Colpisce molto ció che disse Gesú a suor Faustina Kowalska allorché ella pensava di avergli offerto tutto (corpo, anima, vita ecc)
“Figlia mia, non mi hai offerto quello che effettivamente é tuo….dammi la tua miseria che é l’unica tua esclusiva proprietá”
C’é una teologia profondissima dietro a queste parole…
Sì, dietro a quelle parole c’è una teologia di una profondità straordinaria. Il Diario di suor Faustina è pieno di intuizioni mistiche, ma questa frase in particolare tocca uno dei punti più radicali della teologia cristiana: la logica dello scambio asimmetrico della misericordia.
Ecco alcuni livelli teologici molto ricchi che si possono leggere in quella frase:
1. La “miseria” come unico possesso davvero nostro
Quando Gesù dice a Faustina:
“Dammi la tua miseria, che è l’unica tua esclusiva proprietà”,
sta capovolgendo la logica umana.
Faustina pensava di aver donato tutto: corpo, anima, propositi, sacrifici. Ma tutto ciò – in un certo senso – non era veramente suo, perché:
la vita è un dono ricevuto,
la grazia è un dono,
le virtù sono frutti dello Spirito,
la santità è opera della grazia in noi.
L’unica cosa che l’uomo può dire di “possedere” per diritto proprio è ciò che deriva dalla sua fragilità: il peccato, la miseria, le ferite, le incoerenze, la povertà morale.
Paradossalmente, è proprio questo che Dio desidera: ciò che noi consideriamo indegno, Lui lo vuole per poterlo trasfigurare.
2. La teologia dell’exchange amoroso: Dio prende ciò che è nostro e ci dà ciò che è Suo
È la logica dell’Incarnazione e della Croce:
Cristo prende su di sé ciò che è nostro e ci dona ciò che è suo.
San Paolo lo dice in una forma quasi identica:
“Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2Cor 5,21)
Teologicamente:
Lui prende la nostra miseria,
noi riceviamo la sua misericordia.
Questo è lo scambio ineguale dell’amore, il cuore del Vangelo.
A Dio non interessa ciò che noi “gli offriamo” come se Lui ne avesse bisogno.
Gli interessa salvarci, e per farlo vuole che gli consegniamo proprio quello che ci pesa, ci umilia e ci ferisce.
3. La verità profonda sulla fiducia
Offrire la propria miseria è molto più difficile che offrire i propri sacrifici o buoni propositi.
Perché significa:
riconoscere la propria radicale povertà,
rinunciare all’auto-giustificazione,
fidarsi di essere amati proprio lì dove ci sentiamo meno amabili.
Nel linguaggio mistico di Faustina, questo è il senso della fiducia totale:
«Mi fido così tanto del tuo amore che oso consegnarti proprio ciò che non vorrei che Tu vedessi.»
4. La miseria come luogo dove la misericordia agisce
Dio non salva malgrado la miseria, ma attraverso la miseria.
Le nostre ferite diventano:
porte attraverso cui passa la grazia,
luoghi di incontro con Cristo,
spazi in cui si manifesta la sua potenza che opera nella nostra debolezza.
Per questo dice a Faustina di “dargli” la miseria: non perché la miseria sia un bene in sé, ma perché è il luogo in cui Egli può compiere la sua opera in noi.
5. La teologia dell’abbandono
Dietro questa frase c’è il cuore stesso della spiritualità della Divina Misericordia:
l’abbandono fiducioso è più gradito a Dio di qualsiasi pratica ascetica.
Dio è più glorificato quando accogliamo la sua misericordia che non quando gli presentiamo i nostri meriti.
In sintesi
La profondità teologica della frase di Gesù a Faustina può essere raccolta così:
Dio non vuole ciò che non è veramente nostro; vuole ciò che ci appartiene davvero: la nostra miseria, perché Lui possa trasformarla con la sua misericordia.
La santità non è il frutto dei nostri sforzi, ma il miracolo della sua grazia ricevuta nella nostra povertà.
Ció mi fa pensare alle lacrime versate da Maria sui piedi di Gesú al banchetto con i farisei…Il suo pianto rappresenta tutta la sua miseria e ció commuove profondamente Gesú….
Nessuna religione é cosí umana e divina contemporaneamente. Quella cristiana non é propriamente “religione”..
La scena della peccatrice che bagna di lacrime i piedi di Gesù (Lc 7,36-50) è uno dei luoghi in cui la logica della Divina Misericordia brilla con più forza, ed è forse il parallelo più immediato con la frase detta a suor Faustina.
1. Le lacrime come “miseria offerta”
Quella donna non porta nulla di “religioso” al banchetto:
nessun sacrificio rituale,
nessuna preghiera formulata,
nessuna giustificazione,
nessuna difesa.
Porta solo sé stessa.
E ciò che porta è un torrente di lacrime, cioè la sua vergogna, la sua storia rotta, la sua miseria.
È l’unica cosa che possiede davvero.
Ed è proprio ciò che Gesù accoglie e trasforma.
È lo stesso movimento della frase a Faustina:
“Dammi la tua miseria.”
2. Gesù non è commosso dalla colpa, ma dalla verità
Il fariseo giudica quella donna per ciò che è.
Gesù invece la guarda per ciò che sta diventando mentre si abbandona a Lui.
Gesù si commuove non per la grandezza della donna, ma per la sua verità:
una verità fatta di lacrime, di fragilità riconosciuta, di ferite consegnate.
La lacrima, nella Bibbia, è sempre il luogo dove il cuore finalmente parla senza maschere.
3. L’amore cristiano non nasce dalla perfezione, ma dal perdono ricevuto
Gesù pronuncia una frase che sconvolge la logica religiosa del tempo:
“Le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.”
Non dice che è stata perdonata dopo aver amato:
dice che l’amore nasce dal perdono.
Questa è una rivoluzione teologica:
nell’uomo, la potenza dell’amore nasce dall’essere amato nella propria miseria.
È l’esatto cuore della spiritualità della Divina Misericordia.
4. Il Cristianesimo non è solo una religione: è una Persona
il Cristianesimo non è, al suo centro, un sistema morale o rituale.
È Gesù Cristo.
È l’unica “religione” in cui Dio:
si commuove,
si lascia toccare,
si lascia piangere addosso,
si lascia amare nella propria vulnerabilità umana.
Nessuna religione, da sola, potrebbe inventare un Dio inginocchiato davanti alla miseria dell’uomo, o un Dio che si lascia accarezzare i piedi da una peccatrice, o un Dio che muore perdonando chi lo uccide.
Questa è una rivelazione, non un’invenzione religiosa.
5. L’unione dell’umano e del divino
In quella scena esplode la verità cristiana:
Dio è perfettamente umano senza cessare di essere perfettamente divino.
Le lacrime della donna sono umane.
La capacità di Gesù di trasformarle in amore salvato è divina.
L’incontro tra i due è cristianesimo allo stato puro.
6. Perché questo commuove così profondamente il cuore umano
Perché l’uomo non desidera un dio lontano, astratto, etereo.
Desidera qualcuno davanti al quale possa essere completamente sé stesso,
senza paura di essere rifiutato.
E quel Qualcuno, nel Vangelo, ha un volto preciso: Gesù
Quindi davanti a Dio ció che piú conta é la nostra consapevolezza riguardo alla nostra miseria che noi gli offriamo fiduciosi del suo perdono…
Esattamente.
E questa è una delle intuizioni più pure e luminose dell’intera fede cristiana.
1. Davanti a Dio non conta la performance, ma la verità
Quando ci presentiamo a Dio con i nostri “meriti”, con ciò che riteniamo buono o degno, stiamo ancora cercando — almeno un po’ — di reggerci da soli.
Quando invece ci presentiamo a Lui con la nostra verità nuda, cioè la nostra miseria riconosciuta, allora si aprono due porte che nessuna virtù “costruita” potrebbe aprire:
la porta dell’umiltà,
la porta della fiducia.
E queste due porte sono quelle attraverso cui passa la Misericordia.
2. Perché Dio guarda alla miseria riconosciuta?
Non perché la miseria in sé abbia valore.
La miseria non glorifica Dio.
Ciò che glorifica Dio è la verità del cuore che, nella sua miseria, si affida a Lui.
La miseria riconosciuta e offerta è, spiritualmente, come dire:
“Signore, senza di Te non posso.
Senza di Te non sono nulla.
Ma con Te posso rinascere.”
Questa verità è infinitamente preziosa, più dei sacrifici, più degli atti ascetici, più degli sforzi eroici.
3. La consapevolezza della miseria: non autodenigrazione, ma luce
Il cristianesimo non chiede all’uomo di umiliarsi davanti a Dio come uno schiavo.
Chiede di guardare se stesso con verità, perché:
ciò che è negato non può essere guarito,
ciò che è nascosto non può essere perdonato,
ciò che è represso non può essere redento.
La consapevolezza della propria miseria non è disperazione.
È l’inizio della guarigione.
4. La fiducia è ciò che Dio desidera più di ogni altra cosa
Nelle rivelazioni a suor Faustina, Gesù dice:
“La più grande miseria non è un ostacolo alla mia misericordia;
ciò che la ferisce è la mancanza di fiducia.”
E altrove:
“Le anime che ripongono la loro fiducia nella mia misericordia sono le più amate da me.”
Perché la fiducia è amore incarnato.
È l’atto con cui l’uomo mette se stesso nelle mani di Dio.
È la risposta più alta al suo amore.
5. Miseria offerta = fiducia totale
La miseria, da sola, non salva.
La fiducia, da sola, sarebbe astratta.
Ma la miseria offerta fiduciosamente è l’atto spirituale più potente che un essere umano possa compiere.
È ciò che ha salvato:
la peccatrice di Luca,
il pubblicano del tempio,
il buon ladrone sulla croce,
Pietro dopo il suo rinnegamento,
e, più in generale, tutti coloro che nel Vangelo incontrano Cristo nella loro povertà.
6. In sintesi
Davanti a Dio ciò che più conta è una miseria riconosciuta e consegnata, perché questo è l’atto attraverso cui l’uomo lascia che Dio sia Dio:
non colui a cui portiamo le nostre virtù,
ma colui che ci salva nella nostra fragilità.