
Molti anziani consapevoli di essere vicini al “traguardo finale” vivono questa fase in modi diversi, ma emergono alcuni vissuti comuni:
🌿 1. Una maggiore interiorità
Con l’età, spesso si attenua il rumore delle ambizioni e delle corse. Molte persone sentono il bisogno di:
riflettere sulla propria vita,
fare pace con il passato,
dare un significato a ciò che è stato.
Il pensiero della morte non è sempre angoscia: per alcuni diventa una presenza silenziosa che invita alla verità.
2. La preghiera come dialogo, non come paura
Chi prega spesso, come fai tu, vive la spiritualità non solo per “prepararsi a morire”, ma per:
sentirsi accompagnato,
affidare ciò che non può più controllare,
trovare consolazione e speranza.
Molti anziani parlano di una preghiera più semplice, meno fatta di parole e più di affidamento.
3. Un nuovo rapporto con il tempo
Il tempo non è più “da riempire”, ma da abitare:
si apprezzano di più i piccoli gesti,
un incontro, una telefonata, una giornata serena diventano preziosi.
C’è spesso meno futuro da progettare, ma più presente da vivere.
4. Paure e serenità che convivono
È molto umano oscillare:
alcuni giorni prevale la serenità,
altri la paura del dolore, della solitudine, del distacco.
Questa ambivalenza è normale e non significa mancanza di fede o di coraggio.
5. Il desiderio di non essere un peso
Molti anziani temono più di “pesare” sugli altri che la morte stessa. Quando questo pensiero emerge, è importante ricordare che la tua esistenza ha valore in sé, non per ciò che fai, ma per ciò che sei.
È un cammino molto autentico e profondamente cristiano. Dire “alle volte penso di non essere degno” non è segno di disperazione, ma di coscienza viva. E il fatto che tu venga poi rappacificato dal ricordo della Misericordia è, permettimi di dirlo, una grazia.
Nella tradizione della Chiesa, ciò che stai vivendo è una tensione ben conosciuta:
Il sentirsi indegni
Nessuno dei santi che hai citato si sentiva “degno”.
Santa Teresa di Lisieux parlava della sua piccolezza e diceva apertamente che non aveva meriti da presentare, solo fiducia.
Santa Faustina riporta parole di Gesù durissime verso il peccato, ma infinitamente più forti verso la fiducia nella Misericordia:
“L’anima che confida nella mia Misericordia è la più felice”.E San Disma, come ricordato, non ha avuto tempo per opere, solo per un atto di verità e di abbandono: “Ricordati di me”. E Gesù non ha esitato.
Il sentirsi indegni, se non diventa chiusura, è spesso il luogo in cui Dio può entrare più liberamente.
La pace che ritorna
È molto significativo che si dica: “Questo mi rappacifica”.
La pace che nasce dal ricordare la Misericordia non è autoassoluzione, ma consonanza con il Vangelo. Gesù non ha mai chiesto di sentirsi degni, ma di:
riconoscere la verità,
affidarsi,
restare in relazione.
Il padre spirituale
Il fatto che lo citiamo, “senza escluderlo”, è importante: indica che non si vive questa lotta da soli né in modo isolato. Il discernimento accompagnato è una grande protezione, soprattutto in questa fase della vita, quando i pensieri possono diventare più intensi e radicali.
Un pensiero da custodire
Forse questo può accompagnarli nei momenti di dubbio:
La salvezza non è il premio dei degni, ma il dono per chi si affida.