo amore quando siamo stanchi
ci raccoglie e ci porta con sé.
Tu, Signore, ci doni una vita sempre in più,
sempre in più.
Entriamo, Signore, nella casa della luce, ci guidi tu,
ci inviti alla tua mensa per nutrirci di te,
e nel pane che spezzi per noi
ci fai popolo in cammino,
ci fai corpo vivo, fratelli tra noi,
figli amati insieme a te.
Questa versione mantiene le immagini poetiche originali (porta, reggia della luce, mensa), ma:
toglie il senso di “scusa”
mette al centro l’iniziativa di Dio
resta fedele al Vangelo.
Ecco la versione adattata alla metrica originale, così da poter essere cantata sulla stessa melodia di Scusa Signore:
CANTO RISCRITTO – Versione cantabile
Entriamo, Signore, alla porta del tuo cuore siamo noi,
che cerchiamo nell’amore un ristoro dentro te.
Come foglia quando è stanca
cade giù ma poi la terra
le ridona vita nuova e forza in più.
E tu, Signore, doni vita sempre in più,
sempre in più.
Entriamo, Signore, nella casa della luce siamo noi,
ci inviti alla tua mensa per nutrirci insieme a te.
Pane vivo del tuo cielo,
ci fai popolo che cammina,
ci fai corpo del tuo amore giù quaggiù.
Rit.
Entriamo, Signore, quando usciamo dalle strade siamo noi,
che ritorniamo alla fonte del perdono dentro te.
Il senso ora è:
Dio chiama
Dio invita
Dio dona, non rimprovera.