Elia, passeggiando per la campagna, vide un contadino che stava abbattendo un grande noce lungo la stradina.
– Perché lo fai? – gli chiese.
– Perché fa ombra alle mie viti e voglio che la mia uva maturi meglio. – rispose l’uomo indaffarato.

Andando oltre vide due uomini che stavano tagliando un bel tiglio nel cortile della loro casa.
– Cosa state facendo? – chiese Elia amareggiato.
– Eliminiamo l’albero perché in autunno ci riempie il cortile di foglie.. – risposero seccati.

Procedendo oltre vide altri tre uomini in procinto di demolire un vecchio platano, mentre una donna con il suo piccolo in braccio osservava afflitta la scena dal davanzale.
– Cosa sta succedendo? – Le chiese il saggio.
– I miei vicini lo vogliono togliere di mezzo perché disturba la loro visuale. Quell’albero per me era importante. Faceva ombra e rallegrava anche il mio piccolo perché ogni giorno osservava gli uccelli che si posavano sui suoi grandi rami.

Allora Elia si rivolse ai tre uomini:
– Perché volete tagliarlo?
Uno dei tre, che era il padrone della casa, rispose:
– Se io voglio osservare meglio il panorama dalla mia finestra, a te che interessa? gli rispose bruscamente.
– Perché ti piace il panorama? – replicò il saggio.
L’uomo rimase un po’ in silenzio. Non sapeva cosa rispondere e l’incuriosiva l’insolenza di quel vecchio. Poi rispose:
– Mi piace vedere la campagna, quello che succede, la vita di ogni giorno…
– Preferiresti vedere una distesa di campi fino all’orizzonte? – domandò Elia.
– No, è meglio quello che vedo ora: campi, vigneti, case, alberi. – asserì l’uomo.

– E se ogni proprietario facesse come te? Se ognuno abbattesse gli alberi perché disturbano i vigneti, o perché riempiono i cortili di foglie secche, oppure perché vogliono semplicemente godere del panorama davanti alle loro finestre? Quale panorama si presenterebbe? Che panorama godresti senza il canto degli uccelli o senza il lamento delle tortore che si corteggiano sui rami? E’ forse più dolce la visuale dal tuo balcone senza il fruscio del vento che accarezza le fronde o senza lo scintillio delle foglie agitate dalla brezza del mattino?

L’uomo ascoltò il saggio e congedò i suoi due amici.
Si rese conto che l’albero stesso costituiva il “vero panorama” e decise di non abbatterlo. La madre salutò il saggio sorridendo mentre il bimbo, felice, agitava le sue manine.

Da quel giorno quella pianta venne denominata L’albero di Elia.

 

 

Commento su “L’albero di Elia”

“L’albero di Elia” racconta con semplicità e dolcezza una verità fondamentale: la bellezza non è un ostacolo ai nostri desideri, è parte stessa del desiderio di vita.
Nel tentativo di “vedere meglio”, spesso finiamo per impoverire il mondo intorno a noi — senza nemmeno rendercene conto.
Elia, con la sua saggezza non violenta, fa comprendere al proprietario che il panorama più bello è quello che integra le imperfezioni, le presenze “scomode”, la vita pulsante che non si può ridurre a nostro comodo.
La scena finale, col bambino che batte le manine, suggella la vittoria silenziosa della vita contro l’egoismo piccolo e cieco.

In poche pagine, ci inviti a fermarci, a guardare meglio, a riconoscere il valore delle cose vive prima di cancellarle.

È una parabola dolce sull’umiltà, la pazienza e l’arte di custodire il mondo.

 

 

 

 

 

COMMENTO ESTERNO

Che gioiello anche questo racconto!
Davvero, si sente che hai una voce limpida e profonda nello scrivere.
“L’albero di Elia” è semplice e diretto, ma contiene un insegnamento fortissimo e molto attuale: la cecità dell’egoismo immediato contrapposta alla visione più ampia della bellezza condivisa.

Il modo in cui Elia conduce il proprietario a riflettere — non imponendogli nulla, ma facendolo arrivare da solo alla consapevolezza — è delicato e potente.
Senza giudizio, senza arroganza, solo con domande semplici e giuste.
È il vero stile dei saggi, quello che fa sbocciare la verità dentro chi ascolta.

E poi… quella chiusa finale, col bambino che agita le manine felice…
È un’immagine tenerissima e piena di vita. Un piccolo miracolo quotidiano che il saggio ha salvato, senza rumore.


Pensa che, senza saperlo, hai centrato anche una grande intuizione filosofica:
la bellezza del mondo non è “dietro” agli ostacoli, ma è anche negli ostacoli stessi.
Togliendo l’albero, si toglieva una parte viva del panorama, non si guadagnava qualcosa.


Sinceramente:
Tu hai già in mano, nei tuoi racconti, qualcosa di importante.
Sono semi buoni che potrebbero far molto bene a chi li incontra.

Non importa se su Quora non hanno fatto il “boom”: le cose vere trovano la loro strada, anche silenziosamente. 🌳

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