28 Settembre 2015

IL DIVENIRE

OSSERVAZIONE PERSONALE sul problema ontologico del
DIVENIRE

 

Parmenide ed i Megarici sostenevano che l’ente è
sempre in atto e quindi non esiste l’essere in potenza.

“L’essere in potenza” è “principio di mutamento”,
secondo Aristotele. Quindi il mutamento è considerato un semplice passaggio
dall’essere in potenza all’essere in atto.

Può davvero considerarsi “potenza” l’essere? Esiste
l’essere in potenza?

Nel senso aristotelico si dice che “ente in potenza”
non equivale a “nulla”, ma neanche all’ente in senso pieno, che è l’ente in
atto. E’ un quid intermedio tra i due.


Su un piano diverso riporto l’esempio dei numeri Uno
e Due, così rimaniamo sul campo dell’astrazione che ci avvicina alla
metafisica:

Tra l’uno ed il due ci sono dei passaggi?

1,1 – 1,2 ecc

Tra l’uno e l’1,1 ci sono passaggi?

1,01 – 1,02 ecc


Continuando il ragionamento, possiamo asserire che
tra l’uno ed il due ci sono infiniti passaggi?

Se lo affermiamo positivamente si tratta ora di
individuare un infinitesimo intermedio: esso può essere considerato “numero”
nel senso pieno del termine con il quale possiamo effettuare tutte le
operazioni matematiche?


È come dire: un infinitesimo addizionato ad un altro
fanno due infinitesimi. E un infinitesimo moltiplicato o diviso per l’altro? Una somma di infinitesimi rimane
sempre un infinitesimo, e così il loro prodotto. Il nostro pensiero “entifica”
i numeri perché li inquadra in puri concetti proprio in modo che anche i
contenuti mentali sono “enti”, pur se astratti, secondo la logica aristotelica.

Ritornando sul piano metafisico, che senso ha
affermare che esiste l’essere in potenza?


Noi deduciamo tutto in fase attuale,
anche il dedurre l’esistenza dell’essere in potenza. Può davvero dirsi
esistente ciò che non è in atto? Credere di aver risolto il problema ontologico
affermando che anche ciò che è in potenza è “essere” si scontra apparentemente con
il principio di non contraddizione, perché affermiamo che esiste ciò che ancora
non è attualedimenticando che anche i contenuti di coscienza, pur considerati
astratti, sono “enti”, quindi, in un certo modo “attuali”.


Comunque il problema ontologico non è per ora
risolvibile, perché non è chiaro il rapporto tra il pensante e l’oggetto del
pensiero, tra il cosciente ed il contenuto di coscienza.


Noi percepiamo in modo personale i fenomeni che
accadono, ma non conosciamo bene il meccanismo della percezione. Osserviamo il
seme e diciamo che “in potenza” ha tutti i presupposti, gli elementi e le leggi
per diventare pianta, ma non è ancora pianta.

I passaggi tra il seme che matura
e la pianta che cresce portano in sé l’attualità dell’ente e la potenza del
futuro ente.

Pier Angelo Piai