Viviamo un tempo strano.

Un tempo in cui il sacerdote viene spesso ridotto a un ruolo, criticato come un’istituzione, giudicato per le fragilità degli uomini.
Un tempo in cui alcuni, persino tra i consacrati, si sentono stanchi, soli, scoraggiati.

Eppure… la Chiesa non ha mai smesso di guardare al sacerdozio con stupore.

I santi — che hanno visto più in profondità di noi — parlano del sacerdote con parole che quasi tremano di meraviglia.

San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, diceva:

“Il sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù.”

Non una funzione.
Non un mestiere.
Non un semplice servizio religioso.

Ma l’amore stesso del Cuore di Cristo che continua a battere nel mondo.

E aggiungeva:

“Se comprendessimo bene che cos’è un sacerdote sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore.”

Moriremmo di amore.

Perché attraverso le mani di un uomo, Dio perdona.
Attraverso la voce di un uomo, Dio consacra.
Attraverso il cuore di un uomo, Dio consola.

Il sacerdote è un mistero che supera l’uomo.

San Giovanni Paolo II, che ha vissuto il sacerdozio in mezzo alle persecuzioni e alle sfide del mondo moderno, ricordava:

“Il sacerdote è un uomo scelto fra gli uomini e costituito a favore degli uomini nelle cose che riguardano Dio.”

Scelto fra gli uomini.

Non un angelo.
Non un essere perfetto.
Un uomo.

Con la sua storia, le sue lotte, le sue lacrime.

E proprio per questo, capace di portare davanti a Dio le gioie e le ferite di tutti.

Il sacerdote non si appartiene più.
La sua vita diventa ponte.
Diventa altare.
Diventa offerta.

San Pio da Pietrelcina, che ha consumato la sua esistenza tra confessionale e altare, affermava:

“Il mondo potrebbe stare senza il sole, ma non senza la Santa Messa.”

Parole forti. Esagerate, forse?

Eppure no.

Perché senza l’Eucaristia il mondo perde la sua luce più profonda.
E senza sacerdote non c’è Eucaristia.

Nel silenzio di una chiesa, quando tutto sembra ordinario, accade l’eterno.
Il cielo tocca la terra.
E questo avviene attraverso le mani consacrate di un sacerdote.

Anche quando è stanco.
Anche quando è ferito.
Anche quando non è compreso.

Persino chi non era sacerdote intuiva la grandezza di questo mistero.

Santa Teresa di Gesù Bambino scriveva:

 

“Se fossi sacerdote, con quanto amore tratterei Gesù…”

C’è in queste parole lo stupore di chi comprende che tra le mani del sacerdote si posa Dio stesso.

Ogni giorno.
Ogni Messa.
Ogni ostia consacrata.

Forse abbiamo dimenticato di guardare così il sacerdozio.

Forse lo abbiamo giudicato solo con criteri umani.
Forse abbiamo visto le fragilità — reali — e perso di vista il dono.

Ma Dio continua a chiamare.

Continua a sussurrare nel cuore di alcuni giovani:
“Vieni. Seguimi. DonaMi la tua vita.”

E ogni volta che un uomo risponde “sì”, il mondo riceve una sorgente di grazia.

Il sacerdote non è definito dalle statistiche.
Non è definito dagli scandali.
Non è definito dagli applausi o dalle critiche.

È definito da una chiamata.

Una chiamata che lo rende segno vivo di Cristo Pastore.
Una chiamata che lo configura all’Amore crocifisso.
Una chiamata che lo rende necessario non per potere… ma per salvezza.

Se comprendessimo davvero chi è un sacerdote…

forse torneremmo a pregare per lui,
a sostenerlo,
a custodirlo.

Perché dove c’è un sacerdote fedele,
c’è un cuore che veglia nella notte,
c’è un altare acceso nel silenzio,
c’è una porta sempre aperta verso Dio.

E finché ci sarà anche un solo sacerdote che celebra,
che assolve,
che benedice…

l’amore del Cuore di Cristo continuerà a battere nel mondo.