Secondo il Rapporto mondiale sui salari dell’ILO, nel 2025 le retribuzioni reali risultano ancora inferiori di circa l’8,7% rispetto ai livelli del 2008, un dato che colloca l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi del G20. Mentre economie come Germania e Francia hanno registrato incrementi reali, in Italia la crescita delle retribuzioni non è stata sufficiente a compensare inflazione e stagnazione della produttività.
Parallelamente, la distribuzione della ricchezza è diventata più concentrata. Studi internazionali mostrano che una quota sempre maggiore del patrimonio nazionale è detenuta da una ristretta fascia della popolazione, mentre il peso economico della metà meno abbiente si è ridotto sensibilmente. Questo fenomeno ha contribuito all’indebolimento del ceto medio e alla percezione di una minore mobilità sociale.
Le cause sono molteplici: produttività stagnante, limitati investimenti in innovazione, struttura imprenditoriale frammentata e persistenti squilibri territoriali. Il Rapporto Annuale dell’Istat evidenzia alcuni segnali di miglioramento, come l’aumento dell’occupazione e il recupero dei salari reali nel 2024, ma sottolinea anche che restano nodi strutturali che ostacolano una crescita più robusta e inclusiva.
Nel complesso, i dati indicano che il problema principale dell’economia italiana non è soltanto la crescita modesta, ma la difficoltà di trasformarla in un miglioramento diffuso del benessere delle famiglie e in una distribuzione più equilibrata delle opportunità economiche.