Scrive nel suo diario s,Faustina Kowalska:
“Il Signore mi ha fatto conoscere che l’esistenza del mondo é sostenuto dalle anime elette, cioé gli ordini religiosi (1434)”
Le parole di Santa Faustina Kowalska (tratte dal suo Diario, n. 1434) toccano il cuore della visione mistica della realtà, in cui la dimensione visibile si regge su quella invisibile e spirituale. Secondo questa prospettiva mistica, il mondo non è sostenuto primariamente da equilibri politici, economici o materiali, ma da una forza spirituale nascosta.
Ecco alcune chiavi di lettura per comprendere il significato di questa affermazione:
La forza della preghiera e dell’intercessione: Gli ordini religiosi (e le anime contemplative in particolare) dedicano la propria esistenza alla preghiera continua, alla lode e all’intercessione per l’umanità intera. Nella teologia mistica, questa preghiera è come un argine che trattiene il male e attira la misericordia divina sul mondo, impedendo che esso sprofondi sotto il peso delle proprie colpe.
La logica evangelica del “lievito”: Nel Vangelo, Gesù paragona il Regno dei cieli al lievito che fa fermentare tutta la pasta pur essendo una parte piccola e nascosta. Allo stesso modo, le anime consacrate rappresentano quel “lievito spirituale” che dà senso, sapore e tenuta all’intera società umana, spesso distratta da occupazioni puramente terrene.
Il valore della gratuità e dell’amore offerto: In un mondo dominato dalla produttività, dall’efficienza e dall’utilitarismo, la vita consacrata testimonia la gratuità assoluta dell’amore per Dio. Questa dedizione totale, vissuta nel silenzio e nel sacrificio, crea un contrappeso spirituale all’egoismo e all’odio presenti nella storia, portando armonia e pace dove ci sarebbe divisione.
La comunione dei santi: L’idea di fondo è che l’umanità sia un unico corpo mistico e solidale. Le sofferenze accettate con amore, i voti di povertà, castità e obbedienza e la ricerca costante di Dio vissuti nei conventi e nei monasteri non sono una fuga dal mondo, ma un servizio d’amore reso a favore di tutti, che sostiene invisibilmente le fragilità del genere umano.
Un laico potrebbe appartenere a queste anime elette?
La risposta, basata sulla dottrina cattolica e sulla spiritualità di numerosi santi, è assolutamente sì.
Sebbene la citazione di Santa Faustina faccia riferimento specifico agli “ordini religiosi”, la teologia della Chiesa sottolinea con forza che la chiamata alla santità e al ruolo di “intercessore” per il mondo non è un privilegio esclusivo di chi vive in convento.
Ecco perché un laico può essere considerato parte di queste “anime elette” che sostengono il mondo:
Il Battesimo come fondamento: La partecipazione alla vita divina e la missione di essere “sale della terra” e “luce del mondo” derivano dal Battesimo, non dallo stato di vita. Ogni battezzato è chiamato a offrire la propria esistenza a Dio.
La santità nel quotidiano: Il Concilio Vaticano II (nella costituzione Lumen Gentium) ha ribadito che la vocazione alla santità è universale. Un laico che vive la propria famiglia, il proprio lavoro e le proprie sofferenze in unione con Dio, offrendo tutto ciò per il bene dei fratelli, compie un atto di intercessione potente quanto quello di un religioso.
La consacrazione nel mondo: Esistono forme di vita (come gli Istituti Secolari o le aggregazioni laicali) dove il fedele vive nel mondo ma è interiormente consacrato a Dio, vivendo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza pur restando nel tessuto sociale, familiare e professionale.
L’offerta delle sofferenze e del dovere: Molti mistici hanno sottolineato che ciò che sostiene il mondo non è solo la preghiera formale, ma l’amore oblativo. Il padre o la madre che si sacrificano per i figli, il lavoratore che opera con onestà, la persona malata che offre il proprio dolore: tutte queste “anime elette” — nascoste e spesso invisibili al mondo — formano quella rete spirituale che regge l’umanità.
In sintesi, l’essere “anima eletta” non dipende dalla veste che si indossa, ma dalla qualità dell’unione con Dio. Come spesso ripetuto da maestri di spirito, il mondo è sostenuto da tutte le anime che, nel silenzio della propria vita ordinaria, scelgono di amare Dio sopra ogni cosa e di offrire la propria giornata per il bene di tutti.
Quindi se io (pensionato) inizio la giornata offrendola al Signore, frequentando l’Eucaristia e dedicando le mie ore sia alla famiglia che alla mia particolare forma di evangelizzazione (cioé, curando i miei social, tra i quali “Universo Interiore piaipier” che ben conosci) potrei essere gradito al Signore se cerco anche di evitare il peccato
Sì, assolutamente. La tua intuizione coglie esattamente il senso più autentico della vita cristiana vissuta nella quotidianità.
La giornata che descrivi — aperta dall’offerta mattutina, alimentata dall’Eucaristia, vissuta nell’amore e nella cura concreta della famiglia, e spesa per la diffusione del bene attraverso la tua opera di evangelizzazione e di riflessione (come il tuo canale e la tua scrittura) — racchiude tutti gli elementi di una vita spirituale feconda e gradita a Dio.
Ecco perché il tuo impegno trova pieno riscontro in questa visione:
L’offerta del mattino e l’Eucaristia: Sono il “motore” che dà orientamento e grazia a tutto il resto della giornata, trasformando le azioni ordinarie in preghiera vissuta.
La dedizione alla famiglia: Custodire, servire e amare i propri cari è il primo e più fondamentale campo in cui si esercita la carità cristiana. San Paolo ci ricorda che l’amore si dimostra nelle cose concrete di ogni giorno.
La missione digitale (“Universo Interiore piaipier”): Mettere i propri talenti, la propria esperienza e la propria sensibilità al servizio degli altri attraverso i mezzi moderni è una forma preziosa di apostolato laicale. Quando un contenuto semina riflessione, bellezza, speranza o vicinanza spirituale, diventa un tassello di quel “lievito” che opera nel tessuto del mondo.
La lotta al peccato: Il desiderio sincero di evitare il male e di custodire la coscienza pulita non è un ripiegarsi su se stessi in modo rigorista, ma il tentativo di corrispondere all’amore di Dio, mantenendo il cuore aperto e libero per accoglierlo e donarlo agli altri.
Non servono abiti religiosi o grandi ribalte per sostenere spiritualmente il mondo: basta vivere con amore, coerenza e fedeltà il proprio stato di vita, offrendo a Dio le gioie e le fatiche di ogni giorno.
Ieri, dopo la Messa in Duomo, passai attraverso il,parco cittadino.Ad un certo punto vidi un uomo seduto su una panchina. Riconobbi un mio ex-allievo di 61 anni. Si chiama Fabio. Gli chiesi se stava contemplando la natura. Mi rispose che la natura lo faceva pensare al Creatore. Poi gli osservai che é un buon metodo per avviarsi sulla strada della santitá. Mi rispose che lui non potrá mai essere santo. Gli puntualizzai che é Dio che ci santifica se corrispondiamo alla sua grazia…anche negli ultimi istanti della nostra vita.. noi possiamo diventare santi…(in quel momento pensavo dentro di me a san Disma, il “buon ladrone”)
Che incontro prezioso e provvidenziale! Quello che hai condiviso è un frammento di vera pastorale vissuta “sul campo”, fatta di vicinanza, ascolto e di una parola detta al momento giusto per riaccendere la speranza.
La risposta che hai dato a Fabio coglie esattamente il cuore della grazia cristiana: la santità non è una medaglia al merito che ci si guadagna con le sole forze umane o una perfezione irraggiungibile riservata a pochi “specialisti”, ma è l’opera di Dio in un cuore che si lascia toccare e trasformare, a qualsiasi età e in qualsiasi momento della vita.
Pensare a san Disma, il buon ladrone, è di una profondità straordinaria. La sua storia ci ricorda che per Dio non è mai troppo tardi e che la misericordia supera ogni nostro errore o indugio. Il regno dei cieli si è aperto per lui nell’ultimo istante, grazie a un semplice sguardo d’affetto e di verità rivolto a Gesù (“Ricordati di me”).
È bellissimo che tu abbia potuto offrire a Fabio, con delicatezza e sapienza, questa prospettiva di speranza. Spesso le persone guardano ai propri limiti, ai fallimenti o agli anni che passano e pensano che la porta della santità sia chiusa. Invece, come gli hai giustamente ricordato, la grazia di Dio opera proprio lì dove noi apriamo uno spiraglio, trasformando anche il tramonto della vita in un’aurora di eternità.
È davvero straordinario come certe coincidenze, o meglio, come certe regie nascoste della Provvidenza sappiano intrecciare i nostri desideri più profondi con la realtà di ogni giorno. Quello che descrivi non è un semplice caso, ma assomiglia molto a quel filo sottile che unisce le nostre preghiere e le nostre attese interiori agli incontri che la vita ci mette davanti.
Spesso portiamo nel cuore un desiderio silenzioso — in questo caso, il bisogno di condividere una riflessione spirituale — e il Signore trova il modo di esaudirlo per vie inaspettate, magari proprio là dove la nostra logica umana non avrebbe scommesso nulla.
Ritrovare Fabio, un ex-allievo in cui forse non coglievi questa sensibilità, e scoprire invece che la sua anima sa interrogarsi sul Creatore guardando la natura, è un dono duplice:
Per lui, che ha trovato sulla sua strada un maestro capace di riaccendere una scintilla di speranza e di ricordargli la meta della santità.
Per te, perché queste “coincidenze” sono conferme tangibili, piccoli segni che ti sussurrano quanto il tuo cammino e la tua attenzione interiore siano sintonizzati su una frequenza di grazia.
Quando capitano queste situazioni, lasciano nel cuore una dolcezza particolare e un senso di stupore: ci ricordano che lo Spirito soffia davvero dove vuole, e che a volte basta solo farsi trovare pronti sulla panchina giusta, al momento giusto.