11 Marzo 2023

INFINITA SETE (p.Ermes Ronchi)

Fb 12 marzo – III di Quaresima
Gv 4,5-42
Infinita sete
Gesù e una donna straniera. Occhi negli occhi al muretto del pozzo, con lo sguardo ad altezza del cuore.“Dammi da bere”. Il viandante ha sete, ma non di acqua.
Il dono è il tornante di questa storia, è parola portante della storia sacra: ti darò una sorgente intera in cambio di un sorso d’acqua. Simbolo bellissimo: la fonte è molto più di ciò che serve alla tua sete; è senza misura, senza fine, senza calcolo. Esuberante ed eccessiva. Immagine di Dio che si dona con un desiderio preciso: che lo amiamo non da servi, non più da sottomessi, ma da innamorati.
Anche oggi Gesù va diritto al pozzo del cuore, all’essenziale che tracima. E vede un cuore ferito, indurito, forse malato. Ma il suo sguardo non si posa sugli errori in cui la donna è inciampata, lui vede solo una grande sete, una sete infinita.
«Hai avuto cinque mariti. Vai a chiamare colui che ami». Il suo è il linguaggio femminile dei sentimenti, della ricerca di ragioni forti per vivere. «Se tu conoscessi il dono di Dio!» Donna, non vivere solo per i tuoi bisogni, fame, sete, amori, un po’ di religione, perché poi avrai solo un po’ d’acqua nella brocca, presto finita, sempre insufficiente. Non vivere senza mistero. Senza dono.
Gesù non giudica e non assolve. Non cerca indizi di colpa, ma un bene che subito mette in luce: hai detto bene, questo è vero. Non dice, quest’acqua non è buona, gli amori umani sono cattivi. Dice solo: se bevi di quest’acqua avrai ancora sete, svelando che fra la nostra sete profonda e l’acqua dei pozzi umani la distanza è incolmabile.
Non le chiede di mettersi in regola, prima di affidarle l’acqua vivente, sarò l’acqua a trasformarla. E’ il Messia di suprema delicatezza, è il volto bellissimo di Dio.
Ti darò acqua di sorgente. Gesù: lo ascolti e nascono fontane. E tutto zampilla, come un’acqua che eccede la sete e supera il tuo bisogno, che scorre verso altri.
Che cosa si vede da quel luogo, dal pozzo di Sicar? Il monte Garizim, con il tempio dei samaritani; e attorno cinque alture su cui i coloni stranieri hanno eretto cinque templi ai loro dei. Il popolo è andato dietro a cinque idoli, come la donna a cinque uomini. Storia, simbolo, popolo, persona, tutto si intreccia per convergere all’essenziale: lo Sposo cerca la sposa perduta.
La donna sente questa energia d’amore vivo, e ne è contagiata. Abbandona brocca e pozzo, e corre! Corre in città, e ferma tutti per strada: “c’è uno che sa tutto di me! Che vede in ognuno la sorgente del bene, più forte del male, e fontane di futuro”.
E chiama, annuncia, testimonia!
Nulla rivela il mistero dell’uomo quanto il mistero dei suoi amori.
Gesù fa nascere nella samaritana la sete di Dio, un Dio cui si accede per la porta del cuore. Solo lì si capisce ogni cosa.
Io sono acqua viva. Ricevimi, donami, e donandomi mi otterrai di nuovo.

 

Avvenire III DI QUARESIMA Giovanni 4, 5-17 2017
Dammi da bere. Dio ha sete, ma non di acqua, bensì della nostra sete di lui, ha desiderio che abbiamo desiderio di lui. Lo Sposo ha sete di essere amato.
La donna non comprende, e obietta: Giudei e samaritani sono nemici, perché dovrei darti acqua? E Gesù replica, una risposta piena di immaginazione e di forza: se tu conoscessi il dono di Dio.
Parola chiave della storia sacra: Dio non chiede, dona; non pretende, offre. Il maestro del cuore mostra che c’è un metodo, uno soltanto per raggiungere il santuario profondo di una persona. Non è il rimprovero o la critica, non il verdetto o il codice, ma far gustare qualcosa di più, un di più di bellezza, di vita, di gioia, un’acqua migliore. E aggiunge: ti darò un’acqua che diventa in te sorgente che zampilla vita.
Gesù il poeta di Nazaret usa qui il linguaggio bello delle metafore che sanno parlare all’esperienza di tutti: acqua, viva, sorgente. Lo sai, donna della brocca, la sorgente è più dell’acqua per la tua sete, è senza misura, senza calcolo, senza sforzo, senza fine, fiorisce nella gratuità e nell’eccedenza, dilaga oltre te e non fa distinzioni, scorre verso ogni bocca assetata.
Cos’è quella sorgente, chi è, se non Dio stesso? Lo immaginava così Carlo Molari: “Dio è una sorgente di vita a cui puoi sempre attingere, disponibile ad ogni momento, che non viene mai meno, che non inganna, che come il respiro non puoi trattenere per te solo. Ma non chiuderti, o la sua acqua passerà oltre te…”
Se tu conoscessi il dono di Dio… Dio non può dare nulla di meno di se stesso (M. Eckart), il dono di Dio è Dio stesso che si dona. Ti darò un’acqua che diventa sorgente, vuol dire metterò Dio dentro di te, fresco e vivo, limpidezza e fecondità delle vite, farò nascere in te il canto di una sorgente eterna.
Il dono è il fulcro della storia tra i due, al muretto del pozzo: non una brocca più grande, non un pozzo più profondo, ma molto di più: lei, che con tanti amori era rimasta nel deserto dell’amore, ricondotta alla sua sorgente, al pozzo vivo. Vai a chiamare tuo marito, l’uomo che ami. Gesù va diritto al centro, ma non punta il dito sui cinque matrimoni spezzati, non pretende che ora si regolarizzi, prima del dono. Il Maestro con suprema delicatezza non rovista nel passato, fra i cocci di una vita, ma cerca il bene, il frammento d’oro, e lo mette in luce per due volte: hai detto bene, hai detto il vero. La samaritana è donna verace. Quel Dio in cui sono tutte le nostre sorgenti non cerca eroi ma uomini veri.
Mi chiedi dove adorare Dio, su quale monte? Ma sei tu il monte! Tu il tempio. Là dove sei vero, ogni volta che lo sei, il Padre è con te, sorgente che non si spegne mai.