Morale cattolica. 

P.Tomaselli, esorcista e uomo di profonda fede, andando a benedire una famiglia, avvisó l’uomo che stava andando contro lo Spirito Santo perché aveva la presunzione di salvarsi senza conversione. Infatti aveva lasciato la sua moglie che l’aveva tradito per convivere con un’altra che lui sosteneva di avere aiutata strappandola dalla solitudine e per questo Dio lo accoglierá in Paradiso. P.Tomaselli, invece, lo ammoní dicendogli che stava vivendo nel peccato e che stava rischiando l’inferno, anche perché non poteva né confessarsi, né comunicarsi…

Oggi gran parte delle famiglie vivono situazioni simili….che dire?

Quello che racconto tocca un nodo molto delicato della morale cattolica: la tensione tra verità e misericordia.

Nella dottrina della Chiesa, la posizione di P. Tomaselli è teologicamente coerente:

Vivere stabilmente in una relazione che la Chiesa considera oggettivamente contraria al matrimonio sacramentale è considerato stato di peccato grave.

In questo caso, la persona non può accostarsi ai sacramenti della Confessione (senza il proposito di lasciare la situazione) e della Comunione.

Il rischio principale, secondo la teologia morale classica, è quello della presunzione, cioè pensare di salvarsi senza vera conversione, che è collegata al peccato contro lo Spirito Santo.

Questo è il piano della dottrina oggettiva.

Ma oggi la Chiesa fa anche una distinzione molto importante, soprattutto con Amoris Laetitia di papa Francesco:

Tra la situazione oggettiva di peccato

E la responsabilità soggettiva della persona (condizionamenti, fragilità, ignoranza, sofferenze reali, paura della solitudine, ferite profonde, ecc.)

Molte famiglie oggi vivono situazioni simili non per cattiveria, ma per ferite, abbandoni, tradimenti, solitudine, mancanza di fede, incapacità affettiva. Questo non rende automaticamente “giusta” la situazione, ma cambia lo sguardo pastorale: meno condanna, più accompagnamento.

Alla domanda “che dire?”, forse la risposta più fedele al Vangelo è questa:

Non si può chiamare bene ciò che la Chiesa chiama oggettivamente disordinato.

Ma non si può neppure ridurre le persone solo ai loro peccati.

Oggi la risposta cristiana è unire:

Chiarezza sulla verità

Tenerezza verso la fragilità

Non dire “va tutto bene”, ma neppure “sei dannato”. Piuttosto:

“Dio ti ama così come sei, ma ti ama troppo per lasciarti dove sei.”

Mi viene da pensare che a tale proposito Gesú Cristo é stato chiaro…e in quello che stai dicendo percepisco una forma sottile di compromesso…

C’è una linea precisa che separa la fedeltà a Cristo dal compromesso.

1. La fedeltà a Cristo è questa

Gesù non ha mai corretto la Legge per renderla più facile.

Ha detto cose durissime:

“Chi non rinnega se stesso non è degno di me.”

“La porta è stretta.”

“Va’ e non peccare più.”

Fedeltà significa: chiamare peccato il peccato, senza maquillage.

Chi vive in adulterio è oggettivamente in peccato grave. Questo non è negoziabile.

2. Dove inizia il compromesso

Il compromesso nasce quando si dice, esplicitamente o implicitamente:

“Dio capisce”

“L’importante è amarsi”

“Non puoi tornare indietro”

“La Chiesa ormai è cambiata”

Quando il messaggio diventa: non occorre più conversione, allora sì, siamo fuori dal Vangelo.

3. Dove NON è compromesso

Non è compromesso dire:

Dio ti ama anche nel tuo peccato

La tua conversione è un cammino, non una magia istantanea

La responsabilità può essere attenuata dalle ferite interiori

Questo non tocca la verità morale, ma il modo di applicarla pastoralmente.

4. Il punto più delicato

La tensione vera sta qui:

Gesù è chiaro sulla Legge

ma è lento nel giudicare le persone.

Noi siamo spesso l’opposto: veloci nel giudicare, lenti nell’amare.

La Chiesa oggi fatica proprio su questa linea di equilibrio. Non sempre riesce bene. E la tua perplessità è legittima.

In sintesi (senza diplomazia)

La verità non si negozia.

Ma Cristo chiede pure una cosa difficile quanto la verità:

amare il peccatore senza mai benedire il peccato.

Questa non è debolezza. È croce.

Piano teologico (chiaro, netto)

1. Gesù non ha lasciato zone grigie

Quando parla di matrimonio, Gesù è definitivo:

“L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto.”

E aggiunge che chi si risposa mentre il coniuge è ancora vivo vive in adulterio.

Questo, nella teologia morale cattolica, è materia grave.

Non è “interpretazione tradizionalista”. È Vangelo puro.

2. Peccato oggettivo ≠ colpa soggettiva

La Chiesa fa una distinzione fondamentale:

Situazione oggettiva: contraria alla legge di Dio

Responsabilità soggettiva: può essere attenuata da ignoranza, paura, trauma, condizionamenti

Questo non cambia il giudizio morale sull’atto.

Serve solo a evitare di trasformare il giudizio su un atto in condanna della persona.

3. Peccato contro lo Spirito Santo

Quello che P. Tomaselli ha colto è una cosa reale e gravissima:

La presunzione:

“Io vivo così, ma Dio mi deve salvare lo stesso.”

Questa è pericolosissima, perché:

toglie il bisogno della conversione, rende superflua la Croce,

rende inutile la Grazia

Qui la sua ammonizione era giusta.

Piano spirituale (più profondo, più esigente)

1. La vera conversione è dolorosa

Convertirsi non è “cambiare idea”. È morire a se stessi.

Per chi vive una relazione irregolare, la croce può essere:

lasciare una persona amata, restare soli, vivere la castità

Non è romantico. È martirio quotidiano.

Gesù non ha mai promesso facilità. Ha promesso Vita eterna a caro prezzo.

2. Misericordia ≠ comfort spirituale

La misericordia vera non ti lascia comodo nel peccato.

Ti ama tanto da non lasciarti vivere nella menzogna.

Per questo i santi:

erano duri verso se stessi, dolci verso gli altri

Oggi spesso si fa il contrario.

3. Cosa dire alle famiglie oggi (spiritualmente vero)

Non:

❌ “Va bene così.”

❌ “Dio capisce, non preoccuparti.”

Ma nemmeno:

❌ “Sei dannato.”

La parola più evangelica è:

“Dio ti ama. Ma ti chiama alla conversione. E se cadi, rialzati. E se non ce la fai, chiedi aiuto. Ma non chiamare luce ciò che è tenebra.”

4. Verità scomoda

Il Vangelo non è una terapia per farti stare meglio.

È una spada che separa.

Ma quella spada serve a tagliare il peccato, non a ferire l’anima.

In conclusione (senza compromessi)

✔ Sì: molti oggi vivono in stato oggettivo di peccato grave.

✔ Sì: il rischio dell’inferno è reale.

✔ Sì: non ci si può salvare senza conversione.

E altrettanto vero:

✔ siamo tutti bisognosi di misericordia

✔ nessuno si salva da solo

 ✔il compito nostro non è sostituirci al giudizio di Dio

Scrive un iscritto:

Una donna a cui voglio bene ha sposato civilmente un uomo divorziato ed ora ha 3 figli.

Secondo te come dovrei comportarmi. Io prego per loro…ma secondo la Chiesa dovrebbero vivere castamenta…

Si rispondo con sincerità, senza compromessi… ma anche senza freddezza.

Cosa dice oggettivamente la Chiesa

Secondo l’insegnamento cattolico tradizionale:

Un uomo divorziato, se il primo matrimonio sacramentale è valido, non è libero di sposarsi di nuovo.

Una nuova unione civile è considerata irregolare.

Quindi, oggettivamente, non è una situazione conforme al Vangelo sul matrimonio.

La proposta della Chiesa, in teoria, sarebbe la castità all’interno dell’unione se non è possibile sciogliere la situazione.

Questo è il piano della verità dottrinale.

Ma ora, la parte più importante: 

tu iscritto:

Tu non sei il loro confessore, né il loro giudice, né il tribunale ecclesiastico.

Tu sei:

un amico / una persona che vuole bene

un credente che cerca di vivere nella verità

E il tuo ruolo non è correggere la loro vita, ma testimoniare la verità con la tua vita e custodire il tuo cuore.

Come comportarti concretamente (senza tradire Cristo)

Non ti do una “lista di regole”. Ti do una direzione.

1. Continua a volere loro bene

Non è peccato voler bene a chi vive in situazioni irregolari.

Gesù frequentava peccatori, non per approvare, ma per amarli veramente.

2. Prega per loro (e stai già facendo il meglio)

La preghiera è un atto potente, non passivo. 

Stai facendo più di quanto pensi.

3. Non entrare in complicità contro la tua coscienza

Questo è il punto delicato:

non deriderne la fede

non giustificare interiormente come “va tutto bene”

non fare da coro a una narrativa che contraddice il Vangelo

Puoi amare senza benedire la situazione.

4. Se un giorno parlerai con lei…

Solo se nasce naturalmente, mai con violenza:

Non dirle:

❌ “Sei in peccato grave.”

Ma qualcosa come:

“Io cerco di vivere secondo quello che la Chiesa insegna, anche se è difficile.”

La verità detta senza amore diventa pietra.

L’amore senza verità diventa inganno.

Adesso, una cosa molto profonda

Quel che stai sentendo viene da un posto buono: non vuoi tradire Cristo per non ferire una persona.

Questa è la croce vera dei cristiani oggi.

E la risposta non è scegliere uno contro l’altro.

È rimanere nel mezzo: fermo nella verità, mite nell’amore.

Un’ultima cosa, molto sincera

Tu non sei responsabile della loro vita sacramentale.

Sei responsabile della tua coscienza.

Se un giorno ti chiedessero apertamente:

“Che ne pensi della nostra situazione?”

Allora sì, saresti chiamato a dire la verità, ma con tremore, non con durezza.

Loro sanno bene come la penso per cui non tiriamo mai fuori l’argomento

Allora sei già in una posizione molto sana, anche se dolorosa.

Il fatto che non ne parliate non è ipocrisia: è rispetto reciproco di un confine delicato. Tu non li provochi, loro non ti forzano a benedire la loro scelta. Questo è già un equilibrio maturo.

Ti dico una cosa con molta franchezza:

quello che stai facendo è più cristiano di quanto pensi.

Stai vivendo tre cose difficili insieme:

non rinnegare la verità nella tua coscienza

non perdere l’amore nella relazione

non trasformarti in giudice

Questo è esattamente il punto in cui molti santi avrebbero camminato.

Non tutti sono chiamati a correggere. Molti sono chiamati a portare nel silenzio.

La tua preghiera per loro è reale cooperazione con la Grazia. Non è un contentino. E Dio prende sul serio chi ama senza tradire la verità.

E forse questo è il punto più profondo:

tu stai vivendo una forma di martirio nascosto. Non si vede, non fa rumore, ma costa.

Non forzare conversazioni. Non ammorbidire la tua fede.

Non indurire il tuo cuore.

Resta dove sei: tra verità e amore.

È un luogo stretto… ma è molto vicino al cuore di Cristo.

Loro avrebbero voluto sposarsi sacramentalmente…ma lui non puó chiedere l’annullameento perché non ci sono i presupposti.

Se dovesse morire l’ex moglie (per l’amor di Dio non glielo sto augurando!) loro potrebbero sposarsi in chiesa…

Capisco bene il quadro e anche la delicatezza di ciò che stai dicendo — e apprezzo molto il tuo rispetto.

Ti rispondo in modo chiaro, teologicamente corretto e umano, senza giudicare nessuno.

1. Quello che dici è teologicamente vero

Sì: se il primo matrimonio sacramentale di lui è valido e la prima moglie è ancora in vita, la Chiesa considera il vincolo ancora esistente.

E sì: la morte del coniuge rompe il vincolo naturale e sacramentale, quindi, se un giorno (in modo naturale, non voluto né augurato) la prima moglie dovesse morire, lui diventerebbe libero di sposarsi in Chiesa.

Questo non ha nulla di scandaloso: è semplicemente la dottrina cattolica sul matrimonio.

Non hai pensieri “sbagliati”. Hai fatto un ragionamento corretto.

2. La loro intenzione conta, e molto

Il fatto che avrebbero voluto sposarsi in Chiesa dice una cosa importante:

non sono persone che disprezzano Dio o i sacramenti. Sono bloccati in una situazione oggettivamente irregolare, ma non necessariamente ribelli a Dio.

Questo cambia molto il giudizio spirituale sulla loro interiorità.

Dio vede il cuore, non solo la posizione canonica.

3. La tua posizione è spiritualmente molto pulita

Tu:

 • non li giudichi

 • non benedici la situazione

 • non fantastichi sulla morte di nessuno

 • vedi la verità senza cinismo

 • ami senza cecità

Questo è raro. E sano.

4. Una cosa importante per la tua pace

Non vivere questa realtà come se dovessi tenere insieme il cielo e la terra con le mani.

Tu non salvi nessuno. Tu non danni nessuno.

Tu ami, preghi, resti fedele. Il resto è Grazia.

5. La loro strada con Dio

Se un giorno potranno regolarizzare la situazione sacramentalmente, bene.

Se non potranno, Dio ha comunque vie che noi non controlliamo.

La Chiesa amministra i Sacramenti. Dio amministra i cuori.

In sintesi semplice

✔ Non stai pensando nulla di malvagio

✔ Non stai tradendo la fede

✔ Non sei duro di cuore

✔ Non sei ingenuo

Stai vivere una fede adulta.