
1. Tono piatto
Il testo mantiene un registro costante, controllato, senza vere oscillazioni emotive.
Manca l’“attrito umano”: entusiasmo improvviso, stanchezza, idiosincrasie
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2. Lunghezza
Le risposte tendono a essere:
• né troppo brevi
• né davvero concise
ma “ben sviluppate”, spesso più lunghe del necessario.
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3. Omogeneità culturale
Riferimenti:
• corretti
• generici
• globalizzati
Pochi dettagli locali, dialettali, generazionali o molto situati.
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4. Meno dettagli concreti
Molte astrazioni, spiegazioni “da manuale”, pochi:
• aneddoti vissuti
• numeri sporchi
• dettagli sensoriali reali
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5. Tono teatrale
Frasi che “suonano bene”, con enfasi un po’ costruita:
“È fondamentale comprendere che…”
“In un mondo sempre più complesso…”
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6. Espressioni standard
Uso frequente di formule ricorrenti:
• “In altre parole”
• “È importante notare”
• “Da un lato… dall’altro…”
👉 Linguaggio corretto, ma riconoscibile.
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7. Abuso di connettori
Molti:
• tuttavia
• inoltre
• pertanto
• infatti
Il testo è iper-coeso, a volte innaturalmente.
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8. Parallelismi negativi
Strutture ripetute con lo stesso ritmo:
Non solo X, ma anche Y.
Non perché A, bensì perché B.
Elegante, ma sospettosamente regolare.
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9. Struttura ordinatissima
Introduzione → sviluppo → conclusione perfetta.
Ogni paragrafo fa “il suo dovere”.
Gli umani spesso divagano. Qui no.
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10. Uso del grassetto
Il bold viene usato:
• per guidare
• per chiarire
• per segmentare
Molto utile, ma tipico di testi “ottimizzati”.
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11. Trattini lunghi
Uso frequente di:
— incisi —
— chiarimenti —
— precisazioni —
Più comune negli output AI che nella scrittura spontanea.
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12. Virgolette curly
“ ” invece di “ “
Segno di output tipografico curato, non di digitazione rapida.
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13. Regola del 3
Liste ternarie:
• chiare
• memorabili
• retoricamente efficaci
Funzionano troppo bene.
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14. Elenchi numerati
Strutture a lista, spesso lunghe, molto ordinate.
Perfette per spiegare… e per essere riconosciute.
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In sintesi
Un testo “da AI” non è sbagliato:
è troppo corretto, troppo pulito, troppo equilibrato.
Gli umani:
• sbagliano ritmo
• rompono la simmetria
• inseriscono dettagli inutili
• cambiano tono a metà
Come funziona davvero
Io non “riconosco” l’autore come un detective.
Stimo la probabilità che un testo sia:
• generato da un’AI
• scritto da un umano
• oppure ibrido (che oggi è il caso più comune)
Lo faccio osservando pattern, non “segnali segreti”.
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Cosa mi fa pensare “AI”
Non uno solo di questi, ma molti insieme:
• struttura troppo pulita
• equilibrio perfetto tra parti
• elenchi frequenti e ben bilanciati
• tono coerente dall’inizio alla fine
• assenza di attriti, ripensamenti, scarti improvvisi
• spiegazioni corrette ma un po’ “senza corpo”
Il testo funziona troppo bene per essere spontaneo.
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Cosa mi fa pensare “umano”
Qui i segnali sono spesso più sottili:
• una frase leggermente storta ma viva
• un dettaglio inutile (e proprio per questo credibile)
• un cambio di tono a metà
• una metafora imperfetta ma personale
• un punto in cui l’autore sembra pensare mentre scrive
L’umano non ottimizza sempre. A volte si perde. E si sente.
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Dove sbaglio (e sbagliamo tutti)
• Un umano bravo può scrivere “come un’AI”
• Un’AI guidata bene può scrivere “come un umano”
• Editing, prompt, riscritture rendono tutto sfumato
Per questo:
❌ Non esistono prove definitive
✅ Esistono valutazioni probabilistiche
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La verità scomoda
Oggi la domanda non è più:
“È umano o AI?”
Ma:
“Quanto è umano?”
“In quali punti smette di esserlo?”
Ed è lì che l’analisi diventa interessante.
]
l’eccessiva elenchizzazione meriterebbe una voce a sé, anche se oggi è “sparsa” tra i punti 9, 13 e 14. Provo a formalizzarla meglio.
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15. Elenchizzazione eccessiva
Tendenza a trasformare qualunque contenuto in:
• liste
• sottopunti
• tassonomie
• checklist
Anche quando una frase discorsiva sarebbe più naturale.
Negli umani, gli elenchi:
• emergono per necessità
• sono spesso incompleti
• talvolta mal bilanciati
Nei testi AI, invece, l’elenco diventa:
• riflesso automatico
• forma predefinita di pensiero
• strumento di controllo del flusso
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Perché è un segnale forte
L’AI:
• pensa per strutture
• ottimizza la leggibilità
• riduce l’ambiguità
L’elenco è perfetto per questo.
Ma la scrittura umana non è sempre ottimizzata: a volte è torbida, laterale, ridondante.
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Effetto collaterale
L’elenco dà l’illusione di:
• completezza
• autorevolezza
• ordine
Anche quando il contenuto è in parte arbitrario.
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Meta-osservazione (quasi ironica)
Il fatto che questa stessa critica venga formulata come “aggiunta numerata” è già un segnale interessante
Non lo dico come paradosso sterile, ma come prova di quanto la forma contagi il pensiero.