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METAFISICA E FISICA

La domanda “Tutto ciò che è metafisico non esiste?” contiene già in sé una tensione logica.
Chi la pone, forse, non distingue bene i diversi piani dell’essere.

La metafisica non è un oggetto che si possa “trovare” nel mondo fisico, ma un’attività della mente umana che — attraverso l’astrazione — tenta di comprendere l’essenza e il senso ultimo degli enti, andando oltre la loro semplice apparenza.
È, per così dire, l’occhio rivolto alla Trascendenza, ciò che cerca di unificare e di spiegare la realtà visibile alla luce di ciò che la fonda.

Un paragone utile può essere quello con la matematica: anch’essa non “esiste” nel mondo materiale, ma ordina e interpreta i fenomeni attraverso un linguaggio logico universale.
Allo stesso modo, la metafisica è la grammatica del pensiero che tenta di comprendere l’essere nella sua totalità.

Comunque trovo strana questa avversione alla metafisica, se oggi la scienza si sta coniugando gradualmente con la metafisica. E questo grazie anche alle scoperte dell’universo quantico, completamente diverso da quello fisico tradizionale perché segue leggi proprie in fase di continua ricerca.
Secondo me gli scienziati seri fanno molto bene a considerare anche l’approccio metafisico per esplorare quel microcosmo…

Per secoli, si è creduto che la scienza e la metafisica fossero nemiche, come se una si basasse solo sui dati e l’altra solo su idee. Ma in realtà, ogni scienza nasce da una visione metafisica del reale: prima ancora di misurare, bisogna credere che ci sia qualcosa di coerente e conoscibile da misurare.

Oggi la fisica quantistica ha riaperto porte che il positivismo ottocentesco aveva chiuso.
Le sue scoperte — l’indeterminazione, l’interconnessione tra osservatore e fenomeno, la non-località — hanno mostrato che la realtà non è solo materia misurabile, ma qualcosa di più profondo, in cui la coscienza stessa sembra avere un ruolo.

E allora la metafisica torna non come “mito superato”, ma come orizzonte interpretativo necessario.
Anche grandi fisici come Heisenberg, Schrödinger, Pauli o più recentemente Penrose e Bohm hanno riconosciuto che per comprendere l’universo serve una visione unitaria dell’essere, non solo formule.
Come diceva Einstein:

“La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca.”