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Perché molti cristiani d’oggi, pur professando la speranza nella venuta del Signore, non desiderano davvero morire o incontrarlo presto? Ogni domenica i fedeli dicono: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta.” Eppure nella vita reale la morte è temuta. La venuta del Signore è percepita come lontana. L’idea di “andare in Paradiso” non genera gioia immediata, ma ansia, tristezza o disagio Santa Teresa di Gesù Bambino, a 23 anni, vede il sangue e sussulta: “È l’arrivo dello Sposo!”. In quella prima emottisi capisce che la sua vita terrena stava per finire… e si riempie di gioia, non di paura. Perché? Era innamorata del Signore. Non temeva la morte, la vedeva come la porta per l’incontro.La sua fede era viva, personale, totale Oggi molti cristiani praticano la fede in modo formale, liturgico, sociale ma non hanno un rapporto diretto e affettuoso con Cristo. Temono il distacco, il giudizio, l’ignoto. Vivono attaccati a questa vita (relazioni, progetti, affetti… che non sono sbagliati, ma dominanti)

Papa Benedetto XVI diceva: “Per tanti cristiani oggi, la vita eterna è una realtà molto lontana… troppo astratta per generare speranza.” “Ma per i santi era una realtà presente, desiderata, ardentemente attesa.” Chi sente questa discrepanza, ha una grande chiamata: riaccendere nei cuori il desiderio del cielo. Non per scappare dalla vita, ma per vivere con un orizzonte più grande, con una speranza vera. Bisognerebbe leggere i mistici e i santi. Coltivare la preghiera del cuore (“Vieni, Signore Gesù”). Riscoprire la morte cristiana come passaggio, non fine.Fare memoria dell’incontro personale che ci attende I santi dicevano “Non muoio, entro nella Vita.” È ciò che la Chiesa dice, ma che solo chi ama profondamente il Signore riesce a sentire davvero.

San Paolo scriveva :“Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). Voleva restare per servire i fratelli, ma desiderava andarsene per essere con Cristo. Ha vissuto con questo “strappo” interiore: attivo nel mondo, ma con lo sguardo fisso al Cielo Santa

Teresa d’Avila diceva: “Muero porque no muero” – “Muoio perché non muoio”. Era piena di amore mistico per Dio. Soffriva per non poter ancora essere del tutto unita a Lui. Il suo desiderio non era la morte in sé, ma la comunione eterna…

Santa Giacinta di Fatima a soli 9 anni, offrì la sua sofferenza per la conversione dei peccatori. Disse: “Non ho paura della morte. Vado da Gesù e• da Maria.” Chiese di morire sola, “per offrire di più”, e lo fece con dolcezza. I santi non fuggivano dalla vita, ma erano così uniti al Signore che l’incontro con Lui era la gioia attesa. Per loro la morte non era fine, ma compimento. L’eternità non era un’idea astratta, ma una persona

 

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