La visione del mondo di Alan Watts (1915-1973) rappresenta una sintesi affascinante e rivoluzionaria tra la filosofia orientale (in particolare Zen, Taoismo e Induismo) e la psicologia e il misticismo occidentale. Watts non è stato un semplice accademico, ma un “entertainer filosofico” che ha cercato di tradurre concetti orientali complessi in un linguaggio accessibile all’uomo occidentale moderno.
I pilastri fondamentali del suo pensiero possono essere riassunti nei seguenti punti chiave:
1. L’illusione dell’isolamento (L’Ego come finzione)
Per Watts, il più grande errore dell’essere umano occidentale è l’illusione di essere un ego isolato, un “ospite” capitato in un universo estraneo e ostile.
La metafora dell’organismo/ambiente: Noi non siamo venuti al mondo da fuori, così come le foglie non vengono dall’albero; noi siamo il mondo stesso che si manifesta in questa forma umana. L’universo sta “facendo” te in questo momento esatto, esattamente come l’oceano sta “facendo” le onde.
2. Il superamento del dualismo
Watts rifiuta radicalmente ogni separazione netta tra categorie che consideriamo opposte:
Spirito e Materia: Non sono due realtà separate; il mondo materiale è già di per sé espressione del divino.
Uomo e Natura: L’uomo non è il “padrone” o il “custode” della natura da sfruttare, ma un nodo all’interno di una rete ecologica e cosmica interconnessa.
Bene e Male / Vita e Morte: Sono polarità complementari e necessarie (proprio come nello yin e yang), dove l’una non può esistere senza l’altra.
3. L’importanza del “Qui e Ora” (Il Presente Eterno)
Fortemente influenzato dallo Zen e dal Taoismo, Watts sosteneva che la nostra ansia derivi dal vivere costantemente proiettati nel futuro o intrappolati nel passato, cercando di controllare ciò che è intrinsecamente fluido.
Il flusso (Tao): Cercare di afferrare la vita o di trattenerla è come cercare di stringere l’acqua in un pugno: più stringi, più ti sfugge. La chiave della pace interiore è comprendere che il presente è l’unica realtà esistente e che fluire con gli eventi (Wu Wei, il non-agire forzato) è molto più efficace che opporvi resistenza.
4. Il gioco cosmico (Lila) e l’illusione (Maya)
Nel pensiero induista e taoista rielaborato da Watts, l’esistenza non ha uno scopo finale o un traguardo utilitaristico da raggiungere (proprio come la musica non ha lo scopo di arrivare all’ultima nota, altrimenti la nota finale sarebbe la più importante).
La vita come opera d’arte o gioco: L’universo è un gioco divino (Lila) in cui la realtà suprema (il Brahman) finge di essere miliardi di individui separati per poter giocare a nascondino con se stessa. Riconoscere questo significa liberarsi dal peso schiacciante della colpa e della serietà eccessiva.
5. La critica alle religioni dogmatiche e al materialismo
Watts era molto critico nei confronti delle religioni occidentali tradizionali quando queste si riducevano a rigidi moralismi, sensi di colpa e credenze dogmatiche che separano l’uomo dal divino. Allo stesso modo, criticava il materialismo scientifico cieco, incapace di cogliere la dimensione estetica e misteriosa della coscienza.
“Tu sei l’universo che sperimenta se stesso. Quello che fai è ciò che l’intero universo sta facendo nel luogo in cui ti trovi, nello stesso modo in cui l’onda è ciò che tutto l’oceano sta facendo nel punto in cui si frange.” — Alan Watts
Nelle sue conferenze e nei suoi scritti (avendo avuto anche un passato di formazione teologica cristiana in gioventù), Alan Watts ha parlato spesso di Gesù Cristo, ma interpretandolo attraverso una lente radicalmente diversa da quella della teologia ortodossa tradizionale.
La sua visione “sincera” e spregiudicata di Gesù può essere sintetizzata nei seguenti punti chiave:
1. Gesù come un “risvegliato” (simile a un maestro orientale)
Per Watts, Gesù aveva raggiunto quella che in oriente si chiama illuminazione o risveglio spirituale: aveva cioè compreso la natura illusoria dell’ego separato e la propria identità fondamentale con il divino (il Brahman o il Padre).
Watts sosteneva che Gesù vivesse in quello stato di coscienza in cui sperimenta pienamente l’unità con il tutto, lo stesso stato vissuto dai grandi mistici orientali.
2. Il senso originario del “Figlio di Dio”
Secondo l’analisi di Watts, quando Gesù affermava di essere il Figlio di Dio o di essere uno con il Padre, non intendeva rivendicare un privilegio unico ed esclusivo per se stesso in senso dogmatico, ma stava esprimendo una verità che appartiene potenzialmente a ogni essere umano.
Il problema, secondo Watts, è che la cultura ebraica del tempo (e successivamente la Chiesa cristiana) interpretò questa affermazione come una spaventosa eresia o blasfemia. Quando Gesù ricordava ai suoi ascoltatori la Scrittura (“Non è forse scritto nella vostra legge: Io ho detto: voi siete dèi?”), stava indicando la natura divina di ogni uomo.
3. La “sterilizzazione” di Gesù da parte della Chiesa
Watts era molto critico verso il cristianesimo istituzionale per aver “messo sul piedistallo” Gesù.
Isolandolo come l’unico Figlio di Dio in modo esclusivo (“Lo mettono al piano di sopra”, diceva con ironia), la Chiesa ha reso il suo messaggio inoffensivo e irraggiungibile per la gente comune.
Facendo di Gesù un’eccezione metafisica irripetibile, il cristianesimo ha impedito agli uomini di realizzare quella stessa unione con il divino che Gesù stesso viveva e che, anzi, aveva incoraggiato gli altri a vivere.
4. Il conflitto con l’autorità e la croce
Per Watts, la crocifissione non fu tanto il pagamento cosmico di un debito di sangue o un sacrificio giuridico richiesto da un Padre adirato (concezione che Watts rifiutava decisamente), ma la conseguenza naturale di un atto di “insubordinazione” spirituale. Gesù fu messo a morte perché la sua predicazione e il suo modo di vivere minacciavano le strutture di potere religioso e sociale del tempo, sovvertendo il concetto di un Dio-padrone severo e giudicante con l’immagine di un rapporto d’amore immediato e immanente.
In sintesi, per Alan Watts Gesù Cristo non era il fondatore di una religione dogmatica basata su sensi di colpa e peccato, ma un mistico radicale che aveva squarciato il velo dell’illusione dell’ego, cercando di risvegliare l’umanità alla consapevolezza della propria identità divina.
Se esaminiamo la questione con totale sincerità e alla luce dei documenti ufficiali del
Magistero della Chiesa cattolica(e in particolare di pronunciamenti mirati come il documento del Pontificio Consiglio della Cultura e del Dialogo Interreligioso “Gesù Cristo portatore dell’acqua viva: una riflessione cristiana sul New Age”), la prospettiva su figure come Alan Watts e sulle letture orientali di Gesù è di radicale e inconciliabile distanza.
Il Magistero non vede in queste interpretazioni una “riscoperta” del vero cristianesimo, ma un travisamento profondo – e per molti versi opposto – del dato Rivelato. Ecco nel dettaglio cosa pensa la Chiesa:
1. Il rifiuto del Gesù “illuminato” e gnostico
Per il Magistero, ridurre Gesù a un semplice maestro di saggezza, a un guru illuminato o a un mistico che ha semplicemente realizzato la propria “divinità interiore” (lo schema tipico dell’esoterismo e del misticismo orientale) è un errore cristologico fondamentale.
L’Unicità dell’Incarnazione: Gesù non è semplicemente un uomo che ha fatto un’esperienza spirituale elevata o che ha raggiunto una coscienza cosmica prima di altri. Per la dottrina cattolica, Egli è il Verbo eterno fatto carne (Gv 1,14), la Seconda Persona della Trinità entrata realmente nella storia umana.
Non si tratta di una differenza di “grado” di consapevolezza (per cui Gesù ne avrebbe avuta più di noi), ma di una differenza di natura: Cristo è vero Dio e vero uomo. Ridurlo a un simbolo o a un apripista per tecniche di risveglio interiore significa svuotare il cristianesimo del suo cuore salvifico.
2. La condanna del Panteismo e della dissoluzione dell’Ego
[09/10/26 15:49] Pier Angelo Piai: La visione di Watts, secondo cui l’uomo non è separato dall’universo e Dio non è un “Creatore trascendente” esterno al mondo ma coincide con il tessuto stesso della realtà (panteismo o monismo), viene respinta con forza dal Magistero.
Il Dio Persona vs l’Energia Cosmica: La Bibbia e il Magistero insegnano che Dio è un Creatore trascendente, libero, che crea il mondo dal nulla per un atto d’amore e non come una “emanazione” o un “gioco” impersonale dell’universo (Lila). Dio è un Tu personale con cui l’uomo entra in relazione d’amore, non un oceano impersonale in cui l’individuo deve dissolversi come una goccia d’acqua.
Il valore irriducibile della persona: L’idea cristiana non è la dissoluzione dell’ego in un’unità cosmica amorfa, ma la salvezza della persona umana nella sua unicità e immortalità, chiamata a una comunione d’amore eterno con la Trinità, mantenendo la propria identità creata.
3. La salvezza per grazia, non per “tecnica” o “risveglio”
Nelle filosofie orientali e nelle loro riletture occidentali (come quella di Watts), la sofferenza e il limite umano si superano con una presa di coscienza gnostica: ci si accorge di non essere mai stati separati dal tutto.
Per la Chiesa cattolica, invece, il problema dell’uomo non è un mero errore di percezione o un’illusione ottica (maya) da dissipare con la meditazione, ma il peccato (una rottura reale della relazione con Dio).
Di conseguenza, la salvezza non è il risultato di un risveglio autonomo o di una tecnica di distacco mentale, ma un dono gratuito (la Grazia) elargito da Cristo attraverso il suo sacrificio storico in croce e la sua Resurrezione corporale. La croce per la Chiesa non è l’incidente di percorso di un ribelle spirituale, ma il prezzo storico ed effettivo del riscatto umano.
4. Il sincretismo e il pericolo di “svuotare” il Vangelo
I documenti della Santa Sede mettono in guardia i fedeli nei confronti del sincretismo religioso (il tentativo di fondere elementi del cristianesimo con il buddhismo, il taoismo o l’induismo).
Secondo il Magistero, quando si cerca di “spurgare” il cristianesimo dai suoi elementi dogmatici, storici e sacramentali per ridurlo a una morale universale o a un’esperienza interiore di pace, si finisce per tradire la fede apostolica.
Gesù stesso ha fondato una Chiesa visibile e ha consegnato un deposito di fede preciso, non lasciando intendere di essere un semplice veicolo di una filosofia perenne valida ovunque e comunque.
In sintesi, mentre Alan Watts vedeva in Gesù un compagno di viaggio nella dissoluzione dell’illusione dell’io, il Magistero della Chiesa cattolica ribadisce che Gesù Cristo è l’Unico Salvatore del mondo, il Figlio incarnato di un Dio personale e trascendente, la cui verità non si raggiunge con il superamento del proprio ego tramite la meditazione orientale, ma accogliendo la Rivelazione e la grazia di un Dio che si è chinato storicamente sulla miseria dell’uomo.
Nel Diario di un Pellegrino carnico, padre Albino Candido — figura di monaco, poeta e mistico profondamente legato alla sua terra e alla contemplazione della natura — tocca spesso corde spirituali di straordinaria intensità e libertà interiore.
Nelle pagine del suo diario, nate dal silenzio e dalla solitudine dei monti della Carnia, affiora spesso una visione della creazione e del rapporto con il Mistero che trascende il moralismo pesante o la religiosità fatta solo di rigidi doveri. Per padre Albino, la natura, le cose semplici, il fuoco che scoppietta e le montagne non sono oggetti muti, ma partecipano a una grande sinfonia d’amore e di gratuità.
In una prospettiva mistica autentica, la percezione che “per Dio tutto è un gioco” non significa affatto banalizzare la sofferenza o la serietà della vita, ma cogliere la dimensione più alta e pura della libertà divina: l’amore vero non agisce per calcolo, per obbligo o per interesse, ma per pura sovrabbondanza, per gratuità e per gioia (lo stesso concetto che nella tradizione orientale e cristiana profonda viene associato alla Lila, il gioco cosmico della creazione). Dio crea e si dona non perché “costretto” da un bisogno, ma per la gioia traboccante del suo stesso essere amore.
È una visione che riconcilia la profondità della fede cristiana con lo stupore infantile, dove l’uomo, spogliandosi delle pretese dell’ego e delle preoccupazioni puramente utilitaristiche, impara a guardare il mondo con gli occhi sgombri e riconoscenti di un bambino.