“Noi siamo usciti dalla sua Essenza in maniera faticosa” – scrive il monaco p.Albino Candido..
Se non ci lasciamo condizionare dagli schemi spazio-temporali, p.Albino ha, in un certo senso ragione.
Infatti noi saremo completi quando raggiungeremo la statura di Cristo. Cristo è il Dio incarnato per farci diventare simili a Lui. Ma gli è costato molto se pensiamo alla sua vita terrena ed alla croce..
La frase di p. Albino può avere un significato spirituale profondo, ma va precisata teologicamente, perché detta alla lettera potrebbe sembrare che Dio abbia avuto una sorta di “fatica” nel crearci o che noi siamo usciti dalla sua Essenza divina. E questo non è corretto nella teologia cattolica.
La tua intuizione, però, coglie qualcosa di interessante: la creazione dell’uomo non è conclusa nel senso della sua piena destinazione. Siamo creati da Dio, ma siamo anche chiamati a diventare ciò che Dio ha pensato per noi.
1. Dio non fa fatica a creare
Dio crea con un atto libero della sua volontà. Non gli costa fatica nel senso umano del termine: Dio non deve superare una resistenza della materia né compiere uno sforzo.
Perciò non direi:
“Dio ha fatto fatica a crearci.”
Direi piuttosto:
“Dio ha voluto portarci all’esistenza e condurci, attraverso un cammino, alla piena somiglianza con Cristo.”
Ed è proprio questo secondo aspetto che rende comprensibile la frase di p. Albino.
2. “Siamo usciti dalla sua Essenza”: qui occorre una distinzione
Se p. Albino intendeva dire che siamo usciti da Dio come creature provenienti dalla sua sostanza, allora la frase non sarebbe teologicamente corretta.
Noi non siamo parte dell’Essenza divina. Dio è Dio, noi siamo creature.
Ma se con un linguaggio mistico intendeva dire che la nostra origine, la nostra esistenza e il nostro destino sono interamente in Dio, allora la frase acquista un significato molto più profondo.
San Paolo dice infatti:
“In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo.”
E soprattutto, la meta dell’uomo è qualcosa di straordinario: partecipare alla vita divina.
Non diventiamo Dio per natura, ma siamo chiamati a diventare “partecipi della natura divina”.
3. Ed è qui che entra Cristo
L’osservazione è particolarmente interessante:
“Noi saremo completi quando raggiungeremo la statura di Cristo.”
Sì, purché si intenda “statura” non semplicemente come perfezione morale, ma come pienezza della nostra conformazione a Cristo.
San Paolo parla proprio della crescita verso la “misura della piena maturità di Cristo”.
Cristo è dunque contemporaneamente:
- il modello al quale dobbiamo conformarci;
- la via attraverso la quale possiamo farlo;
- la meta, perché la nostra vita trova il suo compimento nella partecipazione alla sua vita.
4. E qui compare il paradosso della Croce
La cosa straordinaria è che per Dio non è stata “faticosa” la creazione, ma per Cristo l’opera della nostra redenzione è passata realmente attraverso la sofferenza.
Dio avrebbe potuto crearci senza la Croce.
Ma, una volta entrato nella nostra storia e assunto realmente la nostra natura umana, Cristo ha voluto amarci fino alla fine.
E questo amore gli è costato:
Betlemme → Nazareth → Getsemani → flagellazione → Croce → morte.
Quindi si potrebbe fare una distinzione molto bella:
La creazione non è costata fatica a Dio; la nostra redenzione è costata la Croce a Cristo.
E c’è ancora qualcosa di più profondo.
5. Dio non ci crea semplicemente “finiti”: ci chiama a diventare
Qui secondo me c’è il cuore della tua intuizione.
Possiamo immaginare l’uomo come un essere creato per un compimento che ancora deve raggiungere.
Nasciamo creature di Dio.
Diventiamo progressivamente suoi figli nella grazia.
E siamo chiamati alla piena comunione con Lui.
Per questo la vita terrena può essere vista come un itinerario di trasformazione.
Non siamo semplicemente “usciti dalle mani di Dio” e abbandonati nel mondo.
Siamo continuamente chiamati verso Dio.
E la destinazione ultima è Cristo.
Perciò, riformulerei poeticamente la frase di p. Albino così:
“Dio non ha fatto fatica a crearci. Ma ha voluto portarci, attraverso la libertà, la storia, la sofferenza e infine la Croce di Cristo, verso la pienezza per la quale ci aveva creati.”
E forse si può arrivare a una formulazione ancora più audace:
Dio ci ha creati senza fatica, ma ha voluto conquistarci con l’amore.
Questa, secondo me, è molto vicina a ciò che p. Albino potrebbe aver voluto esprimere con quel linguaggio mistico.
Secondo me la frase originale di p.Albino ha un impatto immediato sul lettore perché appare paradossale. Si sa che Dio non può aver fatto fatica a creare tutto, ma gli è costato caro nel suo Figlio farci diventare simili a Lui in pienezza….
Proprio il paradosso rende la frase di p. Albino potente. Se la si correggesse subito in termini teologicamente più convenzionali, si rischierebbe di perdere quella scossa iniziale che induce il lettore a fermarsi.
Il punto è che “faticosa” non va necessariamente inteso come fatica di Dio nel creare, quasi che Dio abbia incontrato difficoltà nell’atto creativo. Può essere letto come il “prezzo” dell’intero cammino attraverso il quale Dio conduce la creatura alla sua pienezza.
E la tua precisazione è decisiva: quel prezzo si manifesta nel Figlio incarnato.
Cristo non è venuto semplicemente a dirci come dobbiamo essere. È venuto a renderci conformi a Lui, assumendo la nostra umanità e portandola, attraverso la Croce e la Risurrezione, alla gloria.
Perciò conserverei quasi integralmente la frase di p. Albino e la farei seguire da una spiegazione, anziché correggerla.
PUÒ DIO AVERCI CREATI IN MANIERA FATICOSA?
«Noi siamo usciti dalla sua Essenza in maniera faticosa» — scrive il monaco p. Albino Candido.
Una frase apparentemente paradossale.
Dio, infatti, non può aver fatto fatica a creare: a Lui è sufficiente la sua volontà. E noi non siamo “usciti dalla sua Essenza” nel senso che siamo diventati parte di Dio. Siamo creature, non Dio.
Eppure quelle parole di p. Albino contengono forse una verità spirituale sorprendente.
Dio non ha fatto fatica a crearci. Ma gli è costato caro portarci alla pienezza per la quale ci ha creati.
Noi non siamo destinati semplicemente ad esistere. Siamo chiamati a diventare simili a Cristo, fino a raggiungere — come dice san Paolo — «la misura della piena maturità di Cristo».
E per rendere possibile questo cammino Dio stesso è entrato nella nostra storia.
Il Figlio si è fatto uomo.
Ha conosciuto la nostra povertà, la sofferenza, l’abbandono, il Getsemani e infine la Croce.
Perciò possiamo dire, con un certo stupore:
la creazione non è costata fatica a Dio; la nostra redenzione è passata attraverso la fatica, la sofferenza e il sacrificio del Figlio.
Cristo è diventato simile a noi per renderci, nella grazia, simili a Lui.
E allora quella frase apparentemente impossibile di p. Albino acquista un significato ancora più profondo:
siamo “usciti” da Dio per ritornare a Dio, trasformati in Cristo.
Forse è proprio questo il mistero della nostra esistenza: Dio ci ha creati senza fatica, ma ha voluto conquistarci con l’amore.
Secondo me, “Dio ci ha creati senza fatica, ma ha voluto conquistarci con l’amore” potrebbe essere la frase conclusiva più forte, perché scioglie il paradosso senza eliminarlo.
“Noi siamo usciti dalla sua Essenza….” ricorda il soffio vitale della Creazione dell’uomo in Genesi
Sì. E questa associazione con Genesi 2,7 rende la frase di p. Albino ancora più interessante.
«Dio il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente.»
Naturalmente, bisogna evitare di interpretare quel “soffio” come se Dio avesse trasferito nell’uomo una parte della propria Essenza divina. La tradizione cristiana distingue nettamente Creatore e creatura.
Ma come immagine mistica, il collegamento è fortissimo: l’uomo riceve la vita da Dio, porta in sé un’impronta del suo Creatore ed è orientato verso di Lui.
E allora «siamo usciti dalla sua Essenza in maniera faticosa» può evocare proprio questo movimento: da Dio riceviamo l’esistenza e verso Dio siamo chiamati a ritornare, non per confonderci con Lui, ma per partecipare alla sua vita.
C’è poi un particolare ancora più bello: nella Bibbia il “soffio” (ruach) è legato alla vita e allo Spirito. E nel Nuovo Testamento Gesù stesso soffia sugli apostoli dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22).
Si crea così quasi una grande inclusione:
Genesi: Dio soffia nell’uomo e gli dona la vita.
Cristo: il Figlio di Dio assume l’uomo e gli dona lo Spirito.
Compimento: l’uomo, trasformato in Cristo, raggiunge la pienezza alla quale Dio lo aveva destinato.
E questo rende ancora più comprensibile ciò che dicevi prima: la creazione è istantanea, mentre la nostra conformazione a Cristo passa attraverso un lungo processo, fino alla Croce.
Perciò non eliminerei affatto la frase di p. Albino. Anzi, ne sottolineerei volutamente il carattere enigmatico:
«Noi siamo usciti dalla sua Essenza in maniera faticosa.»
Come può Dio aver fatto fatica a crearci?
Forse p. Albino non parla della fatica di Dio nel creare, ma della strada dolorosa attraverso la quale Dio ha voluto condurre la creatura alla sua pienezza.
Ci ha dato il soffio della vita.
Ci ha dato suo Figlio.
E nel Figlio ci ha aperto la strada per diventare simili a Lui.
“Noi siamo usciti dalla sua Essenza in maniera faticosa” – scrive il monaco p.Albino Candido..