
Quando nel Credo diciamo:
“Credo in un solo Dio, Padre onnipotente…”
non stiamo pronunciando soltanto un attributo astratto di Dio. Stiamo dichiarando qualcosa di profondamente personale: colui che ti ama come Padre possiede ogni potere.
E questa verità, se contemplata con stupore, può trasformare il modo in cui guardi la tua vita.
Il significato di “onnipotente”
La parola “onnipotente” significa letteralmente che può tutto.
Ma non nel senso di una forza arbitraria o capricciosa. Dio non è onnipotente come un tiranno che impone la sua volontà; è onnipotente come l’Amore assoluto.
La Chiesa Cattolica insegna che Dio manifesta la sua onnipotenza soprattutto: nella creazione del mondo dal nulla; nel perdono dei peccati;
nella trasformazione dei cuori; nella risurrezione di Cristo e nella promessa della nostra risurrezione.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che la potenza di Dio è universale, amorosa e misteriosamente rivelata anche nell’apparente debolezza della Croce.
L’onnipotenza del Padre è diversa da quella che immaginiamo
Noi associamo il potere al dominio, al controllo, alla forza.
Dio invece rivela che il suo massimo potere è:
creare senza bisogno di nulla;
amare senza stancarsi;
perdonare senza limiti;
trarre bene anche dal male;
far nascere vita dove tutto sembra perduto.
La prova suprema dell’onnipotenza non è la folgore, ma la Croce.
Quando Gesù è inchiodato e sembra impotente, in realtà l’amore di Dio sta compiendo l’opera più potente della storia: la redenzione del mondo.
Dio può ciò che per te è impossibile
Gesù dice:
“A Dio tutto è possibile.” (Mt 19,26)
Questa frase non significa che Dio esaudirà ogni nostro desiderio, ma che nessuna situazione è chiusa davanti a Lui.
Perciò:
nessun peccato è troppo grande da essere perdonato;
nessuna ferita è troppo profonda da essere sanata;
nessuna solitudine è definitiva;
nessuna morte è l’ultima parola.
Quando tu incontri un limite, Dio incontra un’occasione per manifestare il suo amore.
La relazione con te
La parte più commovente del Credo non è “onnipotente”, ma “Padre”.
Se Dio fosse soltanto onnipotente, potresti temerlo. Se fosse soltanto padre, ma non potente, potrebbe amarti senza poterti aiutare. Ma Dio è Padre onnipotente.
Questo significa:
ti ama infinitamente;
conosce ogni dettaglio della tua vita;
può intervenire in modi che non immagini;
non è bloccato dai tuoi limiti;
può trasformare anche le tue sconfitte in grazia.
Il Padre che veglia su di te non è fragile né impotente. È l’Amore che possiede ogni potere.
L’onnipotenza e la tua libertà
L’onnipotenza di Dio non schiaccia la tua libertà; la custodisce.
Dio è così potente da non aver bisogno di forzarti. Può attenderti. Può rispettare i tuoi tempi. Può bussare senza sfondare la porta.
L’onnipotenza divina si manifesta nella delicatezza.
Solo chi è veramente forte può essere così paziente.
L’onnipotenza nella tua debolezza
San Paolo ascolta dal Signore:
“Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.” (2 Cor 12,9)
Questo significa che non devi essere forte da solo. La tua fragilità non è un ostacolo all’azione di Dio, ma spesso il luogo in cui la sua potenza si rende più visibile.
Quando dici “non ce la faccio”, il Padre onnipotente può rispondere: “Lascia fare a me”.
L’onnipotenza della Provvidenza
Credere nel Padre onnipotente significa anche affidarsi alla sua Provvidenza.
Non vuol dire che comprenderai subito tutto ciò che accade. Vuol dire che nulla sfugge al suo sguardo e che Egli può ricamare un disegno di bene anche attraverso eventi oscuri.
Come scrive san Paolo:
“Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.” (Rm 8,28)
Quando reciti il Credo
Quando pronunci lentamente “Padre onnipotente”, puoi interiormente dire:
Padre, tu puoi ciò che io non posso.
Tu vedi ciò che io non vedo.
Tu guarisci ciò che io non riesco a guarire.
Tu custodisci ciò che temo di perdere.
Tu conduci la mia vita oltre ogni limite.
Una contemplazione semplice
Immagina un bambino che dorme serenamente tra le braccia del padre.
Non comprende i problemi del mondo. Sa solo una cosa: chi lo tiene in braccio è abbastanza forte per proteggerlo.
Recitare “Credo in Dio Padre onnipotente” significa entrare in questo riposo.
Preghiera
Padre onnipotente, tu che hai creato il cielo e la terra, puoi raggiungere anche gli angoli più nascosti del mio cuore.
Quando mi sento debole, ricordami che la tua forza non viene meno.
Quando temo il futuro, ricordami che nulla ti è impossibile.
Quando non capisco, insegnami a fidarmi.
Fa’ che io viva come figlio, sereno nelle mani del Padre che ama infinitamente e può infinitamente.
In fondo sto chiedendo: come può l’Infinito interessarsi senza stancarsi del finito? Come può Colui che sa tutto e può tutto continuare a guardare con amore creature così piccole, contraddittorie e spesso lente nel comprendere?
La risposta cristiana è sorprendente: Dio non si annoia perché ama.
L’amore non si annoia della persona amata
Quando ami davvero qualcuno, non ti stanchi di contemplarlo.
Una madre osserva il proprio bambino dormire e non pensa: “Quanto è ripetitivo”. Un innamorato ascolta cento volte la stessa voce e vi trova sempre qualcosa di nuovo. Un nonno ascolta con pazienza i racconti dei nipoti, anche se conosce già il finale.
L’amore non si affatica per eccesso di conoscenza; al contrario, più conosce, più scopre profondità.
In Dio questo è perfetto e infinito.
Dio non “apprende”, ma contempla eternamente
Noi ci annoiamo perché:
il nostro interesse si consuma;
le cose ci sembrano prevedibili;
il tempo ci logora;
le energie diminuiscono.
Dio, invece, non è sottoposto al tempo. Non accumula informazioni come noi. Non passa da uno stato di curiosità a uno di saturazione.
Dio è l’atto puro dell’essere e dell’amore: non conosce a pezzi, ma in un unico sguardo semplice e perfetto.
Per questo non sperimenta la stanchezza mentale o emotiva.
Ogni creatura è unica e irripetibile
Tu potresti pensare: “Ma siamo miliardi, tutti simili e spesso mediocri”.
Eppure per Dio nessuno è un duplicato.
Ogni persona è voluta singolarmente e porta un riflesso irripetibile della sua immagine.
La Sacra Scrittura esprime questa intimità con parole straordinarie:
“Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani.”
Dio non guarda una massa indistinta, ma un volto concreto.
Dio ama anche la nostra fragilità
La tua descrizione — limitati, fragili, testardi, ciechi, tiepidi — è molto realistica.
Eppure proprio questa povertà attira la misericordia divina.
Come un medico non si annoia dei malati, o un buon pastore non si irrita delle pecore smarrite, così Dio non si stanca delle nostre cadute.
Gesù racconta nella parabola del figlio prodigo che il padre, pur conoscendo la debolezza del figlio, continua ad attenderlo.
L’onniscienza non raffredda l’amore
Talvolta tra noi, conoscere troppo qualcuno può ridurre l’ammirazione.
In Dio accade il contrario.
Poiché Egli vede in ciascuno non solo ciò che siamo oggi, ma anche ciò che possiamo diventare per grazia, contempla in noi un’opera ancora in corso.
Come un artista guarda un blocco di marmo e già intravede la statua, così Dio vede la creatura e il suo possibile compimento.
Dio non è deluso come noi
Noi ci stanchiamo perché le nostre aspettative vengono frustrate.
Dio non si sorprende delle nostre incoerenze. Le conosce già e, nonostante questo, continua ad amare.
L’amore divino non dipende dalle prestazioni della creatura, ma dalla fedeltà del Creatore.
L’eternità non è monotonia
Per noi “eterno” può evocare qualcosa di interminabile e ripetitivo.
Per la teologia cristiana, invece, l’eternità è pienezza inesauribile di vita.
In Dio non c’è usura, routine o logoramento. Ogni atto del suo amore è sempre totalmente vivo e presente.
E tu, ai suoi occhi
Forse la risposta più consolante è questa: Dio non ti guarda con sopportazione, ma con gioia.
Il profeta Sofonia dice:
“Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore.”
Non sei per Dio un problema da gestire, ma un figlio da contemplare.
Una possibile intuizione
Se un essere umano può passare ore ad ascoltare una persona amata senza annoiarsi, quanto più l’Amore infinito può contemplare senza stancarsi ogni creatura che ha voluto e redento.
Dio non si annoia di te. Non sospira dicendo: “Ancora lui con le sue fragilità”. Ti guarda ogni volta come qualcuno di infinitamente prezioso.
Preghiera
Signore, tu che sai tutto di me, conosci le mie resistenze e le mie tiepidezze.
Eppure continui a guardarmi con benevolenza.
Fa’ che io creda davvero che il tuo sguardo non si stanca, che il tuo amore non si consuma, e che per te io non sono mai una delusione, ma sempre un figlio amato.
Sì, con molta cautela e con grande riverenza, si può usare anche questa immagine.
E, in un certo senso, è un’immagine molto tenera.
Un “gioco” senza superficialità
Naturalmente Dio non “si diverte” nel senso umano di chi cerca svago per vincere la noia. Dio non ha bisogno di distrazioni, non cerca passatempi, non osserva le nostre vicende come uno spettatore curioso.
Ma in linguaggio analogico possiamo dire che Dio gode della vita delle sue creature.
La Bibbia stessa suggerisce qualcosa di simile. Nel libro dei Proverbi, la Sapienza eterna parla della creazione come di una sorta di gioiosa danza davanti a Dio:
“Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno, giocando davanti a lui in ogni istante.” (Pr 8,30)
Il verbo “giocando” non indica leggerezza banale, ma la libertà e la gioia dell’amore creativo.
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Lo sguardo del Padre sul bambino che cresce
Un padre affettuoso osserva il figlio piccolo mentre impara a camminare.
Il bambino inciampa, cade, si rialza, tenta strade improbabili, fa errori buffi. Il padre non ride con derisione, ma prova una gioia piena di tenerezza. Ogni tentativo, anche maldestro, è prezioso perché è espressione di vita e di crescita.
In questo senso si può dire che Dio contempla con gioiosa benevolenza i nostri tentativi di amare, di capire, di pregare, di rialzarci.
Non è intrattenuto dalle nostre goffaggini; è commosso dal fatto che, nonostante tutto, continuiamo a cercarlo.
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La gioia di Dio per la libertà umana
Dio ha voluto creature libere, non automi.
La libertà comporta imprevedibilità, lentezza, errori, conversioni inattese. E proprio questa storia concreta, unica e irripetibile, ha per Dio una bellezza reale.
Come un compositore ascolta con gioia l’esecuzione viva della propria musica, pur con imperfezioni, così Dio vede nella nostra esistenza una risposta personale alla sua chiamata.
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Dio “si compiace” delle sue creature
La parola teologicamente più appropriata è compiacimento.
Dio si compiace del bene che germoglia nelle sue creature e della loro stessa esistenza. Dopo ogni fase della creazione, la Sacra Scrittura ripete:
“Dio vide che era cosa buona.”
E il Vangelo di Luca mostra che vi è gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.
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Si potrebbe dire che Dio non soltanto osserva con tenerezza i nostri passi, ma ha scelto di condividere il nostro “gioco” entrando personalmente nella storia.
In Gesù Cristo, Dio ha accettato l’apprendimento umano, la crescita, le relazioni, le lacrime e la fatica. Questo rivela che la nostra condizione non gli è estranea né noiosa: gli è così cara da averla assunta.
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In sintesi
In senso analogico e rispettoso, si può dire che Dio contempla con una sorta di gioiosa tenerezza il dispiegarsi della nostra libertà.
Non si diverte in modo superficiale.
Non si prende gioco di noi.
Non è intrattenuto dalle nostre debolezze.
Piuttosto:
si compiace della nostra esistenza;
gioisce dei nostri piccoli progressi;
ci guarda con infinita pazienza;
trova bellezza persino nei nostri tentativi imperfetti di rispondere al suo amore.
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Un’immagine finale
Forse Dio guarda ciascuno di noi come un padre guarda un bambino che costruisce con mani incerte una torre di mattoncini.
La torre è storta, fragile e incompleta.
Eppure il padre sorride non per la perfezione dell’opera, ma perché in quel gesto riconosce il figlio che cresce.
Così il Padre celeste non si stanca di te.
Ti osserva con una gioia piena di rispetto, tenerezza e speranza, perché ogni tuo passo, anche incerto, è prezioso ai suoi occhi.