Come può il cristiano distinguere ciò che viene da Dio da ciò che appartiene soltanto alla mentalità dell’uomo, alla propria sensibilità o alle trasformazioni della storia?

1. La Bibbia: intelligenza e Spirito

La Bibbia non è un libro che si oppone all’intelligenza, ma un libro che chiede all’intelligenza di essere illuminata dalla fede.

La Bibbia può essere studiata, analizzata, confrontata storicamente e letterariamente. Ma, per il credente, tutto questo non è ancora sufficiente. La Scrittura contiene una Parola che supera l’autore umano e che continua a parlare all’uomo di ogni epoca. Per questo occorre chiedere allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente.

Ma proprio qui nasce una seconda esigenza: non basta dire «lo Spirito Santo mi fa capire che…». Il discernimento cristiano non può diventare semplicemente una convinzione personale. La Scrittura deve essere letta nella continuità della fede della Chiesa, della Tradizione e del suo insegnamento.

Lo Spirito Santo, infatti, non dovrebbe essere invocato per sostituire la Chiesa, ma per comprendere più profondamente ciò che Dio ha affidato alla Chiesa.

Questa ultima frase, secondo me, è particolarmente importante perché evita un rischio: il soggettivismo religioso.

 


2. La Chiesa: divina nella sua origine, umana nei suoi membri

Questa domanda

«La Chiesa è fondata da Cristo, ma è fatta di uomini. Dopo duemila anni, cosa cambia?»

permette di arrivare a una distinzione fondamentale:

cambia moltissimo la forma storica della Chiesa; non cambia Cristo.

Qui inserirei proprio la frase di Ebrei 13,8:

«Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre.» (Ebrei 13,8)

Duemila anni di storia hanno portato alla Chiesa culture diverse, linguaggi diversi, forme liturgiche diverse, istituzioni, strutture, teologie, abitudini e persino errori degli uomini di Chiesa. La Chiesa vive nella storia e quindi inevitabilmente risente della storia.

Ma proprio per questo il cristiano deve imparare a distinguere Cristo dalla fragilità degli uomini che lo rappresentano.

Se guardassimo soltanto alle debolezze dei cristiani, potremmo arrivare alla conclusione che il Vangelo ha fallito. Ma il Vangelo non coincide con la perfezione morale dei suoi ministri. Gli Apostoli stessi non erano uomini senza difetti: eppure Cristo affidò proprio a loro la missione di annunciare il Vangelo.

E qui c’è una bellissima conseguenza spirituale:

la santità della Chiesa non significa che tutti i suoi membri siano santi; significa che Cristo continua ad agire nella Chiesa nonostante la debolezza dei suoi membri.

È quasi il paradosso della Chiesa: un tesoro divino portato dentro vasi umani.


3. Lo Spirito Santo e i «segni dei tempi»

Il discernimento non serve soltanto a capire la Bibbia o a giudicare ciò che accade dentro la Chiesa. Serve anche a capire il mondo nel quale Dio ci ha collocati.

Gesù stesso rimprovera agli uomini di saper interpretare i fenomeni meteorologici ma di non saper «discernere i segni dei tempi».

E allora:

Ogni epoca presenta problemi nuovi. Cambiano la società, la famiglia, la tecnologia, il modo di comunicare, il rapporto tra uomo e donna, il lavoro, la medicina, la scienza, l’intelligenza artificiale, il modo di concepire la libertà e persino il modo di concepire l’uomo.

Il cristiano non può semplicemente dire: «Un tempo era così, dunque deve essere sempre così». Ma non può neppure dire: «Il mondo è cambiato, dunque tutto ciò che è nuovo è automaticamente buono».

Qui entra in gioco il discernimento.

Lo Spirito Santo non ci viene dato per farci avere paura del mondo, né per farci accettare ingenuamente tutto ciò che il mondo propone. Ci viene dato per aiutarci a riconoscere, dentro il cambiamento, ciò che conduce verso Dio e ciò che invece allontana da Lui.


Conclusione in tre domande

Le tre tematiche possono così diventare quasi tre livelli del discernimento cristiano:

1. Davanti alla Parola:
«Signore, fammi comprendere ciò che leggo.»

2. Davanti alla Chiesa:
«Signore, aiutami a distinguere ciò che appartiene a Cristo dalla fragilità degli uomini.»

3. Davanti al mondo:
«Signore, fammi riconoscere ciò che, nei cambiamenti del nostro tempo, viene incontro alla verità e ciò che invece me ne allontana.»

Ecco una considerazione che mi sembra molto adatta al modo di affrontare questi argomenti:

Il vero discernimento cristiano non consiste nel diventare sospettosi di tutto, né nel credere a tutto. Consiste nell’imparare a vedere con gli occhi della fede.

Per questo abbiamo bisogno dello Spirito Santo: perché possiamo avere cultura, esperienza, intelligenza e buona volontà, ma vedere correttamente non significa ancora vedere secondo Dio.