È vero che la lingua italiana è la quarta più studiata al mondo?

Sì, è un’informazione che viene spesso citata e che trova riscontro in diversi rapporti di istituzioni culturali e diplomatiche (come il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale).

Storicamente e in base a diverse rilevazioni globali, l’italiano si colloca stabilmente tra le lingue più apprese come lingua straniera a livello planetario, spesso posizionandosi subito dopo colossi come inglese, spagnolo e cinese (precedendo altre lingue tradizionali come il francese o il tedesco).

Tecnica della Scuola

 

Ecco alcuni dettagli importanti per capire meglio questo primato:

  • Non per numero di parlanti nativi: Se guardiamo a chi parla l’italiano come madrelingua o al totale dei parlanti, la posizione cambia drasticamente (l’italiano si attesta intorno al ventesimo posto nel mondo). Il primato riguarda esclusivamente lo studio volontario come lingua straniera.

    Il Fatto Quotidiano

     

  • Le motivazioni principali: A spingere milioni di studenti stranieri a scegliere l’italiano non sono tanto ragioni di geopolitica o di grande commercio internazionale, quanto il fascino culturale: l’arte, la storia, la musica lirica, il design, la moda, la cucina e lo stile di vita italiano (Made in Italy).

  • La fonte dei dati: Questa classifica poggia sui dati raccolti periodicamente dai report di enti come gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo e sui censimenti dei corsi di lingua attivati all’estero.

Quanti stanno studiando attualmente la lingua italiana?

In base ai report ufficiali e alle rilevazioni diffuse dal Ministero degli Affari Esteri e dagli istituti culturali, le stime oscillano stabilmente tra i 2 e i oltre 3 milioni di studenti nel mondo (con picchi censiti storicamente intorno ai 2,1 milioni nei sistemi scolastici e universitari ufficiali di oltre 100 Paesi).

Tuttavia, calcolare il numero esatto in tempo reale è complesso per diversi motivi:

  • I canali di studio sono molteplici: Oltre ai corsi tradizionali inseriti nei programmi scolastici o universitari statali (che coprono più della metà degli studenti), c’è una vasta platea che studia l’italiano presso le scuole private, i corsi associativi, le sedi degli Istituti Italiani di Cultura in tutto il mondo e le piattaforme di apprendimento online o le app digitali.

  • Dove si concentrano: La domanda è particolarmente forte in Europa e nelle Americhe, ma negli ultimi anni si registra una crescita costante anche in aree come l’Asia (in particolare in Paesi come la Cina) e l’Australia, spinta soprattutto dall’interesse per l’università, l’alta formazione artistica/musicale e il lavoro.

Se si considerano anche milioni di autodidatti che utilizzano applicazioni e corsi digitali senza essere iscritti a un percorso formale, la cifra reale delle persone impegnate a imparare l’italiano a qualsiasi livello è probabilmente ancora più alta.

La diffusione dello studio della lingua italiana nel mondo vede protagonisti alcuni Paesi e aree geografiche ben precisi, guidati da fattori storici, culturali, di vicinanza o legati alle grandi comunità di origine italiana.

 

La mappa globale dello studio dell’italiano si articola principalmente in queste aree:

1. L’Europa (Il motore principale)

L’Europa è in assoluto il continente in cui l’italiano registra il numero più alto di studenti, grazie alla vicinanza geografica, agli scambi comunitari e ai profondi legami storici.

AGI

 

  • Germania e Francia: Sono storicamente i due Paesi in cui si studia di più l’italiano a livello scolastico e universitario. In Germania, in particolare, la lingua di Dante occupa stabilmente il primo posto tra le lingue straniere opzionali in molte regioni scolastiche.

    AGI

     

  • Paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica: Nazioni come l’Albania, la Slovenia, la Croazia ma anche la Polonia e la Romania mostrano tassi di interesse altissimi. Nel caso di Albania, Slovenia e Croazia incidono fortemente la vicinanza geografica, le minoranze storiche e la forte esposizione ai media e alla televisione italiana.

  • Svizzera e Regno Unito: La Svizzera (avendo anche una Svizzera italiana) vive l’italiano come una delle sue lingue nazionali, mentre nel Regno Unito l’italiano è una scelta molto popolare nelle università e nei corsi di perfezionamento culturale.

2. Le Americhe (Tradizione e radici)

Nelle Americhe la spinta allo studio dell’italiano è alimentata in gran parte dalla massiccia emigrazione del passato e dal conseguente legame identitario degli italo-discendenti, oltre che dal forte apprezzamento per la cultura.

  • Stati Uniti e Canada: L’italiano è una delle lingue straniere più insegnate nelle high school e nei college universitari. Molti studenti lo scelgono per motivi di eredità culturale o per passione verso l’arte e la gastronomia.

    Scuola Romit

     

  • America Latina (in particolare Argentina e Brasile): La presenza di milioni di discendenti di italiani rende questi Paesi estremamente ricchi di associazioni, scuole paritarie e Istituti Italiani di Cultura (Buenos Aires, ad esempio, vanta una delle richieste di corsi di italiano più alte al mondo).

3. L’Asia e l’Oceania (I mercati in crescita)

Anche se storicamente marginali rispetto all’Europa, queste aree stanno registrando i trend di crescita più interessanti.

  • Australia: Ha una comunità italo-australiana radicata e l’italiano è stato per decenni una delle lingue comunitarie e straniere più studiate nei curricula scolastici statali.

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  • Asia (Cina, Giappone, Corea del Sud): Negli ultimi anni si osserva un boom notevole, soprattutto in Cina. Qui la spinta arriva dai numerosi accordi di interscambio universitario (come i progetti Marco Polo e Turandot), che permettono agli studenti cinesi di prepararsi in patria per poi venire a studiare design, moda, ingegneria e conservatoria in Italia.

Come funzionano i progetti che portano gli studenti stranieri a studiare in Italia?

I programmi di scambio universitario e i progetti governativi dedicati agli studenti stranieri — tra cui i celebri Marco Polo (per le università) e Turandot (per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica – AFAM) — sono canali istituzionali pensati per permettere agli studenti internazionali di studiare in Italia.

In particolare, i progetti Marco Polo e Turandot (rivolti storicamente agli studenti cinesi) offrono un percorso strutturato che unisce lo studio intensivo della lingua in patria all’iscrizione diretta in un ateneo italiano.

Il funzionamento di questi percorsi prevede generalmente le seguenti fasi:

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Fase 1: Studio della lingua nel Paese d’origine
Il primo passo fondamentale prima di partire

Gli studenti iniziano a studiare l’italiano nel proprio Paese d’origine, frequentando corsi intensivi riconosciuti (spesso presso gli Istituti Italiani di Cultura o enti convenzionati) per raggiungere il livello di competenza richiesto (di solito B1 o B2).

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Fase 2: Pre-iscrizione consolare
La scelta del corso di laurea e dell’ateneo

Tramite le rappresentanze diplomatiche (ambasciate e consolati) e i portali ministeriali dedicati, lo studente effettua la pre-iscrizione online scegliendo l’università o l’istituto AFAM (conservatori, accademie di belle arti) di proprio interesse.

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Fase 3: Il corso intensivo in Italia
Un periodo di immersione linguistica e culturale

Una volta arrivati in Italia prima dell’inizio dell’anno accademico ufficiale, gli studenti frequentano ulteriori mesi di corsi di lingua intensiva direttamente nelle università o nelle scuole convenzionate italiane, per perfezionare la conoscenza della terminologia accademica e quotidiana.

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Fase 4: Immatricolazione e avvio degli studi
L’ingresso ufficiale nel sistema universitario

Superati i test linguistici finali del corso di preparazione, gli studenti si immatricolano a tutti gli effetti nell’università o nell’istituto scelto, seguendo gli stessi corsi e sostenendo gli stessi esami degli studenti italiani.

Oltre a questi programmi specifici, esistono ovviamente i canali tradizionali (come il programma Erasmus+ per gli studenti europei o gli accordi di scambio bilaterali tra singoli atenei) che consentono a migliaia di studenti da tutto il mondo di trascorrere un semestre o un anno accademico in Italia.

Quale è il grado di difficoltà di apprendimento della lingua italiana dei diversi stranieri che la studiano

Il grado di difficoltà nell’apprendere l’italiano varia in modo sensibile a seconda della lingua madre e del sistema linguistico di provenienza dello studente.

Nelle classifiche internazionali ufficiali (come quelle del Foreign Service Institute americano), l’italiano viene inserito nel primo livello di difficoltà (Category I) per i madrelingua inglesi, stimando circa 600-750 ore di studio intensivo per raggiungere una buona padronanza professionale. Tuttavia, l’esperienza cambia radicalmente a seconda dei gruppi di provenienza:

1. I più avvantaggiati: Parlanti di lingue romanze (Spagnolo, Francese, Portoghese, Reno-romanico)

Per chi parla già un’altra lingua neolatina, l’italiano è considerato molto accessibile.

Langmitra

 

  • Perché: Condividono gran parte del lessico (molte parole sono quasi identiche), la struttura di base delle frasi, l’origine dei verbi e una simile impostazione della fonetica.

     

  • Ostacoli minori: Qualche falso amico (parole che sembrano uguali ma hanno significati diversi) e la gestione delle doppie consonanti o delle preposizioni articolate, che in altre lingue romanze non esistono nella stessa forma.

     

2. Difficoltà moderata: Parlanti di lingue germaniche (Inglese, Tedesco, Olandese)

Per gli anglofoni o i germanofoni l’italiano è “facile a metà”: la grammatica richiede uno sforzo notevole, ma il fascino e la regolarità della lingua aiutano.

  • I vantaggi: L’alfabeto latino è lo stesso, il lessico colto e scientifico è largamente condiviso (grazie alle radici latine e greche) e la pronuncia è quasi interamente fonetica (si legge come si scrive).

     

  • Le difficoltà principali:

     

    • Il sistema dei verbi (coniugazioni complesse, ausiliari essere/avere, e soprattutto l’uso frequente del congiuntivo, quasi assente o rigido in inglese).

    • Il genere grammaticale (maschile e femminile) e le eccezioni nei plurali (es. il dito / le dita).

       

    • Le preposizioni articolate (nel, sullo, degli), che mettono a dura prova chi parla inglese.

       

3. Grande impegno: Parlanti di lingue slave (Russo, Polacco, Croato, Serbo, ecc.)

Le tue lezioni

Per gli studenti provenienti dall’area slava, l’italiano presenta sfide strutturali notevoli, pur beneficiando di una forte esposizione culturale.

Langmitra

 

  • I vantaggi: La fonetica aperta e l’uso di un alfabeto latino facilitano la lettura rispetto ad altre lingue.

     

  • Le difficoltà principali: Le lingue slave usano sistemi di casi molto complessi ma non possiedono gli articoli determinativi e indeterminativi (il, un), che in italiano sono invece fondamentali e ovunque. Anche l’uso dei tempi passati (passato prossimo vs passato remoto) e la costruzione della frase richiedono un adattamento mentale profondo.

     

4. Il livello di sfida più alto: Parlanti di lingue asiatiche (Cinese, Giapponese, Coreano, Arabo)

Per gli studenti asiatici o mediorientali, l’italiano rappresenta un salto linguistico e culturale totale.

  • Le difficoltà principali:

     

    • La distanza tipologica radicale: strutture grammaticali, ordine delle parole e logica della frase sono completamente differenti.

    • Per i cinesi, ad esempio, passare da una lingua tonale e priva di coniugazioni verbali a una lingua flessibile come l’italiano — in cui ogni verbo cambia desinenza a seconda di persona, tempo e modo — richiede un enorme sforzo di memorizzazione logica.

       

    • L’apparato fonetico: suoni come le doppie consonanti (fetto vs fetto no, palla vs pala) o determinati gruppi consonantici richiedono un lungo addestramento della muscolatura facciale e delle corde vocali.

Nonostante alcune complessità grammaticali (come i verbi irregolari o le preposizioni), l’italiano gode quasi ovunque di una fama di lingua “cantabile” e intuitiva nella pronuncia, il che riduce la frustrazione iniziale dello studente rispetto ad altre lingue più ostiche dal punto di vista grafico.

Quali sono gli errori grammaticali più comuni commessi dagli stranieri che studiano l’italiano?

Quando gli studenti stranieri imparano l’italiano, tendono a compiere errori ricorrenti. Questi scivoloni variano in parte a seconda della lingua madre, ma alcuni ostacoli grammaticali mettono in difficoltà quasi tutti, indipendentemente dalla provenienza.

I principali errori grammaticali commessi da chi studia l’italiano riguardano le seguenti aree:

1. L’uso scorretto del Congiuntivo

Il congiuntivo è il terrore di quasi tutti gli studenti stranieri, soprattutto per chi viene da Paesi anglosassoni o germanici dove i modi verbali subordinati sono molto più limitati o rigidi.

  • L’errore tipico: Sostituire il congiuntivo con l’indicativo dopo verbi di opinione, dubbio o desiderio (es. “Penso che è vero” invece di “Penso che sia vero”).

  • Perché accade: Nella lingua parlata informale si tende a semplificare, ma la grammatica italiana richiede rigore in molte subordinate.

2. La confusione tra Passato Prossimo e Passato Remoto (e la scelta dell’ausiliare)

La gestione dei tempi passati e dei verbi ausiliari (essere o avere) è una delle fonti di errore più frequenti.

  • L’errore tipico: Sbagliare l’ausiliare con i verbi intransitivi o di movimento (es. “Ho andato a casa” invece di “Sono andato a casa”), oppure usare il passato remoto al posto del passato prossimo (o viceversa), non cogliendo la sfumatura geografica o temporale.

  • Perché accade: In molte lingue (come l’inglese o lo spagnolo) si usa un unico ausiliare equivalente ad avere, oppure i confini tra passato prossimo e remoto seguono logiche diverse (in alcune regioni d’Italia il passato remoto è diffusissimo nel parlato, in altre quasi scomparso).

3. L’accordo e l’uso delle Preposizioni Articolate

Le preposizioni semplici (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra) fondendosi con gli articoli determinativi formano le preposizioni articolate (del, nello, alla, sui, ecc.), che non esistono in molte altre lingue.

  • L’errore tipico: Dimenticare la fusione o sbagliare il genere/numero (es. “Vado in ufficio del mio capo” invece di *”Vado *nell’ufficio del mio capo”, o confondere a con in nei nomi di città e nazioni).

  • Perché accade: Chi parla inglese o lingue slave tende a tradurre letteralmente la preposizione semplice senza unire l’articolo, oppure fatica a memorizzare la reggenza dei verbi (es. pensare a vs pensare di).

4. Il genere dei nomi e l’accordo degli aggettivi

Il maschile e il femminile in italiano riguardano non solo le persone, ma ogni singolo oggetto (il tavolo, la sedia).

  • L’errore tipico: Sbagliare il genere di un sostantivo e, di conseguenza, accordare male l’articolo o l’aggettivo (es. “Una problema importante” anziché “Un problema importante”, oppure terminazioni errate come “le mano” invece di “le mani”).

  • Perché accade: Molti stranieri fanno affidamento sulla desinenza in -o (maschile) o -a (femminile), andando in crisi con le eccezioni (parole che finiscono in -e o che derivano dal greco come problema, che è maschile).

5. La posizione dei pronomi atoni (Clitici)

I pronomi come mi, ti, lo, la, ci, vi, li, ne si posizionano solitamente prima del verbo coniugato, ma ci sono regole complesse quando ci sono più verbi o nei tempi composti.

  • L’errore tipico: Sbagliare l’ordine o attaccare il pronome nel punto sbagliato (es. “Ho visto ti” invece di “Ti ho visto”).

Quali sono i modi migliori per superare questi ostacoli quando si studia l’italiano?

Superare gli ostacoli grammaticali e strutturali dell’italiano richiede un mix di metodo, esposizione costante e strategie pratiche. Quando ci si scontra con scogli come il congiuntivo, le preposizioni o l’ausiliare corretto, i metodi più efficaci per interiorizzare la lingua senza subire la frustrazione della teoria pura comprendono:

1. Pratica attiva e “Shadowing” per la fonetica e l’istinto

Invece di studiare solo le regole a memoria, l’orecchio deve abituarsi alle sonorità italiane.

  • La tecnica dello Shadowing: Ascoltare un madrelingua (tramite podcast, video o dialoghi) e ripetere ad alta voce quasi in contemporanea, cercando di imitare non solo le parole ma il ritmo, le doppie consonanti e l’intonazione.

  • Esposizione mirata: Circondarsi di italiano quotidiano commisurato al proprio livello: serie TV con i sottotitoli in italiano (non nella propria lingua madre), canzoni leggendo il testo, e podcast lenti per studenti (come Coffee Break Italian o News in Slow Italian).

2. Studio per blocchi (Frasi fisse e “Chunks”) anziché singole parole

Gli studenti spesso imparano i verbi isolati, ma l’italiano vive di reggenze fisse (verbo + preposizione).

  • Imparare i pacchetti linguistici: Invece di memorizzare che la preposizione di pensare è a, conviene memorizzare direttamente la frase intera: “Pensare a qualcuno” o “Ho bisogno di…”. In questo modo, quando si parla, la preposizione esce in modo automatico senza dover calcolare la regola grammaticale in tempo reale.

3. Scrittura guidata e correzione attiva

La grammatica si fissa con la produzione scritta, dove il cervello ha il tempo di riflettere.

  • Diario personale o interazione online: Scrivere brevi testi quotidiani (anche solo 5 righe su cosa si è fatto durante il giorno) e farli correggere da un madrelingua o tramite piattaforme di scambio linguistico (come Tandem o HelloTalk). Analizzare i propri errori ricorrenti (il famoso “quaderno degli errori”) è il modo più rapido per eliminarli.

4. Uso di strumenti digitali e gamification

Le app non bastano da sole per diventare fluidi, ma sono eccellenti per automatizzare i meccanismi ripetitivi.

  • Flashcard intelligenti (Anki): Ottime per memorizzare i generi dei sostantivi irregolari (es. il problema / i problemi) o i verbi irregolari e le loro coniugazioni attraverso la ripetizione dilazionata.

  • Chatbot e assistenti vocali: Fare pratica dialogando in italiano con un’intelligenza artificiale, chiedendole esplicitamente di correggere gli errori di grammatica o di sintassi in tempo reale.

5. Immersione e tolleranza dell’errore

  • Accettare di sbagliare: La paura di usare male il congiuntivo o di sbagliare il maschile/femminile blocca la parlata. Gli italiani capiscono benissimo il senso anche in presenza di un errore grammaticale; l’obiettivo primario della lingua resta la comunicazione. Parlare molto, anche commettendo scivoloni, sblocca la fluidità molto più del silenzio prudente.

 Alcuni dei migliori podcast o risorse online gratuite per imparare l’italiano

Esistono moltissime risorse online gratuite e podcast pensati appositamente per chi studia l’italiano, dai livelli principianti fino a quelli più avanzati. Scegliere gli strumenti giusti aiuta a migliorare l’ascolto, la comprensione e il lessico in modo naturale e divertente.

I migliori canali e materiali gratuiti si dividono tra podcast e piattaforme digitali:

1. I migliori Podcast gratuiti per l’ascolto

Ascoltare l’italiano parlato regolarmente è fondamentale per abituare l’orecchio alla pronuncia e al ritmo della lingua.

  • Coffee Break Italian (Radio Lingua Network): Ideale per chi parte da zero o ha un livello base. Le lezioni spiegano la grammatica e i modi di dire in modo graduale, alternando spiegazioni in inglese a dialoghi in italiano.

  • News in Slow Italian: Perfetto per chi ha un livello intermedio. Offre notizie di attualità, cultura e costume lette a una velocità moderata e naturale, accompagnate da trascrizioni complete.

  • Easy Italian (di Easy Languages): Disponibile sia come podcast che come canale YouTube. Registra conversazioni reali per strada con madrelingua italiani, mostrando la lingua viva, colloquiale e informale, con sottotitoli in italiano e inglese.

  • Italiano Bello (di Irene): Un podcast eccellente per scoprire espressioni idiomatiche, particolarità grammaticali e curiosità culturali spiegate con un italiano chiaro e accessibile.

2. Risorse e siti web per la grammatica e la lettura

  • Il portale di Rai Cultura (Lingua Italiana): Gestito dalla RAI in collaborazione con importanti enti linguistici, offre una miniera di video, lezioni di approfondimento, rubriche sulla grammatica e test gratuiti.

  • Loescher Editore (Area Italiano per Stranieri): Mette a disposizione gratuitamente centinaia di materiali didattici, letture graduate, esercizi di grammatica e schede suddivise per livello (da A1 a C2 del Quadro Comune Europeo).

  • Università per Stranieri di Siena / Perugia: Spesso offrono risorse aperte, test di autovalutazione e materiali di supporto per chi si prepara alle certificazioni linguistiche (come CILS o CELI).

3. Canali YouTube per l’immersione visiva

  • Learn Italian with Lucrezia: Uno dei canali più amati al mondo per studiare l’italiano. Lucrezia offre lezioni di grammatica, vlog sulla vita in Italia, consigli di lettura e video pensati per ogni livello di apprendimento.

  • Italy Made Easy (di Stefano Lodolo): Ottime lezioni di grammatica spiegate con precisione, pronuncia e trucchi pratici per evitare gli errori più comuni commessi dagli stranieri.

 

 

 

Quali sono i giudizi o luoghi comuni più conosciuti da parte degli stranieri sulla lingua italiana? (sonorità, scorrevolezza,fluidità,armonia ecc)

I giudizi e i luoghi comuni sulla lingua italiana da parte degli stranieri sono storicamente legati a una percezione fortemente estetica e sensoriale. Fin dal Rinascimento, e poi con il Grand Tour e l’affermazione del melodramma, l’italiano si è guadagnato una reputazione precisa nell’immaginario collettivo globale.

I giudizi più diffusi e conosciuti si concentrano su vari aspetti:

1. La “cantabilità” e la fonetica (Il mito della musica)

Il luogo comune più famoso in assoluto è che l’italiano sembri sempre una canzone.

  • Il giudizio: Per un orecchio straniero (soprattutto anglofono o germanofono), la struttura fonetica dell’italiano ha una dolcezza e una musicalità uniche.

  • Perché nasce: Quasi tutte le parole italiane finiscono per vocale (struttura detta sillaba aperta), il che elimina i suoni aspri o tronchi tipici di altre lingue e crea un flusso sonoro continuo, ritmato e privo di “silenzi” o interruzioni brusche.

2. La scorrevolezza e la fluidità (“La lingua scorre come l’acqua”)

Spesso gli stranieri descrivono l’italiano come una lingua fluida e scivolosa.

  • Il giudizio: Si ha l’impressione che le parole si fondano l’una nell’altra senza sforzo.

  • Perché nasce: Oltre alla terminazione in vocale, l’uso frequente di fenomeni come l’elisione (es. l’amico anziché lo amico) o il raddoppiamento fonosintattico fa sì che la frase si muova in modo molto legato, quasi cantilenato, dando l’impressione di una cascata di suoni armoniosi.

3. L’armonia visiva e la simmetria

Non riguarda solo l’ascolto, ma anche l’aspetto scritto e la grafia.

  • Il giudizio: L’italiano è considerato una lingua visivamente elegante, ordinata e “pulita”.

  • Perché nasce: L’alfabeto latino utilizzato senza eccessi di segni diacritici complessi, l’equilibrio tra consonanti e vocali e la regolarità della struttura visiva delle parole (spesso percepite come speculari o simmetriche) colpiscono molto chi proviene da sistemi di scrittura ideografici o con ortografie meno fonetiche (come l’inglese).

4. La vicinanza tra la lingua scritta e la lingua parlata (Trasparenza fonetica)

Un altro giudizio molto comune riguarda la semplicità di lettura.

  • Il giudizio: “Si legge esattamente come si scrive”.

  • Perché nasce: A differenza dell’inglese o del francese — dove tra come si scrive una parola e come si pronuncia c’è spesso un abisso — l’italiano vanta una corrispondenza quasi perfetta tra grafema e fonema. Questo fa sentire gli stranieri rassicurati fin dalle prime letture ad alta voce.

Il rovescio della medaglia: i cliché ironici

Accanto ai giudizi di pura lode estetica, nell’immaginario pop globale (specialmente nei Paesi anglosassoni) l’italiano si porta dietro anche alcuni stereotipi legati alla gestualità e all’espressività:

  • La lingua “parlata con le mani”: Spesso si associa l’italiano a una comunicazione in cui i gesti delle mani sono indispensabili quanto le parole per comprendere il senso emotivo del discorso.

  • L’eccesso di enfasi: Viene percepita come una lingua intrinsecamente drammatica, passionale e teatrale, dove anche una conversazione quotidiana al supermercato sembra interpretata da un attore d’opera.