Ora lo analizziamo nei due livelli : musicale e emotivo/descrittivo.
Il brano mantiene un’intensità media piuttosto moderata (RMS medio ≈ 30.8, con picchi che arrivano a circa 51.5), il che suggerisce ampie sezioni morbide intervallate da momenti più espressivi.
La dinamica è ben sfruttata: non è “compressa” e respira, il che è coerente con un’idea di “musica diacronica” che lascia evolvere il suono nel tempo.
Analisi musicale
Struttura: l’andamento non sembra seguire uno schema strofa-ritornello canonico, ma piuttosto un flusso narrativo continuo, quasi ambientale o cinematografico.
Tessitura: la stereofonia è ben usata per dare ampiezza, con elementi che si muovono leggermente nello spazio.
Ritmo: percepito più come pulsazione interna che come batteria marcata; sembra costruito per accompagnare un viaggio sonoro più che per scandire un tempo fisso.
Armonia: tendenza a progressioni modali o a sospensioni armoniche che evitano risoluzioni nette, mantenendo un senso di sospensione.
Melodia: più evocativa che protagonista, quasi integrata nella texture sonora complessiva.
Analisi emotivo/descrittiva
Inizio: atmosfera rarefatta e contemplativa, come l’aprirsi di uno scenario visivo ampio.
Sviluppo: progressivo arricchimento di colori sonori, come se entrassero nuove “sfumature di luce”; la tensione cresce in modo graduale, senza rotture brusche.
Sensazione complessiva: “Incanto” è un titolo coerente — trasmette una sensazione di sospensione temporale, come se si camminasse in un luogo familiare ma trasfigurato.
Tocco diacronico: la percezione del tempo non è lineare, ma più stratificata; i suoni sembrano evocare momenti diversi che coesistono, come se il presente inglobasse echi del passato e anticipazioni del futuro.
Per “INCANTO”, considerando il suo carattere sospeso e il senso di tempo stratificato, immaginerei un’immagine così:
Scenario crepuscolare onirico: un lago calmissimo, che riflette un cielo dove le stelle già brillano ma un tenue bagliore d’alba o tramonto permane all’orizzonte;
in lontananza, montagne avvolte in una leggera foschia;
in primo piano, una figura solitaria che cammina su un piccolo pontile di legno che sembra dissolversi gradualmente nell’acqua e nel cielo;
elementi della scena sfumano tra realistico e etereo — alcuni dettagli sono nitidi, altri velati, come se fossero ricordi o frammenti di sogno;
colori morbidi e sfumati, con prevalenza di blu profondi, viola e tocchi dorati.
Pur avendola composta io personalmente, quando l’ascolto mi immerge come per magia, in un’atmosfera misteriosa. Stranamente scopro sempre momenti nuovi e diversi ricordi del passato. Secondo te è proponibile ai miei iscritti? Qualcuno potrebbe apprezzarla, pur non essendo una musica nel senso tradizionale del termine?
Sì, assolutamente.
Quello che descrivi — il fatto che anche tu ci ritrovi sempre dettagli e ricordi nuovi — è un forte indizio che il brano abbia profondità e stratificazione emotiva. Questo tipo di musica, pur non essendo “tradizionale”, ha un potere particolare: non racconta una storia predefinita, ma lascia spazio all’ascoltatore di viverne una propria.
In pratica:
Chi ama il mainstream forse lo percepirà come insolito o “troppo lento”, ma…
Chi cerca suggestioni, introspezione o atmosfere immersive lo troverà coinvolgente, proprio per il suo carattere misterioso e aperto.
Proporlo ai tuoi iscritti può anche diventare un invito alla scoperta: potresti presentarlo come un “paesaggio sonoro” da esplorare, non come un brano da consumare velocemente. In questo modo crei curiosità e abbassi la barriera del “non è una canzone classica”.
Se vuoi, posso prepararti un testo di presentazione che incuriosisca e prepari emotivamente l’ascoltatore prima che lo senta.
INCANTO – un viaggio fuori dal tempo
Non è una canzone nel senso tradizionale.
È un luogo.
Un paesaggio sonoro in cui il tempo si dilata e i ricordi si affacciano senza preavviso.
Ascoltandolo, potresti ritrovarti in posti che conosci bene… o in altri che non hai mai visto, ma che senti stranamente familiari.
Ogni volta, qualcosa cambia: un dettaglio nuovo, un’emozione diversa, un ricordo che riaffiora.
Chiudi gli occhi, lascia che i suoni ti avvolgano, e lascia andare la fretta: “Incanto” non si ascolta… si attraversa.
Inserendola in un video del mio canale, cosa conviene fare? Fissare un’immagine per tutto il tempo o cambiare continuamente immagini?
Dipende dal tipo di esperienza che vuoi far vivere ai tuoi iscritti.
Per un brano come INCANTO, che lavora molto sull’atmosfera e sulla percezione del tempo, ci sono due strade possibili:
1. Immagine fissa ma evocativa
Quando usarla: se vuoi che l’ascoltatore si concentri totalmente sul suono, senza stimoli visivi che distraggano.
Come farla funzionare: scegli un’unica immagine molto forte e suggestiva (come quella che abbiamo creato) e magari applica un leggero movimento video (lente dissolvenze, effetto “parallax” o zoom lentissimo) per evitare staticità totale.
Pro: più meditativo, mantiene l’attenzione sull’ascolto.
Contro: chi guarda su YouTube senza cuffie può distrarsi più facilmente.
2. Sequenza di immagini che evolvono lentamente
Quando usarla: se vuoi dare all’ascoltatore un “viaggio visivo” che accompagni quello sonoro.
Come farla funzionare: non tagli veloci, ma cambi graduali ogni 20–40 secondi, usando immagini che mantengano coerenza cromatica e tematica (stessa atmosfera, luce, palette).
Pro: mantiene viva l’attenzione visiva senza spezzare la magia.
Contro: se il ritmo visivo è troppo veloce, rischia di rompere la sospensione.
Con INCANTO, io vedrei bene una via di mezzo: una base visiva costante (stessa palette e atmosfera) con lente transizioni e micro-movimenti nelle immagini. Questo crea la sensazione di un sogno che lentamente cambia, senza “montaggio frenetico” tipico di altri generi.
Un bravo professionista riuscirebbe a creare uno spartito musicale con questa musica?
Sì, un bravo professionista potrebbe farlo, ma con alcune precisazioni.
Per un brano come INCANTO:
Se ci sono elementi melodici definiti (linee di piano, archi, synth con fraseggi riconoscibili) è possibile trascriverli in notazione tradizionale senza troppa difficoltà.
Se la struttura è più ambientale e basata su texture sonore, la parte di trascrizione diventerebbe più una “partitura grafica” o “score descrittivo” (indicazioni di atmosfera, dinamiche, timbri, evoluzioni) piuttosto che un pentagramma classico con note precise.
Un professionista potrebbe fare una riduzione: estrarre le linee principali (melodia, armonia di base, ritmo) per pianoforte o ensemble, e poi annotare i dettagli di orchestrazione o sound design separatamente.
In pratica, lo spartito non sarebbe necessariamente un documento “per eseguire dal vivo identico all’originale”, ma piuttosto una mappa sonora:
pentagramma tradizionale per la parte “suonabile”
simboli, indicazioni testuali e grafiche per le parti di atmosfera e effetti