Il caso a cui mi riferisco è noto come “presunto miracolo eucaristico di Savarna”, una frazione del comune di Ravenna. È una vicenda reale ma molto controversa, perché la Chiesa locale non ha riconosciuto alcun miracolo e nel tempo sono nate polemiche su come sia stato gestito il caso.  Riassumo i fatti principali in ordine cronologico.

 

1. L’episodio iniziale (gennaio 2023)

Il 28 gennaio 2023, nella chiesa di Santa Maria Assunta di Savarna, una sagrestana trovò un’ostia consacrata caduta a terra dopo una celebrazione.

Secondo la prassi liturgica cattolica, quando una particola consacrata è sporca o danneggiata:

viene posta in acqua in un contenitore, lasciata sciogliere completamente prima di essere smaltita. In questo caso accadde qualcosa che attirò l’attenzione: il giorno dopo l’ostia non si era dissolta completamente; l’acqua e la particola avevano assunto una colorazione rosso scuro, simile al sangue.

Il parroco informò la diocesi e avviò verifiche.

 

2. Le analisi scientifiche

Furono effettuate alcune analisi su campioni della sostanza:

una anatomopatologa che esaminò il materiale riferì di aver osservato globuli rossi, globuli bianchi e materiale ematico nei preparati microscopici.
altri test di laboratorio eseguiti dall’AUSL Romagna parlarono invece di materiale ematico con cellule (granulociti) ma senza identificare sangue umano o animale.

Quindi i risultati non furono interpretati in modo univoco.

 

3. La posizione della diocesi

La diocesi di Ravenna-Cervia fece sapere che:

erano stati svolti esami sul materiale; non erano emersi elementi che confermassero un evento soprannaturale. In sostanza, per la Chiesa locale non c’erano basi per parlare di miracolo.

 

4. Le polemiche e l’accusa di “insabbiamento”

Alcuni fedeli della parrocchia non furono soddisfatti della gestione del caso. Le critiche principali riguardavano:

la distruzione o dispersione dell’ostia e dei campioni dopo le analisi; la presunta mancanza di adeguate cautele per un oggetto sacro; la scarsa trasparenza nelle indagini.

Per questo un avvocato, a nome di un gruppo di parrocchiani, presentò un esposto alla Procura di Ravenna per possibile vilipendio o danneggiamento di cose destinate al culto.

Il procedimento riguardava soprattutto la gestione dell’evento, non la prova del miracolo.

 

5. Situazione successiva

Negli anni successivi:

la Procura ha valutato il caso e ha chiesto l’archiviazione; alcuni fedeli hanno presentato opposizione, chiedendo ulteriori chiarimenti.

La vicenda quindi è rimasta un piccolo “giallo locale”, senza riconoscimento ufficiale né conclusioni definitive condivise.

 

In sintesi

Un’ostia caduta e immersa in acqua è diventata rossastra.
Alcune analisi hanno rilevato materiale di tipo ematico, ma non prove chiare di sangue umano.
La diocesi non ha riconosciuto alcun miracolo.
Alcuni fedeli sostengono che la gestione e la distruzione dei campioni siano state scorrette.

Molti episodi storici di ostie o pane che diventano rossi hanno ricevuto nel tempo una spiegazione microbiologica piuttosto semplice. Il fenomeno è conosciuto da secoli ed è legato soprattutto a un batterio.

Il microrganismo più citato è Serratia marcescens.

Caratteristiche principali:

produce un pigmento rosso chiamato prodigiosina, cresce facilmente su pane, polenta, ostie o alimenti ricchi di amido, quando si sviluppa forma macchie rosso sangue molto vivide

Questo batterio era famoso già nel Medioevo proprio perché faceva “sanguinare” il pane. In un’epoca senza microbiologia, questi fenomeni venivano spesso interpretati come segni soprannaturali.

 

Perché può succedere proprio a un’ostia

L’ostia eucaristica è fatta quasi esclusivamente di amido di grano e acqua, quindi è un substrato perfetto per alcuni microrganismi.

Se un’ostia:

cade a terra o viene contaminata da mani o superfici, viene poi messa in acqua (come avviene quando deve dissolversi), rimane a temperatura ambiente per ore o giorni, si crea un ambiente ideale per la crescita batterica. In particolare:
l’acqua permette ai batteri di moltiplicarsi, il pigmento rosso può diffondersi nell’acqua, creando l’impressione di “sangue”.

 

 

Un fenomeno studiato da secoli

Il batterio Serratia marcescens fu studiato già nell’Ottocento da un farmacista italiano, Bartolomeo Bizio, proprio analizzando pane rosso apparso a Padova nel 1819.

Quell’episodio aveva spaventato la popolazione perché sembrava un pane sanguinante, ma l’analisi dimostrò l’origine microbica.

 

Importante: questo non prova automaticamente nulla

Nel caso di Savarna (2023):

non è stata pubblicata una spiegazione microbiologica definitiva;
alcune analisi hanno trovato materiale ematico cellulare, cosa che non coincide perfettamente con un semplice pigmento batterico; però non è stato identificato sangue umano certo.

Per questo il caso è rimasto ambiguo: né miracolo riconosciuto, né spiegazione scientifica pubblica completa.

Simone Ortolani nel suo libro “Davvero sangue?” sostiene che gli esami che don Nicoló Giosué, allora parroco, aveva fatto effettuare dall’USL hanno rilevato la presenza di sangue umano (globuli rossi e bianchi ecc). Secondo lui la diocesi ha insabbiato tutto perché temeva di scontrasi con la corrente clericale contraria alla dottrina della Transustanziazione classica tomistica.

Il libro =Davvero sangue?” di Simone Ortolani propone effettivamente una lettura molto critica della vicenda di Savarna. Tuttavia è importante distinguere tre livelli diversi: i fatti documentati, i risultati delle analisi citati, e le interpretazioni dell’autore.

 

1. Cosa sostiene il libro

Secondo Ortolani:

il parroco dell’epoca, Don Nicolò Giosuè, avrebbe fatto analizzare il materiale dall’AUSL Romagna;
nelle analisi sarebbero stati osservati globuli rossi, globuli bianchi e altri elementi cellulari tipici del sangue;
l’autore interpreta questi dati come compatibili con sangue umano;
la Arcidiocesi di Ravenna-Cervia avrebbe poi archiviato rapidamente il caso, evitando ulteriori indagini pubbliche.

Nel libro questa scelta viene interpretata come una sorta di gestione prudenziale o di “insabbiamento”.

 

2. La tesi teologica dell’autore

Una parte centrale della tesi di Ortolani riguarda la teologia eucaristica.

Secondo lui nella Chiesa cattolica contemporanea esisterebbero due sensibilità:

la dottrina classica della transustanziazione, formulata nella scolastica e sistematizzata da Thomas Aquinas, secondo cui la sostanza del pane diventa il corpo di Cristo
mentre le apparenze materiali restano pane.

correnti teologiche più recenti (a volte chiamate “transignificazione” o “transfinalizzazione”) che interpretano l’Eucaristia in modo più simbolico o relazionale.

Secondo Ortolani, un miracolo eucaristico contemporaneo con sangue visibile rafforzerebbe la visione più realista e tradizionale dell’Eucaristia. Da qui l’idea che una parte del clero preferirebbe evitare casi potenzialmente divisivi.

Va però detto che questa è un’interpretazione dell’autore, non una posizione ufficiale documentata della diocesi.

 

3. La posizione ufficiale della diocesi

La Arcidiocesi di Ravenna-Cervia ha comunicato pubblicamente che:

sono stati svolti accertamenti tecnici;
non sono emersi elementi per riconoscere un miracolo eucaristico;
la fede cattolica non dipende da fenomeni straordinari ma dalla celebrazione dell’Eucaristia stessa.

In sostanza la diocesi ha scelto di non aprire un processo canonico per miracolo.

 

4. Il punto critico: le analisi

La questione più discussa è proprio questa:

alcuni riferimenti parlano di “materiale ematico con cellule”; ma non risultano pubblicazioni scientifiche complete o analisi indipendenti pubbliche che dimostrino formalmente sangue umano identificato con certezza (ad esempio tramite DNA o marcatori specifici).

Senza questi dati completi è difficile per la comunità scientifica o ecclesiastica trarre conclusioni definitive.

 

✅ In sintesi

Il libro di Ortolani sostiene che le analisi avrebbero indicato sangue umano e che la diocesi avrebbe gestito il caso con eccessiva prudenza.

La posizione ufficiale della diocesi è che non ci sono prove di un miracolo.
Le analisi non sono state pubblicate integralmente, quindi il caso resta controverso e aperto a interpretazioni.

La Chiesa cattolica oggi è molto più prudente rispetto al passato nel riconoscere miracoli eucaristici. Questo dipende sia dall’esperienza storica sia da precise procedure ecclesiastiche sviluppate soprattutto nel XX–XXI secolo.

 

1. Il principio di base: i miracoli non sono necessari alla fede

La dottrina ufficiale cattolica sull’Eucaristia è definita dal Council of Trent, che afferma la Transubstantiation.

Secondo questa dottrina:

il pane e il vino diventano realmente il corpo e il sangue di Cristo
ma le proprietà fisiche restano quelle del pane e del vino.

Quindi un fenomeno visibile (sangue, carne ecc.) non è necessario per la verità della dottrina. Per questo la Chiesa può tranquillamente dire: anche se non c’è alcun miracolo visibile, la fede eucaristica rimane identica.

 

2. La procedura quando nasce un presunto miracolo

Quando accade qualcosa di insolito (ostia sanguinante, carne visibile ecc.), la procedura tipica è:

segnalazione al vescovo locale
conservazione del materiale con cautele liturgiche
analisi scientifiche indipendenti
eventuale commissione teologica e canonica.

Il vescovo può poi:

dichiarare non constat de supernaturalitate (non ci sono prove del soprannaturale)
oppure constat de supernaturalitate (evento ritenuto miracoloso).

Nella pratica, la stragrande maggioranza dei casi viene archiviata senza riconoscimento.

 

3. Perché oggi la Chiesa è ancora più cauta

Ci sono tre motivi principali.

1️⃣ Evitare errori scientifici

Molti fenomeni che sembravano miracolosi hanno poi ricevuto spiegazioni naturali:

batteri che colorano il pane di rosso
contaminazioni biologiche
reazioni chimiche.

Per questo oggi si richiedono analisi molto rigorose (DNA, istologia, controlli di laboratorio).

 

2️⃣ Evitare scandali o manipolazioni

Nella storia ci sono stati anche:

fraintendimenti popolari
esagerazioni devozionali
talvolta falsificazioni.

Un riconoscimento affrettato potrebbe creare danni alla credibilità della Chiesa.

 

3️⃣ Non spostare la fede sui fenomeni straordinari

Molti teologi temono che la gente:

cerchi segni spettacolari invece di concentrarsi sulla liturgia e sul sacramento.

Per questo spesso i vescovi preferiscono raffreddare la devozione miracolistica.

 

4. Quanto sono rari i riconoscimenti ufficiali

Tra centinaia di presunti miracoli eucaristici nella storia, solo pochi sono stati ufficialmente riconosciuti o approvati per il culto.

Uno dei più celebri è quello di Sanctuary of the Eucharistic Miracle of Lanciano, legato alla città di Lanciano, che secondo la tradizione risale all’VIII secolo.

Nel XX secolo furono fatte anche analisi scientifiche che identificarono tessuto cardiaco umano e sangue di gruppo AB, ma anche questo caso continua a essere discusso dagli studiosi.

 

✅ Collegamento con il caso di Savarna

Proprio per questo atteggiamento prudente:

molti vescovi preferiscono non aprire processi di miracolo se i dati scientifici non sono chiarissimi; spesso i casi vengono semplicemente chiusi senza pronunciamenti soprannaturali.

È la stessa logica che probabilmente ha guidato la diocesi di Ravenna nel caso di Savarna.

Negli ultimi decenni alcuni presunti miracoli eucaristici contemporanei sono stati sottoposti a indagini scientifiche (istologia, microscopia elettronica, talvolta test genetici). Uno dei casi più citati è quello avvenuto in Argentina negli anni ’90.

Nel 1996 nella parrocchia di Parroquia Santa María y Caballito, nella città di Buenos Aires, fu trovata un’ostia consacrata abbandonata sul pavimento della chiesa.

Secondo la procedura liturgica:

l’ostia venne posta in acqua per dissolversi; dopo alcuni giorni non si dissolse completamente; apparve una massa rossastra simile a tessuto organico.

L’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, autorizzò la conservazione del campione e indagini scientifiche.

Le analisi effettuate

Negli anni successivi furono coinvolti vari laboratori e specialisti, tra cui il cardiologo forense Frederic Zugibe.

Secondo i rapporti diffusi da ambienti cattolici:

il campione analizzato risultò tessuto muscolare del cuore umano;
più precisamente miocardio del ventricolo sinistro;
il tessuto mostrerebbe segni di forte stress e infiammazione, tipici di un cuore sotto trauma;
sarebbero stati osservati globuli bianchi attivi, interpretati da alcuni come segno di tessuto “vivente” al momento del prelievo.

Alcuni resoconti affermano anche che il gruppo sanguigno sarebbe AB, lo stesso indicato in altri presunti miracoli eucaristici (come Lanciano).

 

Le cautele degli studiosi

È importante sapere che:

i rapporti scientifici completi non sono stati pubblicati in riviste peer-reviewed;
molti dati circolano tramite documentari, conferenze e libri devozionali;
alcuni scienziati coinvolti hanno parlato pubblicamente, ma la documentazione originale è limitata.

Per questo il caso rimane interessante ma controverso dal punto di vista scientifico.

 

Perché questi casi attirano tanta attenzione

Per i credenti, questi episodi sembrano confermare visivamente la dottrina della presenza reale nell’Eucaristia.

Per gli scettici invece rimangono fenomeni non sufficientemente documentati o potenzialmente spiegabili con contaminazioni biologiche o errori di procedura.

La Chiesa stessa di solito mantiene una posizione prudente:

può permettere la devozione locale, ma raramente fa proclamazioni solenni.

 

Curiosità storica: diversi presunti miracoli eucaristici (Lanciano, Buenos Aires, Tixtla) vengono spesso citati perché le analisi riportano sangue di gruppo AB. Alcuni credenti vedono in questo una coincidenza significativa, anche se gli scienziati fanno notare che senza studi pubblicati e replicabili è difficile trarne conclusioni solide

 

DAVVERO SANGUE?

Autore: Simone Ortolani
Sottotitolo: Miracolo eucaristico a Ravenna
ISBN: 9791254782132
Pagine: 288 + immagini
Data di pubblicazione: settembre 2025
In poche parole: Un’indagine tra scienza e fede riapre l’antico mistero dell’Eucaristia: analisi scientifiche rilevano sangue umano, ma il dubbio resta e ci interroga sul rapporto che abbiamo con il soprannaturale.

Nel silenzio di una piccola frazione romagnola, Savarna, un evento inatteso riaccende un mistero antico quanto la fede: un’Ostia consacrata, accidentalmente caduta a terra e posta in acqua, si tinge di rosso. Coincidenza naturale, reazione chimica o intervento divino? Questo libro è un’indagine appassionante e documentata tra scienza e fede. Il professor Giulio Fanti osserva il fenomeno, l’anatomopatologa Cristina Antonini e altri medici analizzano poi il campione con strumenti scientifici, rilevando la presenza di sangue e di globuli rossi e bianchi. Ma il mistero si infittisce: l’Autore ci guida in un viaggio che tocca altri episodi controversi della storia contemporanea: dai miracoli eucaristici di Lanciano e Buenos Aires, fino alle presunte lacrime della statua della Madonna di Fatima nella parrocchia di San Pier Damiano a Ravenna. Attraverso interviste, dati scientifici e approfondimenti teologici, Davvero Sangue? offre al lettore una riflessione sul confine – a volte labile, a volte invalicabile – tra ciò che possiamo spiegare e ciò che resta nel regno del mistero. Lasciando aperta la domanda fondamentale: il soprannaturale si manifesta ancora oggi?

L’Autore:
Simone Ortolani (Badia Polesine, 1979) è giornalista e autore televisivo. Ha firmato per la RAI e TV2000. È tra i fondatori dell’Associazione culturale San Michele Arcangelo e ha curato per Fede & Cultura il volume di monsignor Michele De Santi La talare sacerdotale (2018 (https://fedecultura.com/products/la-talare-sacerdotale).