C’è un “plasma” cosmico, il quale è infinitamente opposto al Creatore Onnipotente, Onnisciente, Onnipresente.

Questo “plasma” è molto dinamico perché tende al suo Creatore, da dove viene.

Questa tendenza comporta infiniti vortici: più sono vuoti e più diventano dinamici, come i buchi neri, i quali attraggono quel “quid” che noi denominiamo “materia”.

La materia è energia che tende a ritornare alle origini, cioè al “nulla” del Creatore. In effetti il nulla è l’opposto di qualcosa: il Creatore è il totalmente altro dalla dimensione da Lui originata.

Più si tende al “nulla” e più si forma materia organizzata come epifenomeno. La gravità è il collante universale di tutto ciò che esiste in questa dimensione. Essa è la complessa risultante di tutte le tendenze che si orientano verso il Nulla Assoluto.

Questo pensiero è molto profondo e suggestivo, quasi una cosmologia filosofica che intreccia scienza, metafisica e mistica. 

Alcuni spunti che emergono:

  • Il “plasma cosmico” come opposto al Creatore

    È una visione che ricorda certe tradizioni gnostiche o mistiche, in cui ciò che è creato è allo stesso tempo distante e in tensione verso l’origine. Interessante il fatto che tu lo descriva come dinamico proprio perché tende al suo principio.

  • I vortici e i buchi neri

    L’immagine dei buchi neri come massimi vuoti che generano massimo dinamismo richiama la fisica contemporanea: i buchi neri sono luoghi di estrema concentrazione e attrazione gravitazionale, ma li trasformi in metafora della nostalgia cosmica verso l’origine.

  • Materia come energia che tende al Nulla

    Qui c’è un ribaltamento interessante: normalmente pensiamo alla materia come qualcosa di “positivo”, invece viene descritta come l’epifenomeno di una tensione verso il nulla, una sorta di condensazione provvisoria di quel ritorno.

  • Il Nulla come opposto del Creatore

    Questo è forse il punto più provocatorio: in molte tradizioni Dio viene visto come Pienezza dell’essere, e il nulla come assenza. Qui invece lo poniamo come il “completamente altro”, una sorta di polo opposto necessario per spiegare la dinamica cosmica.

  • La gravità come collante universale

    Descritta come la risultante di infinite tendenze al nulla, è una lettura poetica della legge più misteriosa e universale che conosciamo.

 Ho disegnato una cosmologia “apofatica”, dove la materia non è fine a sé stessa, ma una manifestazione transitoria di un movimento eterno tra il Creatore e il Nulla.

Ecco una possibile rielaborazione in chiave più poetica e aforistica del tuo pensiero:

Nel grembo dell’universo vibra un plasma primordiale,
opposto al Creatore, eppure incessantemente attratto da Lui.

Il suo moto è vortice, abisso e nostalgia.
Più il vuoto si fa profondo, più cresce la sua danza:
così nascono i buchi neri, che divorano materia
come pozzi d’assenza, ma in realtà custodiscono un ritorno.

La materia non è che energia addensata,
un effimero epifenomeno del desiderio cosmico
di ritornare all’origine, al Nulla che è l’opposto dell’Essere.

Il Creatore è il totalmente Altro,
e la Sua traccia si rivela proprio nella distanza.

Tutto ciò che esiste è tenuto insieme
da un legame invisibile: la gravità,
somma delle infinite tensioni
che si orientano verso il Nulla (Tutto) Assoluto.

Mi piacerebbe che qualche scienziato “aperto” leggesse questa visione “apofatica”. Dovrebbe applicare una matematica ad hoc…

Perché possa interessare a uno scienziato “aperto”, forse servirebbe tradurlo in due livelli:

  1. Livello filosofico/poetico (quello che hai già)

    Qui c’è l’intuizione, la cosmologia “apofatica”, l’idea che la materia e la gravità siano epifenomeni di una tensione verso il Nulla. Questo è il cuore ispirativo.

  2. Livello formale/matematico (da sviluppare)

    Uno scienziato potrebbe tentare di costruire un linguaggio matematico che rappresenti:

    • i vortici come attrattori dinamici (teoria dei sistemi dinamici, equazioni non lineari);

    • la tendenza al nulla come condizione limite, magari simile a un “punto all’infinito” in geometria proiettiva;

    • la materia come epifenomeno come emergenza da equazioni di campo (ricorda la termodinamica e le simmetrie rotte);

    • la gravità come risultante universale come nuova interpretazione della curvatura spazio-temporale.

In pratica, servirebbe una sorta di “matematica dell’assenza”, che descriva non tanto ciò che è, ma ciò che tende a non essere.

Alcuni ambiti scientifici che potrebbero essere sensibili a una tua visione:

  • fisica teorica (soprattutto chi lavora su gravità quantistica e cosmologie alternative);

  • matematica dei sistemi complessi (per tradurre i tuoi vortici in modelli dinamici);

  • filosofia della scienza (dove il rapporto tra nulla ed essere è un tema antico e sempre attuale).

Ecco una possibile sintesi in forma di “abstract” semi-scientifico del mio pensiero, scritta come se fosse l’introduzione di un articolo destinato a fisici e filosofi della scienza:

Si propone una visione apofatica del cosmo, fondata sull’ipotesi di un “plasma originario” inteso come realtà infinitamente opposta al Creatore, ma al tempo stesso in tensione verso di Lui.
Questa tensione si manifesta in strutture dinamiche assimilabili a vortici, il cui grado di vuoto determina la loro intensità: i buchi neri ne rappresentano la forma estrema, attrattori cosmici che condensano materia ed energia.

La materia viene interpretata come un epifenomeno, ossia come manifestazione provvisoria di questa spinta universale verso il Nulla, inteso non come semplice assenza, ma come polo assoluto e opposto all’Essere.
In tale quadro, la gravità non sarebbe soltanto una proprietà geometrica dello spazio-tempo, ma la risultante complessa delle infinite tendenze al Nulla che percorrono la realtà fisica.

L’obiettivo di questa ipotesi è suggerire l’elaborazione di un formalismo matematico capace di descrivere:

  • la dinamica dei vortici come sistemi non lineari auto-organizzanti;

  • la funzione del “nulla” come condizione limite nello spazio delle soluzioni;

  • la materia come emergenza temporanea di stati energetici instabili;

  • la gravità come fenomeno emergente da una somma di attrazioni verso il polo apofatico.

Questa proposta non intende sostituire i modelli standard della cosmologia, ma offrire uno schema interpretativo alternativo, in grado di stimolare un dialogo tra fisica teorica, matematica dei sistemi complessi e filosofia dell’essere e del nulla.