I boschi del Friuli e della fascia prealpina e alpina orientale sono stati l’ossatura vera e propria della Serenissima, fornendo il legname indispensabile sia per la flotta navale dell’Arsenale sia per le fondamenta della città sotterranea.

Per secoli Venezia ha gestito le foreste friulane con leggi di tutela severissime (i Boschi di San Marco), organizzando una complessa logistica di fluitazione e fluitatori (i zattieri) che portavano i tronchi fino alla laguna sfruttando i fiumi della regione.
[06/11/26 05:45] Pier Angelo Piai: I due pilastri dell’impiego del legno
1. Le palificate delle fondamenta
La città sorge su un terreno lagunare melmoso. Per sostenere palazzi e basiliche, venivano piantati nel fango milioni di pali di legno appuntiti, posti uno accanto all’altro e immersi completamente nell’acqua assente d’ossigeno (cosa che impediva la decomposizione e ne causava la pietrificazione).
Ontani, larici e roveri arrivavano in larga misura dalle vallate alpine del Friuli e della Carnia.
2. La flotta navale e l’Arsenale
La potenza militare e commerciale di Venezia dipendeva dalle sue galee. Ogni essenza arborea aveva un ruolo preciso nei cantieri:
Faggio (Cansiglio e Prealpi): Utilizzato per i remi delle navi grazie alla sua resistenza e flessibilità. La foresta del Cansiglio era denominata “il Bosco da Remi della Serenissima”.
Abete rosso e bianco (Carnia e Tarvisiano): Impiegato per gli alberi dei velieri, i pennoni e il fasciame.
Rovere e Quercia: Fondamentali per le strutture portanti degli scafi (chiglie e ordiname).
Le vie d’acqua e la fluitazione
Il trasporto di enormi quantitativi di tronchi dalle montagne al mare sarebbe stato impossibile via terra. Venezia utilizzò l’idrografia friulana come un’autostrada naturale:
Il Tagliamento: Raccoglieva i tronchi tagliati in Carnia (come nei boschi di Ampezzo, Sauris e della Val Tagliamento) e li trasportava fino alla foce, vicina alla laguna.
Il Livenza e il Meduna-Cellina: Veicolavano il legname proveniente dalle Prealpi Pordenonesi e dal Cansiglio.
Il Torre e il Natisone: Servivano per il trasporto verso i canali del Friuli meridionale e la laguna di Marano/Grado.
I tronchi venivano assemblati in zattere e guidati lungo la corrente dai zattieri fino ai depositi o direttamente all’Arsenale di Venezia.
[06/11/26 05:59] Pier Angelo Piai: Il Tagliamento, spesso definito il Re dei fiumi alpini, ha avuto un ruolo vitale e insostituibile per la nascita e la sopravvivenza di Venezia, fungendo sia da arteria di trasporto primaria per il legname sia da fornitore di materiali lapidei.
Senza la furia e la portata di questo fiume, che scende dai monti della Carnia per gettarsi nell’Adriatico a nord della laguna, la Serenissima non avrebbe mai avuto i volumi di legname necessari per sostenere la sua espansione urbanistica e navale.
1. L’autostrada fluviale del legname (La fluitazione)
Il problema logistico principale per Venezia era spostare tonnellate di tronchi pesanti dalle impervie valli alpine fino ai cantieri della laguna. Le strade terrestri erano impraticabili per carichi simili. Il Tagliamento risolveva questo problema offrendo una via d’acqua continua.
Il percorso dei tronchi: Dalle foreste della Carnia e del Canal di Gorto, gli alberi abbattuti venivano fatti rotolare a valle o trascinati lungo i torrenti tributari (come il Degano o il Lumiei) fino a raggiungere il letto principale del Tagliamento.
La discesa a zattere (la fluitazione libera o condotta): I tronchi venivano legati insieme a formare grandi zattere (zatteroni). I zattieri, esperti navigatori fluviali dotati di lunghe pertiche, guidavano queste imbarcazioni improvvisate lungo le insidiosità della corrente, affrontando rapide, secche e piene improvvise.
Il traguardo lagunare: Una volta giunti alla foce del Tagliamento, nei pressi della costa adriatica, i tronchi venivano intercettati, riorganizzati in carovane navali e trainati via mare o attraverso i canali interni direttamente fino ai depositi dell’Arsenale e ai bacini di stoccaggio veneziani.
2. La ghiaia, i sassi e i materiali per le fondamenta
Non solo legno: il Tagliamento ha modellato per millenni il territorio trasportando a valle enormi quantità di detriti calcarei, ghiaia e ciottoli dalle Alpi.
La pietra per i basamenti e le muraglie: La grande conoide di deiezione del Tagliamento è stata per secoli una cava a cielo aperto di materiale lapideo. La ghiaia e i massi del fiume venivano impiegati nelle prime fasi di preparazione dei cantieri lagunari, nelle gettate sottomarine e per consolidare gli argini e le difese dei litorali veneziani (come i Murazzi).
Il calcestruzzo antico: La sabbia e la ghiaia prelevate dai greti del fiume venivano mescolate con la calce per creare le malte idrauliche e i conglomerati usati per riempire gli spazi tra le palificate di legno e i muri di fondazione.
3. Un fiume “indomito” e strategico
Il Tagliamento era temuto e rispettato per la sua natura torrentizia e imprevedibile, caratterizzata da un alveo largo e ghiaioso a “corsi intrecciati”. Questa stessa forza, però, rappresentava per la Repubblica una garanzia di continuità: le sue piene stagionali erano il motore che permetteva il distacco e il trasporto periodico delle cataste di legname ammassate nei boschi montani in attesa della “monta” dell’acqua.

 

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