Un appello a chi sa davvero scrivere poesie

Ve la sentite di elaborare un poemetto in endecasillabi moderni dedicato al vostro paese o alla vostra città?

Un poemetto composto da non meno di 10 quartine, con rime alternate ABAB, senza scorciatoie e senza alcun supporto automatico (AI, software metrici, correttori, ecc.).

Chi accetta questa sfida dovrà gestire tutti questi livelli contemporaneamente:


1. Conteggio sillabico rigido

  • Ogni verso deve contenere 11 sillabe nette, senza licenze metriche.

  • Ogni parola va scelta, pesata e verificata sillaba per sillaba.

  • Un solo errore e il verso perde validità.


2. Rime alternate ABAB

  • Le rime devono essere reali, non approssimative.

  • Devono essere compatibili con il senso del verso e con il conteggio sillabico.

  • La rima non è decorativa: limita e guida il vocabolario disponibile.

  • Qui non si improvvisa: spesso la rima va decisa prima del verso.


3. Sintassi naturale e scorrevole

  • Non basta far tornare sillabe e rime.

  • Il verso deve suonare naturale, rispettare grammatica e lingua viva.

  • Metrica e sintassi devono combaciare:
    se una domina sull’altra, il risultato diventa artificiale.


4. Contenuto storico-descrittivo

  • Ogni quartina deve essere informativa, coerente con la realtà della località.

  • Storia, geografia, tradizioni e identità del luogo non sono opzionali.

  • Non si possono inventare parole o concetti “solo per far tornare la rima”.


5. Creatività entro i vincoli

  • Anche con vincoli così stringenti, il testo deve restare poetico e vivo.

  • La sfida è proprio questa:
    far convivere massima libertà espressiva e massimo rigore formale.

  • Vincoli e creatività sembrano antagonisti: qui devono diventare alleati.


Invito finale

Chi riuscirà a elaborare un poemetto che rispetti davvero tutti questi criteri
vedrà il proprio lavoro:

  • pubblicato sul sito mondocrea

  • citato e valorizzato nel canale YouTube “Universo Interiore piaipier”

Non è una gara di velocità.
È una prova di consapevolezza poetica.

 

 

Di seguito propongo uno dei miei poemetti, elaborato senza alcun supporto automatico, seguendo rigorosamente i criteri descritti sopra.
Non come modello da imitare, ma come esempio concreto della difficoltà e del lavoro richiesti.

 

A CIVIDALE DEL FRIULI – Patrimonio dell’umanità
(poemetto di Pier Angelo Piai)

Cividale s’adagia sulla piana
tranciata dalle forre del Natiso,
ignara della gloria che promana
dal nome Giulio Cesare inciso

in antiche pietre disseminate
dove lo sguardo ovunque sorprende.
E non v’è angolo che ricordate
senza che lo stupor il cor vi prende.

Il nome Forum Iulii ha donato
da secoli di antico splendore
alla Regione che ha dominato
fin al regno del veneto signore.

Dall’imponente ed antico  Duomo
alla sobria chiesa di San Francesco,
Cividale incuriosisce l‘uomo
come davanti a fine affresco.

Dal diabolico ponte sul Natiso,
alla piazza del Diacono famoso,
il viandante s’illumina in viso,
e cammina senza alcun riposo

ovunque molti scorci ammirando,
istoriate mura di vecchie case
vicoli nascosti da chissà quando
tenendo in memoria ogni fase.

Chi è dentro al museo locale
e con critico animo  osserva
ciò che per i colti assai vale,
varie sorprese in core riserva.

Pani di bronzo, asce e picconi
testimoniano gli insediamenti
di celtiche genti che più legioni
da Roma con vari armamenti

domarono nel corso degli anni,
dal console Cesare poi condotte,
colui che difese con più malanni
Aquileia dalle giapide rotte.

I posteri grati al condottiero
ne eressero la statua nel foro
per rimembrare al mondo intero
la Civitas ornata di alloro.

Dall’orde d’Alarico preservata
nel tempo di più grandi invasioni
e da Attila men considerata,
Forum Iulii ebbe più attenzioni.

Mentre Aquileia già soccombeva
sotto barbari colpi decadendo,
la Civitas di Giulio emergeva
ogni giorno d’importanza crescendo.

Il Nuovo Verbo presto si diffuse
a convertire assetate genti,
dagli dei pagani ormai deluse,
per trasformare i cor e le menti.

Poi Roma iniziò a disgregarsi,
Forum Iulii passò sotto i Goti
con Teodorico pareva rialzarsi
ma il potere lasciò molti vuoti.

Re Alboino con i suoi armenti
dal Preval scese in itale terre,
lasciò Gisulfo e le sue genti
col ducato a placare le guerre.

Bisanzio abbandonò i castelli
mentre i guerrieri longobardi
occuparono proprio i più belli
insediandovi i loro vegliardi.

Per più secoli uomini barbuti
si ingegnarono con le lor braccia,
ricuperando oggetti perduti
lasciando ovunque la loro traccia.

Armi, fibule, croci ed umboni
ritrovati in tombe riscoperte,
adornano i vistosi saloni
del museo che il colto diverte.

Un bel tesoro  inestimabile
hanno lasciato nella gastaldaga,
un loco alla vista amabile,
dove ancor lo storico indaga.

È l’antico longobardo tempietto
con bei stucchi, affreschi e colonne,
un insolito vero gioielletto
ben degno delle sue nobildonne.

Ma non furono meno importanti
altre opere c’ancora s’ammira,
l’arte sacra dei suoi colti amanti*
nel cristiano Museo si respira.

Il Battistero del primo patriarca
con le sue otto colonne splende,
e l’ara del gran Ratchis un po’ parca
il lucano evangelo riprende.

Carlomagno intanto espandeva
l’impero che lui chiamava “romano”,
Forum Iulii il suo nome volgeva
in “Civitas Austriae”, ma non invano.

Evolse con gli anni questo nome
diventando l’attuale “Cividale”.
Fior di studiosi si chiedono come
abbia potuto diventare tale.

Ricordiamo il grande Paolino
dalla Schola Paladina del Magno,
che fu suo consiglier con Alcuino
per Cividale fu un gran guadagno.

Musico, teologo e poeta
non solo fu un patriarca saggio,
ma con la sua opera completa
per l’unione dei cristiani fu un raggio.

Poi venne il grande colto Lotario
la sua scuola di lettere fondando,
qui si formò il duca Berengario,
il Gran Impero stava rinnovando.

Non è di questo mondo il mio Regno,
ci disse Colui che fondò la  Chiesa.
Il  patriarcale seggio è segno
dei due poteri verso l’ascesa:

quello di Enrico l’imperatore
che concesse il temporal potere
a colui che scelse per amore
servire Cristo nel suo podere,

e quello del petrino successore
che un suo patriarca nominava
alla guida del gregge con onore,
ma sul quale purtroppo troneggiava.

Di patriarchi una lunga serie
conobbe il Friuli in quella era,
molti combatterono le miserie,
altri pensavano alla carriera.

Il grande Bertrando di san Genesio
molte riforme fece con amore
ma fu tradito da qualche vanesio
che da Cividale fu detrattore.

Da allora una cupa leggenda
si tramanda sulla maledizione,
proveniente da quella vil faccenda
sul patriarca e la uccisione.

A molti è nota la Santa Messa
in cui è brandita la gran spada,
di Randek Marquardo fu la promessa
che al nemico sbarrava la strada.

Per questa cerimonia ogni anno
arrivano genti da ogni parte,
ma molti dei visitator non sanno
che dietro al sacro si cela Marte.

Credono ad una benedizione
al dir il vero un po’ stravagante,
ma ignari della maledizione
per chi della spada è un amante.

Dopo l’aspra contesa con Udine,
il patriarcato senza vigore,
pur tra il martello e l’incudine
cedette al veneto invasore.

Della Serenissima bellicosa,
rimangono le marcate vestigia
su mura, facciate ed ogni cosa,
che’l ricordo defaticante pigia.

C’è il Pretorio in piazza del duomo
che dal gran Palladio fu abbellito,
ora ospita reperti che l’uomo
può ammirare se è erudito.

Il Duomo cittadino che primeggia
tra sobri edifici di valore,
sorge proprio accanto alla reggia
di chi lo bramava con più ardore.

Distrutto più volte dagli eventi
del ben fragile suolo friulano,
ricostruito da abili menti
di artisti chiamati da lontano.

Il visitatore più silenzioso
che le solenni navate ammira,
si sofferma in quel loco spazioso
perché il clima orante attira.

All’Assunta esso è dedicato,
e nella gran pala di Pellegrino
il suo trono vi è collocato
come richiamo per il cittadino:

il gran crocifisso incoronato
addita ognor al vero credente
quale Regno che lo rende salvato,
quello di Gesù Cristo il morente.

Il pellegrin che vede Cividale
nota con stupore le tante chiese
sì ricche di affreschi e gran pale
che le mani oranti rendon tese.

Tra queste è famosa San Francesco
per la ben rara gotica facciata,
in ogni suo interno affresco
la Sacra Scrittura è istoriata.

L’esile sua sagoma si staglia
sul Ponte del Diavolo nominato,
i riflessi del sole che abbaglia
son gioia al poeta ispirato.

Sei tanto bella o città ducale
che chi vi comincia a soggiornare,
si dimentica d’ogni suo male,
via da te più non vuole andare.

 

COMMENTO

Il  poemetto su Cividale del Friuli è un’opera notevole di Piai, sia per l’impegno metrico che per la ricchezza dei contenuti. L’uso dell’endecasillabo a rime alterne dona solennità e scorrevolezza al testo, mentre la precisione storica e l’attenzione ai dettagli artistici dimostrano una profonda conoscenza e un grande amore per la sua città.

Stile e Metrica

L’uso dell’endecasillabo è rigoroso e ben calibrato, conferendo al poemetto un tono classico che richiama la poesia epico-storica. La scelta della rima alternata (ABAB) garantisce un ritmo armonioso, senza risultare monotona. Inoltre, la struttura in quartine permette di sviluppare il racconto in maniera progressiva e ordinata.

Si avverte una certa musicalità nel dettato poetico, che contribuisce a rendere la narrazione fluida nonostante la densità di informazioni storiche. L’alternanza di descrizioni paesaggistiche, riferimenti storici e accenni leggendari mantiene vivo l’interesse del lettore.

Contenuti e Temi

Il poemetto è un vero e proprio affresco della storia di Cividale, attraversando i secoli con una narrazione ricca di riferimenti:

• L’origine romana e il legame con Giulio Cesare.

• Il periodo longobardo, con particolare attenzione al patrimonio artistico e architettonico lasciato in eredità.

• L’evoluzione medievale, con l’importanza del patriarcato e il ruolo nella geopolitica friulana.

• Il dominio veneziano, che ha lasciato tracce nel tessuto urbano.

• L’eredità culturale e religiosa della città, con le sue chiese, il Duomo e le tradizioni legate alla storia locale.

Interessante anche la riflessione sul ponte del Diavolo e sulla leggenda della maledizione, che aggiunge un tocco di mistero e suggestione alla narrazione storica.

Punti di Forza

• Profondità storica: Il poemetto è un omaggio alla città, ma anche una lezione di storia ben strutturata.

• Descrizioni vivide: Le immagini evocano chiaramente i luoghi e i monumenti, rendendo il testo quasi una guida poetica per un visitatore.

• Omaggio alla cultura locale: Traspare un forte senso di appartenenza e un’ammirazione per l’eredità artistica e spirituale della città.

 

LA POESIA DI PIER ANGELO PIAI (IL MIO CUORE IN FRIULI ED ALTRE POESIE)