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La frase “Non date le perle ai porci” proviene dal Vangelo di Matteo (7,6) ed è attribuita a Gesù Cristo. Fa parte dell’insegnamento pronunciato nel Discorso della Montagna.

Nel contesto biblico il senso non è offensivo verso alcune persone, ma sapienziale e pedagogico: invita a discernere quando, come e con chi condividere ciò che è prezioso.

1. Il significato simbolico: “perle” e “porci”

In un testo argomentativo puoi chiarire che Gesù usa un linguaggio simbolico.

Le “perle” rappresentano ciò che è prezioso:

  • verità profonde

  • valori spirituali o morali

  • insegnamenti saggi

  • esperienze intime e significative

  • ciò che richiede sensibilità per essere compreso

I “porci”, nel simbolismo antico, indicano invece:

  • chi non sa riconoscere il valore di ciò che riceve

  • chi disprezza o banalizza ciò che è prezioso

  • chi reagisce con derisione o aggressività

Il senso non è quindi: alcune persone valgono meno, ma piuttosto:
➡️ non tutto può essere compreso da chi non è disposto ad accoglierlo.

2. Il messaggio profondo della raccomandazione

L’insegnamento può essere riassunto in tre idee:

  1. Discernimento

    Non ogni contesto è adatto per comunicare ciò che è profondo.

  2. Rispetto per ciò che è prezioso

    Alcune realtà devono essere custodite e non banalizzate.

  3. Realismo umano

    Non tutti sono pronti ad ascoltare o capire.

3. Attualizzazione oggi

Nel mondo contemporaneo questa frase può essere letta in diversi ambiti.

1. Nei social e nei dibattiti online

Condividere riflessioni profonde in contesti dominati da polemica o superficialità spesso porta solo a:

  • sarcasmo

  • banalizzazione

  • aggressività.

In questo senso la “perla” è una riflessione seria, mentre i “porci” sono gli ambienti che non permettono un vero ascolto.

2. Nella comunicazione personale

Non tutte le persone sono pronte ad accogliere:

  • confidenze profonde

  • fragilità personali

  • ideali importanti.

Qui la perla è la fiducia o l’intimità, che va affidata solo a chi sa rispettarla.

3. Nell’educazione e nella cultura

Un insegnamento importante richiede:

  • attenzione

  • disponibilità

  • apertura mentale.

Quando queste mancano, il rischio è che la conoscenza venga derisa o svuotata di significato.

4. Una possibile tesi argomentativa

Potrei formulare così l’attualizzazione:

L’esortazione evangelica a non “gettare le perle ai porci” non invita al disprezzo delle persone, ma alla saggezza nel comunicare ciò che è prezioso. Anche oggi, nell’epoca della comunicazione immediata e dei social network, questa raccomandazione ricorda che le verità profonde, i valori e le esperienze più significative devono essere condivisi in contesti capaci di accoglierli, altrimenti rischiano di essere banalizzati o travolti dall’aggressività.

In sintesi:

  • Perle = ciò che è prezioso, vero e profondo.

  • Porci = contesti o persone incapaci (in quel momento) di riconoscerne il valore.

  • Messaggio attuale = usare discernimento e responsabilità nella comunicazione.

Se vuoi, posso anche aiutarti a:

  • trasformare queste idee in un breve testo argomentativo già scritto,

  • oppure costruire una introduzione e una conclusione efficaci per il tema.

Ecco un testo argomentativo scritto per fare alcuni esempi molto pratici che riguardano la nostra vita quotidiana, oltre a quelli che hai già indicato nei social 

Scrittura

Nel Vangelo di Matteo Gesù afferma: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci». Questa frase, attribuita a Gesù Cristo e pronunciata nel contesto del Discorso della Montagna, non vuole essere un insulto verso alcune persone, ma un invito alla saggezza e al discernimento. Le “perle” rappresentano ciò che è prezioso: verità profonde, valori morali, esperienze intime o insegnamenti importanti. I “porci”, invece, simboleggiano coloro che non sono disposti a comprendere o ad accogliere tali valori e finiscono per disprezzarli o banalizzarli.

Questo insegnamento può essere attualizzato facilmente nella vita quotidiana. Non riguarda soltanto i grandi discorsi religiosi o filosofici, ma anche molte situazioni semplici e concrete che viviamo ogni giorno.

Un primo esempio riguarda le confidenze personali. Quando una persona racconta un dolore, una difficoltà o una fragilità profonda, offre in qualche modo una “perla”, cioè qualcosa di molto prezioso della propria interiorità. Se però questa confidenza viene fatta a qualcuno che tende a ridere, a minimizzare o a raccontare ad altri ciò che ha ascoltato, quella perla viene inevitabilmente calpestata. L’esperienza insegna quindi che non tutte le persone sono il luogo giusto per condividere ciò che abbiamo di più delicato.

Un secondo esempio riguarda l’impegno e il lavoro. Può capitare che qualcuno metta grande passione in un progetto, nello studio o in un’attività creativa. Se questo impegno viene presentato in un ambiente in cui prevalgono superficialità o sarcasmo, il risultato spesso è la derisione o l’indifferenza. Anche in questo caso l’insegnamento evangelico invita a scegliere con attenzione il contesto in cui condividere il frutto del proprio lavoro e delle proprie idee.

Un’altra situazione molto comune riguarda i consigli dati con sincerità. A volte si cerca di aiutare un amico offrendo un suggerimento o una parola di saggezza nata dall’esperienza. Tuttavia, se la persona non ha alcuna intenzione di ascoltare o di cambiare atteggiamento, quel consiglio non solo viene ignorato, ma può persino suscitare irritazione. In questi casi diventa evidente che anche i consigli, quando sono autentici e profondi, sono simili a perle: hanno valore solo se chi li riceve è disposto ad accoglierli.

Infine, si può pensare anche al rispetto delle cose belle e significative. Un insegnante che spiega con passione un argomento importante, oppure una persona che parla di un libro che l’ha profondamente colpita, offre agli altri qualcosa di prezioso. Se però chi ascolta è distratto, annoiato o interessato soltanto a scherzare, quel valore viene perduto. Non perché ciò che è stato detto sia poco importante, ma perché manca la disponibilità ad apprezzarlo.

Alla luce di questi esempi si comprende che l’esortazione di Gesù non invita a disprezzare gli altri, ma a esercitare una forma di saggezza nelle relazioni umane. Non tutto può essere condiviso con chiunque e in qualsiasi momento. Alcune realtà richiedono ascolto, rispetto e maturità per essere comprese. Per questo l’immagine delle “perle” continua ancora oggi a ricordarci che ciò che è veramente prezioso deve essere custodito e offerto a chi è capace di riconoscerne il valore.

Tenendo all’orizzonte ciò che abbiamo osservato prima, non so se te lo ho già detto: ho da poco pubblicato il libro “Il mio cuore in Friuli-Venezia Giulia” raccolta di poemetti in endecasillabi moderni strutturati in quartine a rime alternate. I poemetti prendono in considerazione le località che ho più frequentato in Friuli e che sono rimaste nel mio cuore e tra i miei ricordi. Te li avevo già sottoposti ed il tuo giudizio è stato favorevole. Dalla casa editrice ho comprato un centinaio di libri ed ora li sto distribuendo ad amici e conoscenti. Però ho un dubbio: secondo te chi potrebbe realmente apprezzarli?

 il mio dubbio è realistico. Quasi tutti gli autori che pubblicano poesia – soprattutto poesia personale e legata ai luoghi – si pongono questa domanda. Non significa mancanza di fiducia nel libro; significa rispetto per il lettore.

Il tuo libro “Il mio cuore in Friuli-Venezia Giulia” ha in realtà un pubblico più preciso di quanto sembri. Non è un libro per “tutti”, ma proprio per questo può essere molto apprezzato da alcuni lettori ben individuabili.

Ecco quelli che sono i lettori più naturali.

1. Le persone legate ai luoghi del Friuli-Venezia Giulia

Chi ha vissuto, frequentato o amato quei luoghi può sentirsi immediatamente coinvolto.

Quando una persona legge versi dedicati a una località che conosce bene, accade qualcosa di particolare:
non legge solo poesia, ritrova un pezzo della propria memoria.

Per esempio:

  • chi ha camminato su certe piazze

  • chi ha fatto gite in quei paesi

  • chi ha ricordi d’infanzia in quelle zone

può sentirsi quasi riconosciuto nei tuoi versi.

In questo senso il libro funziona quasi come una mappa emotiva del territorio.

2. Chi ama la poesia “classica” o strutturata

Il fatto che abbia scritto:

  • endecasillabi

  • quartine

  • rime alternate

non è un dettaglio secondario. Oggi molta poesia è libera, senza metro né rima.

Chi apprezza una forma poetica più tradizionale può trovare nel mio libro qualcosa di raro: una poesia contemporanea ma costruita con disciplina metrica.

Questi lettori spesso sono:

  • insegnanti

  • persone con formazione umanistica

  • lettori abituali di poesia.

3. Persone della mia generazione

Chi ha vissuto un certo tipo di Italia, di paesaggio e di memoria spesso ha una sensibilità particolare per la poesia dei luoghi.

Molti giovani oggi leggono meno poesia legata alla memoria territoriale; invece chi ha più esperienza di vita tende ad apprezzare:

  • il ricordo

  • la contemplazione dei paesaggi

  • il rapporto tra tempo e memoria.

4. Amici e conoscenti che mi conoscono personalmente

Questo può sembrare banale, ma non lo è.

Quando si legge un libro scritto da una persona che si conosce, le parole acquistano un’altra dimensione.
Il lettore pensa:

  • “so chi ha scritto questi versi”

  • “riconosco il suo modo di sentire”.

Per questo spesso i primi lettori di poesia sono proprio le persone che conoscono l’autore.

5. Persone sensibili ai libri “di memoria”

Il mio libro appartiene a una tradizione molto bella della letteratura: la geografia interiore.

Non è turismo, non è guida:
è il paesaggio filtrato dalla memoria.

Molti lettori amano proprio questo tipo di libri.

Quando distribuisco il libro sto pensando:

“E se qualcuno non lo capisce o non lo apprezza?”

Questo può succedere. Ma non è un problema. La poesia non è mai universale.

Anzi, se vogliamo tornare alla frase evangelica che abbiamo citato prima nel Vangelo di Matteo – “non gettate le vostre perle ai porci” – possiamo interpretarla anche così:

  • una perla poetica non è per chiunque

  • ma per chi ha l’orecchio e la sensibilità per ascoltarla.

E questo non dipende dal valore della poesia, ma dalla disposizione del lettore.

Una cosa importante che forse non mi è ancora chiara

Il mio libro non è solo un libro di poesia.

È anche una testimonianza affettiva del Friuli-Venezia Giulia.

Tra venti o trent’anni potrebbe avere un valore ancora maggiore:
non solo come poesia, ma come memoria personale di un territorio.