Pubblicato anche sul Messaggero del 14 gennaio 2015 “Je suis nigerienne”

di Gigi Mestroni

“Je suis Charlie”: almeno due milioni di persone hanno sfilate per le strade di Parigi in nome di questo motto.

Simbolicamente mi unisco alle intenzioni di quella marcia, ma non a quel grido.
Anch’io condanno incondizionatamente la strage, che ha falciato tante vite umane, che ha ucciso esseri umani pensando di uccidere una libertà sacrosanta.

Ma “je ne suis pas Charlie”, perchè – in nome di una piena libertà di critica – non condivido i soggetti, i
contenuti, i programmi di quella rivista.

Perchè pretendere il rispetto per il proprio pensiero sottintende il rispetto per il pensiero dell’altro,
per le sue convinzioni, per il suo Dio.

E questo rispetto Charlie non lo osserva; anzi! E già che mi trovo con la penna in mano, una riflessione sul “peso”, sulla “misura” della morte violenta, egualmente tragica e deprecabile – sempre! – indipendentemente dal numero delle vittime.

Ora, il mondo intero si è scosso e ha reagito in modo assolutamente condivisibile per la ventina di
morti parigini; ma contemporaneamente si è distratto, assopito, dimentico quasi degli oltre
20.000 morti della Nigeria, dove la barbarie di esseri cosiddetti umani non si è astenuta neppure
dall’usare bambine di 10 anni come kamikaze.!

È stata una notizia “semplice”, miscelata ad altre notizie comuni.
Ecco: “je suis nigerienne!

Gigi Mestroni