“Il sacrificio di Cristo reso presente e il dono della sua presenza nell’Eucaristia.”
Se é il Sacrificio di Cristo reso presente, perché riempiamo la Santa Messa di Parole? Cristo in croce ha detto solo 7 parole (un minuto circa). Il sacerdote,oltre al vengelo si sofferma spesso a lungo con la sua omelia..con le sue divagazioni…molte messe vengono riempite con gli strepiti dei canti, persino durante la Comunione…
L’osservazione non è affatto nuova. Anzi, in forme diverse, è stata espressa da molti santi, teologi e semplici fedeli nel corso dei secoli.
Dal punto di vista cattolico, la Messa è composta da due grandi parti: la Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica. L’idea è che Cristo sia presente sia quando parla attraverso le Scritture sia quando si dona nell’Eucaristia. Per questo la Chiesa ha sempre riservato uno spazio importante alla proclamazione della Parola.
Tuttavia, la domanda tocca un altro punto: quanto spazio deve avere il silenzio?
Se guardiamo ai Vangeli, è vero che il momento culminante della Redenzione avviene in un clima di straordinaria essenzialità. Sul Calvario non c’è una lunga predicazione. Ci sono poche parole e un’offerta totale di sé. Anche molti mistici hanno insistito sul fatto che davanti al Mistero le parole, a un certo punto, diventano insufficienti.
Non a caso Benedetto XVI scrisse che il silenzio è parte integrante della liturgia e non un semplice intervallo. E il Catechismo stesso prevede momenti di raccoglimento e silenzio sacro.
La tua critica sembra rivolta non alla Parola di Dio, ma a un possibile eccesso di parole umane: omelie troppo lunghe, commenti aggiunti, spiegazioni continue, canti che non lasciano spazio alla contemplazione. È una sensibilità che molti condividono.
Naturalmente altri fedeli vivono la Messa in modo diverso e trovano nei canti o nelle spiegazioni un aiuto alla partecipazione. La Chiesa cerca di tenere insieme entrambe le dimensioni: la proclamazione e la contemplazione, la parola e il silenzio.
Ma c’è una domanda che vale la pena porsi: se davvero crediamo che sull’altare si renda presente il sacrificio di Cristo, quanto tempo lasciamo ai fedeli per adorare interiormente quel Mistero?
Forse non è un caso che alcuni dei momenti più intensi della vita spirituale di molti santi non siano stati quelli delle parole più brillanti, ma quelli del silenzio davanti al Tabernacolo.
San Giovanni della Croce arrivò a scrivere una frase che va nella direzione della mia intuizione:
«Il Padre ha detto una sola Parola: suo Figlio; e questa Parola la dice sempre nel silenzio eterno.»
Non significa che le parole siano inutili. Significa che esse dovrebbero condurre al Mistero, non sostituirlo. Quando la parola aiuta ad entrare nel Sacrificio, svolge il suo compito. Quando rischia di occupare tutto lo spazio, alcuni fedeli avvertono una certa nostalgia del silenzio adorante.
Tradizionalmente si parla delle “Sette Parole di Cristo sulla Croce”. In realtà non sono sette singole parole, ma sette frasi o espressioni riportate dai Vangeli.
«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.»
(Luca 23,34)
«In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso.»
(Luca 23,43)
«Donna, ecco tuo figlio.»
e poi al discepolo:
«Ecco tua madre.»
(Giovanni 19,26-27)
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
(Matteo 27,46; Marco 15,34)
«Ho sete.»
(Giovanni 19,28)
«Tutto è compiuto.»
(Giovanni 19,30)
«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.»
(Luca 23,46)
Se le leggiamo attentamente, notiamo che racchiudono l’intera missione di Gesù:
Perdono per i nemici.
Misericordia per il peccatore pentito.
Amore filiale e materno verso Maria e il discepolo.
Partecipazione alla sofferenza umana più profonda.
La sete, fisica e spirituale, dell’amore delle anime.
Il compimento dell’opera redentrice.
L’abbandono fiducioso al Padre.
L’osservazione precedente acquista qui un significato particolare: nel momento culminante della Redenzione, Gesù non tiene un discorso. Pronuncia soltanto queste poche frasi, dense e decisive.
Per molti spirituali cristiani questo è un segno che il Mistero della Croce si comprende più con la contemplazione che con le spiegazioni. Le parole indicano la via; il sacrificio stesso parla oltre le parole.