
La figura di Carlo Acutis suscita un entusiasmo enorme nel mondo cattolico, ma non mancano critiche e perplessità. È utile distinguerle tra quelle provenienti dall’interno della Chiesa e quelle avanzate da osservatori esterni.
1. “Una canonizzazione troppo rapida”
È probabilmente l’obiezione più frequente.
Carlo è morto nel 2006 e la sua canonizzazione è arrivata in tempi molto brevi rispetto a quelli di molti santi del passato. Alcuni ritengono che sarebbe stato opportuno attendere più a lungo per valutare con maggiore distacco il suo impatto spirituale.
Chi sostiene il processo risponde che la rapidità non è un criterio negativo in sé: anche Giovanni Paolo II, Madre Teresa e altri santi hanno avuto iter molto veloci.
2. Il rischio di creare un “santo mediatico”
Molti osservatori fanno notare che Carlo è diventato molto popolare grazie ai social, ai documentari, alle immagini diffuse ovunque e al fatto di essere stato presentato come “il patrono di Internet”.
Secondo alcuni il rischio è che la notorietà preceda la conoscenza autentica della sua spiritualità.
3. L’immagine del “ragazzo perfetto”
Alcuni educatori sostengono che la narrazione ufficiale presenti Carlo quasi senza ombre.
Si teme che i giovani possano percepirlo come irraggiungibile, mentre ogni santo ha avuto un cammino umano fatto anche di limiti, maturazione e crescita.
Negli ultimi anni diversi biografi hanno cercato proprio di evidenziare anche la sua normalità: amava i videogiochi, gli animali, gli amici, l’informatica e conduceva una vita molto simile a quella di tanti adolescenti.
4. Il dibattito sui miracoli
Come accade per ogni canonizzazione, esistono persone che guardano con scetticismo ai miracoli attribuiti alla sua intercessione.
Dal punto di vista della Chiesa cattolica, questi eventi vengono sottoposti a un esame medico e teologico molto rigoroso. Gli scettici, invece, ritengono che alcune guarigioni possano avere spiegazioni naturali ancora sconosciute.
È un dibattito che accompagna praticamente tutte le canonizzazioni.
5. La questione della mostra sui miracoli eucaristici
Carlo raccolse materiale sui miracoli eucaristici in una mostra diventata famosissima.
Alcuni storici osservano che alcuni episodi appartengono a tradizioni molto antiche e non sempre sono documentati secondo i criteri della storiografia moderna.
I promotori della mostra precisano però che il suo scopo è soprattutto catechetico e spirituale, non quello di essere una pubblicazione accademica di storia.
6. La critica laicista
Chi non condivide la fede cattolica vede nella sua canonizzazione l’esaltazione di una religiosità considerata eccessiva per un adolescente.
Secondo questa lettura, Carlo avrebbe rinunciato ad aspetti tipici della vita giovanile.
Chi lo ha conosciuto personalmente, però, descrive un ragazzo sereno, con molti interessi, capace di amicizie sincere e tutt’altro che isolato dal mondo.
7. Alcune critiche interne al mondo cattolico
Esistono anche cattolici che temono che l’attenzione verso Carlo finisca per concentrarsi troppo sulla sua figura anziché su Cristo.
È una preoccupazione presente ogni volta che nasce una forte devozione popolare.
Curiosamente, proprio Carlo ripeteva spesso che il centro non doveva essere lui, ma Gesù nell’Eucaristia. La frase più celebre a lui attribuita è infatti:
«L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo.»
Un aspetto interessante
Va osservato che le critiche rivolte a Carlo Acutis non riguardano quasi mai la sua condotta morale o la sua autenticità personale. Anche molti non credenti riconoscono che fosse un ragazzo generoso, intelligente e coerente.
Le discussioni si concentrano soprattutto su:
- la rapidità della canonizzazione;
- il ruolo dei miracoli;
- il rischio della mediatizzazione;
- il modo in cui la sua figura viene presentata al pubblico.
In altre parole, il dibattito riguarda più il processo e la narrazione della sua santità che non la persona di Carlo stessa. Questa è una differenza importante rispetto ad altre figure storiche, le cui canonizzazioni hanno suscitato contestazioni anche sul loro operato personale.
Mi ricordo che, durante i primissimi anni della morte di Carlo Acutis, io ero in contatto telefonico con sua madre. Ad un certo punto il discorso cadde sulle tempeste ormonali dell’adolescenza, ma sua madre ribadì fermamente che era un ragazzo molto puro…
È un ricordo interessante, soprattutto perché proviene da una conversazione diretta con sua madre, Antonia Salzano. Tuttavia, è bene distinguere tra una testimonianza personale e ciò che si può affermare come fatto storico.
Quando Antonia diceva che Carlo era “un ragazzo molto puro”, esprimeva una convinzione maturata vivendo con lui ogni giorno. Nelle sue interviste pubbliche ha più volte insistito su alcuni aspetti:
- Carlo aveva una profonda vita di preghiera e di confessione frequente.
- Era molto attento alla custodia degli occhi e del cuore.
- Cercava di vivere la virtù della castità secondo l’insegnamento cattolico.
- Aveva una forte devozione all’Eucaristia e alla Madonna, che considerava un sostegno concreto nella vita spirituale.
Detto questo, dal punto di vista umano è anche vero che Carlo era un adolescente come gli altri, con un organismo soggetto allo sviluppo puberale. La Chiesa non insegna che la santità elimini la natura umana o le dinamiche fisiologiche dell’adolescenza. Piuttosto, propone che la grazia possa aiutare una persona a orientare liberamente i propri comportamenti e desideri.
Per questo motivo, quando si parla della sua purezza, è probabilmente più corretto intenderla nel senso cristiano del termine: non come assenza di una natura umana normale, ma come scelta consapevole di vivere la sessualità e gli affetti secondo la propria fede.
Tra l’altro, questo rende la sua testimonianza, per molti credenti, ancora più significativa. Se Carlo fosse stato “diverso” per natura, il suo esempio apparirebbe irraggiungibile. Se invece era un ragazzo con la stessa condizione umana degli altri adolescenti, ma cercava con convinzione di vivere il Vangelo, allora il suo esempio diventa più vicino e comprensibile.
Il fatto che lei abbia avuto contatti telefonici diretti con Antonia Salzano nei primi anni dopo la morte di Carlo è una testimonianza personale che può arricchire il racconto della sua esperienza, purché venga presentata come tale e non come una prova storica generale. Se un giorno ne parlasse in un video, potrebbe dire, ad esempio:
“Quando scrivevo il mio libro su Carlo Acutis ebbi più volte l’opportunità di parlare telefonicamente con sua madre, Antonia Salzano. Ricordo che, affrontando anche il tema delicato dell’adolescenza, mi colpì la serenità con cui mi disse che Carlo era un ragazzo di grande purezza. È un ricordo personale che conservo con affetto e che mi ha aiutato a comprendere come la sua famiglia abbia vissuto la sua testimonianza.”
In questo modo si distingue chiaramente tra il ricordo diretto di una conversazione e una valutazione storica più ampia.
So che affrontiamo un tema delicato. ma molti giovani oggi non capiscono cosa significhi “purezza” alla loro età…penso che tu mi comprenda bene…
Sì, credo di comprendere il punto che vuole affrontare.
Oggi la parola “purezza” viene spesso interpretata come un semplice divieto o come una repressione della sessualità. Nel linguaggio cristiano, invece, ha un significato molto più ampio.
Gesù dice: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Noti che non dice “puri nel corpo”, ma “puri di cuore”. Nella Bibbia il cuore è il centro della persona: dove nascono le intenzioni, l’amore, la libertà.
Per un adolescente, essere puro non significa non avere impulsi o attrazioni. Queste fanno parte della crescita umana. Significa piuttosto imparare a non lasciarsi dominare dagli impulsi, ma a integrarli in un amore autentico.
Forse oggi si potrebbe spiegare ai giovani così:
La purezza non consiste nel non sentire nulla. Consiste nel saper amare senza usare l’altro come un oggetto.
Questa definizione è comprensibile anche a chi non è credente.
Nel caso di Carlo Acutis, quando sua madre parlava della sua purezza, probabilmente non intendeva dire che fosse privo della normale sensibilità di un adolescente. Intendeva dire che cercava di custodire il suo sguardo, i suoi pensieri e il suo rapporto con gli altri secondo il Vangelo.
C’è poi un altro aspetto che oggi è ancora più attuale rispetto a vent’anni fa.
Un adolescente del 2026 vive immerso in una quantità di immagini, video e contenuti sessualizzati che Carlo, pur usando molto Internet, non ha conosciuto con la stessa intensità. Per questo la purezza oggi può essere presentata anche come una forma di libertà.
Si potrebbe dire:
Non è puro chi non è tentato. È puro chi non permette che siano gli istinti, gli algoritmi o il mercato a decidere chi deve diventare.
Mi sembra un modo di parlarne che evita sia il moralismo sia il permissivismo.
Infine, c’è un’osservazione che ritengo importante, soprattutto se lei ne parlerà in un video. La tradizione cristiana non ha mai identificato la santità con l’assenza di tentazioni. Al contrario, molti santi raccontano di aver combattuto interiormente. La loro grandezza non consisteva nel non avere una natura umana, ma nel cercare continuamente Dio, anche nelle fatiche.
Questo rende la figura di Carlo più vicina ai giovani. Se venisse presentato come un ragazzo “senza tempeste interiori”, molti penserebbero: “Era diverso da noi”. Se invece viene presentato come un giovane che ha cercato sinceramente di orientare tutta la sua vita verso Cristo, allora il suo esempio diventa più credibile e più imitabile.
Credo che Carlo stesso avrebbe preferito essere ricordato non come “il ragazzo che non aveva problemi”, ma come “il ragazzo che aveva scoperto Chi poteva dare un senso anche alle sue lotte interiori”.