OTTAVA DEL NATALE – CIRCONCISIONE DI GESU’

Giornata mondiale della Pace – Anno 2016

Num 6,22-27; Fil 2,5-11; Lc 2, 18-21

 

Per tutti noi è un dono essere qui, un altro anno qui,
a vivere la nostra vocazione: diventare terra abitata da Dio. Oggi, primo
giorno dell’anno, accogliamo il dono grande del tempo, accogliamo la pace, dono
e conquista. Andando incontro al nuovo anno, senza pretese, ma aperti alle
soprese.

Signore, ogni giorno abbiamo incontrato persone, per ogni amicizia che è
iniziata grazie; per ogni occasione mancata, perdono.

Ogni giorno sono nati pensieri, per quelli luminosi e
affettuosi grazie, per quelli tristi e ostili, perdono

Signore abbiamo detto tante parole, per quelle che hanno fatto
bene a qualcuno, grazie, per quelle che hanno fato soffrire, perdono.

 

Omelia

All’inizio dell’anno, la prima parola che Dio ci
rivolge è un augurio, bello come pochi: Il Signore parlò a Mosè, ad Aronne,
ai suoi figli e disse: Voi benedirete i vostri fratelli.

Voi benedirete… è un ordine, è per tutti: in principio, per prima cosa tu benedirai, che lo meritino o no, buoni
e meno buoni, prima di ogni altra parola ‘tu
benedirai i tuoi fratelli’.

Lo farai subito, da principio, come primo pensiero. Perché
benedire? Non c’è un motivo razionale, c’è solo il sogno di fare ciò che Dio
fa, è la mia risposta commossa alla sua misericordia sorprendente. Che mi
conosce, sa come sono fatto, eppure mi vuole bene e mi benedice.

La risposta commossa è a mia volta benedire, dire-bene
della vita, delle persone, delle cose. Fissando non il buio ma la luce e la
bellezza di ognuno.

Se non impariamo a benedire non saremo mai felici.

Cosa vuol dire benedire? Per capirlo dobbiamo risalire
alla prima, alla madre di tutte le benedizioni: “Dio benedisse l’uomo e la
donna dicendo: crescete e moltiplicatevi!”
La benedizione è una energia che
scende da Dio, una forza che dall’alto entra in me, ed è una crescita
d’umanità, una forza di nascite, che ripete crescete
e moltiplicatevi. E non è questione di numeri, ma di crescita, intensità,
dilatazione di vita. Dio viene e riempie la vita.

E come si fa a benedire? Dio stesso insegna le parole,
e sono quelle e non altre, e sono bellissime. Le seguiamo passo passo dalla
prima lettura:

Ti benedica il Signore

e ti custodisca.

Ti benedica, venga in te portando energia di vita e di nascite.

Ti custodisca, sia con te in ogni passo che farai, in ogni strada
che prenderai: se tu parti con te viene, con te rientra ora e sempre. Il
Dio custode, roccia e nido: ti protegga, ti custodisca, ti liberi dal male.

Faccia risplendere per te
il suo volto

E ti faccia grazia.

Dio ha un volto che risplende, un volto di luce, perché
ha un cuore di luce.

La luce è il primo di tutti i simboli di Dio: godi di
un Dio luminoso, accoglilo, fallo tuo questo Dio solare; non il Dio delle leggi
e del giudizio, ma un Dio dalle grandi braccia e dal cuore di
luce, che gioca e ride con i suoi figli nei caldi giochi del sole e dell’estate
(A. Camus).

Il Signore ti faccia grazia: si rivolgerà verso di me, si chinerà su di me, mi
farà grazia di tutti gli sbagli, di tutti gli abbandoni, mi farà ripartire da
ogni stanchezza. Non pretende che io non cada mai, ma che io mi alzi sempre, facendomi
grazia, sempre.

Al Salmo abbiamo cantato: Il Signore ci benedica
con la luce
, la benedizione di Dio per l’anno che viene non è né salute, né
ricchezza, né fortuna, né lunga vita, ma molto semplicemente è la luce.

Luce interiore per vedere in profondità le cose,

luce per scegliere la via da percorrere,

luce per poter gustare bellezza e incontri.

Dio ci benedice ponendoci accanto persone dal volto e dal cuore luminosi che emanano bontà,
generosità, bellezza, pace.

Che cosa accende luce nel viso di una persona? Cosa ne
illumina il volto? E’ il sorriso. Una persona sorride, e si illumina.

L’augurio della Bibbia all’inizio dell’anno è che tu
possa lasciarti stupire, sorprendere da un Dio che sorride. A te.

E quando accade che la vita si riempie di sorrisi? Quando
nasce amore!
Dio ti sorride perché in Lui è nato amore.

Si illumina per te, perché tu gli illumini il cuore.

Terza piccola strofa della benedizione biblica:

Il Signore rivolga a te il suo volto

E ti conceda pace.

Rivolgere il volto a qualcosa è come dire: tu mi
interessi, mi piaci, e ti vengo più vicino.

Cosa ci riserverà l’anno che viene? Io non lo so, ma
di una cosa sono certo: il Signore si girerà verso di me, sarà ancora più
vicino.

E se cadrò e continuerò a farmi del male, Dio si
piegher&agravagrave; ancora di più su di me.

Lui sarà il mio confine di cielo, curvo su di me come una
madre, perché non gli sfugga un solo sospiro, non vada perduta una sola
lacrima. Qualunque cosa accadrà
quest’anno Dio sarà chino su di me,

non per condannare ma per
custodire e portare luce.

E ti conceda pace: La pace, miracolo fragile che abbiamo
infranto anche quest’anno mille e mille volte, in ogni angolo della terra. La
pace, dono e conquista. Miracolo fragile, sempre infranto, ma di cui non ci è
concesso stancarci.

Le ultime parole:

così porranno il mio Nome sopra sugli israeliti

e io li benedirò

Quando benedici tu poni Dio, tu metti Dio sopra le
persone. Vengono immersi, bagnati, intrisi di un Dio che fa crescere e
moltiplica la vita.

Otto giorni dopo Natale il Vangelo ci riporta a
Betlemme: Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette dai pastori.

Ritorna questa grande parola ‘stupore’. E
vorrei prenderla come l’augurio per me e per voi: riscoprire lo stupore
della fede.

Lasciarsi incantare anche da una sola parola del
vangelo,

stupirsi ancora della mangiatoia e della Croce,

sapersi meravigliare del Logos che è dentro ogni
carne,

dell’Eterno che si insinua nell’istante,

dell’istante che si apre sull’eterno

del Pane che si fa Corpo,

dell’anno che riparte,

di un Dio che sorride,

perché non
manchi mai il vento al mio veliero,

un Dio che è
per me ciò che la primavera è per i fiori
(G. Centore).

Luca presenta la Vergine Maria come Maestra di
stupore, che custodiva e meditava nel
cuore. Custodire è il verbo
che salva il passato e meditare è il verbo che salva il presente. Maria
medita, vuole tenere insieme gli estremi: una stalla e sopra di essa una
moltitudine di angeli, un Bambino che piange e il Verbo che è eterno.

Custodiva nel suo cuore! Perché la storia di un figlio è scritta prima di tutto
nel cuore di sua madre.

Custodiva la Bella Notizia. Che è questa: anche
Dio conosce il desiderio umanissimo di amare e di essere amato, Dio ha un cuore
di carne.

L’augurio è che possiamo tutti restituire tempo e
memoria al cuore per salvare il passato, per custodire il futuro.

Salvare stupori, annunciazione, fecondità inattese,
speranze riconquistate, dire per l’anno passato ‘grazie’; per l’anno che si
apre ‘sì, come tu vorrai’.

E come oggi ricomincia da capo il grande ciclo
dell’anno e il tempo ridiventa nuovo, così anche noi iniziamo da capo la nostra
avventura

verso più luce e più pace, verso meno violenza, meno
fango, meno sangue.

Buon anno, allora, buono
della bontà di Dio.

Lui ti benedica e ti custodisca,

illumini per te il suo volto,

si chini su di te e ti dia tutta la sua pace!

 

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Signore, in quest’anno
che inizia

vesti i nostri occhi
della tua luce,

la nostra carne della
tua vitalità.

Rivesti il passato
della tua misericordia

 e il presente della tua pace.

Signore, insegnaci
sguardi profondi oltre il velo delle sconfitte,

donaci occhi di fiducia
e di scoperta che ci salvino dall’abitudine.

Donaci un cuore chiaro
che veda le cose invisibili agli occhi.

Anche in quelle prove
che ci sembrano senza uscita,

anche in quello che ci
pare un piangere inutile,

anche quando ci sembra
di camminare verso nessun luogo,

senza vedere né la strada
né la meta

Signore, genera ancora
il tuo futuro

come di seme che
attende nel buio il richiamo della primavera.

Fa’ che gustiamo le
nostre piccole e grandi gioie

non come cose da rubare
agli altri, da rapire alla vita

ma come energie donate
per incantare di nuovo l’esistenza,

per ringraziare Te e
nutrirci tra noi.

Per accendere di luce
tutti i nostri orizzonti. Amen

II DOMENICA DOPO IL NATALE DEL SIGNORE

Sir 24, 1-12 ; Rom 8, 3b-9a ; Lc
4,14,22

 

Oggi risuonano, pronunciate nella Sinagoga di Nazaret,
le prime parole ufficiali di Gesù. Sono il suo movente e il suo programma. Ma
in fondo il vero movente di Dio è l’uomo, scopro con gratitudine di essere io.

Alla sua misericordia, al suo cuore ci affidiamo.

Tu che sei venuto a proclamare il lieto annuncio ai
poveri,
per noi che rivolgiamo
loro solo sguardi e parole di disapprovazione, Kyrie eleison

Tu che liberi i prigionieri, per noi che invece rinchiudiamo gli altri dentro
gabbie di giudizi senza appello, Kyrie eleison

Tu che doni luce a chi non vede, per noi che non sappiamo
vedere al di là di noi stessi, del nostro piccolo mondo, Kyrie eleison

 

Omelia

 

Luca ha raccontato la scena delle origini, scena da
stampare nel cuore.

La racconta due volte, come al rallentatore, la fa
rivedere come alla moviola: “Si alzò a leggere, gli fu dato il rotolo, lo
aprì, trovò il passo, lo lesse
”. E poi, “Arrotolò il volume, lo
consegnò, si sedette”.
E, al centro, il silenzio degli occhi di tutti,
puntati su Gesù.

Ed ecco che risuonano le prime parole ufficiali di
Gesù, il senso dell’intera sua vita:
‘oggi la Parola diventa realtà’. Lui è la Parola. La sua vita è la profezia
diventata gesto, la chiave di lettura di tutta la Bibbia.

Gesù conosce bene le Scritture, ci sono mille e mille
passi che parlano di Dio, di Spirito e delle attese dell’uomo, ma Gesù vuole
proprio questo brano per raccontare il volto dell’uomo e il sogno di Dio.

Sceglie un passo dove Dio è definito come ‘grazia’,dove l’umanità è definita come povera,
prigioniera, cieca, oppressa. Questi sono i nomi dell’uomo: Adamo è
diventato povero prigioniero cieco oppresso, per questo Dio diventa Adamo.

Scrive Origene: “Dio prima patì, poi si incarnò”. Prima
patì. L’uomo, creato come principe del mondo, come custode libero e lieto della
vita, è diventato cieco e prigioniero. E un giorno Dio non l’ha più sopportato,
ed è sceso tra i suoi figli, dentro il cuore oscuro e dolente del mondo, per
guarirlo. Gesù è il pianto fatto carne di Dio.

Mentre, dice
Siracide, la Sapienza passeggiava per gli abissi”,
Dio sceglie di
camminarci in cuore.

Nella Sinagoga Gesù elenca i quattro perché
dell’incarnazione, e sono: Gioia, libertà, luce e liberazione, fioritura
della vita.

 E con un
quinto perché spalanca il cielo,
ritrae un volto di Dio tra i più belli, tra i più consolanti: “Sono venuto a
predicare un anno di grazia del Signore”,
a mostrare che in questo mondo di
disgrazie è possibile sempre trovare grazia, che Dio è buono,
incondizionatamente buono, esclusivamente buono.

Di fatti, nel leggere il passo di Isaia, Gesù ha
saltato delle parole, non ha pronunciato un versetto che dice: “Mi ha
mandato a proclamare il giorno della vendetta di D
io”. Un silenzio
clamoroso, Egli annuncia che Dio non sprecherà la sua eternità in vendette.

Ed ecco un giorno, un anno, mille anni, una storia
intera, fatta solo di bontà, di guarigione, di misericordia. Questo è il Dio di
Gesù: volto d’amore e carezza di libertà. La rivoluzione della tenerezza.

Notiamo un particolare. Gesù in questo suo proclama
iniziale non parla mai di peccato e peccatori, parla di dolore, di poveri.

La prima ragione dell’Incarnazione sono i poveri, i
sofferenti.

Così dirà agli inviati del Battista:

Ai poveri è annunciata la Buona Novella”.

Così aprirà sul monte l’elenco delle Beatitudini:

Beati voi poveri”, così per tutto il Vangelo.

Dove ricorre più spesso la parola poveri, che
non la parola peccatori. Noi, invece ci siamo focalizzati sul
peccato, abbiamo moralizzato il Vangelo, ma questo moralismo non fa parte della
intenzione prima di Gesù.

La Lieta notizia non è una nuova morale, un’etica più esigente o più elastica, ma Dio
che si china come madre sul figlio che soffre, come ricchezza per il povero,
come occhi per il cieco, come libertà da tutte le prigioni, come incremento
d’umano.

In questa ottica il peccato che cosa è? E’ l’opposto
di Dio, è il disamore che ruba vitalità, che imprigiona nelle paludi
dell’inerzia. Che ruba umanità a te e agli altri.

E noto ancora un’altra cosa importante: il Regno che
Gesù annuncia non è per Dio, ma per l’uomo.

Non annuncia un Dio che riprende il potere su di un’umanità
ribelle, un Dio che riconduce all’ovile e rende sottomessi i figli prodighi, ma
il Regno è perché la nostra storia non produca più: poveri, prigionieri, ciechi,
oppressi.

Un sublime capovolgimento. Il Regno che Gesù inaugura
non ha come scopo ultimo le cose di Dio. Ma la lieta notizia, la gioiosa
notizia
, è che Dio ha come scopo ultimo non se stesso, ma un uomo gioioso,
liberato, veggente, non oppresso.

Dio ha tanto amato il mondo da dimenticare se stesso, da dimenticare i suoi diritti, Dio non dà per riavere
indietro, sarebbe il grande narcisista, bisognoso come noi di gratificazioni,
Dio ama per primo, ama in perdita, ama senza contraccambio.

Con un paradosso luminoso, si potrebbe dire che non
è l’uomo che esiste per Dio, ma è Dio che esiste per l’uomo!

Non sono venuto per essere servito, ma per servire!

Allora non può che nascere la canzone della
gratitudine, l’inno del Magnificat, il poema degli uomini amanti e liberi,
perché questo è un Dio impensato, prodigioso, e noi orgogliosi di essere questo
nulla da Lui amato.

Tra le quattro caratteristiche del Regno nuovo, una è
ripetuto due volte: libertà, liberazione. Una parola così gradita ai
nostri orecchi, una parola cos&igraigrave; cara a tutta la nostra storia.

La libertà è il senso della creazione. Grande e
drammatica qualità, che è a immagine di Dio. E Dio si ritira, il suo più arduo
ritrarsi, per lasciare spazio all’uomo e alle sue scelte.

Egli non vuole avere davanti a sé solo stelle che
obbediscono a meccaniche celesti, stagioni che rispondono a ritmi fissi,
animali che seguono istinti. Vuole avere un rischioso interlocutore, l’uomo,
pronto a seguirlo nelle sue follie; non a giustificarlo, ma a rialzarlo.

E il primo appello alla libertà Dio lo rivolge
all’uomo già nel primo verbo che impiega nel primo dialogo: tu puoi! Di tutti gli alberi voi potete mangiare… Dopo, solo dopo, viene
il divieto: di uno solo non dovrete
mangiare.

Vivere da uomo, cioè a immagine di Dio, non è eseguire
comandi, è prima di tutto esplorare possibilità, la vita è una esplorazione
sulle frontiere del possibile. Tu puoi! Parola che sa di vento, di futuro di
spazi aperti. E la misericordia di Dio consiste nel ridare libertà, un colpo
d’ala per ripartire verso il domani. Io la vela, Dio il vento.

I quattro perché dell’incarnazione di Gesù sono posti
sotto il grande arcobaleno della misericordia, che vuole rimettere in piedi
l’uomo, guarire i frutti malati della storia.

Finché dura il dolore del mondo il Signore continuerà
a preparare un giorno, un anno, una storia fatta solo di tenerezza e di libertà.

A questa storia siamo tutti convocati.

Ci aiuti il Signore a rispondere come coloro che
accolgono in sé

il seme e il vento di Dio.

 

PREGHIERA ALLA COMUNIONE

 

Ti hi ascoltato,
Signore, e le tue parole sono scese nel cuore.

Il tuo sogno, il tuo
volto sono in me,

 con la luminosità di un mattino
d’inverno,

 con la forza di un vento del Nord.

Parlami sempre,
Signore, come oggi, e concedimi

di sapermi meravigliare
almeno di una tua parola,

quella che scioglie le
mie chiusure,

 apre i chiavistelli delle paure

è luce ai miei passi,
mi libera dalla prigione del passato,

mi accarezza con mano
di amore.

“Mi arrendo a Te, la
mia fede è resa non lotta.

Io non ho la fede di un
crociato nella sua armatura,

ma di un cuore
permeabile,

terra riarsa che si
fende e si apre

come bocca a bere
l’acqua che verrà.

Fede come di ape che
distilla miele da fiori amari.

Palpebra che si apre
anche dentro l’oscurità.

Occhio sedotto dalla
promessa di luce impossibile a noi.

Fede come di donna che
si apre tenera, accoglie, cova un seme

anche nell’imperversare
di tutti gli Erodi interiori

 e della storia” (M. Marcolini).

Questo ti chiedo e così
sia.

 

 

p. Ermes Ronchi