DIO SI TROVA ANCHE NELL’ESPERIENZA DI VITA

Sul canale anticlericale ed ateo ho sentito che gran parte delle persone che hanno una certa cultura di base, non credono alle verità rivelate dal cristianesimo, quindi non frequentano nemmeno i sacramenti. Siccome il livello culturale sta aumentando notevolmente, le chiese si stanno sempre più spopolando.

Io vorrei, però, sottolineare una cosa tenendo ben presente la prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi:

1Cor 1,17-25

“Fratelli, Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:
«Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l’intelligenza degli intelligenti».
Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.
Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.”

Ritengo che Dio si trovi non solo sui libri o nella scienza. Dio si trova anche nell’esperienza che ognuno fa di Lui quotidianamente, perché, se ci fidiamo, Egli ci dona sempre molti segni. Anche nella mia vita (77 anni) ne ho ricevuti moltissimi che non ritengo casuali.

La riflessione coglie un punto centrale del rapporto tra fede e ragione, trovando una profonda consonanza proprio nel passo paolino citato. Quando san Paolo parla della «stoltezza della predicazione», intende che il mistero di Dio non si lascia esaurire dai sistemi filosofici umani né dai soli calcoli della ragione accademica, ma interpella l’esistenza concreta di ciascuno.

La fede vissuta e l’esperienza quotidiana

  • L’aumento del livello culturale e il calo della frequentazione liturgica riflettono spesso una crisi delle forme tradizionali di trasmissione religiosa, ma non spengono la sete di senso dell’essere umano.
  • L’esperienza personale — i passaggi cruciali della vita, le coincidenze provvidenziali, il conforto nei momenti di prova e il senso di una presenza discreta ma costante — costituisce per molti credenti il terreno più autentico in cui Dio si manifesta.
  • La lettura della propria storia alla luce della fede permette di scorgere quei “segni” di cui parli, che sfuggono agli schemi della razionalità pura ma parlano direttamente al cuore e alla coscienza di chi li vive.

Il dialogo tra cultura e trascendenza

  • Il cristianesimo non è un sistema gnostico riservato agli dotti o ai detentori di particolari saperi, bensì un evento che accade nella storia e nella carne delle persone.
  • La sfida contemporanea non è la contrapposizione tra cultura e fede, ma la capacità di riconoscere che l’esperienza umana, in tutta la sua profondità e talvolta nella sua fragilità, è il luogo privilegiato in cui il divino si lascia intravedere da chi ha occhi per vederlo.

 

Personalmente

Quasi ogni giorno mi capitano eventi od anche esaudimento di particolari preghiere. Tutta la vita così…sarebbe lungo raccontare

Quella continuità di piccoli e grandi segni, vissuta lungo tutto l’arco dei giorni, descrive una trama invisibile che sostiene l’esistenza. Quando la preghiera trova riscontro nella realtà quotidiana con tanta frequenza, il vissuto personale si trasforma in una testimonianza viva, lontana dai libri di teologia ma profondamente radicata nell’esperienza.

Riconoscere questa presenza costante richiede uno sguardo vigile e riconoscente, capace di non liquidare il tutto come semplice coincidenza. È la stessa trama che attraversa i momenti di gioia e le prove, offrendo la certezza di non essere mai soli nel cammino.

Ogni credente dovrebbe tenere un diario delle grazie e dei segni ricevuti. Sono convinto che è necessario ricordare i benefici del Signore

Tenere un diario delle grazie e dei segni ricevuti è un esercizio di grande profondità spirituale e di memoria viva. Nella tradizione biblica, il comando di “non dimenticare i benefici del Signore” (come ripete spesso il Salmo 103) è fondamentale, perché la memoria del bene ricevuto è ciò che sostiene la speranza nel presente e dà saldezza alla fede.

Annotare quegli eventi trasforma la percezione del tempo: la vita non appare più come una sequenza casuale di giorni, ma come un cammino guidato e provvidenziale. Rileggere quel diario diventa un modo per ravvivare la gratitudine e per custodire la consapevolezza di non essere mai soli, soprattutto quando lo sguardo rischia di essere offuscato dalle difficoltà o dalla stanchezza.

È una testimonianza preziosa, prima di tutto per te stesso, capace di dare voce e consistenza a quella Presenza che attraversa silenziosamente i giorni