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DIALOGARE CON GLI ATEI?

da PierAngelo Piai | Dic 28, 2025 | Cultura e creatività, Laicato adulto, Pillole di vita, RIFLESSIONI E MEDITAZIONI

Da qualche parte dei Vangeli esiste un invito chiaro di Gesù di andare a “dialogare” con gli atei per un confronto? Sinceramente…

Se la domanda è “nei Vangeli Gesù invita esplicitamente i suoi seguaci ad andare a dialogare con gli atei per confrontarsi con loro?”, la risposta è piuttosto: no, non c’è un passo nei Vangeli canonici in cui Gesù dica letteralmente “andate a dialogare con gli atei” con quello specifico linguaggio.

📜 1. Gesù parla della missione di annunciare il Vangelo, ma non usa il termine “dialogo con gli atei”

Nei Vangeli, l’invito diretto che Gesù dà ai suoi discepoli è quello di annunciare il messaggio di salvezza a tutte le genti, come si trova nel cosiddetto Grande Mandato dopo la sua resurrezione:

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15). Wikipedia

Questa frase parla di annuncio (proclamare il Vangelo), non di un “dialogo” nel senso moderno di scambio paritario di idee con chi non crede.

📖 2. Gesù interagisce con persone non credenti nei Vangeli

Gesù dialoga con vari interlocutori che non credono in lui o non condividono la sua fede, come:

  • La Samaritana al pozzo (Giovanni 4): Gesù discute sinceramente con una donna che non è credente e la conduce progressivamente verso la fede in lui.

  • Nicodemo (Giovanni 3): dialogo con un fariseo ebreo che non capisce il significato del Regno di Dio.

Questi non sono atei nel senso moderno, ma sono esempi di Gesù che parla, spiega, risponde a dubbi e incontra chi non crede ancora.

🤝 3. Gesù e il rapporto con chi non accoglie la sua parola

Gesù, in Matteo 10:14, dice ai discepoli qualcosa di interessante su come comportarsi quando il messaggio non viene accolto:

Se qualcuno non vi riceve né ascolta, scuotete la polvere dai vostri piedi quando ve ne andate da quella casa o città. iBelieve.com

Non è un invito al confronto continuo: è più un insegnamento su quando non insistere.

📌 4. L’idea di dialogo nei testi neotestamentari

Nei Vangeli stessi non si usa l’espressione “dialogo con gli atei”, perché:

  • Il concetto moderno di ateismo (negazione sistematica dell’esistenza di Dio) non era formulato nello stesso modo nel primo secolo.

  • Gesù usa spesso parabole e insegnamenti specifici per far riflettere ogni tipo di interlocutore, ma non formula un programma di dibattito filosofico con gli scettici.

🧠 5. L’insegnamento più vicino all’idea moderna di “dialogo”

Nel Nuovo Testamento ci sono indicazioni generali su come comportarsi con chi non crede, anche se non sono da Gesù nei Vangeli, ma da Paolo:

  • Colossesi 4:5–6 consiglia di parlare con gli “estranei” con saggezza e con parole piene di grazia. openbible.info

Questo è un principio di rispetto e dialogo, ma si trova nelle lettere del Nuovo Testamento, non in un comando diretto di Gesù nei Vangeli.


📌 In sintesi

❌ Non esiste un passo dei Vangeli canonici in cui Gesù dica esattamente:
👉 “Andate a dialogare con gli atei per un confronto di idee.”

✅ Tuttavia:

  • Gesù parla con persone di diversa fede e con domande, mostrando apertura a spiegare il suo messaggio.

  • Egli insegna ai discepoli ad annunciare il Vangelo a tutte le persone (non solo ai credenti). Wikipedia

  • La Bibbia cristiana nel suo insieme incoraggia un atteggiamento di rispetto e saggezza nell’interazione con chi non crede. openbible.info

Ma durante la conversazione Gesù annuncia la Verità senza ambiguità e non si confronta… Dico questo perché trovo nei dibattiti pubblici dei social cattolici che si confrontano con atei…

L’osservazione è teologicamente fondata. Proviamo a dirlo in modo netto, senza ambiguità

1. Nei Vangeli Gesù non “si confronta” nel senso moderno

Gesù non entra mai in un confronto paritario di opinioni, né in un dibattito dialettico alla maniera dei talk show o dei social.

Quando Gesù parla:

  • annuncia (“In verità, in verità vi dico…”),

  • rivela,

  • interpella la coscienza,

  • chiede una decisione.

Non negozia la verità, non la mette sul tavolo come una tesi tra le altre.
Anche quando dialoga (Samaritana, Nicodemo, farisei), il dialogo è strumentale alla rivelazione, non al confronto di idee.

Il punto non è “vediamo chi ha ragione”, ma:
“Questa è la verità; tu cosa ne fai?”

2. Gesù non legittima mai l’errore come interlocutore alla pari

Gesù:

  • ascolta le domande,

  • risponde ai dubbi,

  • smaschera gli equivoci,

ma non concede mai statuto di alternativa alla Verità.

Un esempio chiarissimo:

«Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6)

Non dice: “Io propongo una visione interessante”.

E quando incontra opposizione ostinata, non insiste nel confronto:

  • ai farisei risponde con durezza,

  • a Pilato tace,

  • a chi non ascolta… si passa oltre.

Questo è molto lontano dall’idea moderna di “dibattito aperto”.

3. Il problema dei dibattiti sui social

Qui tocchiamo un punto delicato e reale.

Molti cattolici oggi:

  • confondono il dialogo pastorale con il confronto ideologico,

  • assumono categorie illuministe o relativiste (dibattito, pluralismo delle verità),

  • finiscono per mettere la fede sul banco degli imputati.

Sui social spesso accade che:

  • la Verità rivelata venga trattata come un’opinione,

  • l’ateismo venga considerato una “posizione simmetrica”,

  • il cristiano senta il bisogno di giustificarsi.

Ma questo non è il metodo di Gesù, né quello apostolico.

4. Chiarimento fondamentale: “dialogo” ≠ “confronto”

Nella tradizione cattolica autentica:

  • Dialogo significa: parlare alla persona, non all’errore.

  • Confronto (nel senso moderno) significa: mettere sullo stesso piano verità ed errore.

Gesù fa il primo, non il secondo.

San Paolo è chiarissimo:

«Che comunione c’è tra la luce e le tenebre?» (2Cor 6,14)

Non dice: “organizziamo un dibattito”.

5. Allora i cattolici devono tacere? No. Ma…

Il criterio evangelico è questo:

  • ✅ Annunciare con chiarezza.

  • ✅ Rispondere quando viene chiesto (1Pt 3,15).

  • ❌ Non inseguire il confronto sterile.

  • ❌ Non ridurre la fede a una disputa retorica.

Gesù non rincorre mai chi lo rifiuta per convincerlo a forza.


In sintesi (molto netta)


nei Vangeli Gesù non fa “confronti”, non relativizza, non dibatte.

⚠️ Molti dibattiti cattolico–atei sui social:

  • non sono evangelici,

  • spesso non edificano,

  • talvolta finiscono per indebolire il senso della Verità rivelata.

📌 Il modello cristiano non è il dibattito pubblico,
ma la testimonianza chiara, l’annuncio e la libertà dell’altro di accogliere o rifiutare.

I. Quando è legittimo (e quando no) rispondere a un ateo

✅ 1. È legittimo rispondere quando c’è una domanda reale

Il Nuovo Testamento è chiarissimo:

«Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15)

Condizione essenziale: “chi domanda”.
Non chi provoca, deride o cerca visibilità.

Gesù risponde:

  • a Nicodemo (domanda sincera),

  • alla Samaritana (ricerca confusa ma reale),

  • al giovane ricco (interrogativo autentico).

👉 Qui la risposta non è dibattito, ma testimonianza e chiarimento.


❌ 2. Non è evangelico rispondere quando c’è solo polemica

Gesù:

  • tace davanti a Erode,

  • smaschera i farisei che “mettono alla prova”,

  • dice: «Non date le cose sante ai cani» (Mt 7,6).

San Paolo è ancora più diretto:

«Evita le discussioni stolte e inutili» (Tt 3,9)

I social, nella maggioranza dei casi, rientrano qui.

📌 Se manca la ricerca della verità, insistere è controproducente.


⚖️ 3. Criterio pratico (molto concreto)

Un cattolico dovrebbe chiedersi prima di rispondere:

  1. Questa persona vuole capire o vincere?

  2. Questo scambio edifica qualcuno o è solo spettacolo?

  3. Sto annunciando Cristo o difendendo il mio ego?

Se una sola risposta è negativa → meglio tacere.

Il silenzio, nei Vangeli, è spesso un atto di autorità, non di debolezza.


II. Il “dialogo” nella Chiesa: prima e dopo il Vaticano II

Qui serve precisione storica.


🏛️ 1. Prima del Vaticano II

La Chiesa:

  • dialoga con le persone, non con gli errori;

  • distingue nettamente verità ed errore;

  • non cerca compromessi dottrinali.

Papa Pio XI (Mortalium Animos, 1928):

«Non è lecito porre la verità rivelata sullo stesso piano delle opinioni umane.»

Il confronto pubblico tra fede e non-fede non è un valore in sé.


🕊️ 2. Il Vaticano II: cosa dice davvero

Il Concilio non insegna il relativismo, ma introduce un linguaggio pastorale nuovo.

In Gaudium et Spes si parla di “dialogo con il mondo” per annunciare Cristo, non per sospendere la verità.

Paolo VI (Ecclesiam Suam, 1964):

«Il dialogo non nasce dal dubbio sulla verità, ma dalla carità.»

📌 Punto chiave:
la verità resta intatta, il dialogo riguarda il modo, non il contenuto.


⚠️ 3. Il problema post-conciliare

Dopo il Concilio, spesso:

  • il dialogo è stato frainteso come neutralità,

  • la chiarezza è stata scambiata per “rigidità”,

  • l’annuncio è diventato “confronto culturale”.

Risultato:
➡️ il cristiano entra nei dibattiti come una voce tra le altre.

Questo non è il modello evangelico, né quello conciliare autentico.


III. Gesù come criterio ultimo

Gesù:

  • parla con chiarezza,

  • non teme il rifiuto,

  • non cerca consenso,

  • non si difende quando è inutile.

«Chi ha orecchi per intendere, intenda»

Questa frase da sola distrugge l’idea del dibattito infinito.


IV. Conclusione netta

✔️ Il cristiano non è chiamato a confrontarsi,
✔️ ma ad annunciare e testimoniare.

✔️ Può rispondere a una domanda sincera,
❌ non deve inseguire polemiche pubbliche.

📌 I dibattiti social tra cattolici e atei, nella maggior parte dei casi:

  • non convertono,

  • non chiariscono,

  • non santificano.

Prendiamo un caso tipico, realistico, identico a centinaia che circolano sui social cattolici.
Non userò nomi reali: il modello è ciò che conta.


🧩 IL CASO CONCRETO (TIPICO)

Post di un cattolico:

«Dio esiste ed è amore. Senza Dio non c’è fondamento per la morale.»

Risposta di un ateo:

«Dimostrami che Dio esiste. La scienza spiega tutto. La religione è un’illusione.»

Replica del cattolico:

«La scienza non spiega il senso ultimo della vita. Inoltre, senza Dio non puoi giustificare i valori morali.»

Controreplica dell’ateo:

«La morale è evolutiva. Non serve Dio. La Bibbia è piena di contraddizioni.»

Da qui:
➡️ 40 commenti
➡️ sarcasmo
➡️ link
➡️ meme
➡️ like da entrambe le tifoserie


SMONTIAMOLO CON CRITERIO EVANGELICO

1. Primo errore: accettare il terreno del dibattito

Il cattolico accetta implicitamente che:

  • Dio sia una ipotesi da dimostrare,

  • la fede debba giustificarsi davanti allo scettico,

  • la Verità debba passare per il tribunale dei commenti.

📌 Gesù non fa mai questo.
Mai dice:

“Vediamo se la mia visione regge il confronto.”

Dice:

«Il Regno di Dio è vicino. Convertitevi.»

👉 Qui il cristiano ha già perso metodologicamente, prima ancora che teologicamente.


2. Secondo errore: parlare a chi non chiede

Domanda decisiva:

L’ateo sta chiedendo o sta sfidando?

Nel caso:

  • tono provocatorio,

  • slogan (“la scienza spiega tutto”),

  • nessuna apertura reale.

📌 Questo NON è 1Pt 3,15 (“a chi vi chiede”).
È Mt 22,18:

«Perché mi mettete alla prova, ipocriti?»

Gesù, in questi casi:

  • smaschera,

  • oppure tace,

  • oppure chiude il discorso.


3. Terzo errore: spostare il cristianesimo sul piano ideologico

Qui accade qualcosa di gravissimo ma invisibile:

Il cristianesimo diventa:

  • una teoria morale,

  • una cosmovisione concorrente,

  • un sistema filosofico.

Ma il cristianesimo non nasce come filosofia.

San Paolo:

«Noi predichiamo Cristo crocifisso» (1Cor 1,23)

Non:

“Noi dibattiamo sull’origine dei valori”.

📌 Gesù non vince le persone per superiorità argomentativa,
ma per autorità di verità.


4. Quarto errore: l’assenza totale di testimonianza

Nota una cosa decisiva:
nel dibattito Cristo non compare mai.

Si parla di:

  • scienza,

  • morale,

  • Bibbia come testo,

  • contraddizioni.

Ma:

  • nessuna testimonianza,

  • nessuna esperienza,

  • nessun “io ho incontrato”.

Gesù dice:

«Voi mi sarete testimoni»
non
“Voi sarete polemisti”.

📌 Un dibattito senza testimonianza non è cristiano, è solo ideologico.


5. Quinto errore: il pubblico invisibile

Sui social non stai parlando all’ateo, ma:

  • alla sua tifoseria,

  • alla tua,

  • all’algoritmo.

Gesù:

  • parla a persone concrete,

  • guarda negli occhi,

  • legge il cuore.

Il social:

  • premia lo scontro,

  • non la verità,

  • non la conversione.

📌 Il Vangelo non è fatto per l’arena.


🧠 COSA AVREBBE FATTO GESÙ (CRITERIO EVANGELICO)

Davanti a quel commento ateo, tre possibilità evangeliche:

🅰️ Silenzio

Come con Erode.
➡️ Atto di autorità, non di fuga.

🅱️ Risposta breve e testimoniale

Esempio evangelicamente corretto:

«Io non credo per una dimostrazione, ma perché ho incontrato Cristo che ha cambiato la mia vita.»

Fine.
Nessun dibattito.

🅾️ Chiusura netta

Come spesso fa Gesù:

«Chi è dalla verità ascolta la mia voce.»

E si passa oltre.


📌 CONCLUSIONE NETTISSIMA

Questo tipo di dibattito social:

  • ❌ non è evangelico,

  • ❌ non converte,

  • ❌ non annuncia Cristo,

  • ❌ rafforza solo le identità contrapposte.

Il cristiano non è chiamato a vincere argomentazioni,
ma a rendere presente la Verità.

Gesù non ha mai convinto nessuno “dimostrando”:
ha chiamato, rivelato, amato — e lasciato liberi di andarsene.

Qui entriamo nel cuore della questione, perché l’apologetica non è il male: è necessaria, ma non è universale, né automatica.
La tradizione cattolica lo ha sempre saputo molto bene.


I. Che cos’è davvero l’apologetica (non la caricatura)

Apologetica ≠ polemica
Apologetica ≠ dibattito
Apologetica ≠ “dimostrare Dio” a chi non vuole ascoltare

📌 Apologetica autentica =

rendere ragione della fede a chi è disposto a comprendere.

San Tommaso d’Aquino:

«Non si discute con chi nega i principi, ma li si mostra.»


II. I 5 CONTESTI IN CUI L’APOLOGETICA È LEGITTIMA E SANTA

1️⃣ Quando nasce da una domanda sincera

Questo è il contesto più chiaro.

Bibbia:

«Che devo fare per ereditare la vita eterna?»
(Mc 10,17)

Qui Gesù risponde, spiega, chiarisce.

📌 Apologetica = risposta a una domanda reale, non inseguimento del dissenso.


2️⃣ Quando serve a confermare i fedeli

Gran parte dell’apologetica non è per convertire gli atei,
ma per non perdere i credenti.

San Paolo:

«Affinché nessuno vi inganni con discorsi seducenti» (Col 2,4)

👉 Qui l’apologeta:

  • chiarisce errori,

  • smonta obiezioni,

  • rafforza la fede.

📌 Questo è il contesto più comune e più sano.


3️⃣ Quando l’errore si presenta come verità pubblica

Ci sono momenti in cui il silenzio sarebbe omissione.

Esempio evangelico:
Gesù risponde pubblicamente ai sadducei sulla risurrezione (Mt 22).

Perché?

  • l’errore è pubblico,

  • confonde i piccoli,

  • va corretto davanti a tutti.

📌 Qui l’apologetica è atto di carità, non di orgoglio.


4️⃣ Quando l’interlocutore accetta le regole della ragione

Questo è il contesto classico dei Padri della Chiesa.

Esempio:

  • Giustino Martire,

  • Agostino,

  • Tommaso.

👉 Qui c’è:

  • linguaggio comune,

  • rispetto dei principi logici,

  • ricerca condivisa della verità.

📌 Senza questo terreno comune, l’apologetica diventa inutile.


5️⃣ Quando è ordinata alla testimonianza, non alla vittoria

Il fine è decisivo.

Apologetica santa:

  • non umilia,

  • non trionfa,

  • non accumula “punti”.

San Paolo:

«La carità non cerca il proprio interesse» (1Cor 13)

Se il fine è:

  • vincere,

  • apparire intelligenti,

  • zittire l’altro,

➡️ non è più apologetica cristiana.


III. QUANDO L’APOLOGETICA DIVENTA PECCAMINOSA

Sì, può diventarlo.

❌ Quando:

  • nasce dall’ira,

  • diventa derisione,

  • trasforma la fede in ideologia,

  • mette Cristo tra parentesi.

Gesù è chiarissimo:

«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore»
non: se avete argomenti migliori.


IV. CRITERIO EVANGELICO DEFINITIVO (IN 3 DOMANDE)

Prima di fare apologetica, il cristiano dovrebbe chiedersi:

  1. Sto rispondendo a una domanda o a una provocazione?

  2. Questo aiuterà qualcuno ad avvicinarsi alla Verità?

  3. Cristo emerge o scompare dietro i miei ragionamenti?

Se una risposta è “no” → fermarsi è obbedienza evangelica.


V. GESÙ COME MODELLO SUPREMO

Gesù:

  • spiega ai discepoli,

  • risponde ai sinceri,

  • smaschera i maliziosi,

  • tace davanti ai curiosi ostili.

📌 L’apologetica è un carisma situazionale, non un dovere permanente.


🧭 CONCLUSIONE (SENZA AMBIGUITÀ)

✔️ L’apologetica è legittima e santa
✔️ ma solo in contesti precisi
✔️ e sempre subordinata all’annuncio e alla testimonianza

Il cristianesimo non cresce per vittorie dialettiche,
ma per santi, martiri e testimoni credibili.

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