
Da un po’ di tempo uno studioso inglese, Cecil Clough, sta cercando di far luce sulle origini del dramma di Shakespeare “Giulietta e Romeo”. Dopo minuziose ricerche è approdato in Italia sostando a lungo a Vicenza ed a Udine.
La sua tesi è interessante: l’ispiratore del dramma potrebbe essere stato un certo Luigi da Porto che nel 16° secolo aveva scritto una novella autobiografica dal titolo “Giulietta”.
Ormai la vicenda è diventata un fenomeno mediatico che molti conoscono.
Luigi da Porto, cugino di Lucina Savorgnan di Udine, era un capitano di cavalleria al servizio di Venezia e soggiornava a Cividale del Friuli.
Quindi anche Cividale, come Udine, potrebbe in qualche modo centrare come la dimora del “Romeo” ispiratore della tragedia di Shakespeare: basterebbe fare una ricerca sull’abitazione di Luigi da Porto (potrebbe essere stata nei dintorni dell’Arsenale Veneto in Borgo San Pietro).
Una curiosità stimolante: perché il da Porto chiama “Giulietta” la sua innamorata e lui usa Romeo?
Cividale prima della dominazione veneziana si chiamava “Forum Iulii” (la piazza di Giulio) ed è risaputo che il nome Friuli deriva proprio da quello.
Lucina Savorgnan era friulana ed anche la madre di Luigi da Porto lo era.
Che sia stato un riferimento particolare? Giulietta è il diminutivo di Giulia, mentre “Romeo” viene dal tardo latino Romaeus, cioé “originario di Roma” (Giulio Cesare?).
Cividale è stata fondata da Giulio Cesare…
Ecco uno spunto che potrebbe essere preso in considerazione dagli studiosi anche a vantaggio di Cividale del Friuli che in qualche modo ha avuto a che fare con la tragedia shakespeariana.
Possiamo immaginare i benefici che ciò potrebbe arrecare insieme a Udine anche dal punto di vista turistico…
FONTI..
Chiaramente sono solo mie ipotesi deducibili da una serie di circostanze…
Sono pubblicate in internet le “LETTERE STORICHE scritte dall’anno MDIX al MDXII da Luigi da Porto vicentino primo autore della celebre novella Giulietta e Romeo” pubblicate a Venezia nel MDCCCXXXII:
da p.164
Questo è il sito che ho consultato:
“Era Luigi da Porto capitano di cavalleria nell’esercito veneziano…” (introduzione)
“In questo fatto fecero molto onore a’ miei pochi compagni alcuni piccioli schioppi ch’io a Cividale avea fatto fare di tre spanne..
(p.176)
“Essendo espugnato da’ tedeschi questo luogo posero l’artiglieria sotto Cividale alla banda del borgo San Pietro…(p.169)
Le lettere sono state scritte a “Cividal d’Austria” (1510…)
L’Arsenale Veneto si trova in Borgo San Pietro…e siccome Luigi da Porto aveva moltissimi contatti con questo arsenale…presumo che abitasse nei dintorni…
Solo uno uno storico potrebbe svelare il mistero..
Pier Angelo Piai
A PROPOSITO DELLA TEORIA SECONDO CUI SHAKESPEARE È ITALIANO
La cosa è particolarmente interessante perché non sempre dipende da un’influenza diretta tra inglese e italiano. Spesso Shakespeare e gli autori italiani attingono allo stesso patrimonio culturale europeo: Bibbia, latino, tradizione classica greco-romana, proverbi popolari e umanesimo rinascimentale.
Possiamo distinguere almeno tre casi.
1. Modi di dire quasi identici
Alcune espressioni shakespeariane hanno equivalenti italiani sorprendentemente vicini.
“All that glisters is not gold”
(The Merchant of Venice)
Letteralmente:
“Non tutto ciò che luccica è oro.”
In italiano:
“Non è tutto oro quel che luccica.”
È difficile stabilire se Shakespeare riprenda una tradizione proverbiale comune o una fonte precisa, ma il proverbio esisteva già in varie forme europee.
“The better part of valour is discretion”
(Henry IV)
Letteralmente:
“La parte migliore del coraggio è la prudenza.”
Molto vicino al nostro:
“La prudenza non è vigliaccheria.”
“Il vero coraggio sa essere prudente.”
“Love is blind”
Shakespeare utilizza più volte questa idea.
In italiano:
“L’amore è cieco.”
La formula è praticamente identica.
2. Immagini che ritroviamo nella lingua italiana
“A sea of troubles”
(Hamlet)
“Un mare di guai.”
In italiano diciamo:
“Un mare di problemi.”
“Un mare di guai.”
La metafora del mare come massa travolgente è comune.
“Wear my heart upon my sleeve”
(Othello)
Letteralmente:
“Portare il cuore sulla manica.”
Non è un modo di dire italiano tradizionale, ma il significato coincide con:
“Portare il cuore in mano.”
“Mostrare apertamente i propri sentimenti.”
“Green-eyed jealousy”
(Othello)
La gelosia è descritta come una creatura dagli occhi verdi.
In italiano non si usa esattamente la stessa immagine, ma esiste:
“Verde d’invidia.”
Qui il simbolismo cromatico è molto simile.
3. Shakespeare e le fonti italiane
Questo è forse l’aspetto più sorprendente.
Molte opere shakespeariane hanno radici italiane:
- Romeo and Juliet deriva da novelle italiane.
- Othello nasce da una novella di Giraldi Cinthio.
- Much Ado About Nothing ha fonti italiane.
- The Merchant of Venice è ambientato a Venezia.
- The Two Gentlemen of Verona a Verona.
- Measure for Measure trae spunti da fonti italiane.
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Per questo motivo troviamo spesso:
- concezioni dell’onore molto simili a quelle italiane rinascimentali;
- formule di cortesia;
- immagini legate alla famiglia, al matrimonio e alla reputazione sociale che risultano familiari anche a un lettore italiano.
Un caso particolarmente curioso: Romeo e Giulietta
Quando Giulietta dice:
“My bounty is as boundless as the sea,
My love as deep…”
(“La mia generosità è sconfinata come il mare, il mio amore è profondo quanto esso”)
il linguaggio ricorda molto la tradizione lirica italiana, soprattutto Petrarca e i petrarchisti.
Molti studiosi ritengono che Shakespeare conoscesse indirettamente la poesia italiana del Rinascimento e ne abbia assimilato immagini e schemi espressivi.
Un’osservazione ancora più profonda
Se leggiamo Shakespeare in traduzione italiana ben fatta, a volte abbiamo l’impressione che alcuni passaggi “suonino italiani”. Non è solo un effetto della traduzione.
Le tragedie shakespeariane sono nate in un’Europa che condivideva:
- il cristianesimo biblico;
- la cultura latina;
- il patrimonio classico;
- la retorica umanistica.
Per questo troviamo immagini che anche un lettore italiano moderno percepisce come naturali:
- il cuore che parla;
- il destino che perseguita;
- il mondo come teatro;
- la vita come viaggio;
- la tempesta come simbolo della prova;
- la luce e le tenebre come immagini morali.
Sono metafore che appartengono non solo a Shakespeare, ma a una vasta civiltà culturale comune, di cui l’Italia rinascimentale fu uno dei principali centri.
Shakespeare è stato in Italia?
Non abbiamo alcuna prova storica certa che William Shakespeare sia mai stato in Italia.
La maggior parte degli studiosi ritiene che non esistano documenti affidabili che attestino un suo viaggio in Italia. Tuttavia, la questione è dibattuta da secoli perché le sue opere mostrano una conoscenza dell’Italia sorprendentemente ampia.
Perché alcuni pensano che ci sia stato?
Shakespeare ambientò diverse opere in città italiane:
- Verona (Romeo and Juliet, The Two Gentlemen of Verona)
- Venezia (The Merchant of Venice, Othello)
- Padova (The Taming of the Shrew)
- Messina (Much Ado About Nothing)
- Firenze e altre località italiane compaiono indirettamente in varie opere.
In alcuni casi descrive:
- usanze sociali;
- rapporti familiari;
- ambienti urbani;
- aspetti giuridici e commerciali;
con una certa verosimiglianza.
Per questo alcuni hanno ipotizzato che avesse visitato personalmente il nostro Paese.
Perché molti studiosi sono scettici?
Perché nell’Inghilterra elisabettiana circolavano già moltissimi materiali sull’Italia:
- novelle italiane tradotte in inglese;
- cronache di viaggio;
- opere storiche;
- racconti di mercanti e diplomatici;
- libri geografici.
L’Italia era considerata il centro della cultura rinascimentale europea. Un uomo colto poteva conoscerla bene senza averla mai visitata.
Ci sono errori geografici?
Sì.
L’esempio più famoso si trova ne I due gentiluomini di Verona:
Shakespeare fa arrivare un personaggio a Milano passando per il mare.
Milano però non è una città marittima.
Questo errore viene spesso citato come argomento contro un suo viaggio in Italia.
Tuttavia bisogna essere prudenti: il teatro elisabettiano non cercava sempre il realismo geografico che pretendiamo oggi.
Una teoria alternativa
Alcuni ricercatori, soprattutto italiani, hanno avanzato ipotesi secondo cui Shakespeare avrebbe avuto contatti molto più stretti con l’Italia di quanto si pensi.
Una delle teorie più note sostiene addirittura che l’autore fosse di origine italiana o avesse ricevuto informazioni dirette da emigrati italiani.
Queste teorie, però, non sono accettate dalla maggioranza degli studiosi.
Un dettaglio curioso
Anche se probabilmente non visitò mai l’Italia, Shakespeare è uno degli autori inglesi che hanno contribuito maggiormente all’immaginario romantico di città italiane come Verona e Venezia.
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Per milioni di persone nel mondo, Verona è associata prima di tutto a Romeo e Giulietta, nonostante la storia derivi da fonti italiane precedenti a Shakespeare.
In sintesi: non abbiamo prove che Shakespeare sia stato in Italia, e la posizione accademica prevalente è che probabilmente non viaggiò mai nel nostro Paese. Tuttavia la profondità con cui utilizzò ambientazioni, temi e fonti italiane continua a rendere la questione affascinante e aperta a discussioni.
Soffermiamoci su Messina (Much Ado About Nothing). Messina è una città importante, ma non tanto da attirare un poeta famoso. Ti dice nulla questa mia osservazione?
La tua osservazione è interessante, ma va collocata nel contesto del XVI secolo.
Oggi potremmo pensare a Messina come a una città importante ma non tra le più celebri d’Italia sul piano culturale, soprattutto se confrontata con Venezia, Firenze o Roma. Tuttavia, ai tempi di Shakespeare la situazione era diversa.
Perché proprio Messina?
Nel Cinquecento Messina era uno dei principali porti del Mediterraneo. Faceva parte del Regno di Sicilia sotto la Corona spagnola ed era un nodo strategico per:
- commerci;
- traffici navali;
- movimenti militari;
- collegamenti tra Italia, Spagna e Levante.
Per un inglese dell’epoca, Messina era probabilmente molto più nota di quanto immaginiamo oggi.
Shakespeare aveva bisogno di conoscere davvero Messina?
In Much Ado About Nothing l’ambientazione è piuttosto “leggera”. A differenza di The Merchant of Venice, dove Venezia è intrecciata alla trama economica e giuridica, in Much Ado About Nothing Messina funge soprattutto da scenario aristocratico mediterraneo.
La città non è descritta con dettagli topografici precisi. Potremmo quasi dire che è una “Messina teatrale”, più che una Messina documentaria.
La tua intuizione potrebbe andare in un’altra direzione
Forse stai pensando questo: se Shakespeare sceglie una città meno ovvia rispetto a Roma, Venezia o Firenze, potrebbe aver avuto una conoscenza particolare o una fonte specifica legata a quel luogo.
È una domanda legittima. Gli studiosi infatti si sono chiesti da dove provenissero certe sue ambientazioni italiane.
Nel caso di Much Ado About Nothing, però, sappiamo che la trama deriva in gran parte da racconti italiani già circolanti in Europa. Shakespeare era solito prendere una storia e conservarne anche l’ambientazione originaria, senza che ciò implichi necessariamente una visita personale.
Un dettaglio che alimenta il dubbio
Ciò che colpisce non è tanto la presenza di Messina da sola, quanto l’insieme delle città italiane che compaiono nelle sue opere:
- Verona;
- Venezia;
- Padova;
- Messina;
- Mantova;
- Milano.
Questa costellazione di luoghi ha portato alcuni studiosi a sospettare una conoscenza dell’Italia più profonda del semplice “uso di fonti”. Tuttavia, finora non è emersa alcuna prova documentaria di un viaggio.
Da storico sarei prudente
La scelta di Messina, presa isolatamente, non costituisce un indizio forte di una presenza personale di Shakespeare in Sicilia. Diventa più suggestiva se la si considera insieme alla frequenza e alla varietà delle ambientazioni italiane nelle sue opere.
In altre parole, la tua osservazione non dimostra che Shakespeare sia stato a Messina, ma tocca uno dei motivi per cui la questione continua ad affascinare: come riuscì un drammaturgo inglese che probabilmente non lasciò mai l’Inghilterra a rendere l’Italia così centrale nel suo immaginario teatrale? È una domanda ancora aperta sul piano interpretativo, anche se non su quello documentario.
La teoria alternativa sull’identità di William Shakespeare sostiene che il celebre drammaturgo fosse in realtà il nobile messinese Michelangelo Florio. Secondo questa affascinante ricostruzione, il vero autore delle opere sarebbe nato a Messina il 23 aprile 1564 da Giovanni Florio e Guglielmina Crollalanza. [1]
La leggenda e gli studi che legano la famiglia Florio a Shakespeare si basano su diverse coincidenze e indizi:
- La famiglia: Il padre Giovanni era un medico calvinista, costretto a fuggire dall’Inquisizione. [1, 2]
- Lo pseudonimo: Il nome Shakespeare sarebbe un calco linguistico inglese del cognome materno “Crollalanza” (Crolla -> Shake, Lanza -> Spear). [1]
- L’opera prima: Michelangelo Florio avrebbe composto la commedia giovanile in dialetto “Tantu trafficu ppi nenti”, considerata l’ispirazione per “Molto rumore per nulla”, capolavoro proprio [ambientato a Messina]. [1, 2, 3, 4]
- I viaggi in Italia: La profonda e precisa conoscenza della topografia, dei costumi e della cultura italiana presente nelle opere di Shakespeare è considerata da molti sostenitori una prova delle origini italiane dell’autore. [1]
Nonostante il fascino di questa teoria, la maggior parte degli storici e dei critici letterari accademici considera William Shakespeare il drammaturgo nato a Stratford-upon-Avon, relegando le origini siciliane nel campo delle speculazioni letterarie e delle congetture. [1, 2, 3, 4]
Se vuoi approfondire i dettagli di questa teoria, potresti voler scoprire:
- I testi scritti da Michelangelo Florio
- La cronologia esatta del suo presunto esilio
- Gli studi specifici realizzati dal saggista messinese Santi Paladino su questo mistero [1, 2]
https://ilsicilia.it/william-shakespeare-era-in-realta-il-siciliano-michelangelo-florio/
Ho letto l’articolo: si tratta di una tipica ricostruzione della cosiddetta “teoria siciliana di Shakespeare”, che identifica William Shakespeare con Michelangelo Florio (o, in alcune varianti, con suo figlio John Florio o con altri personaggi collegati).
Ti riassumo e poi ti dico cosa vale sul piano storico-critico.
1. Che cosa sostiene l’articolo
L’idea di fondo è questa:
- Shakespeare non sarebbe stato inglese.
- Sarebbe invece identificabile con Michelangelo Florio, intellettuale siciliano del XVI secolo.
- Avrebbe poi “ricostruito la propria identità” in Inghilterra.
- Le opere shakespeariane deriverebbero dalla sua esperienza italiana e siciliana.
- Il nome “Shakespeare” sarebbe una traduzione del cognome “Crollalanza” (ipotesi presente in alcune varianti della teoria).
L’articolo raccoglie anche elementi “indiziari”, tipici di queste ricostruzioni:
- conoscenza dell’Italia nelle opere;
- ambientazioni italiane frequenti;
- somiglianze linguistiche o proverbiali;
- presunti collegamenti con figure storiche italiane.
2. Da dove nasce questa teoria
Questa linea interpretativa non è nuova: nasce soprattutto nel Novecento (anni ’20 in poi) con:
- Santi Paladino (giornalista italiano)
- successive riprese locali e divulgative
- vari autori siciliani o italiani che hanno ampliato il racconto
È una teoria alternativa dell’autorialità shakespeariana, non accettata dalla storiografia accademica.
3. Cosa dice la ricerca storica seria
La posizione della quasi totalità degli studiosi di Shakespeare (anglistica, filologia, storia del teatro) è molto chiara:
✔ Shakespeare di Stratford è documentato
- atti di nascita, matrimonio, proprietà
- attività teatrale a Londra
- partecipazione a compagnie
- pubblicazione delle opere con il suo nome già in vita
✔ Michelangelo Florio non è attestato come autore
- non esistono prove documentarie che colleghino Florio alle opere shakespeariane
- non c’è traccia di un trasferimento o identità alternativa coerente con la biografia inglese
4. I problemi principali della teoria (punti critici forti)
Queste sono le obiezioni standard degli storici:
1. Mancanza totale di prove documentarie
Non esiste alcun documento coevo che identifichi Shakespeare con Florio.
2. Cronologia e continuità biografica
La vita teatrale londinese di Shakespeare è tracciata con una certa continuità dal 1590 in poi.
3. Linguaggio e stile
Le opere shakespeariane sono radicate:
- nell’inglese elisabettiano
- nei giochi linguistici inglesi
- nella cultura teatrale londinese
Una traduzione o “trasposizione” dall’italiano non spiega bene questa complessità.
4. Metodo degli “indizi”
Molti argomenti della teoria sono:
- analogie linguistiche
- somiglianze culturali
- coincidenze interpretate retrospettivamente
Ma non costituiscono prova storica.
5. Però: perché queste teorie nascono?
Qui la tua intuizione iniziale è interessante.
Teorie come questa nascono perché:
- Shakespeare conosce davvero bene l’Italia (direttamente o indirettamente)
- usa luoghi italiani con sorprendente naturalezza
- attinge a fonti narrative italiane
- il suo genio appare sproporzionato rispetto alla biografia “semplice” di Stratford
Questo genera un effetto culturale:
👉 “come può un autore così grande avere una biografia così ordinaria?”
È una domanda antica, ma la risposta storica oggi è:
la grandezza letteraria non richiede necessariamente una biografia aristocratica o accademica.
6. Valutazione finale dell’articolo
L’articolo che hai linkato:
✔ è interessante come esempio di narrazione culturale locale
✔ raccoglie elementi storici reali (Florio esiste, l’Italia è presente in Shakespeare)
❌ ma costruisce un’ipotesi non supportata da evidenze storiche solide
❌ mescola dati, congetture e interpretazioni speculative
In termini accademici è classificato come:
teoria alternativa / ipotesi non verificata (borderline tra divulgazione e speculazione storica)
7. In una frase
L’idea è affascinante e stimolante dal punto di vista culturale, ma allo stato delle prove disponibili non è considerata credibile dalla storiografia su Shakespeare.
Se vuoi, posso farti una cosa ancora più interessante:
possiamo confrontare Florio (storico reale) vs Shakespeare (testo) e vedere quali elementi coincidono davvero e quali invece sono forzature della teoria.