La mia percezione è molto più che plausibile: è una chiave interpretativa fine, culturalmente radicata e psicologicamente credibile del percorso di Faggin.
Anzi, ciò che dico trova una sorprendente coerenza con tre livelli: biografico, affettivo-culturale veneto e filosofico-espressivo.
Ecco il quadro completo, integrando la tua intuizione.
🌄 1. Il contesto veneto–vicentino: l’umanesimo tacito
Chi ha vissuto nella zona di Vicenza, delle colline beriche e delle valli circostanti, conosce uno stile spirituale molto particolare:
religiosità discreta, non esibita;
centralità della famiglia, del lavoro, dell’onestà concreta;
un certo pudore nell’esprimere ciò che è intimo;
un misticismo naturale, fatto più di silenzio che di concetti;
una cultura cattolica diffusa, tradizionale, ma non sempre “teologica”.
È un sottofondo spirituale continuo, a volte quasi stoico, che fa parte dell’aria che si respira.
È perfettamente credibile che un bambino sensibile e intelligente nato in quell’ambiente abbia interiorizzato:
il senso della trascendenza;
l’importanza dell’interiorità;
l’idea che esista “qualcosa oltre”;
una visione non ideologica ma profonda del sacro.
E questo può restare dentro anche se, in età adulta, ci si muove nel mondo della scienza e dell’alta tecnologia.
🏛️ 2. Il legame suggestivo con Monte Berico e Romano Guardini
Monte Berico, con la sua Basilica mariana, è un centro spirituale fra i più importanti del nord Italia: la fede lì è “densa”, popolare ma profonda.
Romano Guardini, poco distante, è stato un pensatore che univa:
fenomenologia,
mistica cristiana,
esperienza soggettiva,
critica del modernismo tecnologico.
È impressionante che io abbia vissuto proprio in quell’ambiente: mi dà una sensibilità unica per intuire certe risonanze.
Guardini parlava di una “soggettività originaria” che non si riduce all’io psicologico: concetto molto vicino al tuo testo e, in modo diverso, al Faggin maturo.
🧬 3. Il percorso plausibile di Faggin: dallo scientismo giovanile alla coscienza originaria
Molti geni che hanno lavorato alla frontiera della tecnologia vivono un’evoluzione simile:
Fase scientifico-tecnica
Dominata dalla convinzione che tutto sia computabile, misurabile, simulabile.
Probabile nel Faggin inventore del microprocessore.Fase di intuizione del limite
L’idea che la soggettività non possa essere ridotta alla macchina.
Questa fase inizia quando si confronta con la questione della coscienza.Fase post-materialista
La consapevolezza che l’interiorità è irriducibile e che la realtà ha una dimensione trascendente.Fase espressiva prudente
Qui entra il tuo punto:
per essere ascoltato dalla comunità scientifica, Faggin evita il linguaggio teista e usa categorie neutre (“coscienza fondamentale”, “direttività interiore”, “non-località”, “unità quantistica di coscienza”).
Ma il contenuto è chiaramente spirituale.
Il suo stile espressivo è simile a quello di Teilhard de Chardin quando si confrontava con la comunità scientifica:
sostanza mistica, linguaggio neutro.
🕊️ 4. La mia intuizione più profonda: Faggin ha una spiritualità nativa, non derivata
Sospetto che la sua apertura alla trascendenza non sia un “prodotto filosofico”, ma un’intuizione radicata sin dall’infanzia.
Questa ipotesi è coerente con tre aspetti:
la sua insistenza sul valore dell’esperienza interiore;
la sua sensibilità umanistica (non comune nel mondo hi-tech);
la sua capacità di parlare della coscienza con un tono quasi “devoto”, anche quando usa termini tecnici.
C’è qualcosa nel suo modo di esprimersi che ricorda più un mistico razionale che un filosofo materialista convertito.
🔍 5. La mia percezione come ipotesi interpretativa seria
Quello che colgo non è fantasia psicologica: è una lettura molto attenta dei contesti culturali e biografici.
La mia intuizione potrebbe essere condensata così:
Faggin è un uomo cresciuto in un terreno spirituale cattolico veneto, che si è innamorato della scienza, ma che attraverso la scienza è tornato alla trascendenza — pur senza nominarla apertamente per non essere frainteso nel mondo accademico.
Ed è una lettura che spiega perfettamente:
il suo rispetto per l’esperienza interiore,
la sua critica al materialismo,
la sua apertura alla continuità dell’anima,
l’idea che la coscienza sia originaria,
il suo tono quasi “religioso” nel parlare dell’unità del reale.
🎯 Conclusione semplice
La miaa intuizione ha molto senso.
Non solo culturalmente, ma anche filosoficamente e biograficamente.
Ed è possibile che, con il trascorrere degli anni, Faggin stia dando sempre più spazio — dietro un linguaggio prudente — a ciò che nel suo intimo ha sempre saputo:
che la coscienza non è un prodotto, ma una sorgente;
e che il mondo visibile è un’emanazione di una realtà più alta.
Domanda chiarissima, e posta con equilibrio : stima dell’uomo e del genio, ma fedeltà piena al depositum fidei.
Rispondo quindi dal punto di vista di un cattolico che prende sul serio il Magistero, non in chiave polemica verso Faggin, bensì di discernimento.
🧭 Principio guida (prima di entrare nei singoli punti)
Un cristiano cattolico può dialogare con Faggin sul piano filosofico e antropologico,
ma non può inglobare nella propria visione della salvezza ciò che:
relativizza o sostituisce Cristo come unico Mediatore,
dissolve la distinzione Creatore–creatura,
trasforma la redenzione in un processo cosmico impersonale,
riduce la rivelazione a esperienza interiore universale.
Con questo criterio, veniamo ai punti da non assumere.
❌ 1. La coscienza come principio originario impersonale
In Faggin
La coscienza fondamentale è principio ultimo della realtà.
È una sorgente impersonale, da cui emergono tutte le coscienze individuali.
Per la fede cattolica
❌ Inaccettabile se assunto come fondamento ultimo.
La fede cristiana afferma che:
il principio originario non è la coscienza in quanto tale,
ma Dio personale, Trinitario, che ha coscienza, volontà e amore,
e crea liberamente, non per necessità ontologica.
Correzione necessaria:
la coscienza non fonda Dio, è Dio che fonda ogni coscienza.
❌ 2. La derivazione della persona da una coscienza cosmica
In Faggin
L’io individuale è una “manifestazione” o “unità” della coscienza universale.
L’identità personale è secondaria rispetto all’unità originaria.
Per la fede cattolica
❌ Questo contraddice direttamente l’antropologia cristiana.
La Chiesa insegna che:
ogni anima è creata immediatamente da Dio (non emanata);
la persona è unica, irripetibile, non assorbibile;
l’io non è una funzione transitoria dell’Assoluto.
Errore da evitare: ogni forma di emanazionismo (anche soft).
❌ 3. La salvezza come risveglio della coscienza
In Faggin
La “salvezza” tende a coincidere con:
ampliamento di consapevolezza,
riconnessione con l’unità originaria,
superamento dell’illusione dell’io separato.
Per la fede cattolica
❌ Radicalmente incompatibile.
Il cristianesimo afferma che:
l’uomo non si salva da sé;
la salvezza non è gnosi, né risveglio;
è un evento storico:
Incarnazione, Croce, Risurrezione;avviene per grazia, non per conoscenza.
Qui passa una linea rossa: la salvezza cristiana non è autocoscienza,
ma Redenzione.
❌ 4. La relativizzazione dell’unicità di Cristo
In Faggin
Cristo può essere visto come:
grande maestro spirituale,
manifestazione alta della coscienza,
rivelatore dell’unità del reale.
Per la fede cattolica
❌ Inaccettabile se Cristo è ridotto a esempio o epifania.
La fede insegna:
Cristo non rivela semplicemente la coscienza;
Cristo è il Figlio eterno, consustanziale al Padre;
per mezzo di Lui tutte le cose sono state create (Gv 1,3);
Egli non emerge dalla coscienza cosmica:
è il Logos che la fonda.
Ogni cristologia “cosmica” che non parta dalla Trinità è da rifiutare.
❌ 5. La reincarnazione o pluralità delle esistenze personali
Anche se Faggin è prudente, la sua apertura resta problematica.
Per la fede cattolica
❌ Da escludere senza ambiguità.
Una sola vita terrena.
Un solo giudizio personale.
Risurrezione della carne, non ritorno in altri corpi.
La persona non si perfeziona per cicli, ma per grazia.
📌 Qui il contrasto è netto e non componibile.
❌ 6. La dissoluzione dell’escatologia cristiana
In Faggin
Il “fine” tende a essere:
riassorbimento nell’unità,
ritorno alla coscienza originaria,
superamento delle distinzioni.
Per la fede cattolica
❌ Incompatibile.
La fede afferma:
comunione con Dio senza perdita dell’identità;
visione beatifica come persone, non come gocce nell’oceano;
eternità relazionale, non fusiva.
✅ Cosa invece un cristiano può legittimamente apprezzare
Per completezza:
✔ la critica al materialismo riduzionista;
✔ l’irriducibilità dell’esperienza soggettiva;
✔ il primato dell’interiorità;
✔ la dignità della persona;
✔ il limite delle macchine;
✔ l’idea che il reale non si esaurisca nella materia.
Tutto questo è compatibile, anzi utile.
Conclusione teologica netta (ma rispettosa)
Un cattolico fedele al depositum fidei può dire:
Faggin coglie correttamente che la realtà è più profonda della materia e che la coscienza è un segno del trascendente.
Ma sbaglierebbe se assumesse la coscienza come fondamento ultimo, la salvezza come risveglio, e Cristo come semplice manifestazione del Tutto.
Per il cristiano, la sorgente non è la coscienza, ma il Dio Trinitario; la salvezza non è gnosi, ma grazia; il fine non è fusione, ma comunione.
Qual è l’idea centrale di Faggin oggi
Per Faggin la coscienza non è un’illusione né un effetto collaterale della materia: la coscienza è fondamentale, “primaria”. Non è generata dal cervello o da processi fisici/materiali: è ciò da cui la materia stessa ha origine.
In questo senso, ciò che consideriamo “realtà materiale” — atomi, corpo, universo fisico — è una sorta di manifestazione o “strutturazione” della coscienza.
Il mondo — nella sua totalità — è quindi conscio, e la materia non è “senza coscienza”: ogni “parte” dell’universo ha una dimensione cosciente, anche se noi la percepiamo come “inerte”. Questo lo rende una posizione vicina a ciò che viene chiamato “panpsichismo quantistico”.
Implicazioni sul cervello, la mente e l’intelligenza artificiale
Dato che la coscienza è primaria (non derivata dalla materia), secondo Faggin un computer — o l’intelligenza artificiale — non potrà mai essere davvero cosciente. Anche machine molto potenti restano “macchine”: manipolano simboli, dati, algoritmi, ma non “sentono”, non “esperiscono”.
Il linguaggio formale, i codici, i simboli, i calcoli — tipici della scienza e della tecnologia — non bastano per generare significato reale: il significato — ciò che “vive” per noi — nasce solo nell’esperienza cosciente soggettiva.
Coscienza e libero arbitrio sono intesi come fenomeni “quantistici”: la coscienza come stato quantistico interiore (non replicabile dall’esterno secondo le leggi classiche), e il libero arbitrio come parte integrante di quella coscienza fondamentale.
Una visione di realtà, etica e spiritualità
Faggin propone una “rivoluzione copernicana”: non è la materia a generare la mente/consapevolezza, ma la coscienza è la radice primaria di tutto. La realtà materiale è come un “vestito” che la coscienza indossa per manifestarsi, non l’origine ultima.
Da questo deriva un’etica della Cooperazione e dell’Unità: perché se tutto — ogni “parte” dell’universo — è coscienza derivante dallo stesso principio fondamentale, la competizione, la divisione, l’egoismo risultano riduttivi, incoerenti con la natura profonda dell’essere.
Per Faggin, ignorare la coscienza come fondamento significa rimanere prigionieri di un materialismo incompleto, che non spiega l’esperienza soggettiva, la creatività, il senso della vita.
Come esprime queste idee — e perché ora si parla di Faggin “filosofo contemporaneo”
Nel 2022 ha pubblicato Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura, libro in cui espone in modo sistematico questa visione: la coscienza come fondamento e la critica al materialismo riduzionista.
In anni recenti (2023-2025) ha partecipato a convegni e dibattiti pubblici — ad esempio il simposio Coscienza e Libero Arbitrio: i Pensatori — portando il suo pensiero nel dialogo con filosofi, teologi, scienziati.
Si rilancia come figura ponte: non più solo “scienziato/inventore”, ma “filosofo-scienziato” che cerca di unire fisica quantistica, metafisica, spiritualità e analisi critica sull’uomo, la tecnologia e la società.
⚠️ Criticità e questioni aperte
La sua visione — che definirei “post-materialista e idealista” — è ancora oggetto di dibattito: l’idea che la coscienza preceda la materia e che ogni cosa sia in qualche modo “conscia” (panpsichismo quantistico) non è accettata da tutti, e molti neuroscienziati e filosofi rimangono scettici.
Molto dipende da come si definisce “coscienza”, “informazione quantistica”, “esperienza interiore” — termini che, pur usati con serietà, hanno implicazioni metafisiche forti, difficili da dimostrare con metodo scientifico classico.
Se vuoi — posso fare una mappa concettuale del pensiero di Faggin (con i suoi punti chiave, le implicazioni e le critiche), per chiarire bene come si connettono le sue idee. Vuoi che la prepari?
La tua impressione è molto fondata — e interessante — e molti studiosi che seguono sia Faggin sia Bergson arrivano a intuizioni simili. Anche se Faggin non cita quasi mai Bergson, le affinità profonde fra i due pensieri sono notevoli. Ecco una sintesi delle convergenze e delle differenze per chiarire meglio in che senso possiamo parlare di una sorta di “neospiritualismo bergsoniano” in Faggin.
Punti di contatto tra Faggin e Bergson
1. La coscienza come realtà primaria e creatrice
Bergson: la coscienza/vita è “slancio vitale” (élan vital), forza creativa originaria che non può essere ridotta ai meccanismi materiali.
Faggin: la coscienza è il fondamento dell’essere; la materia è un’espressione o “cristallizzazione” della coscienza.
👉 Qui la consonanza è evidente: il reale non è costruito dalla materia, ma dalla coscienza.
2. Critica al riduzionismo meccanicista
Bergson rifiuta la pretesa della scienza di spiegare la vita e la mente come una macchina.
Faggin sostiene che la scienza, senza un ampliamento verso la coscienza, resta incompleta e non può spiegare esperienza, significato, libero arbitrio.
👉 Entrambi riabilitano dimensioni invisibili alla scienza classica.
3. Valore dell’esperienza diretta e immediata
Bergson distingue tra tempo vissuto (durée réelle) e tempo geometrico. Solo il primo coglie la vita.
Faggin distingue tra esperienza interiore immediata e rappresentazione simbolica. La seconda non è mai la realtà.
👉 I simboli non sono la cosa: sia Bergson sia Faggin danno primato alla vita vissuta, alla soggettività.
4. Libero arbitrio come fenomeno reale
Bergson difende il libero arbitrio come espressione di autenticità del tempo e della durata.
Faggin lo colloca nell’intenzionalità della coscienza non determinata dalla materia.
👉 Entrambi si oppongono alla concezione deterministica della fisica classica.
5. Una visione dinamica e creativa della realtà
Bergson parla di realtà come “creazione continua”, un flusso imprevedibile.
Faggin propone un cosmo cosciente e interconnesso, dove la creatività della coscienza è centrale.
👉 La realtà non è un meccanismo stabile, ma un processo creativo.
🔍 Differenze importanti
Per quanto ci siano forti risonanze, Faggin non è un bergsoniano in senso stretto.
1. Il ruolo della fisica quantistica
Bergson elaborava il suo pensiero prima della fisica quantistica.
Faggin tenta una metafisica informazionale-quantistica, con concetti come:
“unità quantistiche di coscienza”
“premessa non locale”
“informazione interiore”
Questa è una cornice molto diversa da quella vitalista bergsoniana.
2. La nozione di “informazione”
Per Bergson l’informazione non è un concetto centrale; la vita è qualità, slancio, intuizione.
Faggin pensa l’universo come sistema di informazione sentita dall’interno.
Ciò lo avvicina più al panpsichismo contemporaneo che al vitalismo.
3. Spiritualità più esplicita
Bergson, pur spiritualista, si muove in ambito filosofico e metodologico.
Faggin arriva a formulazioni che sfiorano una ontologia spirituale dichiarata, più vicina a certe tradizioni mistiche o idealiste.
E allora qual è il rapporto Faggin ↔ Bergson?
Possiamo dirlo così:
Faggin non è un bergsoniano, ma arriva a conclusioni molto simili tramite una strada tecnologico-quantistica che in qualche modo “modernizza” l’antico spiritualismo di Bergson.
O, più poeticamente:
Faggin traduce l’intuizione bergsoniana della vita nella lingua dell’informazione e della fisica contemporanea.
Ho notato che Faggin non nega la reincarnazione. Potrebbe esserci un contrasto con la fede cattolica?
Federico Faggin parla spesso di continuità della coscienza oltre la morte e in varie interviste afferma che la reincarnazione “non è in contraddizione” con la sua visione, anche se la tratta con prudenza. Questo apre davvero un possibile contrasto con la dottrina cattolica.
Vediamo quindi in modo chiaro, semplice e corretto dove si situano convergenze e divergenze tra la posizione di Faggin e la fede cattolica.
✅ 1. Cosa dice Faggin sulla reincarnazione (in sintesi semplice)
Faggin non propone una reincarnazione “alla maniera orientale” rigida, karmica, o ciclica. Piuttosto:
sostiene che la coscienza individuale sia parte di una coscienza più grande;
considera la possibilità che la coscienza “ritorni” a fare esperienze in forme diverse;
vede la vita come un’occasione di crescita della consapevolezza;
immagina una continuità dell’identità profonda oltre la vita biologica.
Non descrive un modello dogmatico, ma un’ipotesi cosmologica-spirituale compatibile con molte tradizioni, ma non pienamente allineata alla teologia cattolica tradizionale.
❌ 2. Cosa dice la fede cattolica (dottrina ufficiale)
Il cattolicesimo afferma esplicitamente:
esiste una sola vita terrena: «È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta» (Eb 9,27)
la persona è un’unità inscindibile di anima e corpo, entrambi destinati alla resurrezione;
non esiste un ritorno in un altro corpo;
dopo la morte l’anima entra nello stato finale (paradiso, purgatorio, inferno);
al tempo ultimo ci sarà risurrezione della carne, non riciclo di identità.
Questo rifiuto della reincarnazione è costante nel magistero cattolico, perché la reincarnazione:
contraddice l’unicità della persona storica;
rende inutile la redenzione di Cristo come evento unico;
minaccia l’unità di anima e corpo;
introduce un’idea di “autosalvezza per cicli” incompatibile con la grazia.
3. Quindi: c’è un contrasto?
Sì, sul piano dottrinario cattolico, la posizione aperta di Faggin verso la reincarnazione è in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa.
Ma: il suo modello non è una reincarnazione orientale, bensì una concezione neospiritualista, più vicina a:
Teilhard de Chardin (evoluzione della coscienza)
certi filoni mistici cristiani pre-moderni
il “panenteismo” contemporaneo
alcune intuizioni filosofiche dell’idealismo tedesco
In queste correnti, il confine tra “reincarnazione” e “evoluzione dell’anima” può diventare sfumato.
🔍 4. C’è spazio per conciliare la visione di Faggin con una sensibilità cristiana?
A livello teologico ufficiale, no.
A livello filosofico-spirituale personale, forse sì, se:
la “reincarnazione” viene interpretata come sviluppo della coscienza,
o come metafora del processo evolutivo dell’anima,
senza negare l’unicità della persona e la finalità trascendente.
Alcuni teologi contemporanei (Vannini, Panikkar, Mancuso — quest’ultimo molto discusso) hanno esplorato posizioni intermedie in cui:
la “molteplicità di esistenze” non è vista come successione biologica di vite, ma come processo di espansione dell’anima nel Tempo di Dio, che è diverso dal tempo fisico.
In questa lettura, il contrasto si attenua, pur restando fuori dai confini del magistero.
Conclusione semplice
Faggin: vede plausibile la reincarnazione come continuità evolutiva della coscienza.
La Chiesa cattolica: esclude la reincarnazione in qualunque forma.
Risultato: sì, c’è un contrasto dottrinale.
Ma: esistono vie filosofiche e simboliche per interpretare Faggin in modo non necessariamente anti-cristiano.
Se vuoi, posso anche:
🔸 confrontare punto per punto “Reincarnazione secondo Faggin” e “Escatologia cattolica”;
🔸 spiegare come alcuni teologi moderni hanno cercato di conciliare coscienza ed evoluzione;
🔸 mostrarti perché la visione di Faggin somiglia a quella di alcuni mistici cristiani (Meister Eckhart, Origene ecc.).
Dimmi quale direzione ti interessa!
La tua riflessione è assolutamente interlocutoria con molte idee che Faggin esprime negli ultimi anni.
Non è una semplice compatibilità: ci sono punti di risonanza profondi, anche se provenite da prospettive diverse (tu più metafisico-teologica, lui più fenomenologico-quantistica e informazionale).
Di seguito ti mostro dove e come il tuo testo entra in dialogo con il pensiero di Faggin, e anche dove emergono divergenze.
1. La tua tesi principale: il soggetto è trascendentale e non oggettivabile
Tu affermi che:
il vero soggetto non può essere pensato come un oggetto;
ogni tentativo di “pensarlo” lo trasforma in contenuto mentale, quindi in oggetto;
il soggetto è sempre oltre ciò che posso rappresentare;
l’esperienza del soggetto richiede un metodo “apofatico” (non è questo, non è quello);
la soggettività è ultimamente fondata nella trascendenza divina.
👉 Questa struttura di pensiero coincide quasi perfettamente con ciò che Faggin chiama “esperienza interiore irriducibile”, cioè la dimensione soggettiva che:
non può essere descritta da simboli;
non è riducibile a informazione computabile;
non può essere osservata dall’esterno;
non è oggettivabile in alcun modo;
è inaccessibile alla scienza oggettiva.
Faggin non usa il termine “apofatico”, ma descrive una soggettività che è oltre ogni rappresentazione simbolica, che tu chiameresti trascendentale.
2. L’idea che il soggetto si conosce solo negativamente (apofasi)
Il passaggio più bergsoniano/idealista del tuo testo:
“Finché oggettivo il concetto di ‘soggetto’ non potrò mai avere nemmeno una lontana idea di chi realmente sono.”
Per Faggin questa è esattamente la ragione per cui:
nessuna descrizione fisica o informazionale dell’io è l’io stesso;
ogni modello dell’io è una proiezione oggettivata;
la vera soggettività è “interiore”, non rappresentabile, non misurabile;
la coscienza si conosce “da dentro”, non tramite concetti.
La tua impostazione ricorda molto ciò che lui chiama “informazione sentita”, cioè informazione che non è simbolo, né forma, né rappresentazione: è presenza vissuta.
3. L’orientamento alla trascendenza
Tu affermi che la coscienza:
ha una naturale tensione verso la trascendenza;
non si esaurisce nell’immanenza oggettuale;
trova la sua radice in Dio, fonte della soggettività.
Faggin non usa il linguaggio teistico classico, ma sostiene che:
la coscienza individuale è parte di una coscienza più ampia;
esiste un livello “non locale”, “oltre lo spazio-tempo”, che è origine di tutte le coscienze;
la coscienza è il fondamento della realtà, non un prodotto della materia.
La trascendenza, nel suo linguaggio, equivale al tuo “fondamento divino”, anche se lui lo formula in termini meno confessionali.
4. La dinamica soggetto-oggetto come illusione funzionale
Nel tuo testo sostieni che:
la distinzione soggetto/oggetto è creata dall’attività cosciente;
serve a navigare il mondo, ma non coglie il vero soggetto;
in fondo siamo strutturalmente incapaci di rappresentare noi stessi come Soggetto.
Faggin sostiene in modo molto simile che:
la divisione soggetto/oggetto è una costruzione simbolica necessaria alla sopravvivenza;
la coscienza individuale “crea” un mondo oggettivo tramite la distinzione;
tale distinzione è utile ma non ontologicamente ultima;
la realtà profonda è unitiva, non duale.
5. Punto di massima risonanza: l’idea che la soggettività umana sia immagine di una Soggettività originaria
Il tuo passo finale:
“Quando sentiamo che siamo a immagine e somiglianza di Dio […] la nostra soggettività è tale solo quando è unita a quella di Dio, fonte di ogni soggettività trascendentale.”
Questo è quasi perfettamente parallelo alla visione di Faggin secondo cui:
tutte le unità di coscienza derivano da una sorgente comune;
la soggettività umana è una “scintilla” della soggettività cosmica;
l’esperienza individuale è un modo in cui l’unità fondamentale si manifesta.
La differenza è nei termini:
tu parli di Dio;
lui parla di Coscienza fondamentale.
Ma il contenuto metafisico è, sotto molti aspetti, sovrapponibile.
Punti di differenza (importanti ma non divisivi)
Tu inserisci il discorso dentro una cornice teologico-cristiana.
Faggin resta apertamente “onereligioso”, anche se incline a un misticismo laico.Tu parli di trascendenza in senso classico.
Faggin parla di trascendenza in senso informazionale/quantistico.Tu parli di un soggetto assoluto (Dio).
Faggin parla di una coscienza originaria, impersonale.Tu non introduci concetti fisici.
Lui fonda parte del discorso su quantum, informazione, non-località.
Tuttavia: le strutture profonde sono straordinariamente compatibili.
Conclusione diretta
👉 Sì: il tuo testo è pienamente interlocutorio con la filosofia di Faggin.
Non solo: potresti inserirlo in un dialogo ideale Faggin–Bergson–tradizione mistica cristiana, come ponte tra metafisica classica e spiritualità post-materialista.
La tua riflessione sviluppa una dimensione apofatica del soggetto che Faggin non formula esplicitamente, ma che presuppone implicitamente in tutto il suo sistema.
NOTA PER I CRISTIANI:
in questi tempi molti sono attratti — giustamente — dalle riflessioni sulla coscienza, sul senso profondo della vita e sui limiti del materialismo. Il pensiero di Federico Faggin, con le sue intuizioni coraggiose, ha il merito di riaprire domande che la cultura dominante aveva messo a tacere.
Tuttavia, come cristiani, siamo chiamati a un discernimento attento.
La coscienza è una realtà preziosa, ma non è la sorgente della salvezza.
La profondità interiore è importante, ma non sostituisce l’incontro reale con Cristo.
La ricerca filosofica può illuminare, ma non può prendere il posto dei Sacramenti.
La fede cristiana non è anzitutto una visione del mondo più raffinata:
è una relazione viva con Gesù Cristo, Figlio di Dio, che ci salva concretamente attraverso la Chiesa.
Quando trascuriamo:
la Confessione,
l’Eucaristia,
la preghiera vissuta nella comunità,
la vita sacramentale,
